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lunedì 19 gennaio 2026

Dylan Dog #244 - Marty

 

Julian Kidd è giovane, bello, ricco e molto, molto vendicativo! Non provate ad essere scortesi, con lui… la paghereste cara, facendo una fine poco piacevole, probabilmente bagnata dal vostro stesso sangue! Marty Kevorkian è un pensionato, grassoccio e dall'aria un po' triste. Di carattere mansueto, vive in un'abitazione modesta e sulla sua agendina ha scritto il nome di un solo amico: Dylan Dog. Può esserci un legame tra due vite così distanti come quelle di Julian e di Marty? E perché Dylan, in questi giorni, è colto da una profonda malinconia?...

Premessa: tutto il post, scheda compresa, è piena di spoiler. Valutate se proseguire.

Se Ucronìa si poteva considerare come l'addio al personaggio, Marty potrebbe idealmente rappresentare il commiato di Sclavi dinanzi ai lettori e come tale lo valuto, anche se questo non è l’ultimo albo che ha scritto. Qui il Tiz, con l’apporto al soggetto della moglie Cristina Neri, si fa apparentemente uno e trino: è Dylan, è Marty, è (e allo steso tempo non è) il killer con le fattezze di Jude Law. Aderendo al suo stesso dogma del "non è successo niente" la triade diviene bipolarismo (uno dei tre non esiste nemmeno nella finzione): uno (Sclavi-> Dylan, Marty->Julian Kidd) è un po' quello che l'altro avrebbe voluto essere, ma in fondo si può notare come Dylan e Marty (e quindi Dylan e Sclavi) si somiglino tantissimo. Persino Dylan conduce una vita da pensionato! Sclavi ricerca la commozione in modo più spontaneo rispetto alla lacrima facile di altri albi come Johnny Freak, ma forse troppo esplicitamente e in maniera troppo insistita per emozionarmi davvero, anche se ce la mette proprio tutta e un po' ci riesce nel convincermi che il male brutto, quello vero, è la solitudine. Un gran classico di Dylan Dog. Però mi commuove di più pensare che se ne è andato lui come autore dylaniato e qui torniamo al commiato di cui sopra. Saluto reso ancor più evidente dal ricorso a tematiche ed espedienti narrativi appartenenti più all’epoca dei “primi 100” che del decennio successivo e che lo stesso Dylan sembra voler stancamente ricordare sulle pagine del suo diario. La solitudine, l’emarginazione, il binomio amore-morte, i “mostri siamo noi” (tutti sono potenziali assassini), lo splatter esagerato e catartico (spettacolare pag. 82), lo spettro sumero nel frigorifero, il male incurabile, l’assassino che ripara i torti piccoli e grandi subiti nel passato (e qui si apre un ulteriore spettro di ulteriori “auto-citazioni” relative alle vittime, vedasi l’impiegata maleducata, ecc..), tutto già visto/letto, persino alcuni omicidi (tutti ben “coreografati”) e alcune battute di Groucho (es. pag. 15 “si è poi sposata tua mamma”?) sono rivisitati o riciclati. Non tutto torna nella costruzione della vicenda: come può Marty essersi vendicato, tramite Julian Kidd, dei propri genitori visto che erano già morti? In più le date sulla lapide della madre sono inconciliabili con l’età di Marty. Prime due pagine e ultima (con citazione di Guccini) invece lasciano il segno. Molto bene Casertano, che, sulla carta, non sembrava adatto al tipo di storia, ma che come al solito riesce ad esprimere molto bene le emozioni dei personaggi e nelle sequenze degli omicidi (ottima anche quella di pagg. 74-75) riesce sempre a dare quel quid in più, versando ettolitri di china. La copertina di Stano descrive al meglio la mestizia e la malinconia che si respirano nel corso dell’albo.

Albo di difficile valutazione.

Curiosità: (1) Titolo e co-protagonista dell’albo, come ci viene rivelato nell’Horror Post, sono un omaggio al film Marty, vita di un timido (Marty, 1955) vincitore di 4 premi Oscar e della Palma d’Oro al Festival di Cannes, diretto da Delbert Mann e con Ernest Borgnine protagonista. (2) Si rivede Botolo che sulla serie regolare non appariva, se non vado errato, dal n. 127. (3)Trentesima storia disegnata dal veterano Casertano, qui giunto alla sua 14° (e non ultima) collaborazione con Sclavi. Un sodalizio fortunatissimo. (4)A pag. 15 viene citato il la raccolta di massime Pessimismi di Eric Marcus.

BODYCOUNT: 9 (di cui 8 solo immaginati)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non sono un pessimista, sono un ottimista che ha fatto molte esperienze”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Sclavi (124), Neri C. (2)

Sceneggiatura: Sclavi (132)

Disegni: Casertano (30)

Uscita: gennaio 2007


giovedì 15 gennaio 2026

Dylan Dog #243 - L'assassino è tra noi

 

In una notte di tempesta il Maggiolino di Dylan decide di guastarsi e di lasciarlo a piedi nel bel mezzo di un'isolata strada provinciale. All'Indagatore dell'Incubo non resta che trovare rifugio nello sperduto Bates Motel. Dylan non rimane l'unico occupante delle stanze dello scalcinato albergo e, nel giro di poche ore, le camere si riempiono di altri clienti, giunti in quel luogo per scampare alla furia della pioggia o spinti dalla semplice sfortuna. Ma la luce dei fulmini che rischiarano la notte proietta un'ombra terribile su tutti loro… quella di uno spietato assassino!

Brillante con uno dei finali più sorprendenti di sempre. A me è sempre piaciuto… parlo di Identità (Identity, 2003) ovviamente, il film di Mangold che Sclavi ha cop… ehm... citato in quest'albo, fonte di ispirazione che verrà rivelata solo nell’Horror Club dell’albo successivo per mantenere l’effetto sorpresa. Nel soggetto andava forse messo il nome di Michael Cooney (l'autore dello script della pellicola) per come pochissimo (nulla?) ci si distacchi a livello di sinossi; solitamente questo per me non rappresenta un problema e non lo riterrei un difetto neppure in quest’occasione se non fosse che, per chi come me aveva già visto il film ai tempi, il possibile effetto sorpresa si tramuta in un boomerang di delusione. Sclavi ci mette tanto mestiere nella sceneggiatura, con scarsi e minimali dialoghi che portano a leggere l'albo velocemente. Ci sono delle buone sequenze splatter, citazioni a go go anche per Psycho (a partire dalla copertina che rievoca la leggendaria sequenza della doccia rielaborata anche all’interno dell’albo), e qualche zampata del buon vecchio Tiz che fu, come i pupazzi che parlano a "Norman Bates". Sono i disegni di Stano, sublimi, a innalzare la mia valutazione della storia che altrimenti considererei appena sufficiente: la pioggia incessante, il misterioso killer senza volto, la coreografia degli omicidi creano un'atmosfera stranissima, fredda, inquietante e surreale al tempo stesso.

Curiosità: (1) Record assoluto, evidenziato anche nell’Horror Club: per la prima volta (e finora unica, mi pare)  Dylan Dog non compare (davvero) in una storia che lo vede protagonista. (2) Sclavi e Stano tornano a fare coppia dopo il n. 100. (3) Il personaggio di Paddy ha il volto dell’attore Ernest Borgnine. Nel numero successivo, Marty, anche il personaggio cui è intitolato l’albo ha le stesse fattezze!

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Un incubo... è un incubo... ma non il mio incubo!”

VOTO: 7

Soggetto: Sclavi (123)

Sceneggiatura: Sclavi (131)

Disegni: Stano (14)

Uscita: dicembre 2006


lunedì 5 gennaio 2026

Dylan Dog #240 - Ucronìa

 

Brett è ricco, elegante, alla moda e firmatissimo dalla testa ai piedi. Qualcosa, nel suo modo di essere, non convince Vera: l'affascinante modella che lo accompagna ultimamente è sicura che l'uomo sia uno “swasser”, qualcuno che esiste e non esiste allo stesso tempo!... Mentre scimmie in divisa militare volano su Londra a bordo del dirigibile Hindenburg, Andreas Schmitt sembra essere l'unico ad accorgersi di un gigantesco complotto per dominare il mondo. Forse solo la geniale mente del bizzarro professor Knock, immersa nelle sue elucubrazioni sulla teoria dei quanti, potrà aiutare Dylan a districare l'imprevedibile e surreale matassa.

Dopo averlo annunciato quasi un anno prima e averlo ricordato svariate volte nell’Horror Club degli albi precedenti, dopo interviste e anticipazioni apparsi su quotidiani e riviste, il ritorno di Sclavi dopo cinque anni di oblio rappresentò all’epoca per i lettori un evento (anzi l’Evento) ben più atteso della celebrazione dei vent’anni di vita editoriale dell’indagatore dell’incubo. Chiaro che il rientro del Tiz fu strategicamente inserito appena prima degli albi celebrativi per far da traino al ventennale e proiettare poi il personaggio verso il suo terzo decennio di pubblicazioni. Un ritorno che si rivelerà di brevissima durata e che non riuscirà a riaccendere davvero l’entusiasmo sopito dei fan. Con me invece sfondò una porta aperta e salutai questa storia come una boccata d’aria fresca, gridando al capolavoro. Dopo quest’ennesima rilettura devo ammettere, invece, che non mi è più facile dare un giudizio così netto. Ci sono indubbiamente alcuni passaggi che sono lì giusto a dimostrare che se Sclavi ha voglia non ce n'è per nessuno. E ci sono cose per lui semplicissime, come pag. 13, una sequenza apparentemente banale che per me certi autori non riuscirebbero a riprodurre con così tanta disinvoltura. Puro mestiere indubbiamente, altri però se lo sognano questo mestiere. Come da tradizione il Tiz abbonda con le citazioni, alcune delle quali apertamente dichiarate fin dall’Horror Club; quella del Patrick Bateman di American Psycho di Bret Easton Ellis è però talmente spudorata da risultare fastidiosa. Il papà di Dylan decide di giocare sul sicuro sia con i temi (gli universi paralleli che qui diventano un unicum dove tutto esiste e non esiste allo stesso tempo, i “comunazi”, il razzismo), che con i personaggi (l’immancabile serial killer, l’impiegato vessato e complottista, il ritorno del professor Knock dopo il n. 125) e le atmosfere (surreale e grottesco sono onnipresenti) ma le sue carte le gioca ancora benissimo: ritmo incalzante, splatter a go-go, tanta ironia e un finale da interpretare come ai vecchi tempi, in cui qualcuno intravede anche una sorta di addio al personaggio. Di contro troviamo un Dylan Dog che ha scarsissimo peso specifico nell’economia della vicenda e un Groucho insolitamente (per Sclavi) poco ispirato a livello di battute. Ai disegni ritroviamo un Saudelli anche lui, come Sclavi, assente da cinque anni dalla serie. Il disegnatore romano ritorna in grandissimo spolvero quasi ai livelli dell'eccelso esordio con L'occhio del gatto e trova nella conturbante Viva terreno fertile per esprimere al meglio la sensualità che le sue matite da sempre sanno sprigionare. Forse gli avrei preferito Brindisi considerato i temi affrontati nell’albo, ma va bene così. La copertina di Stano è ingannatrice.

Curiosità: (1) Secondo la Treccani, il termine “ucronìa” [ che deriva dal francese uchronie (voce coniata dal filosofo Charles Renouvier nel 1876), come fusione con u- di utopie «utopia», dal gr. χρόνος «tempo, periodo di tempo»] indica la sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili. Tra le opere letterarie che ne hanno fatto uso, sull’Horror Club (inedito) viene citato il romanzo Fatherland di Robert Harris basato sulla premessa ipotetica di una Germania nazista vincitrice della Seconda Guerra Mondiale. Nell’albo Sclavi va oltre ipotizzando addirittura un’alleanza Hitler-Stalin e l’avvento del “comunazismo”. (2) A pag. 37 omaggio alla saga cinematografica de Il pianeta delle scimmie. (3)Da pag. 38 a pag. 40 il professor Knock cerca di spiegare a suo modo a Dylan la teoria dei quanti, fornendogli un esempio pratico del famoso “paradosso del gatto di Schrödinger”.

BODYCOUNT: 8 (oltre a una serie di altre vittime non quantificabili)

TIMBRATURA: Sì (1, Viva)

CITAZIONE: “Tutto esiste e non esiste contemporaneamente.”

VOTO: 7,5

Soggetto: Sclavi (122)

Sceneggiatura: Sclavi (130)

Disegni: Saudelli (6)

Uscita: settembre 2006


martedì 28 gennaio 2025

Dylan Dog #176 - Il "progetto"

 

Alden Clay non esiste. Ma non è il solo. Anzi, sono tanti quelli come lui, che lavorano, hanno una casa, una famigliaeppure non esistono. Sono i cittadini ideali di un mondo ideale. Sono le avanguardie del "Progetto", una misteriosa cospirazione su scala mondiale, che mira al controllo totale delle anime. Certo, qualche incidente di percorso di tanto in tanto accade; come quello che costa a Dylan un'accusa di omicidio. Per fortuna, patrocina la sua causa la giovanissima Lee Riker, animosa e innamorata. Ma forse anche Lee sta cambiando, sta cominciando a non esistere

Ultima storia di Sclavi prima di una lunga pausa che sarebbe durata qualche anno. Le idee per il Tiz scarseggiavano già da tempo, in quel periodo si era dedicato a sceneggiare soggetti scritti da altri e quando invece il canovaccio era suo, come avevamo notato commentando Per un pugno di sterline, spesso si trattava di un rimescolamento, con “taglia e cuci”, di spunti e situazioni di albi del passato. Ma il papà di Dylan ha sempre saputo insaporire gustosamente anche le minestre riscaldate e questa non fa difetto. Vengono esplicitamente tirati in ballo gli alieni, presenti anche nella “furbetta” copertina di Stano, con la citazione diretta degli albi (nn. 61, 131 e 136) che compongono la cosiddetta trilogia ufologica. Abbiamo il classico ometto qualunque, un signor “nessuno”, ad aprire la storia, vittima e allo stesso tempo carnefice. Abbiamo la grande cospirazione che trascende addirittura la politica, il “contagio”, Dylan accusato di omicidio, l’indagine in provincia e pure una vecchia fiamma (l’avvocato in miniatura Lee Riker, apparsa in CattiviPensieri e qui ri-timbrata per l’occasione). Tutte cose già viste e lette, eppure Sclavi scrive una sceneggiatura divertente, frizzante, che non vuole prendersi sul serio, ma senza rinunciare a momenti assolutamente inquietanti, lanciando un’invettiva ingenua, ma anche in qualche modo profetica, contro l’uso dei telefoni cellulari. Anche l’impianto del microchip nel cervello sembra premonitore di certe teorie complottiste, anche se probabilmente il Tiz aveva in mente il romanzo Il Terminale Uomo (The Therminal Man) di Michael Crichton. Memorabile l'antagonista di turno che crede ciecamente nel progetto e fa di tutto per portarlo avanti, pur non sapendo minimamente in cosa consista né a cosa serva. Pregevole il finale aperto. Casertano, che festeggiava in quei giorni il suo 40° compleanno, qui spinge ancor di più il suo stile verso il grottesco, avvicinandosi per certi versi a Bacilieri, sposando alla perfezione sia il lato umoristico della storia, sia quello orrorifico (vedasi la sequenza della testa che esplode, pagg. 42-43). Apprezzabili anche le sue sperimentazioni in mezza tinta.

Curiosità: (1) Casualmente Dylan si trova ad avere problemi con la giustizia (2 volte accusato di omicidio e 1 di rapimento) in ben 3 albi consecutivi (comprendendo la storia dell'Almanacco) in soli due mesi! (2) Per la prima volta il titolo di un albo dylaniato è “virgolettato”.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: Sì (1, Lee, ritimbrata)

CITAZIONE: “Non esistere è bello. Se uno non esiste, non gli può capitare niente di male. Non deve più avere paura”.

VOTO: 8

Soggetto: Sclavi (121)

Sceneggiatura: Sclavi (129)

Disegni: Casertano (23)


venerdì 24 gennaio 2025

Dylan Dog #173 - Per un pugno di sterline

 

Una pioggia di soldi maledetti semina la follia nelle strade di Londra. La gente impazzisce ed è disposta a tutto, anche a dannarsi l’anima, pur di mettere le mani su un bel mucchietto di sterline. Ma chi tira i fili di tutta la faccenda? Chi è il sinistro figuro che, con i suoi doni, spande furia omicida a piene mani? Dev’essere un tipo davvero insidioso, se anche Dylan soggiace per un istante al fascino maledetto del suo denaro…

Questo è uno degli albi che, rilettura dopo rilettura, mi piace ogni volta un po’ meno. Sarà che all’epoca in cui uscì Sclavi stava diradando così tanto le sue apparizioni sulla serie che ogni storia che portava la sua firma mi pareva oro colato, come potesse essere l’ultima. Oggi che ho ormai fatto pace da tempo con il pensionamento anticipato del Tiziano riesco ad essere un filo più obiettivo e trovo questo n. 173 invecchiato un po’ male. Nell’Horror Post (inedito) si parla della fatica che è costata quest’albo al creatore di Dylan, che evidentemente aveva già staccato la spina e forse già non ne voleva più sapere di scrivere. E si vede perché la trama è una sorta di, comunque riuscita, fusione di tre degli albi più celebrati della serie regolare: Gli Uccisori (gli oggetti che trasformano in assassini chi li tocca), Golconda (per il clamoroso ritorno allo splatter come non si vedeva da anni, l’uomo con la bombetta e la citazione esplicita) e Inferni (vedasi prologo e parte finale). Un’avventura che (come evidenziato nella Post) si inserisce nel filone di storie “happening”, in stile Tre per zero. Fin qui nulla di male: su Dylan Dog era già successo altre volte di veder riciclate e rimescolate idee o situazioni del passato e tante altre volte sarebbe accaduto. Ma la morale sui “soldi rovina dell'umanità” la trovo ora un po’ troppo facilona, stucchevole. Il mestiere però Sclavi non l’ha perso e confeziona comunque una sceneggiatura dinamica e divertente, quasi vecchio stile. Simpatico il personaggio di Sir Goodman e spassosa la coppia di improbabili rapinatori; meno caratterizzata invece l'avvenente avvocatessa del diavolo. Commovente (per me che sono un suo fan) l'omaggio a Inferno di Dario Argento, cui il Tiz dedica un’intera pagina (la 38), con tanto di riflessione in tema di Dylan sulla scena esplicitamente citata, che si concilia perfettamente con quanto appena accaduto a pag. 37 (che di Inferno è un’altra citazione implicita). Brindisi tanto splatter così non lo disegnava dai tempi del suo esordio con Il male e non si scompone davanti a schizzi di sangue, frattaglie e arti mozzati (anzi secondo me si è divertito un mondo), fornendo l'ennesima impeccabile prova. La scena del massacro al bar è strepitosa! Sorprendenti e gradite le trasformazioni “indiavolate” di Dylan e Groucho. La copertina, al netto di alcune stonature (non mi convincono nè la banconota, da 20 sterline poi invece che da 50 come nella storia, nè le nuvole), ha l'indubbio pregio di farsi ricordare ed essere immediatamente riconoscibile.

Curiosità: (1) A pag. 59 (vignetta centrale) cameo di Valentino Rossi! (2) Gli omaggi ad Argento non si esauriscono ad Inferno. Il carcere di massima sicurezza in cui è detenuto il misterioso Berlick si chiama “DEEPRED” (ovvero Profondo Rosso). (3) Il titolo è un ovvio omaggio al film di Sergio Leone Per un pugno di dollari, con cui l’albo non divide altro.

BODYCOUNT: almeno 18

TIMBRATURA: Sì, 1 (Hazrel)

CITAZIONE: “Anima? Non risulta sul computer. E’ un bene di qualche valore commerciale?”

VOTO: 7,5

Soggetto: Sclavi (120)

Sceneggiatura: Sclavi (128)

Disegni: Brindisi (23)


giovedì 9 gennaio 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Il paradiso dei turisti

 

Una vacanza da sogno? Con Dylan di mezzo non può che essere un incubo!

Questa brevissima storia di sole 8 pagine, scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Brindisi, è stata pubblicata originariamente il 3 agosto 2000 sul n. 139 della rivista “I viaggi di Repubblica”, all’epoca supplemento gratuito allegato tutti i giovedì al quotidiano “La Repubblica”.  Dylan si guadagnò anche l’onore di apparire sulla copertina della rivista, sempre ad opera di Brindisi, capace di sintetizzare efficacemente con una sola immagine il succo della storia. In tema coi viaggi, Sclavi ci mostra come agli occhi di un turista alieno il nostro pianeta appaia pieno di meraviglie, naturali e architettoniche, da sogno, ma allo stesso tempo sia funestato da orrori terribilmente reali che invano si cerca di nascondere dietro la porta di un metaforico sgabuzzino. La particolarità de Il paradiso dei turisti nella sua versione primigenia, oltre ovviamente al formato più grande, è che alcune vignette sono realizzate a colori, altre in tradizionale bianco & nero e un paio sono addirittura “miste”; peculiarità purtroppo assente nella versione ristampata su Super Book n. 31.

Curiosità: Botolo, il cagnolone vagabondo ricorrente nella serie, compare sulla copertina della rivista in auto accanto a Dylan, ma non nella storia.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Davvero una seccatura. Eppure mi avevano detto che il vostro pianeta è un paradiso…”

VOTO: S.V.

Soggetto: Sclavi (119)

Sceneggiatura: Sclavi (127)

Disegni: Brindisi (22)


lunedì 8 gennaio 2024

Dylan Dog #163 - Il mondo perfetto

 

Tua madre, la tua sorellina Joy, la tua fidanzata. Qui tutti ti vogliono bene, tutto è sereno e il tempo scorre senza scossoni. L'incidente ti ha tolto la memoria, ma non importa... Ricorderai prima o poi, senza fretta. Dylan Dog è chiuso in un incubo che ha le gentili sembianze del sogno, stretto nella morsa di un mondo perfetto. Lo ha creato una mente infantile, una coscienza terrorizzata dalla realtà!

Stranissimo albo questo n. 163. Racconta una storia ma sembra non raccontare nulla. Un nulla che Sclavi è capace di sceneggiare bene, con tutto il suo mestiere. Dopo averci illuso con Il sorriso dell’oscura signora, il Tiz torna qui a lavorare su un soggetto altrui, suggerendo così, ancora una volta, come la sua vena creativa fosse ormai in riserva piena da un pezzo. Che cosa abbia messo di suo nel canovaccio scritto da Paola Barbato non è dato sapersi (forse la presenza di Dylan?), fatto sta che nonostante la firma di due “pesi massimi” ai testi questa storia non ha lasciato un segno indelebile nella serie, pur rimanendo generalmente assai apprezzata dai lettori. Dal materiale di partenza Sclavi elabora una sceneggiatura fatta di pochissimi dialoghi (si legge in un attimo) e tante suggestioni (la casa delle bambole), simbolismi (le mani giganti, la cavità uterina/tunnel della morte), allucinazioni (i personaggi che si dissolvono in bolle) e momenti onirici (il mondo-asteroide di pag. 67), forse con una vaga ispirazione “baviana” (Operazione Paura). Si ha però la sensazione che le pagine a disposizione fossero in eccesso e che si sarebbe potuto sforbiciare parecchio. D’altronde lo stesso Tiziano, in coppia con Stano, nove anni prima con La bambina era riuscito a raccontare una storia vagamente simile a questa in sole 14 tavole! Eppure questa sensazione di girare a vuoto, di raccontare qualcosa che non succede, coniugata ai disegni di Roi, paradossalmente riesce a creare un’atmosfera straniante che avvicina il lettore allo smarrimento di Dylan. Arriva poi quasi improvviso il finale che pecca nel voler spiegare tutto, troppo, ma fortunatamente riesce a mantenersi ambiguo grazie al personaggio dello “zio” Max. La conclusione segue invece l’onda del buonismo che ormai imperava nella serie, al contrario dei bei tempi andati, ma ci può stare. Roi non regala qui una delle sue prove migliori, ad esempio Joy in alcune vignette sembra una donna fatta e non una bambina, la qualità delle tavole è altalenante, eppure il suo tratto e la sua padronanza del chiaroscuro si rivelano terribilmente efficaci nel valorizzare una storia come questa che funzione soprattutto per immagini. Bella la copertina di Stano nonostante la buffa postura di Dylan che rischia di essere risucchiato dal vortice, realizzato con un buon effetto tridimensionale. Inquietantissima la bambola in fondo a destra che sembra fissarci con astio!

Un albo imperfetto, a dispetto del titolo, ma a suo modo affascinante.

Curiosità: Viene citato Il violinista, la storia ospitata sull'Almanacco della Paura 2000, all'epoca uscita da pochi giorni in edicola.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Piccola mia! Non piangere… non piangere, vedrai, la vita è bella…”

VOTO: 8

Soggetto: Sclavi (118), Barbato (3)

Sceneggiatura: Sclavi (126)

Disegni: Roi (34)

mercoledì 3 gennaio 2024

Dylan Dog #161 - Il sorriso dell'oscura signora

 

Jarvis Claydon è terrorizzato dal futuro e dai presagi di morte che porta con sé. La bella Loreen lo ha fatto suo schiavo, imprigionandolo nelle sue visioni di chiromante. Ma neppure lei sa cosa si nasconde davvero nel domani. Il destino di Jarvis è chiuso dentro un labirinto grottesco, metà tragedia e metà farsa. È sospeso alle labbra della vita, piegate in un sinistro sorriso...

Quando ormai nessuno, forse, se lo sarebbe aspettato, ecco che Sclavi se ne esce con un altro capolavoro, l’ultimo. L’anno precedente, infatti, il Tiz aveva per lo più sceneggiato su soggetti altrui, suggerendo così un apparente disinteresse nell’ideazione di nuove indagini per Dylan Dog; anche le storie interamente farina del suo sacco non avevano convinto, scivolando spesso nella retorica (una deriva iniziata già tempo prima, invero) o riproponendo situazioni e suggestioni già ampiamente utilizzate in precedenza. Certo la sua bravura nello scrivere era rimasta inalterata e questo aveva mascherato, in parte, una stanchezza lavorativa che aveva già fatto capolino varie volte e presto si sarebbe palesata con il suo abbandono quasi definitivo dalla serie. Con questa consapevolezza mi sono goduto ancor più la rilettura di questo n. 161. In seguito Sclavi ha scritto ancora (poche) storie, alcune anche ottime (il n. 173 ad esempio), ma non è più riuscito a raggiungere simili vette qualitative, anche se la nascosta speranza di un ultimissimo colpo di coda credo rimanga sempre in fondo al cuore di ogni fan dylaniato che si rispetti. Personalmente quest’albo mi ha conquistato, in primis, grazie al legame diretto con il mitico n. 10 Attraverso lo specchio, una connessione che non si ferma alla riproposizione del personaggio di Jackal (le cui vicende sono riassunte in un fedelissimo flashback) ma si sostanzia in un ribaltamento della prospettiva (OCCHIO AGLI SPOILER da qui in avanti):  nel n. 10 è la Morte che si "diverte" a spettacolarizzare le sue esecuzioni già decise, mentre nel n. 161 è la Vita che vuole scherzare, complicando le vicissitudini di nascituri, morituri e già morti. Quest’albo però è idealmente legato ad un’altra grande storia dylaniata, potrebbe infatti essere considerato l'altra faccia della medaglia di Phoenix. Con il n. 123 condivide infatti gli autori (Sclavi-Mari), il mood (almeno sino a prima del finale), uno dei comprimari (il simpatico professor Adam) e il tema del doppio. Inoltre nel n. 123 protagonista è la Morte nel generare la catena di eventi che portano a fondere i personaggi di Lullaby e Phoenix, mentre nel n. 161 protagonista parimenti è la Vita nel dare il via alla catena di eventi che portano a unificare (ironicamente nella morte) i personaggi di Jarvis Claydon e Harry Kopperman. A quest’ultimo proposito, come segnalato da alcuni utenti del forum di Cravenroad.it (Rubino Burman e Kramer76) nella discussione dedicata alla storia, l’esecuzione di Claydon rappresenta un omaggio al finale del film La vittima designata (1971) di Maurizio Lucidi; anche il personaggio di Neville Hart pare ispirato, nelle fattezze, all’attore Pierre Clementi, co-protagonista del film accanto a Thomas Milian. Ma la vicenda Claydon-Kopperman ha evidentemente un altro referente in Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me? (Who Is Harry Kellerman and Why Is He Saying Those Terrible Things About Me?), pellicola con Dustin Hoffman diretta da Ulu Grosbard sempre nel 1971 e una possibile altra fonte di ispirazione nel racconto William Wilson di Poe. Ritroviamo qui un Dylan   particolarmente attivo nell'indagine, tanto da camuffarsi ed agire in incognito, senza però abbandonare il suo lato romantico-crocerissino e soprattutto un Dylan che si incazza, come ai bei vecchi tempi. Groucho sconfitto: la miglior battuta dell'albo, quella finale indimenticabile che riporto in citazione, non è sua, ma della Vita. Nonostante il forzato abbandono dell'ermeticità mostrata agli esordi dylaniati a favore di una maggiore leggibilità, i disegni di Nicola Mari riescono a sprigionare le medesime suggestioni e sensazioni del suo stile primigenio. Ottimo il lavoro svolto sulla “oscura signora”, una figura inquietante e onnipresente modellata sulla Morte “bergmaniana” con cui viene volontoriamente confusa,  che solo alla fine rivela la sua vera identità e al contempo la natura di tragicommedia dell’albo. Mari è bravissimo a passare dall’atmosfera perturbante delle sedute spiritiche a quella noir che vede protagonista Jackal, stemperando all’occorrenza i toni (le facce attonite di Dylan e Groucho davanti al notiziario TV).  Stupenda la copertina su cui ho poco da dire se non che, a mio gusto, non solo è in assoluto la più bella realizzata da Stano, ma forse anche dell’intera serie. Anche il titolo è tra i più apprezzati di sempre.

Curiosità: Il film che Jackal vede al cinema durante il prologo è L’anno del dragone (Year of the dragon, 1985) di Michael Cimino.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ bello, qualche volta, umorire

VOTO: 10

Soggetto: Sclavi (117)

Sceneggiatura: Sclavi (125)

Disegni: Mari (6)