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mercoledì 11 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Gli abitatori dell'abisso

 

Mentre gli scioperi e le lotte sociali infiammano la tranquilla cittadina di Northenley, dove la compagnia mineraria minaccia licenziamenti, nel sottosuolo, un'antica e primordiale forza, da troppo tempo assopita, si è ridestata…

Storia routinaria e senza pretese di Ruju che attinge a piene mani dall' horror di serie B tipo, per rimanere in tema di grossi roditori, La creatura del cimitero (Graveyard Shift, 1990) di Ralph Singleton, trasposizione cinematografica del racconto di King Turno di notte (anche se lì i topi non erano antropomorfi). Qualsivoglia tema sociale, tipo lo sciopero dei minatori, non è approfondito e si lascia ampio spazio all’azione e ai deliri dell’insopportabile Stalker. Pesa come un macigno la mancanza di splatter di cui la storia avrebbe necessitato in quantità anche piuttosto generose. Groucho, pur portato in trasferta da Dylan, è utilizzato poco e male. La sceneggiatura ha comunque un discreto ritmo, ma M&G affossano il tutto disegnando in modo ridicolo gli abitatori dell'abisso del (bel) titolo dal sapore lovecraftiano e fornendo una prova approssimativa, a parte qualche minaccioso paio di incisivi in primo piano. Anche in questo caso ho cambiato idea dopo l'ultima rilettura, ma in peggio e ora considero questa la peggiore delle tre avventure dylaniate del decimo Maxi. Da salvare la sequenza di Dylan costretto a strisciare nello stretto cunicolo, sfidando la sua nota claustrofobia.

BODYCOUNT: inquantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L’apocalisse! L’apocalisse è lassù che ci aspetta!”

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (67)

Sceneggiatura: Ruju (67)

Disegni: Montanari & Grassani (59)

Uscita: giugno 2007


lunedì 9 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Il dono degli Hurlington

 

Assistere alla morte di un marito è un evento terribile, che Candice Beckford è, suo malgrado, costretta a rivedere sul proprio videoregistratore. Solo un macabro scherzo, oppure il comune elettrodomestico ha davvero acquistato il potere di predire eventi futuri e luttuosi?

Storia che ho rivalutato con quest’ultima rilettura. Marzano sembra fondere assieme due sceneggiature diverse, una più classica imperniata intorno al caso di rapitore di giovani fanciulle (un porco a tutti gli effetti) e una dai risvolti soprannaturali, dedicata al videoregistratore in grado di predire future morti (compresa quella di Groucho). Idea invero piuttosto trash, che però Marzano riesce a far digerire grazie alla furbata di far credere che i due casi che coinvolgono Dylan siano connessi. Un legame che c’è, ma è casuale e finalizzato a ingannare il lettore sull'identità dell'assassino, grazie a una riuscita alternanza delle tavole, giochino poi affinato dall’autore torinese nel più riuscito La cara mamma. Ma il dinamico duo M&G come caspita ha disegnato la Madame in questa storia?? Nella prima vignetta in cui appare nella storia ho pensato: "chi è sta vecchia"? e mi ero fatto un film mentale completamente diverso sulla sua funzione. Sono rimasto a bocca aperta quando, qualche pagina dopo, si presenta a casa di Dylan come Signora Trelkovski. Non riesco a ricordare se il dinamico duo l'avesse mai disegnata prima, ma mi parrebbe di no. Qualche bella tavola c’è (vignetta grande di pag. 179), ma la loro prova qui è da bollare come deludente.

Curiosità: (1)A pag. 119 viene citato il negozio di Hamlin, Safarà, protagonista di parecchi albi dylaniati. (2)Il film iraniano Il vecchio e l’ulivo a quanto ne so, non esiste. Di iraniano con oleacee ho trovato solo un Sotto gli ulivi (Zire darakhatan zeyton, 1994) diretto dal pluripremiato Abbas Kiarostami.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono Ariel, la tua sirenetta, pronta a soddisfare ogni tuo desiderio. Se vuoi prendermi all’amo, chiama il numero in sovrimpressione e…”

VOTO: 6,5

Soggetto: Marzano (5)

Sceneggiatura: Marzano (5)

Disegni: Montanari & Grassani (58)

Uscita: giugno 2007


sabato 7 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Meteoropatia

 

Un' inondazione senza precedenti investe Londra e a farne le spese è, tra gli altri, l'Indagatore dell'Incubo che si ritrova trascinato dalla corrente degli eventi in un'avventura che metterà in mostra il meglio ed il peggio di un gruppo di superstiti.

Il Maxi taglia il traguardo dei dieci anni di vita editoriale senza regalarci, per festeggiare la ricorrenza, alcuna storia memorabile. Si parte con Meteoropatia, nuovo lavoro di Mignacco (ai tempi tornato nella rotazione degli sceneggiatori dylaniati), che si guadagna anche l’onore dell’apocalittica copertina di Stano. Si parte anche bene, con un incipit che vede Dylan in giro per Londra a collezionare sfighe, richiamando alla mente analoghe sequenze dei bei vecchi tempi, al netto dei ripetuti “mumble mumble” del nostro. Anche il tema degli effetti che i fenomeni meteorologici possono avere sull’animo umano (in questo caso sarebbe doveroso aggiungere: e viceversa) si presenta come interessante, però poi la storia imbocca decisa una sequenza troppo action per piacermi, con tanto di cattivone mascherato animato da improbabili motivazioni e Dylan impegnato a dare indicazioni di salvataggio, con la collaborazione di teppisti convertiti alle buone maniere. Non è sceneggiata neanche malissimo, ma argomento e implicazioni sono trattati con sufficienza e risolti in maniera semplicistica. Per quanto riguarda i disegni, Montanari & Grassani palesano un grande impegno nella realizzazione delle vignette “acquatiche”, sacrificando i volti di alcuni personaggi: la tipa con il cane di cui si innamora Archie Leap sembra un ragazzino, mentre “Dirty Dog” la prima volta che compare sembra una ragazza.

Curiosità: A pag. 44 Groucho guarda in TV La sposa del mostro (Bride of the monster, 1955) di Ed Wood!

BODYCOUNT: 1 (oltre a un numero imprecisato di altre vittime)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ come se tutte le paure e gli orrori del nostro inconscio avessero deciso di manifestarsi, ribellandosi contro di noi”.

VOTO: 5

Soggetto: Mignacco (16)

Sceneggiatura: Mignacco (18)

Disegni: Montanari & Grassani (57)

Uscita: giugno 2007


giovedì 1 gennaio 2026

Dylan Dog #238 - Gli eredi del crepuscolo

 

A Inverary i giorni scorrono tutti uguali, l'uno l'esatta ripetizione dell'altro. Ma qualcosa sta cambiando e rischia di trasformare per sempre l'immobile realtà della “Zona”. E quando Dylan arriva laggiù per la terza volta fa un'inquietante scoperta: Inverary è diventata una città fantasma. Dove sono finiti tutti i suoi abitanti? La risposta è nel mistero stesso dell'esistenza, in quel labile confine che divide la vita dalla morte…

Terzo capitolo della saga di Inverary, dopo i nn. 7 e 57. All’epoca, visti titolo e intrigante copertina in anteprima, avevo aspettative altissime destinate però ad essere deluse. Intendiamoci, l’albo non è brutto, ma di fatto è superfluo non apportando nulla di realmente nuovo rispetto ai due episodi precedenti che avevano già detto (meglio) tutto quello che c’era da dire sulla “zona del crepuscolo”. Anzi, Hicks che decide di andare a morire con tutti i compaesani rovina il potente finale del n. 7 che si concludeva con il severo giudizio espresso da Dylan nei confronti del mad doctor animato da buone intenzioni. Ai testi non ritroviamo più Sclavi ma Masiero che si assume onore ed onere di concludere la trilogia, affidandosi alla formula collaudata dei primi due capitoli: sempre il medesimo incipit, la ripetizione di dialoghi e situazioni a simboleggiare un’esistenza sempre uguale a sé stessa, l’indagine di Dylan, cadaveri che si decompongono, l’ennesima variazione sul “caso di Mister Valdemar” di E.A. Poe. Sono ovviamente tanti i riferimenti alle due storie precedenti, anche grafici (es: la vignetta grande a pag. 34 è un omaggio alla copertina del n. 57), che però finiscono con l’accentuare la sensazione di non leggere nulla di nuove. A chine e matite ritroviamo invece l’inossidabile coppia M&G che si mostrano in buona forma, così come pure sul contemporaneo Maxi n. 9; certo il paragone con  i Montanari & Grassani di quindici e quasi venti anni prima è improponibile, basti guardare quanto è cambiata la loro interpretazione del volto di Dylan e in generale quanto meno dettagliati sono gli sfondi rispetto alle loro prime esperienze dylaniate. Non mancano però anche qui tavole suggestive come quelle in cui compare la Morte e quelle dedicate al “Valdemar”.

Curiosità: (1) Questo terzo capitolo della trilogia non esaurisce definitivamente tutta la questione. Ci ritornerà infatti molti anni dopo Alessandro Bilotta sullo Speciale con un prequel dedicato a, anzi agli, Hicks. (2) All'epoca Montanari & Grassani erano tornai a disegnare sulla serie regolare dopo ben 6 anni (il loro precedente lavoro risaliva al n. 164 La donna urlante). Ci sarebbero voluti oltre dieci anni per ritrovarli ancora sulla serie ammiraglia dylaniata, precisamente nel n. 369 Graphic Horror Novel).

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La zona del crepuscolo esiste eccome… ed è dentro di me!”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (6)

Sceneggiatura: Masiero (6)

Disegni: Montanari & Grassani (56)

Uscita: luglio 2006


martedì 30 dicembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 9 - Jenny Dentiverdi

 

Maxi n. 9 – Jenny Dentiverdi

Dylan alle prese con un'antica creatura leggendaria, un demone delle acque dolci, colpevole, sedici anni fa, di essersi portato via una bambina, trascinandola con sé negli abissi profondi di un fiume…

In questa storia Enna utilizza un elemento classico dylandoghiano come la filastrocca, per confezionare una storia piuttosto derivativa che sa molto di già letto. Nel frullatore ci finiscono Il buio (la leggenda di Jenny Dentiverdi ricorda quello di Mana Cerace), Il mistero del Tamigi (vedasi sequenza pagg. 215-216 o 19°-20° tavola), Il ritorno del mostro (il dottore che si innamora della sua paziente/assassina) e in generale si respira per tutto il tempo un’atmosfera quasi "chiaverottiana” (non spiacevole), controfinale compreso, con qualche tocco di trash. Tuttavia ne viene fuori un minestrone poco amalgamato e poco convincente, illuminato occasionalmente solo dalle sequenze degli omicidi in cui affiora qualche timido accenno di splatter dei bei tempi. Mi fa pure strano che Dylan non prenda a cuore da vicino la sorte di Peg, impegnandosi invece nella stucchevole storia d’amore con Jade. La peggior prova dylaniata di Enna. Peccato perché anche in quest’occasione il dinamico duo M&G si mostra parecchio ispirato, con un’inusuale (per loro) ricorso alla mezza tinta.

Dalla lettura di questo Maxi, che nel complesso considero sufficiente, si capisce che non c'è sfiga più tremenda di essere la fidanzata di Dylan (tre su tre ci lasciano le penne).

Curiosità: A pag. 226 (30° tavola) Dylan afferma che Bloch gli diede dei favori (!!!). A me pare sia proprio il contrario!

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Jenny la fata, Jenny la strega, prima ti afferra e dopo ti annega.”

VOTO: 5

Soggetto: Enna (3)

Sceneggiatura: Enna (3)

Disegni: Montanari & Grassani (55)

Uscita: giugno 2006


domenica 28 dicembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 9 - Il passo del gambero

 

Un "normalissimo" caso da cronaca nera, che sembra vedere protagonista il solito serial killer di belle donne, nasconda in realtà, tenebrosi risvolti soprannaturali…

Storia d’esordio per Giovanni Di Gregorio, autore che in seguito sarà uno dei più prolifici della “gestione” Gualdoni. Il curriculum del palermitano, classe 1973, è senz’alto particolare: laureato in chimica, tra le tante cose collabora con la Treccani, lavora come storico della scienza presso il London Science Museum, presta volontariato in Kosovo, Nicaragua, Albania e Chiapas. A trent’anni prevale su tutto il suo amore per la scrittura e per il fumetto in particolare ed entra in Bonelli iniziando a scrivere storie per Dampyr e Dylan Dog. Fin dal suo debutto dylaniato Di Gregorio dimostra di voler attingere al passato dell’indagatore dell’incubo, rispolverando (OCCHIO ALLO SPOILER da qui in avanti) quell'Incubus apparso nel #77 che Sclavi a sua volta aveva preso di peso dal terzo episodio del film I delitti del gatto nero e che avremo modo di vedere all'opera ancora anche sulla serie regolare. La sceneggiatura di GdG è a tratti anche avvincente, ma stecca nel finale trovando il suo limite paradossalmente proprio con l'intervento di “Incubus” che se da un lato potrebbe solleticare la nostalgia dei vecchi lettori, dall’altro si rivela una soluzione di comodo, quando invece il mistero del tempo che torna indietro (che poi non è neanche effettivamente così) avrebbe giovato di altra natura soprannaturale e soprattutto altra soluzione. Anche perché non tutto torna perfettamente, se si presta attenzione nel corso della lettura, nell’incedere della ricostruzione a ritroso (sorvoliamo poi su Lisa che si dimentica di morire??!). Inutile e irritante il cameo di Wells. I disegni di Montanari&Grassani sono discreti e tutto sommato la storia è interessante e, pur con i limiti e i difetti sopra citati, anche ben raccontata. Per me la migliore del lotto di questo Maxi.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: Sì (1, Lisa)

CITAZIONE: “La mia è solo una sensazione di malessere, niente di più… Nulla di particolare né di misterioso, e comunque nulla per cui tu possa fare qualcosa…”

VOTO: 6,5

Curiosità: (1) La favola del pescatore che ringiovanisce, raccontata a Dylan nel corso della storia, ricorda Il curioso caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button) racconto scritto da Francis Scott Fitzgerald nel 1922 e in seguito trasposto con buon successo per il grande schermo da David Fincher nel 2008. (2) Nell’incipit della storia la ragazza inseguita dall’assassino nelle prime vignette è identica in tutto e per tutto a Lisa, ma poi la vediamo indossare gli occhiali e ha un viso differente. Non si tratta di errore, ma di effetto voluto. L’assassino, prima di ucciderla, afferma infatti “sei stata veloce a cambiare faccia… cambiate tutte faccia quando vi conviene”.

Soggetto: Di Gregorio (1)

Sceneggiatura: Di Gregorio (1)

Disegni: Montanari & Grassani (54)

Uscita: giugno 2006


venerdì 26 dicembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 9 - Lo "Scavatombe"

 

Un misterioso maniaco si è guadagnato il soprannome di "lo Scavatombe". Il suo hobby? Seppellire le sue vittime quando queste sono ancora in vita!

Il nono Maxi è affidato a tre penne dylaniate “fresche”, di cui una addirittura esordiente. La prima storia, che si guadagna anche l’onore della funerea copertina di Stano (di cui peraltro non apprezzo né il terreno né la fossa), è a firma Giancarlo Marzano. L’autore torinese confeziona per tre quarti di sceneggiatura una discreta indagine di routine con un killer dal look particolare (indossa una maschera da medico della peste, anche se Dylan la definisce maschera “da becchino”) e un leggero alone di soprannaturale suggerito dall’inquietante presenza del corvo. Purtroppo nell’ultima parte giunge implacabile come una condanna, l'(in)evitabile spiegone finale che lascia anche un po' l'amaro in bocca, non tanto per l’identità dell’assassino (ci si arriva piuttosto agevolmente) quanto per quelle che sono le sue motivazioni. Il suo folle discorso sulla concatenazione delle morti avrebbe anche un bel sapore orrorifico alla Final Destination (l’idea, pur rielaborata, arriva da lì) ma di fatto viene sbugiardato da quella che, stringi stringi, è una questione personale. Il controfinale “chiaverottiano” rimette però la vicenda sui giusti binari. Delle tre storie di questo Maxi, questa è quella che vanta i migliori disegni da parte degli insostituibili Montanari&Grassani. Da lodare le inquadrature e la scansione delle vignette nelle tavole 26-27. Qualche dubbio invece sulle anatomie e la presa del killer su Dylan nell’ultima vignetta di pag. 59.

Non so perché mi ha sempre ricordato Giorno Maledetto. Sostenuto il ritmo della narrazione, ben venga! Strappa la sufficienza, pur risicata (aggiungerei un ideale "meno meno" alla valutazione), considerato il contesto “Maxi”.

Curiosità: (1) La ricerca disperata di Evelyn, sepolta viva, sembra essere ispirata all’episodio Sepolto Vivo (Grave Danger)  di CSI – Scena del crimine, doppio episodio della quinta stagione famoso per essere stato diretto da Quentin Tarantino. (2) A pag. 55 Dylan va al cinema a vedere King of the zombies, ma non è dato sapere se sia una pellicola di fantasia o il film del 1941 diretto da Jean Yarbrough. (3)Rimane qualche dubbio sull’età dell’assassino (la data sulla tomba complica un po’ la questione) e sulla sua altezza (viene descritto come molto alto, ma poi è come Dylan, anche se sappiamo che il nostro basso non è).

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Evelyn)

CITAZIONE: “Ma almeno in questo caso si scoprirà subito l’identità dell’assassino: il soprintendente!”

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (3)

Sceneggiatura: Marzano (3)

Disegni: Montanari & Grassani (53)

Uscita: giugno 2006


giovedì 20 novembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 8 - Terrore sul mare

 

Una terribile strega, la cui leggenda viene narrata dai marinai, tramandata di generazione in generazione, ritorna per compiere la sua sanguinaria e implacabile vendetta!

Seconda storia dylaniata firmata da Giancarlo Marzano, dopo il debutto avvenuto l’anno precedente su Almanacco della Paura con Le notti di Halloween, che parte da un soggetto con delle interessanti potenzialità, la leggenda della strega del mare, non sfruttate da una sceneggiatura che già parte da un incipit discutibile (Dylan che accetta di trascorre un weekend in barca???) per poi incanalarsi in un’indagine che soffre della "sindrome di Scooby Doo" (ovvero presunto fantasma/mostro che nasconde crimini di uomini n carne ed ossa) e concludersi con un interminabile spiegone finale. C’è un abuso del quinto senso e mezzo e Dylan troppo credulone nell’abboccare ciecamente alla favola di Ygraine, sbagliando clamorosamente peraltro. Anche la gestione dei personaggi non è ottimale: la fidanzata di turno è sostanzialmente inutile, il poliziotto assassino ha fin troppa importanza, la “dura” Judith è qualcosa di già visto, manca terribilmente Groucho. Qualche buona cosa c'è (l'allucinazione di Dylan sulla Seawitch alla deriva, il controfinale) ma troppo poco per salvare la baracca, anzi la barca dal colare a picco. M&G ai disegni ci mettono molto del loro per causare il definitivo naufragio.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Sandra)

CITAZIONE: “E’ il padre della strega che devi temere, non sua figlia”.

VOTO: 4

Soggetto: Marzano (2)

Sceneggiatura: Marzano (2)

Disegni: Montanari & Grassani (52)

Uscita: giugno 2005


mercoledì 19 novembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 8 - Autocombustione

 

Dalle nebbie del tempo, torna un'antica maledizione: quella della Lamia, una creatura millenaria, affamata di amore e di morte, che ricomincia a colpire nella Londra di Dylan Dog!

Mmm.. sinossi: Dylan si innamora di una ragazza che in realtà è una creatura mitologica greca e che uccide (anche) suo malgrado e sulle cui tracce c'è una sua simile… è Medusa! L’indagine che verte su una donna che uccide gli uomini con cui si accoppia potrebbe invece ricordare I delitti della mantide, con l’aggiunta di implicazioni soprannaturali. Al di là della scarsa originalità (viene riciclata pure una battuta sulla clessidra dei romani, pag. 148, già usata pochi mesi prima), questa è l’unica storia salvabile dell’ottavo Maxi. A Ruju non interessano le implicazioni monstrum-psicologiche barbatiane del n. 167, né il discorso sulla solitudine chiaverottiano del n. 71, e sforna una sceneggiatura tutto sommato passabile in grado di reggersi sulle proprie gambe, in cui le due donnine-lamie si danno da fare nell'adescare playboy in perenne calore in cerca non solo di vendetta personale (e qui ci sarebbe stata una similitudine anche con La donna venuta dal nulla) ma anche di semplice nutrimento. Peccato non aver osato un po’ di più, sfruttando l’inclinazione naturale “provolona” di Dylan (su cui Bloch ironizza a pag. 113) che avrebbe messo l’indagatore dell’incubo in pericolo sin da subito. Il titolo rimane un po' fuorviante: la combustione c'è, certo, ma non è auto e nemmeno è l'elemento caratterizzante. Ai disegni Montanari & Grassani tirano finalmente fuori una buona prova, forse ipnotizzati anche loro da una Niobe rappresentata bellissima e in grado di catalizzare costantemente l’attenzione su di sé. Le vignette del dinamico duo abbondano di particolari, offrono alcuni sensuali primi piani e qualche bello scorcio turistico dell’isola di Creta.

Curiosità: A pag. 131 (31° tavola) Dylan legge il poema Lamia di John Keats che un’ovvia importanza nell’economia della storia.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Angela)

CITAZIONE: “L’amore brucia”.

VOTO: 6-

Soggetto: Ruju (61)

Sceneggiatura: Ruju (61)

Disegni: Montanari & Grassani (51)

Uscita: giugno 2005


martedì 18 novembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 8 - Demon Blob

 

Attraverso un misterioso sito Internet è possibile ordinare dei bizzarri e apparentemente innocui pupazzetti anti-stress. L'incauto compratore si renderà presto conto, però, di quale tremendo errore abbia compiuto mettendo le mani su questi strani animaletti di gomma...

Pupazzi antistress assassini, futuristiche pistole a raggi, il bambino cicciotto strappalacrime… A differenza di altre storie del periodo, me la ricordavo bene… ma per le ragioni sbagliate! La cinematografia dell’orrore ha offerto, soprattutto negli anni 80, diversi esempi di film su giocattoli, bambole e persino maschere di Halloween assassine. Qui però siamo completamente fuori sintonia rispetto alla serie e al personaggio di Dylan Dog. Se il già deludentissimo Fantasma cercasi poteva ricordare un episodio di “Scooby Doo”, qui siamo più dalle parti di un Ghostbusters, ma una puntata brutta della serie animata con qualche omicidio splatter in aggiunta. Esempi di questa caratteristica cartoonesca sono l’assalto dei mostroni  a pagg. 78-79 (che non si sa dove siano spuntati  né come poi abbiano catturato i nostri) e il rocambolesco duello finale. Almeno Faraci avesse puntato sull’ironia e invece nulla. Anzi, come ormai di prassi in caso di storie incentrate su oggetti assassini e affini, richiama in causa Lord Wells, ormai già da tempo ridotto definitivamente a macchietta. Qui anzi lo scopriamo addirittura un po’ misogino! I disegni di Montanari & Grassani sono ai minimi storici e i loro pupazzi cresciuti risultano più buffi che spaventosi. Da salvare l’omicidio ad opera della piovra  gigante e quello del T-Rex. La copertina di Stano farebbe pensare più all’ennesimo albo sui vampiri visto l'aspetto vagamente umanoide del pipistrellone.

Curiosità: Cinquantesima storia disegnata dal duo M&G!!

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Loro sono sue dirette emanazioni! Carne della sua stessa carne”.

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (13)

Sceneggiatura: Faraci (13)

Disegni: Montanari & Grassani (50)

Uscita: giugno 2005


sabato 11 ottobre 2025

Maxi Dylan Dog n. 7 - L'alchimista

 

Le preziose creazioni dell'alchimista-orafo Dagobert Chain sembrano spingere al suicidio chiunque ne entri in possesso. L'unico che può sciogliere questo letale mistero, a giudizio di Dylan, è lo stesso Chain. Ma c'è un problema… Il sinistro artigiano è da anni ospite della clinica psichiatrica di Harlech!

Dopo il tonfo di FantasmaCercasi, questo settimo Maxi non riesce a riprendersi neppure con l’ultima storia. Titolo spoiler e rappresentazioni ridicole dei Cobol by Montanari&Grassani affossano completamente una sceneggiatura che non brilla per originalità; gli oggetti "maledetti", in precedenza, erano già stati declinati in molte salse nella serie. Ruju cerca di sopperire con mestiere e ritmo sostenuto, senza riuscirci, perché succedono troppe cose e troppo in fretta per far presa sul lettore. Il personaggio della ladra è poco credibile, in compenso Dylan è del tutto irriconoscibile, a tratti irritante e tuttologo: a pag. 250 (o 54° tavola) scopriamo che sa pure fare il patologo dilettante. Il comportamento di Dagobert Chain è insensato fin da quando compare, contraddicendosi più volte, e la rivelazione finale poco aggiunge se non dare la sponda a M&G per la decomposizione accelerata, questa sì ben realizzata.

Curiosità: (1)Dylan torna ad Harlech dopo tempo immemore e riceve il consueto caloroso benvenuto da parte di Lord Chester. (2) Cameo di H.G. Wells (relegato a una sola vignetta) che così compare in due storie consecutive di questo Maxi. (3)A pag. 208 (12° tavola) Dylan ascolta un vinile del clarinettista Benny Goodman. (4) Il De Praestigiis daemonium, che il nostro legge a pag. 268 (o 72° tavola), è un’opera realmente esistente, scritta dal medico olandese Johann Weyer, un best seller per l’epoca pubblicato la prima volta nel 1563. Ignoro però se davvero vi fossero o meno citati i Cobol o Coboli. (4) Dylan “va a segno” in tutte e tre le storie del Maxi, era già successo nel secondo uscito nel giugno 1999.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Courtney)

CITAZIONE: “A volte cercano un ospite umano, si mostrano a lui, solo a lui, e poi si impadroniscono del suo corpo… e aspettano. Aspettano.”

VOTO: 4

Soggetto: Ruju (54)

Sceneggiatura: Ruju (54)

Disegni: Montanari & Grassani (49)


giovedì 9 ottobre 2025

Maxi Dylan Dog n. 7 - Fantasma cercasi

 

Lo spettro di Lord Larkon è, da anni, la massima attrazione turistica del villaggio di Cromgail, oltre a esserne l'amichevole protettore. Il problema è che l'aristocratico ectoplasma è svanito nel nulla da un momento all'altro, gettando nella costernazione gli abitanti del piccolo borgo. A Dylan, il compito di ritrovarlo…

Faraci sbaglia cane e sforna una sceneggiatura adattissima a… un episodio animato di Scooby Doo! Già il prologo che vede Dylan e Lord Wells in versione “Ghostbusters” è ben più di un campanello d’allarme e il prosieguo rimane incanalato nella stessa direzione, all’insegna del “volemose bene” e dei buoni sentimenti (l’amore che sconfigge lo spettro birbantello). In più la storia sembra lunghissima, la lettura pare non finire mai e difetta completamente la componente umoristica che avrebbe potuto salvare la baracca in qualche modo, in stile “Grouchino”. Dylan è poco più di una macchietta e avanza nell’indagine a colpi di “quinto senso e mezzo”; già in Un mondo sconosciuto ne aveva abusato, qui ho contato almeno cinque vignette in cui fa riferimento al suo famigerato intuito. L'avesse nominato ancora una volta, avrei lanciato l’albo; viene anche da domandarsi quanto fosse attenta la supervisione del curatore ai tempi. A dare il colpo di grazia sono i disegni del dinamico duo M&G che concepiscono un fantasma (non quello del titolo, ma quello che Dylan si porta inconsapevolmente dietro) buffo e orrendo, che fa tutt’altro che paura.

Siamo nella top assoluta dei flop dylaniati.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: Sì (1, Jessie)

CITAZIONE: “Quanti misteri potrei svelarti, a proposito del fantasma di Cromgail..”

VOTO: 3

Soggetto: Faraci (10)

Sceneggiatura: Faraci (10)

Disegni: Montanari & Grassani (48)


martedì 7 ottobre 2025

Maxi Dylan Dog n. 7 - L'uomo di plastica


Cosa succederebbe se i manichini utilizzati dalle case automobilistiche per i crash-test, cioè le simulazioni di incidenti stradali, iniziassero a covare sentimenti di vendetta nei confronti dei loro torturatori umani?…

Il secondo autore dylaniato a debuttare nel 2004 è Bruno Enna. Originario di Sassari, classe 1969 (come Marzano che aveva esordito qualche mese prima di lui), Enna approda in Bonelli con già un curriculum di tutto rispetto, avendo iniziato a collaborare con la Walt Disney Company Italia già dal 1995 e iniziando a scrivere storie per Topolino a partire dal 1997. Enna si presenta con una storia parzialmente derivativa che riporta alla mente dei lettori il manichino assassino di Incubo di una nottedi mezza estate, pur senza vantare legami diretti. Rispetto all’albo di Chiaverotti qui troviamo molto meno splatter, praticamente assente, e una sottotrama gialla che mescola in parte le carte con un prologo interessante che giustifica la gradevole incursione nel soprannaturale. La sceneggiatura rispetta le meccaniche della serie e del personaggio e risulta solida, pur senza guizzi, e con un finale quasi poetico. Da citare la bella sequenza dell’incubo di Smidt nel mondo di plastica. Ai disegni Montanari & Grassani ci regalano tavole ricchissime di dettagli, confezionando una prova tutto sommato buona, decisamente superiore a quelle delle due storie successive del Maxi. Un paio di vignette destano però qualche perplessità nel ritrarre Dylan: nella 1° in alto a pag. 81 sembrano quasi ispirarsi a Brindisi, mentre il primo piano nella 1° vignetta a pag. 96 parrebbe quasi opera di Villa!

Un discreto esordio per Enna che si guadagna anche gli onori della (purtroppo non memorabile) copertina di Stano. Per distacco la miglior storia di questo settimo Maxi dylaniato.

Curiosità: (1) A pag. 69 viene citato il film Il mondo dei robot (Westworld, 1973) di Michael Chricton, che Dylan richiamerà ancora indirettamente nel finale. (2) L’omicidio di Broman a pag. 25 è forse un omaggio alla morte di Carlo in Profondo Rosso.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Anne)

CITAZIONE: “Quasi ti invidio. Chissà che cosa sogni durante i tuoi infiniti viaggi tra la vita e la morte!”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Enna (1)

Sceneggiatura: Enna (1)

Disegni: Montanari & Grassani (47)


martedì 2 settembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 6 - Futuro imperfetto

 

Uno strano personaggio detiene il potere di influenzare l'avvenire in modo irreversibile. Un dono del genere può rendere chi lo possiede simile a Dio... o al Diavolo!

La storia con le maggiori potenzialità di questo sesto Maxi, anche se le accattivanti premesse non vengono poi confermate. Abbiamo già avuto d’altronde modo di notare come spesso Ruju abbia avuto per le mani un buon soggetto, senza poi riuscire a valorizzarlo in sede di sceneggiatura. Certo che andare a ripescare uno Speciale tremendo come Il padrone della luce non è il miglior biglietto da visita, ma fortunatamente il risultato stavolta è migliore. D'altronde il riferimento a quella storia è per lo più limitato al personaggio di Frances Scott. Gli altri comprimari sono praticamente delle comparse monodimensionali utili a far salire il bodycount, a parte "i riparatori" che mi riportano alla mente i "dottorini calvi" del romanzo Insomnia di King. Funzionano particolarmente bene alcune sequenze in stile Final Destination e soprattutto il finale. Montanari & Grassani si confermano al risparmio, perché anche qui mi sembrano attingere da loro lavori precedenti, ma quando la trama abbandona i flashback a favore di un ritmo narrativo più sostenuto, anche i loro disegni sembrano giovarne. Accettabile, ma visto l’argomento c'era davvero margine per fare molto di più. In ogni caso la ritengo la storia più interessante di questo sesto “balenottero”.

Curiosità: (1) Con questa storia Ruju taglia il traguardo delle 50 sceneggiature dylaniate! (2) A pag. 269 citazione della celebre scena di Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch, film di Billy Wilder del 1955) con tanto di sosia di Marilyn Monroe.

BODYCOUNT: 10 (oltre a un numero imprecisato di altre vittime a bordo dell’autobus)

TIMBRATURA: Sì (1, Frances, ritimbrata)

CITAZIONE: “Pagine e pagine piene di roba… è il resoconto di una storia. Una storia che io non ho mai scritto!”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (50)

Sceneggiatura: Ruju (50)

Disegni: Montanari & Grassani (46)


domenica 31 agosto 2025

Maxi Dylan Dog n. 6 - La donna venuta dal nulla

 

Una fascinosa dark lady regala ad alcuni uomini un bracciale che, una volta legato al polso, non si riesce più a togliere. In realtà, quel regalo è destinato a portare chi lo indossa verso la più orribile delle morti. Riuscirà Dylan Dog a fermare gli oscuri disegni della "Donna venuta dal nulla"?

Terza e ultima sceneggiatura dylaniata per Robin Wood che dopo Gigante e Almanacco approda anche su Maxi, senza mai così apparire sulla serie regolare. Il grande fumettista sudamericano dimostra ancora una volta di non essere mai entrato in sintonia con il personaggio. In quest’occasione riscontriamo sì alcune dinamiche familiari, ma troviamo anche un Dylan irriconoscibile. E’ inconcludente: praticamente non indaga, non capisce nulla di ciò che sta veramente accadendo, si limita a ricevere qualche dritta da Groucho e il resto glielo serve su un piatto d'argento la donna del titolo. Ci prova con due donne senza ritegno: "doppiette" nella sua carriera ce ne sono state, ma in qualche modo sempre giustificate, mentre qui si porta a letto la sua cliente pensando ad altro e al contempo ci prova sfacciatamente con la poliziotta. Le battute di Groucho sono a dir poco penose. C'è qualche personaggio azzeccato qua e là (l'impresario di pompe funebri), mentre altri rimangono appena abbozzati o non approfonditi come avrebbero meritato. Nel complesso la storia sembra partire in maniera accattivante, per poi sfilacciarsi progressivamente fino ad un finale deludente. Io non ho ancora capito perchè "la donna venuta dal nulla" doveva essere portavoce anche delle vittime di altri assassini (e perchè proprio solo di quelli). Wood sembra avere a cuore il tema della violenza sulle donne quando all’epoca non era ancora un argomento da prima pagina come oggi, visto che già l’aveva toccato nel suo precedente lavoro Il grande Marinelli. Il risultato però non rispecchia le sue buone intenzioni. Non aiutano i disegni di M&G che qui sembrano riciclare alcune fisionomie e alcuni volti già visti in storie precedenti.

Curiosità: Il cadavere della donna murata richiama alla mente il racconto Il gatto nero di Poe, anche se mi sembra più una citazione involontaria che ricercata.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Eliza)

CITAZIONE: “Io canto una canzone per le donne nella notte e i silenzi disperati della pioggia a mezzanotte

VOTO: 5

Soggetto: Wood (3)

Sceneggiatura: Wood (3)

Disegni: Montanari & Grassani (45)


mercoledì 27 agosto 2025

Maxi Dylan Dog n. 6 - Il capobranco

 

Una serie di atroci delitti insanguina il mondo clandestino legato alle tremende lotte tra cani; le vittime riportano ferite e mutilazioni talmente profonde da far pensare a un lupo mannaro e, come spesso gli accade, l'Indagatore dell'Incubo proverà maggior pietà per il cosiddetto mostro che per le sue vittime, tutt'altro che innocenti…

Storia scritta con la mano sinistra da Paola Barbato quella che apre questo sesto Maxi balneare. L’autrice imbastisce in parte uno pseudo-sequel del n. 72 della serie regolare L’ultimoPlenilunio (l’albo più debole realizzato dalla coppia Marcheselli-Sclavi, a sua volta sequel del n. 3 Le notti della luna piena), non solo andando a ripescare il personaggio di Dea, ma anche legando quest’ultima a Caspar Price, con tanto di flashback estratti dal prequel. La presenza di un licantropo è d’altronde già sbandierata nell’accattivante copertina di Stano, che vede Dylan in primo piano aggredito proprio da un lupo mannaro. Ma come Caspar, il licantropo di questa storia si trasforma in un lupo a tutti gli effetti e non in un ibrido uomo-animale. Sicuramente la nuova Dea è caratterizzata decisamente meglio rispetto alla sua prima apparizione, in cui veniva presentata come un'adolescente attivista, stupidina e un po' incosciente e che il nostro non si faceva troppi problemi a cornificare con Mary-Ann Price, la trombata più animalesca della sua carriera. In prima linea tornano i temi animalisti qui però fin troppo esasperati e ritroviamo un Dylan innamorato, anche se la relazione con Dea, in classico stile barbatiano, rimane solo su un piano platonico. Non manca l’ennesimo spiegone finale e in generale la sceneggiatura soffre ancora di una certa verbosità. Alla fin fine la storia funziona meglio nella sua parte gialla, con Dylan alla ricerca del colpevole. I disegni del dinamico duo M&G scivolano verso i minimi storici, deludendo in particolare proprio in quelle vignette splatter che un tempo erano il loro punto di forza. Tutto sommato accettabile. Comparsata di Botolo.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quale cane vorrebbe avere un padrone scriteriato, squattrinato, senza lavoro e inaffidabile come te!?

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (15)

Sceneggiatura: Barbato (14)

Disegni: Montanari & Grassani (44)

giovedì 20 febbraio 2025

Maxi Dylan Dog n. 5 - Le mani assassine

 

Una notte brava, alcol a fiumi e una folle corsa in auto con gli amici. Poi l'incidente, e uno dei ragazzi ci rimette entrambe le mani. Mani che tornano per uccidere i responsabili di quell'assurdo incidente…

Prima e unica storia firmata da Stefano Santarelli per Dylan Dog. Nativo di Roma, Santarelli era entrato alla Sergio Bonelli Editore poco più che trentenne nel 1992, dopo esperienze in Acme, Universo e Blue Press, dedicandosi al personaggio di Martyn Mystère, ma senza abbandonare i suoi impegni extra-bonelliani (sia nel campo del fumetto, sia in quelli del teatro e dell’animazione). Anche in questo caso la rilettura mi ha portato a ribaltare il mio giudizio. Prima ritenevo questa storia la mia preferita del lotto, perché, pur essendo sgangherata ed implausibile (o forse proprio per questo), ha delle atmosfere quasi “chiaverottiane”; non a caso il modus operandi dell'assassino e il trucco utilizzato ricordano Il buio. Ora invece ho riscontrato diversi difetti. Per cominciare le battute di Groucho sono terribili, mentre lo scetticismo di Dylan è totalmente assente. Il nostro inizia subito a vaneggiare di mani assassine, un tema che è un piccolo classico dell’horror la cui origine è da ascrivere al romanzo di Maurice Renard Le mani di Orlac (Les Mains d'Orlac, 1920), sbagliando su tutta la linea. Forse il suo quinto senso e mezzo si era preso una vacanza, ma gli schiaffoni che gli rifila Karin sono tutti meritati. Dal canto suo anche Bloch rimedia una bella figuraccia… che poi non mi spiego come Scotland Yard possa emettere d’urgenza un mandato d’arresto per una persona unicamente sulla base di impronte digitali rinvenute sul luogo del delitto, senza fare ulteriori approfondimenti. I dialoghi sono piuttosto scontati e si sente tantissimo la mancanza di un twist finale in stile Chiaverotti che sarebbe stato più efficace di quel che accade nell’ultima pagina. Da salvare la sequenza dell’incubo di Dylan. Un peccato, considerate le potenzialità del soggetto: sarebbe bastato poco per agguantare la sufficienza. Anche perché Montanari&Grassani appaiono decisamente più ispirati che nelle precedenti due storie: apprezzabili alcuni primi piani e degna di nota tutta pag. 253 (57° tavola) con il bel particolare del volto della vittima riflesso sulla lama del bisturi. Ben riuscite anche le citazioni a Nosferatu (pag. 205 o 9° tavola) e Psycho (pagg. 218-219 o 22°-23° tavola).

Curiosità: (1) Chi diamine guida la macchina di Marty a pag. 216??? Non c’è nessun altro nella vettura a parte lui. (2) A pag. 261 (o 65° tavola) M&G arricchiscono lo studio di Dylan con il poster di The Curse of the Werewolf (lo riporto in calce al post), film della Hammer girato da Terence Fisher nel 1961 e da noi distribuito con il titolo L’implacabile condanna. (3) Dal romanzo di Maurice Renard sono derivate 4 trasposizioni cinematografiche. La più datata è  Le mani dell'altro (Orlac's Hände) diretta da Robert Wiene nel 1924 in pieno stile espressionista. Sebbene non sia diretta espressione del romanzo, sul tema è da citare anche La mano (The Hand, 1981) di Oliver Stone, con Michael Caine come protagonista.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: "Sei come tutti gli altri... ti nascondi dietro una psicologia da quattro soldi per timore di affrontare una realtà diversa dal solito!”

VOTO: 5,5

Soggetto: Santarelli (1)

Sceneggiatura: Santarelli (1)

Disegni: Montanari & Grassani (43)


mercoledì 19 febbraio 2025

Maxi Dylan Dog n. 5 - All'ombra del destino

 

C'è un albero nel parco di Charity's Nest, un albero piantato nel 1911 da una donna che tutti dicevano essere una strega. Ora, l'istituto per ragazzi "difficili" di Charity's Nest ospita una discendente della malvagia maestra di arti oscure. E un misterioso assassino ha cominciato a mietere vittime tra i frequentatori del parco…

Ruju parte da un’idea di base tutto sommato originale, la leggenda dell'albero davanti all'orfanotrofio raccontataci nel prologo ambientato nel 1911, ma affidandosi ad un’architettura narrativa già sperimentata: tutti i personaggi vivono nello stesso quartiere all'insegna del "volemose bene", anche se poi qualcuno fa fuori tutti per soldi, come in Un colpo di sfortuna. Gli omicidi non sono affatto male, anzi alcuni sono piuttosto particolari come quello della prostituta annegata nel gelato e gli uomini-albero risultano piuttosto inquietanti. Gira che ti rigira, però, la storia si risolve nell’ennesimo gialletto, con una giustificazione soprannaturale troppo blanda per nascondere quello che in realtà è. L’epilogo è sì sorprendente, ma allo stesso tempo assurdo. Il titolo invece non l’ho mai capito. I disegni di M&G sono meno penalizzanti che nella Voce del diavolo, ma non aggiungono nulla.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Uno pensa di aver trovato la sua piccola oasi di pace in questo mondo turbolento. Un’oasi verde, piena di bambini che ridono, di giovani innamorati, di belle ragazze come te… E all’improvviso invece tutto viene sconvolto”.

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (42)

Sceneggiatura: Ruju (42)

Disegni: Montanari & Grassani (42)


martedì 18 febbraio 2025

Maxi Dylan Dog n. 5 - La voce del diavolo

 


Non c'è che dire, il vecchio Rustin è proprio un bel mattacchione. Forse un po' troppo compiaciuto, ma chi non lo sarebbe al posto suo? Eppure, il suo vezzo di spedire a Scotland Yard le videocassette che immortalano le sevizie inflitte alle sue vittime potrebbe presto scrivere la parola fine a una brillante carriera di assassino seriale

Storia che ho rivalutato rispetto alla mia rilettura precedente, risalente a una dozzina di anni fa. Prima la consideravo la peggiore di questo quinto Maxi, ora invece la ritengo la migliore delle tre. Niente di che, intendiamoci, la trama è piuttosto derivativa, ha pure assonanze con Il discepolo, scritta sempre da Tito Faraci. Il n. 177 vantava però i disegni di Saudelli, che se pur non al suo massimo splendore, erano certo superiori a quelli di Montanari & Grassani. Il dinamico duo purtroppo vanifica i tentativi di Faraci di “coreografare” in maniera quasi cinematografica alcune vignette. Lo stesso Rustin che dovrebbe incutere paura, è disegnato con una fisicità che non lo porta ad essere preso sul serio. Fosse stata affidata a un Freghieri ne sarebbe uscito qualcosa di più interessante. Però i personaggi sono ben caratterizzati e alcune sequenze riescono comunque a lasciare il segno: la stanza delle torture, la semi-citazione di Arancia Meccanica (o forse di Opera? Vedi pag. 49), le voci che attorniano Crower e soprattutto la scena in cui a Jeremy Bardon viene rotta la gamba a martellate. Peccato che per il resto lo splatter rimanga confinato fuoricampo, ma ai tempi ormai era una battaglia persa. La copertina del Maxi questa volta sembra slegata da una delle storie, ma la presenza del diavolo me la fa associare a questa; in ogni caso il lavoro di Stano è davvero pregevole, con la chicca della palla di vetro con la neve tenuta in mano da Dylan.

Curiosità: Errore a pag. 15: il ragazzo che va a cercare la palla, nella 4° vignetta ha due orecchini, mentre nella sesta ne ha solo uno.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E qualcosa stava nascendo dentro di me… come un demone che si nutriva del mio sangue… della mia anima… E faceva sentire la sua voce, sempre più forte... continuando a ripetere “uccidi”, “uccidi” “uccidi”…

VOTO: 6

Soggetto: Faraci (5)

Sceneggiatura: Faraci (5)

Disegni: Montanari & Grassani (41)

sabato 1 febbraio 2025

Maxi Dylan Dog n. 4 - Piccole bugie

 

Non è bello dire bugie, e Judith questo lo sa. Ma non può farne a meno, neanche da piccola ha mai potuto smettere di mentire, nonostante la paura che Chainjaw, il demone che si nutre di menzogne, potesse venire una notte a rubarle l'anima. Fantasie infantili? Non è detto. Judith ora è cresciuta e, nonostante sia davvero innamorata di Dylan, continua a non poter fare a meno di mentire anche a lui. Il fatto è che Chainjaw è tornato… E le bugie di Judith cominciano a diventare reali!

Ed eccoci all’unica storia di questo Maxi che non mi è dispiaciuta. Ruju indovina l’idea di partenza e il personaggio di Chainjaw, un demone che banchetta grazie alle bugie altrui e che ha un look alla Conte Orlok del Nosferatu di Murnau.  Chainjaw ha un evidente parentela anche con il buon Freddy Kruger, con cui condivide la lingua sciolta e il piacere per le apparizioni a sorpresa; entrambi poi usano un mezzo (i sogni uno, le menzogne l’altro) con cui possono essere ovunque e far fuori la gente. Anche il primo tentativo di Dylan di sbarazzarsi del demone dai denti di ferro al grido di “Tu non esisti! Non sei mai esistito”, ricorda il modo in cui Nancy tenta di liberarsi di Kruger nel primo Nightmare. Qualche affinità è rinvenibile anche con il Djinn di Wishmaster (o per restare in casa dylaniata con Ildiavolo nella bottiglia): questi ultimi realizzano i desideri altrui a modo loro, mentre Chainjaw fa avverare le bugie della gente a suo delittuoso piacere. Qui l'intento di divertire, al netto di alcune ingenuità, è più in sintonia con la serie rispetto alla storia di Mignacco. Non convince però il finale al convegno del candidato Clifford, una sorta di clone del temibile William Cherill apparso nei nn. 27 e 69: veramente poco credibile il modo paradossale in cui Dylan riesce a mettere nel sacco il suo avversario. In generale lo sviluppo piuttosto canonico della sceneggiatura non è all’altezza delle premesse iniziali, ma siamo su livelli di sufficienza piena. Dei tre di questo Maxi questa è il lavoro di Montanari & Grassani che mi ha convinto di più. Vero che qui fanno man bassa di primi piani, però c’è una certa cura per le ombre di Chainjaw e per altri insospettabili particolari (tipo il riflesso del viso di Judith bambina sulla coppa tenuta in mano dal padre nel prologo).

Curiosità: (1) Viene citata Anna Never, avvistata per l’ultima volta in Polvere di stelle. Evidentemente la sua carriera di attrice stenta a decollare, visto che Judith afferma di non averla mai sentita nominare! (2) Il film che Dylan va a vedere al cinema , The Night Butcher IV, ovviamente non esiste. (3) Questa è la 40° storia dylaniata disegnata da Montanari & Grassani.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: Sì (1, Judith)

CITAZIONE: “Io sono solo un piccolo impiegato specializzato. Un piccolo ingranaggio dell’immensa macchina burocratica che sovrintende alla storia umana. Quell’entità che voi chiamate destino!

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (35)

Sceneggiatura: Ruju (35)

Disegni: Montanari & Grassani (40)