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venerdì 19 dicembre 2025

Dylan Dog #235 - Sonata macabra

 

La leggenda narra che, nel 1713, Giuseppe Tartini compose "Il trillo del diavolo" ispirato da uno strano sogno: il demonio in persona eseguiva per lui quella che sarebbe diventata la sua sonata più celebre. Oggi, quasi trecento anni più tardi, la stessa musica sembra poter scatenare la follia, toccare quelle corde dell'animo umano che spingono a commettere omicidi e atti violenti.

Fin dal mitico n. 1 sappiamo che Dylan  è solito suonare (male a detta sua e di Groucho) il “Trillo del Diavolo” con il suo clarinetto, sebbene la sonata fosse stata concepita per violino e basso. Non ci era finora mai stata raccontata la genesi dell’opera composta nel 1.713 da Giuseppe Tartini che è invece fonte di ispirazione per l’albo scritto da Ruju. La sceneggiatura elaborata da quest’ultimo è semplice e derivativa, ma tutto sommato formalmente corretta ed efficace. Alcuni passaggi meno riusciti sono compensati da alcune sequenze lodevoli: il diavolo che appare a Tartini come nell’aneddoto del sogno realmente raccontato dallo stesso compositore (così come riportato dall’astronomo Jerome Lalande nel libro Voyage d'un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766), l’incipit con il massacro a teatro, l’incubo di Natasha e l’idea delle fotografie dei morti utilizzate come note da inserire nello spartito. Sequenze che guadagnerebbero se accompagnate dalle giuste musiche, penso ad es. a quella pag. 66. Altre sequenze risultano invece superflue (quasi tutte quelle in cui appaiono gli scagnozzi di Strauss, quella al manicomio criminale su tutte) e pure dannose perché finiscono con il levare spazio al finale che appare così un po’ troppo frettoloso. Mi ci sarei aspettato di trovarci i diavoli che compaiono nella sulfurea copertina di stano, invece nisba. I dialoghi non sono brillantissimi, così come le battute di Groucho che almeno sono frequenti e finalmente, dopo parecchio tempo, ritrovano anche Dylan come “spalla” (pag. 52). Disegni di Rinaldi davvero buoni in quest' albo, soprattutto sui primi piani dei personaggi. La sequenza muta che va dall'ultima vignetta di pag. 18 alla prima di pag. 20 è tanta roba. Splendida la vignetta conclusiva. In tema di violini aveva tra l’altro già fatto coppia con Ruju nel deludente Il violinista.

Curiosità: (1)Il delitto a pag. 57, con la testa della vittima conficcata nell’appendiabiti, è una citazione a Opera di Dario Argento. (2)Mi sfugge come Dylan sia riuscito a fare un cappio al collo dello scagnozzo che finisce impiccato (pagg. 60-61). (3)Chissà se per rappresentare il sogno di Tartini, Rinaldi si è ispirato all’ illustrazione di Louis-Léopold Boilly che riporto in calce al post.

BODYCOUNT: 28 (oltre a una serie di vittime non quantificate nel finale)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Eseguiremo una sonata che non si è mai sentita in nessun luogo, in nessuna epoca! Il brano perfetto, assoluto, che Tartini ha potuto solo sognare! Il trillo del diavolo!

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (64)

Sceneggiatura: Ruju (64)

Disegni: Rinaldi (7)

Uscita: aprile 2006



giovedì 11 settembre 2025

Dylan Dog #205 - Il compagno di scuola

 

Difficile per il giovane John Stanford inserirsi tra i suoi nuovi compagni di scuola, nell'esclusivo Stratford College. Soltanto uno studente gli tende la mano, Boris Warshavsky, e sarà l'inizio di un incubo lungo tutta la vita, un incubo contro il quale lo stesso Dylan Dog sembra non poter far molto!

Con quest’albo Claudio Chiaverotti si apprestava a salutare Dylan Dog per lungo tempo. Ci sarebbero voluti sei anni per rileggere una sua storia dylaniata (Il buio nell’anima, pubblicata sul terzo Color Fest) e addirittura 17 per rivederlo sulla serie regolare (con il n. 409, Ritorno al buio). Saluto che lascia con l’amaro in bocca perché Il compagno di scuola non è purtroppo a livello dei migliori lavori del maestro con gli occhiali da sole. La storia però, almeno inizialmente, parte bene. il buon Claudio qualche chicca delle sue ce la regala: nel "coreografare" gli omicidi se la cava sempre e ci sono alcune inquietanti sequenze oniriche (l’incubo nell’incubo alle pagg. 18-19, John arso dalle fiamme alle pagg. 47-48). Di contro troviamo un Dylan insolitamente spento coadiuvato da un Groucho in pessima forma a livello di battute; mai visto il duo così scialbo in un albo del Chiave. Si salva almeno Jenkins come portatore sano di umorismo. Se Boris Warshavsky è senza dubbio un personaggio carismatico, lo stesso non si può dire per il vessato John con cui non si riesce mai ad empatizzare e il cui atteggiamento fa intuire troppo presto come stanno realmente le cose. La trama gialla d’altronde è costruita su un’impalcatura a dir poco traballante e davvero non si può credere che qualcuno venga condannato all’ergastolo senza prove, soltanto per una spilla ritrovata sulla scena del delitto. Ma è il finale a sferrare il colpo di grazia al lettore. La scena in cui John crede di aver ereditato dei poteri da "Ancient Tortures" è semplicemente assurda, così come inverosimile è Il preside che muore dopo anni e anni consumato dai rimorsi per la vicenda del gatto. Perdonabile nella sua divertita modalità trash-horror la scena del tizio che si accorge solo dopo un botto di tempo di essere stato accoltellato a morte. Di tutto rispetto invece il comparto disegni che ho rivalutato alla grande in quest’ultima rilettura. Il tratto vintage di Rinaldi, nettamente più “sporco” e grezzo rispetto a quello del suo esordio con La fata del male, è perfetto per l’atmosfera della storia. Il suo Boris poi è reso, quando serve, particolarmente minaccioso e sinistro. Quello raffigurato da Stano in copertina sembra invece un indemoniato.

Curiosità: (1) Rinaldi torna qui sulla serie regolare a dieci anni di distanza da Feste di sangue. (2) A pag. 39 Dylan ricorda un suo amico italiano su cui hanno fatto un film. Il riferimento è ovviamente a Dellamorte Dellamore, apparso sulla serie nello Speciale n. 3 Orrore Nero e nella storia fuoriserie Stelle Cadenti. (3) Alle pagg. 87-88 sono citati un po’ di classici cinematografici dell’orrore, presenti nella videoteca di John Stanton: Fog, La Cosa, Il buio si avvicina, la saga di Nightmare e quella di Venerdì 13.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Gale)

CITAZIONE: “Questa notte verrò a trovarti, John! Il tuo incubo non finirà mai!”

VOTO: 5

Soggetto: Chiaverotti (54)

Sceneggiatura: Chiaverotti (55)

Disegni: Rinaldi (6)


venerdì 5 gennaio 2024

Almanacco della Paura 2000 - Il violinista

 

La musica è tutto per lui, gli scorre tra le dita come una forza rigenerante e soltanto da lei trae la forza di vivere. Deve continuare a suonare, continuare a ricamare il tessuto delle sue tristi melodie notturne, le dolci serenate che rivolge a tutte le sue vittime! Un nuovo assassino è libero di colpire, inafferrabile come un assolo di Paganini. E per Dylan c'è un solo indizio, sottile e tagliente… come una corda di violino!

Ad eccezione di quelle sceneggiate da Sclavi e, in parte, da Chiaverotti (La maschera del demonio), non si può dire che l’Almanacco avesse ospitato, sino ad allora, storie memorabili. Anzi, a partire dalla metà degli anni ‘90 c’è da registrare un progressivo calo qualitativo delle avventure dylaniate ospitate su questa testata. Un trend che, purtroppo, continuò anche con l’Almanacco della Paura 2000, per poi fortunatamente interrompersi l’anno successivo. Il violinista è una storia deludente già a partire dall’idea dell’improbabile associazione di donne influenti che elargisce annualmente premi milionari a uomini meritevoli dotati di “fortezza, giustizia, prudenza e temperanza”. Considerate le premesse non aiuta l'indecisione di Ruju sul registro da imporre alla sceneggiatura, troppo ondeggiante tra il serio e il faceto. A mio (fallibile) parere sarebbe stato preferibile privilegiare il secondo, magari con l'apporto di un disegnatore più adatto come un Saudelli ad esempio. Invece il buon Pasquale punta maggiormente sulla serietà, affidandosi ai collaudati schemi del giallo. Da qui in avanti seguono inevitabili spoiler. La trama si dipana in modo traballante, svelando troppe carte all'inizio: si capisce subito che Walerian non è uno stinco di santo, tant'è che la stessa presidentessa del circolo, evidentemente a conoscenza della natura del suo “protetto”, gli domanda in maniera retorica se sia coinvolto nelle sorti avverse occorse ai candidati al premio, alcune delle quali concluse tragicamente con la morte. Mancano poi altri possibili sospettati con cui cercare di depistare il lettore dall'ovvia identità dell’assassino. In compenso abbondano le perplessità: Dylan è così esperto di violini da riconoscere, con una semplice occhiata veloce, che quello utilizzato da Walerian è uno strumento per mancini? Quando sarebbe stata diluita la colla utilizzata da Dylan per montare il galeone? Nel 1986?? La polizia conclude che l’assassino è altissimo e ciò è evidenziato nella scena dell’omicidio di Jann, ma in seguito la sua altezza sembra assolutamente normale. Il serial killer viene soprannominato “il violinista” perché si diverte a suonare prima e dopo gli omicidi, cosa che però non avviene affatto nell’omicidio di Annie. E si potrebbe continuare. Salvabili, comunque, le sequenze di alcuni omicidi. Ai disegni Rinaldi si conferma purtroppo non al top della forma come nella precedente storia da lui illustrata, La banda dello zodiaco. La sua prova è piuttosto scialba, poco ispirata; i suoi personaggi poco espressivi. Qualche bella vignetta c’è (tavole 24-25, tavola 59), ma non basta a farmi rivalutare in positivo questo suo lavoro. La copertina di Stano, invece, se apprezzata nel suo insieme è davvero molto bello; colpisce in particolare il retro, con la Morte intenta a suonare il violino in onore di una vittima.

Dei dossier dell’Almanacco consiglio quello sugli “insetti del terrore” a firma di Gianmaria Contro e soprattutto (dal momento che trattasi di argomento di nicchia) quello su “Virus”, il mad doctor a fumetti creato nel 1939 da Federico Pedrocchi (l’articolo contiene anche un box su Frieda Boher, protagonista di Necron, breve serie a fumetti disegnata dal grande Magnus!).

Curiosità: (1) Se non fosse per la pettinatura, Walerian avrebbe una certa somiglianza con… Xabaras! (vedasi il primo piano, terza vignetta, pag. 100 – o tavola 68). (2) A pag. 61 (29° tavola) Dylan afferma che il modus operandi del “Violinista” gli ricorda per certi versi l’uomo invisibile. Quasi una blasfemia accostare questa storia a Memorie dall’invisibile!

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Katharine)

CITAZIONE: “Il modo in cui ha suonato sotto casa tua... non aveva mai raggiunto una simile intensità… un dolore così grande… conosco un solo uomo capace di suonare così.”

VOTO: 4,5

Soggetto: Ruju (28)

Sceneggiatura: Ruju (28)

Disegni: Rinaldi (5)


 

venerdì 22 dicembre 2023

Dylan Dog Gigante n. 8 - La banda dello zodiaco

 

Sui tetti di Londra qualcosa si muove, sotto il cielo notturno una banda di criminali porta a termine le sue oscure imprese. Sono acrobati dell'aria e della vita, pronti ad affrontare il rischio estremo appesi solo alla luce delle stelle, uniti come fratelli di sangue. Ma qualcosa si è rotto nella Banda dello Zodiaco e i suoi membri cominciano a morire…

L'anello debole di questo Gigante. Flop di Manfredi che si congeda sostanzialmente dalla serie (salvo un ultimo saluto tre anni più tardi con la breve fuoriserie Il cavallo fantasma) firmando qui la sua peggiore prova dylaniata. Troppo action, troppo inverosimile, battute di Groucho pessime. Non si salva quasi nulla, forse giusto la scena del naso tagliato al tatuatore e l’originalità dell’idea, per quanto bizzarra, dei climber in calzamaglia nera che girano sui tetti di Londra uccidendosi a vicenda. L'incipit solleva dubbi dal punto di vista temporale: l'azione avviene di notte? Sembrerebbe così dalla battuta di Bloch a pag. 66-14°tavola ("bene, così chiudo il caso e torno a dormire"), ma a parte le perplessità sull'inspiegata passeggiata notturna di Dylan e Groucho (che nelle prime due tavole pare avvenire in pieno giorno), come si fa a stendere il bitume, nero come la pece, al buio?? Non si capisce poi tutta questa fiducia di Lyla per Dylan dopo averci parlato giusto 5 minuti in apparente qualità di semplice testimone. Abbiamo poi situazioni da action movie poliziesco anni 80 che poco ci azzeccano con il personaggio: vedasi a pag. 98 (46° tavola) Dylan che spara freddando il suo aggressore senza tanti complimenti, concludendo la scena con una battutaccia (“prima sparare e poi parlare”) non degna di lui. Anche Bloch sembra essere contagiato da quest’atmosfera visto che si presenta sulla scena del primo delitto da solo, facendo irruzione a voce alta e poi a pistola spianata come il più grezzo dei detective. Dopo le sue prime convincenti prove, anche Rinaldi toppa. I suoi disegni appaiono qui anonimi, con sfondi poco curati dando un’impressione di piattezza e sufficienza che di sicuro non erano nelle intenzioni dell’autore.

Curiosità: Il personaggio di Alan Forbes è ritratto in maniera molto somigliante a Ned Ellis ovvero “Magico Vento”, chissà se su iniziativa-omaggio di Rinaldi o su indicazione nostalgica dello stesso Manfredi.

BODYCOUNT: 13

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ci sono troppe luci a Londra: non si vedono le stelle…”

VOTO: 5

Soggetto: Manfredi (14)

Sceneggiatura: Manfredi (14)

Disegni: Rinaldi (4)

venerdì 20 ottobre 2023

Almanacco della Paura 1998 - La stirpe degli immortali

 

L'Instancabile… Uno strano, antico mito uscito dalla penna di un profeta pazzo. Soltanto uno tra gli immortali figli di Enoch può calcare la Terra, soltanto uno di loro deve sopravvivere alla lotta eterna. È questo ciò che si nasconde dietro i delitti dell'università? Questa la forza che ha scatenato l'orrendo mostro che fa strage di studenti? Tra antichi manoscritti e moderne atrocità, Dylan Dog dà la caccia a un essere che non teme la morte, una belva in agguato sotto sembianze umane!

Arriva il momento per Ruju di esordire anche sull’Almanacco della Paura, con questa storia che per il soggetto prende spunto addirittura dall'Antico Testamento. Il buon Pasquale ricostruisce minuziosamente una mitologia quasi in stile De Nardo, inventando una leggenda che, origini a parte, si ispira al film Highlander- L’ultimo immortale (1986) di Russel Mulcahy, con l’aggiunta di una spruzzatina di Terminator. Tra splatter (molto buona la sequenza del primo omicidio), sottotrama gialla e soprannaturale ci sarebbe anche di che divertirsi, ma a me proprio non vanno giù i troppi momenti comedy inseriti nella sceneggiatura: dal prologo alle battute della fidanzata di turno, dalle disgrazie di "Sciagura Spader" giovane e adulto all'inutile scena del rapinatore sentimentale. Un Dylan davvero troppo in secondo piano e spento, poi, lascia spazio ad altri protagonisti, sembrando quasi messo lì per caso (come già accaduto e accadrà in altre storie di Ruju), salvo svegliarsi nel finale per cercare di risolvere inutilmente la situazione a colpi di pistola. Tremendi i personaggi dei “fuoricorso”, che si comportano come liceali e hanno l’aspetto di quarantenni; detestabile Judas che non fa altro che prendere a schiaffoni la sua donna. Menzione speciale, invece, per la Morte in versione "esploratore", intuizione davvero azzeccata; Ruju si divertiva un sacco in quel periodo a personificarla in modi sempre diversi, spesso divertenti e inusuali, allontanandosi dalla rappresentazione sclaviana più canonica. Rinaldi torna dopo cinque di assenza a disegnare per Dylan Dog. Qui non riesce a replicare i fasti del suo fantastico debutto con La fata del male, ma il suo lavoro è comunque apprezzabile grazie a vignette dinamiche e sempre ricche di particolari e a un occhio di riguardo alle incursioni omicide dell’”Instancabile”, che nell’essenziale copertina di Stano ricorda più un lupo mannaro. La storia ha anche un vago sapore chiaverottiano che non dispiace. Nel complesso quasi sufficiente.

Le consuete due righe sull’Almanacco. In questa edizione 1998 la rubrica sui film dell’annata torna ad avere un po’ più di respiro. Quello che invece manca ai dossier sulle case maledette e sulla storia della Hammer che avrebbero meritato maggiore spazio. Quello su Matheson e sulla famiglia Addams ci possono stare, ma personalmente preferito la formula dei primi tre almanacchi con un maxi-dossier dove un argomento unico veniva sviscerato a dovere.

Curiosità: (1) Groucho ha davvero un fratello, come sostiene nella storia quando dice di tornare dal mare, o si tratta dell’ennesima gag sui fratelli Marx? (2) A pag. 53 (21° tavola) Dylan fa l’amore con Angie sulle note della canzone di The Lazarus Heart di Sting. Nella pagina successiva ci viene anche mostrato il vinile con il titolo dell’album “Nothing like the sun”. (3) A pag. 100 (68° tavola) viene citato il film Un giorno di ordinaria follia (1993) di Joel Schumacher, che aveva ispirato una storia apparsa sempre sull’Almanacco della Paura, quello del 1996: Il mondo perduto.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: Sì (1, Angie)

CITAZIONE: “Lungo, assai lungo è il tempo dell’Attesa… Dei giorni sepolti della vita che pesa. Né Stirpe né Regno né sonno né casa… E’ lungo, assai lungo il tempo dell’Attesa”.

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (9)

Sceneggiatura: Ruju (9)

Disegni: Rinaldi (3)