Visualizzazione post con etichetta manfredi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta manfredi. Mostra tutti i post

giovedì 27 febbraio 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Il cavallo fantasma

 

Tipperary, lo splendido purosangue di sir Baldwin, è sparito nel nulla. Forse lo ha rubato Dylan Dog, o forse è rimasto intrappolato in un'altra dimensione…

Dodicesimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. Come capitato in quasi tutti gli ultimi anni precedenti, questa breve storia rappresenta un seguito dello Speciale cui si accompagna, in questo caso La preda umana e vede il ritorno degli stessi autori, Manfredi e Freghieri. Un Manfredi ormai impegnato esclusivamente con il suo “Magico Vento” che mancava da tre anni dalla serie e che non si sarebbe più rivisto, anche se prossimamente dovrebbero essere pubblicate, purtroppo postume, tre sue ultime storia scritte nell'ultimo anno. Non mi posso certo professare un fan dello Speciale n. 12 e questo sequel non mi fornisce ragioni di ripensamento, anche se il finale stavolta è meno anti-climatico e più in linea con l’amaro pensiero dei sogni che “prima o poi svaniscono” con cui Ishar dava l’addio a Dylan nel prequel.  Si gira abbastanza a vuoto con la storia del cavallo che è di fatto solo un pretesto per scoprire la sorte toccata a Sir Guy. Unico momento gradevole è quando gliele suonano all’antipaticissimo Sir Baldwin. E’ un lavoro su commissione che gli autori sono stati obbligati a confezionare. Lo dimostrano anche i disegni ultra sbrigativi di Freghieri: irriconoscibile Bloch nella 2° vignetta di tavola 2, Ishar lontanissima dalla sensualità che l’aveva caratterizzata nello Speciale.

Considerandolo un tutt’uno con La preda Umana, confermo lo stesso voto, altrimenti darei anche meno.

Curiosità: Oltre che su Super Book n. 36, la storia è stata ristampata nel dicembre del 2016 nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La libertà è l’unico sogno che non può tramontare”.

VOTO:  5

Soggetto: Manfredi (15)

Sceneggiatura: Manfredi (15)

Disegni: Freghieri (35)


venerdì 22 dicembre 2023

Dylan Dog Gigante n. 8 - La banda dello zodiaco

 

Sui tetti di Londra qualcosa si muove, sotto il cielo notturno una banda di criminali porta a termine le sue oscure imprese. Sono acrobati dell'aria e della vita, pronti ad affrontare il rischio estremo appesi solo alla luce delle stelle, uniti come fratelli di sangue. Ma qualcosa si è rotto nella Banda dello Zodiaco e i suoi membri cominciano a morire…

L'anello debole di questo Gigante. Flop di Manfredi che si congeda sostanzialmente dalla serie (salvo un ultimo saluto tre anni più tardi con la breve fuoriserie Il cavallo fantasma) firmando qui la sua peggiore prova dylaniata. Troppo action, troppo inverosimile, battute di Groucho pessime. Non si salva quasi nulla, forse giusto la scena del naso tagliato al tatuatore e l’originalità dell’idea, per quanto bizzarra, dei climber in calzamaglia nera che girano sui tetti di Londra uccidendosi a vicenda. L'incipit solleva dubbi dal punto di vista temporale: l'azione avviene di notte? Sembrerebbe così dalla battuta di Bloch a pag. 66-14°tavola ("bene, così chiudo il caso e torno a dormire"), ma a parte le perplessità sull'inspiegata passeggiata notturna di Dylan e Groucho (che nelle prime due tavole pare avvenire in pieno giorno), come si fa a stendere il bitume, nero come la pece, al buio?? Non si capisce poi tutta questa fiducia di Lyla per Dylan dopo averci parlato giusto 5 minuti in apparente qualità di semplice testimone. Abbiamo poi situazioni da action movie poliziesco anni 80 che poco ci azzeccano con il personaggio: vedasi a pag. 98 (46° tavola) Dylan che spara freddando il suo aggressore senza tanti complimenti, concludendo la scena con una battutaccia (“prima sparare e poi parlare”) non degna di lui. Anche Bloch sembra essere contagiato da quest’atmosfera visto che si presenta sulla scena del primo delitto da solo, facendo irruzione a voce alta e poi a pistola spianata come il più grezzo dei detective. Dopo le sue prime convincenti prove, anche Rinaldi toppa. I suoi disegni appaiono qui anonimi, con sfondi poco curati dando un’impressione di piattezza e sufficienza che di sicuro non erano nelle intenzioni dell’autore.

Curiosità: Il personaggio di Alan Forbes è ritratto in maniera molto somigliante a Ned Ellis ovvero “Magico Vento”, chissà se su iniziativa-omaggio di Rinaldi o su indicazione nostalgica dello stesso Manfredi.

BODYCOUNT: 13

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ci sono troppe luci a Londra: non si vedono le stelle…”

VOTO: 5

Soggetto: Manfredi (14)

Sceneggiatura: Manfredi (14)

Disegni: Rinaldi (4)

lunedì 11 dicembre 2023

Maxi Dylan Dog n. 2 - Complesso di colpa

 

Le case infestate di Londra stanno crollando una dopo l'altra; un maniaco dinamitardo le distrugge seguendo un piano preciso. Vuole togliere all'Indagatore la materia prima del suo lavoro? Molto peggio, i fantasmi sono la sua ossessione e il suo personale inferno; vuole spazzare via il mondo delle presenze spettrali ed eliminare la perturbante aura medianica… di Dylan Dog!

Dopo la riuscita Le stagioni della vita dell'anno precedente, Manfredi stecca la sua seconda apparizione sul Maxi. Gli elementi interessanti ci sarebbero anche (gli edifici infestati, i puzzle), ma la storia non mantiene le aspettative iniziali. Le motivazioni del colpevole, incluso il coinvolgimento di Dylan, la facilità con cui il primo viene identificato (praticamente scrivendo nel proprio curriculum "sono un enigmista dinamitardo") sono quasi risibili. Il complesso di colpa del titolo alla fine è quello di Dylan che si manifesta quando non riesce ad aiutare coloro che si rivolgono a lui; pur facendo suoi gli incubi dei propri clienti, a volte non riesce a impedire che questi facciano una brutta fine. Un tormento che farà capolino altre volte nella serie. Qui ci pensa la bella Angie a consolare il nostro, esclamando “Tu fai sempre tutto il possibile, Dylan. Non farti carico di colpe che non hai”, parafrasando in conclusione il classico motto “è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. Ma che ne saprà lei che lo conosce da un giorno? Mistero. Sembra di leggere la trasposizione a fumetti di uno di quei thriller scritti con il pilota automatico in cui magari ci sono un paio di intuizioni felici, annacquate da dialoghi stereotipati e situazioni inverosimili (vedi ad esempio qui l’incredibile intuizione di Dylan sulla bomba nella propria auto).  Come nella seconda storia di questo Maxi, anche qui le battute di Groucho sono pessime. Essendone forse consapevole Manfredi tenta di alleggerire i toni con altri espedienti come quello del sostituto di Jenkins. Montanari & Grassani firmano invece i disegni abbondantemente peggiori del trittico. Non si capisce perché in alcune vignette abbiano preso in prestito il volto di Dylan disegnato da Bruno Brindisi. E nemmeno si capisce che razza di forme abbiano i pezzi dei puzzle inviati dall’ “unabomber” di turno.

Un Maxi nel complesso non sufficiente, lontano dai fasti (moderati) di quello pubblicato l’anno precedente.

Curiosità: (1) I personaggi di Perry e Bernie sembrano ispirati, oltre che per il mestiere anche nelle fattezze, a Peter e Egon di Ghostbusters. (2) Il brano cantato da Perry a pag. 278 (82° tavola) è Angie dei Rolling Stones. (3) Come in altre storie di Manfredi anche in questa troviamo un Bloch particolarmente suscettibile. (4) Da segnalare un refuso a pag. 210 (14° tavola), prima vignetta. Manca un “si” nella frase di Dylan “I pezzi sono di legno, come usava una volta”.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Angie)

CITAZIONE: “Mi lascio sempre travolgere. Vivo gli incubi dei miei clienti e quando non riesco a risolverli vado a fondo con loro”.

VOTO: 5

Soggetto: Manfredi (13)

Sceneggiatura: Manfredi (13)

Disegni: Montanari & Grassani (33)

lunedì 13 novembre 2023

Dylan Dog Gigante n. 7 - Il terzo occhio

 

Taglia il naso alle sue vittime con precisione chirurgica e quindi estrae la ghiandola pineale… Non è prigioniero della follia, ma delle regole di un antico rituale. Segue le orme del feroce Sir Kenneth, signore feudale di Tooting ed esperto negromante. Dylan Dog deve fermarlo prima che trovi ciò che sta cercando: il potere di trasmigrare di corpo in corpo, il dono demoniaco dell'immortalità…

Dopo il deludente La preda umana, parziale riscatto per Manfredi con questa discreta storia che mescola giallo, flashback medioevali e reincarnazioni. C'era stato già Killex a cercare l'anima, qui però si va a parare da tutt'altra parte con una trama che magari non sarà il massimo dell’originalità ma è trainata da una sceneggiatura piuttosto vivace. Come sempre accaduto nelle storie scritte dal buon Gianfranco ritroviamo ancora una volta un Dylan bravo a investigare, questa volta coadiuvato dalla dura e mascolina poliziotta dal cuore tenero, Beth Warton (gran personaggio). Tra i due a livello sentimentale non nascerà nulla però, in quanto Dylan è qui più attratto dalla bella e disinibita Lisa, la cui sensualità è accentuata dal tratto elegante di Di Vincenzo. Rispetto agli standard manfrediani c’è una dose maggiore di umorismo, ma di nuovo una sua storia si conclude con un finale che appare sbrigativo. Ben orchestrate le sequenze degli efferati omicidi grazie all’inusuale metodo di “reclutamento” delle vittime da parte del killer e alla generosa quantità di sangue dovuta alla sua truculenta ricerca della ghiandola pineale. La migliore però è quella della vecchietta assassina di pag. 137 (17° tavola), per quanto appaia avulsa dal contesto, una scena che rimanda da una parte un po’ a Gli Uccisori e a dall’altra ad alcune repentine e sorprendentemente ingiustificate esplosioni di violenza chiaverottiane. Anche in questa circostanza si rivela determinante il contributo di Di Vincenzo che disegna una nonnina davvero da brividi (penultima vignetta) e in generale in questa storia fa un uso del nero e del chiaroscuro assolutamente intrigante.

Curiosità: (1) A pag. 162 (42° tavola) nell’ufficio di Beth si intravede appeso alla parete un poster… di Nick Raider (!!), personaggio Bonelli alla cui serie Manfredi aveva collaborato come sceneggiatore tra il 1996 e il 1998. (2) Alla pagina appena citata e in quelle successive in cui è disegnato l’ufficio di Beth si nota un altro poster, stavolta dedicato a Gun Smith Cats, il manga di Ken’ichi Sonoda, pubblicato anche in Italia da Star Comics.

BODYCOUNT: 12

TIMBRATURA: Sì (1, Lisa)

CITAZIONE: “Beh, morire non è mai una cosa intelligente”.

VOTO: 7

Soggetto: Manfredi (12)

Sceneggiatura: Manfredi (12)

Disegni: Di Vincenzo (2)