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venerdì 14 marzo 2025

Dylan Dog #200 - Il numero duecento

 

Rivelazioni inedite sul passato dell'Indagatore dell'Incubo si succedono, pagina dopo pagina, nel duecentesimo numero di Dylan Dog. Per esempio: dove ha comprato il fatidico (e interminabile) galeone e, soprattutto, da chi? Qual è stato il suo primo incarico da Indagatore? In che occasione ha assunto quell'inarrestabile spara-battute di nome Groucho?

Terzo celebrativo dylaniato dopo n. 100 e decennale, come da tradizione tutto a colori. Per la prima volta Groucho e Bloch compaiono sulla copertina di un albo della serie regolare. Onore tutto meritato perché i due amici di Dylan sono entrambi protagonisti, accanto al nostro, di questa storia che rappresenta a tutti gli effetti un sequel del n. 120 Finché morte non vi separi. Ritroviamo un Dylan sprofondato nell’alcolismo, ancora disperato per la perdita della sua Lillie Connolly e saranno proprio un Groucho irresistibile (che qui si auto-assume come assistente) e un Bloch più secondo padre che mai ad aiutarlo a uscire dal tunnel.  Si tratta però di un albo diviso: alcuni lettori lo amano, altri lo odiano. Io, come spesso capita in queste occasioni, mi pongo nel mezzo. Da una parte mi è sempre stata invisa la faccenda del figlio di Bloch, anche perché il nostro ispettore me l’ero sempre immaginato come il classico scapolone (impressione suggerita da alcuni albi come Memorie dall'invisibile ad esempio), quindi a tener famiglia proprio non ce lo vedevo, a parte il “figlioccio” Dylan. Però nel finale mi si spezza il cuore a vederlo così distrutto, segnale che la sceneggiatura è scritta in modo impeccabile, pur volendo far leva sulla lacrima facile. D’altronde, senza questa sottotrama, l’albo sarebbe puro fanservice. L'immane mole di particolari del passato di Dylan potrebbe fare la felicità dei lettori più feticisti (e anche di quelli meno), però forse si è voluto esagerare nello svelare praticamente tutto. Non mi metterò a elencare tutto quello che si scopre, i personaggi che vengono citati o quelli che compaiono a sorpresa (ok sì, almeno Xabaras ve lo devo), ma lascerò il piacere di scoprirlo a chi ancora non l’avesse letto. Da elogiare comunque il lavoro di Paola Barbato che pur lavorando “su commissione” è riuscita a incastrare tutti i particolari alla perfezione. L’unica nota stonata sono gli imbrogli di Dylan e Groucho ai danni dei loro primi clienti, davvero non credibili conoscendo i principi morali del nostro che in questo caso si meriterebbe davvero l’appellativo di ciarlatano. Brindisi a colori ancora una volta non sfigura, anzi il suo tratto pulito ben si adatta ad ospitare colori, anche tenui, come quelli di quest’albo. Peccato per il titolo; anche se si è voluto cercare un appiglio per agganciarlo alla storia (200 è il numero civico dell’ex casa di Bloch) resta il più banale e anonimo della serie.

Curiosità: (1) Virgil, il figlio di Bloch, ha le fattezze di Zanardi, personaggio creato dal grande fumettista Andrea Pazienza. I complici con cui farà la rapina che compaiono a pag. 68 hanno inoltre le fattezze di Colasanti e Petrilli (amici di Zanardi nell’omonimo fumetto) e dello stesso Pazienza. (2) Neanche in questo albo scopriamo il vero nome di Groucho. E’ Dylan a battezzarlo così e lui si adeguerà. (3) A pag. 22 il libro sul comodino di Dylan è Il ragazzo rapito (Kidnapped, 1886) di Robert Louis Stevenson. (4) Il  ghoulver che infesta il frigorifero è una citazione/omaggio a Ghostbusters. Da notare che nel n. 1 Dylan afferma di non aver mai visto uno spettro sumero nel frigorifero; forse perché il ghoulver non era sumero o stava nel tappetino?

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ogni volta che va male mi ripeto la stessa cosa… a ogni nuova fine… corrisponde un nuovo inizio…”

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (14)

Sceneggiatura: Barbato (13)

Disegni: Brindisi (27)


mercoledì 12 marzo 2025

Dylan Dog #198-199 - La legge della giunga / Homo Homini Lupus

 


Non avete personalità? Vi sentite degli zero al cubo? In tram vi pestano i piedi senza chiedervi scusa? È il momento di dire basta, di ribellarsi, di afferrare le redini della propria esistenza! Il professor Emerick Boyle ha scoperto un rimedio in grado di trasformare un Signor Nessuno in un Mister Qualcuno: con la Disempatia, chiunque può liberare la propria aggressività e Emerick Boyle sa trovare la chiave giusta. Ma c'è un piccolo problema: alcuni seguaci della Disempatia hanno forse tirato fuori troppa grinta, perciò, all'Indagatore dell'Incubo non rimane che frequentare il corso di Boyle per scoprire che cosa può accadere quando un uomo decide di seguire la Legge della Giungla....

All'uscita incomprensibilmente la snobbai, un po' perché ero già in febbrile attesa del #200, un po' perché in maniera del tutto frettolosa e superficiale bollai la storia esotica di Mazua come troppo simile a quella di Ananga: anche in quel caso c'era in ballo un'antica divinità amazzonica (ma qui nessuna menzione a Jerry Drake detto “Mister No”) e anche lì c'era una ragazza sospettata di essere responsabile di omicidio. Ma le storie prendono strade diverse: a Medda (forse vagamente ispirato da Fight Club di Fincher) interessa più concentrarsi sui progressivi cambiamenti comportamentali di Dylan che rappresentano il vero punto di forza di questa doppia. Le improvvise esplosioni di violenza del nostro e il suo mutato atteggiamento nei confronti di Groucho funzionano talmente bene da rendere quasi un corollario il resto (comunque ottimamente sceneggiato). Dylan si ferma ad un soffio da un tentato stupro e rischia di investire volontariamente una donna con il maggiolone in due sequenze consecutive emotivamente molto forti e angoscianti. Il nostro riuscirà a venirne fuori grazie alla sua forza di volontà e all’empatia che l’ha sempre contraddistinto durante uno scontro a mani nude la cui drammaticità è smorzata dalla citazione di un celebre sketch di Totò (è lui il comico italiano che parla di “Pasquale” cui si riferisce Groucho). La distribuzione della storia in due albi è forse un po’ disarmonica: il n. 199 ospita un lungo flashback ma anche tutti i colpi di scena e i momenti più tesi mentre il n. 198 ha più una funzione preparatoria. Se la si legge tutta d’un fiato non vi sono però particolari problemi. Un tocco sclaviano è dato dalla presenza dell’ennesimo impiegato vessato (notevole la sequenza di “rimpicciolimento” di pag. 11) che reagirà a colpi di coltello. Unica nota stonata è il finale che appare un po' forzato e quasi ironico nel suo scopo punitivo nei confronti dell’antipatico guru, tanto da risultare quasi avulso dall'atmosfera tesa delle precedenti centinaia di pagine. Freghieri è sempre di fretta ma Medda lo mette in condizione di performare comunque, ricorrendo spesso alla tecnica della scansione della scena in tre vignette consecutive e chiamandolo a disegnare primi piani. Non memorabile la sua prova, ma nemmeno scadente. Delle due copertine di Stano preferisco come concept quello del n. 198 e come esecuzione quella del n. 199.

Curiosità: (1) A pag. 28 del n. 198 Dylan legge Io Uccido di Giorgio Faletti, anche se la versione inglese (intitolata appunto I kill come sul libro letto dal nostro) uscirà solo nel 2008. (2)Il titolo del 2° capitoletto interno del n. 198, Il ruggito del coniglio, è lo stesso di una celebre trasmissione radiofonica condotta da Antonello Dose e Marco Presta in onda su Radio Due dal 1995 ad oggi. Omaggio di Medda o semplice coincidenza? (3)A pag. 79 del n. 198, la canzone accennata dal malcapitato artista di strada a cui Dylan rompe la chitarra è “Mrs. Robinson” di Simon & Garfunkel. (4) A pag. 84 del n. 198 ritorna la giornalista Eleanor Riggs “timbrata” da Dylan nel n. 154 Il battito del tempo. Anche in quest’occasione la sua sarà poco più che una comparsata. (5) A pag. 36 del n. 199 compare una locandina in lingua spagnola di Il Presagio (The Omen, 1976) di Richard Donner. Anche in questo caso il titolo “El presagio” è una libera traduzione di Medda dal momento che in Brasile (ove il flashback dovrebbe essere ambientato) il film fu distribuito con il titolo “A Profecia”. (6) L’espressione latina “Homo Homini Lupus” (letteralmente “l’uomo è un lupo per l’uomo”) utilizzata come titolo del n. 199 è da attribuirsi al commediografo Plauto.

BODYCOUNT: 15

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Come esiste l’odio, esiste anche l’amore… come esiste la violenza, esiste la pietà…”

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (9-10)

Sceneggiatura: Medda (9-10)

Disegni: Freghieri (36-37)



martedì 11 marzo 2025

Dylan Dog #197 - I quattro elementi

 

Niente di meglio che un bel gioco di società per passare una tranquilla serata tra amici. A meno che la variopinta scatola che contiene Il Signore degli Elementi non provenga da uno strano e inquietante negozietto che appare e scompare! I nomi di Safarà e del sulfureo Hamlin vi dicono nulla? A Dylan sì, e se fosse per lui quella scatola non dovrebbe neppure essere aperta. Ma stavolta è il Gioco che detta le regole. E la regola numero uno è che nessun giocatore possa abbandonare la partita!

Albo che segna il mirabolante esordio ai disegni di Fabio Celoni. All’epoca poco più che trentenne il buon Fabio, originario di Sesto San Giovanni (MI), vantava già un curriculum di tutto rispetto: esordio appena uscito dalla Scuola del Fumetto di Milano su “Mostri” delle Edizioni Acme e poi nel 1990 passaggio alla Disney. Nel 1991 viene pubblicata la sua prima storia per Topolino, cui seguiranno diverse storie per varie testate con protagonista Paperino, diventando nel 1996 il copertinista ufficiale di “Paperinik”. Nell’Horror Club (inedito) ci viene rivelato che la collaborazione di Celoni con Dylan Dog inizia per caso con un incontro nel settembre del 2000, alla FNAC di Milano, con l’allora curatore della serie Mauro Marcheselli che lo convince a sottoporre i suoi disegni alla SBE. Diciamoci la verità, se questo albo funziona il merito è proprio di Fabio Celoni, che qui ci delizia con prospettive insolite, disorientanti, impossibili, allunga ombre inquietanti sui volti dei personaggi e sugli scenari di gusto espressionista, scatena tutta la furia degli elementi con tavole pregne di una potenza grafica inaudita. Un peccato che le sue opere dylaniate siano così poche, davvero da mangiarsi le mani. Passando ai testi, è dichiarata in partenza la fonte ispiratrice, ovvero Jumanji (1995, di Joe Johnston) film con Robin Williams che recentemente ha avuto due sequel. Certo si avverte subito un senso di dejà vù dal momento che un gioco in scatola era stato già il focus di un albo uscito solo qualche mese prima, ovvero Il labirinto di Bangor. Forse la redazione poteva far passare più tempo tra i due. De Nardo per gli indovinelli e le filastrocche presenti nella storia si è avvalso, come rivelato nell’editoriale, dell’aiuto dell’amica scrittrice Antonella Ossorio. I versi in rima sono gradevoli, ma gli enigmi sono così complessi e vengono risolti così rapidamente che si perde subito ogni interesse. Poi Dylan, che sì sappiamo essere un ragazzo sveglio (ma non sempre), si dimostra fin troppo svelto di intelletto e dotato di cultura enciclopedica manco fosse il Robert Langdon di Dan Brown. E De Nardo dimostra ancora una volta di non essere ancora entrato, all’epoca, in perfetta sintonia con il personaggio, tanto da fargli dire a pag. 8 che, piuttosto che alla fortuna, preferisce affidarsi all’intuito e al… raziocinio! Detto da uno che risolve l’80% dei casi tra botte di c… e quinto senso e mezzo fa un po’ specie. L’autore inoltre continua con il fantasy, filone su cui insisterà ancora per la mia “gioia” tralasciando l’horror, qui appena accennato con la presenza del demone e lo zampino di Hamlin. Beffardo e carino il finale. Come concept la copertina di Stano mi piace ma trovo i diversi elementi che la compongono (sfondo, Dylan in primo piano e pedine) poco amalgamati tra loro.

Curiosità: Come segnalato dal sempre precisissimo Leprecano nei commenti, questo è il primo albo della serie regolare in cui Groucho non compare, nemmeno in una singola vignetta.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Del gioco oscuro questo è l’inizio. / Lungo è il percorso, lungo è il supplizio. / Quattro le pietre, quattro i poteri/racchiusi in quattro remoti forzieri”.

VOTO: 6,5

Soggetto: De Nardo (7)

Sceneggiatura: De Nardo (7)

Disegni: Celoni (1)


lunedì 10 marzo 2025

Dylan Dog #196 - Chi ha ucciso Babbo Natale?

 

Ai tempi delle spade e delle furiose battaglie corpo a corpo erano considerati quasi degli eroi guerrieri indomiti e feroci che nulla e nessuno avrebbe potuto fermare. Ma ora, nella Norvegia dei nostri tempi, gli individui segnati dalla maledizione dell'orso sono soltanto una vergogna da nascondere. Roald Thornsen è uno di questi sventurati, ospitati in una sorta di ospedale-prigione, nella regione di Helgeland, ma qualcuno decide di mandargli una lettera per Natale. Una lettera dall'Inghilterra, che condurrà il povero guerriero-orsoa incrociare la sua strada con quella di Dylan Dog!

Al cinema non sono mancati gli horror a tema natalizio, con tanto di killer che indossano il vestito del buon Santa Claus come di recente ha fatto il “simpatico” Art in Terrifier 3 di Damien Leone. Lo stesso accade anche in quest’albo, con il gigantesco Roald che se ne va in giro sotto la neve a mietere vittime vestendo i panni di Babbo Natale apparentemente per puro caso, ma le coincidenze in Dylan Dog non sono mai tali. Ruju confezione una storia solida, senza tanti fronzoli, tesa, veloce e asciutta come l’imponente omicida di pochissime parole venuto dalla Norvegia. Si respira a pieni polmoni atmosfera da slasher anni '80, con tanto di trauma familiare dell'assassino legato a un tragico evento del passato e personaggi caratterizzati a livello di poco più di carne da macello, come da tradizione del genere. Ruju rispolvera una filastrocca in stile “primi 100” e attinge ancora dalla mitologia norrena come aveva appena fatto nell’episodio “Il branco” contenuto nello Speciale n. 16. In quell’occasione aveva fatto ricorso alla leggenda degli Ulfhednar, i guerrieri-lupo, mentre stavolta si serve di una figura affine, ma ben più nota, il Berserker che si va così ad aggiungere alla lista dei mostri più o meno classici affrontati in tanti anni dal nostro. Dylan, in trasferta per altri motivi, entra in maniera casuale nella vicenda, ma si mostra subito sul pezzo, ben più della malcapitata polizia locale, modello “Signora in giallo”! Al suo fianco troviamo un Groucho in gran forma. Peccato che gli omicidi rimangano quasi tutti fuori campo, con splatter non pervenuto, che è un po’ come vedere un capitolo di Venerdì 13 tutto tagliato. Il finale ha qualche scricchiolio (Serena innamorata di Vincent???), ma per il resto è apprezzabile e il comportamento di Dylan davanti al “mostro” assolutamente coerente. Nell’Horror Club (inedito) ci viene rivelato che un nostalgico Casertano ha voluto fare un tuffo nel passato riavvicinandosi, come segno, allo stile dei suoi primi albi dylaniati. Il che è in parte vero perché è evidente la marcia indietro rispetto al tratto grottesco adottato in albi di poco precedenti come Il "progetto" o Requiem per un mostro. Ne viene però fuori uno strano ibrido che non mi ha convinto del tutto e anzi ho trovato alcune vignette che non dico “tirate via”, ma indubbiamente meno incisive rispetto al consueto standard di eccellenza del “Giampo”. Bella la copertina a tema di Stano, anche se Dylan sembra avere le orecchie “a sventola”. Stuzzicante il titolo anche se un tantino fuorviante.

BODYCOUNT: 16

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Notte di ghiaccio, notte di neve, viene Natale con passo lieve”.

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (48)

Sceneggiatura: Ruju (48)

Disegni: Casertano (26)


domenica 2 marzo 2025

Dylan Dog #195 - Uno strano cliente

 

Ci sono incubi che non appartengono al mondo del soprannaturale, ma non per questo sono meno spaventosi. Come, per esempio, quello che è toccato al piccolo Tommy. Suo padre, un pugile che si è messo nei guai con la malavita che prospera a bordo ring, è sparito e Tommy è disposto a tutto pur di ritrovarlo, persino a sacrificare il suo porcellino salvadanaio per pagare la parcella all'Indagatore di Craven Road. Dylan, pur tra qualche titubanza, accetta, convinto che si tratti di una vicenda di consueto orrore quotidiano.

Proprio uno strano oggetto questo n. 195. E (OCCHIO AL GIGANTESCO SPOILER) non per il cliente particolare che si rivolge a Dylan in una sorta di rilettura al contrario del Sesto Senso (The Sixth Sense, 1999 di M. Night Shyamalan). Nell’Horror Club (inedito) la storia ci viene descritta come tenera e toccante, tanto che “avrebbe meritato un posto sul Libro Cuore, accanto a Dagli appennini alle Ande”. Beh, se questo era l’intento degli autori direi che non è stato raggiunto. La rivelazione finale, per come è orchestrata, non ha realmente nulla di commovente, risulta solo patetica. E per il resto l’albo abbraccia toni sorprendentemente leggeri, da commedia con i gangster dove Dylan non fa altro che pigliarsi, meritatamente, un sacco di botte. Orrore non pervenuto e non riesco neanche a incasellarla nel sottogenere delle fiabe nere. Insomma, un soggetto che sta a Dylan Dog come la nutella può star bene su un'insalata di mare. La sceneggiatura abbonda di luoghi comuni, si appoggia su facili soluzioni (Bloch ormai ridotto completamente a mero passacarte) e non sfugge a qualche incongruenza: ad esempio, la telefonata che Steve Cotrell chiede di fare al portiere dell’hotel sembra un passaggio importante, ma poi non se ne sa più nulla. Salvo il personaggio della bella Ringo Starr, mentre quello della zia è totalmente inutile se non per fregare il lettore. Poi, vabbè, c'è Cossu… che non fa neanche male, per il tipo di storia è anche adatto il suo tratto.  Il problema però è che è proprio la storia a non essere adatta a Dylan Dog. Copertina che si ricorda unicamente perché per la prima volta vi appare lo studio di Craven Road n. 7.

Curiosità: L’albo è infarcito di omaggi e citazioni ai Beatles che non si fermano alle canzoni suonate dalla cover band.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La coscienza non è una cosa che puoi dare indietro. Ognuno si tiene quella che ha.”

VOTO: 4

Soggetto: De Nardo (6)

Sceneggiatura: De Nardo (6)

Disegni: Cossu (14)


venerdì 28 febbraio 2025

Dylan Dog #194 - La strega di Brentford

 

Sybil Warwick, una donna che visse duecento anni fa a Brentford, un tranquillo paesino della provincia inglese, era sempre stata vecchia; le pareti della sua casa erano gli alberi del bosco, il suo tetto un cielo di stelle. Niente di più facile che una persona così si guadagnasse l'infamante appellativo di strega. E infatti Sybil, un brutto giorno, fu condannata a una pena orribile: fu sepolta nel bosco, ma ancora viva! Da qui nacque la sua sinistra fama. Si dice che rispuntò dalla terra orrendamente trasformata e, ancora oggi, secondo qualcuno, il suo fantasma si aggira tra i tronchi nodosi degli alberi di Brentford in cerca di vittime. Una leggenda, certo, ma Dylan Dog sa bene che le leggende, a volte, possono anche uccidere!

La risposta dylaniata a The Blair Witch Project, film del  1999  (diretto da Daniel Myrick e Eduardo Sanchez) citato più volte nel corso dell’ albo, è una storia tutto sommato discreta scritta da Chiaverotti. Malgrado la trama non brilli certo per originalità, sia per le continue citazioni al modello di riferimento fin dall’incipit, sia perché ci troviamo di fronte all'ennesimo giallo, con soluzione peraltro già vista (leggasi Jekyll!), con grande mestiere il Chiave tira fuori alcuni momenti orrorifici piuttosto inquietanti (le sorelline, l'aggressione di Claire ad opera della strega, ecc..) coadiuvato dall'indispensabile Mari, preziosissimo nel creare da solo la giusta atmosfera. I disegni di Nicola sono sublimi, regalano squarci di puro terrore e mantengono elevata una certa inquietudine in tutte le tavole, riuscendo a far diventare quasi un protagonista aggiunto il lugubre vento (“che porta le voci dei fantasmi bambini”) che sibila nei boschi intorno a Brentford. Nel narrarci la mitologia e le origini della strega, Chiaverotti torna a confezionare una “storia nella storia” con didascalie e cornicette come si usava fare a volte nei primi 100 (vedasi Dal Profondo, ecc..). Il risvolto soprannaturale è apprezzabile anche perché mette una pezza ad alcune perplessità emerse nella “confessione” del colpevole. La strega però è un po’ troppo loquace, spiegando il perché e il per come, mentre l’albo avrebbe giovato di una conclusione improntata a un maggior ermetismo, lasciando qualche dubbio al lettore. La copertina di Stano promette quella dose di orrore che poi verrà mantenuta all’interno. La sua strega levitante e con quei raggi che sprigiona dalle dita ricordano più, invero, le sue “colleghe” affrontate da Dylan in Le nottidella luna piena; apprezzabile la colorazione dello sfondo, l’unica cosa che non mi convince sono le dita della mano sinistra di Dylan che sembrano tutte rotte.

Curiosità: (1) A pag. 64 gli occhi della strega alle spalle di Claire (ma anche le sue braccia nella tavola successiva) ricordano la scena del primo omicidio in Suspiria di Dario Argento. (2) A pag. 35 Dylan ci ricorda il suo cattivo rapporto con i telefoni cellulari, anche se qualche pagina più avanti ne ammetterà l’utilità (almeno qualche volta).

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L-la strega strappa le anime… come fossero cuori… cuori colmi di tenebra… La tenebra ha tanti volti… ma i suoi lineamenti sono sempre gli stessi… bisogna saperli riconoscere…”.

VOTO: 7

Soggetto: Chiaverotti (53)

Sceneggiatura: Chiaverotti (54)

Disegni: Mari (10)


mercoledì 26 febbraio 2025

Dylan Dog #193 - L'eterna illusione

 

Per Dylan Dog, Diane sembra essere la Donna, quella accanto alla quale invecchiare e morire. Che dite, sarà possibile per l'Indagatore dell'Incubo incontrare il Grande Amore, o non sarà che l'amore, a questo mondo, è soltanto una tragica beffa? Nel frattempo, fermata per sempre la mano assassina del dottor Gaze, un altro spietato assassino si aggira per le strade di Londra. Fallen è il suo nome, ma sembra che tutti ignorino le sue imprese. Dove finiscono le vittime di Fallen? Ed è proprio vero che ruba loro la vita, o non si limita piuttosto ad assopirne l'anima?

Albo che ogni volta che rileggo mi piace sempre un po’ meno. Lo trovo invecchiato male o forse sono io ad essere invecchiato, perché quando lo lessi la prima volta, quasi un quarto di secolo fa ormai, venni rapito dal soggetto che indubbiamente sa smuovere le emozioni del lettore, se pur in modo un po’ furbo e ruffiano. Lo trovo quindi ampiamente sopravvalutato da parte di chi lo considera un capolavoro, ma non si può negare sia una buona storia con un'idea vincente alla base e un apprezzabile finale amaro. Onestamente è anche da riconoscere che venendo a mancare, in sede di rilettura, l'effetto sorpresa sulla natura di Fallen e la sua.. attività, è la sceneggiatura a mostrare la corda nel tentativo di ricreare un'atmosfera, familiare al lettore, di ménage amoroso dylaniato; difetto che invece non si percepisce la prima volta che si apre questo n. 193. La trama è comunque strutturata bene nel mescolare le carte e nell’alternare i (presunti) delitti di Fallen con le avventure amorose di Dylan e Diane. Il nostro mostra tutta la sua immaturità nella fuga post proposta della fidanzata e ha anche un atteggiamento non da lui nello “scontro” con la quasi futura suocera. Groucho di contro è gestito davvero molto bene ed è protagonista, suo malgrado, di uno dei finali più significativi della serie. Per quanto riguarda i disegni, ho sempre considerato Roi leggermente fuori posto in una storia come questa. Nessun problema nel prologo con il Dottor Gaze (anche se.. come impugna la Bodeo Dylan a pag. 7??) o nelle sequenze degli “omicidi” di Fallen. Quando però la sceneggiatura si muove su territori non orrorifici, il suo tratto risulta meno efficace nel saper fare emergere i sentimenti. Ci sono anche alcune sviste: persone o cose che non sono collocate nella stessa posizione o non sono uguali da una vignetta all’altra. Più in sintonia sarebbero stati i disegni dell’Ambrosini dei primi 100 oppure di Venturi, ma ormai all'epoca già da anni in tutte altre faccende affaccendati. Riesce invece a coniugare perfettamente le due anime (orrorifica e sentimentale) la copertina di Stano con la morte in bicicletta e l’intenso abbraccio della ragazza (che non assomiglia a Diane) a Dylan.

Di Ruju preferisco di gran lunga l'albo immediatamente precedente della serie regolare.

Curiosità: A pag. 11 Bloch afferma che non gli è mai capitato di vedere la retina di un morto che conserva l’immagine del suo assassino. Riferimento forse a Quattro Mosche di velluto grigio di Dario Argento.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: Sì (1, Diane)

CITAZIONE: “Viene verso di me, tranquillo e implacabile, come tutte le altre volte. Mi fa paura.”

VOTO: 8

Soggetto: Ruju (46)

Sceneggiatura: Ruju (46)

Disegni: Roi (38)


domenica 23 febbraio 2025

Dylan Dog #192 - Macchie solari

 

Il ricevitore di Islington è un potente catalizzatore, un varco attraverso cui si riversano sulla Terra i sinistri alfieri di un inarrestabile contagio. Cosa unisce le perturbazioni che, periodicamente, sconvolgono la superficie del Sole all'aumento di suicidi, atti di violenza, incidenti che, da qualche giorno, stanno letteralmente devastando Londra? Il professor Saltzman crede di saperlo e rende partecipe delle sue teorie un insolitamente scettico Dylan Dog. Ma questo è il momento peggiore per riscoprire le virtù della Ragione, e l'Indagatore dell'Incubo precipiterà, insieme all'eccentrico scienziato e a sua figlia June, in un orrore senza fine…

Abbiamo già avuto modo di notare come a volte Pasquale Ruju per alcune sue sceneggiature prendesse idee, sue o altrui, usate in altre storie dylaniate per comporre una sorta di “patchwork” non sempre riuscito, anzi. Stavolta, invece, l’operazione riesce appieno e senza blasfemia definirei quest’albo molto sclaviano, pensando allo Sclavi post-100 certo, quello più interessato a divertire, ma senza sfigurare dinnanzi alle opere del papà di Dylan. I riferimenti cui Ruju materialmente attinge però appartengono anche ai mitici primi 100. Il principale modello di riferimento è ovviamente Gli Uccisori, l’albo che più di ogni altro ha generato figli e figliastri nell’epopea dylaniata; il dialogo a pag. 10 tra Dylan e Bloch sembra quasi preso di peso dal n. 5. Ci sono poi la strage alla posta, gli zombi, la burocrazia dei “demoni” (vedasi il numero da prendere per farsi “operare”), l’ambulanza con i “finti” infermieri, il gigantesco ripetitore, un pizzico di metafumetto (a pag. 31 Groucho a Dylan: “chi scrive le tue storie dovrà inventarsi qualcos’altro”), la possibile ambientazione in una realtà parallela, il finale irrisolto. Tutta roba già vista e letta ma che qui, riproposta insieme funziona alla grande. Aggiungiamoci tanta ironia macabra, la dose giusta di splatter e horror, quel pizzico di non-sense e un finale beffardo che svela l’inganno del prologo ed ecco servita una ricetta perfettamente riuscita. Il furbo incipit con il seppellimento prematuro e il corteo con Bloch e Groucho zombi già prometteva bene ; subito dopo si parte con l’acceleratore calcato a manetta con le prime tre scene di omicidi, una più spettacolare dell’altro. Dopo una parte centrale più tranquilla si torna a spingere forte con il risveglio di Dylan in ospedale fino alla conclusione aperta a più interpretazioni. Sulla carta non sembrerebbe una storia adatta a Brindisi e invece Bruno ai disegni sforna una prova davvero molto convincente, agevolato da un inatteso ritorno al gore come in Per un pugno di sterline. Peccato invece per la copertina di Stano: bello l’effetto delle pennellate ma non mi piacciono né i tre “bruciacchiati”, né la postura di Dylan che sembra più che altro schifato.

La migliore storia scritta da Pasquale Ruju per Dylan Dog a mio sindacabile giudizio, o almeno quella che io preferisco della sua produzione.

Curiosità: Macchie Solari è anche il titolo di un riuscito spaghetti thriller girato da Armando Crispino nel 1975. Anche nel film vi sono morti violente inizialmente addebitate a influssi metereologici, ma poi si va a parare da tutt'altra parte, spostandosi sui territori del giallo.

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Porte aperte verso l’aldilà… verso il paradiso o l’inferno, come voi amate definirlo. E ora la voce di quel paradiso, o inferno, è giunta fino a noi attraverso lo spazio”.

VOTO: 9

Soggetto: Ruju (44)

Sceneggiatura: Ruju (44)

Disegni: Brindisi (26)


sabato 22 febbraio 2025

Dylan Dog #191 - Sciarada

 

Un assassino enigmista, una tragedia sepolta dal peso degli anni, una ragazza condannata a trascorrere la vita in un manicomio criminale, che viene consultata da Scotland Yard in relazione ai casi più oscuri e morbosi. Ma quali demoni abitano la mente di Angelique? Che cosa può averla spinta a massacrare tutta la sua famiglia? Per Dylan Dog e l'ispettore Bloch, la conclusione delle indagini sarà ancora più amara di quanto si sarebbero aspettati…

Storia che testimonia la definitiva maturità di Paola Barbato come scrittrice di fumetti. La sceneggiatura è infatti inappuntabile e misurata con la dovuta maestria e lo spiegone finale è finalmente ridotto nei giusti ranghi. L’albo ha riscosso un buon successo da parte dei lettori, tanto che ne verrà realizzato un seguito, Frammenti pubblicato sul n. 442 della serie regolare oltre vent’anni dopo l’uscita di Sciarada. Gran parte di questo positivo riscontro è da attribuire innegabilmente al personaggio di Angelique che così viene descritta sulle pagine dell’Horror Club: “ti strappa il cuore e ti riduce in poltiglia il cervello… Impossibile non innamorarsi di una come lei e la colpa è di Luigi Piccatto che l’ha disegnata pensando ad Angelina Jolie (o almeno alle sue labbra) e di Paola Barbato che l’ha dotata dell’ intelligenza ambigua di Hannibal Lecter, della dolcezza straziante di Elephant Man e della dolorosa rassegnazione di Nikita”. Le sciarade del titolo sono invece un elemento curioso che funziona a livello visivo nella ricomposizione dei cadaveri delle vittime all’interno delle scene del delitto, ma si viene a perdere nella soluzione nel passaggio dall’inglese (la lingua che dovrebbe essere parlata da Dylan e soci) all’italiano (quella che poi effettivamente è usata). Funzionano i comprimari, dal “simpatico bastardo” Peter Giltslack (che nelle fattezze mi ricorda Ray Liotta) all’insospettabile polizioto in pensione Rascal Herbst. Gustoso il finale che rimescola le carte come nella migliore tradizione. In combo con Barbato, Luigi Piccatto dimostra ancora una volta di trovarsi a proprio agio. Certo la cura maggiore è posta sui primi piani di Angelique, ma in generale i disegni del compianto Luigi riescono ad enfatizzare la tensione veicolata dalla sceneggiatura, in particolare nella sequenza ambientata nella tetra e soffocante casa abbandonata in cui Dylan subisce l’aggressione. Scena ripresa anche nella copertina di Stano, che si riscatta con un buonissimo lavoro dopo la scialba cover del n. 190. La cover contiene inoltre una sciarada la cui soluzione è facilmente intuibile.

L'unica obiezione che posso muovere non è rivolta all'albo (che comunque da avido consumatore di thriller mi ha sempre lasciato un po’ freddino), ma alla redazione che nel giro di pochissimo tempo fece pubblicare tre storie con una soluzione finale molto simile, ovvero “il poliziotto sconvolto dal suo lavoro che..:” La terza faccia della medaglia (a pag. 59 di questo n. 191 c'è quasi una citazione quando Dylan pensa alle due facce della medaglia e lui in mezzo),  La voce del Diavolo e appunto Sciarada.

Curiosità: (1) Il galeone viene finalmente finito, ma da Giltslack, che poi lo fracassa poco dopo “per conto” di Dylan. (2) All’interno dell’Horror Club (inedito) un bel disegno di Bruno Brindisi ci mostra un Dylan ancora una volta schierato in prima linea contro l’abbandono degli animali, un appuntamento ricorrente nel periodo estivo. Come l’anno precedente Dylan aderisce alla campagna promossa dagli amici della ”Lega Nazionale per la difesa del cane”.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: NO

CITAZIONE: “Anagrammando le tre parole chiave se ne otterranno altrettante, di tre, cinque e ancora tre lettere… la soluzione della sciarada.”

VOTO: 8

Soggetto: Barbato (13)

Sceneggiatura: Barbato (12)

Disegni: Piccatto (36)


venerdì 21 febbraio 2025

Dylan Dog #190 - Il segreto di Mordecai

 

Davvero memorabile l'ultima esibizione del gitano Mordecai Hildebrand Chase, illusionista e ipnotista famoso nella Londra vittoriana! Arrestato con l'accusa di aver ucciso in scena la sua assistente, venne scortato dall'ispettore Herbert, antenato del nostro Bloch, al palcoscenico definitivo, quello su cui si sarebbe svolta la sua impiccagione. Ciò che nessuno si sarebbe aspettato, però, è che Mordecai resuscitasse subito dopo che il cappio gli aveva spezzato il collo, né che qualcuno si premurasse di eliminare, al giorno d'oggi, chiunque investighi sul segreto di Mordecai. Come la bella Sondra e un certo Dylan Dog, per esempio...

Ruju ha sempre avuto una notevole fantasia nella rappresentazione della Morte: dal pupazzo della piccola Pearl in Scanner, al simpatico jettatore di Hook l'implacabile, passando per l'esploratore ne La stirpe degli immortali, ecc..). La bionda incappucciata in tenuta sportiva e rollerblade ai piedi è forse la più azzardata si queste personificazioni, quasi blasfema se vogliamo. Eppure non le si può non riconoscere una certa originalità, da divertito e autocompiaciuto "b-movie" (o per meglio sarebbe dire “b-comic” in questo caso). E l'intero albo si mantiene sul medesimo tenore risultando, proprio per questo, gradevole alla lettura, pur presentando una serie di difetti. Per il soggetto e parte della sceneggiatura Ruju prende spunto da due fortunatissimi albi della serie, per di più consecutivi: Attraverso lo specchio (esplicitamente omaggiato dall’artiglio a pag. 49 e dal mostro a pag. 60 che richiamano analoghi disegni realizzati dallo stesso Casertano nel mitico n. 10) e Diabolo il grande. A parte Sondra, una versione più incattivita e fortunata della Geraldine- “che vita di stenti e privazioni", che è indubbiamente un personaggio riuscito, gli altri comprimari risultano un po' sacrificati, compreso il Mordecai del titolo nonostante l’ampio spazio concessogli nel prologo. Avrei proprio evitato la presenza del bisnonno di Bloch, che non ha alcun senso neanche in chiave comica, mentre è da notare come il “nostro” Bloch si comporti in maniera davvero inusuale ostentando, lui che è così  pragmatico, paura per una leggenda popolare. Ma è nel finale che la storia “svacca”, offrendo una risoluzione confusionaria e poco convincente (per usare un eufemismo). La presenza di Casertano ai disegni mi rende magnanimo, anche se qui l’ho trovato più “ordinario” rispetto al livello stellare cui ci aveva abituato anche solo pochi mesi prima. La copertina di Stano invece è proprio bruttarella, sia per quanto riguarda la colorazione sia per la raffigurazione dei personaggi.

Curiosità: (1) A pag. 11 Dylan afferma di aver conosciuto un uomo che diceva di essere sopravvissuto ad un’impiccagione. Il riferimento è ovviamente al simpatico Larry Varedo e a La bellezza deldemonio. (2) Nell’Horror Club (inedito) venivano già svelati gli autori del “Dylandogone” 2023, di cui veniva pubblicata in anteprima una vignetta, ovvero Paola Barbato e Giancarlo Alessandrini.

BODYCOUNT: 14

TIMBRATURA: Sì (1, Sondra)

CITAZIONE: “Il nome di Mordecai Chase viene pronunciato a stento ancora oggi. Si dice che ci sia una sorta di maledizione che incombe su quanti si interessano a lui”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (43)

Sceneggiatura: Ruju (43)

Disegni: Casertano (25)


lunedì 17 febbraio 2025

Dylan Dog #189 - Il prezzo della morte

 

Sei donne scomparse. Sei vite recise da un assassino che sembra conoscere le più riposte sofferenze delle sue vittime, guadagnandosene la fiducia. Sei morti ma nessun cadavere. Se non fosse per i mignoli di mano destra inviati come un macabro messaggio a Scotland Yard, si potrebbe persino credere che nulla sia avvenuto. Il caso è un tipico affare di cronaca nera e Dylan Dog dovrebbe entrarci poco... Ma non è forse nella vita di tutti i giorni che attecchiscono gli incubi più spaventosi?

Ah Freghieri… stavo quasi in pensiero dopo 6 mesi passati senza una storia disegnata da lui! Questa peraltro non si può neppure annoverare tra le sue prove migliori, forse perché una volta tanto non gli viene offerto su un piatto d’argento il solito manipolo di modelle. Non mancano però sprazzi di assoluto pregio, almeno per quelli che sono i miei gusti personali, in lieve crescendo nella parte finale. Stupenda è la vignetta grande a pag. 96, così come alcuni primi piani di Dylan o quello intensissimo di Pamela Flack a pag. 80 (ultima vignetta). Simpatico il titolo interno con i teschi nei buchi delle “O”. Di contro sono molte le tavole “tirate” via e inoltre il personaggio di Bartlett sembra essere disegnato in maniera diversa ogni volta che lo incontriamo. Eppure non riuscirei ad immaginare questa storia se non con il suo tratto, è giusta per lui. Sui testi invece ben poco da eccepire. Barbato riesce a confezionare un thriller con meccanismi perfetti, con un assassino seriale, sei vittime e... nessun omicidio. Eppure tutto risulta credibile, anche l'intuizione di Dylan sulla risoluzione dell'enigma, da molti lettori ritenuta il tallone d'Achille della sceneggiatura, affidata al sogno del “teatro delle marionette”. C’è forse un ampio e troppo disinvolto ricorso al quinto senso e mezzo virgola 3/4, ma anche altri autori, come Claudio Chiaverotti ad esempio, ne hanno spesso abusato. Rimane ancora il solito difetto del maxi spiegone da fumettista ancora non navigata, anche con qualche passaggio poco chiaro (i bluff di Dylan al guardiano del cimitero), ma è uno degli ultimissimi casi in cui Paola paleserà di soffrire di questa sindrome. Quando si chiude l’albo resta addosso quel senso di impotenza e di sconfitta che lo stesso Dylan non riesce a scrollarsi più via e trovo questo sia un grandissimo pregio. Mi fa scompisciare invece la definizione di Bloch data dalla Sig.ra Hewitt: “un ciccione con l’aria da funerale”. La copertina di Stano ci offre, oltre che una pregevole gestione di luce e ombra, una classica scena da thriller con Dylan che scopre i ritagli di giornali delle vittime e i trofei del presunto serial killer.

Questa sì che è una storia che riesce a stare dalla parte delle donne (forse perché è stata scritta proprio da una donna), senza risultare stucchevole o banale.

Curiosità: (1) Alle pagg. 19 e 20 e anche più avanti nell’albo, viene citato Henri Landru. Trattasi di un serial killer francese realmente esistito, conosciuto anche come il “Barbablu di Gambais”, che si spacciava per agiato vedovo al fine di sedurre e poi uccidere donne ricche e sole, non prima di essersi fatto intestare i loro beni. (2) A pag. 76 Dylan cita i giochi di ruolo, un tema appena affrontato nel precedente albo Il labirinto di Bangor. (3) Breve apparizione per Elke, la bella e dura comandante norvegese che Dylan aveva conosciuto in Goliath. La rivedremo ancora. (4) I cognomi dei protagonisti della storia sono presi dal romanzo Camera con vista (A room with a view, 1908) di E.M. Forster. (5) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicato un disegno che Freghieri aveva realizzato quell’anno per la mostra “Torino Comics”.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ho guardato nel buio di un orrore così mostruosamente ben costruito da non poterlo più dimenticare”.

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (12)

Sceneggiatura: Barbato (11)

Disegni: Freghieri (33)


domenica 16 febbraio 2025

Dylan Dog #188 - Il labirinto di Bangor

 

Che ne direste di una partita a un bel gioco di ruolo, per esempio "Il Labirinto di Bangor"? Prima di rispondere pensateci bene, perché nel mondo di Dylan Dog anche il più innocente dei giochi può spalancare le porte dell'Inferno! Ne sanno qualcosa i cinque giocatori che, nel passato, hanno visitato spesso i magici sotterranei di Bangor e che oggi, troppo cresciuti per sciocchezze del genere, cadono uno a uno sotto i colpi del Principe Skull...

Storia molto "old school" che lascia il sospetto fosse rimasta per anni in qualche cassetto in attesa di pubblicazione. C’è tutto, ma proprio tutto, quello che ci aspetteremo di trovare in un albo di Chiaverotti scritto all’epoca dei primi 100 numeri: Dylan ha un cliente pagante, suona il clarino, costruisce il galeone, tromba, dialoga con Groucho a colpi di battute reciproche e indaga “a sensazione”. Ci sono il classico signor “nessuno” e il controfinale “cattivo” e torna il tema dell’esistenzialismo: emergono prepotentemente l'angoscia della solitudine e la frustrazione per i sogni adolescenziali irrealizzati in età adulta che sono i marchi di fabbrica “chiaverottiani”. Anche Roi sembra essere contagiato da quest'atmosfera da primi anni 90, eppure cupissima, rinverdendo i fasti del passato; d’altronde, che fosse in forma in quel periodo, lo avevamo capito con I peccatori di Hellborn. Una gioia per gli occhi, pagina dopo pagina, in particolare pagg.15 e 16, la prima tavola di pag. 60 e in generale la fisionomia del principe Skull, davvero terrificante, che ricorda in alcune vignette i mostri di Aracne. Chiaverotti fa ancora una volta centro nel creare un antagonista particolarmente carismatico per Dylan e nel mantenere alta la tensione e un perenne senso di inquietudine per tutto l'albo; stecca però clamorosamente nello scoprire troppo presto le carte, suggerendo fin troppo apertamente la soluzione del caso al lettore. Il senso di dejà vù è presente per tutta la lettura, ma la storia non da mai l’idea di essere stata pubblicata fuori tempo massimo, anzi, per me, pur con i suoi difetti, rappresentava paradossalmente una boccata d'aria fresca in un’annata dylaniata iniziata così così, facendo sentire un lettore di vecchia data, come il sottoscritto, a proprio agio. La copertina di Stano sfugge invece a questa operazione “nostalgia” e risulta poco accattivante, sia per un principe Skull non inquietante come quello d’albo, sia per le altre creature a mio avviso fuori contesto.

Curiosità: (1) Il gioco del Labirinto di Bangor, con le sue spiccate caratteristiche fantasy, è evidentemente ispirato al celeberrimo “Dungeons & Dragons”. (2) A pag. 39 Dylan ricorda che è stato fatto anche un gioco di ruolo a lui dedicato. Il gioco è stato realmente pubblicato nel 1991, ne avevamo parlato nella scheda de La Mummia. (3) Nell’Horror Post (inedito) un bel disegno di Brindisi celebrava l’imminente messa in onda su RadioDue della prima riduzione radiofonica, curata da Armando Traverso, di otto storie di Dylan Dog, con le voci di Francesco Prando (Dylan) e Mino Caprio (Groucho). Gli albi scelti furono L’alba dei morti viventi, Jack lo squartatore, Abyss, Il cervello di Killex, Il sorriso dell’oscura signora, Ananga/L’urlo del giaguaro e Finché morte non vi separi. Sarebbe seguita anni dopo una seconda stagione. Per chi fosse interessato, le puntate sono tuttora recuperabili e ascoltabili su RaiPlaySound.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Julianne)

CITAZIONE: “Il principe Skull, grande maledetto e sommo ingannatore… un essere disposto a fingersi morto… affinché gli voltiamo le spalle… e allora la lama della sua mannaia morde la vostra carne”.

VOTO: 7,5

Soggetto: Chiaverotti (52)

Sceneggiatura: Chiaverotti (53)

Disegni: Roi (37)


sabato 15 febbraio 2025

Dylan Dog #187 - Amori perduti

 

Copertina fuorviante, anche se ben realizzata da Stano, che ha fatto imbufalire molti lettori ai tempi e pure ora, anche se perfettamente calzante con il titolo. Nella storia, infatti, come ci viene precisato nell’Horror Club (inedito), non vengono neppure menzionate Morgana e Bree Daniels, in quanto l’unico amore perduto protagonista è Lillie Connolly. Viene da sospettare che le vendite della serie regolare fossero in calo, altrimenti non si spiega l’esigenza di questa copertina “acchiappa lettori”, pochi mesi dopo quella di Safarà che pareva avere le medesime finalità. Al di là di questa furbata, l’albo si fa apprezzare particolarmente per il ritmo della sceneggiatura che inizia in medias res, alternando poi la narrazione tra continui flashback e squarci sul presente. L'inganno perpetrato funziona perfettamente ai danni del povero Dylan, ma non ai nostri visto che si intuisce subito come qualcosa non torni. Un pizzico di soprannaturale non avrebbe probabilmente guastato, mentre De Nardo si mantiene rigidamente sui territori del thriller. Non convincono alcune cose (OCCHIO ALLO SPOILER): che bisogno aveva la sedicente medium di simulare di essere la defunta moglie dei suoi clienti, dal momento che questi andavano già spontaneamente nel suo studio e quindi potevano essere ipnotizzati e indotti a far quel che lei voleva senza bisogno di architettare tutto sto costrutto? FINE SPOILER Dylan poi nel finale si fa piuttosto in fretta una ragione di quel che è successo e della sua, in qualche modo rinnovata, perdita.  Allison, pur sacrificata nelle tavole e nei sentimenti del nostro, si rivela determinante nella risoluzione del caso e a mio gusto è splendidamente disegnata da Brindisi, che riesce ad esaltarne la bellezza non canonica. La presenza di Brindisi ai disegni e la sequenza di omicidi a sfondo apparentemente amoroso/sessuale(in questo caso da parte di un’”ammazza vedovi”) mi fanno accostare l’albo al ben più interessante I delitti dellamantide.

Curiosità: Ovviamente viene citato a più riprese il n. 121 Finché morte non vi separi e alcuni dei fatti in quell’occasione raccontati.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No (la scena di passione con Allison avviene fuori campo quindi non vale)

CITAZIONE: "La ferita si era riaperta. E anche se non sanguinava più come una volta, faceva sempre molto male".

VOTO: 7

Soggetto: De Nardo (5)

Sceneggiatura: De Nardo (5)

Disegni: Brindisi (25)


giovedì 13 febbraio 2025

Dylan Dog #186 - L'uomo nero

 

Chi ha paura dell'Uomo Nero? Che domande! Non c'è bambino al mondo che non ne sia stato terrorizzato a morte, almeno una volta. Poi si cresce e si scopre che gli orrori della vita possono essere ben altri... Questo è ciò che accade a Timothy Madison, circondato dall'indifferenza e da un gelido benessere, che, grazie a Dylan Dog e alla sua unica amica, la baby-sitter Sheila, ha imparato a parlare alle proprie paure, traendone la forza necessaria al duro mestiere di vivere!

Leggi il titolo “L’uomo nero” su Dylan Dog e la mente vola subito a Mana Cerace e a Il buio. Forse anche in redazione è maturata questa associazione di idee dal momento che hanno deciso di richiamare colui che aveva disegnato il n. 34 ovvero Piero Dall’Agnol, dopo sei anni di assenza trascorsi tra Julia, Nick Raider e altri progetti. Sgombriamo il campo da equivoci: qui Mana Cerace non c’è e non c’entra nulla; purtroppo anche la qualità della storia è ben diversa da quella firmata da Chiaverotti tanti anni prima. L’uomo nero dell’albo scritto da Mignacco è, o meglio sarebbe, il classico babau, quello che terrorizza i bambini nascondendosi sotto il letto. Seguendo la tradizione dylaniata, il mostro non però è cattivo come sembra: se provi a parlarci, come Dylan suggerisce al piccolo Timothy, potrebbe persino diventare tuo amico. Ma le affinità con le atmosfere della serie terminano qui: soggetto e sceneggiatura sono antidylaniani, virati entrambi sul genere poliziesco, lo stesso indagatore dell’incubo si comporta e parla in maniera diversa dal solito. In fondo altro non è che la storia del rapimento di un bambino, narrata anche in maniera piuttosto puerile, all'insegna del "volemose bene". Aggiungiamoci testi banali e scontati, scene d’azione ingessate e gestite in modo poco comprensibile ed ecco servita quella che ritengo essere la peggior storia di sempre di Mignacco. La cosa più orrorifica è la copertina di Stano che promette ciò che poi l’albo non mantiene. Una bella cantonata e uno spreco totale per Dall'Agnol e il suo apprezzato cambio di stile, che manteneva comunque intatta la sua efficacia nel rendere i contrasti tra bianco-nero, luce-ombra che anche in passato avevano rappresentato uno dei punti di forza dell’artista veneto.

Curiosità: (1) A pag. 25 e a pag. 47 Mignacco omaggia Pink Rabbit, il suo personaggio più fortunato tra quelli da lui creati per Dylan Dog, apparso per la prima volta nel n. 24 I coniglirosa uccidono. (2) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicizzato il primo romanzo di Claudio Chiaverotti, Delitti al museo egizio. L’avevo dimenticato e non l’ho mai comprato. Lo voglio!

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “I grandi amici non muoiono... anche se non li vedi più... ti sono vicini… sempre…”

VOTO: 4

Soggetto: Mignacco (14)

Sceneggiatura: Mignacco (16)

Disegni: Dall’Agnol (11)


mercoledì 12 febbraio 2025

Dylan Dog #185 - Phobia

 

Morire di paura non è soltanto un modo di dire. Non per i pazienti del dottor Aschenbach, almeno! Succede, quando si tratta di soggetti predisposti alle più condizionanti forme di fobia patologica, soprattutto se qualcuno usa la loro debolezza per eliminarli. L'unica speranza per la sparuta pattuglia di fobici assortiti è un certo appartamento al n. 7 di Craven Road. Lì abita Dylan Dog, uno che di paura, invece, ci vive...

Avventura di routine per il nostro Dylan. Superato lo scoglio Cossu, che con il suo tratto chiaro e pulito azzera completamente ogni tipo di tensione possibile (che invece sarebbe servita come il pane in quest’albo), s'intravede qualcosa: la trama fila liscia e il finale regala una sorpresa, anche se "telefonata". Già a pag. 31, OCCHIO ALLO SPOILER Stanley rivela infatti dei particolari che potevano essere noti solo a chi conoscesse nel dettaglio le cartelle di tutti i pazienti di Aschenbach. Sconcertante che nessuno se ne sia accorto, soprattutto Dylan, ma altrettanto poco convincente è che nessuno sia riuscito mai a vedere il volto di Stanley, neanche in penombra, pur sapendo quando fosse presente FINE SPOILER. Gli altri fobici, a parte Marlene, non risultano granché caratterizzati, ma solo individuati grazie alle loro singole patologie, mentre Dylan avrebbe potuto essere più coinvolto personalmente, considerato che anche lui è un fobico, pur non a livello patologico: claustrofobia, paura di volare, vertigini (immortalate invece nella fin troppo buia copertina di Stano che vede Dylan in bilico sul Tower Bridge). Si ha la sensazione che per Paola quest'albo sia stato un semplice esercizio di sceneggiatura (il suo famigerato “spiegone” è qui ristretto a sole 7 pagine), non una storia "sentita" a livello emozionale come altre che fanno parte della sua miglior produzione. Senza infamia e senza lode.

Curiosità: (1)Dylan utilizza con naturalezza un computer per fare delle ricerche in Internet su Aschenbach! (2) A pag. 54 viene citata la canzone “Charlie Big Potato” degli Skunk Anansie. (3) Viene più volte citato il film Via col vento (Gone with the wind, 1939) di Victor Fleming, per il sistema che Dylan usa per riportare a casa Marlene, lo stesso che Rhett Butler (interpretato da Clark Gable) nel film usa con il suo cavallo durante l’incendio di Atlanta.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E forse è nella nostra natura mutare ciò che è bene in male..”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (11)

Sceneggiatura: Barbato (10)

Disegni: Cossu (13)


martedì 11 febbraio 2025

Dylan Dog #184 - I misteri di Venezia

 

Venezia sembra fatta apposta per sognare, ma c'è qualcuno che vuole trasformare i sogni in incubi, incubi talmente mostruosi da poter inabissare l'antica regina della laguna per sempre. Per fortuna, vigilano sulle sue sorti Saul l'angelo caduto, un ex agente di Scotland Yard di nome Dylan Dog, il commissario Corradi e il signore di tutte le alcove, l'avventuriero evaso dal carcere dei Piombi, Giacomo Casanova!

L’annata dylaniata 2002 si apre con un albo pieno di ritorni, come ci viene preannunciato anche nell’Horror Club (inedito). Dopo sette anni di assenza (copertine a parte ovviamente), torna a disegnare sulla serie regolare Angelo Stano che non si vedeva dal n.100, avendo firmato nel frattempo solo alcune storie uscite su Gigante! Poi abbiamo il ritorno di Dylan a Venezia, già visitata nel n. 128, accompagnato stavolta dal fido Groucho; il nostro torna a collaborare con il commissario Corradi conosciuto appunto ai tempi de La morte rossa. Si rivede anche Saul, il biondo angelo senz’ali co-protagonista del n. 141 L’angelo sterminatore. E per finire torna a far parlare di sé la misteriosa setta degli “Illuminati”, introdotta nel n. 155, La nuova stirpe. Da questa premessa si capisce subito quanto tanta, troppa, sia la carne messa sul fuoco da Pasquale Ruju. Peccato perché il soggetto offriva spunti indubbiamente interessanti (l’idea dei “sognatori” e il loro collegamento con Giacomo Casanova), ma la sceneggiatura finisce per essere "ristretta" in un albo dal formato tradizionale mentre avrebbe necessitato di un maggior numero di pagine (Speciale o addirittura Gigante) per riuscire a dipanarsi con più ampio respiro e gestire a dovere tutte le sottotrame avviate. Così invece la storia scorre via troppo in fretta, senza lasciare molto (a parte il piacevole omaggio veneziano), complice un Dylan quasi inutile nell'economia della vicenda e un Groucho abbondantemente sotto i suoi standard. Il personaggio di Saul, tanto apprezzato nel n. 141,  qui viene trasformato in un santone qualunque che sentenzia frasi scontate a tutto spiano. Compensano i disegni di Stano: eccezionali il prologo con i fuochi sui canali e i sogni all'acquerello di Casanova. Solo alcuni mostri nel finale non mi hanno convinto. Avrei sfruttato di più, invece, la Morte in versione gondoliere, protagonista anche della suggestiva copertina, relegata a un paio di vignette a pag. 83.

Curiosità: Quella di quest’albo è in realtà la terza sortita di Dylan in Italia, anche se la seconda non viene mai ricordata. Oltre che a Venezia, infatti, il nostro è stato anche in Toscana ne Il gatto nero, pubblicata su Gigante n. 8.

BODYCOUNT: 28 (oltre a una serie di altre vittime non quantificabili)

TIMBRATURA: Sì (1, Chiara)

CITAZIONE: “E così, un sognatore se ne va. Quanti altri ne perderai, Venezia?”

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (41)

Sceneggiatura: Ruju (41)

Disegni: Stano (11)


domenica 9 febbraio 2025

Dylan Dog #183 - Requiem per un mostro

 

Quale vuoto lascia una leggenda che muore? Una domanda tragicamente inutile se chi se la pone lo fa soltanto in termini economici. E così il Loch Ness, stretto tra gli interessi di una multinazionale coinvolta nello sfruttamento commerciale di Nessie, le strane macchinazioni dei sindaci della zona e la stupida violenza di chi vorrebbe uccidere la fantomatica creatura del lago, rischia di spegnere la sua millenaria esistenza in una lunga e malinconica agonia. O, perlomeno, questo è ciò che accadrebbe se non si aggirasse in zona un certo Dylan Dog!

Tocca a Barbato e Casertano chiudere l’annata dylaniata 2001, dopo averlo inagurato con il n. 172 uscito a gennaio. Lo fanno con quella che forse la più sclaviana tra le storie scritte da Paola (figlia però dello Sclavi post 100, quello di albi tipo Il lago nelcielo), scritta magistralmente almeno fino all'immancabile, anche se quanto mai obbligatorio, spiegone finale Da notare come in quel periodo l'aspetto ambientalista di Dylan si sia ingigantito fino ad essere esasperato come accado in quest'albo e nel di poco precedente Speciale n. 15. E pensare che un centinaio di numeri prima Dylan prendeva bonariamente in giro Dea, la sua fidanzata di turno attivista ambientalista ne L'ultimo plenilunio. Finale giusto, che lascia nell’incertezza che ciò che il nostro stia vedendo sia un’allucinazione o forse una speranza cui aggrapparsi, perfettamente in linea con il motto dylaniato "I want to believe" mutuato da X-Files. Di horror neanche l’ombra, ma Dylan è comunque particolarmente attivo e combattivo. Quasi da cartone animato il modo assurdo con cui tenta, riuscendoci, di liberarsi dalla rete in cui era rimasto intrappolato. Nel complesso un buon albo, che però non è mai riuscita ad entusiasmarmi. Sarà che sul tema del mostro di Loch Ness a mio avviso aveva già detto tutto Il club dell’orrore, il primo mitico Speciale che proponeva diverse variazioni sul tema, compresa quella che Nessie non esistesse. Casertano ai disegni conferma il suo rinnovato di grazia, ma considerato il tipo di storia ci avrei visto meglio Brindisi al suo posto. La copertina di Stano si fa apprezzare per l’insolitamente minaccioso mostro lacustre.

Curiosità: Nell’Horror Club (inedito) tutto l’orrore dell’11 settembre 2001 in un bel disegno di Angelo Stano in cui un attonito Dylan tiene in mano Cuore di Tenebra di Joseph Konrad

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non avete mai preso in considerazione la possibilità che le cose esistano fintanto che c’è qualcuno che crede in esse?”

VOTO: 7,5

Soggetto: Barbato (10)

Sceneggiatura: Barbato (9)

Disegni: Casertano (24)


venerdì 7 febbraio 2025

Dylan Dog #182 - Safarà

 

Neil Levine è uno di quei fotografi che si faticherebbe a definire arrivati. Ha dovuto perfino vendere la sua macchina fotografica, ed è soltanto per la gentilezza del negoziante che, oltre a un po' di sterline, ha rimediato anche un vecchio apparecchio con cui continuare a lavorare. Tutto considerato, non è stato un cattivo affare, almeno non per lui! Anzi, si può dire che il successo sia arrivato proprio a partire dal momento in cui il fotografo ha messo piede in quel negozietto dallo strano nome... Safarà. Ma cosa succede alle povere ragazze fotografate da Levine? Sta a Dylan, naturalmente, scoprirlo, anche se la partita resta aperta, poiché il diabolico Hamlin, il padrone del Safarà, ha un asso nascosto...

Clamoroso caso di albo il cui titolo e copertina sono dei giganteschi spoiler! E non solo, anche all’interno dell’Horror Club (inedito) viene sbandierato ai quattro venti il ritorno “a grande richiesta” di Hamlin! Una scelta che finisce per scontentare un po’ tutti. Chi si approccia alla storia credendo di trovarci il rigattiere dell’incubo come mattatore assoluto resterà deluso, perché compare solo verso la fine. Io, ad esempio, mi sarei aspettato di leggere un albo in cui si intrecciavano le vicende di diversi acquirenti di oggetti venduti al Safarà. Chi non nutriva questa aspettativa, invece, capisce comunque fin da subito dove Neil Levine ha comprato la sua macchina fotografica e da chi si dovrà recare Dylan per venire a capo dell’indagine. E’ chiaro che la scelta della redazione era di rendere più appetibile al pubblico quella che in fin dei conti non è che una storia di mera routine. Che poi inizia anche molto bene. Tutta la prima parte, quella con protagonista Tippy Windham, è davvero accattivante, grazie anche a dei bei momenti onirici che hanno un sapore “chiaverottiano”. Poi la sceneggiatura procede su binari più standard, ricordando sprazzi di albi precedenti pur senza citarli, tipo Il bacio della vipera, Delirium e  Ananga (che vantano tutti Freghieri ai disegni) e si conclude appunto con un finale deludente in quanto, come detto, ampiamente prevedibile. A proposito di disegni, Freghieri (ma quanto lavorava in quel periodo??) con storie ambientate nel mondo della moda, come questa, con il suo tratto morbido, sensuale ed elegante ci va a nozze. Stupenda tutta pag. 17 (13° tavola) con Tippy nuda che cammina tra manichini e fotografie per trovarsi di fronte a una bambola rotta con le sue fattezze sul fondo di quella che sembra una gabbia. In generale è un peccato che ci sia del nudismo, ma sempre in ombra o nascosto, perché il sottile erotismo che scaturisce dalle matite di Freghieri avrebbe aggiunto quel quid in più, senza risultare volgare.

Complessivamente sufficiente.

Curiosità: (1) Viene citato il n. 59 Genteche scompare, il primo albo in cui appare Hamlin. (2) Freghieri non perde occasione neanche stavolta per tirare fuori il mitico lenzuolo coi teschi di Dylan (un suo marchio di fabbrica). (3) Ruju, con questa, taglia il traguardo delle 40 storie scritte per la serie (in un lasso di tempo assai breve!).

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: Sì (1, Emily)

CITAZIONE: “Non sono molti gli uomini che sanno rendere felice una ragazza… è un dono sai?”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (40)

Sceneggiatura: Ruju (40)

Disegni: Freghieri (32)


martedì 4 febbraio 2025

Dylan Dog #180-181 - Notti di caccia / Il marchio del vampiro

 


Twilight Duscombe è cieca. Lo è dalla notte in cui Jargo, il vampiro maestro, e i suoi "figli" hanno massacrato la sua famiglia. Ed è proprio da quella notte che la sfortunata ragazza vede cose che gli altri non vedono, poiché Jargo parla alla sua mente, donando a Twilight persino qualche istante di felicità. Eppure, è da allora che lei e suo fratello Reginald battono i continenti in una caccia incessante. Adesso il vampiro è a Londra e, all'ombra del Big Ben, c'è un solo uomo che possa aiutarli a uccidere il mostro. Ma Dylan tentenna a Reginald piace troppo dare la morte, per essere certi che il vero mostro sia Jargo!

Quinta storia doppia pubblicata sulla serie regolare in occasione del 15° anniversario del debutto in edicola di Dylan Dog. Dopo Polvere di Stelle, qui citato espressamente, Pasquale Ruju torna a raccontarci di vampiri sempre nella loro versione “classica”, assai lontana dalla visione che Sclavi ci aveva mostrato nei nn. 13 e 61. Nonostante la storia trovi il suo limite proprio nella convenzionalità del mito e del racconto, riesce comunque a farsi apprezzare soprattutto nella seconda parte. Nel n. 180 ritroviamo infatti il Ruju più action, meno dylaniato, soprattutto nella sequenza ambientata all’obitorio, comunque di grande impatto visivo tanto da meritarsi anche la prima (la meno bella) delle due copertine di Stano. Il n. 181 invece si fa apprezzare per elementi più tipicamente dylandoghiani, in particolare nella gestione del rapporto tra il nostro indagatore dell’incubo e l’affascinante Manila, un personaggio che avremo modo di rivedere più in là nella serie. Particolarmente efficaci risultano le visioni di Twilight (il nome sembra quasi anticipare la famosa saga romanzesca e poi cinematografica, all’epoca non ancora uscita dalla penna di Stephenie Meyer) nella grande Villa di Jargo; i disegni di Mari contribuiscono ad esaltare quest’ambientazione onirica “sospesa”, un non luogo che ospita presente e passato della mente di due anime giocoforza affini. Classicissima è anche la figura di Jargo, in parte ricalcata su quella di Dracula: entrambi viaggiano sino a Londra, diffondono il “contagio”, sono legati a un personaggio femminile in qualche modo “tragico”. Indubbiamente originale invece il nascondiglio segreto del nostro vampiro centenario, che si dimostra un villain meno scontato di quanto sembri all’inizio.

Tafazziana la spoleirata in quarta di copertina del #180 che spiattella ai quattro venti la sorte di Reginald.

Curiosità: Oltre al n. 147, che in tema di vampiri by Ruju preferisco a questa storia doppia, vengono citati anche gli albi n. 61 Terrore dall’infinito (Dylan torna al Planetario) e n. 158 Nato per uccidere (vengono ricordati i coniugi Mord).

BODYCOUNT: 13 (oltre a una serie di altre vittime, vampiri compresi, non quantificabili)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “…la caccia continua!”

VOTO: 7,5

Soggetto: Ruju (38)

Sceneggiatura: Ruju (38)

Disegni: Mari (9)