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martedì 13 gennaio 2026

Dylan Dog Gigante n. 15 - La lunga notte

 

Davvero una bella nottata per Dylan Dog: piantato in asso dalla sua ragazza e persino dal motore del suo fido Maggiolino! A piedi e lontano da Craven Road, l'Indagatore dell'Incubo incontra uno strano gruppo di ragazzi e decide di seguirli, ignaro che così facendo si sta cacciando nel bel mezzo di una guerra "fratricida": bande di vampiri, zombi, fantasmi, licantropi e streghe lottano senza esclusione di colpi. Riuscirà Dylan a sopravvivere fino al sorgere del sole?

L’ultimo Gigante a storia unica è affidato alle cure di Paola Barbato che un paio d’anni prima aveva sfornato per la stessa pubblicazione quel gioiellino che è Il senza nome. Stavolta il colpo invece non riesce, anzi, considero questo uno dei lavori meno interessanti di Paola per Dylan. Il soggetto è piuttosto semplice, consistendo in pratica in una ri-adattamento in chiave orrorifica della trama de I guerrieri della notte (The Warriors), film cult del 1979 diretto da Walter Hill, omaggiato anche dalla locandina di Stano che ne re-interpreta la locandina italiana. Nell’albo le gang sono sostituite da delegazioni delle diverse creature del “lato oscuro” (vampiri, licantropi, zombi, fantasmi, demoni, streghe, ecc..), ma il plot è più o meno lo stesso, con l’ovvia aggiunta di alcuni elementi dylandoghiani e altri ispirati dal film Underworld (2003) di Len Wiseman. La sceneggiatura si lascia leggere e lo dimostra il fatto che si arriva alla fine senza avvertire troppo il peso delle tante pagine, ma è una storia totalmente inadatta a Dylan Dog: combattimenti a go-go e intermezzi sentimentali “alla Twilight”, anche se all’epoca il primo romanzo della saga di Stephenie Meyer era invero appena arrivato in Italia e il vero modello di riferimento in questo senso è più verosimilmente da ricercare nelle Cronache dei Vampiri di Ann Rice; d’altronde il personaggio di Rutger ricorda molto il vampiro Armand apparso in Intervista con il vampiro ed altri libri della saga. In generale nel corso della storia si respira un’atmosfera fantasy, più adatta ad un pubblico adolescenziale, che come saprete non incontra proprio i miei gusti. Dylan è protagonista sì, ma già entra in gioco in modo poco credibile e in ogni caso la vicenda avrebbe potuto svolgersi tranquillamente senza di lui, essendo ininfluente nell’effettivo svolgersi degli avvenimenti. Tra l’altro non è neanche la prima volta che il nostro rischia di subire il processo di vampirizzazione. Ci sono però anche sequenze che funzionano e bene, su tutte la scena finale con il sogno di Dylan, in cui compaiono oltre a Groucho e Bloch, anche la Trelkovski, Lord Wells e Anna Never. Da ricordare anche la visione/allucinazione del primo giorno di lavoro di Dylan a Scotland Yard e l’arrivo alla Congregazione dei Vampiri di Londra (da pag. 161) con alcune vignette velate di sottile erotismo. Scelta di Piccatto come disegnatore giusta, anche se la sua prova è altalenante: vi sono tavole davvero curate e suggestive mentre altre, soprattutto quelle dedicate alle scene d’azione, risultano confusissime. Nel complesso, comunque, valuto positivamente il suo lavoro che ha previsto anche la realizzazione di una quantità fuori scala di seni femminili.

Curiosità: Nell’albo viene citato Manila quale esempio di uno dei tanti casi in cui Dylan si è trovato ad affrontare vampiri (almeno quelli classici, non sclaviani). Invero il nostro in precedenza si è trovato ad affrontare praticamente tutte le categorie di mostri coinvolte nella “lunga notte”.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ti rivelerò un segreto. L’incubo è il mio lavoro… ma i sogni sono la mia passione!”.

VOTO: 5,5

Soggetto: Barbato (28)

Sceneggiatura: Barbato (27)

Disegni: Piccatto (44)

Uscita: novembre 2006


mercoledì 26 novembre 2025

Dylan Dog #228 - Oltre quella porta

 

Nella sala d'aspetto di un ospedale Dylan Dog sta affrontando la sua prova più dura. Questa volta non si tratta di liberare una casa infestata, né di neutralizzare una legione di zombi e nemmeno di esorcizzare un demone infuriato. Questa volta l'indagatore dell'incubo non puo' fare altro che aspettare... Aspettare che la persona che giace sul lettino della sala operatoria, martoriata dai ferri di un chirurgo, vinca o perda la sua lotta per la sopravvivenza.

Storia divisiva se ce n’è una. C’è chi la ama, c’è chi la odia, chi non la capisce, chi rimane indifferente, chi la ritiene superflua o priva di senso. Io appartengo alla prima categoria. Quando la lessi all'epoca dell’uscita fu come un cazzotto dritto e inaspettato nello stomaco. Non solo emoziona, coinvolge, sorprende e colpisce come poche altre storie dylaniate, ma alla fine lascia un senso di tristezza e di vuoto che è merce rara. Come fosse leggere l'ultimo albo di Dylan, una sorta di grande arrivederci. Autoreferenziale e metafumettistico all’ennesima potenza, certo, ma per me è e resta un capolavoro. Non c'è un dialogo, una battuta, una didascalia che non sia pregna di significato, non una tavola che sia fuori posto. Obbliga il lettore a sforzarsi di usare le celluline grigie, divide i pareri, può piacere o non piacere o anche farti indignare per aver buttato via i soldi, ma lo ricordi. Lo ricordi. Non ti lascia indifferente, come altri albi anonimi venuti prima e (soprattutto) dopo che si dimenticano subito dopo averli richiusi. Sul significato si è speculato tantissimo sulle pagine di internet, ma ho sempre ritenuto non necessario sapere chi davvero ci sia… oltre quella porta. Se poi vogliamo entrare nel campo delle ipotesi, io nel misterioso morente ci ho sempre visto un po' di Sclavi, molto di Barbato e un po' di un generico Autore-Creatore omnisciente del personaggio. Con la fantasia si può ipotizzare di tutto: Sclavi potrebbe essere tanto il morente in procinto di mollare quanto Xabaras che avrebbe il siero/la capacità per salvare la serie ma si tira indietro. Marcheselli potrebbe essere il chirurgo che cerca di tamponare il personaggio/la serie morente. E chi più ne ha più ne metta. L'importante è tutto quello che viene prima, le riflessioni sul protagonista, i comprimari, il loro modo di interagire, le meccaniche della serie ormai così consolidate dal "vivere" indipendentemente dalla volontà del proprio creatore e dagli sceneggiatori che vi mettono mano. Ma anche il modo incalzante in cui la sceneggiatura è scritta, che ti fa credere prima che sotto i ferri ci sia Groucho, poi Bloch… fino a quando entra in scena lei, il grande amore perfetto e definitivo di Dylan, ma anche la sua occasione persa… ovvero la ragazza vista nello Speciale n. 11 Il treno dei dannati (che non viene però espressamente richiamato). E’ qui che Barbato entra più esplicitamente nel personale, palesando la sua insofferenza verso la “donna di turno”, dopo aver già prima espresso la sua difficoltà nel comprendere e gestire Groucho (una difficoltà che hanno avuto un po’ tutti gli autori, Sclavi escluso) e il suo “debole” per Bloch. Passando ai disegni, per me Piccatto offre qui una delle sue prove più riuscite in assoluto, sicuramente la migliore tra quelle realizzate post primi 100. L’artista piemontese si dimostra capace di “cambiare pelle” ed adattare il suo stile alle esigenze dei diversi tipi di flashback che compongono l’albo come un mosaico, prendendosi alcune licenze nei confronti della “gabbia bonelliana” (stupenda pag. 95, con la composizione “fotografica” delle vignette in stile vecchie cartoline). Perfetto il lavoro sulle espressioni dei personaggi, fondamentale in una storia come questa che gioca molte delle sue carte sul piano emozionale. Solo la copertina non rende pieno omaggio a questo capolavoro che però non mi sento di consigliare a tutti, soprattutto a chi cerca avventure più "tradizionali" dell'indagatore dell'incubo.

Curiosità: (1)Sulla ristampa uscita nel 2008 è stato pubblicato un finale alternativo della storia, più ermetico, quello originariamente concepito da Paola Barbato (cambiano solo le didascalie dell’ultima pagina). La ristampa è ormai esaurita sul sito della Bonelli, il n. 228 è disponibile per la vendita solo in versione “Collezione Book”, ma ignoro quale dei due finali vi sia stato pubblicato.  (2) Le didascalie delle prime due tavole, fino a “ …questi suoni: nonostante la nebbia” sono una citazione-omaggio all’incipit del romanzo Misery di Stephen King. Una citazione che potrebbe costituire un’ulteriore chiave di lettura dell'albo, una delle tante: l"autore" (Sclavi?) che vuole abbandonare la creazione che l'ha reso celebre? (3)A proposito di Sclavi, nell’Horror Club (inedito) veniva annunciato che il Tiz era al lavoro su una nuova sceneggiatura di Dylan Dog.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Di fronte a uno spettacolo meraviglioso pensiamo che questo lascerà un segno indelebile nella nostra anima… ma già al secondo sguardo riusciamo a cogliere solo metà della sua bellezza”.

VOTO: 10

Soggetto: Barbato (23)

Sceneggiatura: Barbato (22)

Disegni: Piccatto (43)

Uscita: settembre 2005


mercoledì 12 novembre 2025

Dylan Dog #223 - Le due vite di Dream

 

"Dream", "sogno", un nome poetico per una giovane ragazza, la cui esistenza scorre felice fino a quando, un terribile incidente, fa sì che rimanga in bilico fra la vita e la morte. È qui che ha inizio l'incubo di Dream, continuamente di passaggio tra l'esistenza e la non esistenza, un incubo che la fa vivere sospesa tra la dimensione reale e l'aldilà. Tocca a Dylan Dog aiutare Dream ad affrontare e risolvere questa delirante situazione.

Nell’Horror Club (inedito) quest’albo di Ruju ci viene venduto dalla redazione come un “piccolo capolavoro”. In realtà ci troviamo di fronte a una storia discreta, dalle due facce, così come due sono le vite di Dream del titolo. La prima parte, molto “old school” nell'impostazione, cattura subito il lettore alternando momenti quasi poetici, esaltati dalla mezzatinta utilizzata da Piccatto (davvero suggestivi i fasci di luce e la Londra spopolata), a brutali omicidi ben “coreografati”. La seconda, invece, scivola progressivamente in un banale gialletto, che si appoggia all’usato sicuro di Inferni che peraltro la copertina di Stano ci spoilerizza colpevolmente subito. Apprezzabile ritrovare un Bloch parte attiva nell'indagine: è lui a trovare l'elemento comune tra le vittime e non Dylan, una volta tanto, oltre ad essere sulla lista degli obiettivi del serial killer. L’assassino di turno, invece, non ha nessun tipo di appeal a parte quello di essere tremendamente antipatico. E poi come caspita era riuscito a farla franca, in vita, con degli omicidi così plateali tanto da commetterne undici prima di essere arrestato?? Senza contare che rimane sostanzialmente inspiegato il modo in cui si sostituisca a Dream. Finale molto serrato e amaro. Piccatto in quel periodo si divideva tra alti e bassi a seconda dell'ispirazione; qui fa un buon lavoro, a tratti ottimo (della mezzatinta abbiamo già detto), regalandoci una Dream stupenda, sia in versione “dolce” che in versione “assassina”. Peccato per qualche piccolo scivolone qua e là (ultima vignetta di pag. 30, brrrr).

BODYCOUNT: (11)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lo vedi? E’ tornato il sole.”

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (59)

Sceneggiatura: Ruju (59)

Disegni: Piccatto (42)

Uscita: aprile 2005


sabato 25 ottobre 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Top Secret

 

Sembrava tutto finito, e invece… Le creature di luce proiettano lunghe ombre sull'Indagatore dell'Incubo, e non intendono dargli tregua!

Penultimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. A differenza degli appuntamenti immediatamente precedenti questa breve storia ha un legame più labile con lo Speciale cui si accompagna, in questo caso Il padrone della luce. Sì, ritornano gli stessi autori, Ruju e Piccatto, e sì, la trama è ancora imperniata sullo spionaggio, ma le creature di luce chiamate in causa dalla sinossi riportata sul sito della Bonelli (quella che trovate qui in alto) stavolta non ci sono, perché a tormentare Dylan sono fantasmi un po’ particolari. La storiella è tutto sommato simpatica: caruccia l’idea dell’ombrello al curaro o Bloch viene implicitamente sfottuto per le sue lagne sulla pensione. Piccatto fa un buon lavoro, sia sui primi piani, sia nelle tavole “in esterna” quasi tutte ambientate sotto la neve cadente. Niente di che, ma nettamente meglio del tremendo Special n. 14!

Curiosità: La storia è stata ristampata su Super Book n. 44 e nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, nel mese settembre 2016.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: Sì (1, fidanzata senza nome)

CITAZIONE: “Sorvegliare, spiare, pedinare. All’infinito.”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (57)

Sceneggiatura: Ruju (57)

Disegni: Piccatto (41)

Uscita: ottobre 2004

martedì 21 ottobre 2025

Dylan Dog Special #18 - La scelta

 

Che la Morte possa essere maestra di vita non sono in molti a crederlo. Eppure, per Dylan Dog, costretto a una scelta difficile per salvare la vita di Groucho, è proprio così. L'instancabile Mietitrice gli mostra il senso dello scegliere, le mille, imprevedibili svolte che una vita, e tutte quelle che le si intrecciano, possono assumere dal momento che si decide di agire in un modo o in un altro. Inizia così un lacerante viaggio nella memoria, un bilancio implacabile che condurrà Dylan a guardare dentro sè stesso e nel flusso del tempo. A scoprire cosa sarebbe successo se…

Sfruttando l’idea alla base di un classico assoluto del cinema come La vita è meravigliosa (It's a Wonderful Life, 1946) di Frank Capra, Paola Barbato sforna nell’autunno del 2004 il miglior Speciale dai tempi di Sclavi e Chiaverotti. Ad accompagnare Dylan nel suo viaggio tra i suoi possibili futuri alternativi non è, come nel film di Capra, un angelo di seconda classe come Clarence Odbody (nome peraltro già sfruttato da Sclavi nel n. 6 La bellezza del demonio) bensì la Morte, con cui il nostro ha avuto a che fare moltissime volte sin dai tempi del mitico n. 10 Attraversolo specchio. La triste mietitrice ha un debito con l’indagatore dell’incubo contratto nel n. 190 Il segreto di Mordecai e decide qui di sdebitarsi cercando di aiutare Dylan a risolvere lo “stallo alla messicana” in cui si è ficcato (e che sarà riproposto nel successivo speciale La Peste). Sono tanti gli albi citati in questo lungo viaggio tra storie di vite non vissute dal nostro e ancor di più i personaggi del suo passato che ritroviamo: dai grandi amori Lillie (con cui sarebbe bastato pochissimo per avere una vita felice) e Bree (con cui sarebbe in ogni caso finita male), passando per l’indimenticabile Johnny Freak, allo sfortunato Virgil, il figlio di Bloch per arrivare all’immancabile Xabaras, senza nominarli tutti. Il Dylan-zombi, che ci guarda in un’inquietante primissimo piano dalla copertina di Stano, fa un certo effetto ma mai come il Groucho triste, con i baffi posticci, in uno dei momenti più malinconici dell'intera serie. Barbato, quasi sadicamente, fa soffrire Dylan tanto per i rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere quanto per l’orrore di ciò che per fortuna non è stato. Un po’ troppo fanservice (l’ho avvertito molto in quest’ultima rilettura) ma albo che sa anche emozionare, appagando molte delle curiosità del lettore affezionato, prestando al contempo, con questa formula del "what if", anche il fianco a critiche accese che io non mi sento in dovere di fargli. Piccatto taglia il traguardo delle 40 storie dylaniate per Dylan con quella che forse è la sua miglior prova post primi 100. Qui ci offre una Morte con una rappresentazione grafica diversa dal modello “bergmaniano” inaugurato da Casertano nel già menzionato n. 10 o dal più popolare scheletro incappucciato visto in tante altre occasioni. Il disegnatore piemontese ne realizza una versione spettrale, quasi senza volto, da fantasma dyckensiano di Canto di Natale. Si dimostra anche duttile nel richiamare lo stile di alcuni colleghi disegnatori legati agli albi che di volta in volta vengono citati e bravissimo nel far trasparire dalle pagine le emozioni dei personaggi.

BODYCOUNT: 0 (nei futuri alternativi ce ne sarebbero, ma..)

TIMBRATURA: 0 (sarebbero 3 ma essendo storie di vite non vissute, non contano)

CITAZIONE: “Ti aiuterebbe sapere dove saresti se tu avessi fatto la scelta opposta? Vuoi vedere le vite che non hai vissuto?”

VOTO: 9

Soggetto: Barbato (20)

Sceneggiatura: Barbato (19)

Disegni: Piccatto (40)


venerdì 17 ottobre 2025

Dylan Dog #215 - Il pozzo degli inganni

 

Ruthwen Manor è una fatiscente, antica casa che ha conosciuto in passato tempi decisamente migliori. O forse no. Forse, quella casa un po' isolata ha sempre ospitato un mostruoso segreto. Come quello che causa la sparizione di alcuni poveri immigrati clandestini che si nascondono tra le sue pareti. Persone che nessuno vede, con sogni e ambizioni stritolati da un'esistenza penosa, costretti a subire i ricatti di un delinquente spietato come Stefan Lako. Nazir, Guli, Violeta sono tutte vittime che rischiano di soccombere al sinistro potere della casa di Lord Ruthwen, e sarà Dylan Dog a far sì che per alcuni di loro ci sia una seconda mano di tarocchi da giocare.

Il n. 215 vede ancora una volta ai testi Pasquale Ruju: delle ultime 5 storie uscite sulla serie regolare a partire dal n. 211, ben quattro portano la sua firma. Si rischiava l’indigestione! Anche perché questo albo non è proprio memorabile, anzi. A livello di mero intrattenimento senza pretese risulta anche leggibile, ma sulle pagine di Dylan Dog è lecito attendersi altro che personaggi stereotipati, un tema sociale trattato in modo banale e semplicistico e un mostro anonimo. Già il nome, Cax, non è proprio il massimo, e interagisce pure poco (una persona alla volta, mi raccomando) mentre la storia avrebbe guadagnato se il suo coinvolgimento nell'economia della vicenda fosse stato più ampio. Invece risulta quasi sacrificato nell'intreccio tra papponi, clandestini e prostitute dal cuore d'oro che collaborano come se nulla fosse con Dylan, all'insegna del “volemose bene". Campanello d'allarme grosso come una casa la reazione di Dylan al furto del portafogli: manco s'incazza più, anzi gli dispiace pure per il ladro!!! E si introduce come nulla fosse nella tana del lupo e viene accolto come un buon samaritano nonostante fosse un illustre sconosciuto, pure derubato da uno degli oespiti, che avrebbe potuto/dovuto essere insultato o malmenato dagli abusivi occupanti della casa. Ai bei tempi si sarebbe incazzato come una bestia, poi scoperta la situazione avrebbe cambiato idea (magari facendosi venire pure qualche senso di colpa), fatto sta che questa reazione così remissiva e quest'atteggiamento ultrabuonista da “oldboy-scout” verranno esasperati sempre più negli anni immediatamente successivi. In compenso Bloch risulta ormai totalmente ridimensionato al rango di mero passacarte. Ruju è ancora fresco di ricerche in demonologia visto che, come nel coevo L’alchimista, viene citato ancora Johann Weyer (pag. 75). Funzionano comunque la location della cantina e i vari inganni, compresi il facile tuffo al cuore all'apparire delle partner storiche del nostro e il finto colpo di scena alle pagg. 93-94. La sceneggiatura però prende troppe facili scorciatoie (di fatto Dylan risolve il caso leggendo un libro) e si conclude con un finale stucchevole all’insegna del politically correct. Piccatto torna a “tirare via” che è un piacere, ma ci offre anche alcuni ottimi primi piani, un duo Violeta-Mirjana estremamente sexy e in generale una buona atmosfera nelle sequenze ambientate in cantina con un buon utilizzo del contrasto bianco/nero. Rivedibile invece la rappresentazione di Cax, anonima e frettolosa, stessi aggettivi che affibbierei alla copertina di Stano che continua così il suo momento non particolarmente ispirato.

Curiosità: (1)Con questa storia Ruju superava Chiaverotti per numero di sceneggiature dylaniate, issandosi al secondo posto assoluto dietro all’inarrivabile Sclavi. (2)L’Horror Club (inedito) oltre a far da gancio per Le spoglie del guerriero, l’albo di Napoleone (all’epoca appena uscito in edicola) che ha Dylan come guest star, ricorda ancora una volta l’impegno dylaniato contro l’abbandono degli animali ospitando un disegno a tema di Fabio Celoni.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “C’è molta sofferenza nel tuo passato. Molti dolori. Molti rimpianti. Io posso far cessare quella sofferenza Dylan”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (56)

Sceneggiatura: Ruju (56)

Disegni: Piccatto (39)

Uscita: agosto 2004

sabato 27 settembre 2025

Dylan Dog #210 - Il pifferaio magico

 

Torna in scena Safarà. La bottega che vende l'impossibile può contare su clienti speciali, ma speciali davvero, di quelli che è meglio non deludere mai... Ebbene sì, esiste un tipo di cliente in grado di terrorizzare persino Hamlin, lo spettrale gestore di Safarà!, costretto per questo ad assumere Dylan Dog chiedendogli di ritrovare, costi quel che costi, un oggetto molto, molto prezioso: il leggendario Piffero reso famoso dalla fiaba dei fratelli Grimm.

Come ci viene ricordato nell’Horror Club, che cita come esempi Il battito del tempo, C’era una volta…, L’antrodella belva, Marionette e Attraverso lo specchio, non è la prima volta che una storia di Dylan Dog prende spunto dalle fiabe. In questo albo Paola Barbato vi attinge a piene mani non limitandosi al pifferaio magico del titolo, ma inserendo tanti piccoli omaggi espliciti e non. E sforna una storia strepitosa almeno fino a metà lettura, con la coppia Dylan-Groucho in gran spolvero come non si vedeva da anni. Una Barbato quasi sorprendente per come riesce a creare gag divertenti al ritmo giusto, non proprio il suo pane su Dylan Dog ai tempi nonostante il suo esordio fosse avvenuto con un “Grouchino” (il non troppo riuscito Il cavaliere di sventura). Torna Hamlin (notare l’assonanza del nome con Hamelin) addirittura in veste di cliente di Dylan e il nostro finalmente si ricorda di lui e del suo negozio Safarà. All’epoca dell’uscita inorridii scioccamente per la battuta di pag. 22 in cui Dylan dice a Groucho di aver chiuso con le donne, accecato dall’idea che Barbato potesse cambiare troppo il personaggio, quando invece è evidente che la battuta viene pronunciata in modo ironico. Per non sbagliarsi comunque Paola lo tiene “a stecchetto” anche in quest’occasione. La seconda metà della storia è invece più canonica e decisamente meno divertente della prima, con l’ormai trito tema dei sognatori, le paturnie adolescenziali di Polly e la presenza di Hamlin che si fa fin troppo invasiva. L’ultima pagina ci regala però una sorpresissima, con l’apparizione di un noto personaggio che sapevamo essere cliente di Safarà già da Il numero duecento. Ai disegni ritroviamo un Piccatto sempre più spigoloso e stilizzato, uno stile che comunque ben si adatta all’atmosfera della storia. Stano torna a sfornare una pregevole copertina che vede Dylan incantare un esercito di non-morti.

Curiosità: (1)Cameo per i Bug-Busters apparsi eoni prima in Ai confini del tempo. (2)L’Horror Club (inedito)ospita un disegno di Giorgio Cavazzano che ritrae Dylan e Groucho con il suo inconfondibile stile. Le strade dell’indagatore dell’incubo e del grande artista veneziano si sarebbero davvero incontrate qualche anno dopo.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “C’erano una volta in un paese lontano lontano.. due fratellini molto poveri.. che vivevano al freddo.. non avevano nulla da mangiare.. e sognavano di trovare in mezzo a un bosco.. una casetta di marzapane

VOTO: 7,5

Soggetto: Barbato (18)

Sceneggiatura: Barbato (17)

Disegni: Piccatto (38)


venerdì 5 settembre 2025

Dylan Dog #203 - La famiglia Milford

 

Impeccabile la famiglia Milford, protagonista di una famosa serie televisiva di qualche anno fa. Ora, però, dopo una puntata celebrativa, i suoi protagonisti cominciano a morire assassinati in modi tanto raccapriccianti quanto impossibili. Un implacabile contrappasso recide le loro esistenze, e Dylan, su richiesta della bella e recalcitrante Ellen, nipote dello sceneggiatore e regista della serie, indagherà gli effetti nefasti della fantasia frustrata.

Paradossalmente sembra quasi una critica all’andamento della testata quella fatta da Medda in quest'albo. Il politically correct tanto biasimato in questo n. 203 stava ormai prendendo sempre più piede anche su Dylan Dog, con splatter ormai quasi bandito, buonismo imperante, rispetto dei “paletti” bonelliani  e correlata presa di distanza da tutto ciò che poteva essere oggetto di censura. Al di là di coincidenze, fortuite e non, la storia regge ancora bene, anche se è molto meno originale de La prigione diCarta che idealmente potrebbe essere considerata come una sorta di ideale prequel di questa per quanto riguarda il discorso meddiano sul "talento" dello scrittore. Non a caso appaiono come comparse, in una sorta di trait d'union ideale, i barboni protagonisti del #114. Stavolta il focus è la frustrazione dell'autore, costretto a scendere a compromessi e ad assistere impotente (ma complice controvoglia) allo stravolgimento della propria opera. Un vero e proprio incubo che reclama una vendetta che arriverà in definitiva fuori tempo massimo. Tra l’altro Bloch, sbroccando nel pub a metà albo, aveva già inconsapevolmente individuato il colpevole! Come fonte di ispirazione, nell’Horror Club viene citata La famiglia Addams, mentre io avevo pensato alla sit-com concorrente I mostri (The Munsters), più simile, a partire dal titolo, ai The Moonster immaginati da Medda. Forse si può intravedere anche un piccolo debito nei confronti del racconto di King (ancora lui!) Il word processor degli dei. La sceneggiatura fila via liscia senza particolari sussulti né in positivo né in negativo, un po’ troppi balloon ma il finale si lascia apprezzare. Piccatto stava vivendo una seconda giovinezza artistica a partire da Il seme della follia e anche qui conferma la sua buona forma. Deludente invece la copertina di Stano, tra le peggiori a mio gusto, tra quelle da lui realizzate per la serie regolare: non mi piacciono né le scelte cromatiche, né il castello sullo sfondo, né la posizione delle braccia di Dylan. La famiglia di mostri è poco definita e sembra “galleggiare”.

Nel complesso un prodotto discreto.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Qualunque cosa tu abbia visto.. non era reale.. era soltanto immaginazione..”

VOTO: 7

Soggetto: Medda (11)

Sceneggiatura: Medda (11)

Disegni: Piccatto (37)


sabato 22 febbraio 2025

Dylan Dog #191 - Sciarada

 

Un assassino enigmista, una tragedia sepolta dal peso degli anni, una ragazza condannata a trascorrere la vita in un manicomio criminale, che viene consultata da Scotland Yard in relazione ai casi più oscuri e morbosi. Ma quali demoni abitano la mente di Angelique? Che cosa può averla spinta a massacrare tutta la sua famiglia? Per Dylan Dog e l'ispettore Bloch, la conclusione delle indagini sarà ancora più amara di quanto si sarebbero aspettati…

Storia che testimonia la definitiva maturità di Paola Barbato come scrittrice di fumetti. La sceneggiatura è infatti inappuntabile e misurata con la dovuta maestria e lo spiegone finale è finalmente ridotto nei giusti ranghi. L’albo ha riscosso un buon successo da parte dei lettori, tanto che ne verrà realizzato un seguito, Frammenti pubblicato sul n. 442 della serie regolare oltre vent’anni dopo l’uscita di Sciarada. Gran parte di questo positivo riscontro è da attribuire innegabilmente al personaggio di Angelique che così viene descritta sulle pagine dell’Horror Club: “ti strappa il cuore e ti riduce in poltiglia il cervello… Impossibile non innamorarsi di una come lei e la colpa è di Luigi Piccatto che l’ha disegnata pensando ad Angelina Jolie (o almeno alle sue labbra) e di Paola Barbato che l’ha dotata dell’ intelligenza ambigua di Hannibal Lecter, della dolcezza straziante di Elephant Man e della dolorosa rassegnazione di Nikita”. Le sciarade del titolo sono invece un elemento curioso che funziona a livello visivo nella ricomposizione dei cadaveri delle vittime all’interno delle scene del delitto, ma si viene a perdere nella soluzione nel passaggio dall’inglese (la lingua che dovrebbe essere parlata da Dylan e soci) all’italiano (quella che poi effettivamente è usata). Funzionano i comprimari, dal “simpatico bastardo” Peter Giltslack (che nelle fattezze mi ricorda Ray Liotta) all’insospettabile polizioto in pensione Rascal Herbst. Gustoso il finale che rimescola le carte come nella migliore tradizione. In combo con Barbato, Luigi Piccatto dimostra ancora una volta di trovarsi a proprio agio. Certo la cura maggiore è posta sui primi piani di Angelique, ma in generale i disegni del compianto Luigi riescono ad enfatizzare la tensione veicolata dalla sceneggiatura, in particolare nella sequenza ambientata nella tetra e soffocante casa abbandonata in cui Dylan subisce l’aggressione. Scena ripresa anche nella copertina di Stano, che si riscatta con un buonissimo lavoro dopo la scialba cover del n. 190. La cover contiene inoltre una sciarada la cui soluzione è facilmente intuibile.

L'unica obiezione che posso muovere non è rivolta all'albo (che comunque da avido consumatore di thriller mi ha sempre lasciato un po’ freddino), ma alla redazione che nel giro di pochissimo tempo fece pubblicare tre storie con una soluzione finale molto simile, ovvero “il poliziotto sconvolto dal suo lavoro che..:” La terza faccia della medaglia (a pag. 59 di questo n. 191 c'è quasi una citazione quando Dylan pensa alle due facce della medaglia e lui in mezzo),  La voce del Diavolo e appunto Sciarada.

Curiosità: (1) Il galeone viene finalmente finito, ma da Giltslack, che poi lo fracassa poco dopo “per conto” di Dylan. (2) All’interno dell’Horror Club (inedito) un bel disegno di Bruno Brindisi ci mostra un Dylan ancora una volta schierato in prima linea contro l’abbandono degli animali, un appuntamento ricorrente nel periodo estivo. Come l’anno precedente Dylan aderisce alla campagna promossa dagli amici della ”Lega Nazionale per la difesa del cane”.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: NO

CITAZIONE: “Anagrammando le tre parole chiave se ne otterranno altrettante, di tre, cinque e ancora tre lettere… la soluzione della sciarada.”

VOTO: 8

Soggetto: Barbato (13)

Sceneggiatura: Barbato (12)

Disegni: Piccatto (36)


venerdì 14 febbraio 2025

Almanacco della Paura 2002 - Il grande Marinelli

 


È proprio vero che non c'è nulla come la magia del circo. Quello del Grande Marinelli, poi, è magico nel vero senso della parola. Non ci sono animali nel suo circo, soltanto povere ragazze in possesso di facoltà paranormali stupefacenti, ma non per questo meno sole e indifese... Ragazze che l'inquietante individuo ha ridotto in schiavitù. A liberarle pensa Lilian, un antico amore di Dylan Dog, ma una di loro è nuovamente in pericolo e l'ombra perfida del Grande Marinelli torna a incombere minacciosa...

Ogni volta che rileggo il prologo de Il grande Marinelli mi illudo di poter rivalutare questa storia. Invece esaurito il siparietto con i simpatici tre zingari resto sempre deluso. Davvero non si capisce dove voglia andare a parare Wood, indeciso tra toni leggeri e drammatici, un calderone in cui immette una ridda di personaggi, anche potenzialmente interessanti, che finiscono però per risultare solo appena abbozzati. Un esempio su tutti, Petra, la poliziotta di origini ungheresi che aiuta Dylan nell'indagine e poi viene totalmente dimenticata. Lo stesso accade per il gitano Diablo che all’inizio sembra avere un ruolo quanto meno di secondo piano e poi sparisce del tutto. Magari lo sceneggiatore paraguaiano pensava di avere a disposizione un numero di tavole più abbondante delle canoniche 94 e poi si è dovuto adattare, chissà… Fatto sta che ci troviamo per le mani una storia bislacca che dimostra come Wood non avesse compreso bene chi e cosa fosse Dylan Dog, un misunderstanding di intenti già evidente nel pur apprezzato L'esercito del male, con l'esasperazione della connotazione "cavalleresca" del nostro. Forse anche per questo nessuna sua sceneggiatura finì mai sulla serie regolare. Qui non bastano un pochino (proprio una spruzzatina) di splatter e un Piccatto discreto (anche se Nina a pag. 61, o 29° tavola, sembra priva del braccio destro) a salvare la baracca. Della copertina di Stano mi piace l’effetto neve, soprattutto sul retro dell’Almanacco.

I dossier sono dedicati ad argomenti interessanti: E.A. Poe, Algernon Blackwood, “i cattivi” cannibali e soprattutto quello sul grandissimo Alberto Breccia, firmato da Mario Faggella. Le rubriche dedicate a film, libri e videogiochi, abbastanza ridotte come numero di pagine rispetto al passato, erano già diventate obsolete all’epoca con Internet ormai entrato nelle case di quasi tutti gli italiani.

Curiosità: Alle pagg. 59 e 60 (27° e 28° tavola) compaiono i personaggi principali di Alice nel paese delle meraviglie, nella loro versione disneyana.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ah Dylan, sei sempre lo stesso… il cavaliere senza macchia e paura che cade dal destriero… il coraggioso cowboy che affronta i cattivi lungo la strada e si scorda la pistola.”

VOTO: 5

Soggetto: Wood (2)

Sceneggiatura: Wood (2)

Disegni: Piccatto (35)


giovedì 6 febbraio 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Scelte sbagliate

 

In un possibile futuro, un treno corre veloce su un binario morto. E un Indagatore dell'Incubo si trova proprio su quel binario a scegliere cosa ne sarà della sua vita!

Undicesimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. Come capitato in quasi tutti gli ultimi anni precedenti, questa breve storia rappresenta un seguito dello Speciale cui si accompagna, in questo caso Il treno dei dannati. Un sequel che però ha la particolarità di essere ambientato.. nel futuro, infatti troviamo come protagonista un Dylan anziano (!!), a cui neanche hanno più rinnovato la patente, ma è sempre “piacione”. Groucho è passato a miglior vita, ma Dylan continua a condurre la stessa vita di sempre, convivendo piuttosto serenamente in realtà con i rimpianti e la nostalgia. Ecco quindi venire citata anche Bree Daniels, dal momento che la storia si apre con una studentessa di nome Bree che intervista Dylan per la propria tesi di laurea. Non sarà però una vecchia fiamma a rimettere il nostro sul binario su cui lo aspetta il redivivo Dudkov, ma la ragazza che rappresenta la sua grande occasione persa, il suo “amore definitivo” che non è riuscito ad incontrare nel Treno dei Dannati. In Scelte sbagliate ritroviamo gli stessi autori di quest’ultimo: Ruju ai testi e Piccatto ai disegni. Un Piccatto purtroppo più vicino a quello frettoloso de Il padrone della luce, che quello performante ammirato pochi mesi prima ne Il seme della follia; non male però il “treno-Dudkov” (13° tavola, penultima vignetta) che ha qualcosa di “krugheriano”.

Curiosità: Oltre che su Super Book n. 35, la storia è stata ristampata nel settembre del 2016 nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E allora è troppo tardi per tornare indietro, troppo tardi anche per il rimpianto. Non ci resta che percorrere quel binario”.

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (39)

Sceneggiatura: Ruju (39)

Disegni: Piccatto (34)


lunedì 27 gennaio 2025

Dylan Dog #175 - Il seme della follia

 

Chi ha preso la vita di Amber? E chi ha ucciso gli altri tre ragazzi? Dietro i delitti, un solo burattinaio, un cattivo maestro, un idolo della folla: il suo nome è Bloody Murray. Lui ha guidato la mano dell'assassino, scatenando la vendetta di Dylan, la cui mente è divorata dalla furia vendicatrice!

Apro l’albo ieri per rileggerlo e a pagina 3, sotto il classico frontespizio, ci trovo l’autografo di Luigi Piccatto. Lo sapevo che era lì ad aspettarmi, mi ha fatto piacere rivederlo. Manca a tutti noi dylaniati della prima (e della seconda) ora il buon Luigi, ci siamo cresciuti. Ricordo che scelsi proprio Il seme della follia tra tutti gli albi disegnati da lui perché rappresentava una sorta di sua rinascita artistica, dopo una serie di prove sfornate con il pilota automatico se non addirittura deludenti (come Il padrone della luce). Il sodalizio con Paola Barbato, che non ha mai nascosto che Piccatto fosse il disegnatore con cui si trovava più in sintonia a lavorare, si rivelò molto fortunato e ce lo restituì in forma come agli esordi. In questo n. 175 trovo notevoli in particolare tutti i flashback, con inedito bordo nero che contribuisce a rendere ancor più cupo e orribile quello che ci viene raccontato, insieme all’inchiostrazione decisamente più marcata rispetto ai suoi lavori precedenti. L’artista piemontese pone molta cura sulle espressioni del viso di Dylan, riuscendo ad esprimere al meglio tutta la gamma di emozioni che attraversano il nostro. Dal canto suo Barbato scrive un’ottima storia, tra le sue migliori indubbiamente. Come ci ricorda lo stesso Dylan, di snuff movie si era già occupato in passato (vedasi il n. 127 Il ritorno di Killex), ma qui la faccenda va decisamente sul personale. L'angoscia e la disperazione dell’indagatore dell’incubo raggiungono vette poche volte viste prima (bisogna forse risalire a Oltre la Morte), un Dylan che nella sua dolorosa ricerca di un senso per continuare a vivere, poi trovato nella vendetta, arriva a scivolare pericolosamente verso la follia. In questo senso funziona alla grande il depistaggio soprannaturale, tanto da garantire la sospensione dell'incredulità del lettore di fronte all'improbabile problema ottico post traumatico diagnosticato al nostro. Splendidamente caratterizzati sono i coprotagonisti della vicenda: Bloody Murray, sorta di alter ego di Marylin Manson, e soprattutto Amber, forse la partner dylaniata più pazza e spietata di sempre. Resta impressa indelebilmente nella mente del lettore la scena della sua (per modo di dire) crudelissima esecuzione “a fuoco”, riproposta più volte nel corso dell’albo anche sotto forma di allucinazione. La copertina di Stano invece non mi ha mai trasmesso nulla, senza infamia e senza lode.

Curiosità: (1) Torna a farsi vedere Madame Trelkovski dopo parecchio tempo. (2) Occhio al particolare che Piccatto inserisce nella vignetta grande di pag. 73. (3) Il titolo dell’albo non ha nulla a che vedere con l’omonimo, grandissimo, film di John Carpenter. (4) Nell'Horror Club (inedito) viene precisato che la storia era stata scritta più un anno prima e che quindi non era "ispirata dall'attualità". Forse il riferimento era all'omicidio di una suora ad opera di tre adolescenti minorenni, avvenuto nel giugno del 2000. (5) La musica della canzone "Fire in your hands" di Bloody Murray a pag. 51 è in realtà quella della "Canzone del Sole" di Lucio Battisti.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Burn the doll, to make her shut up! Burn the doll, to make her stay quiet!”

VOTO: 9

Soggetto: Barbato (8)

Sceneggiatura: Barbato (7)

Disegni: Piccatto (33)


lunedì 13 gennaio 2025

Dylan Dog Special #14 - Il padrone della luce

 

Un esperimento dagli effetti imprevedibili, una formula che fa gola ai servizi segreti di mezzo mondo e una nuova, straordinaria fonte di energia. Per neutralizzare quella che, nelle mani sbagliate, potrebbe divenire un'arma di inimmaginabile potenza distruttrice, Dylan Dog dovrà affrontare misteriose creature fatte di sola luce...

I primi cinque speciali dylaniati avevano ospitato i volumetti dell’Enciclopedia della Paura, quelli dal sesto al tredicesimo invece erano accompagnati dai “Grouchini”. Questo 14° inaugura invece la lunga stagione degli Special senza allegati che perdura sino ad oggi. Vengono in compenso aumentate le pagine dell’albo, che passa da 128 a 160 e la Bonelli indora la pillola non aumentando il prezzo di copertina come stava avvenendo per tutte le altre pubblicazioni in quel periodo (ma rimedierà con lo speciale successivo). Rinnovata anche la grafica di copertina, meno “invasiva” di quelle precedenti. Peccato però che Stano confezioni una copertina bruttarella ed insipida che non avrebbe meritato tutto quello spazio. La storia all’interno purtroppo è anche peggio. Parlando prima dei disegni, troviamo qui un Piccatto ai minimi storici, che sembra ritrovare ispirazione solo nelle vignette in cui compare la stupenda Sherazade che evidentemente anche su di lui riusciva ad esercitare il suo fascino. L’artista piemontese riesce a infondere con il suo tratto la carica erotica e la sensualità che il personaggio poi emana ogni volta che compare. Per il resto le sue tavole sembrano “tirate via”. Deludono soprattutto quelle delle uccisioni ad opera delle creature di luce (terribile la rana alle pagg. 14-15). Passando ai testi, Ruju elabora una storia assolutamente antidylandoghiana che si dipana per 160 interminabili pagini tra intrighi internazionali e cospirazioni politico-militari-scientifiche che fanno incetta di luoghi comuni e con protagonista un insopportabile Dylan “Bond”, che tutto sembra fuorché l’indagatore dell’incubo che tutti conosciamo. E il tutto da sciropparsi per 160 interminabili pagine. La vignetta del tizio sgamato dalla moglie mentre fa apprezzamenti su Sherazade non è nemmeno degna delle barzellette della settimana enigmistica. Fosse stato ideato come parodia consapevole, anzi meglio, fosse stato concepito come soggetto di un Grouchino con battute a raffica e interazione con le 3 improbabili spie avrebbe potuto avere anche un senso e risultare magari divertente. Invece, il risultato finale è la più grossa delusione dei miei primi 14 anni da lettore dylaniato e ad oggi non ho motivi di ripensamento.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: Sì (1, Frances)

CITAZIONE: “La luce… la luce ha divorato il mondo… diffidate della luce…”

VOTO: 4

Soggetto: Ruju (32)

Sceneggiatura: Ruju (32)

Disegni: Piccatto (32)


giovedì 28 dicembre 2023

Dylan Dog Gigante n. 8 - L'altro

 

Non siamo mai soli del tutto, dentro di noi c'è sempre una metà inquieta pronta a liberarsi. Dylan Dog ha trovato la sua, inghiottita dai suoi incubi e affamata di sangue. Un ammiratore pazzo che vuole prendere il suo posto, o la maledizione del doppio? Comunque sia, ora deve affrontare il suo eterno antagonista, deve sfidare e sconfiggere… L'Altro!

Ruju, dopo Il vicino di Casa, fa centro ancora una volta con una storia breve, formato in cui in quegli anni si trovava particolarmente a proprio agio. Peccato che dall’anno successivo, il passaggio del Gigante alla formula della storia unica porrà una sospensione forzata, per diversi anni, alla pubblicazione di avventure dylaniate di lunghezza inferiore alle canoniche 94 tavole, salvo qualche occasionale fuoriserie. Un peccato e lo dimostra proprio questa storia che in sole sedici pagine riesce a tenere incollato il lettore dall’inizio alla fine, mantenendo il dubbio che il nostro Dylan sia cambiato; furbo e azzeccatissimo il finale che lascia ancora un vago senso di incertezza. Il monologo interiore dell'"altro" è divertentissimo e sulle menate di Bloch e la sua pensione avrebbe pure ragione! La narrazione affidata alle didascalie, espediente utilizzato più volte con successo da Ruju, si dimostra ancora una volta efficace. Un Piccatto in forma smagliante impreziosisce il tutto, riuscendo attraverso le sue vignette a rendere bene l’idea di quello che “l’altro”(che ci viene mostrato in una sola occasione riflesso nello specchio), vede con i suoi occhi.

Si conclude così l’ottavo Gigante dylaniato, l’unico a presentare cinque storie, di cui una sola lunga, la più deludente tra l’altro. Buonissime invece la prima, la quarta e la quinta.

Curiosità: L’anno successivo Fabrizio Accattino sfrutterà uno spunto simile a quello di Ruju per scrivere una delle migliori storie apparse sul Maxi: La vita rubata.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No (ma l’”altro” sì!)

CITAZIONE: “Ragionare in questo modo vuol dire essere un mostro? E va bene, lo puoi pure ammettere. Sei un mostro. Mostro. Mostro. E ti piace.

VOTO: 8

Soggetto: Ruju (24)

Sceneggiatura: Ruju (24)

Disegni: Piccatto (31)