Rivelazioni inedite sul
passato dell'Indagatore dell'Incubo si succedono, pagina dopo pagina, nel
duecentesimo numero di Dylan Dog. Per esempio: dove ha comprato il fatidico (e
interminabile) galeone e, soprattutto, da chi? Qual è stato il suo primo
incarico da Indagatore? In che occasione ha assunto quell'inarrestabile
spara-battute di nome Groucho?
Terzo celebrativo dylaniato dopo
n. 100 e decennale, come da tradizione tutto a colori. Per la prima volta
Groucho e Bloch compaiono sulla copertina di un albo della serie regolare. Onore
tutto meritato perché i due amici di Dylan sono entrambi protagonisti, accanto
al nostro, di questa storia che rappresenta a tutti gli effetti un sequel del
n. 120 Finché morte non vi separi. Ritroviamo un Dylan sprofondato nell’alcolismo,
ancora disperato per la perdita della sua Lillie Connolly e saranno proprio un
Groucho irresistibile (che qui si auto-assume come assistente) e un Bloch più
secondo padre che mai ad aiutarlo a uscire dal tunnel. Si tratta però di un albo diviso: alcuni lettori
lo amano, altri lo odiano. Io, come spesso capita in queste occasioni, mi pongo
nel mezzo. Da una parte mi è sempre stata invisa la faccenda del figlio di
Bloch, anche perché il nostro ispettore me l’ero sempre immaginato come il
classico scapolone (impressione suggerita da alcuni albi come Memorie
dall'invisibile ad esempio), quindi a tener famiglia proprio non ce lo
vedevo, a parte il “figlioccio” Dylan. Però nel finale mi si spezza il cuore a
vederlo così distrutto, segnale che la sceneggiatura è scritta in modo
impeccabile, pur volendo far leva sulla lacrima facile. D’altronde, senza
questa sottotrama, l’albo sarebbe puro fanservice. L'immane mole di particolari
del passato di Dylan potrebbe fare la felicità dei lettori più feticisti (e
anche di quelli meno), però forse si è voluto esagerare nello svelare
praticamente tutto. Non mi metterò a elencare tutto quello che si scopre, i
personaggi che vengono citati o quelli che compaiono a sorpresa (ok sì, almeno
Xabaras ve lo devo), ma lascerò il piacere di scoprirlo a chi ancora non l’avesse
letto. Da elogiare comunque il lavoro di Paola Barbato che pur lavorando “su
commissione” è riuscita a incastrare tutti i particolari alla perfezione. L’unica
nota stonata sono gli imbrogli di Dylan e Groucho ai danni dei loro primi
clienti, davvero non credibili conoscendo i principi morali del nostro che in
questo caso si meriterebbe davvero l’appellativo di ciarlatano. Brindisi a
colori ancora una volta non sfigura, anzi il suo tratto pulito ben si adatta ad
ospitare colori, anche tenui, come quelli di quest’albo. Peccato per il titolo;
anche se si è voluto cercare un appiglio per agganciarlo alla storia (200 è il
numero civico dell’ex casa di Bloch) resta il più banale e anonimo della serie.
Curiosità: (1) Virgil, il figlio
di Bloch, ha le fattezze di Zanardi, personaggio creato dal grande
fumettista Andrea Pazienza. I complici con cui farà la rapina che compaiono a
pag. 68 hanno inoltre le fattezze di Colasanti e Petrilli (amici di Zanardi
nell’omonimo fumetto) e dello stesso Pazienza. (2) Neanche in questo albo
scopriamo il vero nome di Groucho. E’ Dylan a battezzarlo così e lui si
adeguerà. (3) A pag. 22 il libro sul comodino di Dylan è Il ragazzo rapito
(Kidnapped, 1886) di Robert Louis Stevenson. (4) Il ghoulver che infesta il frigorifero è una
citazione/omaggio a Ghostbusters. Da notare che nel n. 1 Dylan afferma di non
aver mai visto uno spettro sumero nel frigorifero; forse perché il ghoulver non
era sumero o stava nel tappetino?
BODYCOUNT: 1
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Ogni volta che va
male mi ripeto la stessa cosa… a ogni nuova fine… corrisponde un nuovo inizio…”
VOTO: 7
Soggetto: Barbato (14)
Sceneggiatura: Barbato (13)
Disegni: Brindisi (27)




















