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sabato 3 gennaio 2026

Dylan Dog #239 - Il gran bastardo

 

Moreen ama la mondanità e porta il suo nuovo ragazzo, Dylan, a feste e ricevimenti! Un vero incubo, per l'Indagatore del medesimo! In una di queste occasioni, i due conoscono Chic, un uomo ricco, elegante, brillante, istrionico e che ostenta con piacere il suo modo di prendere la vita con un sorriso sempre dipinto sul viso. Un carattere invadente e una presenza ingombrante, d'accordo, ma come mai basta così poco perché il quinto senso e mezzo di Dylan gli dia la sensazione di trovarsi di fronte a un gran bastardo?

Torna l’affiatata coppia De Nardo-Bigliardo, alla terza collaborazione consecutiva (quarta in assoluto) sulla serie regolare, per un albo che ancora una volta non ha nulla di orrorifico, ma è scritto molto bene. La storia infatti si distingue dalla media per l'inconsueto metodo narrativo “fuori campo” scelto da De Nardo che stavolta abbandona le consuete didascalie (salvo riprenderle nel finale) per affidarsi al personaggio di Moreen che fin dal prologo rompe la quarta parete, rivolgendosi direttamente al lettore.  Rispetto a precedenti lavori dell’autore, la sceneggiatura presenta qui elementi dylaniati più caratteristici e il protagonista si comporta come d’abitudine, ricoprendo un ruolo centrale negli eventi.  Malgrado la conclusione della vicenda sia prevedibile fin dall’incipit e il suo sviluppo sia pressoché scontato (ma non è la prima volta che a De Nardo piace giocare a carte scoperte), la narrazione rimane convincente e il finale riesce comunque a risultare cattivo nella sua inevitabilità. Bigliardo sempre un bel vedere soprattutto quando le ombre si allungano sui volti dei personaggi; i primi piani di Moreen nell’ultima parte dell’albo (da pag. 87 in poi) sono uno più bello dell’altro e ci restituiscono prepotentemente tutte le emozioni della malcapitata fidanzata di Dylan. Copertina di Stano, invece, poco significativa.

Curiosità: A pag. 2 (inedito) è pubblicato un commosso saluto a Nando Tacconi, disegnatore di quattro albi dylaniati, scomparso l’11 maggio 2006. Ci viene anche rivelato che l’artista, passato giocoforza alla scrittura a causa di una malattia degenerativa agli occhi, aveva in mente anche una storia per Dylan Dog di cui però non fece in tempo a scrivere nulla.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No (è suggerita ma non mostrata)

CITAZIONE: “Ma Dylan non deve morire. Non lo merita! Concedetegli una possibilità! Non datela vinta a quel bastardo. Quel gran bastardo!”.

VOTO: 7

Soggetto: De Nardo (12)

Sceneggiatura: De Nardo (12)

Disegni: Bigliardo (8)

Uscita: agosto 2006


sabato 22 novembre 2025

Dylan Dog #226 - 24 ore per non morire


 Il miliardario Harold Barrett vuole vendicare la morte del figlio Thomas, gettato da un treno in corsa. E, secondo Barrett, soltanto due persone avevano un motivo per ucciderlo: Sean Cassidy, collega di lavoro di Thomas, e Dylan Dog! Avvelenati a loro insaputa con un siero letale, di cui soltanto Barrett senior possiede l'antidoto, Dylan e Sean hanno un giorno di tempo per scoprire chi, fra loro, sia il vero colpevole. Una competizione che ha per posta la vita!

Storia questa che soffre del classico problema denardiano ovvero è poco dylandoghiana. I richiami al soprannaturale sono circoscritti e forse sì, forse no, per quanto di fatto pretestuosi, giustificano in corner la presenza dell'indagatore dell'incubo, altrimenti l'albo sarebbe da ascrivere ad altri generi o pensato per altri personaggi bonelliani. C'è da dire che una trama in cui il protagonista ha x ore di vita per portare a termine la sua missione ha sempre un non so che di interessante, tanto nella letteratura quanto nel cinema (Carpenter e il suo 1997: Fuga da New York tanto per fare un esempio a me caro). Nella serie ci aveva già provato anni prima Chiaverotti, con esiti decisamente superiori, nel sottovalutatissimo I demoni. De Nardo qui prova ad inserire un elemento di novità nell’espediente, affiancando a Dylan un concorrente. Tuttavia non si arriva mai a una sfida diretta tra i due, se non alla fine. Inoltre la sceneggiatura è inframezzata da continui flashback che, se da una parte sono indispensabili per ricostruire i pezzi di una complicata vicenda che ha le sue radici nel passato, dall’altro spezzano troppo il ritmo, facendo venire meno la sensazione di “corsa contro il tempo” che dovrebbe essere il sale su trame di questo tipo. Tutto sommato la storia di De Nardo nel complesso si difende, ha un plot articolato ed è ben scritta, con il ricorso al consueto marchio di fabbrica delle didascalie. Ma l’horror non abita qui, anche se il crime/thriller è un genere più affine a Dylan Dog di quanto non lo sia il fantasy spesso scelto dall’autore. Anche la copertina di Stano, così come il titolo, farebbero pensare più a un poliziesco che a una classica avventura dell’indagatore dell’incubo. Bigliardo, alla sua terza collaborazione con De Nardo (la seconda consecutiva), mette in mostra tutta la sua bravura ai disegni, lavorando in modo certosino sui volti dei personaggi e sulle loro espressioni; come ho già avuto modo di notare la "sua" Trelkovski è, a mio gusto, sempre la migliore.

Curiosità: (1) Si rivedono dopo parecchio tempo Glenda e Dora, le amiche di Madame Trelkovski. (2) A pag. 45, ultima vignetta, omaggio all’anime Galaxy Express 999? (3)Sull'Horror Club (inedito) ampio spazio a un disegno di Bigliardo che ritrae Dylan assieme a Valentino Rossi, grande appassionato (almeno all'epoca, ora non saprei) di fumetti e, in particolare, dell'indagatore dell'incubo.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “IVI ET VIXI

VOTO: 6

Soggetto: De Nardo (11)

Sceneggiatura: De Nardo (11)

Disegni: Bigliardo (7)

Uscita: luglio 2005

domenica 19 ottobre 2025

Dylan Dog #216 - Il grimorio maledetto

 

Strano mondo quello dei collezionisti di libri antichi, soprattutto poi quando si tratta di libri dai poteri, diciamo insoliti, com'è il caso del Grimorio Bianco. Ma, se è vero, che un autentico collezionista trova che nessuna azione sia troppo riprovevole pur di conquistare l'agognato volume, oggetto delle sue mire, ebbene, nel caso del conte Gregory Babalkan, la faccenda sconfina nel cupo territorio della negromanzia. Già, perché il conte è un mago, ma di quelli cattivi, e vuol distruggere il Grimorio per avere libero accesso alla Porta del Regno delle Ombre, come non manca di spiegare a un attonito Dylan la signora Trelkovsky

Albo che vedo l’esordio di uno dei personaggi ricorrenti più odiati dai lettori, “quel nano infame” (per citare il titolo italiano del film Little Man di Keenen Ivory Wyans del 2006) di Winston McCloud. In questa storia, in cui facciamo per la prima volta la sua conoscenza, la presenza del potentissimo mago in miniatura è meno invasiva che nelle successive apparizioni. Il problema di questo n. 216 risiede nel classico difetto (almeno a mio gusto) dei soggetti di De Nardo: troppo fantasy e poco horror, nonostante il richiamo a La nona porta (The Ninth Gate, 1999) di Roman Polansky. Ed è un peccato perché la sceneggiatura funziona bene, al netto di una certa verbosità in alcuni passaggi troppo elevata, soprattutto quando De Nardo si incaponisce a spiegarci simboli ed esoterismi vari. Lo stile narrativo però funziona a partire dalle didascalie, marchio di fabbrica denardiano, alternando momenti tesi ad intermezzi divertenti (su tutti Dylan che si risveglia nudo in casa della sconosciuta) con un ritmo che cresce sempre più man mano che si arriva verso il finale. Un paio di potenti stoccare orrorifiche fortunatamente ci sono: l’antiquario ucciso dai ragni (una mezza citazione a L’aldilà di Fulci?) e lo splatteroso parto demoniaco a pag. 94, che riporta la mente a Sinfonia Mortale. La storia soffre dell'assenza di un antagonista carismatico per Dylan (Babalkan, che deve il suo nome al Boris Balkan del già citato La nona porta, rimane troppo sullo sfondo), ma trova nella “gazza” un personaggio interessante e che ci regala anche un omaggio a Diabolik. Da notare come nel giro di pochissimi mesi Dylan abbia una relazione con una ladra professionista (era appena successo in L’alchimista), altro segno che la curatela in quel periodo non fosse troppo attentissima, nonostante le “rassicurazioni” contenute nell’Horror Club (inedito) che attribuivano a Sclavi il delicato compito. Aggiungiamoci anche che la vicenda è ambientata ad Halloween, mentre l’albo è uscito a fine agosto. Bigliardo meno performante che nelle precedenti uscite, soprattutto perché spesso i balloon gli “mangiano”  parecchio spazio nelle vignette, ma nota di merito per la sua Madame Trelkovski: per me nessuno la disegna meglio di lui. La copertina di Stano farà “felici” gli aracnofobici, peccato per lo sfondo neutro e l’effetto ragnatela addosso a Dylan che poteva essere reso meglio.

Curiosità: (1)Nell’Horror Club (inedito) viene ammesso, per la prima volta, che Sclavi si è preso una lunga pausa di riflessione. Al contempo veniva pubblicizzata l’intervista al Tiz in una puntata (intitolata “Il caso Dylan Dog”) del programma “Antistoria del fumetto italiano” in onda su un canale della rete Sky. Se non l’avete mai vista, la potete trovare su Youtube a questo link. (2) Da pag. 12 a pag. 14 l’autoradio trasmette “Crush on you” di Bruce Springsteen.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No (sicuramente è sì, ma come in altre occasioni se è fuoricampo non la conteggio)

CITAZIONE: “La notte delle streghe. La notte del mistero e della magia. La notte in cui le porte dell’altro mondo si schiudono, permettendo il transito tra i due piani della realtà”.

VOTO: 6

Soggetto: De Nardo (10)

Sceneggiatura: De Nardo (10)

Disegni: Bigliardo (6)

uscita: settembre 2004

venerdì 19 settembre 2025

Dylan Dog #207 - Il tempio della seconda vita

 

Consulente in uscita, così si qualifica Larry Robson nel presentarsi a Dylan Dog. Più precisamente, il lavoro di Robson consiste nell'aiutare chiunque cada sotto l'influenza di una setta, e voglia liberarsene, a inserirsi nuovamente nella normalità. Non si tratterebbe, di rigore, di un campo d'azione consueto per il Nostro, ma non si può negare che il Tempio della Seconda Vita, fondato dal Redento Hogan, non sia secondo a nient'altro in fatto di incubi.

Albo anomalo questo. Se ci basassimo unicamente sul soggetto non sarebbe nulla di che. Viene affrontato il tema della sette già visto in passato nella serie, il cliente di turno scompare misteriosamente, Dylan indaga fingendosi interessato a unirsi agli adepti, alla fine scopre che in realtà è tutta una truffa. Ma la sceneggiatura   ha ben altro passo, spostando più volte il racconto in una dimensione da incubo. De Nardo si affida ancora una volta alle didascalie che in questo caso producono un effetto straniante per il lettore grazie al racconto fuori campo di Dylan che trasforma l'albo in una sorta di lungo flashback. Anche il personaggio impalpabile di Nadine, forse parzialmente incompiuto, finisce per essere paradossalmente un altro elemento perturbante: di lei non sappiamo nulla in pratica, quasi non fosse mai davvero esistita, nè perché avesse quel sogno di vita normale insieme a Dylan. Mancate spiegazioni che sono un punto a favore, fossero queste o meno le intenzioni dell'autore. Per questo alcuni personaggi, definiamoli "più realistici", come Lucille e gli scagnozzi di Hogan stonano con il resto, mentre la storia avrebbe ulteriormente giovato di maggiori innesti oppressivo-surreali. I disegni di Roi completano l'opera contribuendo a creare un'atmosfera crepuscolare e claustrofobica, quasi da vecchio horror espressionista, esaltando le sequenze oniriche, vero punto di forza della storia, compresa la stupenda pagina finale e l’incipit con il “seppellimento prematuro” (omaggio a Poe). Il buon Corrado aveva un po’ perso il lustro dei primi anni, ma le sue tavole sprigionano sempre inquietudine. Apprezzabile anche la copertina di Stano, di cui mi piacciono in particolare le pennellate azzurre in evidenza sul soffitto del tempio.

Curiosità: 40° storia dylaniata disegnata da Roi.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non oso. Il terrore mi paralizza. Vorrei urlare. A che servirebbe? Nessuno può sentirmi sottoterra”

VOTO: 8

Soggetto: De Nardo (9)

Sceneggiatura: De Nardo (9)

Disegni: Roi (40)


lunedì 25 agosto 2025

Dylan Dog #201 - Daisy & Queen

 

Crossbones, un piccolo paese tra Londra ed Edimburgo. Un piccolo paese dove sono scomparse già tre persone. Ferito e confuso dopo un incidente d'auto che stava per costargli la vita, Dylan viene raccolto da due strane gemelle, diversissime per carattere ma unite dallo stesso tragico passato. Daisy e Queen lo hanno salvato, certo, ma neppure il nostro Indagatore saprebbe dire se è loro ospite o loro prigioniero. Intanto, un bizzarro giornalista tedesco sta indagando sul mistero del Mostro di Crossbones

Dopo aver superato anche il traguardo dei duecento albi, Dylan Dog non si ferma (non come il sottoscritto le cui pause sono sempre imprevedibili) e lo fa con una storia che vede De Nardo abbandonare momentaneamente le atmosfere fantasy a lui familiari per esplorare i territori del giallo. Il modello di riferimento dichiarato dall’autore per il soggetto è “La notte brava del soldato Jonathan” (The Beguiled, 1971), diretto da Don Siegel, con protagonista un ancora giovane Clint Eastwood. Si avverte però distintamente anche una possibile influenza da Misery, il romanzo di Stephen King trasposto per il grande schermo nel 1990 da Rob Reiner. Tale fonte di ispirazione è stata tuttavia sorprendemente disconosciuta da De Nardo (*), il quale ha negato di aver visto al tempo il film di Reiner o letto il libro del “Re del Maine”, nonostante proprio nell'Horror Club del n. 201 (inedito) si legga che la storia “sembrerebbe ispirata a uno dei più bei romanzi scritti dall’inarrivabile Stephen King, e precisamente Misery [..], ma non lasciatevi ingannare: è assolutamente vero!”. E nell’Horror Club del n. 202 viene pure ribadito che “la volta scorsa l’omaggio di Peppe De Nardo a Misery era lampante e tuonante”.  Al di là di queste diatribe, ci troviamo di fronte a una sceneggiatura dal ritmo serrato, che scorre via liscia e sulla quale aleggia un certo dejà vù che rievoca analoghe o simili situazioni dylaniate sul tema del doppio, anche se De Nardo ce la mette tutta per distinguersi, riuscendovi solo in parte. Bisogna però rendergli merito che il dubbio Daisy-Queen resiste fino alla fine. Il personaggio del giornalista tedesco (il cui nome Zifferblatt in tedesco significa “Quadrante”) me lo sarei tenuto in serbo per altre occasioni. Qui pare un pesce fuor d'acqua, considerato che non è più di una macchietta che introduce momenti di comicità in un mood che dovrebbe restare il più teso e drammatico possibile. E poi perché non fare accettare a Dylan il suo incarico per poi farcelo finire dentro per puro caso? Mari ai disegni meno convincente di altre occasioni per quanto riguarda le proporzioni dei corpi dei personaggi che qui sono "ballerine" più di Giuda: vedasi Stone che in alcune vignette appare magro e in altre obeso. Ottimo come sempre invece quando si tratta di esprimere la follia sui volti o far risaltare sguardi allucinati (al netto di inguardabili frangette). Molto bello il primo piano di Dylan in copertina.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ci siamo solo tu e io. Queen è un’invenzione della tua mente… O, forse, tu lo sei della sua…”

VOTO: 6,5

Soggetto: De Nardo (8)

Sceneggiatura: De Nardo (8)

Disegni: Mari (11)

(*)Sul forum di cravenroad7.it l’utente elcruzado nella discussione dedicata all'albo cita come fonte il “MAKING OF n. 4”, collana Dylan Dog, pubblicato nel 2007 dalla IF Edizioni, su cui è riportata una dichiarazione di De Nardo in tema di citazioni dylaniate.


martedì 11 marzo 2025

Dylan Dog #197 - I quattro elementi

 

Niente di meglio che un bel gioco di società per passare una tranquilla serata tra amici. A meno che la variopinta scatola che contiene Il Signore degli Elementi non provenga da uno strano e inquietante negozietto che appare e scompare! I nomi di Safarà e del sulfureo Hamlin vi dicono nulla? A Dylan sì, e se fosse per lui quella scatola non dovrebbe neppure essere aperta. Ma stavolta è il Gioco che detta le regole. E la regola numero uno è che nessun giocatore possa abbandonare la partita!

Albo che segna il mirabolante esordio ai disegni di Fabio Celoni. All’epoca poco più che trentenne il buon Fabio, originario di Sesto San Giovanni (MI), vantava già un curriculum di tutto rispetto: esordio appena uscito dalla Scuola del Fumetto di Milano su “Mostri” delle Edizioni Acme e poi nel 1990 passaggio alla Disney. Nel 1991 viene pubblicata la sua prima storia per Topolino, cui seguiranno diverse storie per varie testate con protagonista Paperino, diventando nel 1996 il copertinista ufficiale di “Paperinik”. Nell’Horror Club (inedito) ci viene rivelato che la collaborazione di Celoni con Dylan Dog inizia per caso con un incontro nel settembre del 2000, alla FNAC di Milano, con l’allora curatore della serie Mauro Marcheselli che lo convince a sottoporre i suoi disegni alla SBE. Diciamoci la verità, se questo albo funziona il merito è proprio di Fabio Celoni, che qui ci delizia con prospettive insolite, disorientanti, impossibili, allunga ombre inquietanti sui volti dei personaggi e sugli scenari di gusto espressionista, scatena tutta la furia degli elementi con tavole pregne di una potenza grafica inaudita. Un peccato che le sue opere dylaniate siano così poche, davvero da mangiarsi le mani. Passando ai testi, è dichiarata in partenza la fonte ispiratrice, ovvero Jumanji (1995, di Joe Johnston) film con Robin Williams che recentemente ha avuto due sequel. Certo si avverte subito un senso di dejà vù dal momento che un gioco in scatola era stato già il focus di un albo uscito solo qualche mese prima, ovvero Il labirinto di Bangor. Forse la redazione poteva far passare più tempo tra i due. De Nardo per gli indovinelli e le filastrocche presenti nella storia si è avvalso, come rivelato nell’editoriale, dell’aiuto dell’amica scrittrice Antonella Ossorio. I versi in rima sono gradevoli, ma gli enigmi sono così complessi e vengono risolti così rapidamente che si perde subito ogni interesse. Poi Dylan, che sì sappiamo essere un ragazzo sveglio (ma non sempre), si dimostra fin troppo svelto di intelletto e dotato di cultura enciclopedica manco fosse il Robert Langdon di Dan Brown. E De Nardo dimostra ancora una volta di non essere ancora entrato, all’epoca, in perfetta sintonia con il personaggio, tanto da fargli dire a pag. 8 che, piuttosto che alla fortuna, preferisce affidarsi all’intuito e al… raziocinio! Detto da uno che risolve l’80% dei casi tra botte di c… e quinto senso e mezzo fa un po’ specie. L’autore inoltre continua con il fantasy, filone su cui insisterà ancora per la mia “gioia” tralasciando l’horror, qui appena accennato con la presenza del demone e lo zampino di Hamlin. Beffardo e carino il finale. Come concept la copertina di Stano mi piace ma trovo i diversi elementi che la compongono (sfondo, Dylan in primo piano e pedine) poco amalgamati tra loro.

Curiosità: Come segnalato dal sempre precisissimo Leprecano nei commenti, questo è il primo albo della serie regolare in cui Groucho non compare, nemmeno in una singola vignetta.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Del gioco oscuro questo è l’inizio. / Lungo è il percorso, lungo è il supplizio. / Quattro le pietre, quattro i poteri/racchiusi in quattro remoti forzieri”.

VOTO: 6,5

Soggetto: De Nardo (7)

Sceneggiatura: De Nardo (7)

Disegni: Celoni (1)


domenica 2 marzo 2025

Dylan Dog #195 - Uno strano cliente

 

Ci sono incubi che non appartengono al mondo del soprannaturale, ma non per questo sono meno spaventosi. Come, per esempio, quello che è toccato al piccolo Tommy. Suo padre, un pugile che si è messo nei guai con la malavita che prospera a bordo ring, è sparito e Tommy è disposto a tutto pur di ritrovarlo, persino a sacrificare il suo porcellino salvadanaio per pagare la parcella all'Indagatore di Craven Road. Dylan, pur tra qualche titubanza, accetta, convinto che si tratti di una vicenda di consueto orrore quotidiano.

Proprio uno strano oggetto questo n. 195. E (OCCHIO AL GIGANTESCO SPOILER) non per il cliente particolare che si rivolge a Dylan in una sorta di rilettura al contrario del Sesto Senso (The Sixth Sense, 1999 di M. Night Shyamalan). Nell’Horror Club (inedito) la storia ci viene descritta come tenera e toccante, tanto che “avrebbe meritato un posto sul Libro Cuore, accanto a Dagli appennini alle Ande”. Beh, se questo era l’intento degli autori direi che non è stato raggiunto. La rivelazione finale, per come è orchestrata, non ha realmente nulla di commovente, risulta solo patetica. E per il resto l’albo abbraccia toni sorprendentemente leggeri, da commedia con i gangster dove Dylan non fa altro che pigliarsi, meritatamente, un sacco di botte. Orrore non pervenuto e non riesco neanche a incasellarla nel sottogenere delle fiabe nere. Insomma, un soggetto che sta a Dylan Dog come la nutella può star bene su un'insalata di mare. La sceneggiatura abbonda di luoghi comuni, si appoggia su facili soluzioni (Bloch ormai ridotto completamente a mero passacarte) e non sfugge a qualche incongruenza: ad esempio, la telefonata che Steve Cotrell chiede di fare al portiere dell’hotel sembra un passaggio importante, ma poi non se ne sa più nulla. Salvo il personaggio della bella Ringo Starr, mentre quello della zia è totalmente inutile se non per fregare il lettore. Poi, vabbè, c'è Cossu… che non fa neanche male, per il tipo di storia è anche adatto il suo tratto.  Il problema però è che è proprio la storia a non essere adatta a Dylan Dog. Copertina che si ricorda unicamente perché per la prima volta vi appare lo studio di Craven Road n. 7.

Curiosità: L’albo è infarcito di omaggi e citazioni ai Beatles che non si fermano alle canzoni suonate dalla cover band.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La coscienza non è una cosa che puoi dare indietro. Ognuno si tiene quella che ha.”

VOTO: 4

Soggetto: De Nardo (6)

Sceneggiatura: De Nardo (6)

Disegni: Cossu (14)


sabato 15 febbraio 2025

Dylan Dog #187 - Amori perduti

 

Copertina fuorviante, anche se ben realizzata da Stano, che ha fatto imbufalire molti lettori ai tempi e pure ora, anche se perfettamente calzante con il titolo. Nella storia, infatti, come ci viene precisato nell’Horror Club (inedito), non vengono neppure menzionate Morgana e Bree Daniels, in quanto l’unico amore perduto protagonista è Lillie Connolly. Viene da sospettare che le vendite della serie regolare fossero in calo, altrimenti non si spiega l’esigenza di questa copertina “acchiappa lettori”, pochi mesi dopo quella di Safarà che pareva avere le medesime finalità. Al di là di questa furbata, l’albo si fa apprezzare particolarmente per il ritmo della sceneggiatura che inizia in medias res, alternando poi la narrazione tra continui flashback e squarci sul presente. L'inganno perpetrato funziona perfettamente ai danni del povero Dylan, ma non ai nostri visto che si intuisce subito come qualcosa non torni. Un pizzico di soprannaturale non avrebbe probabilmente guastato, mentre De Nardo si mantiene rigidamente sui territori del thriller. Non convincono alcune cose (OCCHIO ALLO SPOILER): che bisogno aveva la sedicente medium di simulare di essere la defunta moglie dei suoi clienti, dal momento che questi andavano già spontaneamente nel suo studio e quindi potevano essere ipnotizzati e indotti a far quel che lei voleva senza bisogno di architettare tutto sto costrutto? FINE SPOILER Dylan poi nel finale si fa piuttosto in fretta una ragione di quel che è successo e della sua, in qualche modo rinnovata, perdita.  Allison, pur sacrificata nelle tavole e nei sentimenti del nostro, si rivela determinante nella risoluzione del caso e a mio gusto è splendidamente disegnata da Brindisi, che riesce ad esaltarne la bellezza non canonica. La presenza di Brindisi ai disegni e la sequenza di omicidi a sfondo apparentemente amoroso/sessuale(in questo caso da parte di un’”ammazza vedovi”) mi fanno accostare l’albo al ben più interessante I delitti dellamantide.

Curiosità: Ovviamente viene citato a più riprese il n. 121 Finché morte non vi separi e alcuni dei fatti in quell’occasione raccontati.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No (la scena di passione con Allison avviene fuori campo quindi non vale)

CITAZIONE: "La ferita si era riaperta. E anche se non sanguinava più come una volta, faceva sempre molto male".

VOTO: 7

Soggetto: De Nardo (5)

Sceneggiatura: De Nardo (5)

Disegni: Brindisi (25)


sabato 4 gennaio 2025

Maxi Dylan Dog n. 3 - Cavie umane

 


Irina non ce la fa, non riesce a reggere la pressione della vita. Ha bisogno di "farsi", di buttare giù le pillole che la fanno sentire meglio, per allentare almeno un po' la morsa soffocante della realtà. Sono in tanti come lei, divorati dagli spacciatori, dentro e fuori dagli ospedali. Ma qualcosa di peggio sta accadendo ai suoi amici, la "roba" che gira ha degli strani effetti collaterali. Qualcuno l'ha diffusa per scopi segreti, qualcuno li sta usando… come cavie umane!

Ancora una storia poco dylandoghiana per De Nardo. Si parte in stile Drugstore Cowboy (film di Gus Van Sant del 1989 che vede protagonisti un quartetto di giovani tossicodipendenti dediti a furti in farmacia e ospedali) per poi virare verso oscuri complotti di cause farmaceutiche. Tra l’altro l'idea delle “cavie umane”,  titolo anche un po’  spoileroso se vogliamo, non è neppure originale per la serie: ci aveva già pensato Chiaverotti con Feste di Sangue, dove gli effetti della sostanza ingerita dagli inconsapevoli barboni avevano effetti decisamente più splatter e divertenti. La misteriosa droga di questa storia invece amplifica i sensi di chi la assume, provocando delle visioni e la capacità, vera o immaginata, di poter parlare con gli spiriti di coloro che sono appena defunti, unico piccolo tocco horror che ci ricorda che stiamo leggendo un albo di Dylan Dog (anche se il nostro qui è davvero poco protagonista). Interessante la scelta narrativa di affidare buna parte del racconto al personaggio di Irina tramite didascalie. Troppo poco comunque per salvare una storia che è senza dubbio la peggiore delle tre ospitate su questo terzo Maxi.

Un appunto che vale per tutto il Maxi (o forse per tutti i Maxi): i disegni di M&G, a parte qualche interessante primo piano, risultano piuttosto “standardizzati” e poco incisivi; di certo non esaltano le storie che sono chiamati a illustrare. Conservano, però, un certo dinamismo e quell’aria di “familiarità” per il lettore, anche occasionale, che ha contribuito più di ogni altra cosa al successo di questa testata.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: "Per un tossicomane sembra impossibile poter tornare alla normalità. L'imprevedibilità del futuro lo terrorizza. Preferisce leggere a chiare lettere quello che gli succederà sull'etichetta di un farmaco."

VOTO: 5

Soggetto: De Nardo (4)

Sceneggiatura: De Nardo (4)

Disegni: Montanari & Grassani (36)

mercoledì 22 novembre 2023

Almanacco della Paura 1999 - Sperduti nel nulla

 

Realtà virtuale, un'altra diavoleria tecnologica! Ma dal futuribile luna-park di Wonderland cos'altro ci si può aspettare? Dylan Dog parte per un viaggio dentro un mondo simulato, creato dalla potente macchina del dottor Drummond. Un viaggio che diventa subito un incubo, quando cose e persone vengono stravolte da una strana follia…

La prima storia dylaniata di De Nardo guardava al genere fantasy. La seconda era un giallo a tutti gli effetti. Per la terza invece sceglie… la fantascienza! L’horror mai eh? Probabile fonte di ispirazione è nuovamente, come per La città perduta, lo scrittore Philip K. Dick con il suo romanzo Scorrete lacrime, disse il poliziotto (Flow my tears, the policeman said, 1974) da noi conosciuto anche con il titolo Episodio temporale. Dylan torna così a confrontarsi con la realtà virtuale dopo il n. 96, La sfida, come lui stesso ricorda all’inizio della storia. In entrambi i casi i risultati non sono esaltanti. Se l’albo di Chiaverotti era mortificato da un finale deludente, qui i difetti sono disseminanti lungo tutta la sceneggiatura. Ed è un peccato, perché il soggetto aveva, in my honest opinion, grandissime potenzialità grazie all’idea della Londra “alternativa” sottoposta al regime totalitario di Livermore. De Nardo intanto sbaglia ad affidare il racconto al diario di Dylan, un espediente utilizzato anche in altre occasioni con risultati più convincenti.  La storia avrebbe infatti giovato nel mantenersi incerta fino alle fine tra piano reale e piano virtuale. Invece tutto è netto, bianco e nero, così giusto per collegarmi al tema del razzismo, che qui è trattato ancora una volta (come già aveva fatto anche Sclavi in Cattivi Pensieri) in maniera piuttosto superficiale. Molte pagine sono inoltre sprecate in spiegoni su quel che sta succedendo, ben dieci (!!) durante la reunion a casa di Dylan e diverse altre nel covo della “resistenza”, quando sarebbe stato decisamente più interessante mostrare altre conseguenze del Livermore-pensiero e della sua tirannia sulla società virtuale. L’interrogatorio a suon di cazzotti a Scotland Yard e il confronto con il Bloch razzista erano davvero promettenti, ma da lì in poi purtroppo succede davvero poco. Poi la vera domanda destinata a rimanere senza risposta è: perché Dylan, Lola e Helga non potevano manipolare il mondo che li circonda come faceva il loro antagonista e devono invece aspettare di essere salvati? De Nardo azzecca qualche trovata divertente come l’”Afro-Bloch” o il gran movimento della resistenza composta da… tre persone (!), ma tirando le somme dobbiamo parlare di occasione gettata alle ortiche. Il confronto con altre storie simili come Sogni o Gente che scompare è assolutamente impietoso. Sperduti nel nulla sono anche i disegni di Piccatto, le cui vignette sono spesso prive di sfondo e della personalità che il bravo artista piemontese sapeva solitamente infondervi. Piuttosto svogliata la sua prova che si attesta comunque su livelli di sufficienza. Molto ben eseguita invece la copertina di Stano, retro compreso, che si fa apprezzare per il particolare effetto fornito dalle ombreggiature.

Sull’Almanacco poco da dire, se non che nella presentazione di Dylan Dog in seconda di copertina la tariffa del nostro non è stata aggiornata (ancora 50 sterline al giorno). Probabilmente è un copia/incolla delle precedenti. Senza infamia e senza lode i dossier.

Curiosità: Questa me la dovete togliere voi! Di che film parlano Lola e Sokolov a pag. 107 (75° tavola)? Questa la trama raccontata da Lola “I rapinatori scavano un tunnel nelle fogne per entrare nel caveau di una banca… Purtroppo i poliziotti li aspettavano all’uscita del tunnel e bang bang bang… li fanno fuori tutti”. Sokolov ribatte di conoscere il film aggiungendo che “un traditore aveva avvertito la polizia”. Se qualcuno lo sa, si faccia vivo nei commenti!

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Forse la vita che sto vivendo non è la mia vita autentica. Forse i mostri che la popolano sono ancora il frutto di una mente distorta…”

VOTO: 5

Soggetto: De Nardo (3)

Sceneggiatura: De Nardo (3)

Disegni: Piccatto (28)

venerdì 17 novembre 2023

Dylan Dog #148 - Abissi di follia

 

Serenity House. Il luogo della serenità, dove si può far pace con se stessi, dove le menti sconvolte ritrovano l'equilibrio. Un'oasi terapeutica, in cui medici, infermiere e pazienti muoiono uno alla volta! Persone scomparse e suicidi sospetti stanno macchiando le linde pareti dell'ospedale psichiatrico e Dylan Dog deve infiltrarsi in incognito. Per lui si prepara un'indagine in camicia di forza!

L’annata dylaniata 1999 porta la firma di Peppe De Nardo, al suo secondo lavoro per la serie. Una storia agli antipodi rispetto al suo esordio avvenuto quasi un anno prima con La città perduta. Se il n. 137 portava infatti in dote una forte componente fantasy derivante dal modello di riferimento (il romanzo di Philip K. Dick La città sostituita), qui De Nardo ricorre ai meccanismi del giallo, quasi all’inglese, già abbondantemente usati in precedenza da altri autori, per scrivere una storia del tutto originale. E la scelta di Montanari & Grassani come disegnatori contribuisce a rafforzare questa sensazione di familiarità. Come avevo accennato tempo fa, ho sempre avuto la sensazione (tutta mia) che Storia di un piccolo diavolo, Il negromante e Abissi di follia componessero una sorta di ideale trilogia sulle case di cura/ricoveri illustrata da M&G. Recensendo il n. 130 mi spinsi a definire Abissi di follia, sulla scorta dei miei appunti (ovvero i miei commenti sul forum di cravenroad.it datati una decina d’anni or sono), il migliore della terna. La fresca rilettura di qualche giorno fa, invece, mi ha fatto concludere che non è meglio né peggio degli altri due. Sono tutti albi con idee interessanti, minati però ai miei occhi da una serie di difetti che non consentono loro di andare oltre un’onesta sufficienza. Questo n. 148 deve fare anche i conti con le aspettative generate dall’accattivante e tetra copertina di Stano, con quei lugubri alberi morti, il terreno nero da cui spunta una mano e l’incappucciato pronto ad aggredire Dylan di spalle. Una copertina davvero ben realizzata (questa sì migliore di quella dei numeri 86 e 130) e pure il titolo era promettente. Ma il contenuto non è all’altezza delle premesse. La trama gialla si dipana infatti in maniera assai macchinosa e i personaggi coinvolti sono tanti da gestire per cui qualcuno rimane appena abbozzato, anche se bisogna riconoscere che De Nardo è bravo a caratterizzarne alcuni in maniera brillante. A me piace la complessità, ma forse qui in 94 pagine di fumetto si esagera perché i misteri da risolvere sono almeno due, di cui uno è un cold case risalente a diversi anni prima dell’indagine condotta da Dylan. De Nardo riesce comunque a mantenere un buon equilibrio tra serio e faceto, ricorrendo a trovate piuttosto divertenti come la mamma “invisibile". Peccato però per la colpevole assenza di Groucho che in una “gabbia di matti” come quella di Serenity House non avrebbe certo sfigurato. Poco convincente il dinamico duo M&G, danneggiato anche dalla sempre più frequente mancanza di splatter (che era il loro pane) nella serie. Poco curati i dettagli, mentre alcune vignette superano i limiti della fisica, come la prima di pag. 39 (notare le gambe di Dylan). Anche l’inchiostrazione ha un che di sospetto: si passa da linee sottili e pulite, ad altre belle cariche, senza un apparente motivo. Forse è uno di quei casi in cui Montanari & Grassani si sono scambiati i ruoli, ma qui verrebbe da dire che l’abbiano fatto all’interno della stessa storia! Quando però l’horror fa capolino, come nel concitato finale, sanno fortunatamente ritrovare la giusta ispirazione. Quello che resta più impresso del loro lavoro è però "San Dylan" a pag. 62.

Curiosità: (1) A pag. 20, prima e seconda vignetta, possiamo ammirare una riproduzione de L’urlo di Munch, uno dei dipinti più omaggiati nella serie. (2) Montanari&Grassani tagliano il traguardo delle 30 storie disegnate per Dylan Dog.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono il guardiano di questo pozzo infernale, dove gli uomini sguazzano nel putridume della loro ebbrezza e godono delle loro menzogne”.

VOTO: 6

Soggetto: De Nardo (2)

Sceneggiatura: De Nardo (2)

Disegni: Montanari & Grassani (30)