Un vecchio armaiolo, amico di
Dylan, è convinto che le pistole abbiano un'anima e, a chi le sa ascoltare,
possano persino suggerire il nome delle loro prossime vittime. L'Indagatore
dell'Incubo è scettico ma dovrà ricredersi quando il vecchio artigiano verrà
trovato morto, ucciso proprio dalla fedele pistola di Dylan e, forse, dai sensi
di colpa riapparsi all'improvviso come spettri dal passato. Questo è però solo
il primo di una lunga catena di delitti che impegneranno l'investigatore di
Craven Road e Jessie James, la sua nuova cliente, in una frenetica corsa contro
il tempo per svelare il sanguinario piano concepito da un assassino freddo, come l'acciaio.
Quarta storia dylaniata per Bruno
Enna che finalmente debutta anche sulla serie regolare a tre anni di distanza
dal suo esordio su Maxi con L’uomo di plastica con un albo che è il
perfetto esempio a sostegno di una mia teoria applicabile a fumetti, libri e
film: raccontami pure la stessa storia, basta che me le racconti bene. E di oggetti
che causano morte o inducono al suicidio se ne sono visti tanti nella serie, anche
con risultati eccellenti a partire dal prototipo de Gli Uccisori e passando
per Il signore del silenzio e Abyss, per poi essere riproposti successivamente
con minor fortuna. E’ indubbio comunque che da un soggetto non originale si possa
ricamare una valida sceneggiatura come quella orchestrata da Enna, composta da
dialoghi veloci, repentini cambi di scena e una struttura quasi circolare,
impreziosita da un breve ma riuscitissimo prologo di stampo dylaniato classico.
Non mi convincono appieno solo l'atteggiamento scettico e inspiegabilmente
rinunciatario di Dylan e il contrapposto interesse, quasi eccessivo, di Jessie
James; mi aspettavo un suo coinvolgimento personale per giustificare la sua
maniacale ricerca della famigerata Colt che invece manca (e si sente). Probabilmente
la storia si sarebbe meglio prestata al tratto di altri disegnatori, tuttavia il
lavoro di Celoni conferisce alla vicenda il giusto tocco inquietante e malsano,
regalandoci una spettacolare esecuzione dei suicidi e alcuni ottimi primi piani,
finendo paradossalmente con il risultare un surplus e non un difetto. Questa è
un’altra copertina di Stano do quel periodo che non mi piace a causa dello sfondo
che ha una resa quasi posticcia.
Curiosità: (1) A pag. 9 citato La porta dell’inferno. Chissà come avrà fatto il vecchio armaiolo a riparare miracolosamente
la Bodeo di Dylan che era stata gettata in una stufa accesa nel n. 101. (2) Nell’Horror
Club ci vengono rivelate le fonti di ispirazione di Enna per quest’albo: il
film Winchester 73 (1950) di Anthony Mann e il documentario Bowling a
Colombine (2002) di Michael Moore. (3)Sempre nell’Horror Club (inedito)
veniva annunciata l’uscita ad agosto di una nuova pubblicazione dylaniata,
composta da 4 storie di 32 pagine tutte a colori. Ancora non ce ne veniva però
rilevato il nome, ovvero il Color Fest!
BODYCOUNT: 5 (più altri 7 morti
in un incendio non mostrato)
TIMBRATURA: No (sarebbe sì, ma
avviene fuoricampo e quindi non conta)
CITAZIONE: “Ebbene, cosa direste
si vi rivelassi che le armi, tutte le armi, hanno un’anima?”
VOTO: 7
Soggetto: Enna (4)
Sceneggiatura: Enna (4)
Disegni: Celoni (4)
Uscita: maggio 2007

Nessun commento:
Posta un commento