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giovedì 15 gennaio 2026

Dylan Dog #243 - L'assassino è tra noi

 

In una notte di tempesta il Maggiolino di Dylan decide di guastarsi e di lasciarlo a piedi nel bel mezzo di un'isolata strada provinciale. All'Indagatore dell'Incubo non resta che trovare rifugio nello sperduto Bates Motel. Dylan non rimane l'unico occupante delle stanze dello scalcinato albergo e, nel giro di poche ore, le camere si riempiono di altri clienti, giunti in quel luogo per scampare alla furia della pioggia o spinti dalla semplice sfortuna. Ma la luce dei fulmini che rischiarano la notte proietta un'ombra terribile su tutti loro… quella di uno spietato assassino!

Brillante con uno dei finali più sorprendenti di sempre. A me è sempre piaciuto… parlo di Identità (Identity, 2003) ovviamente, il film di Mangold che Sclavi ha cop… ehm... citato in quest'albo, fonte di ispirazione che verrà rivelata solo nell’Horror Club dell’albo successivo per mantenere l’effetto sorpresa. Nel soggetto andava forse messo il nome di Michael Cooney (l'autore dello script della pellicola) per come pochissimo (nulla?) ci si distacchi a livello di sinossi; solitamente questo per me non rappresenta un problema e non lo riterrei un difetto neppure in quest’occasione se non fosse che, per chi come me aveva già visto il film ai tempi, il possibile effetto sorpresa si tramuta in un boomerang di delusione. Sclavi ci mette tanto mestiere nella sceneggiatura, con scarsi e minimali dialoghi che portano a leggere l'albo velocemente. Ci sono delle buone sequenze splatter, citazioni a go go anche per Psycho (a partire dalla copertina che rievoca la leggendaria sequenza della doccia rielaborata anche all’interno dell’albo), e qualche zampata del buon vecchio Tiz che fu, come i pupazzi che parlano a "Norman Bates". Sono i disegni di Stano, sublimi, a innalzare la mia valutazione della storia che altrimenti considererei appena sufficiente: la pioggia incessante, il misterioso killer senza volto, la coreografia degli omicidi creano un'atmosfera stranissima, fredda, inquietante e surreale al tempo stesso.

Curiosità: (1) Record assoluto, evidenziato anche nell’Horror Club: per la prima volta (e finora unica, mi pare)  Dylan Dog non compare (davvero) in una storia che lo vede protagonista. (2) Sclavi e Stano tornano a fare coppia dopo il n. 100. (3) Il personaggio di Paddy ha il volto dell’attore Ernest Borgnine. Nel numero successivo, Marty, anche il personaggio cui è intitolato l’albo ha le stesse fattezze!

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Un incubo... è un incubo... ma non il mio incubo!”

VOTO: 7

Soggetto: Sclavi (123)

Sceneggiatura: Sclavi (131)

Disegni: Stano (14)

Uscita: dicembre 2006


sabato 13 dicembre 2025

Dylan Dog #233 - L'ospite sgradito

 

Samantha Morris, una cliente di Dylan Dog, convinta che la fine del mondo sia vicina, si uccide, gettandosi da una terrazza. Quale relazione c'è tra il suicidio di Samantha, un'esplosione di follia collettiva e la creatura invisibile che sembra essersi impadronita dell'abitazione dell'Indagatore dell'Incubo?

Storia notevolissima di Medda, la sua migliore “da solista” per Dylan Dog in my honest opinion. Rispetto alla sua precedente sceneggiatura dylaniata (il n. 222 La saggezza dei morti) in cui il messaggio di fondo era veicolato in modo didascalico e fin troppo palese, qui, almeno fino alle ultimissime pagine, abbiamo il ricorso a un uso sapiente del surreale come non si vedeva da tempo. Per la metaforica discesa agli inferi di Dylan, Medda non attinge all’autoreferenzialità allora imperante nella serie, ma esteriorizza il malessere interiore che progressivamente sconvolge il protagonista proiettandolo su un (altro) mondo che sembra impazzito e destinato all’estinzione. La vicenda parte apparentemente da una situazione classica, ma della cliente di turno non sapremo mai nulla in definitiva, né la sua morte avrà particolare rilevanza. La narrazione che si sviluppa dall’incipit pare (volutamente) girare a vuoto, ma sottotraccia mantiene un ritmo incalzante che trova il suo culmine nella soffertissima sfida finale tra Dylan e l’”intruso”. Peccato per un Groucho prematuramente fuori dai giochi, solo in parte compensato dallo spassoso siparietto di Jenkins a pag. 54. Stano ai disegni  si rivela fondamentale per illustrare quest'albo che parla più per immagini (e didascalie) che per dialoghi, contribuendo a creare un'atmosfera straniante per il lettore, quasi apocalittica considerato il contesto. Sebbene il suo tratto si sia evoluto rispetto a quello “spigoloso” ed espressionista degli esordi, le sue tavole riescono ad immergerci in una dimensione solo apparentemente familiare, ma invece fuori dallo spazio-tempo. La sua copertina ci riporta indietro a una situazione classica da “primi 100”, con Dylan attorniato da non-morti su una metropolitana che riporta la mente indietro  alla cover di Ultima fermata: l’incubo!

Curiosità: (1)Sull’Horror Club (inedito) apprendiamo che la storia è stata ispirata a Michele Medda da un monologo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, “Il Grigio”, pubblicato in forma di racconto anche nella raccolta Questi assurdi spostamenti del cuore. (2)A pag. 12 Dylan guarda in TV Il fantasma dell'opera diretto da Rupert Julian nel 1925, con Lon Chaney nel ruolo indimenticabile di Erik "il fantasma".

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Perché le nostre scelte sono limitate dal fatto di essere obbligati a scegliere, e non vediamo che la nostra vita è governata dal caso…”

VOTO: 9

Soggetto: Medda (14)

Sceneggiatura: Medda (14)

Disegni: Stano (13)

Uscita: febbraio 2006


giovedì 23 ottobre 2025

Dylan Dog #217 - Il grande sonno

 

La solita vecchia storia. Una ragazza ingenua, una canaglia senza scrupoli, un mucchio di banconote. Però, stavolta c'è di mezzo Dylan Dog, e potete stare certi che l'indagine che gli affida Georgine Timper perché le ritrovi il fidanzato, scomparso con tutti i suoi risparmi, non è esattamente come una di quelle classiche avventure in bianco e nero che hanno reso celebre la scuola dei duri alla Sam Spade e Philip Marlowe. Qui, tra scommesse alle corse, debiti di gioco, gorilla spietati e vicini di casa impiccioni, si annida il seme di un antico orrore. Un orrore che è tornato, dopo secoli, a esigere il suo tributo di sangue!

Ecco una di quelle storie che ho rivalutato in positivo con quest’ultima rilettura. Già con la precedente l’avevo “promossa” con la sufficienza, ma ora mi sento di alzare ancora un po’ il voto. Faraci si fa parzialmente perdonare dopo i tonfi di Un mondo sconosciuto e Fantasma cercasi con una sceneggiatura leggera e frizzante che rende piacevole la lettura. Le atmosfere “hard boiled” in Dylan Dog ci sono state sempre bene (a partire dal mitico n. 6) forse perché Sclavi, quando ancora stava progettando le basi della serie, aveva inizialmente pensato a un detective stile “scuola dei duri”; mescolarle con l’horror fantasy/esoterico (che invece è rimasto spesso indigesto ai lettori) sulla carta pareva un azzardo che incredibilmente funzionicchia perché Faraci ha la saggia intuizione di spostare il tutto sul piano dell’ironia, senza prendersi sul serio. I comprimari sono azzeccati (su tutti, quella simpatica canaglia di Bart Starrell) e i tempi giusti. Certo, per un ritorno in pompa magna di Stano ai disegni dopo quasi tre anni di assenza mi sarei aspettato un albo “speciale”, ma con il precedente I misteri di Venezia al buon Angelo era andata anche peggio. Per me che adoro il suo tratto “Schiele style”, rimasto sostanzialmente inalterato nel corso degli anni, è comunque sempre una festa. Qui fa un ottimo lavoro sulle espressioni dei personaggi e sui primi piani, perde invece qualcosa nella parte finale con l’entrata in scena di Orkam e delude per la copertina, sempre a sua firma.

Curiosità: (1) Sono tantissimi gli omaggi alla letteratura pulp-noir inserite da Faraci nella storia, a partire dal titolo dell’albo che è lo stesso del primo romanzo di Raymond Chandler e dagli “intertitoli” Finestra sul vuoto e Addio, mia amata che corrispondono a quelli dei romanzi successivi dello scrittore originario di Chicago.  (2)Si dice che il personaggio di Georgine Timper sia ispirato a… Paola Barbato!

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ uno sporco lavoro… ma qualcuno deve pur farlo”.

VOTO: 7

Soggetto: Faraci (11)

Sceneggiatura: Faraci (11)

Disegni: Stano (12)


martedì 11 febbraio 2025

Dylan Dog #184 - I misteri di Venezia

 

Venezia sembra fatta apposta per sognare, ma c'è qualcuno che vuole trasformare i sogni in incubi, incubi talmente mostruosi da poter inabissare l'antica regina della laguna per sempre. Per fortuna, vigilano sulle sue sorti Saul l'angelo caduto, un ex agente di Scotland Yard di nome Dylan Dog, il commissario Corradi e il signore di tutte le alcove, l'avventuriero evaso dal carcere dei Piombi, Giacomo Casanova!

L’annata dylaniata 2002 si apre con un albo pieno di ritorni, come ci viene preannunciato anche nell’Horror Club (inedito). Dopo sette anni di assenza (copertine a parte ovviamente), torna a disegnare sulla serie regolare Angelo Stano che non si vedeva dal n.100, avendo firmato nel frattempo solo alcune storie uscite su Gigante! Poi abbiamo il ritorno di Dylan a Venezia, già visitata nel n. 128, accompagnato stavolta dal fido Groucho; il nostro torna a collaborare con il commissario Corradi conosciuto appunto ai tempi de La morte rossa. Si rivede anche Saul, il biondo angelo senz’ali co-protagonista del n. 141 L’angelo sterminatore. E per finire torna a far parlare di sé la misteriosa setta degli “Illuminati”, introdotta nel n. 155, La nuova stirpe. Da questa premessa si capisce subito quanto tanta, troppa, sia la carne messa sul fuoco da Pasquale Ruju. Peccato perché il soggetto offriva spunti indubbiamente interessanti (l’idea dei “sognatori” e il loro collegamento con Giacomo Casanova), ma la sceneggiatura finisce per essere "ristretta" in un albo dal formato tradizionale mentre avrebbe necessitato di un maggior numero di pagine (Speciale o addirittura Gigante) per riuscire a dipanarsi con più ampio respiro e gestire a dovere tutte le sottotrame avviate. Così invece la storia scorre via troppo in fretta, senza lasciare molto (a parte il piacevole omaggio veneziano), complice un Dylan quasi inutile nell'economia della vicenda e un Groucho abbondantemente sotto i suoi standard. Il personaggio di Saul, tanto apprezzato nel n. 141,  qui viene trasformato in un santone qualunque che sentenzia frasi scontate a tutto spiano. Compensano i disegni di Stano: eccezionali il prologo con i fuochi sui canali e i sogni all'acquerello di Casanova. Solo alcuni mostri nel finale non mi hanno convinto. Avrei sfruttato di più, invece, la Morte in versione gondoliere, protagonista anche della suggestiva copertina, relegata a un paio di vignette a pag. 83.

Curiosità: Quella di quest’albo è in realtà la terza sortita di Dylan in Italia, anche se la seconda non viene mai ricordata. Oltre che a Venezia, infatti, il nostro è stato anche in Toscana ne Il gatto nero, pubblicata su Gigante n. 8.

BODYCOUNT: 28 (oltre a una serie di altre vittime non quantificabili)

TIMBRATURA: Sì (1, Chiara)

CITAZIONE: “E così, un sognatore se ne va. Quanti altri ne perderai, Venezia?”

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (41)

Sceneggiatura: Ruju (41)

Disegni: Stano (11)


mercoledì 27 dicembre 2023

Dylan Dog Gigante n. 8 - Il pozzo dei dannati

 

Esiste veramente il fantasma dei Blackmoors? Nell'antico castello, si affollano presenze sinistre e minacciose, ma forse non vengono dall'oltretomba, forse sono fatte di carne e ossa. Il mistero sembra sfuggire, cadendo nel pozzo che si apre sotto le fondamenta… Dylan Dog sente che l'infestazione è soltanto un pretesto. Il signor Hendricks lo ha invitato per ben altro motivo: per chiudere su di lui la morsa di una trappola mortale!

Terza storia realizzata per la serie da Gonano ancora una volta firmandosi con lo pseudonimo di G. Anon. Il soggetto in sé e per sè non sarebbe irresistibile, ma l’autore fa un ottimo lavoro con il personaggio di Dylan, restituendocelo in forma smagliante rispetto a quello un po' troppo compassato che andava prendendo lentamente forma in quegli anni per poi divenire norma durante la gestione Gualdoni. Qui lo ritroviamo ironico, incazzato, polemico e provolone… ci scappa anche la "doppietta" con partner diverse, come non succedeva dai tempi d'oro! E sì, stavolta è davvero anche un po' ciarlatano. Gustoso lo scambio di battute iniziale tra il nostro e Groucho, così come le punzecchiature continue che rivolge, ricambiato, all’antipaticissimo Hendricks. La sceneggiatura, più che per i colpi di scena, vive soprattutto grazie alle suggestioni di Blackmoors Castle e ai suoi veri o presunti fantasmi. Suggestioni che senza l'encomiabile lavoro di Stano non avrebbero avuto lo stesso effetto. In particolare notevolissime le tavole in cui un sempre più angosciato Dylan si trova avvolto dalle tenebre finendo con il percorrere, senza saperlo, la scala a chiocciola che si snoda lungo l’inquietante pozzo dei dannati. Si respira un’atmosfera tipicamente gotica ma, come nella prima storia di questo gigante, con qualche eco di Edgar Allan Poe, vuoi per la presenza anche qui di un gatto nero, vuoi per il personaggio di Linnea, una sorta di Morticia Addams più eterea che avrei visto bene in un racconto dello scrittore di Boston. A fine lettura rimane un po’ ua sensazione di incompiutezza, forse per la durata anomala della storia (48 pagine) che avrebbe beneficiato di qualche tavola in più, con la conclusione che arriva improvvisa, senza tanti complimenti, lasciando interdetti: Dylan che confessa di aver ucciso un uomo con il beneplacito di Bloch?

A sorpresa la copertina del Gigante, realizzata da Stano, è dedicata a questa storia e non a quella di apertura come da consuetudine. Buono il concept, ma si avverte un senso di artificioso nella colorazione. Ben reso comunque il riflesso della luce della lanterna sullo sfondo in pietra.

Curiosità: Dylan cita il centro che ospita donne maltrattate visto nel n. 140 Verso un mondo lontano.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: Sì (2, Linnea e Claire)

CITAZIONE: “Solo il demonio sa quanti e quali orrori sono avvenuti in questo luogo maledetto! Una trappola chiamata… il pozzo dei dannati!

VOTO: 7,5

Soggetto: Gonano (2)

Sceneggiatura: Gonano (3)

Disegni: Stano (10)

giovedì 21 dicembre 2023

Dylan Dog Gigante n. 8 - Il gatto nero

 

L'avvocato Graham Palmer ha sempre amato gli animali, e loro lo hanno sempre ricambiato… Fino a oggi. I suoi amici lo hanno abbandonato per far spazio a un pestifero gatto nero, una bestia scontrosa e intrattabile. Da dove viene l'odiosa bestia? È un incubo o l'ombra di un rimpianto, di una storia dimenticata tanti anni fa?

L’ottavo gigante dylaniato si apre con una sceneggiatura di Sclavi basata, ancora una volta (la terza quell’anno), su un soggetto altrui. Trattasi nuovamente di un esordiente, Gianluigi Puccioni, che firma qui la sua unica collaborazione con la serie. Mi piace pensare che il canovaccio da lui elaborato abbia una certa componente autobiografica (dalle poche informazioni che ho trovato in rete, sempre siano corrette, Puccioni è un avvocato originario di Firenze) perché dalla lettura si percepisce che sia piuttosto “sentito” dall’autore. Attraverso il filtro sclaviano ne scaturisce una storia di lunghezza anomala (44 pagine) molto malinconica con echi di Edgar Allan Poe (vedasi l’omonimo racconto Il gatto nero), impreziosita dai disegni eccellenti del maestro Stano, in cui l'orrore è il tempo che passa (la meridiana più volte rappresentata) e soprattutto il rimpianto per l’amore perduto. Dylan più che protagonista è testimone di quanto accaduto. Risolve il caso, ma questo non è di consolazione per l’avvocato Palmer, anche se nel finale Sclavi lascia aperto uno spiraglio (“chissà a che ora parte il primo aereo per l’Italia”). Stano fa un ottimo lavoro, rendendo tangibile la tristezza crescente sul viso di Palmer e illustrando in maniera assai ispirata l’angosciante l'allucinazione di Dylan (pagg. 38-43 o tavole da 32 a 37) nella villa. Unica nota stonata il canarino, il cui assalto suicida risulta un po’ ridicolo. Ma il vero protagonista è lui, il gatto, figura inquietante, un po' alter ego di Cagliostro ma più incazzato, a cui Stano aggiunge in più occasioni un’aura quasi infernale. Spettacolare il primo piano, diviso in due vignette, a pag. 27 (21° tavola), degli occhi del micio su cui Palmer appare riflesso e deformato. Bellissimo anche il Dylan tenebroso e pensieroso nella prima vignetta di pag. 49 (43° tavola). La cosa passa un po' inosservata, ma in questa storia Dylan compie il suo secondo viaggio in Italia, una toccata e fuga via treno in Toscana, dopo il soggiorno veneziano nel n. 126 La morte rossa.

Curiosità: Si rivede Botolo, il cagnolone amico di Dylan che sarà protagonista assoluto di Cuori randagi, sempre ospitata sull’ottavo gigante.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L’amore… un fuoco che divampa improvviso… e sembra che debba bruciare per sempre fino alla morte”.

VOTO: 8

Soggetto: Puccioni (1)

Sceneggiatura: Sclavi (123)

Disegni: Stano (9)