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domenica 25 gennaio 2026

Almanacco della Paura 2007 - Il capolinea

 

Un autobus corre nella notte lungo la Dark Line, una linea che nessuno ricorda esserci mai stata, raccogliendo, una fermata dopo l'altra, passeggeri apparentemente comuni, ognuno con la propria storia fatta di speranze deluse e sogni infranti. Uomini e donne in bilico sulla linea sottile che divide la luce che abbaglia dalle tenebre che celano fameliche creature pronte a sbranare gli sventurati che capitano loro a tiro. Una trappola mortale nella quale l'Indagatore dell'Incubo diviene per tutti… la sola speranza!

Quarta storia per Marzano, che ritorna sull’Almanacco sulle pagine del quale aveva esordito tre anni prima. Storia che ha qualche punto in comune, a livello ideologico, con Il treno dei dannati di Ruju (non a caso citato a pag. 73, o 39° tavola, tra le avventure dylaniate su mezzi di trasporto, insieme a Titanic) e che, non so perché, mi ha sempre richiamato alla mente qualcosa di indefinitamente kinghiano. Si parte benissimo, complice anche un Casertano quasi "vecchia" scuola (almeno per quanto riguarda i primi piani, mentre gli sfondi sono quasi sempre bianchi o spogli), si respira quasi l’aria dei vecchi tempi: l'idea dell'autobus che mostra sprazzi di possibili futuri dei passeggeri senza inutili spiegazioni e i "perduti" del piano superiore funzionano. A penalizzare il tutto arriva però la parte finale: non è tanto il ricorso alla speranza, sostanzialmente corretto, ma il modo stucchevole in cui il messaggio viene veicolato, in maniera anche troppo esplicita. Di fatto si "perdono" solo quelli che fin da subito apparivano designati (Marzano ce la mette davvero tutta per renderci antipatico Travis e ci riesce), mentre il sacrificio di uno (o più) dei comprimari "positivi", oltre ad essere un dazio doveroso per il genere horror, avrebbe dato maggior pathos e incertezza alla conclusione. Anche l’assenza di Groucho è pesante, perché le sue battute sarebbero servite come il pane per sdrammatizzare alcuni momenti. La copertina di Stano, Dylan a parte, è bruttina.

Curiosità: Le pagine dei dossier dell’Almanacco  tornano a colori nel 2007 dopo 14 anni dall’ultima volta.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non ha mai voluto dirci il suo nome… ma può essere uno solo… speranza.”

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (4)

Sceneggiatura: Marzano (4)

Disegni: Casertano (31)

Uscita: marzo 2007


lunedì 19 gennaio 2026

Dylan Dog #244 - Marty

 

Julian Kidd è giovane, bello, ricco e molto, molto vendicativo! Non provate ad essere scortesi, con lui… la paghereste cara, facendo una fine poco piacevole, probabilmente bagnata dal vostro stesso sangue! Marty Kevorkian è un pensionato, grassoccio e dall'aria un po' triste. Di carattere mansueto, vive in un'abitazione modesta e sulla sua agendina ha scritto il nome di un solo amico: Dylan Dog. Può esserci un legame tra due vite così distanti come quelle di Julian e di Marty? E perché Dylan, in questi giorni, è colto da una profonda malinconia?...

Premessa: tutto il post, scheda compresa, è piena di spoiler. Valutate se proseguire.

Se Ucronìa si poteva considerare come l'addio al personaggio, Marty potrebbe idealmente rappresentare il commiato di Sclavi dinanzi ai lettori e come tale lo valuto, anche se questo non è l’ultimo albo che ha scritto. Qui il Tiz, con l’apporto al soggetto della moglie Cristina Neri, si fa apparentemente uno e trino: è Dylan, è Marty, è (e allo steso tempo non è) il killer con le fattezze di Jude Law. Aderendo al suo stesso dogma del "non è successo niente" la triade diviene bipolarismo (uno dei tre non esiste nemmeno nella finzione): uno (Sclavi-> Dylan, Marty->Julian Kidd) è un po' quello che l'altro avrebbe voluto essere, ma in fondo si può notare come Dylan e Marty (e quindi Dylan e Sclavi) si somiglino tantissimo. Persino Dylan conduce una vita da pensionato! Sclavi ricerca la commozione in modo più spontaneo rispetto alla lacrima facile di altri albi come Johnny Freak, ma forse troppo esplicitamente e in maniera troppo insistita per emozionarmi davvero, anche se ce la mette proprio tutta e un po' ci riesce nel convincermi che il male brutto, quello vero, è la solitudine. Un gran classico di Dylan Dog. Però mi commuove di più pensare che se ne è andato lui come autore dylaniato e qui torniamo al commiato di cui sopra. Saluto reso ancor più evidente dal ricorso a tematiche ed espedienti narrativi appartenenti più all’epoca dei “primi 100” che del decennio successivo e che lo stesso Dylan sembra voler stancamente ricordare sulle pagine del suo diario. La solitudine, l’emarginazione, il binomio amore-morte, i “mostri siamo noi” (tutti sono potenziali assassini), lo splatter esagerato e catartico (spettacolare pag. 82), lo spettro sumero nel frigorifero, il male incurabile, l’assassino che ripara i torti piccoli e grandi subiti nel passato (e qui si apre un ulteriore spettro di ulteriori “auto-citazioni” relative alle vittime, vedasi l’impiegata maleducata, ecc..), tutto già visto/letto, persino alcuni omicidi (tutti ben “coreografati”) e alcune battute di Groucho (es. pag. 15 “si è poi sposata tua mamma”?) sono rivisitati o riciclati. Non tutto torna nella costruzione della vicenda: come può Marty essersi vendicato, tramite Julian Kidd, dei propri genitori visto che erano già morti? In più le date sulla lapide della madre sono inconciliabili con l’età di Marty. Prime due pagine e ultima (con citazione di Guccini) invece lasciano il segno. Molto bene Casertano, che, sulla carta, non sembrava adatto al tipo di storia, ma che come al solito riesce ad esprimere molto bene le emozioni dei personaggi e nelle sequenze degli omicidi (ottima anche quella di pagg. 74-75) riesce sempre a dare quel quid in più, versando ettolitri di china. La copertina di Stano descrive al meglio la mestizia e la malinconia che si respirano nel corso dell’albo.

Albo di difficile valutazione.

Curiosità: (1) Titolo e co-protagonista dell’albo, come ci viene rivelato nell’Horror Post, sono un omaggio al film Marty, vita di un timido (Marty, 1955) vincitore di 4 premi Oscar e della Palma d’Oro al Festival di Cannes, diretto da Delbert Mann e con Ernest Borgnine protagonista. (2) Si rivede Botolo che sulla serie regolare non appariva, se non vado errato, dal n. 127. (3)Trentesima storia disegnata dal veterano Casertano, qui giunto alla sua 14° (e non ultima) collaborazione con Sclavi. Un sodalizio fortunatissimo. (4)A pag. 15 viene citato il la raccolta di massime Pessimismi di Eric Marcus.

BODYCOUNT: 9 (di cui 8 solo immaginati)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non sono un pessimista, sono un ottimista che ha fatto molte esperienze”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Sclavi (124), Neri C. (2)

Sceneggiatura: Sclavi (132)

Disegni: Casertano (30)

Uscita: gennaio 2007


lunedì 24 novembre 2025

Dylan Dog #227 - Istinto omicida

 

Joe Storm è il conduttore del più seguito talk-show televisivo di tutta l'Inghilterra. Quello che i telespettatori non sanno è che Storm ha un hobby segreto: vivisezionare chiunque riesca a risvegliare in lui una accecante sete di sangue! Dopo ventisei barbare esecuzioni,, Storm viene scoperto, arrestato e condannato all'ergastolo, per poi morire misteriosamente nella cella in cui era rinchiuso. Ma quando un altro assassino inizia a mietere vittime seguendo lo stesso stile del serial killer scomparso, Dylan entra in azione per scoprire se Joe Storm sia davvero tornato dall'Aldilà...

L’usato sicuro su Dylan Dog non è mai mancato. Il riciclo di idee, situazioni, personaggi, atmosfere ed espedienti narrativi era d’altronde già una necessità quasi fisiologica all’approssimarsi dei vent’anni di vita editoriale della serie, soprattutto per gli autori meno in sintonia con il protagonista oppure per quelli eccessivamente prolifici. Laddove non si è tradotto in una mera imitazione, questo recupero ciclico non è di per sé un male. In quest’albo Masiero ci presenta un killer che ha molto in comune con Killex, esplicitamente citato con tanto di richiami ai nn.  80 e 129, e che quando entra in azione sfodera il look dell'Uomo Invisibile del mitico n. 19. Anche nel prologo, il ricorso “al fumetto nel fumetto” è qualcosa di già visto e l’andamento della sceneggiatura, con il suo oscillare tra possibili colpevoli, fa venire in mente soluzioni simili viste in altri albi. Ma al netto di questa scarsa originalità, la storia regge e se funziona lo fa principalmente grazie ai disegni di Casertano che con il suo tratto, se pur a volte tendente al caricaturale, riesce a trasportare il lettore “ai bei vecchi tempi”.  Il suo modo di rappresentare il sangue, denso, scuro e le armi da taglio è riconoscibilissimo ed è rimasto sostanzialmente intatto, nonostante l’evoluzione progressiva del suo stile. Notevoli tutte le tavole finali, dall’arrivo di Dylan al capannone in poi, con il ritrovamento del cadavere in formalina, il particolare delle labbra e l’oscurità che avvolge i personaggi. Il Giampo, però, non può nascondere i difetti. Troviamo qui un Groucho quasi inutilizzato e un Jenkins al minimo storico (penose le battute che lo coinvolgono). Il fatto che Joe Storm sia un presentatore televisivo non ha la benchè minima rilevanza nella vicenda se non per la sequenza dell’incubo di Dylan, ripresa anche nella bruttissima copertina di Stano. Il motivo per cui Dylan, che peraltro non risolve il caso, dubita del video in cui è stata registrata la morte di Storm è quanto mai opinabile: ok che le telecamere erano molteplici, ma ognuno sarà stata collegata a un monitor e a una propria registrazione, o forse Dylan si aspettava un nastro sottoposto a montaggio analogico come fosse un film?? Il finale amaro, che omaggia platealmente Seven (o Se7en, se preferite) di David Fincher, risulta invece azzeccato.

Puro mestiere, ma tutto sommato piacevole.

Curiosità: (1)Casertano si regala un ennesimo cameo a pag. 71, penultima vignetta. (2)A pag. 58 Martha fa ascoltare a Dylan il brano Good Woman di Cat Power. (3)Si rinnova la campagna dylaniata contro l’abbandono degli animali anche per l’anno 2005 con un bel disegno di Nicola Mari pubblicato nell’Horror Club (inedito).

BODYCOUNT: 6 (+26 già precedentemente uccisi da Joe Storm)

TIMBRATURA: Sì (1, Martha)

CITAZIONE: “All’inferno! E’ lì che andrò amico mio. Ma tu perché non mi precedi? Non è poi tanto male laggiù, sai?”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Masiero (3)

Sceneggiatura: Masiero (3)

Disegni: Casertano (29)

Uscita: agosto 2005


martedì 4 novembre 2025

Dylan Dog #220 - Concorrenza sleale

 

Debbie Doyle, bella, ricca, intelligente ha deciso di rubare i clienti all'Indagatore dell'Incubo, a colpi di concorrenza sleale. Oltre ad avere aperto il suo ufficio proprio in Craven Road e ad avere come tariffa novanta sterline al giorno più le spese (dieci sterline in meno del salario richiesto da Dylan!), Debbie si avvale per le sue indagini degli ultimi ritrovati tecnologici. Per la prima volta, il nostro eroe si trova a fare i conti con un nemico molto più pericoloso di zombi, vampiri, lupi mannari e mostruosità assortite. Una rivale agguerrita e senza pietà, decisa a espropriarlo del suo territorio di caccia: l'Incubo!

Il 2005 dylaniato si apre con un soggetto che meglio sarebbe stato adatto a un “grouchino”. Il folle assistente dell’indagatore dell’incubo è infatti autentico mattatore e vero assoluto protagonista dell'albo. Il numero di battute sparate a raffica per tutta la sceneggiatura penso sia un record per la serie, ma ritroviamo qui anche un Groucho “serio” che partecipa attivamente all’indagine, spronando un Dylan particolarmente rinunciatario e a tratti irriconoscibile (all’inizio dichiara pure di essere stufo dell’horror!!!) e supportandolo da vero amico. E il baffo riesce pure a fare breccia nello scontroso cuore dell’antipatica Lizzie! Del resto l’idea di base nasce come una sorta di parodia al femminile di Dylan Dog, com’è evidente fin dalla copertina di Stano, visto che Ruju insiste, pure fin troppo, a ricalcare Debbie Doyle sul nostro: stesse iniziali, stesso abbigliamento (almeno dalla cintola in su), assistente al seguito (che però è l’antitesi di Groucho), studio a due numeri civici di distanza in Craven Road con tanto di corridoio pieno di mostri e identica poltrona su cui Debbie siede con le mani in posizione dylandoghiana. Un’imitazione in piena regola che però mostra la corda già dopo le prime 30-40 pagine. Da qui la storia comincia a trascinarsi faticosamente in trasferta, crollando in un finale colmo di incongruenze: perché Debbie fa di tutto per inimicarsi Dylan se ha bisogno di lui?  Perché partecipa all’indagine se fino a poco tempo prima aveva fatto di tutto per restarne fuori, arrivando addirittura ad usare un nome d’arte?? Come fanno i fantasmi a sapere il cognome della gente sbagliando però clamorosamente persona? Tutti difetti che confermano quanto Concorrenza sleale sarebbe stata perfetta per un formato breve in stile “grouchino”. Per fortuna ci sono i disegni di Casertano a rendermi magnanimo. Il Giampo, che si regala anche un cameo nell’ultima vignetta dell’albo, riesce a far emergere con forza il suo tratto malgrado le vignette siano quasi 5-6 per tavola e fitte di dialoghi e battute, supplendo alla carenza di spazi con qualche piccolissimo sforamento dalla “gabbia bonelliana”.

Curiosità: (1)Lizzie rimarca una non-somiglianza di Dylan.. a Hugh Grant!! (2)A pag. 28 viene citato (criticato?) indirettamente il libro Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. (3)A pag. 53 Groucho cita liberamente il panglossismo deriso da Voltaire nel suo romanzo Candido. (4)Nell’Horror Club (inedito) troviamo Dylan, in un bel disegno di Stano, a far da testimonial a una nuova campagna sociale, questa volta contro la dipendenza dall’alcool (e chi meglio di lui..)

BODYCOUNT: 1 (+ una serie di morti non quantificabili nel flashback)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Beh, non potevi pretendere di essere sempre il miglior indagatore in un campo dove non ne esistono altri”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (58)

Sceneggiatura: Ruju (58)

Disegni: Casertano (28)

Uscita: Gennaio 2005


giovedì 25 settembre 2025

Dylan Dog #209 - La bestia

 

Rick Samson è avviato a diventare un'autentica stella del cinema. Possiede qualcosa che agli altri manca... La "bestia", dice lui; una energia primordiale che dona alla sua recitazione un'espressività senza pari. Peccato che questa energia non si limiti ad applicarla soltanto al suo lavoro! Eh già, perchè Rick è davvero un brutto tipo, soggetto a spaventosi accessi di collera, tanto repentini, quanto violenti. Che quella "bestia" non sia soltanto una metafora della sua arte? Dylan ne è convinto e cercherà, del tutto inutilmente, di mettere in guardia la compagna di Samson, l'adorabile, dolcissima Julianne...

Dopo aver rimestato nel torbido delle serie TV con La famiglia Milford, in questo n. 209 Medda sposta il suo ironico sguardo critico verso il dorato mondo del cinema. L’indagine di Dylan si concentra su Rick Samson ispirato (come ci viene rivelato nell’Horror Club), non tanto nell’aspetto fisico quanto caratterialmente, all’attore Russel Crowe e alle intemperanze che riempirono i rotocalchi nelle fasi iniziali della sua carriera ad alto livello. Altre citazioni plateali di esponenti dello star system hollywoodiano sono Leo De Carlo e Scott Ripley (con il suo film “Son of the Gladiator”) insieme ad altri omaggini sparsi qua e là.  Kostas Stavros, l’agente di Samson, ha invece un cognome di sclaviana memoria. Non troviamo guizzi o soluzioni particolarmente originali, ma ci sono i dialoghi che ti aspetteresti, e Dylan, Groucho e Bloch si comportano come dovrebbero (anche se il nostro non “timbra”); manca forse un po' di splatter, gli omicidi sono pochini, comunque il lettore "si sente a casa". Se devo trovare un difetto, non capisco perché Julianne insista a coinvolgere l’indagatore dell’incubo anche dopo la sfuriata del suo boy friend, tanto da invitarlo alla prima di “Of Mice and Men” (con Dylan e Groucho in improbabili abiti di gala) e poi addirittura a cena nella lussuosa villa di Samson. A Medda piace infierire sull'antipatico di turno con una certa soddisfazione, qui non si smentisce, rimediando a una risoluzione del caso fin troppo banale. Non è uno degli albi in cui il lavoro di Casertano riesce a fare la differenza come in altre occasioni, ma il buon Giampiero si conferma irraggiungibile quando si tratta di disegnare personaggi sotto la pioggia battente (anche se qui sono solo poche vignette). Ottima la realizzazione dell’effetto “film” nella sequenza al cinema e notevole il volo di De Carlo a pag. 50. Non mi convince invece la bestia confezionata da Stano in copertina, né per la colorazione (troppo scura), né per la sovrapposizione di Dylan che ha un effetto che pare posticcio.

In conclusione, un'indagine standard, quasi di routine per il nostro Old Boy, che si attesta su livelli di sufficienza.

Curiosità: (1) Se Samson nell’albo riesce sempre a scampare dai guai con la giustizia, non altrettanto fece la sua controparte reale Russel Crowe che nel 2005 venne arrestato a New York per aggressione dopo avere colpito in faccia, con un telefono, un impiegato dell'albergo dove alloggiava. (2) Dylan torna ad avvalersi dell’aiuto di Stan, l’archivista esperto informatico conosciuto nel n. 198 La legge della giungla. (3) Il romanzo Uomini e topi di John Steinbeck, omaggiato da Medda nell’albo, è stato realmente trasposto per il grande schermo due volte: la prima nel 1939 (con Lon Chaney Jr. nei panni di Lennie), la seconda nel 1992 (con John Malkovich nelle vesti del protagonista).  (4) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicato un bel disegno di Fabio Celoni che raffigura Paperino in versione Dylan Dog.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L’ho guardato negli occhi e non ho visto un essere umano… Ho visto lo sguardo di una bestia assetata di sangue”.

VOTO: 6

Soggetto: Medda (12)

Sceneggiatura: Medda (12)

Disegni: Casertano (27)


lunedì 10 marzo 2025

Dylan Dog #196 - Chi ha ucciso Babbo Natale?

 

Ai tempi delle spade e delle furiose battaglie corpo a corpo erano considerati quasi degli eroi guerrieri indomiti e feroci che nulla e nessuno avrebbe potuto fermare. Ma ora, nella Norvegia dei nostri tempi, gli individui segnati dalla maledizione dell'orso sono soltanto una vergogna da nascondere. Roald Thornsen è uno di questi sventurati, ospitati in una sorta di ospedale-prigione, nella regione di Helgeland, ma qualcuno decide di mandargli una lettera per Natale. Una lettera dall'Inghilterra, che condurrà il povero guerriero-orsoa incrociare la sua strada con quella di Dylan Dog!

Al cinema non sono mancati gli horror a tema natalizio, con tanto di killer che indossano il vestito del buon Santa Claus come di recente ha fatto il “simpatico” Art in Terrifier 3 di Damien Leone. Lo stesso accade anche in quest’albo, con il gigantesco Roald che se ne va in giro sotto la neve a mietere vittime vestendo i panni di Babbo Natale apparentemente per puro caso, ma le coincidenze in Dylan Dog non sono mai tali. Ruju confezione una storia solida, senza tanti fronzoli, tesa, veloce e asciutta come l’imponente omicida di pochissime parole venuto dalla Norvegia. Si respira a pieni polmoni atmosfera da slasher anni '80, con tanto di trauma familiare dell'assassino legato a un tragico evento del passato e personaggi caratterizzati a livello di poco più di carne da macello, come da tradizione del genere. Ruju rispolvera una filastrocca in stile “primi 100” e attinge ancora dalla mitologia norrena come aveva appena fatto nell’episodio “Il branco” contenuto nello Speciale n. 16. In quell’occasione aveva fatto ricorso alla leggenda degli Ulfhednar, i guerrieri-lupo, mentre stavolta si serve di una figura affine, ma ben più nota, il Berserker che si va così ad aggiungere alla lista dei mostri più o meno classici affrontati in tanti anni dal nostro. Dylan, in trasferta per altri motivi, entra in maniera casuale nella vicenda, ma si mostra subito sul pezzo, ben più della malcapitata polizia locale, modello “Signora in giallo”! Al suo fianco troviamo un Groucho in gran forma. Peccato che gli omicidi rimangano quasi tutti fuori campo, con splatter non pervenuto, che è un po’ come vedere un capitolo di Venerdì 13 tutto tagliato. Il finale ha qualche scricchiolio (Serena innamorata di Vincent???), ma per il resto è apprezzabile e il comportamento di Dylan davanti al “mostro” assolutamente coerente. Nell’Horror Club (inedito) ci viene rivelato che un nostalgico Casertano ha voluto fare un tuffo nel passato riavvicinandosi, come segno, allo stile dei suoi primi albi dylaniati. Il che è in parte vero perché è evidente la marcia indietro rispetto al tratto grottesco adottato in albi di poco precedenti come Il "progetto" o Requiem per un mostro. Ne viene però fuori uno strano ibrido che non mi ha convinto del tutto e anzi ho trovato alcune vignette che non dico “tirate via”, ma indubbiamente meno incisive rispetto al consueto standard di eccellenza del “Giampo”. Bella la copertina a tema di Stano, anche se Dylan sembra avere le orecchie “a sventola”. Stuzzicante il titolo anche se un tantino fuorviante.

BODYCOUNT: 16

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Notte di ghiaccio, notte di neve, viene Natale con passo lieve”.

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (48)

Sceneggiatura: Ruju (48)

Disegni: Casertano (26)


venerdì 21 febbraio 2025

Dylan Dog #190 - Il segreto di Mordecai

 

Davvero memorabile l'ultima esibizione del gitano Mordecai Hildebrand Chase, illusionista e ipnotista famoso nella Londra vittoriana! Arrestato con l'accusa di aver ucciso in scena la sua assistente, venne scortato dall'ispettore Herbert, antenato del nostro Bloch, al palcoscenico definitivo, quello su cui si sarebbe svolta la sua impiccagione. Ciò che nessuno si sarebbe aspettato, però, è che Mordecai resuscitasse subito dopo che il cappio gli aveva spezzato il collo, né che qualcuno si premurasse di eliminare, al giorno d'oggi, chiunque investighi sul segreto di Mordecai. Come la bella Sondra e un certo Dylan Dog, per esempio...

Ruju ha sempre avuto una notevole fantasia nella rappresentazione della Morte: dal pupazzo della piccola Pearl in Scanner, al simpatico jettatore di Hook l'implacabile, passando per l'esploratore ne La stirpe degli immortali, ecc..). La bionda incappucciata in tenuta sportiva e rollerblade ai piedi è forse la più azzardata si queste personificazioni, quasi blasfema se vogliamo. Eppure non le si può non riconoscere una certa originalità, da divertito e autocompiaciuto "b-movie" (o per meglio sarebbe dire “b-comic” in questo caso). E l'intero albo si mantiene sul medesimo tenore risultando, proprio per questo, gradevole alla lettura, pur presentando una serie di difetti. Per il soggetto e parte della sceneggiatura Ruju prende spunto da due fortunatissimi albi della serie, per di più consecutivi: Attraverso lo specchio (esplicitamente omaggiato dall’artiglio a pag. 49 e dal mostro a pag. 60 che richiamano analoghi disegni realizzati dallo stesso Casertano nel mitico n. 10) e Diabolo il grande. A parte Sondra, una versione più incattivita e fortunata della Geraldine- “che vita di stenti e privazioni", che è indubbiamente un personaggio riuscito, gli altri comprimari risultano un po' sacrificati, compreso il Mordecai del titolo nonostante l’ampio spazio concessogli nel prologo. Avrei proprio evitato la presenza del bisnonno di Bloch, che non ha alcun senso neanche in chiave comica, mentre è da notare come il “nostro” Bloch si comporti in maniera davvero inusuale ostentando, lui che è così  pragmatico, paura per una leggenda popolare. Ma è nel finale che la storia “svacca”, offrendo una risoluzione confusionaria e poco convincente (per usare un eufemismo). La presenza di Casertano ai disegni mi rende magnanimo, anche se qui l’ho trovato più “ordinario” rispetto al livello stellare cui ci aveva abituato anche solo pochi mesi prima. La copertina di Stano invece è proprio bruttarella, sia per quanto riguarda la colorazione sia per la raffigurazione dei personaggi.

Curiosità: (1) A pag. 11 Dylan afferma di aver conosciuto un uomo che diceva di essere sopravvissuto ad un’impiccagione. Il riferimento è ovviamente al simpatico Larry Varedo e a La bellezza deldemonio. (2) Nell’Horror Club (inedito) venivano già svelati gli autori del “Dylandogone” 2023, di cui veniva pubblicata in anteprima una vignetta, ovvero Paola Barbato e Giancarlo Alessandrini.

BODYCOUNT: 14

TIMBRATURA: Sì (1, Sondra)

CITAZIONE: “Il nome di Mordecai Chase viene pronunciato a stento ancora oggi. Si dice che ci sia una sorta di maledizione che incombe su quanti si interessano a lui”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (43)

Sceneggiatura: Ruju (43)

Disegni: Casertano (25)


domenica 9 febbraio 2025

Dylan Dog #183 - Requiem per un mostro

 

Quale vuoto lascia una leggenda che muore? Una domanda tragicamente inutile se chi se la pone lo fa soltanto in termini economici. E così il Loch Ness, stretto tra gli interessi di una multinazionale coinvolta nello sfruttamento commerciale di Nessie, le strane macchinazioni dei sindaci della zona e la stupida violenza di chi vorrebbe uccidere la fantomatica creatura del lago, rischia di spegnere la sua millenaria esistenza in una lunga e malinconica agonia. O, perlomeno, questo è ciò che accadrebbe se non si aggirasse in zona un certo Dylan Dog!

Tocca a Barbato e Casertano chiudere l’annata dylaniata 2001, dopo averlo inagurato con il n. 172 uscito a gennaio. Lo fanno con quella che forse la più sclaviana tra le storie scritte da Paola (figlia però dello Sclavi post 100, quello di albi tipo Il lago nelcielo), scritta magistralmente almeno fino all'immancabile, anche se quanto mai obbligatorio, spiegone finale Da notare come in quel periodo l'aspetto ambientalista di Dylan si sia ingigantito fino ad essere esasperato come accado in quest'albo e nel di poco precedente Speciale n. 15. E pensare che un centinaio di numeri prima Dylan prendeva bonariamente in giro Dea, la sua fidanzata di turno attivista ambientalista ne L'ultimo plenilunio. Finale giusto, che lascia nell’incertezza che ciò che il nostro stia vedendo sia un’allucinazione o forse una speranza cui aggrapparsi, perfettamente in linea con il motto dylaniato "I want to believe" mutuato da X-Files. Di horror neanche l’ombra, ma Dylan è comunque particolarmente attivo e combattivo. Quasi da cartone animato il modo assurdo con cui tenta, riuscendoci, di liberarsi dalla rete in cui era rimasto intrappolato. Nel complesso un buon albo, che però non è mai riuscita ad entusiasmarmi. Sarà che sul tema del mostro di Loch Ness a mio avviso aveva già detto tutto Il club dell’orrore, il primo mitico Speciale che proponeva diverse variazioni sul tema, compresa quella che Nessie non esistesse. Casertano ai disegni conferma il suo rinnovato di grazia, ma considerato il tipo di storia ci avrei visto meglio Brindisi al suo posto. La copertina di Stano si fa apprezzare per l’insolitamente minaccioso mostro lacustre.

Curiosità: Nell’Horror Club (inedito) tutto l’orrore dell’11 settembre 2001 in un bel disegno di Angelo Stano in cui un attonito Dylan tiene in mano Cuore di Tenebra di Joseph Konrad

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non avete mai preso in considerazione la possibilità che le cose esistano fintanto che c’è qualcuno che crede in esse?”

VOTO: 7,5

Soggetto: Barbato (10)

Sceneggiatura: Barbato (9)

Disegni: Casertano (24)


martedì 28 gennaio 2025

Dylan Dog #176 - Il "progetto"

 

Alden Clay non esiste. Ma non è il solo. Anzi, sono tanti quelli come lui, che lavorano, hanno una casa, una famigliaeppure non esistono. Sono i cittadini ideali di un mondo ideale. Sono le avanguardie del "Progetto", una misteriosa cospirazione su scala mondiale, che mira al controllo totale delle anime. Certo, qualche incidente di percorso di tanto in tanto accade; come quello che costa a Dylan un'accusa di omicidio. Per fortuna, patrocina la sua causa la giovanissima Lee Riker, animosa e innamorata. Ma forse anche Lee sta cambiando, sta cominciando a non esistere

Ultima storia di Sclavi prima di una lunga pausa che sarebbe durata qualche anno. Le idee per il Tiz scarseggiavano già da tempo, in quel periodo si era dedicato a sceneggiare soggetti scritti da altri e quando invece il canovaccio era suo, come avevamo notato commentando Per un pugno di sterline, spesso si trattava di un rimescolamento, con “taglia e cuci”, di spunti e situazioni di albi del passato. Ma il papà di Dylan ha sempre saputo insaporire gustosamente anche le minestre riscaldate e questa non fa difetto. Vengono esplicitamente tirati in ballo gli alieni, presenti anche nella “furbetta” copertina di Stano, con la citazione diretta degli albi (nn. 61, 131 e 136) che compongono la cosiddetta trilogia ufologica. Abbiamo il classico ometto qualunque, un signor “nessuno”, ad aprire la storia, vittima e allo stesso tempo carnefice. Abbiamo la grande cospirazione che trascende addirittura la politica, il “contagio”, Dylan accusato di omicidio, l’indagine in provincia e pure una vecchia fiamma (l’avvocato in miniatura Lee Riker, apparsa in CattiviPensieri e qui ri-timbrata per l’occasione). Tutte cose già viste e lette, eppure Sclavi scrive una sceneggiatura divertente, frizzante, che non vuole prendersi sul serio, ma senza rinunciare a momenti assolutamente inquietanti, lanciando un’invettiva ingenua, ma anche in qualche modo profetica, contro l’uso dei telefoni cellulari. Anche l’impianto del microchip nel cervello sembra premonitore di certe teorie complottiste, anche se probabilmente il Tiz aveva in mente il romanzo Il Terminale Uomo (The Therminal Man) di Michael Crichton. Memorabile l'antagonista di turno che crede ciecamente nel progetto e fa di tutto per portarlo avanti, pur non sapendo minimamente in cosa consista né a cosa serva. Pregevole il finale aperto. Casertano, che festeggiava in quei giorni il suo 40° compleanno, qui spinge ancor di più il suo stile verso il grottesco, avvicinandosi per certi versi a Bacilieri, sposando alla perfezione sia il lato umoristico della storia, sia quello orrorifico (vedasi la sequenza della testa che esplode, pagg. 42-43). Apprezzabili anche le sue sperimentazioni in mezza tinta.

Curiosità: (1) Casualmente Dylan si trova ad avere problemi con la giustizia (2 volte accusato di omicidio e 1 di rapimento) in ben 3 albi consecutivi (comprendendo la storia dell'Almanacco) in soli due mesi! (2) Per la prima volta il titolo di un albo dylaniato è “virgolettato”.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: Sì (1, Lee, ritimbrata)

CITAZIONE: “Non esistere è bello. Se uno non esiste, non gli può capitare niente di male. Non deve più avere paura”.

VOTO: 8

Soggetto: Sclavi (121)

Sceneggiatura: Sclavi (129)

Disegni: Casertano (23)


giovedì 23 gennaio 2025

Dylan Dog #172 - Memorie dal sottosuolo

 

Una famiglia decisamente particolare, quella dei Pennycoat di Downcourt. Una famiglia di sanguinari assassini. Ma una maledizione, scaturita dalla terribile condanna a morte pronunciata contro l'innocente Hezel, li sta sterminando. E per Dylan inizia una corsa contro il tempo. Bisogna trovare l'ultimo dei Pennycoat: colui che custodisce le "memorie del sottosuolo"!

Inizia la rilettura dell’annata 2001, anche se la storia è uscita nel dicembre del 2000 e quindi, come giustamente leggiamo nell’Horror Post, chiudeva l’anno. Io mi sono sempre basato e continuerò a farlo, su quello che attesta il tamburino, quindi questo n. 172 è l’albo della serie regolare del GENNAIO 2001, anche se uscito in edicola qualche giorno prima. Finite le precisazioni (non inutili, vedasi la pagina degli “albi di Dylan Dog” su Wikipedia il cui elenco, a un certo punto, si incasina), parliamo di questo Memorie dal sottosuolo, che nessun debito nutre con l’omonimo romanzo di Dostoevskij, a parte il titolo. Paola Barbato sforna un soggetto di altissima qualità, originale e avvincente. L’originalità è una dote che a Paola non ha mai difettato e che differenzia in maniera peculiare i suoi lavori da quelli di altri colleghi bonelliani (Sclavi compreso) che spesso partono da spunti romanzeschi o cinematografici, arricchendoli con citazioni a tema o anche non, per costruirci sopra una sceneggiatura adatta a Dylan Dog. Qui troviamo mistero, soprannaturale, giallo, orrore, omicidi in una storia ancora (mi verrebbe da aggiungere “ahimè”) perfettamente attuale e per questo, forse, addirittura in anticipo sui tempi. Perché il vero mostro qui non si cela tra i Pennycoat ma dietro a un volto rassicurante, insospettabile, che rende così ancora più sordida, turpe, terribile e assurda la violenza perpetrata. Un lupo travestito da agnello, una figura che ritroveremo in altri albi barbatiani (penso a Nebbia). Gli ingranaggi della narrazione si incagliano però nel difetto tipico dei primi lavori dell’autrice: spiegoni su spiegoni e qui non li abbiamo solo alla fine ma anche all'inizio, finendo con il consumare la maggior parte del tempo dell'azione. Ai disegni ritroviamo un sontuoso Casertano, che qui spinge ancor più il suo tratto verso il grottesco, senza però rinunciare alle sue consuete pennellate orrorifiche e alla cura per le emozioni e per gli sguardi allucinati dei personaggi. Ammirando le sue tavole pare quasi di sentire l’umidità della pioggia incessante e l’odore della terra smossa. Strepitosa l'ultima pagina. Inquietante la copertina di Stano che richiama alla mente i “ritornanti” di sclaviana memoria.

Forse meriterebbe un voto anche più alto. Ci penserò su.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Che brutto modo di morire… ma forse non ne esistono di migliori o di peggiori, la morte è sempre la morte”

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (6)

Sceneggiatura: Barbato (5)

Disegni: Casertano (22)


giovedì 2 gennaio 2025

Dylan Dog #165 - L'isola dei cani

 

Non li sentite ringhiare? Stanno arrivando, o meglio stanno tornando come fantasmi rabbiosi, affamati come… cani! Li guida il pirata Moore, mandato sulla forca nel 1703 e sputato dall'Inferno per regolare un conto in sospeso. Cosa lega la leggendaria Isola Nera ai quartieri della moderna Londra? Quale antica stregoneria si nasconde nel caveau della banca Hoskins, Hoskins & Wayne? Le risposte galleggiano nell'occhio dell'impiccato...

Esordio dylaniato in qualità di sceneggiatore per Mauro Boselli, già collaboratore Bonelli di lungo corso, autore di storie per Tex e Zagor di cui era all’epoca anche curatore. Per Dylan in verità aveva già curato il dossier dedicato ai fantasmi apparso sul secondo Almanacco della Paura e quello dedicato ai lupi mannari sull’Almanacco del 1994, ma mai prima di allora si era cimentato ai testi di una storia dell’indagatore dell’incubo. Ad oggi peraltro questo rappresenta l’unico suo albo scritto per la serie ammiraglia dylaniata e uno dei due soli script realizzati per il personaggio. Probabilmente questo suo debutto doveva servire da traino per il lancio di Dampyr, la serie creata da Boselli in collaborazione con Maurizio Colombo che aveva debuttato in edicola neanche due mesi prima. Ma di Harlan Draka e compagni ne L’Isola dei cani non c’è alcun accenno, se non la “marchetta” nella Post dell’inedito (il crossover con Dylan avverrà sì, ma in tempi molto più recenti). La storia ha più il sapore dell’avventura fantastica con venature horror di stampo zagoriano ed evidente influenze “stevensoniane” (non a caso il cliente di Dylan si chiama David Balfour, come il protagonista del romanzo Il ragazzo rapito di Robert Louis Stevenson). Qualche problemino c’è, sia in fase di sceneggiatura sia nella gestione del personaggio. I primi riguardano in particolare la parte conclusiva, con l'incursione fin troppo disinvolta di Dylan nel caveau della banca e il poco giustificato transfer con i due modellini liquidato brevemente con la magia “analogica” e l’immancabile spiegone finale; è evidente inoltre un’eccessiva verbosità. I secondi sono disseminati un po' dappertutto, con un Dylan che se la cava con la tecnologia (anche se invero se ne stupisce) ma dimentica il suo quinto senso e mezzo e si perde spesso in quei "mumble mumble" che vedremo spesso in seguito durante la gestione Gualdoni, nonostante si mostri particolarmente attivo nell’indagine. Però le allucinazioni piratesche, i tuffi nella Londra del passato, il naufragio nell'isola "esotica", l'originalità della sia pur perfettibile trama, le battute di Groucho e i disegni di un sempre ottimo Casertano valgono alla grande il prezzo del bigliet.. ops, dell’albo. Della copertina di Stano non mi piace molto lo sfondo nuvoloso, il resto è ok, in particolare la tonalità scelta accentua bene l’atmosfera lugubre già suggerita dalla presenza della forca.

Curiosità: (1) Come rivelato dallo stesso Boselli in un'intervista rilasciata al canale Pop Culture (che potete visionare qui), originariamente la storia era stata concepita per un DYD Gigante di 224 pagine, con trama incentrata sul Dylan del '600 ad indagare sulla morte del drammaturgo Christopher Marlowe. Dopo 60 pagine di sceneggiatura già pronta, tuttavia, Casertano propose il riadattamento per la serie regolare e così l'albo prese la forma e la sostanza che oggi tutti conosciamo. Il che spiega inoltre la disomogeneità dello script nella parte finale. (Si ringrazia vivissimamente Leprecano per la segnalazione e per averne trovato anche la fonte!) (2) A pag. 9 citazioni dal dramma La tempesta di William Shakespeare, di cui vediamo in bella vista il tono nella seconda vignetta della pagina successiva.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Questa è l’isola dei cani, no? Di che cosa ti meravigli? E’ solo un altro dei motivi per cui i forestieri devono tenersi alla larga dall’isola!”

VOTO: 7

Soggetto: Boselli (1)

Sceneggiatura: Boselli (1)

Disegni: Casertano (21)


giovedì 14 dicembre 2023

Dylan Dog #156 - Il gigante

 

"È l'ora giusta!", dice Wookie il folletto. L'ora delle favole e dei suoi matti personaggi, il piccolo popolo degli gnomi e delle fate. Ma quel mondo incantato contiene anche incubi, e Darby Dadd lo sa. Per questo, deve avvertire Dylan Dog, deve metterlo in guardia contro un'ombra minacciosa che sta sfuggendo alla fantasia per entrare nel mondo reale. L'ombra di un mostro assetato di sangue che attraversa Londra con passi di tuono. L'ombra di Zaron il gigante!

Terzo viaggio in quel di Golconda dopo i nn. 41 e 117, il meno riuscito dei tre, ma ancora su buoni livelli se si evitano confronti con gli illustrissimi predecessori. Si torna alla tesi della fantasia come “antidoto” alla realtà, già più volte dibattuta nella serie, con atmosfere fantasy più rassicuranti rispetto al passato ma con omicidi splatterosi in perfetta salsa golcondiana. In quel periodo la “famiglia” Sclavi aveva già mostrato un intento simile con Il lago nel cielo (tra l’altro qui indirettamente citato a pag. 63) pur se in forma più retorica e stucchevole. Trovo che Il gigante sia assai più divertente e dylandoghiano del n. 151, benché il messaggio di fondo resti fin troppo insistito e palesato, e ne esce battuto, ma solo al photofinish, unicamente sul piano dei disegni. Sebbene per continuità con l’ideale trilogia avrei scelto Piccatto per illustrare l'albo, Casertano non fa comunque rimpiangere il collega e offre una prova maiuscola, anzi gigantesca per restare in tema, facendo convivere scenari da fiaba, fate, folletti, giganti e quant’altro assieme a sanguinolente uccisioni, in modo perfettamente armonico. Tornano gli uomini in bombetta, questa volta vittime anziché carnefici, i corpi senza identità, l’occhio gigante, il piccolo popolo e tutta la magia surreale di Golconda. I dialoghi sono brillanti, le situazioni leggere, le mini-storie interessanti. Irresistibile Jenkins che qui surclassa Groucho per la quantità di sorrisi strappati. Geniale l’idea di Dylan&co. in versione nani da giardino. Peccato per la copertina di Stano: le gambe di Zaron risultano posticce rispetto allo sfondo. Inoltre non riesco a comprendere quelle zone senza pelo… Sono lo ginocchia? Sembra quasi che il gigante indossi delle calze pelose!

La coppia Sclavi-Casertano si conferma garanzia di qualità, anche se non a livello dei capolavori sfornati nel primo decennio di vita editoriale dylaniata.

Curiosità: (1) A pag. 49 Sclavi ribadisce il teorema 3x0 = 3, cavallo di battaglia del n. 125. (2) Con quest' albo Casertano taglia il traguardo delle 20 storie disegnate per Dylan Dog. (3) A pag. 44, la vignetta grande omaggia il dipinto Il colpo da maestro del taglialegna fatato di Richard Dadd.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Il bosco di Golconda, poco fuori Londra. Un posto normale… o quasi… molto quasi

VOTO: 8

Soggetto: Sclavi (115)

Sceneggiatura: Sclavi (122)

Disegni: Casertano (20)