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domenica 25 gennaio 2026

Almanacco della Paura 2007 - Il capolinea

 

Un autobus corre nella notte lungo la Dark Line, una linea che nessuno ricorda esserci mai stata, raccogliendo, una fermata dopo l'altra, passeggeri apparentemente comuni, ognuno con la propria storia fatta di speranze deluse e sogni infranti. Uomini e donne in bilico sulla linea sottile che divide la luce che abbaglia dalle tenebre che celano fameliche creature pronte a sbranare gli sventurati che capitano loro a tiro. Una trappola mortale nella quale l'Indagatore dell'Incubo diviene per tutti… la sola speranza!

Quarta storia per Marzano, che ritorna sull’Almanacco sulle pagine del quale aveva esordito tre anni prima. Storia che ha qualche punto in comune, a livello ideologico, con Il treno dei dannati di Ruju (non a caso citato a pag. 73, o 39° tavola, tra le avventure dylaniate su mezzi di trasporto, insieme a Titanic) e che, non so perché, mi ha sempre richiamato alla mente qualcosa di indefinitamente kinghiano. Si parte benissimo, complice anche un Casertano quasi "vecchia" scuola (almeno per quanto riguarda i primi piani, mentre gli sfondi sono quasi sempre bianchi o spogli), si respira quasi l’aria dei vecchi tempi: l'idea dell'autobus che mostra sprazzi di possibili futuri dei passeggeri senza inutili spiegazioni e i "perduti" del piano superiore funzionano. A penalizzare il tutto arriva però la parte finale: non è tanto il ricorso alla speranza, sostanzialmente corretto, ma il modo stucchevole in cui il messaggio viene veicolato, in maniera anche troppo esplicita. Di fatto si "perdono" solo quelli che fin da subito apparivano designati (Marzano ce la mette davvero tutta per renderci antipatico Travis e ci riesce), mentre il sacrificio di uno (o più) dei comprimari "positivi", oltre ad essere un dazio doveroso per il genere horror, avrebbe dato maggior pathos e incertezza alla conclusione. Anche l’assenza di Groucho è pesante, perché le sue battute sarebbero servite come il pane per sdrammatizzare alcuni momenti. La copertina di Stano, Dylan a parte, è bruttina.

Curiosità: Le pagine dei dossier dell’Almanacco  tornano a colori nel 2007 dopo 14 anni dall’ultima volta.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non ha mai voluto dirci il suo nome… ma può essere uno solo… speranza.”

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (4)

Sceneggiatura: Marzano (4)

Disegni: Casertano (31)

Uscita: marzo 2007


mercoledì 17 dicembre 2025

Almanacco della Paura 2006 - Il vivaio

 

Nel cuore di una notte piovosa, un incidente coinvolge due ragazzi che cercano di attraversare a piedi l'autostrada. Uno, gravemente ferito, viene sottoposto a un intervento per salvargli la vita. Nel corso dell'operazione, però, il paziente si risveglia e, trasformato in una belva sanguinaria, aggredisce i dottori azzannandoli selvaggiamente. Prima che giunga sul posto la polizia, il ragazzo viene ucciso e il suo corpo bruciato da un misterioso individuo che fa immediatamente perdere traccia di sé. Perché qualcuno ha voluto eliminare il ragazzo così brutalmente? Cosa voleva nascondere? Le risposte, forse, le conosce la sopravvissuta all'incidente: una ragazza chiusa in sé stessa con cui Dylan cerca di fare amicizia e che risponde al nome di "Io"…

Storia di massimo riciclo per Ruju cui basta il minimo del minimo sindacale per riuscire comunque a portare a casa la pagnotta. Facciamo una checklist, mettendo qualche esempio accanto ad ogni elemento del soggetto (ma potrebbero essercene altri):

  • La ragazza venuta dal nulla e Dylan che si prende cura di lei a ogni costo -> Il sonno della ragione
  • Uno dei tanti inferni -> beh.. Inferni, anche se qui la teoria sclaviana viene un po’ forzata
  • Il prete/reverendo serial killer che combatte una cospirazione -> Storia di un povero diavolo
  • Esseri superiori che dominavano il mondo nell’antichità: La stirpe degli immortali
  • L’istituto in cui si fanno segretissimi esperimenti genetici con il dottore-capo legato alla sua creatura più importante-> Scanner
  • Demoni e affini che vogliono comandare il mondo -> c’è l’imbarazzo della scelta.

Niente di nuovo sotto il sole insomma, quasi tutto già visto e previsto, eppure la storia, pur trascurabile, funziona comunque sull’onda dell’empatia di Dylan, che contagia anche Groucho, e un sorprendente (almeno questo, sì) finale amaro. Merito anche di Freghieri che, come da specialità della casa, esegue un efficace lavoro sui primi piani dei personaggi, facendo risaltare la fragilità (apparente) di “Io” e la preoccupazione di Dylan. Belle le tavole sotto la pioggia e la vaga sensazione di malinconia che aleggia in certi momenti. Finalmente ci viene regalato anche un po’ di nudo (ed in questo Freghieri è maestro assoluto) che non si vedeva da tempo. Sempre gradevole l’effetto pennellata sulla cover di Stano, ma la sua “Io”, che fa pensare più a un vampiro, proprio non mi piace.

Comunque non capirò mai perché, a parte alcune eccezioni, sull'Almanacco non sono mai state presentate storie in tema con uno dei dossier pubblicati.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono demoni! Demoni dell’inferno!”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (63)

Sceneggiatura: Ruju (63)

Disegni: Freghieri (44)

Uscita: marzo 2006


lunedì 10 novembre 2025

Almanacco della Paura 2005 - La strada per Babenco

 

Nella storia pubblicata sull'Almanacco della Paura 2005, Dylan ha per avversario uno psicopatico assassino che è fuggito dal manicomio per ritornare a Babenco, un paese del vecchio West che esiste soltanto nella sua mente! A completamento dell'Almanacco, oltre alle consuete rassegne sul cinema e la letteratura horror dell'anno appena trascorso, troverete tre illustratissimi articoli: il dossier "La mente che uccide" e gli approfondimenti dedicati allo scrittore Joseph Sheridan Le Fanu e al regista Roger Corman.

Dopo ben cinque anni dal suo interessantissimo debutto con La vita rubata apparsa sul terzo Maxi, (e dopo una serie di soggetti bocciatigli da Marcheselli), Accatino torna a lasciare il segno. Da uno spunto apparentemente semplice e poco originale l’autore torinese tira fuori una sceneggiatura superba, fatta di poche ma incisive battute, piccoli ma significativi gesti, sguardi che i disegni di Mari contribuiscono a rendere carichi di disperazione, angoscia, disagio. E’ proprio lo stile narrativo a catturare pian piano il lettore nella morsa di una storia in cui tutti sembrano aver perso qualcosa,  tranne paradossalmente il protagonista (che non è Dylan!). C’è un’attenzione particolare per tutti i personaggi, anche quelli secondari, che vengono perfettamente tratteggiati in pochissime tavole (penso ad esempio ai genitori del ragazzino assassinato) come solo Sclavi sapeva fare. Apprezzabile l'assenza di spiegazioni superflue; alla fine non rimane nulla di sospeso (sarebbe stato così importante che la "talpa" a Scotland Yard fosse stata apertamente smascherata? Poi era già successo una cosa simile in passato in Resurrezione). Bloch giganteggia come ai bei tempi, Dylan si strugge per un'indagine in cui non avrebbe voluto trovarsi coinvolto; i due collaborano assieme nell’indagine facendo emergere il grande rapporto di amicizia che li lega. Anche Groucho, se pur in ferie, riesce a dare un poco di supporto al suo principale (che se ha bisogno delle battute del baffo doveva essere davvero giù!) Su tutta la vicenda aleggiano dubbi morali e critica ai media, già accennata di sfuggita anche nell’opera di esordio di Accatino. Di Mari abbiamo già detto: molto bravo a disegnare un albo che sulla carta non pareva adattissimo a lui, riuscendo a differenziare nettamente il mondo “solare” dell’immaginaria Babenco dalla cupa realtà. La copertina di Stano farebbe più pensare all’Almanacco del West che a quello “della Paura”, ma è perfettamente calzante, anche se preferisco quella di Villa realizzata in occasione della ristampa della storia su Super Book n. 52. A proposito, il Super Book in questione (che contiene anche Cavie Umane d De Nardo-M&G) è ancora disponibile sul sito Bonelli a € 6,90, se volete recuperarlo.

Curiosità: (1) Babenco più che a una città mi fa pensare al regista argentino Hector Babenco. (2)Dylan torna ancora una volta (dopo i nn. 8, 32, 33, 53, 75, 76, 78, 109, 140, ecc.) nel manicomio di Harlech, dove ad attenderlo c’è l’immancabile Lord Chester, notando che il posto da direttore lì porta male. (3)A pag. 91 (o 57° tavola) viene sottolineata ancora una presunta somiglianza di Dylan.. con Hugh Grant!!?! Era appena successo in Concorrenza Sleale. (4)A pag. 75 Dylan legge “Il cantico di Simeone” di T.S. Eliot.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ma ora portami a Babenco, amico. A Babenco”.

VOTO: 8

Soggetto: Accatino (2)

Sceneggiatura: Accatino (2)

Disegni: Mari (14)

Uscita: Marzo 2005


lunedì 29 settembre 2025

Almanacco della paura 2004 - Le notti di Halloween

 

Holmwood è un tipico, tranquillo paese della campagna inglese, ma il bosco che lo fiancheggia non gode della stessa fama. Da anni, o forse secoli, la notte di Ognissanti registra, da quelle parti, misteriose scomparse di viandanti. Anche i genitori di Luna Walters sono svaniti nella nebbia che si leva da tempi immemorabili in quella notte magica nel bosco di Holmwood… E alla coraggiosa giovane donna non resta che ritornare in quel luogo sinistro, non senza essere prima ricorsa, però, ai buoni uffici di un certo Dylan Dog…

Con Sclavi ormai latitante, Chiaverotti, Ambrosini e Manfredi concentrati sulle proprie creazioni, Mignacco e Medda con mani e piedi in altre serie, in Via Buonarroti c’era ai tempi l’evidente necessità di aggiungere forze fresche al reparto degli sceneggiatori dylaniati. Nel 2004 saranno ben tre i debuttanti, il primo dei quali, Gianfranco Marzano, sarà anche il più prolifico, sebbene se ci sarebbe voluto ancora qualche anno per vedere comparire il suo nome sulla serie regolare. Torinese, classe 1969, Marzano si era laureato al Dams in “Storia del cinema italiano” e negli anni ’90 aveva realizzato cortometraggi, videoclip, filmati istituzionali affiancando progressivamente alla sua attività di filmaker la passione per il mondo del fumetto. Prima di approdare su Dylan Dog si era cimentato, in qualità di sceneggiatore-disegnatore, in una sua serie autoprodotta (Gekman), collaborando poi con fanzine locali e partecipando ad altre iniziative fumettistiche locali. In questo suo esordio Marzano decide di giocare abbastanza sul sicuro, puntando su una avventura on the road per Dylan, una formula rodata e in passato anche fortunata per altri autori, che però, essendo stata usata molte volte, deve scontare necessariamente una certa prevedibilità. Si parte con un prologo interessante con gli zombi che emergono da una fitta nebbia; quello vestito da soldato a pag. 38, tra l’altro, ha fatto sobbalzare il mio cuore da horrorofilo ricordandomi non so perché, visto che non c'entra nulla, i nazi-zombi de L'occhio nel Triangolo (Shock Waves, 1977, di Ken Wiederhorn). E' palese però che il riferimento cinematografico più diretto nel concepimento del soggetto qui sia Fog (The Fog, 1980) di John Carpenter. Nel seguito della narrazione Marzano mostra però di non essere subito entrato in piena sintonia con il personaggio. Troviamo qui un Dylan piuttosto passivo e “ingessato”, incredibilmente compassato nel suo studio mentre ascolta il racconto della sua cliente, a tratti spettatore più che attore della vicenda, salvo risvegliarsi nella parte finale. Non lo aiuta l'interazione con i comprimari vuoi perché stereotipati, vuoi perchè anonimi (Luna). Da notare che il caso rimane sostanzialmente irrisolto, forse perchè all'autore interessava di più creare un'atmosfera horrorifica (intento lodevole ma) a costo di sacrificare coerenza di sceneggiatura. Ad affiancare l'esordiente Marzano, ritroviamo ai disegni un veterano come Roi che qui ci offre una prova molto buona. Da citare in particolare tutte le tavole avvolte nella nebbia con zombi e mastini (su tutte quella grande a pag. 113 o 79° tavola), Dylan insonne e gli incubi di Luna da fine pag. 59 a pag. 62 (da 25° a 28° tavola) in una notte buia buia, i primi piani della mamma di Luna nel prologo. Nelle tavole "diurne", invece, il grande Corrado purtroppo palesava di aver perso qualcosa rispetto al suo glorioso passato. Se presa nella sua totalità (fronte e retro), trovo apprezzabile anche la copertina di Stano che dimostra ancora una volta di aver ben pochi rivali in Bonelli quando si tratta di disegnare zombi.

Accettabile.

Dei dossier dell’Almanacco non so se parlerò ancora in futuro, perché ormai finisco ogni volta per ripetere più o meno le stesse cose. “Dame in nero”, “La mummia”, “Wes Craven”, “Frankenstein” sono tutti argomenti che avrebbero meritato molto più spazio ed approfondimento; vanno giusto bene per i neofiti. Le panoramiche su libri e film sono forse un filo più condite che negli anni immediatamente precedenti, ma sono sempre troppo scarne. Non ricordavo venisse menzionato il film Below di David K. Thwoi, horror ambientato in un sottomarino, che peraltro non ho mai visto (e leggendo le recensioni in rete temo di non essermi perso nulla).

Curiosità: Strano che una storia ambientata la notte di Halloween sia stata pubblicata nel mese di marzo. Che fosse originariamente destinata a qualche altra testata?

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Luna)

CITAZIONE: “Le uniche costanti di questa storia sono il luogo, Holmwood, la notte di Halloween, i corpi non rinvenuti e il fatto che gli scomparsi sono tutti forestieri”.

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (1)

Sceneggiatura: Marzano (1)

Disegni: Roi (41)



giovedì 13 marzo 2025

Almanacco della Paura 2003 - Il dittatore

 

Nessuno insidia il potere del dittatore Galvez, il padrone assoluto di Estrella Verde, tranne un gruppuscolo di "revolucionarios" male armati; e saranno proprio loro a colpire con un razzo l'auto presidenziale. Pilar la "bruja", la strega amante del Presidente, può quello che i più rinomati chirurghi del St. Martin, la prestigiosa clinica londinese dov'è ricoverato Galvez, non hanno saputo fare e lo riconduce indietro dal nero sentiero della morte. Ma tutto ha un prezzo, in questo come nell'altro mondo, e il redivivo Presidente è costretto, per rimettersi pienamente in forze, a sottoporsi a un rigoroso regime alimentare. Così, quando sparisce una bella infermiera della clinica, tanto cara a lord H. G. Wells, anch'egli ospite del St. Martin, per essere ritrovata poi sulle sponde del Tamigi orribilmente sbranata, Dylan Dog comincia a indagare…

Storia da ricordare soprattutto per i disegni della “guest star” Domingo Mandrafina. Presentato in pompa magna sia nell’Horror Club del n. 199, sia sulle pagg. 31-32 dell’Almanacco, “Cacho”, argentino nativo di Buenos Aires vantava già una carriera ultratrentennale godendo di fama internazionale, prima di approdare alla corte dell’indagatore dell’incubo per cui disegnerà successivamente un’altra storia (Uno sconosciuto sulla strada, il n. 276 della serie regolare). In Italia molti suoi lavori erano già ben noti per essere state pubblicati sui settimanali “Lanciostory” e “Skorpio” di Eura Editoriale collaborando con grandi sceneggiatori tra cui il “quasi” connazionale Robin Wood, anch’egli all’opera su Dylan Dog in quegli anni. Il tratto peculiare di Mandrafina, così distante da quelli cui i lettori dylaniati erano abituati, si adatta perfettamente alla sceneggiatura concepita da Ruju che orchestra un doppio attentato, uno in patria e uno a Londra, al dittatore di un fantasioso stato caraibico. Si tratta di una trama aliena dai classici schemi dylaniati, il che potrebbe essere anche un bene da una parte, ma Dylan, come successo in altre storie di Ruju, risulta avere un ruolo assolutamente marginale negli intrighi politici in cui suo malgrado resta coinvolto. Eliminando le sequenze in cui appare, la trama starebbe in piedi lo stesso. Peccato, perché i personaggi sono ben caratterizzati, in particolare la “Bruja”, bella, terrorizzante e magnetica (con e senza veli) e il dittatore-zombie (che mi ricorda qualcuno o qualcosa che non riesco a mettere a fuoco) i cui appetiti conferiscono quel tocco di horror che altrimenti sarebbe stato del tutto assente. Ritorna Lord Wells, che sfoggia pure il suo bad detector, in un ruolo un po’ più corposo rispetto alle comparsate immediatamente precedenti. Non convince per niente il confronto finale alla conferenza stampa con Amanda che si fida fin troppo facilmente di uno sconosciuto (Dylan) e poi dimentica pure l’esplosivo come io inevitabilmente scordo le chiavi dell’auto a casa. L’interpretazione del volto di Dylan data da Mandrafina è davvero particolare, ma ci si fa presto l’abitudine. Bloch è fin troppo magro, Groucho quasi assente, Wells invece è sempre lui, perfetto. Stupendi alcuni particolari, come il riflesso degli occhi di Roman sulla lama del bisturi nell’ultima vignetta di pag. 112 (o 80° tavola). Bruttina la copertina di Stano; il maestro ha realizzato in passato degli zombi decisamente migliori di quelli ectoplasmatici che qui attorniano Dylan.

Nel complesso accettabile, ma il soggetto sarebbe stato più appropriato per qualche altro fumetto.

Dei dossier dell’Almanacco ormai sempre più striminziti e poco utili quelli dedicati a film e libri usciti nell’anno. Argomenti interessanti per gli altri, invece: “Lo zoo del terrore” dedicato alle bestie di celluloide, “Texas e morte!” dedicato al mio amatissimo Lansdale (che nel frattempo ha scritto altri millemila romanzi), “Casa, folle casa!” sulla cinematografia di Sam Raimi e “Nella tana del diavolo”, incentrato sulle illustrazioni dell’Inferno.

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ci siamo ammalati anche se rifiutiamo di ammetterlo. Siamo malati di indifferenza!”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (49)

Sceneggiatura: Ruju (49)

Disegni: Mandrafina (1)


venerdì 14 febbraio 2025

Almanacco della Paura 2002 - Il grande Marinelli

 


È proprio vero che non c'è nulla come la magia del circo. Quello del Grande Marinelli, poi, è magico nel vero senso della parola. Non ci sono animali nel suo circo, soltanto povere ragazze in possesso di facoltà paranormali stupefacenti, ma non per questo meno sole e indifese... Ragazze che l'inquietante individuo ha ridotto in schiavitù. A liberarle pensa Lilian, un antico amore di Dylan Dog, ma una di loro è nuovamente in pericolo e l'ombra perfida del Grande Marinelli torna a incombere minacciosa...

Ogni volta che rileggo il prologo de Il grande Marinelli mi illudo di poter rivalutare questa storia. Invece esaurito il siparietto con i simpatici tre zingari resto sempre deluso. Davvero non si capisce dove voglia andare a parare Wood, indeciso tra toni leggeri e drammatici, un calderone in cui immette una ridda di personaggi, anche potenzialmente interessanti, che finiscono però per risultare solo appena abbozzati. Un esempio su tutti, Petra, la poliziotta di origini ungheresi che aiuta Dylan nell'indagine e poi viene totalmente dimenticata. Lo stesso accade per il gitano Diablo che all’inizio sembra avere un ruolo quanto meno di secondo piano e poi sparisce del tutto. Magari lo sceneggiatore paraguaiano pensava di avere a disposizione un numero di tavole più abbondante delle canoniche 94 e poi si è dovuto adattare, chissà… Fatto sta che ci troviamo per le mani una storia bislacca che dimostra come Wood non avesse compreso bene chi e cosa fosse Dylan Dog, un misunderstanding di intenti già evidente nel pur apprezzato L'esercito del male, con l'esasperazione della connotazione "cavalleresca" del nostro. Forse anche per questo nessuna sua sceneggiatura finì mai sulla serie regolare. Qui non bastano un pochino (proprio una spruzzatina) di splatter e un Piccatto discreto (anche se Nina a pag. 61, o 29° tavola, sembra priva del braccio destro) a salvare la baracca. Della copertina di Stano mi piace l’effetto neve, soprattutto sul retro dell’Almanacco.

I dossier sono dedicati ad argomenti interessanti: E.A. Poe, Algernon Blackwood, “i cattivi” cannibali e soprattutto quello sul grandissimo Alberto Breccia, firmato da Mario Faggella. Le rubriche dedicate a film, libri e videogiochi, abbastanza ridotte come numero di pagine rispetto al passato, erano già diventate obsolete all’epoca con Internet ormai entrato nelle case di quasi tutti gli italiani.

Curiosità: Alle pagg. 59 e 60 (27° e 28° tavola) compaiono i personaggi principali di Alice nel paese delle meraviglie, nella loro versione disneyana.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ah Dylan, sei sempre lo stesso… il cavaliere senza macchia e paura che cade dal destriero… il coraggioso cowboy che affronta i cattivi lungo la strada e si scorda la pistola.”

VOTO: 5

Soggetto: Wood (2)

Sceneggiatura: Wood (2)

Disegni: Piccatto (35)


domenica 26 gennaio 2025

Almanacco della Paura 2001 - Qualcuno nell'ombra

 

Alcune letture conciliano il sonno, altre non fanno dormire… Di sicuro, l'Almanacco della Paura appartiene alla seconda categoria. Nella storia a fumetti presentata sulle sue pagine, Dylan viene accusato di essere un pluriomicida. E, purtroppo per lui, le prove sembrano essere schiaccianti.

Dopo qualche anno di storie non proprio memorabili, per usare un eufemismo, l’Almanacco della Paura torna ad ospitare una buona storia, che porta la firma di Paola Barbato per la prima e unica volta su questa testata. Prima volta (stranamente vista la sua prolificità) ai disegni dell’Almanacco anche per Giovanni Freghieri che in quel periodo era inarrestabile. Il soggetto prende le mosse da qualcosa di già visto nella serie (Dylan accusato di omicidio), ma Barbato sceglie volutamente di interessarsi poco alla costruzione della trama gialla dando invece spazio ai sentimenti e ai dubbi. Dylan torna a farsi domande, ma il suo comportamento risulta anomalo, poco reattivo per buona parte della sceneggiatura, quasi ai limiti del vittimismo. Giganteggia invece Bloch, da sempre il personaggio più amato da Paola, soprattutto nel finale dove arriva ad esporsi testimoniando a favore dell’amico semplicemente solo sulla fiducia che nutre per lui. Un rapporto, quello tra l’ispettore di Scotland Yard e Dylan, che rivediamo sovrapporsi al rapporto padre-figlio, senza necessità di consanguineità e di “papà” di matrice recchioniana. Però la testimonianza di Bloch continua a risultarmi come l’espediente più forzato dell'albo perché l’ispettore non era più ritenuto attendibile da Scotland Yard (che lo faceva pure pedinare) essendo amico di Dylan. C’è da dire che anche il piano orchestrato dal colpevole non era esattamente a prova di bomba: pianifica tutto nei minimi dettagli per mesi e poi dimentica in casa le prove che lo incastrano? Tra alti e bassi, pregi e difetti, la trovo una storia molto interessante soprattutto per quel dubbio amletico che attanaglia Dylan nell'ultima pagina, quasi a sottolineare con l'evidenziatore le differenze caratteriali tra lui e Bloch. Peccato per il titolo piuttosto anonimo; ci sono continui riferimenti alla tela del ragno (compresa una canzone cantata dallo stesso assassino) disseminati lungo le tavole e mi sarei aspettato qualcosa di più a tema, tipo “Nella stretta morsa del ragno” che avrebbe rappresentato anche una citazione all’omonimo film di Antonio Margheriti. Dal punto di vista storico/statistico è da segnalare come per la prima volta Barbato conceda una scena di sesso al buon Dylan. L’ispettore Marcus Walker invece sembra il prototipo del poliziotto che vuole rendere dura la vita al nostro che verrà successivamente incarnato prima (occasionalmente) da Gorman e poi da Carpenter. Freghieri se la cava ancora una volta a colpi di primi piani (quelli di Estella lasciano senza fiato), ma trovo suggestive anche gli incubi a pag. 44 (12° tavola) e 60 (28° tavola) e la lavagna dell’assassino a pag. 67 (35° tavola, con tanto di citazione a Dopo Mezzanotte); ordinaria amministrazione per il resto. Della copertina di Stano mi piace più il retro, con l’assassino in penombra che si confonde bene con lo sfondo, a parte i minacciosi occhi ben illuminati.

 Dei dossier dell’Almanacco consiglio quello dedicato a William Hope Hodgson a firma del compianto Giuseppe Lippi.  Quello sui “Quattro cavalieri dell’apocalisse” ad opera di Maurizio Colombo avrebbe meritato più pagine e oggi dovrebbe essere aggiornato visto che le filmografie dei 4 sono proseguite negli anni successivi, soprattutto quella di Halloween. Quello sul Golem è troppo corto, mentre quello intitolato “Contagio!” è il più corposo, ma dopo la pandemia è quello che ho meno voglia di rileggere.

Curiosità: (1) Si rivede Quasimodo, il custode del cimitero dei Freak già incontrato nel n. 127 Il cuore di Johnny. Lo rivedremo ancora. (2) Bloch dimostra di avere ancor meno dimestichezza di Dylan con la tecnologia, visto che deve leggere i suoi appunti anche solo per accendere il PC! (3) Freghieri taglia il traguardo delle 30 storie disegnate per Dylan Dog!

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì, 1 (Estella)

CITAZIONE: “Il ragno sa aspettare il momento giusto. Il ragno aspetta anche tutta una vita”.

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (7)

Sceneggiatura: Barbato (6)

Disegni: Freghieri (30)



venerdì 5 gennaio 2024

Almanacco della Paura 2000 - Il violinista

 

La musica è tutto per lui, gli scorre tra le dita come una forza rigenerante e soltanto da lei trae la forza di vivere. Deve continuare a suonare, continuare a ricamare il tessuto delle sue tristi melodie notturne, le dolci serenate che rivolge a tutte le sue vittime! Un nuovo assassino è libero di colpire, inafferrabile come un assolo di Paganini. E per Dylan c'è un solo indizio, sottile e tagliente… come una corda di violino!

Ad eccezione di quelle sceneggiate da Sclavi e, in parte, da Chiaverotti (La maschera del demonio), non si può dire che l’Almanacco avesse ospitato, sino ad allora, storie memorabili. Anzi, a partire dalla metà degli anni ‘90 c’è da registrare un progressivo calo qualitativo delle avventure dylaniate ospitate su questa testata. Un trend che, purtroppo, continuò anche con l’Almanacco della Paura 2000, per poi fortunatamente interrompersi l’anno successivo. Il violinista è una storia deludente già a partire dall’idea dell’improbabile associazione di donne influenti che elargisce annualmente premi milionari a uomini meritevoli dotati di “fortezza, giustizia, prudenza e temperanza”. Considerate le premesse non aiuta l'indecisione di Ruju sul registro da imporre alla sceneggiatura, troppo ondeggiante tra il serio e il faceto. A mio (fallibile) parere sarebbe stato preferibile privilegiare il secondo, magari con l'apporto di un disegnatore più adatto come un Saudelli ad esempio. Invece il buon Pasquale punta maggiormente sulla serietà, affidandosi ai collaudati schemi del giallo. Da qui in avanti seguono inevitabili spoiler. La trama si dipana in modo traballante, svelando troppe carte all'inizio: si capisce subito che Walerian non è uno stinco di santo, tant'è che la stessa presidentessa del circolo, evidentemente a conoscenza della natura del suo “protetto”, gli domanda in maniera retorica se sia coinvolto nelle sorti avverse occorse ai candidati al premio, alcune delle quali concluse tragicamente con la morte. Mancano poi altri possibili sospettati con cui cercare di depistare il lettore dall'ovvia identità dell’assassino. In compenso abbondano le perplessità: Dylan è così esperto di violini da riconoscere, con una semplice occhiata veloce, che quello utilizzato da Walerian è uno strumento per mancini? Quando sarebbe stata diluita la colla utilizzata da Dylan per montare il galeone? Nel 1986?? La polizia conclude che l’assassino è altissimo e ciò è evidenziato nella scena dell’omicidio di Jann, ma in seguito la sua altezza sembra assolutamente normale. Il serial killer viene soprannominato “il violinista” perché si diverte a suonare prima e dopo gli omicidi, cosa che però non avviene affatto nell’omicidio di Annie. E si potrebbe continuare. Salvabili, comunque, le sequenze di alcuni omicidi. Ai disegni Rinaldi si conferma purtroppo non al top della forma come nella precedente storia da lui illustrata, La banda dello zodiaco. La sua prova è piuttosto scialba, poco ispirata; i suoi personaggi poco espressivi. Qualche bella vignetta c’è (tavole 24-25, tavola 59), ma non basta a farmi rivalutare in positivo questo suo lavoro. La copertina di Stano, invece, se apprezzata nel suo insieme è davvero molto bello; colpisce in particolare il retro, con la Morte intenta a suonare il violino in onore di una vittima.

Dei dossier dell’Almanacco consiglio quello sugli “insetti del terrore” a firma di Gianmaria Contro e soprattutto (dal momento che trattasi di argomento di nicchia) quello su “Virus”, il mad doctor a fumetti creato nel 1939 da Federico Pedrocchi (l’articolo contiene anche un box su Frieda Boher, protagonista di Necron, breve serie a fumetti disegnata dal grande Magnus!).

Curiosità: (1) Se non fosse per la pettinatura, Walerian avrebbe una certa somiglianza con… Xabaras! (vedasi il primo piano, terza vignetta, pag. 100 – o tavola 68). (2) A pag. 61 (29° tavola) Dylan afferma che il modus operandi del “Violinista” gli ricorda per certi versi l’uomo invisibile. Quasi una blasfemia accostare questa storia a Memorie dall’invisibile!

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Katharine)

CITAZIONE: “Il modo in cui ha suonato sotto casa tua... non aveva mai raggiunto una simile intensità… un dolore così grande… conosco un solo uomo capace di suonare così.”

VOTO: 4,5

Soggetto: Ruju (28)

Sceneggiatura: Ruju (28)

Disegni: Rinaldi (5)


 

mercoledì 22 novembre 2023

Almanacco della Paura 1999 - Sperduti nel nulla

 

Realtà virtuale, un'altra diavoleria tecnologica! Ma dal futuribile luna-park di Wonderland cos'altro ci si può aspettare? Dylan Dog parte per un viaggio dentro un mondo simulato, creato dalla potente macchina del dottor Drummond. Un viaggio che diventa subito un incubo, quando cose e persone vengono stravolte da una strana follia…

La prima storia dylaniata di De Nardo guardava al genere fantasy. La seconda era un giallo a tutti gli effetti. Per la terza invece sceglie… la fantascienza! L’horror mai eh? Probabile fonte di ispirazione è nuovamente, come per La città perduta, lo scrittore Philip K. Dick con il suo romanzo Scorrete lacrime, disse il poliziotto (Flow my tears, the policeman said, 1974) da noi conosciuto anche con il titolo Episodio temporale. Dylan torna così a confrontarsi con la realtà virtuale dopo il n. 96, La sfida, come lui stesso ricorda all’inizio della storia. In entrambi i casi i risultati non sono esaltanti. Se l’albo di Chiaverotti era mortificato da un finale deludente, qui i difetti sono disseminanti lungo tutta la sceneggiatura. Ed è un peccato, perché il soggetto aveva, in my honest opinion, grandissime potenzialità grazie all’idea della Londra “alternativa” sottoposta al regime totalitario di Livermore. De Nardo intanto sbaglia ad affidare il racconto al diario di Dylan, un espediente utilizzato anche in altre occasioni con risultati più convincenti.  La storia avrebbe infatti giovato nel mantenersi incerta fino alle fine tra piano reale e piano virtuale. Invece tutto è netto, bianco e nero, così giusto per collegarmi al tema del razzismo, che qui è trattato ancora una volta (come già aveva fatto anche Sclavi in Cattivi Pensieri) in maniera piuttosto superficiale. Molte pagine sono inoltre sprecate in spiegoni su quel che sta succedendo, ben dieci (!!) durante la reunion a casa di Dylan e diverse altre nel covo della “resistenza”, quando sarebbe stato decisamente più interessante mostrare altre conseguenze del Livermore-pensiero e della sua tirannia sulla società virtuale. L’interrogatorio a suon di cazzotti a Scotland Yard e il confronto con il Bloch razzista erano davvero promettenti, ma da lì in poi purtroppo succede davvero poco. Poi la vera domanda destinata a rimanere senza risposta è: perché Dylan, Lola e Helga non potevano manipolare il mondo che li circonda come faceva il loro antagonista e devono invece aspettare di essere salvati? De Nardo azzecca qualche trovata divertente come l’”Afro-Bloch” o il gran movimento della resistenza composta da… tre persone (!), ma tirando le somme dobbiamo parlare di occasione gettata alle ortiche. Il confronto con altre storie simili come Sogni o Gente che scompare è assolutamente impietoso. Sperduti nel nulla sono anche i disegni di Piccatto, le cui vignette sono spesso prive di sfondo e della personalità che il bravo artista piemontese sapeva solitamente infondervi. Piuttosto svogliata la sua prova che si attesta comunque su livelli di sufficienza. Molto ben eseguita invece la copertina di Stano, retro compreso, che si fa apprezzare per il particolare effetto fornito dalle ombreggiature.

Sull’Almanacco poco da dire, se non che nella presentazione di Dylan Dog in seconda di copertina la tariffa del nostro non è stata aggiornata (ancora 50 sterline al giorno). Probabilmente è un copia/incolla delle precedenti. Senza infamia e senza lode i dossier.

Curiosità: Questa me la dovete togliere voi! Di che film parlano Lola e Sokolov a pag. 107 (75° tavola)? Questa la trama raccontata da Lola “I rapinatori scavano un tunnel nelle fogne per entrare nel caveau di una banca… Purtroppo i poliziotti li aspettavano all’uscita del tunnel e bang bang bang… li fanno fuori tutti”. Sokolov ribatte di conoscere il film aggiungendo che “un traditore aveva avvertito la polizia”. Se qualcuno lo sa, si faccia vivo nei commenti!

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Forse la vita che sto vivendo non è la mia vita autentica. Forse i mostri che la popolano sono ancora il frutto di una mente distorta…”

VOTO: 5

Soggetto: De Nardo (3)

Sceneggiatura: De Nardo (3)

Disegni: Piccatto (28)