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domenica 21 dicembre 2025

Dylan Dog #236 - Vittime designate

 

Ian Benson è una modesta persona come tante. Non fa una vita particolarmente eccitante, lavora per la ditta del suocero, ha una moglie che lo sopporta e un giovane figlio che per lui è quasi un alieno. Il signor Benson, però, non è affatto tranquillo e sereno. È convinto che il fantasma di una donna lo stia perseguitando e per persuadere Dylan ad aiutarlo a liberarsene riesce addirittura a mostrargli una fotografia dello spettro.  Perché l'affascinante ectoplasma ha preso di mira proprio quest'uomo qualunque?

Storia nata da una costola della doppia dei nn. 198-199 “La legge della giungla/Homo homini lupus", con cui condivide la battaglia di Dylan contro la "legge del più forte", introducendo anche di riflesso il tema del bullismo. A questo proposito bellissimo il dialogo al college con il bidello (?), che espone la sua poco condivisibile teoria sulle vittime, colpevoli (di mancanza di coraggio) quasi come i loro carnefici. La sceneggiatura è solida e asciutta, senza picchi né cali, concentrata sul messaggio di fondo che Medda vuole comunicare e con un apprezzabile finale “cattivo”. In fondo Dylan risolve sì il caso, ma senza prevederne e arrestarne le conseguenze. Mi rimane solo il dubbio di Ian che non avrebbe dovuto vedere il fantasma, ma forse il significato è che, riprendendo il dialogo di cui sopra, il confine tra vittima e carnefice è talmente labile che può addirittura invertirsi (ce lo insegnano anche alcuni film horror). Freghieri  mi era piaciuto nell’allora contemporaneo Il vivaio, mentre qui lo ritrovo con il pilota automatico a pieno regime, con scarsa attenzione anche ai volti stavolta. I tre antagonisti risultano assolutamente anonimi nelle loro fattezze. La copertina di Stano presenta invece un cielo notturno con pennellate “vangogghiane” e un bell’effetto luce a illuminare Dylan e il cadavere.

Curiosità: (1)Per la prima volta Dylan si trova a dover usare, suo malgrado, un telefono cellulare. (2)A proposito dei nn. 198-199, Dylan torna a trovare Stan, l'esperto informatico apparso anche nel n. 209 La bestia. (3) A pag. 43 Dylan finge di lavorare per il programma televisivo "Night Blue", un evidente citazione del programma "Blu Notte" in onda sulle reti Rai dal 1998 al 2010, con la conduzione di Carlo Lucarelli. (4)Nell'Horror Club (inedito) vengono presentati: il primo romanzo di Paola Barbato ("Bilico"), la nuova miniserie Bonelli "Demian" ideata da Pasquale Ruju e il nuovo romanzo di Tiziano Sclavi, Il tornado di valle Scuropasso.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ molto più difficile ammettere a se stessi che non hanno coraggio… Che in una certa misura, per quanto piccola, sono complici dei loro aguzzini

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (15)

Sceneggiatura: Medda (15)

Disegni: Freghieri (45)

Uscita: maggio 2006


sabato 13 dicembre 2025

Dylan Dog #233 - L'ospite sgradito

 

Samantha Morris, una cliente di Dylan Dog, convinta che la fine del mondo sia vicina, si uccide, gettandosi da una terrazza. Quale relazione c'è tra il suicidio di Samantha, un'esplosione di follia collettiva e la creatura invisibile che sembra essersi impadronita dell'abitazione dell'Indagatore dell'Incubo?

Storia notevolissima di Medda, la sua migliore “da solista” per Dylan Dog in my honest opinion. Rispetto alla sua precedente sceneggiatura dylaniata (il n. 222 La saggezza dei morti) in cui il messaggio di fondo era veicolato in modo didascalico e fin troppo palese, qui, almeno fino alle ultimissime pagine, abbiamo il ricorso a un uso sapiente del surreale come non si vedeva da tempo. Per la metaforica discesa agli inferi di Dylan, Medda non attinge all’autoreferenzialità allora imperante nella serie, ma esteriorizza il malessere interiore che progressivamente sconvolge il protagonista proiettandolo su un (altro) mondo che sembra impazzito e destinato all’estinzione. La vicenda parte apparentemente da una situazione classica, ma della cliente di turno non sapremo mai nulla in definitiva, né la sua morte avrà particolare rilevanza. La narrazione che si sviluppa dall’incipit pare (volutamente) girare a vuoto, ma sottotraccia mantiene un ritmo incalzante che trova il suo culmine nella soffertissima sfida finale tra Dylan e l’”intruso”. Peccato per un Groucho prematuramente fuori dai giochi, solo in parte compensato dallo spassoso siparietto di Jenkins a pag. 54. Stano ai disegni  si rivela fondamentale per illustrare quest'albo che parla più per immagini (e didascalie) che per dialoghi, contribuendo a creare un'atmosfera straniante per il lettore, quasi apocalittica considerato il contesto. Sebbene il suo tratto si sia evoluto rispetto a quello “spigoloso” ed espressionista degli esordi, le sue tavole riescono ad immergerci in una dimensione solo apparentemente familiare, ma invece fuori dallo spazio-tempo. La sua copertina ci riporta indietro a una situazione classica da “primi 100”, con Dylan attorniato da non-morti su una metropolitana che riporta la mente indietro  alla cover di Ultima fermata: l’incubo!

Curiosità: (1)Sull’Horror Club (inedito) apprendiamo che la storia è stata ispirata a Michele Medda da un monologo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, “Il Grigio”, pubblicato in forma di racconto anche nella raccolta Questi assurdi spostamenti del cuore. (2)A pag. 12 Dylan guarda in TV Il fantasma dell'opera diretto da Rupert Julian nel 1925, con Lon Chaney nel ruolo indimenticabile di Erik "il fantasma".

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Perché le nostre scelte sono limitate dal fatto di essere obbligati a scegliere, e non vediamo che la nostra vita è governata dal caso…”

VOTO: 9

Soggetto: Medda (14)

Sceneggiatura: Medda (14)

Disegni: Stano (13)

Uscita: febbraio 2006


sabato 8 novembre 2025

Dylan Dog #222 - La saggezza dei morti

 

Dylan deve trovare il modo di fermare una orribile epidemia di ritorni dall'Aldilà che ha il suo epicentro a Lowhill, una tranquilla cittadina di provincia, dove i morti escono dalle tombe e vagano per le strade che percorrevano da vivi!

I morti, come recitava un celebre spot di un altrettanto famoso amaro italiano, conoscono la ricetta contro il logorio della vita moderna. I vivi invece sembrano ignorarla; questa è la morale di questo n. 222 in cui Medda si diverte a ribaltare i classici clichè della serie: basta con il classico paesino della brughiera inglese mezzo abbandonato e con i pochi residenti che sbirciano dalle finestre, i morti non sono zombi se mai ritorna(n)ti con qualcosa da dire (anche se diversi da quelli di Sclavi), un'indagine che va a parare da tutt’altra parte rispetto a ciò che sembrava all'inizio, una finta/vera casa infestata. Se da una parte la storia offre spunti originali, dall’altra soffre però di disequilibrio narrativo: troppo lungo lo spiegone finale che arriva davvero troppo presto (praticamente da pag. 82). Si ha poi una sensazione di inconcludenza nel seguire l’indagine di Dylan ed ho trovato pretestuosa, se pur funzionale, l'improvvisa morte di Brian. Medda mi pare abbia sacrificato un po' di pathos per non perdere di vista il messaggio che voleva mandare, seguendo un’impostazione didascalica più razionale che emozionale, lasciandosi veramente andare solo nella bellissima e quasi poetica ultima pagina. Chi non ha smesso di andare di fretta è Freghieri che non riesce ad essere incisivo come in altre occasioni, stavolta neanche con i primi piani. Gli zombi poi hanno fisionomie poco definite, funzionano meglio quando non li vediamo in viso. La copertina di Stano ricrea un’atmosfera bella orrorifica, con un effetto luce che pare però avere qualcosa di posticcio.

Curiosità: A pag. 16 Groucho cita Xabaras che però non ha nulla a che fare con ciò che succede a Lowhill malgrado la presenza di morti viventi.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ho tutto il tempo del mondo, io”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Medda (13)

Sceneggiatura: Medda (13)

Disegni: Freghieri (40)

Uscita: Marzo 2005


giovedì 25 settembre 2025

Dylan Dog #209 - La bestia

 

Rick Samson è avviato a diventare un'autentica stella del cinema. Possiede qualcosa che agli altri manca... La "bestia", dice lui; una energia primordiale che dona alla sua recitazione un'espressività senza pari. Peccato che questa energia non si limiti ad applicarla soltanto al suo lavoro! Eh già, perchè Rick è davvero un brutto tipo, soggetto a spaventosi accessi di collera, tanto repentini, quanto violenti. Che quella "bestia" non sia soltanto una metafora della sua arte? Dylan ne è convinto e cercherà, del tutto inutilmente, di mettere in guardia la compagna di Samson, l'adorabile, dolcissima Julianne...

Dopo aver rimestato nel torbido delle serie TV con La famiglia Milford, in questo n. 209 Medda sposta il suo ironico sguardo critico verso il dorato mondo del cinema. L’indagine di Dylan si concentra su Rick Samson ispirato (come ci viene rivelato nell’Horror Club), non tanto nell’aspetto fisico quanto caratterialmente, all’attore Russel Crowe e alle intemperanze che riempirono i rotocalchi nelle fasi iniziali della sua carriera ad alto livello. Altre citazioni plateali di esponenti dello star system hollywoodiano sono Leo De Carlo e Scott Ripley (con il suo film “Son of the Gladiator”) insieme ad altri omaggini sparsi qua e là.  Kostas Stavros, l’agente di Samson, ha invece un cognome di sclaviana memoria. Non troviamo guizzi o soluzioni particolarmente originali, ma ci sono i dialoghi che ti aspetteresti, e Dylan, Groucho e Bloch si comportano come dovrebbero (anche se il nostro non “timbra”); manca forse un po' di splatter, gli omicidi sono pochini, comunque il lettore "si sente a casa". Se devo trovare un difetto, non capisco perché Julianne insista a coinvolgere l’indagatore dell’incubo anche dopo la sfuriata del suo boy friend, tanto da invitarlo alla prima di “Of Mice and Men” (con Dylan e Groucho in improbabili abiti di gala) e poi addirittura a cena nella lussuosa villa di Samson. A Medda piace infierire sull'antipatico di turno con una certa soddisfazione, qui non si smentisce, rimediando a una risoluzione del caso fin troppo banale. Non è uno degli albi in cui il lavoro di Casertano riesce a fare la differenza come in altre occasioni, ma il buon Giampiero si conferma irraggiungibile quando si tratta di disegnare personaggi sotto la pioggia battente (anche se qui sono solo poche vignette). Ottima la realizzazione dell’effetto “film” nella sequenza al cinema e notevole il volo di De Carlo a pag. 50. Non mi convince invece la bestia confezionata da Stano in copertina, né per la colorazione (troppo scura), né per la sovrapposizione di Dylan che ha un effetto che pare posticcio.

In conclusione, un'indagine standard, quasi di routine per il nostro Old Boy, che si attesta su livelli di sufficienza.

Curiosità: (1) Se Samson nell’albo riesce sempre a scampare dai guai con la giustizia, non altrettanto fece la sua controparte reale Russel Crowe che nel 2005 venne arrestato a New York per aggressione dopo avere colpito in faccia, con un telefono, un impiegato dell'albergo dove alloggiava. (2) Dylan torna ad avvalersi dell’aiuto di Stan, l’archivista esperto informatico conosciuto nel n. 198 La legge della giungla. (3) Il romanzo Uomini e topi di John Steinbeck, omaggiato da Medda nell’albo, è stato realmente trasposto per il grande schermo due volte: la prima nel 1939 (con Lon Chaney Jr. nei panni di Lennie), la seconda nel 1992 (con John Malkovich nelle vesti del protagonista).  (4) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicato un bel disegno di Fabio Celoni che raffigura Paperino in versione Dylan Dog.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L’ho guardato negli occhi e non ho visto un essere umano… Ho visto lo sguardo di una bestia assetata di sangue”.

VOTO: 6

Soggetto: Medda (12)

Sceneggiatura: Medda (12)

Disegni: Casertano (27)


venerdì 5 settembre 2025

Dylan Dog #203 - La famiglia Milford

 

Impeccabile la famiglia Milford, protagonista di una famosa serie televisiva di qualche anno fa. Ora, però, dopo una puntata celebrativa, i suoi protagonisti cominciano a morire assassinati in modi tanto raccapriccianti quanto impossibili. Un implacabile contrappasso recide le loro esistenze, e Dylan, su richiesta della bella e recalcitrante Ellen, nipote dello sceneggiatore e regista della serie, indagherà gli effetti nefasti della fantasia frustrata.

Paradossalmente sembra quasi una critica all’andamento della testata quella fatta da Medda in quest'albo. Il politically correct tanto biasimato in questo n. 203 stava ormai prendendo sempre più piede anche su Dylan Dog, con splatter ormai quasi bandito, buonismo imperante, rispetto dei “paletti” bonelliani  e correlata presa di distanza da tutto ciò che poteva essere oggetto di censura. Al di là di coincidenze, fortuite e non, la storia regge ancora bene, anche se è molto meno originale de La prigione diCarta che idealmente potrebbe essere considerata come una sorta di ideale prequel di questa per quanto riguarda il discorso meddiano sul "talento" dello scrittore. Non a caso appaiono come comparse, in una sorta di trait d'union ideale, i barboni protagonisti del #114. Stavolta il focus è la frustrazione dell'autore, costretto a scendere a compromessi e ad assistere impotente (ma complice controvoglia) allo stravolgimento della propria opera. Un vero e proprio incubo che reclama una vendetta che arriverà in definitiva fuori tempo massimo. Tra l’altro Bloch, sbroccando nel pub a metà albo, aveva già inconsapevolmente individuato il colpevole! Come fonte di ispirazione, nell’Horror Club viene citata La famiglia Addams, mentre io avevo pensato alla sit-com concorrente I mostri (The Munsters), più simile, a partire dal titolo, ai The Moonster immaginati da Medda. Forse si può intravedere anche un piccolo debito nei confronti del racconto di King (ancora lui!) Il word processor degli dei. La sceneggiatura fila via liscia senza particolari sussulti né in positivo né in negativo, un po’ troppi balloon ma il finale si lascia apprezzare. Piccatto stava vivendo una seconda giovinezza artistica a partire da Il seme della follia e anche qui conferma la sua buona forma. Deludente invece la copertina di Stano, tra le peggiori a mio gusto, tra quelle da lui realizzate per la serie regolare: non mi piacciono né le scelte cromatiche, né il castello sullo sfondo, né la posizione delle braccia di Dylan. La famiglia di mostri è poco definita e sembra “galleggiare”.

Nel complesso un prodotto discreto.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Qualunque cosa tu abbia visto.. non era reale.. era soltanto immaginazione..”

VOTO: 7

Soggetto: Medda (11)

Sceneggiatura: Medda (11)

Disegni: Piccatto (37)


mercoledì 12 marzo 2025

Dylan Dog #198-199 - La legge della giunga / Homo Homini Lupus

 


Non avete personalità? Vi sentite degli zero al cubo? In tram vi pestano i piedi senza chiedervi scusa? È il momento di dire basta, di ribellarsi, di afferrare le redini della propria esistenza! Il professor Emerick Boyle ha scoperto un rimedio in grado di trasformare un Signor Nessuno in un Mister Qualcuno: con la Disempatia, chiunque può liberare la propria aggressività e Emerick Boyle sa trovare la chiave giusta. Ma c'è un piccolo problema: alcuni seguaci della Disempatia hanno forse tirato fuori troppa grinta, perciò, all'Indagatore dell'Incubo non rimane che frequentare il corso di Boyle per scoprire che cosa può accadere quando un uomo decide di seguire la Legge della Giungla....

All'uscita incomprensibilmente la snobbai, un po' perché ero già in febbrile attesa del #200, un po' perché in maniera del tutto frettolosa e superficiale bollai la storia esotica di Mazua come troppo simile a quella di Ananga: anche in quel caso c'era in ballo un'antica divinità amazzonica (ma qui nessuna menzione a Jerry Drake detto “Mister No”) e anche lì c'era una ragazza sospettata di essere responsabile di omicidio. Ma le storie prendono strade diverse: a Medda (forse vagamente ispirato da Fight Club di Fincher) interessa più concentrarsi sui progressivi cambiamenti comportamentali di Dylan che rappresentano il vero punto di forza di questa doppia. Le improvvise esplosioni di violenza del nostro e il suo mutato atteggiamento nei confronti di Groucho funzionano talmente bene da rendere quasi un corollario il resto (comunque ottimamente sceneggiato). Dylan si ferma ad un soffio da un tentato stupro e rischia di investire volontariamente una donna con il maggiolone in due sequenze consecutive emotivamente molto forti e angoscianti. Il nostro riuscirà a venirne fuori grazie alla sua forza di volontà e all’empatia che l’ha sempre contraddistinto durante uno scontro a mani nude la cui drammaticità è smorzata dalla citazione di un celebre sketch di Totò (è lui il comico italiano che parla di “Pasquale” cui si riferisce Groucho). La distribuzione della storia in due albi è forse un po’ disarmonica: il n. 199 ospita un lungo flashback ma anche tutti i colpi di scena e i momenti più tesi mentre il n. 198 ha più una funzione preparatoria. Se la si legge tutta d’un fiato non vi sono però particolari problemi. Un tocco sclaviano è dato dalla presenza dell’ennesimo impiegato vessato (notevole la sequenza di “rimpicciolimento” di pag. 11) che reagirà a colpi di coltello. Unica nota stonata è il finale che appare un po' forzato e quasi ironico nel suo scopo punitivo nei confronti dell’antipatico guru, tanto da risultare quasi avulso dall'atmosfera tesa delle precedenti centinaia di pagine. Freghieri è sempre di fretta ma Medda lo mette in condizione di performare comunque, ricorrendo spesso alla tecnica della scansione della scena in tre vignette consecutive e chiamandolo a disegnare primi piani. Non memorabile la sua prova, ma nemmeno scadente. Delle due copertine di Stano preferisco come concept quello del n. 198 e come esecuzione quella del n. 199.

Curiosità: (1) A pag. 28 del n. 198 Dylan legge Io Uccido di Giorgio Faletti, anche se la versione inglese (intitolata appunto I kill come sul libro letto dal nostro) uscirà solo nel 2008. (2)Il titolo del 2° capitoletto interno del n. 198, Il ruggito del coniglio, è lo stesso di una celebre trasmissione radiofonica condotta da Antonello Dose e Marco Presta in onda su Radio Due dal 1995 ad oggi. Omaggio di Medda o semplice coincidenza? (3)A pag. 79 del n. 198, la canzone accennata dal malcapitato artista di strada a cui Dylan rompe la chitarra è “Mrs. Robinson” di Simon & Garfunkel. (4) A pag. 84 del n. 198 ritorna la giornalista Eleanor Riggs “timbrata” da Dylan nel n. 154 Il battito del tempo. Anche in quest’occasione la sua sarà poco più che una comparsata. (5) A pag. 36 del n. 199 compare una locandina in lingua spagnola di Il Presagio (The Omen, 1976) di Richard Donner. Anche in questo caso il titolo “El presagio” è una libera traduzione di Medda dal momento che in Brasile (ove il flashback dovrebbe essere ambientato) il film fu distribuito con il titolo “A Profecia”. (6) L’espressione latina “Homo Homini Lupus” (letteralmente “l’uomo è un lupo per l’uomo”) utilizzata come titolo del n. 199 è da attribuirsi al commediografo Plauto.

BODYCOUNT: 15

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Come esiste l’odio, esiste anche l’amore… come esiste la violenza, esiste la pietà…”

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (9-10)

Sceneggiatura: Medda (9-10)

Disegni: Freghieri (36-37)



lunedì 3 febbraio 2025

Dylan Dog # 179 - La terza faccia della medaglia

 

La terza faccia della medaglia è la specialità di Peter Drabble, quell'elemento della verità che costituisce l'alternativa a cui nessuno penserebbe mai. E, bisogna riconoscerlo, per un detective questa è una gran bella risorsa! Il problema è che Peter, sulle tracce di un assassino che sembra replicare le discutibili imprese di alcuni suoi predecessori, sta impazzendo, e di fronte allo spettro della follia non gli resta che ricorrere a Dylan Dog. Ma stavolta sono gli incubi ad avere la meglio e né Peter né Dylan scorgeranno in tempo la fatidica terza faccia.

Impossibile parlare di questa storia senza fare spoiler. So che ne faccio spesso, dando per scontato (forse a torto) che siano albi che tutti hanno già letto. In ogni caso stavolta ho avvertito. Questo n. 179 racconta di un triangolo amoroso che non può non ricordare, anche nella soluzione finale, Un colpo di sfortuna, pubblicato appena 5 mesi prima, sempre sulla serie regolare e con il medesimo disegnatore. Lo stile narrativo di Medda è senza dubbio diverso da quello di Ruju, tuttavia ritengo che l’uscita di questa storia avrebbe dovuto essere spostata un po' più là nel tempo, tant'è che la prima volta che la lessi avvertii una spiacevole sensazione di dejà vù. Un problema che fortunatamente non si è più riproposto in sede di rilettura, permettendomi di godere a pieno di questo albo intenso. Medda, sin dal prologo, crea una sovrastruttura thriller di stampo classico a forti tinte noir: il super investigatore ossessionato dal suo lavoro che si imbatte in un copycat che sembra voler giocare direttamente con lui, inserendo nei suoi delitti d’imitazione alcune differenze rispetto agli originali. La sostanza vera però è il racconto cupissimo e (melo)drammatico di una coppia ormai disgregata in cui da una parte regna solo indifferenza e dall’altra odio puro. In questo contesto esplosivo arriva Dylan, forse in definitiva è lui la terza faccia della medaglia che riuscirà a risolvere il caso ma non ad impedire che gli eventi, percepiti da subito come ineluttabili, precipitino comunque. Ottima la caratterizzazione dei personaggi, tipicamente riconoscibili senza però scivolare nello stereotipo. Rimangono avulse dal contesto le allucinazioni di Peter che si risolvono alla fine in un semplice pretesto per introdurre Dylan nella trama e per depistare il lettore. Per quanto riguarda il finale, in molti apprezzano la chiosa di Groucho, a stemperare i fatti con (solo apparente) ironia. Personalmente avrei preferito che l’albo terminasse nel momento esatto della conclusione della tragedia, per non disperderne il pathos, chiudendo magari con un Dylan “svuotato” come lo vediamo nella bella copertina di Stano, con la pioggia (assente invece nella storia) ad accrescere lo sconforto del momento. Passando ai disegni, Freghieri non tradisce le attese, favorito anche dal massiccio numero di primi piani che gli viene richiesto. Il suo contributo si rivela fondamentale per la riuscita della storia, riuscendo a trasmettere le emozioni e i pensieri dei personaggi attraverso i loro sguardi e soprattutto i loro silenzi: tutti in questa Terza Faccia della medaglia (titolo molto accattivante tra l’altro) sembrano voler stare da soli. Ma proprio il “non detto” si rivelerà causa di tutti i mali.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: Sì (1, Frances)

CITAZIONE: “Quando hai a che fare con questi fanatici non devi mai scegliere tra due possibilità, Jack.. ti devi chiedere qual è la terza. E la terza faccia della medaglia è la mia specialità.”

VOTO: 8

Soggetto: Medda (8)

Sceneggiatura: Medda (8)

Disegni: Freghieri (31)


domenica 12 gennaio 2025

Dylan Dog n. 168 - Il fiume dell'oblio

 

Seymour Zaplowsky ha un nome decisamente fuori dell'ordinario, ma se le sue stranezze si limitassero a questo, non sarebbe una cosa tanto grave. In realtà, il povero Seymour è tormentato da visioni improvvise e molto realistiche. Visioni di morte che portano alla luce il cadavere mutilato dell'ultima vittima del Tagliatore di Teste. E Dylan può così alzare il velo su un segreto custodito per vent'anni dalle torbide acque del Fiume dell'Oblio!

Finalmente una buona storia ad accompagnare i disegni di Di Vincenzo, che qui riversa tonnellate di inchiostro nelle sue vignette. Il risultato è assolutamente convincente, perché da una parte riesce ad ammantare la storia della giusta cupezza nei suoi momenti più tesi e dall’altra riesce a rendere più marcate le espressioni dei personaggi. Dal canto suo Medda parte da un soggetto tutto sommato povero, ma la differenza la fa il modo in cui gestisce la sceneggiatura. Tra flashback e visioni dal passato, la narrazione viene infatti affidata dalla metà in avanti a diario e penna di Dylan. Una scelta insolita che rende piacevole la lettura, così come inusuale è il personaggio di Seymour-Simon, una volta tanto un cliente "normale", senza traumi nel passato o verità da nascondere nel presente (oltre al fatto che statisticamente i clienti maschi per Dylan sono sempre stati una netta minoranza). Insolita anche la scelta di inserire il titolo a fondo pagina a conclusione del prologo. Insomma, tanti piccoli piccoli particolari che sollevano l'albo dalla media. Il finale sembra quasi avulso rispetto al resto, ma in realtà fornisce al lettore la chiave di interpretazione di quanto è successo (e poi si è ripetuto) a Fairwater Creek, oltre a giustificare il titolo. Restano però un paio di difetti che minano la credibilità del racconto, come la parte in cui Dylan ipnotizza Simon in carcere (bastano due consigli per imparare i fondamenti dell’ipnosi?) e quella della “materializzazione” delle chiavi. Avrei dato un volto più alto altrimenti. La copertina di Stano si fa apprezzare per le scelte cromatiche di cielo e acqua e per la raffigurazione di Dylan dal basso.

Curiosità: A pag. 26 Simon chiede a Dylan se conosce uno psicanalista e il nostro risponde che ne conosceva uno che “adesso non esercita più”. Anche se non viene espressamente citato, il riferimento è evidentemente al Dott. Bronski (apparso nei nn. 461, 113, oltre a qualche cameo e citazione in altri albi) che era solito usare l’ipnosi nelle sue sedute.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Robyn)

CITAZIONE: “Non so se fu quello l’inizio di tutto, o se è stato solo un frammento di memoria che ha attraversato i millenni… Un ricordo smarrito, uno dei tanti che fluttuano nella corrente del tempo… una goccia nel fiume dell’oblio…

VOTO: 7

Soggetto: Medda (7)

Sceneggiatura: Medda (7)

Disegni: Di Vincenzo (4)


martedì 12 dicembre 2023

Dylan Dog #154 - ll battito del tempo

 

Eterna gioventù, eterna gioia e leggerezza... Chi non l'ha mai sognata? Ma, un poco alla volta, il tempo penetra come un acido e prende a bruciare la vita con lentezza inarrestabile. Potranno i bambini di Peter Pan, gli abitanti dell'Isola Che Non C'è, rassegnarsi a questo incubo? Cosa sono disposti a fare per sfuggire alla vecchiaia? Quale violenza possono compiere, pur di fermare il battito del tempo?

Il battito del tempo rappresenta uno strano e imprevedibile sequel delle avventure di Peter Pan, il celeberrimo personaggio ideato dallo scrittore britannico James Matthew Barrie ai primi del novecento, poi protagonista di innumerevoli trasposizioni letterarie, teatrali, cinematografiche e fumettistiche. In questo sequel Medda ci racconta il destino dei bambini dell’Isola che non c’è e degli altri personaggi dei libri di Barrie, Peter incluso. E ci rivela che anche le favole, a volte, possono nascondere orrori indicibili, come una violenza turpe, gratuita, terribile di cui si possono macchiare persone insospettabili. Un’orrenda verità che già Chiaverotti aveva trattato coi guanti nel n. 115 L’antro della belva, in cui oltretutto compariva di sfuggita proprio Peter Pan a confronto con una “sua” bambina ormai invecchiata, tracciando dunque una duplice linea di contatto con questo n. 154. Sì perché il vero tema dell’albo è il tempo che fugge e passa inesorabile, con tutti i suoi annessi: la perdita della giovinezza, il cambiamento, il rimpianto di ciò che fu, la crescita che significa rinunciare dolorosamente alla fantasia. Un messaggio che Medda veicola con spietata ironia (l’Isola che non c’è che all’improvviso… c’è), sbattendolo più volte in faccia a un Dylan che in quanto eterno adolescente, almeno sentimentalmente parlando, fatica a comprendere. Eppure proprio lui tanto tempo prima (vedi n. 39) ebbe a dire che “Sono gli anni, i mostri.. gli anni che passano”. Ne sono consapevoli i vecchietti protagonisti del bel prologo che arrivano addirittura ad architettare uno stupro per tornare giovani, in una sorta di rituale al contrario di quello che accadeva in It di Stephen King (lì l’amplesso simboleggiava il passaggio all’età adulta dei ragazzi e Beverly Marsh era consenziente). La narrazione fatta di didascalie e dissolvenze è davvero accattivante e coinvolgente, frutto di una sceneggiatura precisa e quasi perfetta come un orologio, anche quando sembra andare apparentemente fuori rotta raccontandoci la vita dell’ordinario Sig. Avery Maine. Un Dylan vivo e attivo indaga, si sbatte, si arrabbia e si ritrova ancora una volta a tu per tu con la Morte senza perdere la sua faccia tosta e la voglia di rispondere alle battute della signora con la falce. Passando ai disegni ritroviamo un Piccatto in ottima forma, a suo agio nelle scene notturne in cui il suo tratto divenuto all’epoca più essenziale ricorda un po’ quello di Mari. Molto ben curato il suo lavoro sull’espressività e la gestualità dei personaggi. Nota stonata invece la copertina di Stano che rimanda sì al contesto piratesco, senza però centrare o almeno suggerire il vero spirito dell’albo.

Curiosità: (1) Michele Medda, dalle pagine del suo blog, ha manifestato di adorare l’opera di James Barrie. Ne aveva già dato prova ideando il personaggio di “Peter Punk” nel n. 114 La prigione di Carta. (2) A pag. 24 una battuta in stile Dellamorte Dellamore per Dylan che avrebbe preferito per sé un altro nome tipo… Francis Dog! (3) Nella storia viene citato più volte Errol Flynn, attore statunitense noto per i suoi ruoli in film di avventura. (4) Dopo Geraldine Rowling, apparsa un paio di numeri prima, scopriamo che Dylan ha un’altra conoscenza nell’ambito dei rotocalchi sensazionalistici: la seducente Eleanor Rigg. (5) A pag. 47 cameo per le Spice Girls che rappresenterebbero l’incarnazione delle sirene dell’Isola che non c’è.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: Sì (1, Eleanor)

CITAZIONE: “Lo so benissimo che fine ha fatto l’isola che non c’è… Vi sembra un problema? Da qualche parte non ce ne sarà un’altra

VOTO: 8,5

Soggetto: Medda (6)

Sceneggiatura: Medda (6)

Disegni: Piccatto (29)

sabato 29 ottobre 2022

Dylan Dog #114 - La prigione di carta

 

Scrivere non è un problema per Charlie Chivazky. Le parole gli sgorgano dalle dita e disegnano fantasmagorie surreali, intrecci fulminanti di personaggi e situazioni. Ma dove nascono le illuminazioni dello scrittore? Dylan Dog deve indagare il segreto potere della narrazione, perché le fantasie di Chivazky, i suoi demoni personali, si stanno liberando nell'aria, pronti a raccontare le loro storie di morte!

Dopo l’antipasto sull’Almanacco 1995 con la breve C’era una volta, Michele Medda esordisce da solista anche sulla serie regolare, con quest’ albo brillante, irriverente e soprattutto divertente. Ora dirò una cosa da vecchio lettore lamentoso, ma storie fresche e creative come questa, su Dylan Dog, purtroppo non se ne vedono da anni. E pensare che, come scrive sul suo blog, Medda ai tempi era solo alla ricerca di un diversivo per “distrarsi” temporaneamente dalle sceneggiature di Nathan Never. L’idea gli balzò in testa, come è facile immaginare, dalla rilettura di un racconto di Charles Bukowski che qui diventa anche personaggio (il simpatico Charlie Chivazki), fondendosi, per così dire, con il suo alter ego letterario “Henry Chinaski”. Non ci sono riferimenti diretti alle opere letterarie di Bukowski, ma solo un gigantesco omaggio alle atmosfere, agli ambienti e ai personaggi che vi sono raccontati. E sicuramente non è replicato lo stile asciutto ed essenziale della sua scrittura, anzi, Medda si lascia prendere fin troppo la mano dai dialoghi e il punto debole dell’albo è infatti il finale, troppo verboso e spiegazionista già a partire da pag. 81! Ben orchestrata è la struttura “a racconti”, o di “storie dentro la storia”, non certo una novità per la serie, ma poco usuale non vederci Dylan coinvolto. Ne vedremo un esempio ancor più fulgido ne La quinta stagione di Sclavi. Proprio uno di questi mini-racconti è il vero fiore all'occhiello dell’albo: Il bacio dello scorfano, ironico e geniale, in cui il fumettista sardo si diverte a sovvertire un po’ di cliché. Ma ci sono un sacco di altri momenti e comprimari assolutamente esilaranti: la coppia di masochisti, Chivazki in TV, il barista all'Irish Pub, il quartetto di barboni, ancora Chivazki nel racconto inventato da Dylan. D’altronde l'incipit chiarisce subito su che toni si andrà a parare e i disegni di Piccatto si rivelano perfettamente funzionali a illustrare questo tipo di storia. E’ evidente che lo stile dettagliato dei suoi esordi dylaniati è ormai lontano e alcune vignette paiono “tirate via” (es: ultima di pag. 46), ma il risultato finale è convincente. Lo stesso non si può dire della copertina di Stano, in cui a stonare, per postura ed esecuzione, è proprio Dylan. Bello invece il titolo, la cui paternità è da attribuire a Mauro Marcheselli, che rivela il suo significato solo nel flashback conclusivo. Non sempre è vero che la scrittura serve a liberarsi dei propri demoni interiori…

Curiosità: (1)A pag. 39 Medda, citando la scrittrice Susan Minot, sembra ironicamente rifilare una critica a Bernardo Bertolucci. (2)A pag. 65 Dylan nomina “il bar di Moe”, indiretta citazione del “Moe’s” (da noi conosciuto come “da Boe”) dei Simpson. (3)I barboni che chiedono aiuto a Dylan (tranne uno per ovvie ragioni) ricompariranno nel n. 203 della serie regolare, La famiglia Milford, sempre scritto da Medda. (4)Nella Post (inedito) viene annunciato che Brindisi sarebbe stato il disegnatore ufficiale del decennale.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA:  Sì (1, una sconosciuta)

CITAZIONE: “Scrivere è solo una questione di sopravvivenza”.

VOTO:  8

Soggetto: Medda (5)

Sceneggiatura:  Medda (5)

Disegni: Piccatto (20)

Link al post sul blog di Medda:  FUORI CAMPO - il blog di Michele Medda: DYLAN DOG