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sabato 7 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Meteoropatia

 

Un' inondazione senza precedenti investe Londra e a farne le spese è, tra gli altri, l'Indagatore dell'Incubo che si ritrova trascinato dalla corrente degli eventi in un'avventura che metterà in mostra il meglio ed il peggio di un gruppo di superstiti.

Il Maxi taglia il traguardo dei dieci anni di vita editoriale senza regalarci, per festeggiare la ricorrenza, alcuna storia memorabile. Si parte con Meteoropatia, nuovo lavoro di Mignacco (ai tempi tornato nella rotazione degli sceneggiatori dylaniati), che si guadagna anche l’onore dell’apocalittica copertina di Stano. Si parte anche bene, con un incipit che vede Dylan in giro per Londra a collezionare sfighe, richiamando alla mente analoghe sequenze dei bei vecchi tempi, al netto dei ripetuti “mumble mumble” del nostro. Anche il tema degli effetti che i fenomeni meteorologici possono avere sull’animo umano (in questo caso sarebbe doveroso aggiungere: e viceversa) si presenta come interessante, però poi la storia imbocca decisa una sequenza troppo action per piacermi, con tanto di cattivone mascherato animato da improbabili motivazioni e Dylan impegnato a dare indicazioni di salvataggio, con la collaborazione di teppisti convertiti alle buone maniere. Non è sceneggiata neanche malissimo, ma argomento e implicazioni sono trattati con sufficienza e risolti in maniera semplicistica. Per quanto riguarda i disegni, Montanari & Grassani palesano un grande impegno nella realizzazione delle vignette “acquatiche”, sacrificando i volti di alcuni personaggi: la tipa con il cane di cui si innamora Archie Leap sembra un ragazzino, mentre “Dirty Dog” la prima volta che compare sembra una ragazza.

Curiosità: A pag. 44 Groucho guarda in TV La sposa del mostro (Bride of the monster, 1955) di Ed Wood!

BODYCOUNT: 1 (oltre a un numero imprecisato di altre vittime)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ come se tutte le paure e gli orrori del nostro inconscio avessero deciso di manifestarsi, ribellandosi contro di noi”.

VOTO: 5

Soggetto: Mignacco (16)

Sceneggiatura: Mignacco (18)

Disegni: Montanari & Grassani (57)

Uscita: giugno 2007


sabato 31 gennaio 2026

Dylan Dog #249 - I ricordi sepolti

 

Ti ho mai raccontato di quella volta che sono morto?!È così che cominciavano alcune delle strane storie che Barton Darke, padre di Merian, raccontava alla figlia ancora bambina. Avventure meravigliose popolate di nani, alberi parlanti, tesori sepolti e morti viventi! Favole nere divenute terribilmente reali quando l'uomo, anni prima, è scomparso, letteralmente inghiottito dalla terra del campo dei morti! Un incubo che Merian, trasferitasi a Londra, era riuscita a lasciarsi alle spalle, ma che ora deve riaffrontare con l'aiuto di Dylan Dog!

Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto” cantavano gli “Elio e le storie tese”. Qui il cacciapalle millantatore, che si scoprirà essere poi morto davvero, è il padre della fidanziata dylaniata di turno, la complessatissima (e vorrei vedere non lo fosse) Merian, co-protagonista della storia confezionata da Mignacco che torna a sceneggiare una storia di Dylan Dog a cinque anni di distanza dal deludente L’uomo nero. Le fonti di ispirazioni dichiarate per il soggetto sono praticamente agli antipodi per qualità e intenti: Big Fish (2003) di Tim Burton e Boogeyman  (2005) di Stephen Kay. Ne esce fuori uno strano ibrido, una ghost story in cui i fantasmi del passato appaiono quanto mai tangibili e che si lascia apprezzare per le atmosfere oniriche, soffrendo però di un’aritmia narrativa che spezza di continuo la tensione e buttandoci in faccia una soluzione del caso, durissima sì, ma anche troppo realistica e quindi in definitiva deludente. Sono però i dialoghi il vero tallone d’Achille della sceneggiatura, soprattutto quelli che intercorrono tra Dylan e Merian: banali, melensi, a tratti pure irritanti (vedasi finale). Un ricordo che avrei preferito tenere sepolto se non fosse per i disegni di un Roi in ritrovata forma dopo due anni di assenza dalla serie. Il buon Corrado riesce a creare un clima angosciante in cui l’orrore è sempre dietro l’angolo. Mignacco poi gli serve sul piatto d’argento un flashback in “cornicetta”, un grande classico dylaniato che per Roi è praticamente un marchio di fabbrica dai tempi di Dal profondo. Particolarmente inquietanti le improvvise apparizioni della madre di Merian e davvero efficace il lavoro fatto sugli occhi di quest’ultima. Stupenda la vignetta grande di pag. 14 che Stano ripropone sulla copertina con Dylan nelle vesti dell’appeso. Cover che stavolta non mi dispiace affatto, malgrado ancora una volta lo sfondo non mi convinca.

Curiosità: A pag. 57 Dylan ha la camicia completamente aperta, mentre fino alla pagina precedente appariva abbottonata fin quasi al collo.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Merian)

CITAZIONE: “Le cose che ho visto questa sera sono miei ricordi… mi appartengono!”

VOTO: 5,5

Soggetto: Mignacco (15)

Sceneggiatura: Mignacco (17)

Disegni: Roi (45)

Uscita: giugno 2007


martedì 27 gennaio 2026

Dylan Dog #247 - Tutti gli amori di Sally

 

Sally è convinta che un solo uomo non possa dare a una ragazza tutto ciò che il suo cuore, il suo cervello e il suo corpo desiderano. Ce ne vogliono almeno tre: un marito, un amante e un vero amico. Una situazione apparentemente ideale che si frantuma quando compare Mort Haggarth, un violento assassino che cancella i volti delle sue vittime a martellate e che reclama Sally solo per sé. E quando Dylan accetta di aiutare l'amica a sfuggire al suo persecutore, anche l'Indagatore dell'Incubo diviene per Mort un pericoloso rivale da togliere di mezzo...

Storia dal sapore chiaverottiano questa di Ruju, tant'è che se non fosse per il nome sul tamburino e i dialoghi (non freschi e brillanti come quelli dell’autore torinese) avrei faticato a disconoscerne la paternità. Complice ovviamente anche la presenza ai disegni del grande Dall'Agnol (a cui nell’Horror Club sono riservati grandi complimenti) che con il buon Claudio è sempre stato in sintonia, creando un fortunato sodalizio nel primo decennio di vita dell’indagatore dell’incubo. Il doppio (improbabilissimo) finale e l'altrettanto assurda (ma a suo modo geniale) trovata dell’osteomorfosi restituiscono un'identità genuinamente horror a un fumetto che da tempo l'aveva persa, elementi che, insieme a quello del killer "pittoresco" (Mort Haggart, un uomo che non esiste) erano tutti marchi di fabbrica della ditta Chiaverotti. Certo non è tutto oro quella che luccica: la sceneggiatura ha evidenti falle e il personaggio di Sally non è caratterizzato a dovere, con l’inevitabile conseguenza che risulta davvero difficile appassionarsi alle sue sorti, la vendetta dell’assassino appare forse un po’ tardiva; dei dialoghi abbiamo già detto. Difetti su cui, avendo un debole per gli albi dalle atmosfere “old school” riesco in parte a soprassedere. Dall'Agnol meraviglioso, in particolare nel prologo e nella prima inquietantissima apparizione di Mort a Sally (pagg. 34-35). Stupendi gli occhi nel buio della vittima a pag. 17 e colpiscono, in tutti i sensi, le vignette in cui Haggart si manifesta con la sua strana fisicità. La copertina di Stano, invece, non riesce a rendergli giustizia.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quello che è vero è che un uomo solo non riesce mai a dare a una ragazza quello che vorrebbe. Ne occorrono almeno tre. Un marito, un amante e un vero amico”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (66)

Sceneggiatura: Ruju (66)

Disegni: Dall’Agnol (13)

Uscita: aprile 2007


giovedì 13 febbraio 2025

Dylan Dog #186 - L'uomo nero

 

Chi ha paura dell'Uomo Nero? Che domande! Non c'è bambino al mondo che non ne sia stato terrorizzato a morte, almeno una volta. Poi si cresce e si scopre che gli orrori della vita possono essere ben altri... Questo è ciò che accade a Timothy Madison, circondato dall'indifferenza e da un gelido benessere, che, grazie a Dylan Dog e alla sua unica amica, la baby-sitter Sheila, ha imparato a parlare alle proprie paure, traendone la forza necessaria al duro mestiere di vivere!

Leggi il titolo “L’uomo nero” su Dylan Dog e la mente vola subito a Mana Cerace e a Il buio. Forse anche in redazione è maturata questa associazione di idee dal momento che hanno deciso di richiamare colui che aveva disegnato il n. 34 ovvero Piero Dall’Agnol, dopo sei anni di assenza trascorsi tra Julia, Nick Raider e altri progetti. Sgombriamo il campo da equivoci: qui Mana Cerace non c’è e non c’entra nulla; purtroppo anche la qualità della storia è ben diversa da quella firmata da Chiaverotti tanti anni prima. L’uomo nero dell’albo scritto da Mignacco è, o meglio sarebbe, il classico babau, quello che terrorizza i bambini nascondendosi sotto il letto. Seguendo la tradizione dylaniata, il mostro non però è cattivo come sembra: se provi a parlarci, come Dylan suggerisce al piccolo Timothy, potrebbe persino diventare tuo amico. Ma le affinità con le atmosfere della serie terminano qui: soggetto e sceneggiatura sono antidylaniani, virati entrambi sul genere poliziesco, lo stesso indagatore dell’incubo si comporta e parla in maniera diversa dal solito. In fondo altro non è che la storia del rapimento di un bambino, narrata anche in maniera piuttosto puerile, all'insegna del "volemose bene". Aggiungiamoci testi banali e scontati, scene d’azione ingessate e gestite in modo poco comprensibile ed ecco servita quella che ritengo essere la peggior storia di sempre di Mignacco. La cosa più orrorifica è la copertina di Stano che promette ciò che poi l’albo non mantiene. Una bella cantonata e uno spreco totale per Dall'Agnol e il suo apprezzato cambio di stile, che manteneva comunque intatta la sua efficacia nel rendere i contrasti tra bianco-nero, luce-ombra che anche in passato avevano rappresentato uno dei punti di forza dell’artista veneto.

Curiosità: (1) A pag. 25 e a pag. 47 Mignacco omaggia Pink Rabbit, il suo personaggio più fortunato tra quelli da lui creati per Dylan Dog, apparso per la prima volta nel n. 24 I coniglirosa uccidono. (2) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicizzato il primo romanzo di Claudio Chiaverotti, Delitti al museo egizio. L’avevo dimenticato e non l’ho mai comprato. Lo voglio!

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “I grandi amici non muoiono... anche se non li vedi più... ti sono vicini… sempre…”

VOTO: 4

Soggetto: Mignacco (14)

Sceneggiatura: Mignacco (16)

Disegni: Dall’Agnol (11)


venerdì 31 gennaio 2025

Maxi Dylan Dog n. 4 - Il cristallo arcobaleno

 

Il miliardario William Woods, la curatrice fallimentare Stella Jones, il pittore Kean... tutti perseguitati da una sfortuna cosmica non appena hanno messo le mani sul cristallo Arcobaleno. Ma se la pietra è così letale, perché frotte di indù sono alla sua ricerca? E per chi lavora il cinico detective Nash, incaricato anche lui del recupero del misterioso oggetto? A Dylan tocca, naturalmente, il compito di far luce sui molti "perché" di quello che sembra un noir d'annata…

Mignacco frulla spy story, commedia, hard boiled, Kipling e chi più ne ha più ne metta, in una sceneggiatura forse concepita per un altro eroe bonelliano (un Martin Mystère a caso) ma a mio avviso totalmente inadatta a Dylan Dog. Non basta certo il ritorno del Sig. Shing, apparso per la prima volta nel ben più riuscito Il sogno della tigre (sempre firmato Mignacco), a riportarci alle atmosfere tipiche della serie dell’indagatore dell’incubo. L’idea dell’oggetto porta jella, o forse no, a chi lo possiede, passando di mano in mano, non brilla certo per originalità, ma se la racconti bene, in salsa horror e con la giusta ironia, funziona sempre. Qui difetta, anzi è totalmente assente, il primo componente. L’ironia invece c’è, a cominciare dai personaggi volutamente stereotipati (Emmet Nash su tutti, che lo stesso Dylan definisce “un concentrato di luoghi comuni”), ed è chiaro l'intento dell'autore di strappare qualche risata. E’ però un’ironia “forzata”, che forse avrebbe potuto funzionare su un Grouchino, ma non in albo di Dylan Dog. A proposito di Dylan, in questa storia è mostrato come un “provolone” inarrestabile, ci prova con tutte senza ritegno e senza pudore (vedasi la battuta sui sedili ribaltabili a pag. 12 o 24° tavola). Disegni del dinamico duo M&G poco incisivi, tranne quando devono raffigurare le strabordanti forme delle procaci Geena e Lady Astor. Un plauso al lettering della sempre bravissima Diana Rocchi costretta a disimpegnarsi anche con il sanscrito!

Un lettore occasionale, che poi era il target di riferimento del Maxi estivo nella sua versione originaria, potrà anche trovarla divertente, non ne dubito. Io l’ho trovata un pasticcio ben poco riuscito.

Curiosità: Viene citato Il Falcone Maltese (The Maltese Falcon, 1941), film di John Huston con Humphrey Bogart e Peter Lorre.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Geena, ma fuoricampo, quindi non conta.

CITAZIONE: “Voi non ne sapevate nulla, eppure il cristallo ha cambiato la vostra vita”.

VOTO: 4

Soggetto: Mignacco (13)

Sceneggiatura: Mignacco (15)

Disegni: Montanari & Grassani (39)


martedì 19 dicembre 2023

Dylan Dog Fuoriserie - I sentieri del cielo

 

Benvenuti all'Heaven's Door, il Paradiso dei vostri sogni, dove potrete realizzare i vostri desideri e sconfiggere le vostre più recondite paure!

Nono appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. Mignacco e Siniscalchi vengono richiamati in causa per dare un seguito agli eventi narrati ne I vivi e i morti, peraltro già deludente e abbondantemente il più scarso dei primi dieci speciali. Se già il materiale di partenza non era il massimo, qui Mignacco riesce a fare anche di peggio confezionando una storiella di una banalità disarmante e fondamentalmente inutile. Gira che ti rigira si finisce sempre agli Inferni, con le solite battute, clichè e l’immancabile presenza del Direttore “Duefacce”. Ma poi per quale stramaledetto motivo il paradiso di Dylan dovrebbe essere una cena di gala a bordo di una nave? Per lui quello sarebbe già un incubo in partenza! Buono Siniscalchi ai disegni che per curiosità mi sarebbe piaciuto vedere a colori e in formato gigante (purtroppo posseggo la storia solo in ristampa in b/n su Super Book n. 34).

Curiosità: (1) Oltre che sul citato Super Book n. 34, la storia è stata ristampata anche nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport. (2) Nella storia (3° tavola) Dylan afferma di avere già avuto un paio di disavventure nella realtà virtuale. Il riferimento è evidentemente al n. 96 della serie regolare La sfida e a Sperduti nel nulla, pubblicata sull’Almanacco della Paura 1999.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Accidenti! Non è possibile! Non ci sono ingorghi in paradiso!”

VOTO: 4

Soggetto: Mignacco (12)

Sceneggiatura: Mignacco (14)

Disegni: Siniscalchi (8)

giovedì 12 ottobre 2023

Dylan Dog Gigante n. 6 - Morte di una stella

Chi ha assassinato Abigail Wood? Neppure lei conosce il volto del suo assassino e, per questo, è rosa dalla rabbia e da una bruciante curiosità. Deve rimanere sulla Terra per trovare pace, deve seguire passo per passo le indagini dell'unico che può scoprire il colpevole. È stato l'ultimo amore della sua vita ed è un detective in gamba. Il solo che sappia ascoltare anche la voce dei fantasmi.

Dopo vampiri e lupi mannari arriva il turno dei fantasmi, declinati però in chiave moderna rispetto alle prime due storie di questo sesto gigante che guardavano invece alla tradizione. Mignacco parrebbe suggerire come propria fonte di ispirazione Joe il pilota (A guy named Joe, 1943) pellicola diretta da Victor Fleming, già oggetto di un remake firmato Steven Spielberg nel 1989 e intitolato Always-Per sempre. A pag. 152 (32° tavola) viene infatti omaggiata la locandina del film con protagonista Spencer Tracy.  Tuttavia, fin dalle prime pagine, i debiti più evidenti risultano essere nei confronti del celebre film Ghost (1990, di Jerry Zucker) ed è quindi subito facile intuire chi è l’assassino. Ma anche per chi non ha visto il film non è certo difficile risalire all’identità del colpevole, considerati i personaggi stereotipati che compongono la lista dei possibili sospetti. Non sarebbe neanche una brutta storia di per sé, ma ha uno svolgimento piuttosto scialbo essendo imbastita con i soliti luoghi comuni (l’ennesimo assassino con cappellaccio e impermeabile, la vicenda d'amore strappalacrime) e condita con battute di Groucho terrificanti (in senso negativo). Il particolare con cui il nostro risolve il caso appare quasi casuale e poco determinante, eppure.. è sufficiente. Qualche idea buona c’è, come quella della sedia elettrica e i dialoghi “involontari” tra Gail e Dylan. Mignacco non rinuncia alla sua classica critica nei confronti del cinismo del mondo dello spettacolo e la sua invettiva tutto sommato va a buon fine. Il comparto disegni non offre adeguato supporto alla storia perché il lavoro di Freghieri, forse più concentrato sugli albi all’epoca da poco usciti sulla serie regolare, si rivela poco ispirato, quasi frettoloso. I suoi primi piani, però, sono sempre tanta roba anche qui.

La peggiore del poker che compone il Gigante n. 6.

Curiosità: (1) Nella storia compare un tassista fantasma che ha il compito di accompagnare le anime dei defunti nell’aldilà. Benché non sia specificato, sembrerebbe proprio lo stesso personaggio protagonista della breve Taxi! pubblicata sul Gigante n. 2. (2) Nella storia vengono citati i personaggi di Nick e Nora (Charles) una coppia di investigatori immaginari creata dalla penna dello scrittore americano Dashiell Hammett e protagonisti una serie di film usciti tra il 1934 e il 1947. (3) Qui scopriamo che avere un campanello urlante come quello di Dylan sarebbe considerato “alla moda”. Il nostro però non sembra apprezzare. (4)Freghieri taglia il traguardo delle venti storie disegnate per Dylan Dog.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: Sì (1, Gail)

CITAZIONE: “Avete visto? Ci vuol poco per far cadere i miti…”

VOTO: 5

Soggetto: Mignacco (11)

Sceneggiatura: Mignacco (12)

Disegni: Freghieri (20)

venerdì 29 settembre 2023

Dylan Dog Fuoriserie - Il treno del terrore

 

Signori, salite in carrozza: vi aspetta un viaggio allucinante…

Ed eccolo qui, forse l’unico vero pezzo raro della mia collezione. Trattasi di una storia uscita originariamente nel giugno del 1997 sulla rivista “Amico Treno” n. 5, pubblicazione gratuita edita da Ferrovie dello Stato e distribuita gratuitamente per alcuni anni a partire da marzo 1992. Onestamente non ricordo neppure come ne sono entrato in possesso, se l’ho recuperato direttamente io in stazione a Milano (da studente universitario fuori sede viaggiavo molto in treno in quel periodo) o me lo regalò qualche amico. Fatto sta che la rivista non so che fine abbia fatto, ma in compenso mi è rimasto l’inserto con la storia di Dylan, 8 tavole a colori in formato carta stile “quotidiano”. L’intreccio è quel che è, dato il poco spazio a disposizione, banalotto ma reso simpatico dai disegni di Montanari & Grassani che ho più apprezzato però in bianco e nero nella ristampa su Super Book n. 31 (ne vedete la copertina in apertura di post) piuttosto che nella versione originale. C’è da dire che Dylan Dog non fu l’unico personaggio Bonelli ad essere ospitato tra le pagine di “Amico Treno”; anche Zagor, Mister No, Nick Raider, Nathan Never (con Legs Weaver) e Martin Mystere ebbero il loro inserto in quel periodo. La cosa curiosa è che i personaggi di Walter e Rossana che compaiono nella storia di Dylan appaiono (non so se con i medesimi nomi) anche nelle avventure degli altri eroi bonelliani. Ignoro a chi siano ispirati e perché fungano da matrice comune tra le diverse storie; se qualcuno ne sa di più mi faccia sapere nei commenti.

Curiosità: (1) Nella vignetta d’apertura, sulla motrice del treno in cui è ambientata la storia, è ben visibile il logo delle Ferrovie dello Stato. Fantasticando, si potrebbe dunque ipotizzare una nuova trasferta italiana per Dylan solo qualche mese dopo la prima, avvenuta nel n. 126 della serie regolare. (2) Tavole n. 1 e 2: il ragazzo legge Calvino, Groucho la versione “inglese” di Amico Treno (“My friend the train”!!), la ragazza invece un albo di Dylan Dog (che alla fine si scoprirà essere intitolato proprio Il treno del terrore). Sulla costa (visibile solo in versione ristampa, perché nell’originale a colori è quasi tutta nera) si intravede un n. 47, che corrisponderebbe in teoria a Scritto con il sangue, ma dai particolari che si scorgono la copertina sembrerebbe quella di DD&MM: Ultima fermata l’incubo; la quarta di copertina è invece dedicata indubbiamente a Tex, ma non mi risulta che esista una sua storia intitolata “Il treno per Yuma” (solo Yuma invece sì). (3) Solo pochi mesi dopo Dylan sarà protagonista di un’altra avventura, decisamente più lunga, a bordo di un treno nello Speciale n. 11. (4)Oltre che su Super Book 31, la storia è stata ristampata, sempre in b/n, nell’ottobre 2016 anche nella Collana “Il nero della paura”.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “I mostri sono nella tua testa! Nascono dalla tua paura di amare… e di essere amata!”

VOTO: s.v.

Soggetto: Mignacco (10)

Sceneggiatura: Mignacco (11)

Disegni: Montanari & Grassani (25)

domenica 30 ottobre 2022

Almanacco della Paura 1996 - Il mondo perduto

 

Walter Watson conduce un'esistenza soffocata dalla normalità. Dentro la sua mente, sta nascendo una rivolta silenziosa, si accumulano le energie della follia, pronte a esplodere in una carneficina. Loro sono dappertutto, lo assediano con i loro tentacoli viscidi, sono mostri e cadaveri che bisogna combattere con ogni mezzo… Walter deve fuggire verso un altro mondo e soltanto Dylan Dog può mostrargli la strada!

Questa storia è abbondantemente la meno riuscita fra quelle fino ad allora apparse sull'Almanacco. Tuttavia si vedrà, ahimè, di peggio in seguito. Non la ricordavo benissimo e rileggendola devo ammettere che il prologo, che ho trovato buono, mi aveva ben predisposto. Tuttavia il soggetto di Mignacco, trito e ritrito, mostra subito la corda, pur ispirandosi a fonti cinematografiche di riferimento notevoli come Un giorno di ordinaria follia, (Falling Down, 1993) di Joel Schumacher con un ottimo Michael Douglas protagonista e Natural Born Killers (1994) di Oliver Stone. La sceneggiatura non aiuta, essendo infarcita di critiche ai media e a esercito/truppe d'assalto di polizia già viste troppe volte sulle pagine dell'indagatore dell'incubo. In questo caso, poi, sono proposte in modo banale e stereotipato e il tentativo, fallito, dell’autore di sdrammatizzare la vicenda ammantandola di grottesco non fa che accentuare questo difetto. Di tutti i nomi astrusi assegnati da Mignacco ai vari comprimari da lui creati, "Tony Video" è senza dubbio il più improponibile. Ma al di là del nome e della discutibile morale votata alla spettacolarizzazione della violenza in TV, il personaggio non ha tutti i torti quando afferma “Incredibile, amici telespettatori! Il capitano Hardhead ha appena liberato la città dalla minaccia di un pericolosissimo serial killer, e Dylan Dog lo prende a cazzotti!”. Il comportamento dylaniato “pro diversi” è qui davvero troppo esasperato e ogni dubbio in merito è fugato quando Dylan viene definito come “l’unico uomo normale in un mondo di mostri”. Ci sono anche rimandi indiretti/rivisitazioni a storie passate per puntare sull'usato sicuro: Il tagliagole (tavole 10 e 11), Inferni (tavola 12), mentre l'ultima vignetta appare come una sorta di omaggio a quella conclusiva del mitico #1 (anche se qui è la partner dylaniata e non il nostro ad avere un incubo appena prima della fine). I disegni del dinamico duo M&G invece mi sono piaciuti, con mostri tentacolari che ricordano la Katinka dei nn. 64-65 e un bel nudo di Marion (tavola 7) tra le cose che si lasciano ricordare. I due veterani ci mettono una pezza, ma non bastano a salvare la storia dalla mediocrità. La copertina di Stano omaggia Duke Nukem, protagonista di una serie di videogames di gran successo negli anni 90. Peccato che il Walter Watson protagonista dell’albo non abbia un briciolo del carisma del “Duca”.

Ben fatti i dossier di questo Almanacco. Imprescindibile quello su Mario Bava, ad opera di Maurizio Colombo, che allora fece conoscere a tanti giovani lettori dylaniati uno dei registi più importanti (e sottovalutati) del nostrano panorama cinematografico. Avrebbe meritato più pagine, forse, quello su Clive Barker ma il compianto Andrea G. Pinketts (quanto adoravo i suoi romanzi!) fa un bel lavoro di sintesi. A concludere l’articolo dedicato a Dino Battaglia, firmato Graziano Frediani, arricchito da gustose illustrazioni.

Curiosità: Montanari & Grassani approdano per la prima volta a una testata “collaterale” di Dylan Dog, ma in compenso nell’annata 1996 non appariranno mai sulla serie regolare (e anche questa è una prima volta).

BODYCOUNT: 38

TIMBRATURA: Sì (1, Marion)

CITAZIONE: “Io sono un indagatore… Affronto i mostri e gli incubi perché voglio capirli…”

VOTO: 5

Soggetto: Mignacco (9)

Sceneggiatura: Mignacco (11)

Disegni: Montanari&Grassani (24)