Visualizzazione post con etichetta brindisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta brindisi. Mostra tutti i post

domenica 11 gennaio 2026

Dylan Dog #241-242 - Xabaras! / In nome del padre

 

È il ventennale di Dylan Dog e, per celebrare lo storico anniversario, tornano in scena, nella prima parte di una storia doppia (tutta a colori!), l'ammaliante strega Kim, l'imprevedibile gatto dai poteri magici Cagliostro e la più grande minaccia che l'Indagatore dell'Incubo abbia mai dovuto affrontare: Xabaras, che prosegue i suoi folli esperimenti per la creazione di un siero che sconfigga la morte… un dono davvero speciale che vuole riservare a Dylan Dog!

Dylan Dog festeggia i suoi vent’anni di vita editoriale con una storia doppia, tutta a colori come in occasione dei precedenti numeri celebrativi. A presentare l’evento in pompa magna, dalle pagine dell’Horror Club del n. 241 il redivivo Tiziano Sclavi che ha parole al miele per il forum di cravenroad7.it e annuncia una nuova storia scritta da lui, oltre alle 3 già precedentemente annunciate. Gli autori del doppio albo sono gli stessi del n. 200, Barbato e Brindisi. Cosa potrebbe andare male? Beh il ritorno di Sclavi si rivelerà un fuoco di paglia e perderemo le sue tracce per secoli dopo il n. 250, mentre questa storia doppia costituì per me la mazzata finale che decretò il mio temporaneo disamore per la testata. La mia passione per Dylan entrava in coma, e da lì in avanti compravo gli albi per puro collezionismo ma nel disinteresse più totale, salvo risvegliarmi di colpo 38 numeri dopo e poi tornare a sonnecchiare fino al #300. Barbato scrive una bella storia, non v'è dubbio, ma riprendere i fili dell'inviso (a me) #100 e umanizzare il rapporto Xabaras-Dylan come veri padre-figlio proprio non mi è andato e mai mi andrà giù, così come il Dylan bambino settecentesco che come d’incanto si ritrova ai giorni nostri. Una doppia in cui succede pochissimo e il cui unico vero colpo di scena e motivo d'interesse è quello a pag. 98 del #241. Per il resto del tempo solo Cagliostro e la strega Kim dai poteri ritrovati (ma di fatto inutilizzati) reggono in qualche modo la scena, mentre gli altri comprimari (incluso Bloch) sfrecciano via come comparse qualunque senza lasciare traccia di sé. E pensare che per l’occasione,oltre alla Trelkovki, erano stati richiamati in causa Lord Wells e il professor Adam. Dylan è maltrattato oltre misura, in certi momenti è irriconoscibile anche se stranamente Paola gli concede di fare sesso (costerà carissimo alla povera Kim che non si vedeva dai tempi di Maelstrom!, ovvero da 15 anni). In compenso dopo aver conquistato, senza fare nulla, una dermatologa (che scomparirà dalla vicenda nel giro di poche vignette) penserà di dedicarsi all’ascetismo (!!), trovandosi a disagio nell’approccio diretto (vedasi pag. 32). Intravediamo anche il famigerato padre adottivo e i suoi nonni acquisiti in un flashback in cui viene citato anche Il lago nel cielo, puro fan service che non ha rilevanza nell’economia della storia. Il finale poi avrebbe dovuto lanciare una blanda continuity con la presenza di Cagliostro accanto a Dylan, idea che di fatto non verrà mai davvero posta in essere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi conferma che il suo tratto è quello che, tra tutti i disegnatori veterani della serie, meglio si adattava alla colorazione (qui opera di Nardo Conforti). Sul comparto grafico quindi nulla da eccepire salvo… Xabaras. Quello lì è Xabaras? Io ci vedo un signore di mezza età con il pizzetto che vaneggia di essere il padre di Dylan. Ecco, se questo fosse stato un “what if”, magari pubblicato su Color Fest, sarei riuscito forse a digerirlo. Anche Bilotta ha umanizzato la figura di Xabaras, pure più di quanto abbia fatto Barbato, ma ciò avviene nella saga del “Pianeta dei Morti”, in quello che è un universo alternativo (o presunto tale) a quello classico dylaniato. Ottima l’idea della composizione in primo piano Dylan/Xabaras con l’unione delle due copertine, ma trovo mal fatti gli zombi e pure Kim; con uno sfondo diverso avrebbe potuto essere una delle migliori copertine di Stano in assoluto.

Curiosità: (1) Cameo di Paola Barbato nei panni di un medico a pag. 59 del n. 241. (2)Xabaras guida ancora una Lamborghini come nel mitico n. 1.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Kim, ritimbrata)

CITAZIONE: “Te lo proverò. Ti darò un’altra prova di dove possa arrivare l’amore di un padre. E l’amore di un figlio.”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (26-27)

Sceneggiatura: Barbato (25-26)

Disegni: Brindisi (30-31)

Uscita: ottobre-novembre 2006


martedì 2 dicembre 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Dagli abissi del tempo

 

Quando la caccia si conclude, la minaccia pare scongiurata… tutto ritorna alla normalità e gli eventi riprendono il loro corso fino a quando, dalle profondità del tempo, riemerge l'orrore!

Ultimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori che, presumo per scarse vendite, non verranno più riproposte negli anni successivi. Come nella maggior parte degli appuntamenti immediatamente precedenti, questa breve storia rappresenta un seguito diretto, anzi direttissimo in questo caso, dello Speciale cui si accompagna, Sulla rotta di Moby Dick e vede il ritorno degli stessi autori, Faraci e Brindisi. Ritroviamo Dylan a bordo di una danneggiata “Pequod II”, insieme ai compagni di viaggio sopravvissuti, ma non è più la celebre balena bianca il pericolo che incombe, bensì un calamaro gigante. Sostanzialmente si tratta di una storia assolutamente pleonastica che però si lascia leggere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi sono meno incisivi rispetto a quelli dello Speciale n. 15, ma riescono comunque a riportarci alle stesse atmosfere.

Curiosità: La storia è stata ristampata su Super Book n. 47 e nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, nel mese di gennaio 2017.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No (quasi)

CITAZIONE: “Ho ritrovato qualcosa che appartiene a me… al mio tempo. Qualcosa che mi fa sembrare giusto trovarmi qui, adesso… E placa la mia rabbia… Il mio nemico”.

VOTO: 6

Soggetto: Faraci (14)

Sceneggiatura: Faraci (14)

Disegni: Brindisi (29)

Uscita: ottobre 2005


lunedì 15 settembre 2025

Dylan Dog #206 - Nebbia

 

Un tipico parco londinese, un'oasi di pace e tranquillità nella confusione della metropoli. O, per lo meno, è così che dovrebbe essere. In realtà, in quel parco accadono cose inspiegabili, da quando un bambino vi è stato ucciso. Alcune persone vengono letteralmente inghiottite dalla nebbia, una cortina spessa e densa che sembra trarre alimento dai segreti più inconfessabili dell'anima, per poi riemergerne ottenebrati per sempre, oppure morti. Anche Dylan vi si smarrisce e proprio in quell'istante scorge il cuore della Verità.

Se qualcuno all’epoca avesse ancora avuto bisogno di una conferma della piena maturità di Paola Barbato come fumettista, l’avrebbe trovata in questa storia, scritta in modo quasi perfetto fin dall’incipit e con notevoli progressi anche nell’utilizzo di un personaggio “ostico” come Groucho. Non vedo alcun difetto poi nel puntare i fari sul colpevole già a metà albo, l’albo fortunatamente non è un banale gialletto: il mistero che avvolge la vicenda non è legato all'identità del presunto serial killer, ma alla nebbia che avvolge l’inquietante parco. Lodevole che Barbato non si abbandoni né agli eccessi “spiegazionisti” del passato né a facili moralismi, tenendo delicatamente in ombra l'argomento pedofilia. Quello che però non sono mai riuscito a digerire è il comportamento di Dylan nel finale. Quando leggo l'ultima battuta sulla "giustizia che è stata fatta" (che riporto anche in citazione) mi chiedo sempre chi sia il personaggio che la pronuncia, perché davvero non può essere Dylan Dog. Un'uscita del genere me l'aspetterei dal Dylan ancora in divenire degli Uccisori, non da quello che ho conosciuto nei 200 albi che stanno in mezzo. Non critico la scelta in senso assoluto, anzi, per come si sviluppa l'albo la soluzione ci sta, ma a me non piace, è un Dylan in cui non mi ritrovo. E’ vero che il nostro subisce una sorta di costrizione, ma la scelta alla fine è tutta sua e credo che in altre circostanze non si sarebbe arreso così facilmente a una soluzione tanto drastica pur potendo contare su pochissime prove per incastrare il colpevole. In ogni caso, al di là dei gusti personali, resta poco credibile che sei persone rimangano omertose davanti a un crimine di quel genere, se veramente se n'erano accorte. Passando al comparto disegni, siamo forse di fronte se non al capolavoro dylaniato di Brindisi, sicuramente ad una delle sue prove di eccellenza assoluta. Alcune delle sue tavole, in particolare quelle avvolte dalla nebbia che sembra quasi fuoriuscire dalla pagina, sono da slogamento di mascella. Nebbia ben resa anche da Stano in copertina, anche se non con la stessa vitalità del collega.

In sintesi una storia ottima sotto quasi tutti i punti di vista, a mani basse la migliore dell'annata 2003, che però non sono mai riuscito ad amare.

Curiosità: Comparsata di Madame Trelkovsky e Lord Wells.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “A volte mi chiedo ancora se ho fatto la scelta giusta, e non so darmi una risposta… ma sono sicuro che giustizia è stata fatta…

VOTO: 8

Soggetto: Barbato (17)

Sceneggiatura: Barbato (16)

Disegni: Brindisi (28)


venerdì 14 marzo 2025

Dylan Dog #200 - Il numero duecento

 

Rivelazioni inedite sul passato dell'Indagatore dell'Incubo si succedono, pagina dopo pagina, nel duecentesimo numero di Dylan Dog. Per esempio: dove ha comprato il fatidico (e interminabile) galeone e, soprattutto, da chi? Qual è stato il suo primo incarico da Indagatore? In che occasione ha assunto quell'inarrestabile spara-battute di nome Groucho?

Terzo celebrativo dylaniato dopo n. 100 e decennale, come da tradizione tutto a colori. Per la prima volta Groucho e Bloch compaiono sulla copertina di un albo della serie regolare. Onore tutto meritato perché i due amici di Dylan sono entrambi protagonisti, accanto al nostro, di questa storia che rappresenta a tutti gli effetti un sequel del n. 120 Finché morte non vi separi. Ritroviamo un Dylan sprofondato nell’alcolismo, ancora disperato per la perdita della sua Lillie Connolly e saranno proprio un Groucho irresistibile (che qui si auto-assume come assistente) e un Bloch più secondo padre che mai ad aiutarlo a uscire dal tunnel.  Si tratta però di un albo diviso: alcuni lettori lo amano, altri lo odiano. Io, come spesso capita in queste occasioni, mi pongo nel mezzo. Da una parte mi è sempre stata invisa la faccenda del figlio di Bloch, anche perché il nostro ispettore me l’ero sempre immaginato come il classico scapolone (impressione suggerita da alcuni albi come Memorie dall'invisibile ad esempio), quindi a tener famiglia proprio non ce lo vedevo, a parte il “figlioccio” Dylan. Però nel finale mi si spezza il cuore a vederlo così distrutto, segnale che la sceneggiatura è scritta in modo impeccabile, pur volendo far leva sulla lacrima facile. D’altronde, senza questa sottotrama, l’albo sarebbe puro fanservice. L'immane mole di particolari del passato di Dylan potrebbe fare la felicità dei lettori più feticisti (e anche di quelli meno), però forse si è voluto esagerare nello svelare praticamente tutto. Non mi metterò a elencare tutto quello che si scopre, i personaggi che vengono citati o quelli che compaiono a sorpresa (ok sì, almeno Xabaras ve lo devo), ma lascerò il piacere di scoprirlo a chi ancora non l’avesse letto. Da elogiare comunque il lavoro di Paola Barbato che pur lavorando “su commissione” è riuscita a incastrare tutti i particolari alla perfezione. L’unica nota stonata sono gli imbrogli di Dylan e Groucho ai danni dei loro primi clienti, davvero non credibili conoscendo i principi morali del nostro che in questo caso si meriterebbe davvero l’appellativo di ciarlatano. Brindisi a colori ancora una volta non sfigura, anzi il suo tratto pulito ben si adatta ad ospitare colori, anche tenui, come quelli di quest’albo. Peccato per il titolo; anche se si è voluto cercare un appiglio per agganciarlo alla storia (200 è il numero civico dell’ex casa di Bloch) resta il più banale e anonimo della serie.

Curiosità: (1) Virgil, il figlio di Bloch, ha le fattezze di Zanardi, personaggio creato dal grande fumettista Andrea Pazienza. I complici con cui farà la rapina che compaiono a pag. 68 hanno inoltre le fattezze di Colasanti e Petrilli (amici di Zanardi nell’omonimo fumetto) e dello stesso Pazienza. (2) Neanche in questo albo scopriamo il vero nome di Groucho. E’ Dylan a battezzarlo così e lui si adeguerà. (3) A pag. 22 il libro sul comodino di Dylan è Il ragazzo rapito (Kidnapped, 1886) di Robert Louis Stevenson. (4) Il  ghoulver che infesta il frigorifero è una citazione/omaggio a Ghostbusters. Da notare che nel n. 1 Dylan afferma di non aver mai visto uno spettro sumero nel frigorifero; forse perché il ghoulver non era sumero o stava nel tappetino?

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ogni volta che va male mi ripeto la stessa cosa… a ogni nuova fine… corrisponde un nuovo inizio…”

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (14)

Sceneggiatura: Barbato (13)

Disegni: Brindisi (27)


domenica 23 febbraio 2025

Dylan Dog #192 - Macchie solari

 

Il ricevitore di Islington è un potente catalizzatore, un varco attraverso cui si riversano sulla Terra i sinistri alfieri di un inarrestabile contagio. Cosa unisce le perturbazioni che, periodicamente, sconvolgono la superficie del Sole all'aumento di suicidi, atti di violenza, incidenti che, da qualche giorno, stanno letteralmente devastando Londra? Il professor Saltzman crede di saperlo e rende partecipe delle sue teorie un insolitamente scettico Dylan Dog. Ma questo è il momento peggiore per riscoprire le virtù della Ragione, e l'Indagatore dell'Incubo precipiterà, insieme all'eccentrico scienziato e a sua figlia June, in un orrore senza fine…

Abbiamo già avuto modo di notare come a volte Pasquale Ruju per alcune sue sceneggiature prendesse idee, sue o altrui, usate in altre storie dylaniate per comporre una sorta di “patchwork” non sempre riuscito, anzi. Stavolta, invece, l’operazione riesce appieno e senza blasfemia definirei quest’albo molto sclaviano, pensando allo Sclavi post-100 certo, quello più interessato a divertire, ma senza sfigurare dinnanzi alle opere del papà di Dylan. I riferimenti cui Ruju materialmente attinge però appartengono anche ai mitici primi 100. Il principale modello di riferimento è ovviamente Gli Uccisori, l’albo che più di ogni altro ha generato figli e figliastri nell’epopea dylaniata; il dialogo a pag. 10 tra Dylan e Bloch sembra quasi preso di peso dal n. 5. Ci sono poi la strage alla posta, gli zombi, la burocrazia dei “demoni” (vedasi il numero da prendere per farsi “operare”), l’ambulanza con i “finti” infermieri, il gigantesco ripetitore, un pizzico di metafumetto (a pag. 31 Groucho a Dylan: “chi scrive le tue storie dovrà inventarsi qualcos’altro”), la possibile ambientazione in una realtà parallela, il finale irrisolto. Tutta roba già vista e letta ma che qui, riproposta insieme funziona alla grande. Aggiungiamoci tanta ironia macabra, la dose giusta di splatter e horror, quel pizzico di non-sense e un finale beffardo che svela l’inganno del prologo ed ecco servita una ricetta perfettamente riuscita. Il furbo incipit con il seppellimento prematuro e il corteo con Bloch e Groucho zombi già prometteva bene ; subito dopo si parte con l’acceleratore calcato a manetta con le prime tre scene di omicidi, una più spettacolare dell’altro. Dopo una parte centrale più tranquilla si torna a spingere forte con il risveglio di Dylan in ospedale fino alla conclusione aperta a più interpretazioni. Sulla carta non sembrerebbe una storia adatta a Brindisi e invece Bruno ai disegni sforna una prova davvero molto convincente, agevolato da un inatteso ritorno al gore come in Per un pugno di sterline. Peccato invece per la copertina di Stano: bello l’effetto delle pennellate ma non mi piacciono né i tre “bruciacchiati”, né la postura di Dylan che sembra più che altro schifato.

La migliore storia scritta da Pasquale Ruju per Dylan Dog a mio sindacabile giudizio, o almeno quella che io preferisco della sua produzione.

Curiosità: Macchie Solari è anche il titolo di un riuscito spaghetti thriller girato da Armando Crispino nel 1975. Anche nel film vi sono morti violente inizialmente addebitate a influssi metereologici, ma poi si va a parare da tutt'altra parte, spostandosi sui territori del giallo.

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Porte aperte verso l’aldilà… verso il paradiso o l’inferno, come voi amate definirlo. E ora la voce di quel paradiso, o inferno, è giunta fino a noi attraverso lo spazio”.

VOTO: 9

Soggetto: Ruju (44)

Sceneggiatura: Ruju (44)

Disegni: Brindisi (26)


sabato 15 febbraio 2025

Dylan Dog #187 - Amori perduti

 

Copertina fuorviante, anche se ben realizzata da Stano, che ha fatto imbufalire molti lettori ai tempi e pure ora, anche se perfettamente calzante con il titolo. Nella storia, infatti, come ci viene precisato nell’Horror Club (inedito), non vengono neppure menzionate Morgana e Bree Daniels, in quanto l’unico amore perduto protagonista è Lillie Connolly. Viene da sospettare che le vendite della serie regolare fossero in calo, altrimenti non si spiega l’esigenza di questa copertina “acchiappa lettori”, pochi mesi dopo quella di Safarà che pareva avere le medesime finalità. Al di là di questa furbata, l’albo si fa apprezzare particolarmente per il ritmo della sceneggiatura che inizia in medias res, alternando poi la narrazione tra continui flashback e squarci sul presente. L'inganno perpetrato funziona perfettamente ai danni del povero Dylan, ma non ai nostri visto che si intuisce subito come qualcosa non torni. Un pizzico di soprannaturale non avrebbe probabilmente guastato, mentre De Nardo si mantiene rigidamente sui territori del thriller. Non convincono alcune cose (OCCHIO ALLO SPOILER): che bisogno aveva la sedicente medium di simulare di essere la defunta moglie dei suoi clienti, dal momento che questi andavano già spontaneamente nel suo studio e quindi potevano essere ipnotizzati e indotti a far quel che lei voleva senza bisogno di architettare tutto sto costrutto? FINE SPOILER Dylan poi nel finale si fa piuttosto in fretta una ragione di quel che è successo e della sua, in qualche modo rinnovata, perdita.  Allison, pur sacrificata nelle tavole e nei sentimenti del nostro, si rivela determinante nella risoluzione del caso e a mio gusto è splendidamente disegnata da Brindisi, che riesce ad esaltarne la bellezza non canonica. La presenza di Brindisi ai disegni e la sequenza di omicidi a sfondo apparentemente amoroso/sessuale(in questo caso da parte di un’”ammazza vedovi”) mi fanno accostare l’albo al ben più interessante I delitti dellamantide.

Curiosità: Ovviamente viene citato a più riprese il n. 121 Finché morte non vi separi e alcuni dei fatti in quell’occasione raccontati.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No (la scena di passione con Allison avviene fuori campo quindi non vale)

CITAZIONE: "La ferita si era riaperta. E anche se non sanguinava più come una volta, faceva sempre molto male".

VOTO: 7

Soggetto: De Nardo (5)

Sceneggiatura: De Nardo (5)

Disegni: Brindisi (25)


mercoledì 5 febbraio 2025

Dylan Dog Special #15 - Sulla rotta di Moby Dick

 

Achab è tornato e la caccia a Moby Dick riprende, più implacabile che mai! Seguirà il nuovo Pequod lo stesso destino del suo predecessore, o stavolta l'odio inestinguibile di Achab avrà ragione della Balena? E le visioni di Tamura, la sua capacità di leggere le ferite che segnano il cuore degli uomini, che posto avranno in questa folle impresa? Dylan, imbarcato suo malgrado, non può far altro che osservare e attendere l'incontro con la maestosa Signora del Mare…

Quindicesimo Speciale uscito proprio nel corso della ricorrenza del 15° anno di vita editoriale dell’indagatore dell’incubo. Ritroviamo Dylan impegnato in un’avventura in mare aperto a soli due anni dallo Special n. 13, Goliath, senza che il mal di mare torni a fargli rimettere l’anima come da prassi stavolta grazie a un non meglio precisato “preparato”. Faraci ha per le mani un banale soggetto adatto ad un b-movie eco-vengeance, tipo L’Orca Assassina (film di Michael Anderson del 1977) e altri film derivati da Lo Squalo di Spielberg, ma ha la felice intuizione di legarla al mito di Moby Dick, innestando una forte connessione con il fortunato romanzo di Herman Melville. In questo modo la storia funziona, pur traballando in diversi punti tra cazziatoni moraleggianti, esperimenti improbabili e mini-bombe atomiche (!!!), trainata a tutta forza dalla maestosità dei disegni di Brindisi che ha un merito non indifferente nella valutazione positiva di questo Speciale. Nell’editoriale il suo lavoro viene accostato, per qualità, a quello di Franco Caprioli e Dino Battaglia, che in passato si erano cimentati con una riduzione a fumetti di Moby Dick. Non posso fare confronti, se non per qualche tavola reperibile in rete, ma è indubbio che la sua prova sia eccezionale, sia per quanto riguarda la raffigurazione della balena bianca (che poi è un capodoglio), sia e forse soprattutto per l’estrema cura applicata a volto e fisicità del capitano Achab. Lo stesso non si può dire per la copertina di Stano, su sfondo plumbeo, che non riesce a suggerire l’epicità dell’opera melvilliana e dei suoi protagonisti. Ritroviamo qui un Groucho in gran spolvero, a sparare battute a raffica; Faraci è uno dei pochi, a parte Sclavi, a saperlo gestire bene quanto meno a livello comico. Restano senza spiegazione, lasciando l’amaro in bocca, i racconti/visioni di Tamura, un personaggio che in apparenza sembra avere nella vicenda un'importanza e un ruolo fondamentali, sapendo tutto di tutti i membri dell’equipaggio (che si scoprono essere legati tra loro), del tutto dimenticati alla fine dall'autore. Sempre nell’editoriale, questo viene definito uno degli Speciali più belli. Sono in disaccordo, siamo sui livelli discreti per una storia che, nonostante i difetti insiti nella sceneggiatura, riesce a far sì che il lettore mantenga la sospensione dell'incredulità fino al dir poco implausibile finale.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: Sì (1, Rachel)

CITAZIONE: “Io e te.. Achab e Moby Dick.. per l’eternità!”

VOTO: 7,5

Soggetto: Faraci (3)

Sceneggiatura: Faraci (3)

Disegni: Brindisi (24)


venerdì 24 gennaio 2025

Dylan Dog #173 - Per un pugno di sterline

 

Una pioggia di soldi maledetti semina la follia nelle strade di Londra. La gente impazzisce ed è disposta a tutto, anche a dannarsi l’anima, pur di mettere le mani su un bel mucchietto di sterline. Ma chi tira i fili di tutta la faccenda? Chi è il sinistro figuro che, con i suoi doni, spande furia omicida a piene mani? Dev’essere un tipo davvero insidioso, se anche Dylan soggiace per un istante al fascino maledetto del suo denaro…

Questo è uno degli albi che, rilettura dopo rilettura, mi piace ogni volta un po’ meno. Sarà che all’epoca in cui uscì Sclavi stava diradando così tanto le sue apparizioni sulla serie che ogni storia che portava la sua firma mi pareva oro colato, come potesse essere l’ultima. Oggi che ho ormai fatto pace da tempo con il pensionamento anticipato del Tiziano riesco ad essere un filo più obiettivo e trovo questo n. 173 invecchiato un po’ male. Nell’Horror Post (inedito) si parla della fatica che è costata quest’albo al creatore di Dylan, che evidentemente aveva già staccato la spina e forse già non ne voleva più sapere di scrivere. E si vede perché la trama è una sorta di, comunque riuscita, fusione di tre degli albi più celebrati della serie regolare: Gli Uccisori (gli oggetti che trasformano in assassini chi li tocca), Golconda (per il clamoroso ritorno allo splatter come non si vedeva da anni, l’uomo con la bombetta e la citazione esplicita) e Inferni (vedasi prologo e parte finale). Un’avventura che (come evidenziato nella Post) si inserisce nel filone di storie “happening”, in stile Tre per zero. Fin qui nulla di male: su Dylan Dog era già successo altre volte di veder riciclate e rimescolate idee o situazioni del passato e tante altre volte sarebbe accaduto. Ma la morale sui “soldi rovina dell'umanità” la trovo ora un po’ troppo facilona, stucchevole. Il mestiere però Sclavi non l’ha perso e confeziona comunque una sceneggiatura dinamica e divertente, quasi vecchio stile. Simpatico il personaggio di Sir Goodman e spassosa la coppia di improbabili rapinatori; meno caratterizzata invece l'avvenente avvocatessa del diavolo. Commovente (per me che sono un suo fan) l'omaggio a Inferno di Dario Argento, cui il Tiz dedica un’intera pagina (la 38), con tanto di riflessione in tema di Dylan sulla scena esplicitamente citata, che si concilia perfettamente con quanto appena accaduto a pag. 37 (che di Inferno è un’altra citazione implicita). Brindisi tanto splatter così non lo disegnava dai tempi del suo esordio con Il male e non si scompone davanti a schizzi di sangue, frattaglie e arti mozzati (anzi secondo me si è divertito un mondo), fornendo l'ennesima impeccabile prova. La scena del massacro al bar è strepitosa! Sorprendenti e gradite le trasformazioni “indiavolate” di Dylan e Groucho. La copertina, al netto di alcune stonature (non mi convincono nè la banconota, da 20 sterline poi invece che da 50 come nella storia, nè le nuvole), ha l'indubbio pregio di farsi ricordare ed essere immediatamente riconoscibile.

Curiosità: (1) A pag. 59 (vignetta centrale) cameo di Valentino Rossi! (2) Gli omaggi ad Argento non si esauriscono ad Inferno. Il carcere di massima sicurezza in cui è detenuto il misterioso Berlick si chiama “DEEPRED” (ovvero Profondo Rosso). (3) Il titolo è un ovvio omaggio al film di Sergio Leone Per un pugno di dollari, con cui l’albo non divide altro.

BODYCOUNT: almeno 18

TIMBRATURA: Sì, 1 (Hazrel)

CITAZIONE: “Anima? Non risulta sul computer. E’ un bene di qualche valore commerciale?”

VOTO: 7,5

Soggetto: Sclavi (120)

Sceneggiatura: Sclavi (128)

Disegni: Brindisi (23)


giovedì 9 gennaio 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Il paradiso dei turisti

 

Una vacanza da sogno? Con Dylan di mezzo non può che essere un incubo!

Questa brevissima storia di sole 8 pagine, scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Brindisi, è stata pubblicata originariamente il 3 agosto 2000 sul n. 139 della rivista “I viaggi di Repubblica”, all’epoca supplemento gratuito allegato tutti i giovedì al quotidiano “La Repubblica”.  Dylan si guadagnò anche l’onore di apparire sulla copertina della rivista, sempre ad opera di Brindisi, capace di sintetizzare efficacemente con una sola immagine il succo della storia. In tema coi viaggi, Sclavi ci mostra come agli occhi di un turista alieno il nostro pianeta appaia pieno di meraviglie, naturali e architettoniche, da sogno, ma allo stesso tempo sia funestato da orrori terribilmente reali che invano si cerca di nascondere dietro la porta di un metaforico sgabuzzino. La particolarità de Il paradiso dei turisti nella sua versione primigenia, oltre ovviamente al formato più grande, è che alcune vignette sono realizzate a colori, altre in tradizionale bianco & nero e un paio sono addirittura “miste”; peculiarità purtroppo assente nella versione ristampata su Super Book n. 31.

Curiosità: Botolo, il cagnolone vagabondo ricorrente nella serie, compare sulla copertina della rivista in auto accanto a Dylan, ma non nella storia.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Davvero una seccatura. Eppure mi avevano detto che il vostro pianeta è un paradiso…”

VOTO: S.V.

Soggetto: Sclavi (119)

Sceneggiatura: Sclavi (127)

Disegni: Brindisi (22)


mercoledì 8 gennaio 2025

Dylan Dog n. 167 - Medusa

 

Stenno la forte, Euriale che salta lontano e, in ultimo, la più terribile delle tre Gorgoni: Medusa, che tramuta in pietra chiunque la guardi negli occhi! Scaturisce dalle leggende più antiche la prova con cui dovrà misurarsi stavolta l'Indagatore dell'Incubo, ma, come spesso accade, l'orrore e la pietà procedono fianco a fianco, e non c'è per Dylan creatura tanto mostruosa da non meritare, infine, un po' di compassione!

Prima o poi doveva capitare che Dylan, esauriti da tempo i mostri “classici” della cinematografia e della letteratura orrorifica, dovesse confrontarsi anche con quelli della mitologia greca. Intuizione sicuramente originale quella di Paola Barbato, ma questa storia non mi piace affatto. Troppi balloon, dialoghi, spiegoni (ci dobbiamo sorbire prima quello di Meyers poi quello di Ely) che dimostrano come l’autrice fosse ancora “in rodaggio” come sceneggiatrice di fumetti, pur palesando un indubbio talento a livello di scrittura. Gli stessi difetti che avevamo riscontrato nel suo esordio sulla serie regolare, insomma. Ma ne IlSonno della Ragione il finale riusciva a gratificare il lettore con una soluzione sorprendente che si ricollegava in modo circolare a un incipit già di per se emozionante, cosa che in questo n. 167 non accade, anzi la conclusione si rivela la parte più deludente dell’albo. Le due sorelle della Medusa in versione “Charlie's Angels” sono un tocco trash che da Paola non mi sarei aspettato. E lascia interdetti la facilità con cui Bloch e l'opinione pubblica accettino la trasformazione in pietra dei malcapitati venuti in contatto con la gorgone. Comunque, sempre tracciando un parallelo con il n. 157, c’è da notare come le figure di Ely/Medusa e Dorothy/Daisy e le vicende che le vedono protagoniste abbiano anche molte similitudini: nessuna delle due è chi gli altri credono sia, entrambe sono temute e condannate per questo a rimanere sole, senza aver conosciuto l'amore... almeno fino a Dylan, l'unico in grado di scorgerne il lato "vero", migliore, anche se nel caso di Ely forse la sua empatia matura un po' troppo in fretta. I disegni di Brindisi risultano sacrificatissimi da balloon e didascalie che divorano letteralmente quasi tutte le vignette e quindi anche il suo apporto grafico non riesce ad essere efficace come di consueto. Sarebbe anche discreta la copertina “celliniana” di Stano con un Dylan, in versione Perseo, che sfoggia un’espressione indecifrabile, ma trovo che lo sfondo non riesca ad amalgamarsi bene con il resto della composizione.

Anche dopo questa rilettura continua a deludermi. Sì mi piace la parte in cui Ely fa la pizza insieme a Groucho… Un po' troppo poco. Per fortuna Barbato non avrebbe tardato molto a rifarsi.

Curiosità: (1) A soli due mesi da L'isola dei cani, ritroviamo un Dylan ancor più a proprio agio nell'uso di un PC e nella navigazione in internet, cosa che praticamente non accadrà mai più se non in tempi recentissimi. (2) Bruno Brindisi ha dedicato l'albo alla memoria dell'amico Fabrizio Bellocchio, scomparso qualche tempo prima.

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Noi non temiamo il tuo sguardo diabolico, siamo protetti dalla mano del signore e nel suo nome libereremo il mondo dalla tua immonda presenza!”

VOTO: 5

Soggetto: Barbato (4)

Sceneggiatura: Barbato (3)

Disegni: Brindisi (21)


lunedì 18 dicembre 2023

Dylan Dog #157 - Il sonno della ragione

 

Nuda e deperita, abbandonata in un vicolo di Londra sotto la fredda pioggia. La ragazza è un vegetale, galleggia sulle acque nere del coma, completamente insensibile. Ma intorno a lei, la gente muore! C'è un antico demone africano dentro quel fragile corpo, o forse la pestilenza di un nuovo virus. Mille ipotesi terribili si fanno spazio nella mente di Dylan Dog, ma la verità è ancora più mostruosa!

Dopo il debutto avvenuto a fari spenti con il settimo “grouchino”, arriva il momento per Paola Barbato di esordire sulla serie regolare dylaniata. E lo fa con un soggetto da 10, bellissimo, originale e appagante per come tutti i singoli pezzi del puzzle riescano a trovare il loro posto nel finale. Purtroppo non si può nascondere che la sceneggiatura soffra invece di una serie di problemi derivanti dall’allora scarsa dimestichezza di Barbato con il media fumetto. Penso che anche la stessa Paola, se ne avesse la possibilità, riscriverebbe quest'albo in modo molto diverso, limandone energicamente i difetti dovuti all’inesperienza e mantenendone intatti i pregi. Lo sforzo richiesto al lettore è infatti eccessivo per un fumetto da 94 pagine: i tempi di fruizione qui vengono raddoppiati se non triplicati rispetto agli standard bonelliani. La quantità di eventi, informazioni e spiegazioni e l’attenzione rivolta alla caratterizzazione di tutti i personaggi rendono la narrazione lenta, ostica, difficile. In particolare lo spiegone che va da pag. 70 a pag. 86 è uno scoglio quasi insormontabile per chi in un albo di Dylan Dog cerca pura evasione. E chi si avventura in una seconda lettura riscontrerà anche qualche incongruenza o forzatura, come la descrizione del metodo del carbonio-14 a cui  Barbato non rinuncia per giustificare i viaggi nel tempo. Chi riesce a farsi coinvolgere ed emozionare dalla figura di “Dorothy”, a farsi trascinare dalla voglia di scoprire che sta succedendo davvero e soprattutto come finirà e come si ricollegherà al fenomenale incipit tuttavia non resterà deluso. Dylan è perfettamente in parte, impegnato anima e corpo a difendere ancora una volta un diverso, che stavolta è vittima e carnefice allo stesso tempo. E quello della solitudine è un argomento tipico della serie. Insomma idee chiarissime fin da subito per Paola che negli albi successivi riuscirà sempre più a mostrare la sua personale visione del personaggio e delle sue “spalle” (in questo n. 157 un po’ sacrificate). Altalenante la prova Brindisi, pur sempre di alto profilo. Sicuramente il buon Bruno è stato limitato dalla marea di balloon che infestano le vignette come fossero un blob, anche se in albi precedenti (come Lassù qualcuno ci chiama) non parevano aver rappresentato un problema per lui. Sembra quasi che il suo lavoro si sia svolto in tempi diversi, anche assai lontani tra loro, ma forse è una sensazione solo mia. E’ evidente, comunque, che la sua attenzione si sia focalizzata su Daisy, riuscendo a farne trasparire la sofferenza attraverso gli occhi e il fisico emaciato. Da brividi il primo piano della ragazza a pag. 9 (che ha un non so che dello stile di Venturi), sotto la pioggia che sembra disegnare lacrime sul suo viso. Certosina e spettacolare la citazione dell’Urlo di Munch confezionata da Stano in copertina.

Il sonno della ragione resta un capolavoro mancato per la sua difficoltà di fruizione, ma sicuramente è vero quanto veniva affermato nell’editoriale sul Club dell’Orrore (inedito) con riferimento a Paola Barbato: era nata una stella.

Curiosità: (1) Il titolo è una citazione del celebre aforisma “Il sonno della ragione genera mostri” riportato sull’omonima incisione realizzata nel 1797 da Francisco Goya. Mi sono sempre chiesto perché non utilizzare quella come spunto per la copertina anziché il quadro di Munch, ma visto il risultato non mi lamento (2) La capsula inventata da James Hastings è chiaramente ispirata alla macchina per il teletrasporto costruita da Seth Brundle ne La mosca di David Cronenberg. (3) Citato Il meraviglioso mago di Oz, il romanzo di L. Frank Baum a cui Dylan pensa per battezzare Dorothy la ragazza ritrovata nel vicolo. (4) Una vendetta dal futuro, anche se non ai danni di Dylan, caratterizzava anche l’incipit del n. 93 Presenze… (5) Con quest'albo Brindisi taglia il traguardo delle 20 storie disegnate per Dylan Dog.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Tutto… niente. Dylan Dog. E’ tutta colpa di… Dylan Dog

VOTO: 8

Soggetto: Barbato (2)

Sceneggiatura: Barbato (2)

Disegni: Brindisi (20)

giovedì 23 novembre 2023

Dylan Dog #151 - Il lago nel cielo

 

Nelle acque di tutto il mondo, viaggiano sogni e ricordi… Spring Shorend è tornata sulle sponde del lago Whirl per sfidare la sua maledizione e ritrovare un pezzo di sè stessa. Insieme a Dylan, scoprirà la civiltà degli Acquatici, eterni custodi del mistero dell'acqua, e, grazie a loro, tornerà bambina. Nel suo passato, sotto la corazza che gli anni hanno costruito, c'è ancora la magia della speranza...

E fu così che ci si misero anche i “parenti”! Il soggetto di questa storia è infatti stato scritto da Cristina e Pippo Neri, rispettivamente moglie e cognato di Tiziano Sclavi. Se per Pippo questo resterà l’unico contributo alla causa dylaniata, Cristina co-firmerà poi anche il soggetto di Marty, oltre ad aver già messo lo “zampino”, come ci viene rivelato nell’editoriale (inedito), anche in quelli di Phoenix e La quinta stagione. Per quest’albo potrei però quasi copi-incollare il mio commento finale a Lassù qualcuno ci chiama. Storia scritta e disegnata benissimo, ma… è questo il Dylan Dog che vorrei (o avrei voluto) leggere? Ideologicamente parlando c'è un abisso con lo Sclavi pre-100, quello che avevo conosciuto e amato tanti anni prima. Al di là della totale assenza di horror, questo buonismo… questa positività… mi risultavano e mi risultano alieni da lettore dylaniato.  Ma forse è il messaggio di fondo, nella sua banalità, a lasciare il bicchiere mezzo pieno dal mio punto di vista. Troppo reiterato, insistito, didascalico. Vedasi la mesta tirata morale di Dylan a pag. 40. Sarebbero state sufficienti solo le immagini per veicolarlo. E' un albo che rileggo sempre molto volentieri, intendiamoci, la qualità resta alta, ma non lo ritengo affatto imprescindibile, se non dal punto di vista grafico. I disegni di Brindisi, infatti, sono addirittura fuori parametro. Forse questo è il suo vero capolavoro dylaniato. Stupendi i primi piani dei personaggi, le ambientazioni, la città capovolta sotto il lago (una sorta di Torre di Babele al contrario, giusto per richiamare ancora il n. 136). I suoi “acquatici” riescono incredibilmente ad essere “concreti”, mantenendo allo stesso tempo la loro forma “liquida”; dev’essere stato assai complesso per lui disegnarli, ma il risultato è straordinario. Le sue vignette, colme di dettagli, trasudano emozioni e meraviglia. Vale la pena di studiarsele e godersele attentamente, una per una, per non perdersi nessun particolare. Si torna a parlare del passato di Dylan, questa volta della sua infanzia e di quella della sua amica Spring, un personaggio che però non è riuscito a far breccia nel cuore dei fan dylaniati. All’inizio c’è tanta malinconia, con Dylan che si sente vecchio (forse la stanchezza avvertita dallo stesso Sclavi?) e si abbandona ai ricordi (appaiono Xabaras, Morgana, Marina, Johnny Freak e Lillie), al pensiero della sua infanzia che si confonde tra realtà e sogno, con chiaro riferimento al n. 100. Di ricordi in funzione psicoterapeutica si era già parlato anche in Terrore dall’infinito. Ecco, in questi aspetti sì la storia mantiene una sua coerenza dylandoghiana, riallacciandosi ad alcuni temi già affrontati nella serie. Sclavi ci butta dentro tanta ironia (divertentissimi i surreali dialoghi con gli abitanti di Crossgate), tanto mestiere e qualche tocco di poesia, mettendo un po’ il freno alla prolissità rilevata nelle sue ultime sceneggiature. Il Dylan acquatico nella copertina di Stano non riesce a rendere giustizia al lavoro fatto da Brindisi. Anche l’effetto della sua emersione dal cielo non è ai livelli di quanto disegnato da Bruno all’interno dell’albo. A livello cromatico mi piace invece lo sfondo.

Curiosità: (1) Asrai, Glastig e Ondine, nominati a pag. 46, sono effettivamente spiriti acquatici del folklore britannico. (2) A pag. 20 viene citato Lord Wells, chiamato da Groucho “professore”. (3) Sempre in tema acquatico viene citato a pag. 86 il n. 120 Abyss. (3) Dall'Horror Post del n. 154 (inedito) apprendiamo che i fratelli Neri, per il soggetto, potrebbero essersi ispirati al paese di Fabbriche di Careggi, sommerso dalle acque  del lago artificiale di Vagli ma che riemerge saltuariamente quando il bacino viene svuotato per lavori di manutenzione.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: Sì (1, Spring)

CITAZIONE: “Tutti i documenti dei casi a cui ho lavorato… i miei appunti… le incredibile storie che ho scritto con la mia penna d’oca, e che nessuno ha mai pubblicato o letto..”

VOTO: 7,5

Soggetto: Cristina Neri (1), Pippo Neri (1)

Sceneggiatura: Sclavi (119)

Disegni: Brindisi (19)