L'"Indagatore
dell'Incubo" si perde in una tormenta di neve proprio mentre si sta dirigendo
a Thetford, un minuscolo paese della campagna inglese. Dylan è stato chiamato
in quel posto dimenticato da un vecchio collega di quando vestiva ancora la
divisa da poliziotto: c'è bisogno del suo quinto senso e mezzo per risolvere il
caso di due ragazzi misteriosamente svaniti senza lasciare traccia. E anche
Dylan rischia di sparire per sempre, nel momento in cui mette piede nella
locanda alla fine del mondo!
Albo che a una lettura
superficiale potrebbe apparire molto meglio di quanto sia in realtà, anche se l’ho
leggermente rivalutato. Si parte con il sogno del prologo che non avrà nessuna
vera utilità nell’economia della storia e si passa poi al cliente di turno, un
ex collega di Dylan accompagnato e raccomandato da Bloch, che appare già un
campanello dall'allarme con la sua apertura così disinvolta anche alle ipotesi
soprannaturali (e Bloch che pensa addirittura a un coinvolgimento dell’Interpol!!).
Comunque abbiamo un’indagine, abbiamo una trasferta con tanto di tempesta di
neve (e Dylan che crede di poter trovare delle tracce su un prato sotto un abbondante
nevicata!!!), abbiamo l'aggressione di una belva sconosciuta e l'arrivo del
nostro in una misteriosa locanda che intuiamo subito stare oltre la soglia
della realtà. La struttura della trama ricorda molto quella dell’albo che
considero più riuscito di Masiero, ovvero L’inquilino misterioso: partenza
con indagine “tradizionale” e poi passaggio di Dylan in un’altra dimensione. E
nel n. 230 era proprio la seconda parte a funzionare, con l’immersione del
racconto nel misterioso appartamento prima e nella Londra vittoriana alternativa
dopo. E anche in questo n. 246 è l’atmosfera che si respira all’interno della
locanda e nei suoi immediati esterni il miglior pregio dell’albo e il merito è
da attribuirsi principalmente a un Freghieri in rinnovata ispirazione creativa.
Tante le tavole da incorniciare, potentemente evocative (pag. 73), suggestive
(pag. 67), destabilizzanti (pagg. 70-71) e capaci di fornirci squarci infernali
come l’artista piacentino non ci mostrava dai tempi di Ultima fermata: l’incubo!.
Peccato i racconti dei suicidi siano però pochi e poco sviluppati per risultare
davvero incisivi e probabilmente avrebbero avuto necessità di un formato con
più pagine come quello dello Speciale per riuscire a lasciare un segno
tangibile. Il modello del racconto dei morti di Totentanz è
inarrivabile, ma ciò non toglie che si sarebbe potuto fare di meglio. Poi la
sceneggiatura finisce con l’arrivare a un punto morto e allora prima vengono
tirati in ballo i soliti Inferni (con cameo dell'immancabile direttore) poi salta fuori dal nulla sta ex compagna
di college di Dylan che riesce a fare tutto, ma proprio tutto, con i suoi
presunti poteri (???), persino farla in barba al diavolo e resuscitare i morti.
Un deus ex machina assoluto, privo di qualunque giustificazione e fondamento. E
non ci vengono risparmiati neppure la tirata moralista e il lieto fine. La
copertina, con un Dylan mai così minuscolo, mi ha sempre richiamato alla mente,
come concept, La casa sull’abisso di William Hope Hodgson, anche se non
ho trovato in internet copertine del romanzo che avrebbero potuto fungere da
modello diretto per Stano.
In un afflato di generosità mi
spingo a darle la sufficienza, facendo pesare maggiormente sul piatto della
bilancia i disegni di Freghieri.
Curiosità: L’albo è
dichiaratamente ispirato, a partire dal titolo, a La locanda alla fine dei
mondi (The Sandman: World's End) un ciclo di storie pubblicate
originariamente nella serie a fumetti Sandman, scritta da Neil Gaiman, e poi
raccolte in un volume antologico pubblicato nel 1994.
BODYCOUNT: 0 (sono già tutti
morti o quasi)
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Lasciate ogni speranza,
voi che entrate”
VOTO: 6
Soggetto: Masiero (7)
Sceneggiatura: Masiero (7)
Disegni: Freghieri (46)
Uscita: marzo 2007

Be', dai, almeno lo hai un po' rivalutato, sennò restavo l'unico al mondo ad apprezzarlo! Sarà per la formula a episodi che mi piace sempre molto, sarà come dici tu per l'apporto di un Freghieri in formissima, ma l'ho sempre ritenuta la miglior storia di Masiero e, più in generale, una delle migliori uscite in quegli anni!
RispondiEliminaAddirittura
Elimina