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giovedì 11 settembre 2025

Dylan Dog #205 - Il compagno di scuola

 

Difficile per il giovane John Stanford inserirsi tra i suoi nuovi compagni di scuola, nell'esclusivo Stratford College. Soltanto uno studente gli tende la mano, Boris Warshavsky, e sarà l'inizio di un incubo lungo tutta la vita, un incubo contro il quale lo stesso Dylan Dog sembra non poter far molto!

Con quest’albo Claudio Chiaverotti si apprestava a salutare Dylan Dog per lungo tempo. Ci sarebbero voluti sei anni per rileggere una sua storia dylaniata (Il buio nell’anima, pubblicata sul terzo Color Fest) e addirittura 17 per rivederlo sulla serie regolare (con il n. 409, Ritorno al buio). Saluto che lascia con l’amaro in bocca perché Il compagno di scuola non è purtroppo a livello dei migliori lavori del maestro con gli occhiali da sole. La storia però, almeno inizialmente, parte bene. il buon Claudio qualche chicca delle sue ce la regala: nel "coreografare" gli omicidi se la cava sempre e ci sono alcune inquietanti sequenze oniriche (l’incubo nell’incubo alle pagg. 18-19, John arso dalle fiamme alle pagg. 47-48). Di contro troviamo un Dylan insolitamente spento coadiuvato da un Groucho in pessima forma a livello di battute; mai visto il duo così scialbo in un albo del Chiave. Si salva almeno Jenkins come portatore sano di umorismo. Se Boris Warshavsky è senza dubbio un personaggio carismatico, lo stesso non si può dire per il vessato John con cui non si riesce mai ad empatizzare e il cui atteggiamento fa intuire troppo presto come stanno realmente le cose. La trama gialla d’altronde è costruita su un’impalcatura a dir poco traballante e davvero non si può credere che qualcuno venga condannato all’ergastolo senza prove, soltanto per una spilla ritrovata sulla scena del delitto. Ma è il finale a sferrare il colpo di grazia al lettore. La scena in cui John crede di aver ereditato dei poteri da "Ancient Tortures" è semplicemente assurda, così come inverosimile è Il preside che muore dopo anni e anni consumato dai rimorsi per la vicenda del gatto. Perdonabile nella sua divertita modalità trash-horror la scena del tizio che si accorge solo dopo un botto di tempo di essere stato accoltellato a morte. Di tutto rispetto invece il comparto disegni che ho rivalutato alla grande in quest’ultima rilettura. Il tratto vintage di Rinaldi, nettamente più “sporco” e grezzo rispetto a quello del suo esordio con La fata del male, è perfetto per l’atmosfera della storia. Il suo Boris poi è reso, quando serve, particolarmente minaccioso e sinistro. Quello raffigurato da Stano in copertina sembra invece un indemoniato.

Curiosità: (1) Rinaldi torna qui sulla serie regolare a dieci anni di distanza da Feste di sangue. (2) A pag. 39 Dylan ricorda un suo amico italiano su cui hanno fatto un film. Il riferimento è ovviamente a Dellamorte Dellamore, apparso sulla serie nello Speciale n. 3 Orrore Nero e nella storia fuoriserie Stelle Cadenti. (3) Alle pagg. 87-88 sono citati un po’ di classici cinematografici dell’orrore, presenti nella videoteca di John Stanton: Fog, La Cosa, Il buio si avvicina, la saga di Nightmare e quella di Venerdì 13.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Gale)

CITAZIONE: “Questa notte verrò a trovarti, John! Il tuo incubo non finirà mai!”

VOTO: 5

Soggetto: Chiaverotti (54)

Sceneggiatura: Chiaverotti (55)

Disegni: Rinaldi (6)


venerdì 28 febbraio 2025

Dylan Dog #194 - La strega di Brentford

 

Sybil Warwick, una donna che visse duecento anni fa a Brentford, un tranquillo paesino della provincia inglese, era sempre stata vecchia; le pareti della sua casa erano gli alberi del bosco, il suo tetto un cielo di stelle. Niente di più facile che una persona così si guadagnasse l'infamante appellativo di strega. E infatti Sybil, un brutto giorno, fu condannata a una pena orribile: fu sepolta nel bosco, ma ancora viva! Da qui nacque la sua sinistra fama. Si dice che rispuntò dalla terra orrendamente trasformata e, ancora oggi, secondo qualcuno, il suo fantasma si aggira tra i tronchi nodosi degli alberi di Brentford in cerca di vittime. Una leggenda, certo, ma Dylan Dog sa bene che le leggende, a volte, possono anche uccidere!

La risposta dylaniata a The Blair Witch Project, film del  1999  (diretto da Daniel Myrick e Eduardo Sanchez) citato più volte nel corso dell’ albo, è una storia tutto sommato discreta scritta da Chiaverotti. Malgrado la trama non brilli certo per originalità, sia per le continue citazioni al modello di riferimento fin dall’incipit, sia perché ci troviamo di fronte all'ennesimo giallo, con soluzione peraltro già vista (leggasi Jekyll!), con grande mestiere il Chiave tira fuori alcuni momenti orrorifici piuttosto inquietanti (le sorelline, l'aggressione di Claire ad opera della strega, ecc..) coadiuvato dall'indispensabile Mari, preziosissimo nel creare da solo la giusta atmosfera. I disegni di Nicola sono sublimi, regalano squarci di puro terrore e mantengono elevata una certa inquietudine in tutte le tavole, riuscendo a far diventare quasi un protagonista aggiunto il lugubre vento (“che porta le voci dei fantasmi bambini”) che sibila nei boschi intorno a Brentford. Nel narrarci la mitologia e le origini della strega, Chiaverotti torna a confezionare una “storia nella storia” con didascalie e cornicette come si usava fare a volte nei primi 100 (vedasi Dal Profondo, ecc..). Il risvolto soprannaturale è apprezzabile anche perché mette una pezza ad alcune perplessità emerse nella “confessione” del colpevole. La strega però è un po’ troppo loquace, spiegando il perché e il per come, mentre l’albo avrebbe giovato di una conclusione improntata a un maggior ermetismo, lasciando qualche dubbio al lettore. La copertina di Stano promette quella dose di orrore che poi verrà mantenuta all’interno. La sua strega levitante e con quei raggi che sprigiona dalle dita ricordano più, invero, le sue “colleghe” affrontate da Dylan in Le nottidella luna piena; apprezzabile la colorazione dello sfondo, l’unica cosa che non mi convince sono le dita della mano sinistra di Dylan che sembrano tutte rotte.

Curiosità: (1) A pag. 64 gli occhi della strega alle spalle di Claire (ma anche le sue braccia nella tavola successiva) ricordano la scena del primo omicidio in Suspiria di Dario Argento. (2) A pag. 35 Dylan ci ricorda il suo cattivo rapporto con i telefoni cellulari, anche se qualche pagina più avanti ne ammetterà l’utilità (almeno qualche volta).

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L-la strega strappa le anime… come fossero cuori… cuori colmi di tenebra… La tenebra ha tanti volti… ma i suoi lineamenti sono sempre gli stessi… bisogna saperli riconoscere…”.

VOTO: 7

Soggetto: Chiaverotti (53)

Sceneggiatura: Chiaverotti (54)

Disegni: Mari (10)


domenica 16 febbraio 2025

Dylan Dog #188 - Il labirinto di Bangor

 

Che ne direste di una partita a un bel gioco di ruolo, per esempio "Il Labirinto di Bangor"? Prima di rispondere pensateci bene, perché nel mondo di Dylan Dog anche il più innocente dei giochi può spalancare le porte dell'Inferno! Ne sanno qualcosa i cinque giocatori che, nel passato, hanno visitato spesso i magici sotterranei di Bangor e che oggi, troppo cresciuti per sciocchezze del genere, cadono uno a uno sotto i colpi del Principe Skull...

Storia molto "old school" che lascia il sospetto fosse rimasta per anni in qualche cassetto in attesa di pubblicazione. C’è tutto, ma proprio tutto, quello che ci aspetteremo di trovare in un albo di Chiaverotti scritto all’epoca dei primi 100 numeri: Dylan ha un cliente pagante, suona il clarino, costruisce il galeone, tromba, dialoga con Groucho a colpi di battute reciproche e indaga “a sensazione”. Ci sono il classico signor “nessuno” e il controfinale “cattivo” e torna il tema dell’esistenzialismo: emergono prepotentemente l'angoscia della solitudine e la frustrazione per i sogni adolescenziali irrealizzati in età adulta che sono i marchi di fabbrica “chiaverottiani”. Anche Roi sembra essere contagiato da quest'atmosfera da primi anni 90, eppure cupissima, rinverdendo i fasti del passato; d’altronde, che fosse in forma in quel periodo, lo avevamo capito con I peccatori di Hellborn. Una gioia per gli occhi, pagina dopo pagina, in particolare pagg.15 e 16, la prima tavola di pag. 60 e in generale la fisionomia del principe Skull, davvero terrificante, che ricorda in alcune vignette i mostri di Aracne. Chiaverotti fa ancora una volta centro nel creare un antagonista particolarmente carismatico per Dylan e nel mantenere alta la tensione e un perenne senso di inquietudine per tutto l'albo; stecca però clamorosamente nello scoprire troppo presto le carte, suggerendo fin troppo apertamente la soluzione del caso al lettore. Il senso di dejà vù è presente per tutta la lettura, ma la storia non da mai l’idea di essere stata pubblicata fuori tempo massimo, anzi, per me, pur con i suoi difetti, rappresentava paradossalmente una boccata d'aria fresca in un’annata dylaniata iniziata così così, facendo sentire un lettore di vecchia data, come il sottoscritto, a proprio agio. La copertina di Stano sfugge invece a questa operazione “nostalgia” e risulta poco accattivante, sia per un principe Skull non inquietante come quello d’albo, sia per le altre creature a mio avviso fuori contesto.

Curiosità: (1) Il gioco del Labirinto di Bangor, con le sue spiccate caratteristiche fantasy, è evidentemente ispirato al celeberrimo “Dungeons & Dragons”. (2) A pag. 39 Dylan ricorda che è stato fatto anche un gioco di ruolo a lui dedicato. Il gioco è stato realmente pubblicato nel 1991, ne avevamo parlato nella scheda de La Mummia. (3) Nell’Horror Post (inedito) un bel disegno di Brindisi celebrava l’imminente messa in onda su RadioDue della prima riduzione radiofonica, curata da Armando Traverso, di otto storie di Dylan Dog, con le voci di Francesco Prando (Dylan) e Mino Caprio (Groucho). Gli albi scelti furono L’alba dei morti viventi, Jack lo squartatore, Abyss, Il cervello di Killex, Il sorriso dell’oscura signora, Ananga/L’urlo del giaguaro e Finché morte non vi separi. Sarebbe seguita anni dopo una seconda stagione. Per chi fosse interessato, le puntate sono tuttora recuperabili e ascoltabili su RaiPlaySound.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Julianne)

CITAZIONE: “Il principe Skull, grande maledetto e sommo ingannatore… un essere disposto a fingersi morto… affinché gli voltiamo le spalle… e allora la lama della sua mannaia morde la vostra carne”.

VOTO: 7,5

Soggetto: Chiaverotti (52)

Sceneggiatura: Chiaverotti (53)

Disegni: Roi (37)


martedì 21 gennaio 2025

Dylan Dog # 171 - Possessione diabolica

 

Viveva nell'oscurità dello spazio profondo, e quando Kay Harrison l'astronauta ha violato il suo mondo ha deciso di seguirla. Anzi, di più: ha deciso di prendere la sua anima. Ora la “cosa” è giunta fino a noi e qualcuno la dovrà fermare. Qualcuno dovrà uccidere quella donna vittima di una "possessione diabolica" e il folle giustiziere Valus Grant vorrebbe che a farlo fosse proprio Dylan!

Chiaverotti torna dopo oltre due anni di assenza sulla serie regolare ma non lo fa in pompa magna, bensì con una storia piuttosto derivativa. Il soggetto, che ha qualche somiglianza con il ben più riuscito La porta dell'Inferno di Manfredi (stesso disegnatore tra l'altro), è davvero poca cosa: in pratica una rilettura al contrario di The Astronaut's wife-La moglie dell’Astronuta, film di Rand Ravich (chi??) con protagonisti Johnny Depp e Charlize Theron uscito appena l’anno prima. Il Chiave ricicla anche qualche idea sua (come la strage a casa del procuratore che rimanda a Il bosco degli assassini) ma a deludere davvero è il finale dove la storia si rivela essere ATTENZIONE SPOILER DA QUI IN AVANTI nient'altro che uno scialbo giallo. L’autore avrebbe dovuto instillare maggiormente nel lettore il dubbio che il diavolo ci avesse messo sul serio lo zampino, invece rimane solo una piccola sfumatura demoniaca che purtroppo si perde negli occhi di Kay nell’ultima vignetta. Non mancano alcune ingenuità, come quando Dylan scopre in maniera assolutamente fortuita l'identità del maniaco leggendo una rivista in sala d'aspetto. Però rileggendo quest'albo ho avvertito una sensazione di freschezza nei dialoghi, una padronanza nella gestione del personaggio di Dylan e delle sue interazioni con Bloch e Groucho e quell’atmosfera horror che tanto mancavano alle storie di quel periodo. La copertina di Stano è poi assolutamente sublime (mezzo punto in più solo per quella). Nonostante il superlavoro a cui Freghieri è stato chiamato in quel periodo (quasi 450 tavole realizzate in un anno), i suoi disegni soffrono meno l'impressione del "tirato via" rispetto alle altre storie e, favoriti anche dai tanti primi piani, riescono a farsi apprezzare. Bella la sequenza splatter delle pagg. 82-83 e suggestive le vignette in penombra, ma a piacermi più di tutto è quando il diavolo mette il suo zampino nei dettagli (vedasi ad es. pagg. 27, 39 e 85).

In sintesi, un’avventura di routine per il nostro indagatore dell’incubo, impreziosita dalla superba cover del maestro Stano.

Curiosità: Da questo numero scompare l'editoriale "Il Club dell'Orrore" in seconda di copertina, rimpiazzato dall'elenco arretrati. L'Horror Post diventa così "Dylan Dog Horror Club", fondendo le due rubriche.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lui si annida nel tuo corpo, Kay, lo so… E sono venuto a liberarti!”

VOTO: 6,5

Soggetto: Chiaverotti (51)

Sceneggiatura: Chiaverotti (52)

Disegni: Freghieri (28)


sabato 18 gennaio 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Beffa alla morte

 

Nel Libro del Destino è scritto che Eleanor morirà. Forse Dylan può salvarla sostituendosi a lei, ma la Morte non si lascia beffare tanto facilmente. O forse sì?

Decimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. Si rivede Chiaverotti dopo due anni di assenza e prestissimo sarebbe tornato a farsi vivo anche sulla serie regolare. Fa coppia con lui, come nello Special cui questa storia si accompagna, il prolificissimo Freghieri. Beffa alla morte è a tutti gli effetti il seguito diretto, anzi direttissimo, de Il Monastero. Nel finale di quest’ultimo, che secondo me era perfetto nel suo rimanere aperto, avevamo lasciato un Dylan pieno di dubbi sull’opportunità (e sulla possibilità) di cambiare il destino in viaggio verso Rorrim, nel disperato tentativo di salvare la vita all’amata Eleanor Drew. E qui nella prima vignetta lo ritroviamo esattamente allo stesso punto, in una notte piovosa a bordo del fido maggiolone. Nel commentare Il Monastero avevo già notato come, oltre all’ovvio legame con La piccola biblioteca di Babele, vi fossero punti di contatto anche con lo speciale n. 7, Sogni. Punti di contatto che in questa breve storia si fanno decisamente più stringenti, dal momento che Chiaverotti rispolvera il personaggio del “Matto” e qui viene davvero il dubbio che Rorrim e Nowhere siano in realtà lo stesso posto. Cameo per la Morte. Tutto sommato non mi dispiace l’idea che il destino non sia immutabile, anche se il lieto fine manca un po’ di pathos, forse dovuto alle poche pagine a disposizione (le canoniche 16). Disegni di Freghieri di mestiere, senza particolari guizzi.

Curiosità: Oltre che su Super Book n. 35, la storia è stata ristampata nell’agosto del 2016 nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ma qualche volta, anche il destino si può riscrivere…”

VOTO: 6,5

Soggetto: Chiaverotti (50)

Sceneggiatura: Chiaverotti (51)

Disegni: Freghieri (26)


lunedì 30 ottobre 2023

Dylan Dog #142 - Anima nera

 

Connor Wilcox è fuggito dal mondo e dal suo dolore, chiudendo le porte della mente. Soltanto i suoi amici, esseri nati dal delirio, rimangono a tenergli compagnia, a proteggerlo da tutto e da tutti. Sono immagini fatte di sogno o hanno un corpo e una volontà propria? Sandra Wilcox vuole guardare dentro la follia del fratello e vederne il fondo. Troverà le tracce di un assassino e si perderà nella tenebra di un'anima nera!

Anima Nera è una storia che si potrebbe idealmente definire come nata da una costola de Il gioco del destino. In entrambi gli albi troviamo infatti un personaggio che convive e parla con le proiezioni della sua fantasia, anche se uno è protagonista della vicenda, l'altro no. E non a caso ritorna il luna park, scenario importante già del #118. Ma Chiaverotti nell’elaborazione di soggetto e sceneggiatura ha in mente anche un altro illustre predecessore, sempre farina del suo sacco, Il buio, che viene citato direttamente. Non è solo il recupero del personaggio del dottor Stevens, psichiatra dalla mente particolarmente aperta, a creare un collegamento con il n. 34, ma il meccanismo giallo è in parte ricalcato. Basti pensare a come si innesca l’indagine di Dylan e la rivelazione dell’assassino… Oltre non mi sbilancio per non spoilerare. Se la trama perde quindi qualcosa in originalità, ne guadagna la costruzione della vicenda. Chiaverotti elimina eccessi e dialoghi tardo-adolescenziali e scrive una storia matura, misurata, con un bel controfinale, trattando con delicatezza il tema della solitudine, che in precedenza aveva già affrontato forse in modo più ingenuo. Non so quando questa storia e La vendetta del tempo siano state scritte, ma forse Chiaverotti è l’unico autore dylaniato ad essere riuscito a mantenere intatte le atmosfere e le tematiche dei primi cento anche oltre il primo decennio di vita dell’indagatore dell’incubo. Peccato che Brendon stesse già assorbendo ormai tutte le sue attenzioni; Claudio mancherà tantissimo a Dylan Dog, soprattutto quando Sclavi getterà quasi definitivamente la spugna qualche tempo dopo. Non è certo perfetto quest’albo, le sbavature non mancano: ogni tanto Dylan pare girare a vuoto (es: la sua visita inutile a Madame Trelkovski), c'è qualche personaggio superfluo (il sondaggista, forse una citazione che non ho colto) e rimane il dubbio sul perché gli “amici” di Connor non si accorgano della diversa natura di uno di loro. Ringrazio comunque Chiaverotti per averci evitato un classico come l’assassino che finisce infilzato da oggetti taglienti et similia. Ad aumentare il mio voto e il gradimento di Anima Nera contribuiscono i disegni di Bruno Brindisi, che in quel 1998 sembrava aver raggiunto la completa maturità artistica e piena consapevolezza dei suoi mezzi. Eppure in futuro riuscirà ad alzare ancor più il livello! Le sue tavole trasudano emozioni e risultano decisive nel trasmettere anche al lettore la malinconia di Connor e la tristezza che aleggia su tutta la vicenda, che pure Dylan sembra patire nella vignetta conclusiva. Non mi convince del tutto, invece, la copertina di Stano: lo sfondo dedicato al luna park è indubbiamente affascinante e ben eseguito, ma la postura di Dylan è del tutto innaturale. Peebles poi è diverso da come è rappresentato da Brindisi nella storia. Consueta nota di merito per il lettering di Diana Rocchi, stavolta anche alle prese con il corsivo.

Curiosità: (1) A pag. 33 (prima vignetta) ci possiamo gustare la locandina di Blade Runner. (2) A pag. 87 Dylan cita il Dottor Killex. (3) A pag. 14 la vignetta centrale ci riporta agli esperimenti alieni di Terrore dall’infinito. (4) Con quest’albo Chiaverotti taglia il prestigioso traguardo delle 50 sceneggiature dylaniate (di cui ben 36 realizzate per la serie regolare).

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La pistola spara una luuuuunga lama di dolci incubi nel mio cervello. Cani di tenebra ululano le loro spigolose tristezze a una svogliata luna, nella notte liquida.”

VOTO: 8

Soggetto: Chiaverotti (49)

Sceneggiatura: Chiaverotti (50)

Disegni: Brindisi (17)

sabato 28 ottobre 2023

Maxi Dylan Dog n. 1 - La vendetta del tempo

 

Fermare le lancette… Una fantasia che possiamo vivere per allontanare l'incubo della morte. Ma se proprio non è possibile arrestarlo del tutto, perché non dilatarlo un poco? Il dottor Okenower pensa di poterlo fare, per dominare le angoscie dei suoi pazienti vuole sfidare il grande carnefice: il tempo stesso. Ma il suo flusso non può essere arginato, perché il tempo è un oceano inarrestabile, un crudele signore pronto a rivendicare i suoi diritti!

Eccola qui la storia più derivativa, più sgangherata ma anche più maledettamente divertente di questo primo Maxi.  Un autentico spasso fatto di splatter (come non si vedeva da anni), deliri e allucinazioni a go-go come solo Chiaverotti sapeva scrivere. Il buon Claudio per la trama si ispira in primis a sé stesso, anche dichiaratamente con il rimando a La clessidra di pietra, albo molto affine a livello di tematiche a questo. Ci vedo anche qualcosa di Notte senza fine, sarà per la parata dei “lemming” (ma non sono roditori i lemming?) e delle altre strambe allucinazioni in giro per Londra. E pure qui, se vogliamo, c'è un Uomo che vende il tempo, come nel n. 132. Ma ci sono tanti altri richiami a storie del passato, anche a livello di disegni, che strizzano di continuo l’occhio ai lettori di vecchia data: la rivelazione della strega in stile Le notti della luna piena (pag. 280, 84° tavola), il mostrone tentacolare cingolato fatto a immagine e somiglianza di quello che vantava le fattezze di Martin Mistere, apparso nel secondo DD&MM La fine del mondo (pag. 256, 60° tavola), Dylan alle prese con una modella/attrice gigante come in un episodio di Labirinti di paura, gli zombi che irrompono alla festa tipo Uccisori (pag. 226, 30° tavola e successive), il Baphomet visto nel già citato n. 58, (pagg. 274-275, 78° e 79° tavola) assieme ad altri mostri dall’aspetto familiare, la Morte (pag. 242, 46° tavola), una statua simil La donna urlante (pag. 248, 52° tavola) anche se l’albo n. 164 sarebbe uscito solo due anni dopo e quindi la mia è forse solo una strana associazione mentale. E chissà quanti altri ne dimentico o mi sono sfuggiti. Peccato per la soluzione finale, davvero molto deludente. Gran chicca invece Dylan che becca il due di picche dalla titolare del centro estetico; il nostro ha comunque modo di consolarsi con Astrid, la bella assistente del professor Okenower. In una storia di questo genere ovviamente Montanari & Grassani ci sguazzano. Strepitosa la scena degli occhi-ragno, affascinante e psichedelica quella della scala a chiocciola carnivora, sorprendente la tridimensionalità del piccone del lemming in procinto di aggredire Bloch che scavalca addirittura la vignetta in cui è disegnato, incombendo su quella successiva. Gore a manetta, mostri, uccisioni (elevatissimo il bodycount) e assurdità varie si susseguono senza soluzione di continuità, con M&G che ci trascinano prepotentemente nel passato della serie con il loro tratto “familiare”, replicandosi e omaggiandosi.

La sensazione di dejà vù è persistente, tutto già visto o quasi, ma... qui lo dico e qui lo nego, anche se oggettivamente quella di Manfredi è migliore, questa è la storia che mi è piaciuta più di questo primo Maxi. Un divertito e divertente omaggio ai primi 100 numeri, parzialmente compromesso dal finale.

Curiosità: (1) La farfalla a pag. 236 (40° tavola) è assai simile, ma non identica, all’acherontia atropos (o sfinge testa di morto) resa famoso da Il silenzio degli innocenti. (2) Nella storia compare un personaggio di nome Dexter che ha un laboratorio... difficile non pensare sia una citazione indiretta alla serie animata Il laboratorio di Dexter, trasmessa anche in Italia a partire dal 1997.

BODYCOUNT: 16

TIMBRATURA: Sì (1, Astrid)

CITAZIONE: “L’illusione di ingannare il tempo della vita… nasconde un orrore senza fine…”

VOTO: 7,5

Soggetto: Chiaverotti (48)

Sceneggiatura: Chiaverotti (49)

Disegni: Montanari & Grassani (29)