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mercoledì 7 gennaio 2026

Dylan Dog Special n. 20 - Licantropia

 

Glendoun è un ameno villaggio scozzese, noto per l'allevamento delle pecore, ma anche per l'annuale festival dedicato all'affascinante e inquietante figura del lupo mannaro. Dylan è stato invitato dagli organizzatori per tenervi una conferenza, ma, persosi nella nebbia che regna sulla brughiera, si ritrova nei pressi di Cameron House, a poche miglia dalla sua meta. Ospite nell'elegante dimora di Alec e Emma Cameron, l'"Indagatore dell'incubo" imparerà non solo che la vita dell'uomo civilizzato e quella del lupo selvaggio hanno molte cose in comune, ma anche che è decisamente bene aver paura del lupo cattivo…

Dylan Dog si avvicinava ormai a festeggiare il suo ventesimo compleanno e in occasione di una simile ricorrenza tutto mi sarei aspettato fuorché un ventesimo Speciale noioso e interminabile da finire come questo. Gonano, giunto alla quarta e ultima collaborazione con l’indagatore dell’incubo, firma (per la prima volta con il suo vero nome e non con lo pseudonimo “G.Anon”) quella che è sicuramente la sua peggior prova dylaniata. A parte il forzatissimo incipit (Dylan che tiene una conferenza??? Credibilissimo…), la trama si dipana in maniera scontata, senza ritmo e l'impressione di lentezza è accentuata dalla staticità dei disegni, pur attenti (lupi a parte), di Cossu. Il soggetto non sarebbe neanche male, ma la sceneggiatura davvero non riesce a suscitare alcun tipo di emozione e non ingrana mai, sebbene la storia si presterebbe al coinvolgimento. Testimonianza ne è anche il finale che si risolve senza un vero colpo di scena (a meno di non voler considerare quello dei gemelli che mi fa tanto telenovela brasiliana), senza pathos e con dialoghi banali. Anche il flashback difetta di incisività, pur mettendo in conto che la sensazione potrebbe essere indotta dalla mia avversione per il Conte Ugolino. Cossu avrebbe potuto essere sfruttato meglio se la storia avesse puntato su un’atmosfera da fiaba nera, come quella che si respira nel bellissimo film d Neil Jordan In compagnia dei lupi (The Company of Wolves, 1984) omaggiato sia nella storia (pag. 30), sia in copertina.

Soporifero.

BODYCOUNT: 7 (oltre a un numero imprecisato di vittime dei Cameron nel corso dei secoli)

TIMBRATURA: No (sarebbe sì, ma quella di Sylvie avviene “fuori campo”)

CITAZIONE: “Quando la luna nasconderà il suo volto, il primo dei Cameron ricorderà che è stato una belva. Il lupo si risveglierà in lui… e avrà sete di sangue!”

VOTO: 5

Soggetto: Gonano (3)

Sceneggiatura: Gonano (4)

Disegni: Cossu (20)

Uscita: settembre 2006


venerdì 28 novembre 2025

Dylan Dog Special #19 - La Peste

 

Londra è impazzita! Un misterioso virus che provoca orribili trasformazioni fisiche sta mietendo numerose vittime. Corpi che si gonfiano come mongolfiere, che si liquefano come ghiaccio al sole, che rimpiccioliscono alla grandezza di un insetto. Il panico regna sovrano, la peste del terzo millennio è cominciata!

Speciale infinito, lunghissimo, a tratti insormontabile. Partendo dai disegni, qui Roi conferma il trend negativo imboccato negli albi immediatamente precedenti, anche se qualche zampatina di classe qua e là ancora la piazza, vedasi le vignette grandi di pag. 144 e pag. 156. Troppo poco per non rimanere delusi, considerato che con la peste, quella “vera” ci aveva saputo fare alla grande con La morte rossa, che aveva delle immagini evocative potentissime. Qui dato che la peste c'è praticamente solo nel titolo (il contagio è di tutt’altro genere), sarebbe stato forse più adeguato il tratto di Piccatto. Passando ai testi, carina l'idea (di Marcheselli e non di Barbato come invece detto nell’editoriale dello Speciale) di adattare “I promessi Sposi” al formato Dylan o viceversa e, pur con qualche forzatura, anche la chiosa finale della "Verità". Ma in verità vi dico che per un tema simile, mutazioni connesse, la storia avrebbe dovuto sbilanciarsi verso un tono più ironico e grottesco, forse anche più fantasioso a livello iconico (e grafico). Paola invece è più interessata a una sceneggiatura dylan-referenziale, anche quando il nostro non è in scena, recuperando all'uopo una coppia di personaggi (Murray e Amber) che francamente non avrebbero più dovuto avere nulla da dire dopo Il seme della follia per non rovinarne la resa drammatica, cosa che qui puntualmente avviene. Ciò non mi ha impedito comunque di apprezzare il giochino della riproposizione della reiterata e fondamentale scena dello Speciale precedente. Cameo di Xabaras inutile, se non per il discorso dell'applicazione della "Verità" anche a Dylan, in un finale che pare già un presagio di quello che ci saremmo dovuti sorbire nel ventennale. Anna Never, che torna nella serie dopo quasi sette anni (l’ultima apparizione, se non sbaglio, era in Polveredi Stelle), trattata malissimo per gran parte dell'albo, si riscatta solo parzialmente nel finale. In compenso alcuni personaggi di contorno si perdono completamente nella narrazione. Alla sufficienza la storia arriva, ma nulla più. Discreta la copertina di Stano a tema epidemiologico "classico".

Rileggendola oggi, tra contagio, strade deserte, balloon che parlano di mascherine, guanti e disinfettanti, è una storia che appare quasi tristemente profetica.

Curiosità: La filastrocca iniziale parafrasa in parte quella mitica di Attraverso lo specchio (vedasi citazione sotto).

BODYCOUNT: inquantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La Peste che insidia, la Peste che agguanta, la Peste rivela e d’orrore t’ammanta. La Peste schifosa, la Peste lasciva, la Peste, la Peste che arriva!”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (24)

Sceneggiatura: Barbato (23)

Disegni: Roi (43)

Uscita: settembre 2005


martedì 21 ottobre 2025

Dylan Dog Special #18 - La scelta

 

Che la Morte possa essere maestra di vita non sono in molti a crederlo. Eppure, per Dylan Dog, costretto a una scelta difficile per salvare la vita di Groucho, è proprio così. L'instancabile Mietitrice gli mostra il senso dello scegliere, le mille, imprevedibili svolte che una vita, e tutte quelle che le si intrecciano, possono assumere dal momento che si decide di agire in un modo o in un altro. Inizia così un lacerante viaggio nella memoria, un bilancio implacabile che condurrà Dylan a guardare dentro sè stesso e nel flusso del tempo. A scoprire cosa sarebbe successo se…

Sfruttando l’idea alla base di un classico assoluto del cinema come La vita è meravigliosa (It's a Wonderful Life, 1946) di Frank Capra, Paola Barbato sforna nell’autunno del 2004 il miglior Speciale dai tempi di Sclavi e Chiaverotti. Ad accompagnare Dylan nel suo viaggio tra i suoi possibili futuri alternativi non è, come nel film di Capra, un angelo di seconda classe come Clarence Odbody (nome peraltro già sfruttato da Sclavi nel n. 6 La bellezza del demonio) bensì la Morte, con cui il nostro ha avuto a che fare moltissime volte sin dai tempi del mitico n. 10 Attraversolo specchio. La triste mietitrice ha un debito con l’indagatore dell’incubo contratto nel n. 190 Il segreto di Mordecai e decide qui di sdebitarsi cercando di aiutare Dylan a risolvere lo “stallo alla messicana” in cui si è ficcato (e che sarà riproposto nel successivo speciale La Peste). Sono tanti gli albi citati in questo lungo viaggio tra storie di vite non vissute dal nostro e ancor di più i personaggi del suo passato che ritroviamo: dai grandi amori Lillie (con cui sarebbe bastato pochissimo per avere una vita felice) e Bree (con cui sarebbe in ogni caso finita male), passando per l’indimenticabile Johnny Freak, allo sfortunato Virgil, il figlio di Bloch per arrivare all’immancabile Xabaras, senza nominarli tutti. Il Dylan-zombi, che ci guarda in un’inquietante primissimo piano dalla copertina di Stano, fa un certo effetto ma mai come il Groucho triste, con i baffi posticci, in uno dei momenti più malinconici dell'intera serie. Barbato, quasi sadicamente, fa soffrire Dylan tanto per i rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere quanto per l’orrore di ciò che per fortuna non è stato. Un po’ troppo fanservice (l’ho avvertito molto in quest’ultima rilettura) ma albo che sa anche emozionare, appagando molte delle curiosità del lettore affezionato, prestando al contempo, con questa formula del "what if", anche il fianco a critiche accese che io non mi sento in dovere di fargli. Piccatto taglia il traguardo delle 40 storie dylaniate per Dylan con quella che forse è la sua miglior prova post primi 100. Qui ci offre una Morte con una rappresentazione grafica diversa dal modello “bergmaniano” inaugurato da Casertano nel già menzionato n. 10 o dal più popolare scheletro incappucciato visto in tante altre occasioni. Il disegnatore piemontese ne realizza una versione spettrale, quasi senza volto, da fantasma dyckensiano di Canto di Natale. Si dimostra anche duttile nel richiamare lo stile di alcuni colleghi disegnatori legati agli albi che di volta in volta vengono citati e bravissimo nel far trasparire dalle pagine le emozioni dei personaggi.

BODYCOUNT: 0 (nei futuri alternativi ce ne sarebbero, ma..)

TIMBRATURA: 0 (sarebbero 3 ma essendo storie di vite non vissute, non contano)

CITAZIONE: “Ti aiuterebbe sapere dove saresti se tu avessi fatto la scelta opposta? Vuoi vedere le vite che non hai vissuto?”

VOTO: 9

Soggetto: Barbato (20)

Sceneggiatura: Barbato (19)

Disegni: Piccatto (40)


martedì 9 settembre 2025

Dylan Dog Special #17 - La fortezza del demone

 

È un’ autentica leggenda del cinema espressionista tedesco, "La fortezza del demone", di Dirk Skroge. Una leggenda fosca, però… Tanto della troupe quanto degli attori, infatti, si sono del tutto perse le tracce dopo la realizzazione del film. Ora, Blake Kline, regista di film horror e ammiratore incondizionato di Skroge, vuole girarne il remake, negli stessi luoghi della pellicola originale. Il tetro castello nei Carpazi (e dove, se no?) che fa da set sembra animato da inquietanti presenze. Ben presto, gli orrori della finzione e quelli della realtà si intrecciano in un groviglio inestricabile, nei cui lacci Dylan Dog e Groucho sembrano avvinti senza che s'intraveda alcuna via di scampo…

Il soggetto e la sceneggiatura di questo 17° Speciale non brillano certo per originalità. Senza andare tanto lontano nel tempo, l’anno precedente a un qualcosa di simile ci aveva pensato Ruju con il Gigante Horror Cult Movie, storia meglio riuscita di questa e che già aveva proposto parti di sceneggiatura cinematrografica in didascalia. Idee quantomeno affini si possono ritrovare anche in Horror Paradise o in Polvere di stelle. I personaggi inoltre sono poco caratterizzati, se non stereotipati, difetto a cui non sfugge nemmeno l’antagonista Blake Kline che non si fa mancare nessuno dei clichè del cattivone di turno. La parte finale è forse un po' banale nel voler seguire il classico iter: lo stesso autore d’altronde ci dice per bocca di Kline che non ci si può sottrarre alle leggi dello spettacolo. L’ultima pagina potrebbe far storcere il naso a qualcuno per il suo tocco metafumettistico che io personalmente non disdegno. Quello che Faraci azzecca davvero è l'atmosfera gotica e lugubre della location che esalta il lavoro di Celoni, nonchè alcune sequenze horror-splatter in cui si rivela sempre indispensabile il notevole apporto del disegnatore. Se questo Speciale si eleva dall’anonimato è proprio per merito del comparto grafico. Grazie allo strepitoso lavoro di Celoni, che attinge ispirazione anche dall’espressionismo tedesco gettando sulle pagine fiumi di china, la fortezza del titolo sembra celare una minaccia o un demone in ogni vignetta, anche quelle in cui la vicenda si fa apparentemente calma. Per alcuni il suo tratto potrebbe apparire ostico, poco decifrabile, ma se ci lascia immergere nelle sue tavole la lettura ne guadagnerà non poco. La copertina di Stano ha invece un tocco esotico non in linea con la trama.

Curiosità: Nella biblioteca di Dylan a pag. 8 spiccano le monografie dedicate a classici del cinema horror come Nightmare, Psycho, Nosferatu e Zombi (Dawn of dead)

BODYCOUNT: 8 (oltre a un numero imprecisato di altri membri della troupe)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Mai conoscere di persona i propri idoli.. c’è il rischio di scoprire che sono soltanto uomini

VOTO: 6,5

Soggetto: Faraci (7)

Sceneggiatura: Faraci (7)

Disegni: Celoni (2)


lunedì 24 febbraio 2025

Dylan Dog Special #16 - Dov'è finito Dylan Dog?

 

Un giorno come gli altri, per Groucho… la spesa al mercato, un salto dal giornalaio e poi a casa. Beh, sarebbe un giorno come gli altri se al numero 7 di Craven Road ci fosse ancora la casa di Dylan Dog, con annesso Indagatore dell'Incubo, e non invece un bar di bassa categoria gestito da un tipo che afferma di essere lì da almeno sedici anni. Per Groucho e l'ispettore Bloch sembrano non esservi spiragli per sciogliere il mistero, fintanto che Lord H. G. Wells, con uno dei suoi improbabili marchingegni, non riesce a rilevare un'emanazione di onde di negatività, la cui origine, pur essendo invisibile, è proprio sotto gli occhi di tutti …

Dov’è finito Dylan Dog? Una domanda che sorge spontanea subito dopo aver concluso la rilettura di questo 16° speciale che ritorna alla formula delle mini-storie multiple. Una formula in precedenza sempre fortunata e che a me personalmente è sempre piaciuta molto.  Non questa volta. Ma andiamo con ordine. La cornice è “metafumettistica”, palesando la difficoltà degli autori, anche fisiologica dopo sedici anni di vita editoriale, nell'inventare nuove avventure per l'indagatore dell'incubo. Quest’idea è veramente interessante, ma per il resto  le scene di raccordo tra un episodio e l’altro sono piuttosto mosce. Groucho nel prologo è fin troppo seri; fa piacere rivedere Lord Wells più avanti in una delle sue ultime apparizioni, ma ormai è ridotto a una macchietta. Con tutte le vecchie fiamme di Dylan, poi Ruju va a recuperarne una di serie C, Drew Thorpe, conosciuta ai tempi de L’idolo della folla e sostanzialmente sconosciuta o dimenticata dalla maggior parte dei lettori. L’unico a mostrarsi attivo, in un contesto per lo più statico, è Bloch, preoccupato più di ogni altro dalla scomparsa dell’amico. Passando nel dettaglio alle tre mini storie:

IL BRANCO: L’episodio soffre di un’eccessiva lentezza e occupa troppe pagine per arrivare alla conclusione, quando ne sarebbero bastate poco più della metà visto che è piuttosto scontato e oltretutto Dylan non risolve neppure il caso! Lo Speciale avrebbe giovato di almeno un altro paio di mini-storie per risultare più dinamico, ma questa si è mangiata subito un sacco di spazio utile. C’è l’ennesima citazione dei drughi di Arancia Meccanica, stavolta con la variante dei rollerblade, e un rimando alla letteratura norrena (gli “ulfhednar”). Simpatico il finale sul pulmann ma un po’ fuori contesto.

LA MANO DEL MORTO: Indubbiamente la migliore del lotto, (mezzo punto in più nel mio giudizio globale all’albo), anche se in fin dei conti è una variante di Partita con la morte: da una parte la partita a scacchi con la Grande Consolatrice, dall’altra il poker con il Diavolo. C’è anche una connessione tematica con la prima storia, il desiderio di restare sempre giovani e in forma, ma non saprei dire quanto voluta. Bello vedere Dylan invecchiare, ma il suo bluff risulta davvero molto forzato, soprattutto per come ci abbocca Stanton.

LAVORI IN CORSO: Quest’ultima si pone come una sorta di sequel della precedente, con protagonista però Groucho al posto di Dylan. L’inizio sembra promettere altro, poi lo strambo assistente entra in campo a suon di battute, ma assai distanti dalle migliori del suo repertorio. Ancora metafumetto alle pagg. 131-132

 Ai disegni troviamo un Freghieri ai minimi storici, svogliato, frettoloso e con il pilota automatico innestato. Carina l’ultima vignetta, ma non può certo bastare a salvare la sua prova. Nemmeno la copertina di Stano appare ispirata, con Dylan che sembra quasi essere stato aggiunto e appiccicato in una fase successiva a quella della realizzazione dello sfondo.

Curiosità: (1) Nella prima mini-storia vi sono riferimenti a Horror Cult Movie, scritta sempre da Ruju ma all’epoca non ancora pubblicata; uscirà infatti due mesi dopo su Gigante n. 11. (2) Il Bruto’s Snack Bar che compare nel prologo è un omaggio al “Bruno’s Snack Bar”, locale che si trovava realmente in una delle Craven Road di Londra.

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: Sì (1, Drew, “ritimbrata”)

CITAZIONE: “Dylan Dog? Ma cos’è? Vi siete messi tutti d’accordo? Questo è un locale pubblico e qui non c’è nessun dannato Dylan Dog, chiaro?”

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (45)

Sceneggiatura: Ruju (45)

Disegni: Freghieri (34)


mercoledì 5 febbraio 2025

Dylan Dog Special #15 - Sulla rotta di Moby Dick

 

Achab è tornato e la caccia a Moby Dick riprende, più implacabile che mai! Seguirà il nuovo Pequod lo stesso destino del suo predecessore, o stavolta l'odio inestinguibile di Achab avrà ragione della Balena? E le visioni di Tamura, la sua capacità di leggere le ferite che segnano il cuore degli uomini, che posto avranno in questa folle impresa? Dylan, imbarcato suo malgrado, non può far altro che osservare e attendere l'incontro con la maestosa Signora del Mare…

Quindicesimo Speciale uscito proprio nel corso della ricorrenza del 15° anno di vita editoriale dell’indagatore dell’incubo. Ritroviamo Dylan impegnato in un’avventura in mare aperto a soli due anni dallo Special n. 13, Goliath, senza che il mal di mare torni a fargli rimettere l’anima come da prassi stavolta grazie a un non meglio precisato “preparato”. Faraci ha per le mani un banale soggetto adatto ad un b-movie eco-vengeance, tipo L’Orca Assassina (film di Michael Anderson del 1977) e altri film derivati da Lo Squalo di Spielberg, ma ha la felice intuizione di legarla al mito di Moby Dick, innestando una forte connessione con il fortunato romanzo di Herman Melville. In questo modo la storia funziona, pur traballando in diversi punti tra cazziatoni moraleggianti, esperimenti improbabili e mini-bombe atomiche (!!!), trainata a tutta forza dalla maestosità dei disegni di Brindisi che ha un merito non indifferente nella valutazione positiva di questo Speciale. Nell’editoriale il suo lavoro viene accostato, per qualità, a quello di Franco Caprioli e Dino Battaglia, che in passato si erano cimentati con una riduzione a fumetti di Moby Dick. Non posso fare confronti, se non per qualche tavola reperibile in rete, ma è indubbio che la sua prova sia eccezionale, sia per quanto riguarda la raffigurazione della balena bianca (che poi è un capodoglio), sia e forse soprattutto per l’estrema cura applicata a volto e fisicità del capitano Achab. Lo stesso non si può dire per la copertina di Stano, su sfondo plumbeo, che non riesce a suggerire l’epicità dell’opera melvilliana e dei suoi protagonisti. Ritroviamo qui un Groucho in gran spolvero, a sparare battute a raffica; Faraci è uno dei pochi, a parte Sclavi, a saperlo gestire bene quanto meno a livello comico. Restano senza spiegazione, lasciando l’amaro in bocca, i racconti/visioni di Tamura, un personaggio che in apparenza sembra avere nella vicenda un'importanza e un ruolo fondamentali, sapendo tutto di tutti i membri dell’equipaggio (che si scoprono essere legati tra loro), del tutto dimenticati alla fine dall'autore. Sempre nell’editoriale, questo viene definito uno degli Speciali più belli. Sono in disaccordo, siamo sui livelli discreti per una storia che, nonostante i difetti insiti nella sceneggiatura, riesce a far sì che il lettore mantenga la sospensione dell'incredulità fino al dir poco implausibile finale.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: Sì (1, Rachel)

CITAZIONE: “Io e te.. Achab e Moby Dick.. per l’eternità!”

VOTO: 7,5

Soggetto: Faraci (3)

Sceneggiatura: Faraci (3)

Disegni: Brindisi (24)


lunedì 13 gennaio 2025

Dylan Dog Special #14 - Il padrone della luce

 

Un esperimento dagli effetti imprevedibili, una formula che fa gola ai servizi segreti di mezzo mondo e una nuova, straordinaria fonte di energia. Per neutralizzare quella che, nelle mani sbagliate, potrebbe divenire un'arma di inimmaginabile potenza distruttrice, Dylan Dog dovrà affrontare misteriose creature fatte di sola luce...

I primi cinque speciali dylaniati avevano ospitato i volumetti dell’Enciclopedia della Paura, quelli dal sesto al tredicesimo invece erano accompagnati dai “Grouchini”. Questo 14° inaugura invece la lunga stagione degli Special senza allegati che perdura sino ad oggi. Vengono in compenso aumentate le pagine dell’albo, che passa da 128 a 160 e la Bonelli indora la pillola non aumentando il prezzo di copertina come stava avvenendo per tutte le altre pubblicazioni in quel periodo (ma rimedierà con lo speciale successivo). Rinnovata anche la grafica di copertina, meno “invasiva” di quelle precedenti. Peccato però che Stano confezioni una copertina bruttarella ed insipida che non avrebbe meritato tutto quello spazio. La storia all’interno purtroppo è anche peggio. Parlando prima dei disegni, troviamo qui un Piccatto ai minimi storici, che sembra ritrovare ispirazione solo nelle vignette in cui compare la stupenda Sherazade che evidentemente anche su di lui riusciva ad esercitare il suo fascino. L’artista piemontese riesce a infondere con il suo tratto la carica erotica e la sensualità che il personaggio poi emana ogni volta che compare. Per il resto le sue tavole sembrano “tirate via”. Deludono soprattutto quelle delle uccisioni ad opera delle creature di luce (terribile la rana alle pagg. 14-15). Passando ai testi, Ruju elabora una storia assolutamente antidylandoghiana che si dipana per 160 interminabili pagini tra intrighi internazionali e cospirazioni politico-militari-scientifiche che fanno incetta di luoghi comuni e con protagonista un insopportabile Dylan “Bond”, che tutto sembra fuorché l’indagatore dell’incubo che tutti conosciamo. E il tutto da sciropparsi per 160 interminabili pagine. La vignetta del tizio sgamato dalla moglie mentre fa apprezzamenti su Sherazade non è nemmeno degna delle barzellette della settimana enigmistica. Fosse stato ideato come parodia consapevole, anzi meglio, fosse stato concepito come soggetto di un Grouchino con battute a raffica e interazione con le 3 improbabili spie avrebbe potuto avere anche un senso e risultare magari divertente. Invece, il risultato finale è la più grossa delusione dei miei primi 14 anni da lettore dylaniato e ad oggi non ho motivi di ripensamento.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: Sì (1, Frances)

CITAZIONE: “La luce… la luce ha divorato il mondo… diffidate della luce…”

VOTO: 4

Soggetto: Ruju (32)

Sceneggiatura: Ruju (32)

Disegni: Piccatto (32)


venerdì 15 dicembre 2023

Dylan Dog Special #13 - Goliath

 

Un gigante d'acciaio in mezzo all'oceano. La piattaforma petrolifera Goliath non dà più segni di vita, come un castello super-tecnologico abbandonato in mezzo al nulla. Ora tocca a Dylan Dog affrontare il mistero. Qualcosa è risalito dalle viscere della Terra per prendere corpo e anima dell'equipaggio. Una forza primordiale, un animale sopravvissuto ai millenni, un'intelligenza sottile e micidiale!

ALERT: la recensione è piena di inevitabili spoiler.

In questo Speciale n. 13 Ruju decide di mettere l’indagatore dell’incubo a confronto con le sue fobie più temute: mal di mare, claustrofobia e vertigini. E la reazione del nostro sarà stupefacente, dal momento che non sembrerà soffrire particolarmente nessuno di questi malesseri, nonostante le condizioni ambientali estreme che si troverà ad affrontare all’aperto e gli spazi angusti e bui che lo attenderanno all’interno della Goliath. Evidentemente i farmaci contro la nausea di cui dichiara di aver fatto ampio uso all'inizio della storia dovevano essere particolarmente efficaci anche contro la claustrofobia e il freddo. D’altronde chi, come Dylan, non farebbe sesso, mezzo nudo, all'aria aperta con mare in tempesta e un vento pazzesco?? Neanche la famosa polverina di Pollon, nella famosa serie animata degli anni ’80 che si prendeva gioco degli dei dell’Olimpo, aveva effetti così “stupefacenti”. Le fonti di riferimento per il soggetto sono snocciolate nell’editoriale di pag. 2: La cosa da un altro mondo (1951, di Christian Nyby) e il suo quasi-remake del 1982 La Cosa di John Carpenter, la tetralogia originale di Alien, Relic-L’evoluzione del terrore (1997, di Peter Hyams) e Deep Rising-Presenze dal profondo (1998, di Stephen Sommers). Io ci aggiungerei almeno anche i non citati Punto di non ritorno (Event Horizon, 1997, di Paul W.S. Anderson) e Il terrore dalla sesta luna (The Puppet Masters, 1994, di Stuart Orme) da cui sicuramente Ruju ha attinto per imbastire una sceneggiatura standard da survival fantahorror, genere che apprezzo molto sia a livello cinematografico che videoludico. A quest'ultimo proposito, da notare come le creature della Goliath ricordino molto da vicino, in anticipo di una decina d'anni, i necromorfi del videogame Dead Space, forse perché le fonti di ispirazione sono sostanzialmente le medesime. Quello che proprio non digerisco di questo Speciale è l’atteggiamento di Dylan. Al di là della già citata imprevedibile resistenza alle fobie, il nostro si dimostra quanto mai insopportabile palesando da subito un’aria da "so tutto io" e zero simpatia. Impartisce ordini a tutti e praticamente si mette di fatto al comando dell'operazione senza nemmeno entrare in conflitto con il gruppetto dei mercenari (quanto mai buonisti) come sarebbe stato lecito aspettarsi. Insomma, troppo supereroe rispetto al personaggio che avevamo imparato a conoscere. Un Dylan in versione “Bruce Willis” (come da lui stesso ammesso a pag. 113) dall’inizio alla fine e una componente action tanto preponderante non avevano precedente nella serie. Tutto l’albo trasuda machismo da tutte le pagine, nonostante la presenza di due donne forti che però faticano ad imporsi sulle decisioni degli uomini. Da notare poi come il messaggio ecologista sia soltanto di facciata. Nonostante Dylan affermi di aver accettato l’incarico per sventare un’apocalisse ecologica, non si fa nessuno scrupolo a far implodere la Goliath per salvare la sua pellaccia e quella dei compagni. Il controfinale, poi, sfrutta un’idea già vista nella mini-storia “Al centro della terra” presente nel primo Speciale. Felice intuizione, invece, quella delle citazioni di William Blake, compreso lo stesso Urizen, sparse a più riprese nell’albo. Passando ai disegni, mi duole ammettere da fan di Mari comeil buon Nicola non fosse probabilmente l’artista più adatto per questo tipo di storia. Ruju mette infatti in scena sequenze molto concitate che il tratto denso e complesso del disegnatore ferrarese rende troppo caotiche. Spesso non si capisce cosa succeda (ad es: il tentativo di salita sulla piattaforma) o quanti personaggi siano in scena (ad es. nel confronto finale sembrerebbero presenti solo Dylan, Jerome e Dwight Shermann, ma a pag. 121 vediamo fuggire altre creature). Esteticamente, almeno per me, il suo lavoro resta un bel vedere anche qui, ma risulta poco, anzi pochissimo, funzionale al racconto. Copertina sacrificatissima come da qualche anno a quella parte, ma che rappresenta al meglio quello che l’indagatore dell’incubo si troverà ad affrontare all’interno della Goliath.

Malgrado i difetti, una lettura godibile se non si hanno troppe pretese. Certo per chi ha ben presente le fonti di riferimento, non ci saranno sorprese.

Curiosità: (1) A pag. 13 citata Charlotte Leduc, apparsa ne Il canto della sirena (Gigante n. 5), altra storia “marittima” di Ruju. (2) Nell’editoriale viene annunciata per l’anno successivo il cambio della formula di Speciale (da 128 a 160 pagine, ma senza “Grouchino”) e Gigante (da multi-storie a storia unica).

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: Sì (1, Elke)

CITAZIONE: “Avete unito le vostre solitudini. E ora cercate una via d’uscita divorando il mondo”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (22)

Sceneggiatura: Ruju (22)

Disegni: Mari (5)

venerdì 3 novembre 2023

Dylan Dog Special #12 - La preda umana

 

Da cosa fugge la misteriosa Ishar? Chi le sta dando la caccia? Viene da un altro mondo, forse da un altro tempo. È evasa da un universo brutale del quale conserva soltanto una vaga memoria. Ora deve tornare laggiù, per ritrovare se stessa e la sua gente. Dylan dovrà accompagnarla verso popoli dagli incredibili poteri, cavalieri e sortilegi, in una terra governata dalla magia...

Primo ed unico Speciale scritto da Manfredi. L’esperienza dylaniata del buon Gianfranco era sostanzialmente già terminata con il debutto in edicola del suo Magico Vento, ma in archivio erano rimaste ancora alcune storie scritte per l’indagatore dell’incubo. La preda umana è una di queste, ma sul fatto che la sua collocazione “naturale” fosse proprio lo Speciale qualche dubbio ce l’ho. La sceneggiatura sembra infatti allungata ad hoc per raggiungere le 128 tavole necessarie, con l’aggiunta dei personaggi di Sir Baldwin e Lady Marian e tutta la parte dedicata alla caccia alla volpe nella foresta di Sherwood. Sì il nome di Lady Marian e i luoghi si riallacciano alla leggenda di Robin Hood, richiamata più volte nel corso dell’albo (vi compare anche Sir Guy di Gisburne!), ma quel che accade durante la battuta di caccia e i due personaggi non hanno la minima rilevanza nell’economia della vicenda, se non allungare il brodo di una dozzina di pagine. Nell’editoriale di pag. 2 viene rivendicata una certa originalità al soggetto, anche se non assoluta visto che viene inserito (in parte) nel filone di pellicole e romanzi a tema “ragazzi selvaggi” e ha una sorte di padre putativo in The most dangerous game, film del 1932 da noi distribuito con diversi titoli, il più noto dei quali è La pericolosa partita. Chiaramente l’albo veicola una forte critica alla caccia, abbracciando il tema animalista/ambientalista da sempre presente in Dylan Dog. Tuttavia è paradossale che il mondo tanto rimpianto da Ishar sia sì meno inquinato del nostro ma altrettanto irrispettoso della vita degli animali e delle persone. La storia comunque scorre via troppo velocemente, senza lasciare nulla al lettore. Non sembra neanche avere pagine in più rispetto a un albo regolare, nonostante le aggiunte di cui abbiamo già detto, e questo non perché la lettura sia particolarmente scorrevole, ma perché si ha la sensazione di esserci persi qualcosa. Non si capisce bene dove Manfredi voglia andare a parare, inserendo tutti quei fastidiosi (almeno per me) elementi fantasy quasi a costruire una mitologia di cui non si sentiva il bisogno e con il consueto finale un po’ sbrigativo che chiude quello che a parole avrebbe dovuto essere un grande amore che di fatto non è mai stato (e tanto meno consumato). Aggiungiamoci personaggi poco approfonditi (la stessa Ishar sembra la versione sbiadita di Juma di Ananga!), un po’ di retorica e tono didascalici e la delusione è servita. Lo dico a malincuore da estimatore di Manfredi e grande fan di Magico Vento, ma questo è uno degli Speciali dylaniati peggiori. E non aiutano neppure i disegni di un Freghieri poco ispirato, come già aveva mostrato di essere nel coevo n. 144, con diverse vignette “tirate via” e solo qualche sporadica zampata d’autore. A mettergli il freno a mano concorre anche l’autocensura bonelliana che lo costringe a mascherare il più possibile il corpo nudo di Ishar. Terribile quel che resta della copertina di Stano, ridotta al solito scorcio da logo, mini-copertina e codice a barre.

Curiosità: (1) Con questo n. 12 Freghieri agguantava Roi a quota 4 speciali disegnati. Gli altri quattro erano invece stati illustrati tutti da autori diversi. (2) A pag. 25 Groucho ascolta i Rolling Stones anche se Ishar non sembra apprezzare! (3) A pag. 85 un serioso Dylan sembra quasi ironizzare sul fatto che, vista la sua storia personale, incrociare il suo destino con quello di una donna possa rappresentare un legame indissolubile.

BODYCOUNT: 2 (più quasi tutta la tribù di Ishar)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Voglio che tu sappia che ti ho amato come si ama un sogno… E i sogni prima o poi svaniscono.”

VOTO: 5

Soggetto: Manfredi (11)

Sceneggiatura: Manfredi (11)

Disegni: Freghieri (22)