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sabato 3 gennaio 2026

Dylan Dog #239 - Il gran bastardo

 

Moreen ama la mondanità e porta il suo nuovo ragazzo, Dylan, a feste e ricevimenti! Un vero incubo, per l'Indagatore del medesimo! In una di queste occasioni, i due conoscono Chic, un uomo ricco, elegante, brillante, istrionico e che ostenta con piacere il suo modo di prendere la vita con un sorriso sempre dipinto sul viso. Un carattere invadente e una presenza ingombrante, d'accordo, ma come mai basta così poco perché il quinto senso e mezzo di Dylan gli dia la sensazione di trovarsi di fronte a un gran bastardo?

Torna l’affiatata coppia De Nardo-Bigliardo, alla terza collaborazione consecutiva (quarta in assoluto) sulla serie regolare, per un albo che ancora una volta non ha nulla di orrorifico, ma è scritto molto bene. La storia infatti si distingue dalla media per l'inconsueto metodo narrativo “fuori campo” scelto da De Nardo che stavolta abbandona le consuete didascalie (salvo riprenderle nel finale) per affidarsi al personaggio di Moreen che fin dal prologo rompe la quarta parete, rivolgendosi direttamente al lettore.  Rispetto a precedenti lavori dell’autore, la sceneggiatura presenta qui elementi dylaniati più caratteristici e il protagonista si comporta come d’abitudine, ricoprendo un ruolo centrale negli eventi.  Malgrado la conclusione della vicenda sia prevedibile fin dall’incipit e il suo sviluppo sia pressoché scontato (ma non è la prima volta che a De Nardo piace giocare a carte scoperte), la narrazione rimane convincente e il finale riesce comunque a risultare cattivo nella sua inevitabilità. Bigliardo sempre un bel vedere soprattutto quando le ombre si allungano sui volti dei personaggi; i primi piani di Moreen nell’ultima parte dell’albo (da pag. 87 in poi) sono uno più bello dell’altro e ci restituiscono prepotentemente tutte le emozioni della malcapitata fidanzata di Dylan. Copertina di Stano, invece, poco significativa.

Curiosità: A pag. 2 (inedito) è pubblicato un commosso saluto a Nando Tacconi, disegnatore di quattro albi dylaniati, scomparso l’11 maggio 2006. Ci viene anche rivelato che l’artista, passato giocoforza alla scrittura a causa di una malattia degenerativa agli occhi, aveva in mente anche una storia per Dylan Dog di cui però non fece in tempo a scrivere nulla.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No (è suggerita ma non mostrata)

CITAZIONE: “Ma Dylan non deve morire. Non lo merita! Concedetegli una possibilità! Non datela vinta a quel bastardo. Quel gran bastardo!”.

VOTO: 7

Soggetto: De Nardo (12)

Sceneggiatura: De Nardo (12)

Disegni: Bigliardo (8)

Uscita: agosto 2006


sabato 22 novembre 2025

Dylan Dog #226 - 24 ore per non morire


 Il miliardario Harold Barrett vuole vendicare la morte del figlio Thomas, gettato da un treno in corsa. E, secondo Barrett, soltanto due persone avevano un motivo per ucciderlo: Sean Cassidy, collega di lavoro di Thomas, e Dylan Dog! Avvelenati a loro insaputa con un siero letale, di cui soltanto Barrett senior possiede l'antidoto, Dylan e Sean hanno un giorno di tempo per scoprire chi, fra loro, sia il vero colpevole. Una competizione che ha per posta la vita!

Storia questa che soffre del classico problema denardiano ovvero è poco dylandoghiana. I richiami al soprannaturale sono circoscritti e forse sì, forse no, per quanto di fatto pretestuosi, giustificano in corner la presenza dell'indagatore dell'incubo, altrimenti l'albo sarebbe da ascrivere ad altri generi o pensato per altri personaggi bonelliani. C'è da dire che una trama in cui il protagonista ha x ore di vita per portare a termine la sua missione ha sempre un non so che di interessante, tanto nella letteratura quanto nel cinema (Carpenter e il suo 1997: Fuga da New York tanto per fare un esempio a me caro). Nella serie ci aveva già provato anni prima Chiaverotti, con esiti decisamente superiori, nel sottovalutatissimo I demoni. De Nardo qui prova ad inserire un elemento di novità nell’espediente, affiancando a Dylan un concorrente. Tuttavia non si arriva mai a una sfida diretta tra i due, se non alla fine. Inoltre la sceneggiatura è inframezzata da continui flashback che, se da una parte sono indispensabili per ricostruire i pezzi di una complicata vicenda che ha le sue radici nel passato, dall’altro spezzano troppo il ritmo, facendo venire meno la sensazione di “corsa contro il tempo” che dovrebbe essere il sale su trame di questo tipo. Tutto sommato la storia di De Nardo nel complesso si difende, ha un plot articolato ed è ben scritta, con il ricorso al consueto marchio di fabbrica delle didascalie. Ma l’horror non abita qui, anche se il crime/thriller è un genere più affine a Dylan Dog di quanto non lo sia il fantasy spesso scelto dall’autore. Anche la copertina di Stano, così come il titolo, farebbero pensare più a un poliziesco che a una classica avventura dell’indagatore dell’incubo. Bigliardo, alla sua terza collaborazione con De Nardo (la seconda consecutiva), mette in mostra tutta la sua bravura ai disegni, lavorando in modo certosino sui volti dei personaggi e sulle loro espressioni; come ho già avuto modo di notare la "sua" Trelkovski è, a mio gusto, sempre la migliore.

Curiosità: (1) Si rivedono dopo parecchio tempo Glenda e Dora, le amiche di Madame Trelkovski. (2) A pag. 45, ultima vignetta, omaggio all’anime Galaxy Express 999? (3)Sull'Horror Club (inedito) ampio spazio a un disegno di Bigliardo che ritrae Dylan assieme a Valentino Rossi, grande appassionato (almeno all'epoca, ora non saprei) di fumetti e, in particolare, dell'indagatore dell'incubo.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “IVI ET VIXI

VOTO: 6

Soggetto: De Nardo (11)

Sceneggiatura: De Nardo (11)

Disegni: Bigliardo (7)

Uscita: luglio 2005

domenica 19 ottobre 2025

Dylan Dog #216 - Il grimorio maledetto

 

Strano mondo quello dei collezionisti di libri antichi, soprattutto poi quando si tratta di libri dai poteri, diciamo insoliti, com'è il caso del Grimorio Bianco. Ma, se è vero, che un autentico collezionista trova che nessuna azione sia troppo riprovevole pur di conquistare l'agognato volume, oggetto delle sue mire, ebbene, nel caso del conte Gregory Babalkan, la faccenda sconfina nel cupo territorio della negromanzia. Già, perché il conte è un mago, ma di quelli cattivi, e vuol distruggere il Grimorio per avere libero accesso alla Porta del Regno delle Ombre, come non manca di spiegare a un attonito Dylan la signora Trelkovsky

Albo che vedo l’esordio di uno dei personaggi ricorrenti più odiati dai lettori, “quel nano infame” (per citare il titolo italiano del film Little Man di Keenen Ivory Wyans del 2006) di Winston McCloud. In questa storia, in cui facciamo per la prima volta la sua conoscenza, la presenza del potentissimo mago in miniatura è meno invasiva che nelle successive apparizioni. Il problema di questo n. 216 risiede nel classico difetto (almeno a mio gusto) dei soggetti di De Nardo: troppo fantasy e poco horror, nonostante il richiamo a La nona porta (The Ninth Gate, 1999) di Roman Polansky. Ed è un peccato perché la sceneggiatura funziona bene, al netto di una certa verbosità in alcuni passaggi troppo elevata, soprattutto quando De Nardo si incaponisce a spiegarci simboli ed esoterismi vari. Lo stile narrativo però funziona a partire dalle didascalie, marchio di fabbrica denardiano, alternando momenti tesi ad intermezzi divertenti (su tutti Dylan che si risveglia nudo in casa della sconosciuta) con un ritmo che cresce sempre più man mano che si arriva verso il finale. Un paio di potenti stoccare orrorifiche fortunatamente ci sono: l’antiquario ucciso dai ragni (una mezza citazione a L’aldilà di Fulci?) e lo splatteroso parto demoniaco a pag. 94, che riporta la mente a Sinfonia Mortale. La storia soffre dell'assenza di un antagonista carismatico per Dylan (Babalkan, che deve il suo nome al Boris Balkan del già citato La nona porta, rimane troppo sullo sfondo), ma trova nella “gazza” un personaggio interessante e che ci regala anche un omaggio a Diabolik. Da notare come nel giro di pochissimi mesi Dylan abbia una relazione con una ladra professionista (era appena successo in L’alchimista), altro segno che la curatela in quel periodo non fosse troppo attentissima, nonostante le “rassicurazioni” contenute nell’Horror Club (inedito) che attribuivano a Sclavi il delicato compito. Aggiungiamoci anche che la vicenda è ambientata ad Halloween, mentre l’albo è uscito a fine agosto. Bigliardo meno performante che nelle precedenti uscite, soprattutto perché spesso i balloon gli “mangiano”  parecchio spazio nelle vignette, ma nota di merito per la sua Madame Trelkovski: per me nessuno la disegna meglio di lui. La copertina di Stano farà “felici” gli aracnofobici, peccato per lo sfondo neutro e l’effetto ragnatela addosso a Dylan che poteva essere reso meglio.

Curiosità: (1)Nell’Horror Club (inedito) viene ammesso, per la prima volta, che Sclavi si è preso una lunga pausa di riflessione. Al contempo veniva pubblicizzata l’intervista al Tiz in una puntata (intitolata “Il caso Dylan Dog”) del programma “Antistoria del fumetto italiano” in onda su un canale della rete Sky. Se non l’avete mai vista, la potete trovare su Youtube a questo link. (2) Da pag. 12 a pag. 14 l’autoradio trasmette “Crush on you” di Bruce Springsteen.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No (sicuramente è sì, ma come in altre occasioni se è fuoricampo non la conteggio)

CITAZIONE: “La notte delle streghe. La notte del mistero e della magia. La notte in cui le porte dell’altro mondo si schiudono, permettendo il transito tra i due piani della realtà”.

VOTO: 6

Soggetto: De Nardo (10)

Sceneggiatura: De Nardo (10)

Disegni: Bigliardo (6)

uscita: settembre 2004

mercoledì 1 ottobre 2025

Dylan Dog #211 - La casa dei fantasmi

 

Un'esistenza dorata, quella del signorino Walt, efficientemente accudito, nella sua sontuosa dimora, dall'irreprensibile maggiordomo Edgar e da uno stuolo di solerti servitori. Beh, perlomeno sarebbe dorata se la casa non pullulasse letteralmente di fantasmi! Secondo il padre del giovane rampollo, la situazione potrebbe mettere a dura prova la serenità di Walt, così l'augusto personaggio non esita a coinvolgere nella faccenda direttamente Dylan Dog. Che, in assenza del padrone di casa, non tarda a fare alcune scoperte piuttosto interessanti.

Ruju torna sulla serie regolare dopo oltre un anno e ci regala una storia ben confezionata che rifugge i classici cliché delle case infestata e trova nel maggiordomo Edgar l’autentico mattatore. Edgar Branson, più ligio al dovere del James Stevens di Quel che resta del giorno (The Remains of the day di James Ivory, 1993) per buona parte dell'albo ruba la scena a tutti, Dylan compreso con i suoi monologhi affidati alle didascalie e i suoi rimedi naturali (utilizzati anche contro le manifestazioni ectoplasmatiche!!). Per merito di un’azzeccata location, Ruju riesce a creare un’atmosfera angosciante,  vedasi le inquietanti statue collocate sia negli interni che negli esterni della villa di Brentwood e alle apparizioni degli spettri. Grosso del merito va ascritto ai mirabolanti disegni di Bigliardo che realizza delle indimenticabili “fantasmesse” tanto orrorifiche quanto sensuali nelle loro pose sexy-cadaveriche. Gustosamente spaventosa, in questo senso, la scena in cui Dylan sogna di venire massacrato (pagg. 77-78). Ruju gioca a carte scoperte, non facendo nulla per nascondere la provenienza dei fantasmi. Scelta che ci può stare, anche se pare strano che il mai nominato cliente di Dylan non sapesse nulla delle particolari abitudini del figlio. Al di là del soggetto piuttosto semplice, il vero punto debole è rappresentato dalla risoluzione finale, davvero poco convincente, ultima pagina a parte. Efficace e horror al punto giusto la copertina di Stano, con l’effetto dell'ectoplasma che fuoriesce dal muro.

Curiosità: (1) La firma di Stano in copertina porta ancora come anno il 2003. (2) Il massacro immaginato da Dylan mi ricorda quello subìto da Ray Lovelock in Il delitto del diavolo (1970, di Tonino Cervi). (3) A pag. 49, seconda vignetta, Dylan beve un boccale di birra!!

BODYCOUNT: 2 (oltre alle “già morte”)

TIMBRATURA: Sì (1, Angie)

CITAZIONE: “Organizzazione, efficienza e puntualità sono il segreto per un lavoro ben fatto”.

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (52)

Sceneggiatura: Ruju (52)

Disegni: Bigliardo (5)


martedì 17 ottobre 2023

Dylan Dog #137 - La città perduta

 

Chi è Annabelle Parker? Un'ombra, un ricordo, tutto ciò che rimane di Bothridge. Una città intera è scomparsa nel nulla, o meglio… è cambiata. Le vie e le piazze, i vecchi pub, le persone, tutto ha un volto irriconoscibile. Dylan Dog si muove tra le nebbie della Cornovaglia alla ricerca di Annabelle e di un passato che pare perduto per sempre. Ma c'è un altro mistero dentro il mistero di Bothridge...

Con Ambrosini e Manfredi ormai assorbiti dai loro progetti personali e Chiaverotti in procinto di imitarli, Marcheselli ha necessità di rimpolpare lo staff degli sceneggiatori dylaniati, anche perché il numero delle pubblicazioni dedicate all’indagatore dell’incubo è in costante crescita (di lì a poco sarebbe stato varato il “Maxi”) e malgrado la buona produttività di Ruju e di Sclavi (presto in decrescita quella del Tiz) non si poteva rischiare di rimanere scoperti. Ecco dunque approdare in Bonelli Giuseppe De Nardo, classe 1958, laureato in architettura ma dedicatosi al fumetto a partire dai primi anni 90. Nel suo curriculum pre-dylaniato diverse collaborazioni con la rivista “Intrepido” per cui creò anche il personaggio di Billiteri, arrivato poi in edicola con una rivista tutta sua, “Billiband”, esperienza che lo porterà a collaborare con artisti della cosiddetta “scuola salernitana” tra cui Bruno Brindisi e il disegnatore di questo n. 137, Daniele Bigliardo. Per la casa editrice di Via Buonarroti De Nardo si dividerà soprattutto tra Julia, la serie ideata da Giancarlo Berardi, e Dylan Dog, innestandovi spesso degli elementi fantasy che personalmente non ho mai gradito troppo. Non fa eccezione anche questo suo debutto dylaniato, albo molto chiacchierato, ma per altri motivi. Qualcuno infatti arrivò addirittura a parlare di plagio. Il perché è presto detto: il soggetto è fortissimamente debitore del romanzo di Philip K. Dick, La città sostituita (A Glass of Darkness 1953, poi ampliato e riedito in una nuova versione intitolata The Cosmic Puppets). Le similitudini sono tali (provate a cercare in internet qualsiasi riassunto della trama del libro) da poter quasi parlare di trasposizione a fumetti dell’opera dello scrittore statunitense, recuperandone anche i riferimenti allo zoroastrismo. Simili critiche, ma più contenute, aveva ricevuto anche l’esordio dylaniato di Mandredi, I giorni dell’incubo, accusato di aver "emulato" il romanzo di Jacques Spitz, L'occhio del purgatorio. Ne abbiamo già parlato, Mandredi, nella Post di un numero successivo, fece ammenda per la mancata citazione, riportando le sue fonti di ispirazione. Anche per La città perduta si pose rimedio nel Club dell'Orrore del numero successivo, dopo che la redazione aveva già ricevuta una marea di lettere dei lettori che avevano scovato la fonte. Per me il vero problema, però, non è rappresentato dall’aver seguito pedissequamente il romanzo di Dick, ma averne riportato senza filtri lo spirito “fantastico” in Dylan Dog. Il nostro si era già cimentato in passato con ambientazioni fantasy, basti pensare a Zed, ma rimanendo fedele a sé stesso e affrontando sfide in linea con le tematiche della serie.  In questo n. 137 troviamo invece un Dylan irriconoscibile, un pesce fuor d’acqua, quasi comprimario, privo di ironia e quello che accade attorno a lui sembra quasi provenire di sana pianta da un altro fumetto (magari Martin Mystere, che sarebbe stato più adatto). Fortunatamente ci pensa Bigliardo, al suo primo albo per la serie regolare dopo il notevole debutto su Gigante n. 5, a regalarci alcune tavole di pregevole fattura, come quelle che vedono protagonista il golem di creta, sia in versione small che gigante. Apprezzabile anche il lavoro fatto sulle espressioni dei personaggi. Di gusto gotico e più a tema horror la suggestiva copertina di Stano

In conclusione, non un buon biglietto da visita per De Nardo, ma l’autore campano avrà modo in seguito di aggiustare il tiro, regalandoci anche buone storie, alcune delle quali autentici gioiellini come La Dea Madre.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Il cambiamento! Non è semplice da spiegare… è successo all’improvviso, dalla sera alla mattina. Mi sveglio e mi ritrovo in un’altra città. Quello che c’era prima non c’è più… come per magia…”

VOTO: 5

Soggetto: De Nardo (1)

Sceneggiatura: De Nardo (1)

Disegni: Bigliardo (2)

mercoledì 23 novembre 2022

Dylan Dog Gigante n. 5 - Il canto della sirena

 

In certe serate di vento, o nel cuore della notte, pare di sentire una voce che lambisce le acque del mare. È un canto gentile e dolcissimo che ci invita...verso fauci assassine. Molti anni fa, il comandante Le Duc ha visto con i suoi occhi l'impossibile, ha incontrato una sirena! Metà donna e metà pesce, capace di amare o di uccidere senza pietà, quella creatura vive ancora nei suoi sogni e ancora oggi canta per lui...

Prima storia lunga per Ruju, dopo il brillante esordio l'anno precedente con la breve Il vicino di casa, sempre apparsa su Gigante. Devo ammettere che ogni volta che ho riletta, l’ho via via svalutata un pochino più della precedente. La prima volta ricordo la considerai ottima, probabilmente obnubilato dal tratto denso e dai disegni espressivi ed emozionanti del debuttante Daniele Bigliardo. L’artista napoletano era fresco di arrivo in Bonelli dopo aver già lavorato, tra l’altro, con sceneggiatori entrati (o che sarebbero presto entrati) nello staff dylaniato come Manfredi (realizzando uno speciale per Gordon Link) e Giuseppe De Nardo (per Billiband). Ora reputo, invece, Il canto della sirena una storia più che discreta, quasi buona. Il vero grande difetto che le si può avanzare è che è davvero poco dylandoghiana, con troppi innesti action e tutta la parte ecologista, con la solita multinazionale pronta a corrompere tutto e tutti per nascondere loschi interessi, prevedibile (si intuisce subito chi è il “venduto”) e che non va al di là del semplice mestiere. Dylan, mal di mare a parte, non si comporta come al solito e rimane schiacciato dall'ingombrante presenza dei tanti flashback, tant'è che paradossalmente la storia avrebbe giovato di un numero di pagine maggiore, come per uno "speciale". Forse sto diventando troppo purista. Eppure non si può negare che la sceneggiatura dal taglio cinematografico di Ruju sappia anche affascinare quando affronta il mito della sirena e dispensa piccoli momenti horror quando "le sorelle del mare" usano finalmente i loro “dentini”. D'altronde che questa storia abbia avuto fortuna è testimoniato dal fatto di aver creato dei personaggi divenuti ricorrenti e quasi una sorta di filone “marino” nella saga dell'indagatore dell'incubo. Jacques Le Duc è in pratica una trasposizione fumettistica di Jacques Cousteau, background e passato simili, stessi interessi. La figlia Charlotte, indipendente, energica, ecologista militante e sessualmente disinibita è un perfetto prototipo di una partner “one night only” per Dylan, che invece fa cascare le braccia dichiarando di amarla dopo tipo un nanosecondo che si sono conosciuti. Peccato non ci scappi la scappatella (perdonate l’orribile gioco di parole) con la giovane sirena, che guarda caso proprio con lui si sarebbe volentieri accoppiata! La straziante sorte della mezza pesciolina è uno dei momenti più toccanti dell’albo, tanto da farci digerire il superfluo controfinale quasi chiaverottiano. Poetica la copertina di Stano.

Curiosità: (1)Secondo le parole di Le Duc, Dylan sarebbe ormai famoso anche a Parigi! (2)(Tavole 91-92) Strage di paesani e struggente prefinale sulle note di Fragile di Sting. (3)La storia di Lutey di Cury è raccontata anche nel libro Fate di Brian Froud e Alan Lee.

BODYCOUNT: 8 (oltre a un numero imprecisato di residenti maschi di Legtail e all’equipaggio non quantificato della prima “Scylla”)

TIMBRATURA: Sì (1, Charlotte)

CITAZIONE: “C’è una piccola famiglia… dentro una conchiglia… bella la mamma… più bella la figlia…”

VOTO: 7,5

Soggetto: Ruju (2)

Sceneggiatura: Ruju (2)

Disegni: Bigliardo (1)