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mercoledì 7 gennaio 2026

Dylan Dog Special n. 20 - Licantropia

 

Glendoun è un ameno villaggio scozzese, noto per l'allevamento delle pecore, ma anche per l'annuale festival dedicato all'affascinante e inquietante figura del lupo mannaro. Dylan è stato invitato dagli organizzatori per tenervi una conferenza, ma, persosi nella nebbia che regna sulla brughiera, si ritrova nei pressi di Cameron House, a poche miglia dalla sua meta. Ospite nell'elegante dimora di Alec e Emma Cameron, l'"Indagatore dell'incubo" imparerà non solo che la vita dell'uomo civilizzato e quella del lupo selvaggio hanno molte cose in comune, ma anche che è decisamente bene aver paura del lupo cattivo…

Dylan Dog si avvicinava ormai a festeggiare il suo ventesimo compleanno e in occasione di una simile ricorrenza tutto mi sarei aspettato fuorché un ventesimo Speciale noioso e interminabile da finire come questo. Gonano, giunto alla quarta e ultima collaborazione con l’indagatore dell’incubo, firma (per la prima volta con il suo vero nome e non con lo pseudonimo “G.Anon”) quella che è sicuramente la sua peggior prova dylaniata. A parte il forzatissimo incipit (Dylan che tiene una conferenza??? Credibilissimo…), la trama si dipana in maniera scontata, senza ritmo e l'impressione di lentezza è accentuata dalla staticità dei disegni, pur attenti (lupi a parte), di Cossu. Il soggetto non sarebbe neanche male, ma la sceneggiatura davvero non riesce a suscitare alcun tipo di emozione e non ingrana mai, sebbene la storia si presterebbe al coinvolgimento. Testimonianza ne è anche il finale che si risolve senza un vero colpo di scena (a meno di non voler considerare quello dei gemelli che mi fa tanto telenovela brasiliana), senza pathos e con dialoghi banali. Anche il flashback difetta di incisività, pur mettendo in conto che la sensazione potrebbe essere indotta dalla mia avversione per il Conte Ugolino. Cossu avrebbe potuto essere sfruttato meglio se la storia avesse puntato su un’atmosfera da fiaba nera, come quella che si respira nel bellissimo film d Neil Jordan In compagnia dei lupi (The Company of Wolves, 1984) omaggiato sia nella storia (pag. 30), sia in copertina.

Soporifero.

BODYCOUNT: 7 (oltre a un numero imprecisato di vittime dei Cameron nel corso dei secoli)

TIMBRATURA: No (sarebbe sì, ma quella di Sylvie avviene “fuori campo”)

CITAZIONE: “Quando la luna nasconderà il suo volto, il primo dei Cameron ricorderà che è stato una belva. Il lupo si risveglierà in lui… e avrà sete di sangue!”

VOTO: 5

Soggetto: Gonano (3)

Sceneggiatura: Gonano (4)

Disegni: Cossu (20)

Uscita: settembre 2006


martedì 23 dicembre 2025

Dylan Dog #237 - All'ombra del vulcano

 

Dylan e Groucho sbarcano in Islanda! Hanno deciso di seguire Kristin fino a Draganfiördur per risolvere un enigma. Anni prima, infatti, i genitori della ragazza, durante una spedizione paleo-archeologica, avevano trovato testimonianze di vita in Islanda precedente alla colonizzazione vichinga. Dai loro scavi nella parete del vulcano Wallhafell avevano riportato una cassa dal contenuto misterioso. Forse la cassa rinchiudeva l'ultimo rappresentante dell'huldfòlk, "il popolo nascosto" delle leggende, e forse, anni dopo, quest'essere si è risvegliato con la voglia di saziare il suo appetito omicida!

Ancora antiche leggende Scandinave per Ruju, ma questa volta il discreto colpo riuscito con il n. 196 Chi ha ucciso Babbo Natale? (un onestissimo slasher), va a vuoto. Il soggetto non sarebbe certo male, anzi. Il problema principale è che il flashback iniziale si mangia letteralmente una fetta importante di sceneggiatura e lascia veramente poco spazio all’intreccio dell’indagine dylaniata che si risolve in: Dylan arriva in Islanda già informato di tutto dalla cliente di turno, viene a sapere che ci sono dei biologi morti male, sente parlare della leggenda dell’huldfolk, l’amico morente della cliente gli spiega tutto, scappa a gambe levate insieme a Groucho e Kristin. Aleggia sempre una certa sensazione di prevedibilità e dejà vù, i dialoghi sono anonimi; l’unica idea carina è quella del rapporto tra Olav e la bambina. Totalmente sprecata l'ambientazione islandese, che in altre mani avrebbe potuto fare la differenza, mentre Cossu si perde nella nebbia. Gli riesce però bene la sequenza dell’incubo di Kristin (pag. 37) con i genitori carbonizzati. La copertina di Stano, al tramonto, con barche a vela nel porto e il vulcano inattivo, farebbe più pensare a un’avventura dylaniata ambientata nel Mediterraneo piuttosto che nell’estremo Nord dell’Europa.

Curiosità: Draganfiordur è un paesino di fantasia. Comunque difficile credere che sia così facile trovarvi un taxi!

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Pensavo che per quanto possa sembrare impossibile… per qualcuno questa storia è finita bene”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (65)

Sceneggiatura: Ruju (65)

Disegni: Cossu (19)

Uscita: giugno 2006


giovedì 11 dicembre 2025

Dylan Dog #232 - Un fantasma a Scotland Yard

 

Una strana presenza ultraterrena aleggia nei corridoi di Scotland Yard, un essere che pare tornato dall'aldilà assetato di morte. Uno spacciatore, trattenuto in una cella di sicurezza, incontra una fine orribile, seguito da un anonimo archivista, che finisce annegato in un oceano di carta... E questi sono solo i primi esempi di una lista di vittime che minaccia di continuare all'infinito... Il colpevole sembra essere una figura femminile che appare alle sue vittime avvolta in un'aura di luce, condannandole a una specie di pena del contrappasso; un fantasma vero e proprio, insomma... Toccherà a Dylan Dog risolvere l'arcano e liberare Scotland Yard dall'inquietante presenza di uno scomodo fantasma omicida...

Non si apre nel migliore dei modi l’annata 2006, né per l’indagatore dell’incubo che si avvicinava a festeggiare i vent’anni di pubblicazione, né per Tito Faraci, all’epoca fresco vincitore del premio “Fumo di China” di miglior sceneggiatore italiano.  L’autore lombardo sarà stato sicuramente animato dalle migliori intenzioni, ma il soggetto da lui partorito già in partenza aveva ben poco di dylaniato, se non l’indagine attorno al presunto fantasma. E’ però la sceneggiatura a mettere la definitiva pietra tombale sulla riuscita dell’albo, a partire dai dialoghi, davvero poco ispirati per usare un eufemismo. Dylan sulla sedia a rotelle è quanto di più patetico si sia visto, con tanto di scontati siparietti tra marciapiedi e barriere architettoniche, il tutto all’insegna di un imperante ed esasperato buonismo. La tiritera sulla giustizia è di una banalità disarmante, finale compreso. Insuperata vetta trash quella del sergente di Scotland Yard corrotto che abbatte la camionetta con un colpo di bazooka. Peccato Faraci non abbia insistito su quel tasto che forse avrebbe potuto portare a una rivalutazione dell’albo, anche se per i motivi sbagliati. Salvo giusto un paio di omicidi creativi ad opera del “fantasma”. Tante colpe a Cossu non ne posso fare stavolta, neanche Brindisi sarebbe riuscito nell'impresa di risollevare questo prodotto. Però sarà un caso che le peggiori storie dell'indagatore dell'incubo si fregino quasi sempre della sua firma ai disegni?? Della copertina di Stano non mi torna qualcosa della statua, che è comunque differente da quella che compare nell’albo.

Curiosità: Bloch dice a Dylan che era il migliore quando lavorava a Scotland Yard. Se pensiamo a storie che hanno raccontato il passato del nostro (nn. 121 e 200) non mi pare che fosse esattamente così. 

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La giustizia offesa, umiliata, dimenticata… la giustizia morta. E ora diventata lo spettro di se stessa”

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (15)

Sceneggiatura: Faraci (15)

Disegni: Cossu (18)

Uscita: gennaio 2006


domenica 16 novembre 2025

Dylan Dog #225 - Insonnia

 

Qualcosa di terribile accade tra le mura della Qibex, una multinazionale farmaceutica che studia le malattie del sonno. Qualche anno fa, un ricercatore, che non dormiva da troppo tempo, ha commesso una strage; oggi, un altro scienziato sofferente di insonnia è perseguitato da tremende visioni. E anche Dylan, che cerca di far luce sui segreti della Qibex, non riesce più a chiudere occhio... Ma che cosa c'entra, in tutto questo, l'antica fiaba dell'Uomo dei Sogni, colui che fa cadere i granelli di sabbia incantata negli occhi dei bambini dormienti per portarli nel suo mondo onirico?

Nell’Horror Club (inedito), la redazione ci tiene a puntualizzare che quest’albo, malgrado il titolo, non ha nulla a che fare con il romanzo Insomnia di King, o con i film Insomnia di Nolan (peraltro remake di un omonimo film norvegese del 1997) o L’uomo senza sonno (The Machinist, 2004) di Brad Anderson. La fonte ispiratrice di Masiero (pur non rivelataci nell’editoriale) è da rinvenire in uno dei miei horror preferiti, Allucinazione Perversa (1990) di Adrian Lyne. Oltre alla citazione di alcune scene, copertina compresa, il villain di questa storia si chiama Jacob Ladder, omaggiando esplicitamente il titolo originale della pellicola (Jacob’s Ladder).  La sceneggiatura di Masiero non è esente da pecche, anzi: ritroviamo un Dylan “cialtrone” dell’incubo nel suo primo ingresso alla Qibex e non mi piace proprio come James Kelley dal nulla si riveli il deus ex machina di turno. In generale tutta la parte conclusiva è piuttosto revedibile, sbilanciandosi troppo verso la componente scientifica e sacrificando la pista soprannaturale dell' “Uomo dei Sogni” (perdendo così anche coerenza narrativa, pensando ad esempio a quanto accade a Dylan al centro di salute mentale). Lo script però ha anche diverse frecce al suo arco: tra queste, le allucinazioni di Kelley e soprattutto quelle di Dylan. Anche il finale “aperto” si lascia apprezzare. Masiero dimostra di avere una discreta conoscenza delle dinamiche della serie, del personaggio e dei comprimari, anche se l’approccio diretto di Dylan con la cliente di turno rimanda troppo ai primi albi e la sua “bacchettata” sul prosciutto è antipatica. La mia idiosincrasia per i disegni di Cossu ormai è nota, ma in questo caso riesco (quasi) a digerirli. Da ricordare pagina 78 con la rottura della gabbia bonelliana e pag. 84 con l’ennesimo tuffo nel passato.

Sufficienza risicatissima.

Curiosità: (1)A pag. 79 citata la canzone “Mr. Sandman” di Pat Ballard. (2)Per la prima volta (mi pare) vediamo da vicino un particolare del famoso tesserino scaduto di Scotland Yard, ovvero la foto in primo piano di un giovane agente Dog (pag. 21). (3) L’Horror Club (inedito) ospita un disegno di Roberto Rinaldi realizzato in occasione della mostra “Torino Comics 2005”.

BODYCOUNT: 0 (nel flashback c’è una serie di morti non quantificabile)

TIMBRATURA: Sì (1, Norma)

CITAZIONE: “Ti strapperò i denti e la lingua per farmi una bella collana… perché hai usato provocare l’uomo dei sogni!”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (2)

Sceneggiatura: Masiero (2)

Disegni: Cossu (17)

Uscita: Giugno 2005


venerdì 31 ottobre 2025

Dylan Dog #219 - La decima vittima


Una serie di cruenti assassinii minaccia di far perdere il sonno all'ispettore Bloch. Un cadavere viene rinvenuto martoriato da chiodi, un altro divorato da un'orda di ratti; ma l'escalation degli orrori continua con il ritrovamento di altri corpi: decapitati, scuoiati, impiccati, bruciati vivi... Un libro si rivela l'elemento ricorrente di ogni omicidio. Un volume senza titolo, con il fregio di una spirale in copertina. Ogni vittima ha sfogliato le sue pagine. Il segreto di tutto si nasconde tra le righe di quel volume e Dylan deve scoprirlo al più presto, se vuole evitare che il suo più caro amico diventi "La decima vittima"

Con questo albo Tito Faraci aggiunge un altro flop alle sue storie dylaniate uscite nel 2004, annata da dimenticare per lui se non fosse per (il comunque non memorabile) Il grande sonno. Come ci viene confermato anche nell’Horror Club (inedito), a parte il titolo la storia non ha altri debiti con l’omonimo film di Elio Petri, liberamente tratto dal racconto La settima vittima (Seventh Victim, 1953) di Robert Sheckley.  Dello splatter promesso in compenso neanche l’ombra, ad esclusione della sequenza dell’omicidio sulla poltrona del dentista (la migliore dell’albo), mentre il resto è relegato fuoricampo o è lasciato in penombra. Peccato, l'idea del libro se pur non originalissima (i richiami a Safarà di Hamlin sono pure dichiarati) non era da buttare, ma la sceneggiatura non riesce a valorizzare gli spunti potenzialmente interessanti offerti dal soggetto. Ad esempio, nessun reale peso viene dato al fatto che la decima vittima designata sia Groucho, quando ci si poteva investire sopra con tutt’altro peso emotivo. Ormai il lutto di Dylan per la fidanzata di turno è poi diventato talmente di routine che stavolta dura... due vignette! Il nostro trova evidentemente più appassionante immergersi nei dossier gentilmente offerti, per l’ennesima volta, da Bloch e più avanti neanche si scompone per i due poliziotti di guardia uccisi, i cui cadaveri vengono pure abbandonati nel corridoio di casa sua! A proposito di Bloch… che collegamenti tra i delitti ha trovato il buon ispettore, tali da convincerlo  che siano opera della stessa mano? Dylan ci arriva quasi per caso. Patto con un diavolo, lo scrittore le cui pagine prendono vita, gente divorata dai topi… tutta roba già vista e rivista nella serie. Ma il momento peggiore è quello in cui Dylan, con parruccone biondo in incognito, provoca volontariamente la morte dell’odioso scrittore. Cossu ai disegni più potabile del solito per i gusti del sottoscritto, anche se è il disegnatore giusto al posto sbagliato, mentre la copertina di Stano è ordinaria amministrazione.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sottile come una lama di rasoio, eppure resistentissimo! Non è straordinario?”

VOTO: 4,5

Soggetto: Faraci (12)

Sceneggiatura: Faraci (12)

Disegni: Cossu (16)

martedì 23 settembre 2025

Dylan Dog #208 - Un mondo sconosciuto

 

Una grande e antica famiglia, quella dei Barathon. Ma una famiglia che sembra condannata all'estinzione, da quando Jeff Barathon, l'ultimo della sua stirpe è scomparso insieme a tre amici. Il vecchio lord Barathon, suo nonno, è convinto che il segreto della sua sparizione sia custodito nella misteriosa e sinistra magione in cima alla collina che fronteggia la residenza padronale, ma chi, eccettuato Dylan Dog, sarebbe propenso a prendere in esame l'ipotesi di una casa maledetta?

L’annata 2004 è inaugurata da una delle storie considerate tra le peggiori (se non la peggiore) di sempre dai lettori dylaniati. Non sarò certo io a farvi cambiare idea, perché la penso allo stesso modo. Tanto per cominciare la trama non ha nulla a vedere con Dylan Dog e la sceneggiatura rende ancora più evidente quanto lontanissimo sia quest’albo dalle atmosfere della serie e dal personaggio. Siamo in pieno territorio fantasy (il tema della casa maledetta è solo un pretesto, subito abbandonato), trattato oltretutto con una faciloneria disarmante. Un Dylan irriconoscibile è attorniato da personaggi inutili (gli amici di Jeff), macchiettistici (il militare, la sensitiva), irritanti (il finto mago, il nonno) e si muove in un mondo che vorrebbe essere un mix tra Zed e uno degli Inferni, senza lontanamente possederne il fascino o l’ispirazione. L’azione si trascina tra improbabili incantesimi, insensate sparatorie (ci va di mezzo pure un topo!), dialoghi sconcertanti (cult la sensitiva che spara a un demone gridando “va all’inferno mostro”). Pessime anche le batture di Groucho, che almeno si ricorda dove si trova facendo il verso alla sopracitata battuta di Ethel (“Va all’inferno! Non questo, un altro!”). L’albo penso detenga anche il record per numero di volte in cui viene nominato il “quinto senso e mezzo” di Dylan. Neanche come trashata involontaria può essere rivalutato questo n. 208, considerato che Faraci impone colpevolmente un registro serio alla vicenda e non si ride neanche per sbaglio. La definitiva pietra tombale è posta dai disegni di Cossu: i mostri e i demoni paiono inoffensivi, gli umani, quando dal testo dovrebbero apparire terrorizzati dalla paura, restano invece impassibili. Si salva la copertina di Stano, Dylan stilizzato a parte, con quelle pennellate in bella vista che a me piacciono tanto.

Indifendibile sotto qualsiasi punto di vista. Un mondo che non avrei mai voluto conoscere

BODYCOUNT: 2 (oltre a un numero imprecisato di demoni)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sì, è lei… La casa maledetta! Se ne sta lassù, in cima alla collina a guardami giorno e notte.. e a sfidarmi!”

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (9)

Sceneggiatura: Faraci (9)

Disegni: Cossu (15)


domenica 2 marzo 2025

Dylan Dog #195 - Uno strano cliente

 

Ci sono incubi che non appartengono al mondo del soprannaturale, ma non per questo sono meno spaventosi. Come, per esempio, quello che è toccato al piccolo Tommy. Suo padre, un pugile che si è messo nei guai con la malavita che prospera a bordo ring, è sparito e Tommy è disposto a tutto pur di ritrovarlo, persino a sacrificare il suo porcellino salvadanaio per pagare la parcella all'Indagatore di Craven Road. Dylan, pur tra qualche titubanza, accetta, convinto che si tratti di una vicenda di consueto orrore quotidiano.

Proprio uno strano oggetto questo n. 195. E (OCCHIO AL GIGANTESCO SPOILER) non per il cliente particolare che si rivolge a Dylan in una sorta di rilettura al contrario del Sesto Senso (The Sixth Sense, 1999 di M. Night Shyamalan). Nell’Horror Club (inedito) la storia ci viene descritta come tenera e toccante, tanto che “avrebbe meritato un posto sul Libro Cuore, accanto a Dagli appennini alle Ande”. Beh, se questo era l’intento degli autori direi che non è stato raggiunto. La rivelazione finale, per come è orchestrata, non ha realmente nulla di commovente, risulta solo patetica. E per il resto l’albo abbraccia toni sorprendentemente leggeri, da commedia con i gangster dove Dylan non fa altro che pigliarsi, meritatamente, un sacco di botte. Orrore non pervenuto e non riesco neanche a incasellarla nel sottogenere delle fiabe nere. Insomma, un soggetto che sta a Dylan Dog come la nutella può star bene su un'insalata di mare. La sceneggiatura abbonda di luoghi comuni, si appoggia su facili soluzioni (Bloch ormai ridotto completamente a mero passacarte) e non sfugge a qualche incongruenza: ad esempio, la telefonata che Steve Cotrell chiede di fare al portiere dell’hotel sembra un passaggio importante, ma poi non se ne sa più nulla. Salvo il personaggio della bella Ringo Starr, mentre quello della zia è totalmente inutile se non per fregare il lettore. Poi, vabbè, c'è Cossu… che non fa neanche male, per il tipo di storia è anche adatto il suo tratto.  Il problema però è che è proprio la storia a non essere adatta a Dylan Dog. Copertina che si ricorda unicamente perché per la prima volta vi appare lo studio di Craven Road n. 7.

Curiosità: L’albo è infarcito di omaggi e citazioni ai Beatles che non si fermano alle canzoni suonate dalla cover band.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La coscienza non è una cosa che puoi dare indietro. Ognuno si tiene quella che ha.”

VOTO: 4

Soggetto: De Nardo (6)

Sceneggiatura: De Nardo (6)

Disegni: Cossu (14)


mercoledì 12 febbraio 2025

Dylan Dog #185 - Phobia

 

Morire di paura non è soltanto un modo di dire. Non per i pazienti del dottor Aschenbach, almeno! Succede, quando si tratta di soggetti predisposti alle più condizionanti forme di fobia patologica, soprattutto se qualcuno usa la loro debolezza per eliminarli. L'unica speranza per la sparuta pattuglia di fobici assortiti è un certo appartamento al n. 7 di Craven Road. Lì abita Dylan Dog, uno che di paura, invece, ci vive...

Avventura di routine per il nostro Dylan. Superato lo scoglio Cossu, che con il suo tratto chiaro e pulito azzera completamente ogni tipo di tensione possibile (che invece sarebbe servita come il pane in quest’albo), s'intravede qualcosa: la trama fila liscia e il finale regala una sorpresa, anche se "telefonata". Già a pag. 31, OCCHIO ALLO SPOILER Stanley rivela infatti dei particolari che potevano essere noti solo a chi conoscesse nel dettaglio le cartelle di tutti i pazienti di Aschenbach. Sconcertante che nessuno se ne sia accorto, soprattutto Dylan, ma altrettanto poco convincente è che nessuno sia riuscito mai a vedere il volto di Stanley, neanche in penombra, pur sapendo quando fosse presente FINE SPOILER. Gli altri fobici, a parte Marlene, non risultano granché caratterizzati, ma solo individuati grazie alle loro singole patologie, mentre Dylan avrebbe potuto essere più coinvolto personalmente, considerato che anche lui è un fobico, pur non a livello patologico: claustrofobia, paura di volare, vertigini (immortalate invece nella fin troppo buia copertina di Stano che vede Dylan in bilico sul Tower Bridge). Si ha la sensazione che per Paola quest'albo sia stato un semplice esercizio di sceneggiatura (il suo famigerato “spiegone” è qui ristretto a sole 7 pagine), non una storia "sentita" a livello emozionale come altre che fanno parte della sua miglior produzione. Senza infamia e senza lode.

Curiosità: (1)Dylan utilizza con naturalezza un computer per fare delle ricerche in Internet su Aschenbach! (2) A pag. 54 viene citata la canzone “Charlie Big Potato” degli Skunk Anansie. (3) Viene più volte citato il film Via col vento (Gone with the wind, 1939) di Victor Fleming, per il sistema che Dylan usa per riportare a casa Marlene, lo stesso che Rhett Butler (interpretato da Clark Gable) nel film usa con il suo cavallo durante l’incendio di Atlanta.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E forse è nella nostra natura mutare ciò che è bene in male..”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (11)

Sceneggiatura: Barbato (10)

Disegni: Cossu (13)


domenica 2 febbraio 2025

Dylan Dog #178 - Lettere dall'inferno

 

"Jethro deve morire!". Madame Trelkovski ha ragione: anche se può apparire una risoluzione troppo cruenta, uccidere il "Profeta", rinchiuso nel Manner's Asylum, è l'unico modo per fermare la strage che ha messo in atto con le sue deliranti dottrine. Anche Dylan avrebbe ingrossato il numero delle vittime, se non fosse riuscito a fermare la mano di Geraldine Rowling, sua vecchia fiamma, tornata per ucciderlo. No, la gelosia non c'entra, e neppure la vendetta passionale. Anzi, è proprio per amore che Geraldine e tutti gli altri involontari assassini hanno armato la loro mano, perché "amore è morte", come sostiene Jethro. Ma in che modo il "Profeta" impartisce i suoi ordini? Attenzione alla buca delle lettere, perché stavolta la Morte arriva per posta!

Storia senza infamia e senza lode, che prende spunto da un’idea piuttosto intrigante, quella delle "catene di Sant'Antonio", che viene però sviluppata in maniera convenzionale. Lo schema infatti, gira che ti rigira, è sempre quello classico degli Uccisori: gente qualunque che un oggetto trasforma in assassini inconsapevoli. Interessante sarebbe potenzialmente anche la figura di Aaron Jethro, il santone sopravvissuto al suicidio di massa della sua congrega, che riporta alla mente sconvolgenti fatti reali accaduti in America, come il “sacrificio” collettivo della comunità del “Tempio del Popolo” fondato dal pastore Jim Jones, avvenuto in Guyana nel novembre del 1978. Tuttavia il Jethro disegnato da Cossu non risulta per nulla inquietante, anzi appare quasi buffo, al contrario di quello minaccioso ritratto nella superba copertina di Stano che si segnala anche per il riflesso del volto di Dylan sgomento davanti a un invisibile specchio. Trovo comunque ben orchestrati alcuni omicidi (con un pizzico di cattiveria che non si vedeva da un po’ visto che una delle vittime è una bambina) e divertenti alcune trovate come quella di Groucho “posseduto”. Giusto lasciare il finale aperto. Oltre che le idee, si cominciavano a riciclare anche le ex. Era già successo da poco con Lee Riker ne Il Progetto, ma a me fa sempre piacere ritrovare la simpatica Geraldine Rowling, conosciuta in Morte a Domicilio, con il suo immancabile tormentone “è una vita di stenti e privazioni…”. Qualche vignetta di Cossu si lascia apprezzare (ad es: la Trelkovski all’interno della stella “scadente” a pag. 25,) ma confesso che un altro disegnatore (Piccatto magari) avrebbe probabilmente alzato il mio giudizio.

Sufficiente.

Curiosità: (1) Viene citato il film Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme; in effetti il flashback della visita di Geraldine al manicomio criminale può ricordare la prima incursione di Clarice Sterling. (2) Groucho ironizza, e non è la prima volta, sul quantitativo di ex-fidanzate di Dylan, affermando che “non basterebbe l’esercito a fermarle”.

BODYCOUNT: 9 (oltre a una serie di vittime non quantificabili al Manner’s ASylum)

TIMBRATURA: Sì (1, Geraldine, ritimbrata)

CITAZIONE: “L’amore è morte, ascolta il tuo profeta, scrivilo tre volte ad altri tre. Fa’ del tuo sangue una stella. E del tuo amore una spada. Nella suprema verità è l’eterna salvezza”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (36)

Sceneggiatura: Ruju (36)

Disegni: Cossu (12)


lunedì 6 gennaio 2025

Dylan Dog n. 166 - Sopravvivere all'Eden

 

Un assassino dal volto deforme ha insanguinato la placida vita di Serenity. L'oasi perfetta, la comunità dell'armonia è attraversata da una vibrazione sinistra, mentre la violenza cresce giorno dopo giorno. C'è forse del marcio sotto quella crosta rosea? Il dottor Westwood non vuole ammettere che il suo esperimento possa fallire, non può credere che il ghigno mostruoso dell'assassino possa essere soltanto un'immagine nello specchio. Il vero volto di Serenity!

Partiamo dal primo tallone d'Achille, del tutto personale: i disegni di Cossu, mai troppo amati dal sottoscritto. Il Conte Ugolino ai miei occhi si è quasi sempre ben difeso bene nelle storie con elementi "da fiaba", tipo Ombre o L'antro della Belva, oppure in altre ironiche/grottesche come Risvegli o Il giorno del giudizio. Con l’aumentare della sua produzione durante le “gestioni” Marcheselli e Gualdoni il suo tratto ha però finito per essermi particolarmente indigesto. Il fatto che spesso in quegli anni, per sua sfortuna, gli siano anche state assegnate storie tutt’altro che memorabili non ha fatto altro che accentuare la mia idiosincrasia nei confronti delle sue tavole. In questo n. 166 non mi offre particolari motivi per ricredermi.

Per quanto riguarda il comparto narrativo, penso che il soggetto di Ruju fosse potenzialmente assai interessante, pur non essendo del tutto nuovo nel panorama dylaniato. Anche nel ben più riuscito Lama di Rasoio c’era una piccola comunità tendente alla perfezione, che in realtà celava l'iperviolenza di alcuni suoi cittadini (oltre a ben altro!). Qui però abbiamo l'aspetto inedito di Dylan tentato dall'integrazione nella comunità. Il problema è che la sceneggiatura non riesce a sviluppare nel migliore dei modi gli accattivanti spunti offerti dal soggetto, risultando scialba e totalmente priva di mordente; non posso nascondere che questa sensazione sia accentuata dalla staticità del tratto di Cossu. Da rilevare l’ assenza di scene veramente violente e splatter che in un albo come questo sarebbero state un toccasana (il confronto con il già citato #28 è impietoso, ripensando alle tavole trasudanti sadismo e gore di Tacconi), ma come abbiamo già avuto modo di notare, in quel periodo erano ormai entrati in vigore i famosi paletti “bonelliani” per limitare al minimo le scene truculente. Anche la sottotrama gialla non convince, in primis perché l'enigma dell'aspetto del presunto mostro, risolto da Dylan grazie a un improbabile, se non risibile, puzzle, ci viene urlata in faccia più volte con i vetri rotti, e poi perché l'identità dell'assassino è, a conti fatti, del tutto indifferente (poteva essere lui, come chiunque altro). Da salvare, in positivo, la scena dell'incendio con l'aggressione della mamma-assassina e da additare, in negativo, la scazzottata con i buzzurri di paese. Finale che lascia con l'amaro in bocca per il destino del dottore (anche qui c'era da andarci giù pesante) e il “Dylan affettapane”. Un Dylan peraltro che già si avviava ad essere sempre più noioso, moralista e compassato, anche se almeno ancora era sessualmente attivo (e “provolone” a tempo record). Infine, in un anno in cui ha saputo regalarci autentiche perle, la copertina di questo n. 166 si rivela, in controtendenza, una delle poche veramente brutte realizzate dal maestro Stano; riuscito male in particolare l’effetto della strada che va in pezzi.

BODYCOUNT: 2 + un numero imprecisato di teppisti

TIMBRATURA: Sì (1, Mathilda)

CITAZIONE: “Lo vedi? Qui la vita è così tranquilla, la gente così serena… non credevo esistessero più dei posti come questo”.

VOTO: 4,5

Soggetto: Ruju (31)

Sceneggiatura: Ruju (31)

Disegni: Cossu (11)


venerdì 29 dicembre 2023

Dylan Dog #159 - Percezioni extrasensoriali

 

Scrutare la mente degli altri, leggerla come un libro e attraversarla fino a sentire come propria la loro vita. È questo ciò che il misterioso Benjamin cerca. L'assassino senza volto vuole unirsi alle sue vittime in un macabro abbraccio. Ora sta dando la caccia a Clarice Anderson, perché c'è qualcosa in lei che lo attira con forza irresistibile, ma troverà Dylan Dog sulla sua strada!

Si chiudeva l’annata, il secolo e persino il millennio e dalle pagine del Club dell’Orrore (inedito) la redazione auspicava che noi lettori avremmo apprezzato la scelta, in controtendenza, di un albo che non parlasse di “millennium bug” e fine del mondo. Però magari ci saremmo aspettati una storia ben più memorabile di Percezioni Extrasensoriali; che poi non sarà granché, ma neanche così brutta come solitamente si dipinge. Ruju qui mi compra facile, attingendo a piene mani dagli elementi tipici degli spaghetti thriller, in particolare quelli codificati nei primi gialli di Dario Argento: la bambola, il trauma infantile, il/la protagonista americana, la maschera, il rituale delle armi bianche, il look dell’assassino, i sensitivi, ecc..). Funziona anche l'ultima pagina, nonostante la soluzione dell'enigma manchi del tutto di pathos, rimanendo un po' piatta a dispetto delle motivazioni dell'assassino e del suo particolare "potere". Tuttavia da questo, come da alcuni altri albi dell'epoca, si intuisce il progressivo declino imboccato dalla serie: omicidi efferati solo a parole, senza splatter e con i particolari fuori campo, Dylan serioso e sceneggiatura votata allo schema del giallo malgrado l'inserimento di elementi soprannaturali. Ruju in quel periodo vedeva Dylan troppo uomo d’azione; all’inizio della storia lo vediamo in versione ispettore Callahan nel confronto con Keel. Nonostante il suo handycap, non suscita particolare empatia Clarice (forse ispirata alla Clarice Sterling dei romanzi di Thomas Harris) che risulta un po’ troppo fredda. Buono il contributo di Cossu, malgrado la consueta staticità e ingessatura dei personaggi. I suoi disegni sono ricchi di particolari e conferiscono la giusta atmosfera alle sequenze dei ricordi depredati dall’assassino. Forse solo la “faccia di Picasso” di quest’ultimo risulta eccessivamente posticcia; Stano riesce a gestirla meglio in copertina.

Curiosità: A pag. 56 viene la canzone di Elton John che accompagna il momento romantico tra Dylan e Clarice è Your Song.

BODYCOUNT: 13

TIMBRATURA: Sì (1, Clarice)

CITAZIONE: “Il male nasce dentro di noi, Dylan, come i ricordi… lui non se n’è andato… non se ne andrà mai!”

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (25)

Sceneggiatura: Ruju (25)

Disegni: Cossu (10)

lunedì 20 novembre 2023

Dylan Dog #149 - L'alieno

 

Il giovane, timido Justin non è più lo stesso dopo quella notte. Qualcosa è piombato dal cielo fin nella sua testa e ha mutato il suo cervello in uno spietato calcolatore. Nel collegio St. August, i giorni di pace sono finiti. C'è una forza aliena che circola tra i banchi e lungo i viali, una forza che possiede conoscenze infinite e un infinito potere!

Deludente storia di Ruju di cui si possono salvare giusto due cose. Primo: le battute di Groucho, qui autentica macchina sforna barzellette, alcune delle quali tra le più divertenti non scritte da Sclavi. Secondo: la scena ambientata nella sala di lettura, deliziosamente splatter. Magari la sceneggiatura fosse stata infarcita di allucinazioni come quella! L’albo ne avrebbe certamente giovato. Invece lo script abbonda di banalità assortite e cliché visti e stravisti (o letti e riletti): i bulli, il college, l’adolescente sfigato, l’insegnante spregevole, ecc.. Inoltre Ruju, invece di scrivere un fantahorror, riduce sostanzialmente tutto a un gialletto privo di mordente, lasciandosi dietro una marea di interrogativi. Possibile che le sparizioni degli studenti siano andate avanti per dieci anni, senza che né la polizia, né (soprattutto) la cliente di Dylan se ne siano interessati prima? Non sembra poi che il colpevole, abbastanza facilmente individuabile da subito, abbia giovato della gran mole di sapere infusagli dall’alieno. E si potrebbe continuare… Tanto il nostro sembra più interessato ad amoreggiare con la bella professoressa Darnell che a condurre l’indagine. Il finale poi si consuma in modo davvero deludente. A ingentilire il mio giudizio non contribuiscono nemmeno i disegni di Cossu. I suoi personaggi sono più ingessati che mai, conferendo una sensazione di staticità a una storia che già non brillava per ritmo. Non male, invece, la copertina di Stano.

Dopo purtroppo c'è stato anche di peggio, ma dei primi 150 numeri si gioca il titolo di più brutto con Sinfonia Mortale, che però almeno ha una componente trash che me lo rende simpatico.

Curiosità: (1) Sull’Horror Post (inedito) viene pubblicato un disegno di un “certo” Paolo Armitano di Virle Piemonte, all’epoca diciassettenne. Dubito sia un caso di omonimia! Una quindicina di anni dopo Armitano debutterà ufficialmente come disegnatore di Dylan Dog sul Color Fest n. 13! (2) Sul Club dell’orrore (sempre inedito) viene celebrata la vittoria dello “Yellow Kid” da parte di Nicola Mari che, come ci viene anticipato, era impegnato in quel periodo nel disegnare lo Speciale n. 13.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: Sì (1, Marsha)

CITAZIONE: “Aveva vagato nello spazio per secoli, forse per millenni, prima di raggiungere il nostro pianeta. Prima di raggiungere me!”

VOTO: 4

Soggetto: Ruju (17)

Sceneggiatura: Ruju (17)

Disegni: Cossu (9)