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giovedì 11 dicembre 2025

Dylan Dog #232 - Un fantasma a Scotland Yard

 

Una strana presenza ultraterrena aleggia nei corridoi di Scotland Yard, un essere che pare tornato dall'aldilà assetato di morte. Uno spacciatore, trattenuto in una cella di sicurezza, incontra una fine orribile, seguito da un anonimo archivista, che finisce annegato in un oceano di carta... E questi sono solo i primi esempi di una lista di vittime che minaccia di continuare all'infinito... Il colpevole sembra essere una figura femminile che appare alle sue vittime avvolta in un'aura di luce, condannandole a una specie di pena del contrappasso; un fantasma vero e proprio, insomma... Toccherà a Dylan Dog risolvere l'arcano e liberare Scotland Yard dall'inquietante presenza di uno scomodo fantasma omicida...

Non si apre nel migliore dei modi l’annata 2006, né per l’indagatore dell’incubo che si avvicinava a festeggiare i vent’anni di pubblicazione, né per Tito Faraci, all’epoca fresco vincitore del premio “Fumo di China” di miglior sceneggiatore italiano.  L’autore lombardo sarà stato sicuramente animato dalle migliori intenzioni, ma il soggetto da lui partorito già in partenza aveva ben poco di dylaniato, se non l’indagine attorno al presunto fantasma. E’ però la sceneggiatura a mettere la definitiva pietra tombale sulla riuscita dell’albo, a partire dai dialoghi, davvero poco ispirati per usare un eufemismo. Dylan sulla sedia a rotelle è quanto di più patetico si sia visto, con tanto di scontati siparietti tra marciapiedi e barriere architettoniche, il tutto all’insegna di un imperante ed esasperato buonismo. La tiritera sulla giustizia è di una banalità disarmante, finale compreso. Insuperata vetta trash quella del sergente di Scotland Yard corrotto che abbatte la camionetta con un colpo di bazooka. Peccato Faraci non abbia insistito su quel tasto che forse avrebbe potuto portare a una rivalutazione dell’albo, anche se per i motivi sbagliati. Salvo giusto un paio di omicidi creativi ad opera del “fantasma”. Tante colpe a Cossu non ne posso fare stavolta, neanche Brindisi sarebbe riuscito nell'impresa di risollevare questo prodotto. Però sarà un caso che le peggiori storie dell'indagatore dell'incubo si fregino quasi sempre della sua firma ai disegni?? Della copertina di Stano non mi torna qualcosa della statua, che è comunque differente da quella che compare nell’albo.

Curiosità: Bloch dice a Dylan che era il migliore quando lavorava a Scotland Yard. Se pensiamo a storie che hanno raccontato il passato del nostro (nn. 121 e 200) non mi pare che fosse esattamente così. 

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La giustizia offesa, umiliata, dimenticata… la giustizia morta. E ora diventata lo spettro di se stessa”

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (15)

Sceneggiatura: Faraci (15)

Disegni: Cossu (18)

Uscita: gennaio 2006


martedì 2 dicembre 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Dagli abissi del tempo

 

Quando la caccia si conclude, la minaccia pare scongiurata… tutto ritorna alla normalità e gli eventi riprendono il loro corso fino a quando, dalle profondità del tempo, riemerge l'orrore!

Ultimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori che, presumo per scarse vendite, non verranno più riproposte negli anni successivi. Come nella maggior parte degli appuntamenti immediatamente precedenti, questa breve storia rappresenta un seguito diretto, anzi direttissimo in questo caso, dello Speciale cui si accompagna, Sulla rotta di Moby Dick e vede il ritorno degli stessi autori, Faraci e Brindisi. Ritroviamo Dylan a bordo di una danneggiata “Pequod II”, insieme ai compagni di viaggio sopravvissuti, ma non è più la celebre balena bianca il pericolo che incombe, bensì un calamaro gigante. Sostanzialmente si tratta di una storia assolutamente pleonastica che però si lascia leggere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi sono meno incisivi rispetto a quelli dello Speciale n. 15, ma riescono comunque a riportarci alle stesse atmosfere.

Curiosità: La storia è stata ristampata su Super Book n. 47 e nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, nel mese di gennaio 2017.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No (quasi)

CITAZIONE: “Ho ritrovato qualcosa che appartiene a me… al mio tempo. Qualcosa che mi fa sembrare giusto trovarmi qui, adesso… E placa la mia rabbia… Il mio nemico”.

VOTO: 6

Soggetto: Faraci (14)

Sceneggiatura: Faraci (14)

Disegni: Brindisi (29)

Uscita: ottobre 2005


martedì 18 novembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 8 - Demon Blob

 

Attraverso un misterioso sito Internet è possibile ordinare dei bizzarri e apparentemente innocui pupazzetti anti-stress. L'incauto compratore si renderà presto conto, però, di quale tremendo errore abbia compiuto mettendo le mani su questi strani animaletti di gomma...

Pupazzi antistress assassini, futuristiche pistole a raggi, il bambino cicciotto strappalacrime… A differenza di altre storie del periodo, me la ricordavo bene… ma per le ragioni sbagliate! La cinematografia dell’orrore ha offerto, soprattutto negli anni 80, diversi esempi di film su giocattoli, bambole e persino maschere di Halloween assassine. Qui però siamo completamente fuori sintonia rispetto alla serie e al personaggio di Dylan Dog. Se il già deludentissimo Fantasma cercasi poteva ricordare un episodio di “Scooby Doo”, qui siamo più dalle parti di un Ghostbusters, ma una puntata brutta della serie animata con qualche omicidio splatter in aggiunta. Esempi di questa caratteristica cartoonesca sono l’assalto dei mostroni  a pagg. 78-79 (che non si sa dove siano spuntati  né come poi abbiano catturato i nostri) e il rocambolesco duello finale. Almeno Faraci avesse puntato sull’ironia e invece nulla. Anzi, come ormai di prassi in caso di storie incentrate su oggetti assassini e affini, richiama in causa Lord Wells, ormai già da tempo ridotto definitivamente a macchietta. Qui anzi lo scopriamo addirittura un po’ misogino! I disegni di Montanari & Grassani sono ai minimi storici e i loro pupazzi cresciuti risultano più buffi che spaventosi. Da salvare l’omicidio ad opera della piovra  gigante e quello del T-Rex. La copertina di Stano farebbe pensare più all’ennesimo albo sui vampiri visto l'aspetto vagamente umanoide del pipistrellone.

Curiosità: Cinquantesima storia disegnata dal duo M&G!!

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Loro sono sue dirette emanazioni! Carne della sua stessa carne”.

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (13)

Sceneggiatura: Faraci (13)

Disegni: Montanari & Grassani (50)

Uscita: giugno 2005


venerdì 31 ottobre 2025

Dylan Dog #219 - La decima vittima


Una serie di cruenti assassinii minaccia di far perdere il sonno all'ispettore Bloch. Un cadavere viene rinvenuto martoriato da chiodi, un altro divorato da un'orda di ratti; ma l'escalation degli orrori continua con il ritrovamento di altri corpi: decapitati, scuoiati, impiccati, bruciati vivi... Un libro si rivela l'elemento ricorrente di ogni omicidio. Un volume senza titolo, con il fregio di una spirale in copertina. Ogni vittima ha sfogliato le sue pagine. Il segreto di tutto si nasconde tra le righe di quel volume e Dylan deve scoprirlo al più presto, se vuole evitare che il suo più caro amico diventi "La decima vittima"

Con questo albo Tito Faraci aggiunge un altro flop alle sue storie dylaniate uscite nel 2004, annata da dimenticare per lui se non fosse per (il comunque non memorabile) Il grande sonno. Come ci viene confermato anche nell’Horror Club (inedito), a parte il titolo la storia non ha altri debiti con l’omonimo film di Elio Petri, liberamente tratto dal racconto La settima vittima (Seventh Victim, 1953) di Robert Sheckley.  Dello splatter promesso in compenso neanche l’ombra, ad esclusione della sequenza dell’omicidio sulla poltrona del dentista (la migliore dell’albo), mentre il resto è relegato fuoricampo o è lasciato in penombra. Peccato, l'idea del libro se pur non originalissima (i richiami a Safarà di Hamlin sono pure dichiarati) non era da buttare, ma la sceneggiatura non riesce a valorizzare gli spunti potenzialmente interessanti offerti dal soggetto. Ad esempio, nessun reale peso viene dato al fatto che la decima vittima designata sia Groucho, quando ci si poteva investire sopra con tutt’altro peso emotivo. Ormai il lutto di Dylan per la fidanzata di turno è poi diventato talmente di routine che stavolta dura... due vignette! Il nostro trova evidentemente più appassionante immergersi nei dossier gentilmente offerti, per l’ennesima volta, da Bloch e più avanti neanche si scompone per i due poliziotti di guardia uccisi, i cui cadaveri vengono pure abbandonati nel corridoio di casa sua! A proposito di Bloch… che collegamenti tra i delitti ha trovato il buon ispettore, tali da convincerlo  che siano opera della stessa mano? Dylan ci arriva quasi per caso. Patto con un diavolo, lo scrittore le cui pagine prendono vita, gente divorata dai topi… tutta roba già vista e rivista nella serie. Ma il momento peggiore è quello in cui Dylan, con parruccone biondo in incognito, provoca volontariamente la morte dell’odioso scrittore. Cossu ai disegni più potabile del solito per i gusti del sottoscritto, anche se è il disegnatore giusto al posto sbagliato, mentre la copertina di Stano è ordinaria amministrazione.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sottile come una lama di rasoio, eppure resistentissimo! Non è straordinario?”

VOTO: 4,5

Soggetto: Faraci (12)

Sceneggiatura: Faraci (12)

Disegni: Cossu (16)

giovedì 23 ottobre 2025

Dylan Dog #217 - Il grande sonno

 

La solita vecchia storia. Una ragazza ingenua, una canaglia senza scrupoli, un mucchio di banconote. Però, stavolta c'è di mezzo Dylan Dog, e potete stare certi che l'indagine che gli affida Georgine Timper perché le ritrovi il fidanzato, scomparso con tutti i suoi risparmi, non è esattamente come una di quelle classiche avventure in bianco e nero che hanno reso celebre la scuola dei duri alla Sam Spade e Philip Marlowe. Qui, tra scommesse alle corse, debiti di gioco, gorilla spietati e vicini di casa impiccioni, si annida il seme di un antico orrore. Un orrore che è tornato, dopo secoli, a esigere il suo tributo di sangue!

Ecco una di quelle storie che ho rivalutato in positivo con quest’ultima rilettura. Già con la precedente l’avevo “promossa” con la sufficienza, ma ora mi sento di alzare ancora un po’ il voto. Faraci si fa parzialmente perdonare dopo i tonfi di Un mondo sconosciuto e Fantasma cercasi con una sceneggiatura leggera e frizzante che rende piacevole la lettura. Le atmosfere “hard boiled” in Dylan Dog ci sono state sempre bene (a partire dal mitico n. 6) forse perché Sclavi, quando ancora stava progettando le basi della serie, aveva inizialmente pensato a un detective stile “scuola dei duri”; mescolarle con l’horror fantasy/esoterico (che invece è rimasto spesso indigesto ai lettori) sulla carta pareva un azzardo che incredibilmente funzionicchia perché Faraci ha la saggia intuizione di spostare il tutto sul piano dell’ironia, senza prendersi sul serio. I comprimari sono azzeccati (su tutti, quella simpatica canaglia di Bart Starrell) e i tempi giusti. Certo, per un ritorno in pompa magna di Stano ai disegni dopo quasi tre anni di assenza mi sarei aspettato un albo “speciale”, ma con il precedente I misteri di Venezia al buon Angelo era andata anche peggio. Per me che adoro il suo tratto “Schiele style”, rimasto sostanzialmente inalterato nel corso degli anni, è comunque sempre una festa. Qui fa un ottimo lavoro sulle espressioni dei personaggi e sui primi piani, perde invece qualcosa nella parte finale con l’entrata in scena di Orkam e delude per la copertina, sempre a sua firma.

Curiosità: (1) Sono tantissimi gli omaggi alla letteratura pulp-noir inserite da Faraci nella storia, a partire dal titolo dell’albo che è lo stesso del primo romanzo di Raymond Chandler e dagli “intertitoli” Finestra sul vuoto e Addio, mia amata che corrispondono a quelli dei romanzi successivi dello scrittore originario di Chicago.  (2)Si dice che il personaggio di Georgine Timper sia ispirato a… Paola Barbato!

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ uno sporco lavoro… ma qualcuno deve pur farlo”.

VOTO: 7

Soggetto: Faraci (11)

Sceneggiatura: Faraci (11)

Disegni: Stano (12)


giovedì 9 ottobre 2025

Maxi Dylan Dog n. 7 - Fantasma cercasi

 

Lo spettro di Lord Larkon è, da anni, la massima attrazione turistica del villaggio di Cromgail, oltre a esserne l'amichevole protettore. Il problema è che l'aristocratico ectoplasma è svanito nel nulla da un momento all'altro, gettando nella costernazione gli abitanti del piccolo borgo. A Dylan, il compito di ritrovarlo…

Faraci sbaglia cane e sforna una sceneggiatura adattissima a… un episodio animato di Scooby Doo! Già il prologo che vede Dylan e Lord Wells in versione “Ghostbusters” è ben più di un campanello d’allarme e il prosieguo rimane incanalato nella stessa direzione, all’insegna del “volemose bene” e dei buoni sentimenti (l’amore che sconfigge lo spettro birbantello). In più la storia sembra lunghissima, la lettura pare non finire mai e difetta completamente la componente umoristica che avrebbe potuto salvare la baracca in qualche modo, in stile “Grouchino”. Dylan è poco più di una macchietta e avanza nell’indagine a colpi di “quinto senso e mezzo”; già in Un mondo sconosciuto ne aveva abusato, qui ho contato almeno cinque vignette in cui fa riferimento al suo famigerato intuito. L'avesse nominato ancora una volta, avrei lanciato l’albo; viene anche da domandarsi quanto fosse attenta la supervisione del curatore ai tempi. A dare il colpo di grazia sono i disegni del dinamico duo M&G che concepiscono un fantasma (non quello del titolo, ma quello che Dylan si porta inconsapevolmente dietro) buffo e orrendo, che fa tutt’altro che paura.

Siamo nella top assoluta dei flop dylaniati.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: Sì (1, Jessie)

CITAZIONE: “Quanti misteri potrei svelarti, a proposito del fantasma di Cromgail..”

VOTO: 3

Soggetto: Faraci (10)

Sceneggiatura: Faraci (10)

Disegni: Montanari & Grassani (48)


martedì 23 settembre 2025

Dylan Dog #208 - Un mondo sconosciuto

 

Una grande e antica famiglia, quella dei Barathon. Ma una famiglia che sembra condannata all'estinzione, da quando Jeff Barathon, l'ultimo della sua stirpe è scomparso insieme a tre amici. Il vecchio lord Barathon, suo nonno, è convinto che il segreto della sua sparizione sia custodito nella misteriosa e sinistra magione in cima alla collina che fronteggia la residenza padronale, ma chi, eccettuato Dylan Dog, sarebbe propenso a prendere in esame l'ipotesi di una casa maledetta?

L’annata 2004 è inaugurata da una delle storie considerate tra le peggiori (se non la peggiore) di sempre dai lettori dylaniati. Non sarò certo io a farvi cambiare idea, perché la penso allo stesso modo. Tanto per cominciare la trama non ha nulla a vedere con Dylan Dog e la sceneggiatura rende ancora più evidente quanto lontanissimo sia quest’albo dalle atmosfere della serie e dal personaggio. Siamo in pieno territorio fantasy (il tema della casa maledetta è solo un pretesto, subito abbandonato), trattato oltretutto con una faciloneria disarmante. Un Dylan irriconoscibile è attorniato da personaggi inutili (gli amici di Jeff), macchiettistici (il militare, la sensitiva), irritanti (il finto mago, il nonno) e si muove in un mondo che vorrebbe essere un mix tra Zed e uno degli Inferni, senza lontanamente possederne il fascino o l’ispirazione. L’azione si trascina tra improbabili incantesimi, insensate sparatorie (ci va di mezzo pure un topo!), dialoghi sconcertanti (cult la sensitiva che spara a un demone gridando “va all’inferno mostro”). Pessime anche le batture di Groucho, che almeno si ricorda dove si trova facendo il verso alla sopracitata battuta di Ethel (“Va all’inferno! Non questo, un altro!”). L’albo penso detenga anche il record per numero di volte in cui viene nominato il “quinto senso e mezzo” di Dylan. Neanche come trashata involontaria può essere rivalutato questo n. 208, considerato che Faraci impone colpevolmente un registro serio alla vicenda e non si ride neanche per sbaglio. La definitiva pietra tombale è posta dai disegni di Cossu: i mostri e i demoni paiono inoffensivi, gli umani, quando dal testo dovrebbero apparire terrorizzati dalla paura, restano invece impassibili. Si salva la copertina di Stano, Dylan stilizzato a parte, con quelle pennellate in bella vista che a me piacciono tanto.

Indifendibile sotto qualsiasi punto di vista. Un mondo che non avrei mai voluto conoscere

BODYCOUNT: 2 (oltre a un numero imprecisato di demoni)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sì, è lei… La casa maledetta! Se ne sta lassù, in cima alla collina a guardami giorno e notte.. e a sfidarmi!”

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (9)

Sceneggiatura: Faraci (9)

Disegni: Cossu (15)


mercoledì 17 settembre 2025

Dylan Dog Gigante n. 12 - Piovuto dal cielo

 

Quella che Dylan Dog vede sfrecciare nel cielo non è una comune stella cadente, bensì una capsula spaziale. E dentro c'è un piccolo ET bisognoso di affetto e protezione, che Dylan ribattezza Roger. Se non fosse per la sua enorme testa, Roger sembrerebbe proprio un bambino come gli altri… Ma se invece non fosse neppure un alieno come tutti gli altri?

Sull’Horror Club del n. 206 (inedito), la redazione informava i lettori che il 12° Gigante avrebbe dovuto originariamente ospitare una storia disegnata da una guest star: il martinmysteriano Giancarlo Alessandrini. Tuttavia l’artista non era riuscito a completare il lavoro in tempo per la pubblicazione e così la storia (che sarà poi intitolata Il senza nome) veniva rimandata al Gigante in uscita nel 2004. A metterci una pezza nel 2003 sono quindi chiamati Tito Faraci, già reduce dalle lunghe fatiche dello Speciale n. 17, e Giovanni Freghieri che in quanto a velocità di esecuzione non era secondo a nessuno in quel periodo. Se Piovuto dal cielo fosse un rincalzo allungato per l’occasione o fosse già in caldo per altra pubblicazione in altro periodo probabilmente non lo sapremo mai. Quello che è certo è che ho sempre avuto serie difficoltà a terminarlo, perché sembra non finire mai. Il che non è esattamente un pregio. L’inizio non è neanche da buttare, anche se si tratta di roba vista e stravista su Dylan Dog, vedasi in particolare il ragazzino "diverso" a cui il nostro si affeziona fin dai tempi di Johnny Freak passando per la Pearl di Scanner (il modello più vicino a quello del piccolo Roger), l’”incontro ravvicinato” nella campagna inglese e le solite schermaglie con l'esercito britannico. Faraci tenta qualcosa di nuovo omaggiando i comics americani: le origini di “Steel Man” sono un evidente richiamo a Superman (“Man of steel”), la trappola in cui finisce Dylan ricorda quelle complicatissime in cui è spesso costretto Batman, ecc… Una spruzzata di E.T.  e un tocco di Unbreakable condiscono il tutto. Nella parte finale però la storia scivola spedita in zona trash con il robottone cui viene impiantato il cervello del serial killer (!!! Quale scienziato lautamente pagato da un governo non lo farebbe??) e Dylan e Lord Wells che entrano agilmente nella base militare come novelli James Bond, con il nostro addirittura in volo (!!!) a bordo di un tandem-dirigibile! Discreto il lavoro di Freghieri, tenuto conto che probabilmente ha avuto meno tempo del solito per illustrare le 236 pagine di questo Dylandogone. Si fanno apprezzare soprattutto le tavole di “Steel Man” e le grazie di Karen, con seno in bella mostra come non si vedeva da tempo nella serie; diverse altre vignette, invece, sono proprio “tirate via”. La copertina di Stano è terribile, tra le sue peggiori in assoluto.

Curiosità: (1) Nella seconda decade dylaniata Lord Wells è comparso ben poco, ma nell’annata 2003 sono ben 3 le sue apparizioni, due addirittura nello stesso mese: oltre che qui aveva infatti fatto un cameo anche in Nebbia, mentre qualche mese prima ne Il dittatore aveva avuto anche un ruolo discretamente rilevante. (2)A pag. 39 (35° tavola) vediamo una Craven Road che non ricordo essere mai stata così trafficata. (3) A pag. 13 (9° tavola), 3° vignetta in alto, una nuvoletta scura sembra uscire dalla bocca di Dylan. Difetto della mia copia? O inserto errato rimasto lì?

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: Sì (1, Karen)

CITAZIONE: “Sì, sono maledetto… il male è entrato in me! L’ho accolto come si fa con un vecchio amico…”

VOTO: 5

Soggetto: Faraci (8)

Sceneggiatura: Faraci (8)

Disegni: Freghieri (38)


martedì 9 settembre 2025

Dylan Dog Special #17 - La fortezza del demone

 

È un’ autentica leggenda del cinema espressionista tedesco, "La fortezza del demone", di Dirk Skroge. Una leggenda fosca, però… Tanto della troupe quanto degli attori, infatti, si sono del tutto perse le tracce dopo la realizzazione del film. Ora, Blake Kline, regista di film horror e ammiratore incondizionato di Skroge, vuole girarne il remake, negli stessi luoghi della pellicola originale. Il tetro castello nei Carpazi (e dove, se no?) che fa da set sembra animato da inquietanti presenze. Ben presto, gli orrori della finzione e quelli della realtà si intrecciano in un groviglio inestricabile, nei cui lacci Dylan Dog e Groucho sembrano avvinti senza che s'intraveda alcuna via di scampo…

Il soggetto e la sceneggiatura di questo 17° Speciale non brillano certo per originalità. Senza andare tanto lontano nel tempo, l’anno precedente a un qualcosa di simile ci aveva pensato Ruju con il Gigante Horror Cult Movie, storia meglio riuscita di questa e che già aveva proposto parti di sceneggiatura cinematrografica in didascalia. Idee quantomeno affini si possono ritrovare anche in Horror Paradise o in Polvere di stelle. I personaggi inoltre sono poco caratterizzati, se non stereotipati, difetto a cui non sfugge nemmeno l’antagonista Blake Kline che non si fa mancare nessuno dei clichè del cattivone di turno. La parte finale è forse un po' banale nel voler seguire il classico iter: lo stesso autore d’altronde ci dice per bocca di Kline che non ci si può sottrarre alle leggi dello spettacolo. L’ultima pagina potrebbe far storcere il naso a qualcuno per il suo tocco metafumettistico che io personalmente non disdegno. Quello che Faraci azzecca davvero è l'atmosfera gotica e lugubre della location che esalta il lavoro di Celoni, nonchè alcune sequenze horror-splatter in cui si rivela sempre indispensabile il notevole apporto del disegnatore. Se questo Speciale si eleva dall’anonimato è proprio per merito del comparto grafico. Grazie allo strepitoso lavoro di Celoni, che attinge ispirazione anche dall’espressionismo tedesco gettando sulle pagine fiumi di china, la fortezza del titolo sembra celare una minaccia o un demone in ogni vignetta, anche quelle in cui la vicenda si fa apparentemente calma. Per alcuni il suo tratto potrebbe apparire ostico, poco decifrabile, ma se ci lascia immergere nelle sue tavole la lettura ne guadagnerà non poco. La copertina di Stano ha invece un tocco esotico non in linea con la trama.

Curiosità: Nella biblioteca di Dylan a pag. 8 spiccano le monografie dedicate a classici del cinema horror come Nightmare, Psycho, Nosferatu e Zombi (Dawn of dead)

BODYCOUNT: 8 (oltre a un numero imprecisato di altri membri della troupe)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Mai conoscere di persona i propri idoli.. c’è il rischio di scoprire che sono soltanto uomini

VOTO: 6,5

Soggetto: Faraci (7)

Sceneggiatura: Faraci (7)

Disegni: Celoni (2)


domenica 7 settembre 2025

Dylan Dog #204 - Resurrezione

 

Henry Cornell è il classico sbirro che combatte il crimine con tutta la rabbia di cui un uomo torturato dalla vita può essere capace. Più che arrestare i cattivi, preferisce sbriciolarli. Purtroppo per lui, un brutto giorno, durante una delle sue folli missioni anti-crimine, Cornell finisce bruciato vivo in un incendio. In pochi piangono la sua morte, e anche Dylan, nemico giurato dei metodi di Cornell, non sa se rallegrarsi della dipartita. Ben presto, però, Henry Cornell torna dall'Aldilà per continuare a fare ciò che ha sempre fatto.

Storia gustosamente tamarra questa Resurrezione. Occhio agli spoiler da qui in avanti. Faraci consapevolmente e in maniera divertita attinge a piene mani dai violenti action polizieschi che tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 hanno fatto la fortuna dei vari Sly, Schwarzy & co., battute ad effetto comprese (vedi la frase in citazione sotto che è una parafrasi della celebre battuta di Cobra “Tu sei il male e io sono la cura”). L’idea del poliziotto che torna dalla morte per vendicarsi è però da rinvenire nel film Maniac Cop (1988, da noi conosciuto anche con il titolo Poliziotto Sadico); non a caso il cognome dello sbirro resuscitato è Cornell che richiama da vicinissimo il Cordell della pellicola diretta da William Lustig. La trovata di mescolare le carte sull'identità potrebbe invece ricordare alla lontana Face/Off (1997, di John Woo) anche se invece che una plastica facciale qui c'è di mezzo una bella abbrustolita. Il finale è in linea con la tamarraggine del resto. Tra citazioni-omaggi e con i suoi furbi e depistanti (grazie a una semplice omonimia) flashback, l’albo funziona, pur lasciando incompiuti alcuni personaggi: la bella criminologa, totalmente inutile e a cui è Dylan a insegnare il mestiere (!! senza neppure timbrarla!) e il poliziotto-talpa che a conti fatti altro non è che un riempitivo (o forse una citazione che mi sfugge). C’è spazio per una piccola critica sociale contro la volubilità delle opinioni di massa e ritroviamo un Grocho in gran forma a livello di battute. Stellari i disegni di Bigliardo, qui giunto alla sua terza prova sulla serie regolare. Molto del merito è anche suo se l'albo mi piace. Colpisce duro il “suo” Cornell, mezzo Teschio Rosso della Marvel, mezzo Freddy Krueger, con indosso lo spolverino di Detective Stone (film di Tony Maylam del 1992 il cui titolo originale è Split Second), che regala quel tocco di horror altrimenti sarebbe assente considerato che gli omicidi avvengono quasi tutti fuori campo. A voler trovare il pelo nell’uovo, Martha cambia un po’ troppe volte acconciatura tra un’apparizione (ma anche tra una vignetta) e l’altra, ma inezie in una prova da applausi. Anche il Cornell zombesco di Stano in copertina fa la sua (s)porca figura.

Promosso.

BODYCOUNT: 12 (oltre a un numero imprecisato di altre vittime)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Tu sei la colpa, io la punizione”.

VOTO: 7

Soggetto: Faraci (6)

Sceneggiatura: Faraci (6)

Disegni: Bigliardo (4)


martedì 18 febbraio 2025

Maxi Dylan Dog n. 5 - La voce del diavolo

 


Non c'è che dire, il vecchio Rustin è proprio un bel mattacchione. Forse un po' troppo compiaciuto, ma chi non lo sarebbe al posto suo? Eppure, il suo vezzo di spedire a Scotland Yard le videocassette che immortalano le sevizie inflitte alle sue vittime potrebbe presto scrivere la parola fine a una brillante carriera di assassino seriale

Storia che ho rivalutato rispetto alla mia rilettura precedente, risalente a una dozzina di anni fa. Prima la consideravo la peggiore di questo quinto Maxi, ora invece la ritengo la migliore delle tre. Niente di che, intendiamoci, la trama è piuttosto derivativa, ha pure assonanze con Il discepolo, scritta sempre da Tito Faraci. Il n. 177 vantava però i disegni di Saudelli, che se pur non al suo massimo splendore, erano certo superiori a quelli di Montanari & Grassani. Il dinamico duo purtroppo vanifica i tentativi di Faraci di “coreografare” in maniera quasi cinematografica alcune vignette. Lo stesso Rustin che dovrebbe incutere paura, è disegnato con una fisicità che non lo porta ad essere preso sul serio. Fosse stata affidata a un Freghieri ne sarebbe uscito qualcosa di più interessante. Però i personaggi sono ben caratterizzati e alcune sequenze riescono comunque a lasciare il segno: la stanza delle torture, la semi-citazione di Arancia Meccanica (o forse di Opera? Vedi pag. 49), le voci che attorniano Crower e soprattutto la scena in cui a Jeremy Bardon viene rotta la gamba a martellate. Peccato che per il resto lo splatter rimanga confinato fuoricampo, ma ai tempi ormai era una battaglia persa. La copertina del Maxi questa volta sembra slegata da una delle storie, ma la presenza del diavolo me la fa associare a questa; in ogni caso il lavoro di Stano è davvero pregevole, con la chicca della palla di vetro con la neve tenuta in mano da Dylan.

Curiosità: Errore a pag. 15: il ragazzo che va a cercare la palla, nella 4° vignetta ha due orecchini, mentre nella sesta ne ha solo uno.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E qualcosa stava nascendo dentro di me… come un demone che si nutriva del mio sangue… della mia anima… E faceva sentire la sua voce, sempre più forte... continuando a ripetere “uccidi”, “uccidi” “uccidi”…

VOTO: 6

Soggetto: Faraci (5)

Sceneggiatura: Faraci (5)

Disegni: Montanari & Grassani (41)

sabato 8 febbraio 2025

Dylan Dog Gigante n. 10 - I peccatori di Hellborn

 

"Io sono la Prigione!"… A dire il vero, il carcere di Hellborn, che troneggia su un aspro isolotto battuto dai venti e dai marosi, è molto più di una prigione e rende pieno onore al nome che porta. Chi vi è rinchiuso ha seguito la via dell'orrore da libero e continua a farlo da recluso, ridotto alla dannazione in terra da due aguzzini come il direttore Luger e il comandante Brood. Dylan condivide la sorte di quei reietti, alla ricerca di una ragione per le troppe morti "accidentali" che, da qualche tempo, scandiscono i giorni sull'isola nata dall'Inferno… e non potrà evitare di misurarsi con il cuore stesso del Male!

Dopo aver firmato il suo esordio sulla serie regolare e sullo Speciale, al suo primo vero anno di attività dylaniata Faraci debutta anche sul Gigante, per un totale di pagine sceneggiate (quasi 500) davvero importante. Una prima, questa, che lascia il segno perché, tra i Giganti a storia unica, annovero questo tra i migliori in assoluto, secondo solo al n. 13, Il senza nome. Faraci ci regala una piacevolissima storia di violenza orrore e morte, imbastendo una sceneggiatura solida, aritmica, a tratti serrata, a tratti più lenta e onirica, con elementi che vengono inseriti come apparentemente non importanti all’inizio per scoprirsi rilevanti dopo. Un tipo di narrazione che ha una forte connotazione “sclaviana”, compresa un’eccessiva retorica tipica dello Sclavi dell’ultimo periodo. Le tirate moralizzanti di Dylan sulla dignità dei detenuti e sulle finalità delle pene detentive, assolutamente condivisibili peraltro, sono il principale, se non l’unico vero difetto di un albo che altrimenti avrebbe potuto ambire a vette di eccellenza assoluta. I momenti di pura tensione sono stemperati affidando gli intermezzi leggeri a Bloch in vacanza alle prese con un simil Jenkins, più che a Groucho. Resta però spassosissima la scena in cui il nostro assistente preferito, sentendosi solo in quel di Craven Road, spara battute a raffica ai cartonati di Dylan e Bloch. Indovinati, anche se un filo stereotipati, i comprimari e le sequenze oniriche che vedono protagonisti i carcerati in procinto di essere sacrificati al “Moloch”, dopo una fine piuttosto cruenta. Molto efficaci anche le allucinazioni che vedono Dylan nei panni di alcuni dei più crudeli assassini ospitati a Hellborn e inquietante la figura della Morte che si aggira di frequente per la prigione. Convincente la soluzione della prigione come entità “viva”. Roi si è dedicato anima e corpo a questa storia, visto che è l’unica firmata da lui in tutto il 2001 e solitamente lui è piuttosto prolifico. Pur non spargendo i consueti ettolitri di china sulle tavole, (chissà quanto sarebbero lievitati i costi di tutto il suo solito nero in grande formato!) realizza disegni di pregevole fattura, alcuni di grandissimo impatto, come la vignetta grande di pag. 154 (150° tavola) che sarebbe da farsi autografare e incorniciare, e quella dell’ultima pagina. Unico difettuccio: in alcune vignette Dylan e il giovane detenuto Winnie si assomigliano un po’ troppo. Stano si dimostra come sempre ispirato dalle copertine dei “dylandogoni” e realizza l’ennesima bella cover con un minaccioso cappio in primo piano con al centro la testa di Dylan.

Curiosità: C’è un ideale collegamento con lo Speciale n. 15 pubblicato un paio di mesi prima, quando Dylan afferma di aver letto anche lui Moby Dick.

BODYCOUNT: 15 sicuri, oltre a un numero non quantificabile di guardie carcerarie e detenuti.

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Dentro di me vivono i miei tanti figli, che nutro e accudisco, anche se loro non mi amano… perché sono una madre troppo severa e possessiva… Per uscire dal mio ventre, non bisogna nascere. Anzi, per molti l’unico modo è morire…

VOTO: 9

Soggetto: Faraci (4)

Sceneggiatura: Faraci (4)

Disegni: Roi (36)


mercoledì 5 febbraio 2025

Dylan Dog Special #15 - Sulla rotta di Moby Dick

 

Achab è tornato e la caccia a Moby Dick riprende, più implacabile che mai! Seguirà il nuovo Pequod lo stesso destino del suo predecessore, o stavolta l'odio inestinguibile di Achab avrà ragione della Balena? E le visioni di Tamura, la sua capacità di leggere le ferite che segnano il cuore degli uomini, che posto avranno in questa folle impresa? Dylan, imbarcato suo malgrado, non può far altro che osservare e attendere l'incontro con la maestosa Signora del Mare…

Quindicesimo Speciale uscito proprio nel corso della ricorrenza del 15° anno di vita editoriale dell’indagatore dell’incubo. Ritroviamo Dylan impegnato in un’avventura in mare aperto a soli due anni dallo Special n. 13, Goliath, senza che il mal di mare torni a fargli rimettere l’anima come da prassi stavolta grazie a un non meglio precisato “preparato”. Faraci ha per le mani un banale soggetto adatto ad un b-movie eco-vengeance, tipo L’Orca Assassina (film di Michael Anderson del 1977) e altri film derivati da Lo Squalo di Spielberg, ma ha la felice intuizione di legarla al mito di Moby Dick, innestando una forte connessione con il fortunato romanzo di Herman Melville. In questo modo la storia funziona, pur traballando in diversi punti tra cazziatoni moraleggianti, esperimenti improbabili e mini-bombe atomiche (!!!), trainata a tutta forza dalla maestosità dei disegni di Brindisi che ha un merito non indifferente nella valutazione positiva di questo Speciale. Nell’editoriale il suo lavoro viene accostato, per qualità, a quello di Franco Caprioli e Dino Battaglia, che in passato si erano cimentati con una riduzione a fumetti di Moby Dick. Non posso fare confronti, se non per qualche tavola reperibile in rete, ma è indubbio che la sua prova sia eccezionale, sia per quanto riguarda la raffigurazione della balena bianca (che poi è un capodoglio), sia e forse soprattutto per l’estrema cura applicata a volto e fisicità del capitano Achab. Lo stesso non si può dire per la copertina di Stano, su sfondo plumbeo, che non riesce a suggerire l’epicità dell’opera melvilliana e dei suoi protagonisti. Ritroviamo qui un Groucho in gran spolvero, a sparare battute a raffica; Faraci è uno dei pochi, a parte Sclavi, a saperlo gestire bene quanto meno a livello comico. Restano senza spiegazione, lasciando l’amaro in bocca, i racconti/visioni di Tamura, un personaggio che in apparenza sembra avere nella vicenda un'importanza e un ruolo fondamentali, sapendo tutto di tutti i membri dell’equipaggio (che si scoprono essere legati tra loro), del tutto dimenticati alla fine dall'autore. Sempre nell’editoriale, questo viene definito uno degli Speciali più belli. Sono in disaccordo, siamo sui livelli discreti per una storia che, nonostante i difetti insiti nella sceneggiatura, riesce a far sì che il lettore mantenga la sospensione dell'incredulità fino al dir poco implausibile finale.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: Sì (1, Rachel)

CITAZIONE: “Io e te.. Achab e Moby Dick.. per l’eternità!”

VOTO: 7,5

Soggetto: Faraci (3)

Sceneggiatura: Faraci (3)

Disegni: Brindisi (24)


mercoledì 29 gennaio 2025

Dylan Dog #177 - Il discepolo

 

Non sempre è consigliabile rimettersi alla saggezza dei vecchi. Se non ci credete, provate a chiederlo a Dave Nolan. Sua madre, Helena, fa da governante a un anziano signore, Conrad Rathbone, solo e malato. Ma che sia anche indifeso, beh, questo è tutto da vedere! Dave da un lato, Dylan dall'altro, non tarderanno a scoprire come il vecchio Rathbone sia un'autentica miniera di sorprese.

Dopo l’esordio a fari spenti avvenuto un paio di anni prima con Sotto il vestito troppo, l’ultimo Grouchino allegato agli speciali, arriva il momento per Tito Faraci di debuttare anche sulla serie regolare.  Lo fa con una storia discreta che prende dichiaratamente spunto dal bellissimo racconto Apt Pupil (tradotto da noi come Un ragazzo sveglio) di Stephen King e dalla sua omonima trasposizione cinematografica firmata nel 1998 da Bryan Singer, da noi intitolata L'Allievo, con l'ottimo Ian McKellen nei panni dell'ex criminale nazista. L’idea del serial killer che asporta arti dalle proprie vittime per assemblare un corpo fatto con pezzi di cadaveri, peraltro poco significativa nell’economia dell’albo se non per la testa che l’assassino vorrebbe prelevare, deriva probabilmente dal thriller Resurrection (1999, Russel Mulcahy). La storia funziona perché Faraci sceglie toni faceti, mantenendo una certa ironia di fondo, senza prendersi mai davvero sul serio neanche nelle sequenze più “nere”. In tal senso corretta si rivela la scelta di Saudelli come disegnatore il cui inconfondibile stile si sposa perfettamente con l’atmosfera che permea la vicenda. I suoi disegni risultano un po’ più spigolosi e meno accattivanti rispetto alle sue prove precedenti, ma restano indubbiamente un bel vedere. A proposito di ironia, ritroviamo qui un Groucho in forma smagliante. D’altronde a livello di humour, Faraci si è sempre difeso alla grande. Dove la storia difetta è nell’assenza quasi totale di splatter, ormai quasi divenuta cronica ai tempi esclusa la libertà concessa a Sclavi in Per un pugno di sterline. Gli omicidi avvengono praticamente tutti fuori campo, le amputazioni dei cadaveri (di quelli che si vedono almeno) risultano un po’ nascoste e a parte i cimeli del killer a pag. 83 resta davvero poca roba. Peccato perché la sceneggiatura era perfettamente apparecchiata per un festival di gore e smembramenti assortiti (magari in salsa ludica come ai vecchi tempi) che però restano lettera morta, non trovando espressione materiale nelle tavole. Almeno si rialzano gli scudi contro chi pensa che fumetti e film horror travino le menti dei giovani. E si vede un po' di nudo. Molto bella la copertina di Stano, colorazione compresa.

Curiosità: Ritroviamo ancora Dylan alle prese con un PC.

BODYCOUNT: 13 (compresi gli omicidi in flashback)

TIMBRATURA: Sì (1, Helena)

CITAZIONE: “Che strane donne! Un minuto prima ti guardano con odio e quello dopo perdono la testa per te!

VOTO: 7

Soggetto: Faraci (2)

Sceneggiatura: Faraci (2)

Disegni: Saudelli (5)


sabato 16 dicembre 2023

Dylan Dog presenta Groucho (8) - Sotto il vestito troppo

 

Un quadro che è meglio non raddrizzare, un annoiato gentiluomo, un fantasma pavido che ama raccontare strampalate leggende e un'antica storia d'amore. Nient'altro? Ah, già, quasi ci dimenticavamo di Groucho, alle prese con una instancabile e affascinante... serial lover!

Ottavo e ultimo “grouchino” allegato allo Speciale dylaniato annuale. Per rivedere all’opera Groucho nel ruolo di protagonista dovremo attendere quasi vent’anni il “Grouchomicon”, un cofanetto che raccoglie tredici albetti di formato simile ai classici “grouchini” contenenti storie poi ristampate nel tempo (tranne una) su Color Fest. Come già l’anno precedente con Paola Barbato, anche quest’ultimo grouchino è usato come “palestra” per uno sceneggiatore debuttante nella serie: Tito Faraci. A differenza di Paola, che era un’esordiente assoluta nel mondo del fumetto, Faraci vantava già una certa esperienza nel campo, se pur relativamente recente. Tito all’epoca aveva già infatti collaborato con la Disney Italia scrivendo diverse storie di Topolino, Paperinik & co., aveva sceneggiato per Lupo Alberto e scritto soggetti per Diabolik, conquistando alcuni premi, tra cui quello di autore emergente a Lucca Comics. Il suo sodalizio con Dylan Dog si rivelerà meno longevo e fortunato di quello della collega Barbato. Per Bonelli collaborerà comunque ad altre testate, lanciando poi Brad Barron, un personaggio tutto suo. In tempi recenti è tornato a immergersi in atmosfere dylaniate, scrivendo la miniserie “spin-off” dedicata a Daryl Zed.  Questo suo debutto “grouchesco” è veloce e divertente. Malgrado il titolo faccia il verso a Sotto il vestito niente (1985) di Carlo Vanzina, la trama ha ben poco da spartire con il thriller diretto dal figlio del grande Steno se non per il fatto che anche qui ci sarebbe una serial killer che però è diventata… una serial lover! L’idea vincente di Faraci è proprio quella di ribaltare i ruoli: Groucho diventa indagatore dell’incubo (particolarmente allupato) e Dylan assistente, Jenkins è un improbabilissimo ispettore Jenkins mente Bloch si trova a dirigere il traffico. Avrei però evitato di voler dare una spiegazione a tutti i costi anche se le gesta di William Crooked strappano più di un sorriso. Ai disegni ritroviamo per l’ottava volta (su 8!) il confermatissimo Piccatto. Tuttavia il buon Luigi non ha qui la stessa verve mostrata nel coevo Il battito del tempo, “tirando via” alcune tavole e trascurando gli sfondi di altre. Il suo Groucho rimane sempre il più simpatico però. La pruriginosa copertina di Stano, che cita quella di Memorie dall'invisibile con la super maggiorata serial lover in impermeabile in primo piano è invece ben curata e si contende la palma di miglior cover dei “grouchini” con quella de L’uomo con la bombetta.

Curiosità: Con quest’albetto Piccatto raggiunge il traguardo delle 30 storie disegnate per la saga dylaniata.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Che mestieraccio l’indagatore dell’incubo! Se rinasco faccio lo zombi!”

VOTO: 7

Soggetto: Faraci (1)

Sceneggiatura: Faraci (1)

Disegni: Piccatto (30)