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venerdì 23 gennaio 2026

Dylan Dog #246 - La locanda alla fine del mondo

 

L'"Indagatore dell'Incubo" si perde in una tormenta di neve proprio mentre si sta dirigendo a Thetford, un minuscolo paese della campagna inglese. Dylan è stato chiamato in quel posto dimenticato da un vecchio collega di quando vestiva ancora la divisa da poliziotto: c'è bisogno del suo quinto senso e mezzo per risolvere il caso di due ragazzi misteriosamente svaniti senza lasciare traccia. E anche Dylan rischia di sparire per sempre, nel momento in cui mette piede nella locanda alla fine del mondo!

Albo che a una lettura superficiale potrebbe apparire molto meglio di quanto sia in realtà, anche se l’ho leggermente rivalutato. Si parte con il sogno del prologo che non avrà nessuna vera utilità nell’economia della storia e si passa poi al cliente di turno, un ex collega di Dylan accompagnato e raccomandato da Bloch, che appare già un campanello dall'allarme con la sua apertura così disinvolta anche alle ipotesi soprannaturali (e Bloch che pensa addirittura a un coinvolgimento dell’Interpol!!). Comunque abbiamo un’indagine, abbiamo una trasferta con tanto di tempesta di neve (e Dylan che crede di poter trovare delle tracce su un prato sotto un abbondante nevicata!!!), abbiamo l'aggressione di una belva sconosciuta e l'arrivo del nostro in una misteriosa locanda che intuiamo subito stare oltre la soglia della realtà. La struttura della trama ricorda molto quella dell’albo che considero più riuscito di Masiero, ovvero L’inquilino misterioso: partenza con indagine “tradizionale” e poi passaggio di Dylan in un’altra dimensione. E nel n. 230 era proprio la seconda parte a funzionare, con l’immersione del racconto nel misterioso appartamento prima e nella Londra vittoriana alternativa dopo. E anche in questo n. 246 è l’atmosfera che si respira all’interno della locanda e nei suoi immediati esterni il miglior pregio dell’albo e il merito è da attribuirsi principalmente a un Freghieri in rinnovata ispirazione creativa. Tante le tavole da incorniciare, potentemente evocative (pag. 73), suggestive (pag. 67), destabilizzanti (pagg. 70-71) e capaci di fornirci squarci infernali come l’artista piacentino non ci mostrava dai tempi di Ultima fermata: l’incubo!. Peccato i racconti dei suicidi siano però pochi e poco sviluppati per risultare davvero incisivi e probabilmente avrebbero avuto necessità di un formato con più pagine come quello dello Speciale per riuscire a lasciare un segno tangibile. Il modello del racconto dei morti di Totentanz è inarrivabile, ma ciò non toglie che si sarebbe potuto fare di meglio. Poi la sceneggiatura finisce con l’arrivare a un punto morto e allora prima vengono tirati in ballo i soliti Inferni (con cameo dell'immancabile direttore) poi salta fuori dal nulla sta ex compagna di college di Dylan che riesce a fare tutto, ma proprio tutto, con i suoi presunti poteri (???), persino farla in barba al diavolo e resuscitare i morti. Un deus ex machina assoluto, privo di qualunque giustificazione e fondamento. E non ci vengono risparmiati neppure la tirata moralista e il lieto fine. La copertina, con un Dylan mai così minuscolo, mi ha sempre richiamato alla mente, come concept, La casa sull’abisso di William Hope Hodgson, anche se non ho trovato in internet copertine del romanzo che avrebbero potuto fungere da modello diretto per Stano.

In un afflato di generosità mi spingo a darle la sufficienza, facendo pesare maggiormente sul piatto della bilancia i disegni di Freghieri.

Curiosità: L’albo è dichiaratamente ispirato, a partire dal titolo, a La locanda alla fine dei mondi (The Sandman: World's End) un ciclo di storie pubblicate originariamente nella serie a fumetti Sandman, scritta da Neil Gaiman, e poi raccolte in un volume antologico pubblicato nel 1994.

BODYCOUNT: 0 (sono già tutti morti o quasi)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lasciate ogni speranza, voi che entrate”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (7)

Sceneggiatura: Masiero (7)

Disegni: Freghieri (46)

Uscita: marzo 2007


giovedì 1 gennaio 2026

Dylan Dog #238 - Gli eredi del crepuscolo

 

A Inverary i giorni scorrono tutti uguali, l'uno l'esatta ripetizione dell'altro. Ma qualcosa sta cambiando e rischia di trasformare per sempre l'immobile realtà della “Zona”. E quando Dylan arriva laggiù per la terza volta fa un'inquietante scoperta: Inverary è diventata una città fantasma. Dove sono finiti tutti i suoi abitanti? La risposta è nel mistero stesso dell'esistenza, in quel labile confine che divide la vita dalla morte…

Terzo capitolo della saga di Inverary, dopo i nn. 7 e 57. All’epoca, visti titolo e intrigante copertina in anteprima, avevo aspettative altissime destinate però ad essere deluse. Intendiamoci, l’albo non è brutto, ma di fatto è superfluo non apportando nulla di realmente nuovo rispetto ai due episodi precedenti che avevano già detto (meglio) tutto quello che c’era da dire sulla “zona del crepuscolo”. Anzi, Hicks che decide di andare a morire con tutti i compaesani rovina il potente finale del n. 7 che si concludeva con il severo giudizio espresso da Dylan nei confronti del mad doctor animato da buone intenzioni. Ai testi non ritroviamo più Sclavi ma Masiero che si assume onore ed onere di concludere la trilogia, affidandosi alla formula collaudata dei primi due capitoli: sempre il medesimo incipit, la ripetizione di dialoghi e situazioni a simboleggiare un’esistenza sempre uguale a sé stessa, l’indagine di Dylan, cadaveri che si decompongono, l’ennesima variazione sul “caso di Mister Valdemar” di E.A. Poe. Sono ovviamente tanti i riferimenti alle due storie precedenti, anche grafici (es: la vignetta grande a pag. 34 è un omaggio alla copertina del n. 57), che però finiscono con l’accentuare la sensazione di non leggere nulla di nuove. A chine e matite ritroviamo invece l’inossidabile coppia M&G che si mostrano in buona forma, così come pure sul contemporaneo Maxi n. 9; certo il paragone con  i Montanari & Grassani di quindici e quasi venti anni prima è improponibile, basti guardare quanto è cambiata la loro interpretazione del volto di Dylan e in generale quanto meno dettagliati sono gli sfondi rispetto alle loro prime esperienze dylaniate. Non mancano però anche qui tavole suggestive come quelle in cui compare la Morte e quelle dedicate al “Valdemar”.

Curiosità: (1) Questo terzo capitolo della trilogia non esaurisce definitivamente tutta la questione. Ci ritornerà infatti molti anni dopo Alessandro Bilotta sullo Speciale con un prequel dedicato a, anzi agli, Hicks. (2) All'epoca Montanari & Grassani erano tornai a disegnare sulla serie regolare dopo ben 6 anni (il loro precedente lavoro risaliva al n. 164 La donna urlante). Ci sarebbero voluti oltre dieci anni per ritrovarli ancora sulla serie ammiraglia dylaniata, precisamente nel n. 369 Graphic Horror Novel).

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La zona del crepuscolo esiste eccome… ed è dentro di me!”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (6)

Sceneggiatura: Masiero (6)

Disegni: Montanari & Grassani (56)

Uscita: luglio 2006


giovedì 4 dicembre 2025

Dylan Dog #230 - L'inquilino misterioso

 

Rhonda Mitchell è una bella ragazza con un grosso problema: è convinta che il Diavolo abiti nel suo condominio. In effetti, sotto l'apparente tranquillità di quell'anonimo palazzo di periferia, si nasconde qualcosa di tenebroso. Rhonda stessa è stata testimone oculare di inspiegabili avvenimenti: bambole che si animano, elettrodomestici che impazziscono... Ora, dopo il fallito intervento dell'esorcista di quartiere, Rhonda, a nome di tutti gli altri condomini, va a chiedere aiuto all'unica persona in grado di chiarire il mistero: Dylan Dog!

A un solo mese di distanza dalla sua peggior storia in assoluto, Masiero sorprende con quella che da molti, me compreso, è considerato il suo miglior lavoro dylaniato. E’ comunque un albo… strano, indefinibile, in cui la somma delle singole parti farebbe fatica a raggiungere la sufficienza. L'incipit, dopo la prima promettente pagina, sembra un'indagine come tante almeno fino a che Dylan non riesce a varcare la porta dell'appartamento del misterioso inquilino.  Da qui è come se il nostro entrasse in un’altra dimensione (più o meno è davvero così), con le maschere a rendere perturbante l'atmosfera settando il mood giusto per quel che succederà dopo. Tra l’altro quando Dylan ne indossa una è impossibile non pensare a La maschera del demonio. E’ però il lunghissimo flashback ambientato in una Londra vittoriana la vera carta vincente di Masiero, con rimandi indiretti alla leggenda di “Jack lo squartatore” e soprattutto a Lo strano caso del Dr. Jekyll & Mr. Hyde di Stevenson. Il culmine si raggiunge con l'arrivo del Dylan-Merrid a Gravy Lane e l'incontro-scontro con il Merrid-Dylan fino alla distruzione della maschera, tanto da rendere il finale banale e qui anticlimatico per quanto funzionale. Lo stesso Freghieri sembra credere di più nel flahback, dove riesce a tirare fuori alcune tavole notevoli come lo scorcio d’inferno a pag. 66 (guarda caso!). Nel resto invece l’artista piacentino pigia forte sull’acceleratore, quasi svogliatamente. Quella lì a pag. 26 sarebbe Madame Trelkovski??? Confrontandola con quella disegnata dallo stesso Freghieri in, che so, Frankenstein! non sembrano neanche parenti. Tra le sue prove peggiori. Invece Stano tira finalmente fuori una gran bella copertina, con l’inquietante Dylan senza volto e le maschere a riprodurre volti che lo osservano tra cui proprio il suo!

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Se non stessi per morire sarebbe buffo il fatto che non mi viene in mente nessun ultimo pensiero importante… Anzi non mi viene proprio da pensare… a niente…”

VOTO: 7

Soggetto: Masiero (5)

Sceneggiatura: Masiero (5)

Disegni: Freghieri (42)

Uscita: novembre 2005


domenica 30 novembre 2025

Dylan Dog #229 - Il cielo può attendere

 

Non è affatto facile il mestiere di angelo, stiamo parlando di un vero angelo, con ali, tunica e aureola, specie se ci si ritrova a vivere in un mondo malvagio come il nostro. Puo' persino accadere di essere rapito e mutilato delle preziose ali. Insomma, al di fuori del paradiso è un vero inferno! A chi puo' rivolgersi un angelo per tornare a casa se non all'Indagatore dell'incubo?

Il titolo dell’albo è un esplicito omaggio all’omonimo titolo italiano del film Heaven can wait (1943) di Ernst Lubitsch, tuttavia la storia non ha nulla a che vedere con la pellicola del cineasta tedesco. In compenso Dylan ha avuto a che fare già in altre occasioni con angeli, presunti e non, alcuni pure con le ali tagliate come sostiene di esserlo l’Angel di questo n. 229 e come Saul, il biondo vendicatore co-protagonista de L’angelo sterminatore (e poi apparso in altre storie). Purtroppo se in Istinto Omicida Masiero era riuscito ad amalgamare discretamente (soprattutto per merito di Casertano) elementi ripresi da albi del passato, qui l’operazione nostalgia fallisce su tutta la linea. Non si salva niente, nemmeno il prologo. Troppo patetico il personaggio di Angel per suscitare qualunque reazione, figuriamoci compassione che vorrebbe essere lo scopo finale del soggetto. Solo l'ultima pagina, tra le peggiori di sempre, in cui Angel sembra un tizio qualunque seduto in contemplazione sulla tazza del cesso suscita al massimo grasse risate oppure, in alternativa, istiga alla distruzione fisica dell'albo. La sceneggiatura è senza coerenza, senza senso, mescola registri in totale contraddizione tra loro. Il "racconto nel racconto" con le cornicette, sperimentato con buon successo varie volte nella serie (a partire da Dal Profondo) è buttato lì giusto per fare il verso ai bei tempi che furono: è un vuoto tentativo di emulazione in cui neppure lo stesso Masiero sembra credere tanto appare fuori contesto. Sfogliando le pagine dell’albo ho ritrovato un Roi svogliatissimo, pallida imitazione di sè stesso, forse a causa di iperproduzione in quel periodo.  La pessima copertina di Stano mette la definitiva pietra tombale su un albo da dimenticare.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Un demonio terribile che, attraverso me, voleva impossessarsi dei segreti degli angeli…”

VOTO: 4

Soggetto: Masiero (4)

Sceneggiatura: Masiero (4)

Disegni: Roi (44)

Uscita: ottobre 2005


lunedì 24 novembre 2025

Dylan Dog #227 - Istinto omicida

 

Joe Storm è il conduttore del più seguito talk-show televisivo di tutta l'Inghilterra. Quello che i telespettatori non sanno è che Storm ha un hobby segreto: vivisezionare chiunque riesca a risvegliare in lui una accecante sete di sangue! Dopo ventisei barbare esecuzioni,, Storm viene scoperto, arrestato e condannato all'ergastolo, per poi morire misteriosamente nella cella in cui era rinchiuso. Ma quando un altro assassino inizia a mietere vittime seguendo lo stesso stile del serial killer scomparso, Dylan entra in azione per scoprire se Joe Storm sia davvero tornato dall'Aldilà...

L’usato sicuro su Dylan Dog non è mai mancato. Il riciclo di idee, situazioni, personaggi, atmosfere ed espedienti narrativi era d’altronde già una necessità quasi fisiologica all’approssimarsi dei vent’anni di vita editoriale della serie, soprattutto per gli autori meno in sintonia con il protagonista oppure per quelli eccessivamente prolifici. Laddove non si è tradotto in una mera imitazione, questo recupero ciclico non è di per sé un male. In quest’albo Masiero ci presenta un killer che ha molto in comune con Killex, esplicitamente citato con tanto di richiami ai nn.  80 e 129, e che quando entra in azione sfodera il look dell'Uomo Invisibile del mitico n. 19. Anche nel prologo, il ricorso “al fumetto nel fumetto” è qualcosa di già visto e l’andamento della sceneggiatura, con il suo oscillare tra possibili colpevoli, fa venire in mente soluzioni simili viste in altri albi. Ma al netto di questa scarsa originalità, la storia regge e se funziona lo fa principalmente grazie ai disegni di Casertano che con il suo tratto, se pur a volte tendente al caricaturale, riesce a trasportare il lettore “ai bei vecchi tempi”.  Il suo modo di rappresentare il sangue, denso, scuro e le armi da taglio è riconoscibilissimo ed è rimasto sostanzialmente intatto, nonostante l’evoluzione progressiva del suo stile. Notevoli tutte le tavole finali, dall’arrivo di Dylan al capannone in poi, con il ritrovamento del cadavere in formalina, il particolare delle labbra e l’oscurità che avvolge i personaggi. Il Giampo, però, non può nascondere i difetti. Troviamo qui un Groucho quasi inutilizzato e un Jenkins al minimo storico (penose le battute che lo coinvolgono). Il fatto che Joe Storm sia un presentatore televisivo non ha la benchè minima rilevanza nella vicenda se non per la sequenza dell’incubo di Dylan, ripresa anche nella bruttissima copertina di Stano. Il motivo per cui Dylan, che peraltro non risolve il caso, dubita del video in cui è stata registrata la morte di Storm è quanto mai opinabile: ok che le telecamere erano molteplici, ma ognuno sarà stata collegata a un monitor e a una propria registrazione, o forse Dylan si aspettava un nastro sottoposto a montaggio analogico come fosse un film?? Il finale amaro, che omaggia platealmente Seven (o Se7en, se preferite) di David Fincher, risulta invece azzeccato.

Puro mestiere, ma tutto sommato piacevole.

Curiosità: (1)Casertano si regala un ennesimo cameo a pag. 71, penultima vignetta. (2)A pag. 58 Martha fa ascoltare a Dylan il brano Good Woman di Cat Power. (3)Si rinnova la campagna dylaniata contro l’abbandono degli animali anche per l’anno 2005 con un bel disegno di Nicola Mari pubblicato nell’Horror Club (inedito).

BODYCOUNT: 6 (+26 già precedentemente uccisi da Joe Storm)

TIMBRATURA: Sì (1, Martha)

CITAZIONE: “All’inferno! E’ lì che andrò amico mio. Ma tu perché non mi precedi? Non è poi tanto male laggiù, sai?”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Masiero (3)

Sceneggiatura: Masiero (3)

Disegni: Casertano (29)

Uscita: agosto 2005


domenica 16 novembre 2025

Dylan Dog #225 - Insonnia

 

Qualcosa di terribile accade tra le mura della Qibex, una multinazionale farmaceutica che studia le malattie del sonno. Qualche anno fa, un ricercatore, che non dormiva da troppo tempo, ha commesso una strage; oggi, un altro scienziato sofferente di insonnia è perseguitato da tremende visioni. E anche Dylan, che cerca di far luce sui segreti della Qibex, non riesce più a chiudere occhio... Ma che cosa c'entra, in tutto questo, l'antica fiaba dell'Uomo dei Sogni, colui che fa cadere i granelli di sabbia incantata negli occhi dei bambini dormienti per portarli nel suo mondo onirico?

Nell’Horror Club (inedito), la redazione ci tiene a puntualizzare che quest’albo, malgrado il titolo, non ha nulla a che fare con il romanzo Insomnia di King, o con i film Insomnia di Nolan (peraltro remake di un omonimo film norvegese del 1997) o L’uomo senza sonno (The Machinist, 2004) di Brad Anderson. La fonte ispiratrice di Masiero (pur non rivelataci nell’editoriale) è da rinvenire in uno dei miei horror preferiti, Allucinazione Perversa (1990) di Adrian Lyne. Oltre alla citazione di alcune scene, copertina compresa, il villain di questa storia si chiama Jacob Ladder, omaggiando esplicitamente il titolo originale della pellicola (Jacob’s Ladder).  La sceneggiatura di Masiero non è esente da pecche, anzi: ritroviamo un Dylan “cialtrone” dell’incubo nel suo primo ingresso alla Qibex e non mi piace proprio come James Kelley dal nulla si riveli il deus ex machina di turno. In generale tutta la parte conclusiva è piuttosto revedibile, sbilanciandosi troppo verso la componente scientifica e sacrificando la pista soprannaturale dell' “Uomo dei Sogni” (perdendo così anche coerenza narrativa, pensando ad esempio a quanto accade a Dylan al centro di salute mentale). Lo script però ha anche diverse frecce al suo arco: tra queste, le allucinazioni di Kelley e soprattutto quelle di Dylan. Anche il finale “aperto” si lascia apprezzare. Masiero dimostra di avere una discreta conoscenza delle dinamiche della serie, del personaggio e dei comprimari, anche se l’approccio diretto di Dylan con la cliente di turno rimanda troppo ai primi albi e la sua “bacchettata” sul prosciutto è antipatica. La mia idiosincrasia per i disegni di Cossu ormai è nota, ma in questo caso riesco (quasi) a digerirli. Da ricordare pagina 78 con la rottura della gabbia bonelliana e pag. 84 con l’ennesimo tuffo nel passato.

Sufficienza risicatissima.

Curiosità: (1)A pag. 79 citata la canzone “Mr. Sandman” di Pat Ballard. (2)Per la prima volta (mi pare) vediamo da vicino un particolare del famoso tesserino scaduto di Scotland Yard, ovvero la foto in primo piano di un giovane agente Dog (pag. 21). (3) L’Horror Club (inedito) ospita un disegno di Roberto Rinaldi realizzato in occasione della mostra “Torino Comics 2005”.

BODYCOUNT: 0 (nel flashback c’è una serie di morti non quantificabile)

TIMBRATURA: Sì (1, Norma)

CITAZIONE: “Ti strapperò i denti e la lingua per farmi una bella collana… perché hai usato provocare l’uomo dei sogni!”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (2)

Sceneggiatura: Masiero (2)

Disegni: Cossu (17)

Uscita: Giugno 2005


lunedì 27 ottobre 2025

Dylan Dog #218 - L'incubo dipinto

 

In una chiesa sconsacrata dello sperduto paesino di Ffestiniog, è stato ritrovato un affresco, raffigurante "Il martirio di San Sebastiano", realizzato da Hyeronimus Quail, un artista che si era guadagnato il soprannome di "Pittore delle Agonie" perchè dipingeva soltanto morenti, rappresentandone le sofferenze con inedito realismo. Molti, in paese, temono che Quail sia tornato in cerca di nuovi spunti pittorici... Così, il sindaco di Ffestiniog assume Dylan Dog per indagare sul caso, ma anche per dimostrare che le storie maledette che si sussurrano su Quail sono soltanto un cumulo di menzogne...

Il terzo autore dylaniato a debuttare nel 2004, con l’onore di approdare direttamente sulla serie regolare a differenza degli altri due colleghi, è Michele Masiero. L’attuale direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore, presso cui aveva iniziato a lavorare nel 1991, ricopriva all’epoca il ruolo di curatore di Mister No, serie per la quale aveva già scritto anche una trentina di storie. Per il suo esordio su Dylan Dog, Masiero decide di giocare sul sicuro ispirandosi dichiaratamente al film La casa dalle finestre che ridono (1976) di Pupi Avati, uno dei capolavori assoluti del cinema giallo-horror made in Italy, e mandando l’indagatore dell’incubo in trasferta nella brughiera inglese (un grande classico). Nella sceneggiatura sono presenti alcuni elementi soprannaturali, concentrati soprattutto nelle sequenze dei brutali omicidi, che farebbero pensare a Quail quale novello Freddy Kruger, vista la dolorosa fine flambè del Buono Legnani di quest’albo (la cui tendenza a truccarsi da donna per autoritrarsi è quasi un’ulteriore citazione al contrario). Il depistaggio ci sta, ma la soluzione finale, presa in prestito al mitico Attraverso lo specchio, risulta non del tutto convincente e in ogni caso poco congruente con la costruzione della vicenda, mentre sarebbe stata preferibile una conclusione più canonica, lasciando più sfumato lo zampino di chi teneva davvero le fila. Lascia invece interdetti Dylan che davanti alla confessione di un omicidio non batte ciglio e alla fine stringe pure la mano gioioso al sindaco (!!); che poi sto sindaco per quale stramaledetto motivo avrebbe dovuto pubblicizzare un dipinto che sapeva l’avrebbe messo nei guai??? Per fortuna ci pensa Nicola Mari a far dimenticare i difetti dell’albo, con disegni che ancora una volta lasciano il segno. Sguardi allucinati a go-go, soprattutto quelli dell’inquietante Quail, il personaggio sicuramente più azzeccato dell’albo. Prova in crescendo quella di Mari, con il botto delle vignette in nero da pag. 82 a pag. 96, una tavola più bella dell’altra. Ancora una citazione pittorica nella copertina di Stano, questa volta tocca a una delle versioni (quella più famosa, ospitata al Louvre) del “Martirio di San Sebastiano” del Mantegna. Però qualche goccia di sangue dalle ferite poteva anche farla colare!

Malgrado il servilismo nei confronti del modello avatiano, un discreto esordio (grazie al notevole apporto di Mari) per Masiero, autore che comunque non riuscirà a lasciare il segno nella serie.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Kathy)

CITAZIONE: “Avete letto quello che si dice a proposito del pittore che ha dipinto quell’affresco? Le storie sulla maledizione?”

VOTO: 6,5

Soggetto: Masiero (1)

Sceneggiatura: Masiero (1)

Disegni: Mari (13)

Uscita: novembre 2004