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martedì 19 dicembre 2023

Dylan Dog Fuoriserie - I sentieri del cielo

 

Benvenuti all'Heaven's Door, il Paradiso dei vostri sogni, dove potrete realizzare i vostri desideri e sconfiggere le vostre più recondite paure!

Nono appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. Mignacco e Siniscalchi vengono richiamati in causa per dare un seguito agli eventi narrati ne I vivi e i morti, peraltro già deludente e abbondantemente il più scarso dei primi dieci speciali. Se già il materiale di partenza non era il massimo, qui Mignacco riesce a fare anche di peggio confezionando una storiella di una banalità disarmante e fondamentalmente inutile. Gira che ti rigira si finisce sempre agli Inferni, con le solite battute, clichè e l’immancabile presenza del Direttore “Duefacce”. Ma poi per quale stramaledetto motivo il paradiso di Dylan dovrebbe essere una cena di gala a bordo di una nave? Per lui quello sarebbe già un incubo in partenza! Buono Siniscalchi ai disegni che per curiosità mi sarebbe piaciuto vedere a colori e in formato gigante (purtroppo posseggo la storia solo in ristampa in b/n su Super Book n. 34).

Curiosità: (1) Oltre che sul citato Super Book n. 34, la storia è stata ristampata anche nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport. (2) Nella storia (3° tavola) Dylan afferma di avere già avuto un paio di disavventure nella realtà virtuale. Il riferimento è evidentemente al n. 96 della serie regolare La sfida e a Sperduti nel nulla, pubblicata sull’Almanacco della Paura 1999.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Accidenti! Non è possibile! Non ci sono ingorghi in paradiso!”

VOTO: 4

Soggetto: Mignacco (12)

Sceneggiatura: Mignacco (14)

Disegni: Siniscalchi (8)

sabato 5 novembre 2022

Dylan Dog #116 - La governante

 

Un buffo cappellino, l'immancabile ombrello. Una vecchia signora dai modi garbati. Dietro queste forme rassicuranti, si nasconde un demone orrendo! Erika Hautala non è una governante come tutte le altre, ma sa fare bene il suo lavoro. Assumetela e vedrete, nessuno vi darà fastidioMai più!

Albo scritto con mestiere da Gianfranco Manfredi che garantisce sempre uno standard qualitativo apprezzabile. Nella solida sceneggiatura di questo #116 troviamo da parte dell’autore un ricorso al soprannaturale più massiccio rispetto ad altre sue storie, anche se abbiamo comunque un twist finale con assassino in carne e ossa a conclusione di una sottotrama gialla ben camuffata. Mancano però guizzi di vera originalità, cattiveria e ironia per elevare l’albo dallo status di discreto filler. Anche le citazioni depongono in tal senso, quasi fossero inserite “da compitino”. Il modello di riferimento dichiarato è il film Nanny, la governante (The Nanny, 1965) diretto da Seth Holt con protagonista una sempre inquietante Bette Davis che qui regala il suo volto alla “collega” Erika, anche se il suo look strizza l’occhio pure alla più celebre delle governanti cinematografiche, Mary Poppins. La sua versione demoniaca, ben realizzata anche da Stano in copertina, ricorda invece in alcune vignette quasi un gremlin coi tratti da rettile. Torna il tema del ricordo rimosso, appena affrontato nel numero precedente; un ricordo traumatico che, come in Terrore dall’infinito, si cerca di far riaffiorare con l’ipnosi, una pratica che diversi psicoterapeuti apparsi sulle pagine dylaniate sembrano maneggiare con naturalezza (il Dott. Bronski su tutti). Rispetto alla fragile e dolce Ariel de L’antro della belva, la Mita di questo n. 116 non è un mostro di simpatia, ma ovviamente Dylan ne prende a cuore le sorti pur beccandosi un bel due di picche. Molto bene Siniscalchi, qui giunto alla sua terza collaborazione con Manfredi e in procinto di salutare per moltissimo tempo il nostro Dylan. Continuerà a lavorare in Bonelli per Nick Raider, Magico Vento, Julia, Demian, Saguaro e Cassidy. Lo ritroveremo all’opera sulla serie regolare dylaniata, oltre vent’anni dopo, nel n. 396. Un peccato perché il suo stile di disegno, qui ormai totalmente affrancato dall’humus primigenio della “scuola salernitana” in cui si muoveva agli esordi, mi piaceva moltissimo. Notevole la vignetta grande di pag. 88.

Curiosità: (1)A pag. 29 Dylan esibisce (anche se non ne vediamo il contenuto) per la prima, e forse unica, volta un suo biglietto da visita! (2) A pag. 33, quarta vignetta, Manfredi palesa ancora la sua passione per i Doors: i titoli visibili sulle coste dei libri sono quelli di due celebri canzoni della band californiana. (3)”Haamu” in finlandese significa semplicemente fantasma; non se esista davvero nella mitologia e nella cultura finnica uno spirito con le caratteristiche descritte nell’albo da Manfredi o se siano una sua invenzione. (4)Inguardabile il completo indossato da Bloch (pagg. 40-41).

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “A volte una persona conosciuta da poco può esserti più vicina di… certi amici di vecchia data

VOTO: 7

Soggetto: Manfredi (7)

Sceneggiatura: Manfredi (7)

Disegni: Siniscalchi (7)

domenica 9 ottobre 2022

Dylan Dog Special #9 - I vivi e i morti

 

Jimmy Randall non è morto, e questo è un bene per lui. Perché mai si ritrova a camminare nel mondo delle ombre, nelle praterie infinite di un inferno? Ai viventi non è concesso frequentare l'aldilà e Jimmy deve tornare a casa prima che il confine tra i vivi e i morti si dissolva del tutto. Godfrey sa come aiutarlo, ma la strada del ritorno è lunga e pericolosa. Sulla Terra, c'è un vecchio amico che può dargli una mano: un simpatico, folle Indagatore…

Di gran lunga il peggiore tra i primi dieci speciali, nonché uno dei più brutti in assoluto di questa gloriosa testata. All’epoca dell’acquisto fu una delusione tremenda per me. Lo Speciale fino ad allora aveva rappresentato garanzia di qualità e il prezzo più elevato rispetto agli albi della serie regolare si accettava serenamente grazie alla consapevolezza di portare a casa una storia che sarebbe stata tra le migliori dell’annata dylaniata. Le mie certezze su un Dylan Dog sempre ad alto livello cominciarono invece a vacillare. Riletta oggi l’ho ritrovata anche peggio di quanto ricordassi. La prima sensazione, fortissima, che assale il lettore è quella di aver trangugiato una minestra, anzi un minestrone, riscaldato. Intanto, ma qui non è una colpa degli autori, due storie in edicola lo stesso mese ambientate negli "Inferni" e con il buon direttore “due facce” non furono una scelta particolarmente azzeccata. La storia comincia riesumando il finale del n. 30 La Casa Infestata, per introdurre il ritorno, non richiesto da nessuno credo, di God(frey). Tra l’altro, le battute sul nomignolo di quest’ultimo frantumano gli ammennicoli dopo poche pagine, ma ce le dobbiamo sorbire sin quasi alla fine. Ci dobbiamo poi ribeccare, rispiegata per filo e per segno, la visione sclaviana degli “inferni”. Mignacco, alla sua seconda e finora ultima esperienza sullo Speciale, ricicla a destra e a manca: le vicende dei cari estinti ritornati a camminare tra i viventi che ricordano troppo altre analoghe esperienze anche chiaverottiane, un Jack lo Squartatore “alternativo”, la soluzione legata all’errore di trascrizione (Il giorno del Giudizio), un triangolo amoroso con implicazioni omicide (Risvegli). Richiamate in servizio anche la Trelkovski e le inseparabili Glenda e Dora; manca solo Lord Wells alla rimpatriata! Mignacco pare addirittura divertirsi a riproporre cliché dylaniati e situazioni già viste nella serie, visto che ci scherza pure sopra come a pag. 44 con la battuta “odio le gag ripetute”. Come se non bastasse la sceneggiatura è colma di forzature: partendo dall’espediente furbo della "figlia" di God, passando dal motivo per cui quest’ultimo stermina l’allegra famiglia americana e finendo con Jimmy che si dispera per dover dire addio al suo “amico” indiano. Ci sono passaggi incoerenti (i morti non dovrebbero provare sentimenti, affermazione smentitissima), una banalissima critica alla “TV verità” e un intermezzo fantasy avulso dal contesto a rendere ancor più indigesta questa minestra. Forse un numero inferiore di pagine avrebbe giovato. Non è tutto da buttare certo, trovo irresistibili ad esempio i siparietti telefonici Groucho-Jenkins, ma davvero poco poco. Da uno speciale inoltre sarebbe lecito attendersi un livello elevato almeno dal comparto disegni. Invece anche Siniscalchi delude, confezionando un lavoro frettoloso, “tirato via”, poco dettagliato, firmando la sua prova peggiore per Dylan Dog. Meglio la copertina di Stano, con gli inquietanti incappucciati senza volto; non ho mai capito, però, che c’entrino con la storia.

Curiosità: (1) Come riportato anche sull’editoriale, il titolo non ha nulla a che fare con il bel film I vivi e i morti (House of Usher, 1960) di Roger Corman. (2)Alle pag. 15-17 e 18 la sorella di Jimmy Randall ascolta When the angels fall di Sting. (3)A pag. 26 scopriamo che Dylan non ascolta più solo vinili, ma è passato anche ai CD. L’album scelto è Music for the Native Americans  di Robbie Robertson & The Red Road Ensemble e la canzone riprodotta Mahk Jchi (Heartbeat Drum Song). (4)La profezia di Dylan a pag.  59 secondo cui Bloch non arriverà alla pensione ma “continuerà a fare il poliziotto finché avrà un alito di vita” verrà clamorosamente smentita nel n. 338 della serie regolare.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: Sì (1, Windy anche se “fuoricampo”)

CITAZIONE: “I morti non provano sentimenti: non amano… non odiano, e neppure si annoiano. I morti non hanno paure, né desideri. Sono come automi… e qui negli inferni continuano a fare le stesse cose che facevano da vivi, sulla terra.”

VOTO: 5

Soggetto: Mignacco (7)

Sceneggiatura: Mignacco (9)

Disegni: Siniscalchi (6)