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venerdì 23 gennaio 2026

Dylan Dog #246 - La locanda alla fine del mondo

 

L'"Indagatore dell'Incubo" si perde in una tormenta di neve proprio mentre si sta dirigendo a Thetford, un minuscolo paese della campagna inglese. Dylan è stato chiamato in quel posto dimenticato da un vecchio collega di quando vestiva ancora la divisa da poliziotto: c'è bisogno del suo quinto senso e mezzo per risolvere il caso di due ragazzi misteriosamente svaniti senza lasciare traccia. E anche Dylan rischia di sparire per sempre, nel momento in cui mette piede nella locanda alla fine del mondo!

Albo che a una lettura superficiale potrebbe apparire molto meglio di quanto sia in realtà, anche se l’ho leggermente rivalutato. Si parte con il sogno del prologo che non avrà nessuna vera utilità nell’economia della storia e si passa poi al cliente di turno, un ex collega di Dylan accompagnato e raccomandato da Bloch, che appare già un campanello dall'allarme con la sua apertura così disinvolta anche alle ipotesi soprannaturali (e Bloch che pensa addirittura a un coinvolgimento dell’Interpol!!). Comunque abbiamo un’indagine, abbiamo una trasferta con tanto di tempesta di neve (e Dylan che crede di poter trovare delle tracce su un prato sotto un abbondante nevicata!!!), abbiamo l'aggressione di una belva sconosciuta e l'arrivo del nostro in una misteriosa locanda che intuiamo subito stare oltre la soglia della realtà. La struttura della trama ricorda molto quella dell’albo che considero più riuscito di Masiero, ovvero L’inquilino misterioso: partenza con indagine “tradizionale” e poi passaggio di Dylan in un’altra dimensione. E nel n. 230 era proprio la seconda parte a funzionare, con l’immersione del racconto nel misterioso appartamento prima e nella Londra vittoriana alternativa dopo. E anche in questo n. 246 è l’atmosfera che si respira all’interno della locanda e nei suoi immediati esterni il miglior pregio dell’albo e il merito è da attribuirsi principalmente a un Freghieri in rinnovata ispirazione creativa. Tante le tavole da incorniciare, potentemente evocative (pag. 73), suggestive (pag. 67), destabilizzanti (pagg. 70-71) e capaci di fornirci squarci infernali come l’artista piacentino non ci mostrava dai tempi di Ultima fermata: l’incubo!. Peccato i racconti dei suicidi siano però pochi e poco sviluppati per risultare davvero incisivi e probabilmente avrebbero avuto necessità di un formato con più pagine come quello dello Speciale per riuscire a lasciare un segno tangibile. Il modello del racconto dei morti di Totentanz è inarrivabile, ma ciò non toglie che si sarebbe potuto fare di meglio. Poi la sceneggiatura finisce con l’arrivare a un punto morto e allora prima vengono tirati in ballo i soliti Inferni (con cameo dell'immancabile direttore) poi salta fuori dal nulla sta ex compagna di college di Dylan che riesce a fare tutto, ma proprio tutto, con i suoi presunti poteri (???), persino farla in barba al diavolo e resuscitare i morti. Un deus ex machina assoluto, privo di qualunque giustificazione e fondamento. E non ci vengono risparmiati neppure la tirata moralista e il lieto fine. La copertina, con un Dylan mai così minuscolo, mi ha sempre richiamato alla mente, come concept, La casa sull’abisso di William Hope Hodgson, anche se non ho trovato in internet copertine del romanzo che avrebbero potuto fungere da modello diretto per Stano.

In un afflato di generosità mi spingo a darle la sufficienza, facendo pesare maggiormente sul piatto della bilancia i disegni di Freghieri.

Curiosità: L’albo è dichiaratamente ispirato, a partire dal titolo, a La locanda alla fine dei mondi (The Sandman: World's End) un ciclo di storie pubblicate originariamente nella serie a fumetti Sandman, scritta da Neil Gaiman, e poi raccolte in un volume antologico pubblicato nel 1994.

BODYCOUNT: 0 (sono già tutti morti o quasi)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lasciate ogni speranza, voi che entrate”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (7)

Sceneggiatura: Masiero (7)

Disegni: Freghieri (46)

Uscita: marzo 2007


domenica 21 dicembre 2025

Dylan Dog #236 - Vittime designate

 

Ian Benson è una modesta persona come tante. Non fa una vita particolarmente eccitante, lavora per la ditta del suocero, ha una moglie che lo sopporta e un giovane figlio che per lui è quasi un alieno. Il signor Benson, però, non è affatto tranquillo e sereno. È convinto che il fantasma di una donna lo stia perseguitando e per persuadere Dylan ad aiutarlo a liberarsene riesce addirittura a mostrargli una fotografia dello spettro.  Perché l'affascinante ectoplasma ha preso di mira proprio quest'uomo qualunque?

Storia nata da una costola della doppia dei nn. 198-199 “La legge della giungla/Homo homini lupus", con cui condivide la battaglia di Dylan contro la "legge del più forte", introducendo anche di riflesso il tema del bullismo. A questo proposito bellissimo il dialogo al college con il bidello (?), che espone la sua poco condivisibile teoria sulle vittime, colpevoli (di mancanza di coraggio) quasi come i loro carnefici. La sceneggiatura è solida e asciutta, senza picchi né cali, concentrata sul messaggio di fondo che Medda vuole comunicare e con un apprezzabile finale “cattivo”. In fondo Dylan risolve sì il caso, ma senza prevederne e arrestarne le conseguenze. Mi rimane solo il dubbio di Ian che non avrebbe dovuto vedere il fantasma, ma forse il significato è che, riprendendo il dialogo di cui sopra, il confine tra vittima e carnefice è talmente labile che può addirittura invertirsi (ce lo insegnano anche alcuni film horror). Freghieri  mi era piaciuto nell’allora contemporaneo Il vivaio, mentre qui lo ritrovo con il pilota automatico a pieno regime, con scarsa attenzione anche ai volti stavolta. I tre antagonisti risultano assolutamente anonimi nelle loro fattezze. La copertina di Stano presenta invece un cielo notturno con pennellate “vangogghiane” e un bell’effetto luce a illuminare Dylan e il cadavere.

Curiosità: (1)Per la prima volta Dylan si trova a dover usare, suo malgrado, un telefono cellulare. (2)A proposito dei nn. 198-199, Dylan torna a trovare Stan, l'esperto informatico apparso anche nel n. 209 La bestia. (3) A pag. 43 Dylan finge di lavorare per il programma televisivo "Night Blue", un evidente citazione del programma "Blu Notte" in onda sulle reti Rai dal 1998 al 2010, con la conduzione di Carlo Lucarelli. (4)Nell'Horror Club (inedito) vengono presentati: il primo romanzo di Paola Barbato ("Bilico"), la nuova miniserie Bonelli "Demian" ideata da Pasquale Ruju e il nuovo romanzo di Tiziano Sclavi, Il tornado di valle Scuropasso.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ molto più difficile ammettere a se stessi che non hanno coraggio… Che in una certa misura, per quanto piccola, sono complici dei loro aguzzini

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (15)

Sceneggiatura: Medda (15)

Disegni: Freghieri (45)

Uscita: maggio 2006


mercoledì 17 dicembre 2025

Almanacco della Paura 2006 - Il vivaio

 

Nel cuore di una notte piovosa, un incidente coinvolge due ragazzi che cercano di attraversare a piedi l'autostrada. Uno, gravemente ferito, viene sottoposto a un intervento per salvargli la vita. Nel corso dell'operazione, però, il paziente si risveglia e, trasformato in una belva sanguinaria, aggredisce i dottori azzannandoli selvaggiamente. Prima che giunga sul posto la polizia, il ragazzo viene ucciso e il suo corpo bruciato da un misterioso individuo che fa immediatamente perdere traccia di sé. Perché qualcuno ha voluto eliminare il ragazzo così brutalmente? Cosa voleva nascondere? Le risposte, forse, le conosce la sopravvissuta all'incidente: una ragazza chiusa in sé stessa con cui Dylan cerca di fare amicizia e che risponde al nome di "Io"…

Storia di massimo riciclo per Ruju cui basta il minimo del minimo sindacale per riuscire comunque a portare a casa la pagnotta. Facciamo una checklist, mettendo qualche esempio accanto ad ogni elemento del soggetto (ma potrebbero essercene altri):

  • La ragazza venuta dal nulla e Dylan che si prende cura di lei a ogni costo -> Il sonno della ragione
  • Uno dei tanti inferni -> beh.. Inferni, anche se qui la teoria sclaviana viene un po’ forzata
  • Il prete/reverendo serial killer che combatte una cospirazione -> Storia di un povero diavolo
  • Esseri superiori che dominavano il mondo nell’antichità: La stirpe degli immortali
  • L’istituto in cui si fanno segretissimi esperimenti genetici con il dottore-capo legato alla sua creatura più importante-> Scanner
  • Demoni e affini che vogliono comandare il mondo -> c’è l’imbarazzo della scelta.

Niente di nuovo sotto il sole insomma, quasi tutto già visto e previsto, eppure la storia, pur trascurabile, funziona comunque sull’onda dell’empatia di Dylan, che contagia anche Groucho, e un sorprendente (almeno questo, sì) finale amaro. Merito anche di Freghieri che, come da specialità della casa, esegue un efficace lavoro sui primi piani dei personaggi, facendo risaltare la fragilità (apparente) di “Io” e la preoccupazione di Dylan. Belle le tavole sotto la pioggia e la vaga sensazione di malinconia che aleggia in certi momenti. Finalmente ci viene regalato anche un po’ di nudo (ed in questo Freghieri è maestro assoluto) che non si vedeva da tempo. Sempre gradevole l’effetto pennellata sulla cover di Stano, ma la sua “Io”, che fa pensare più a un vampiro, proprio non mi piace.

Comunque non capirò mai perché, a parte alcune eccezioni, sull'Almanacco non sono mai state presentate storie in tema con uno dei dossier pubblicati.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono demoni! Demoni dell’inferno!”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (63)

Sceneggiatura: Ruju (63)

Disegni: Freghieri (44)

Uscita: marzo 2006


sabato 6 dicembre 2025

Dylan Dog Gigante n. 14 - I cerchi nel grano

 

I "circlemakers" sono un gruppo di giovani artisti inglesi con il gusto dello scherzo. Sono loro a tracciare i famosi "cerchi nel grano", che le menti semplici attribuiscono, di solito, a presenze extraterrestri. Ma se i giovani burloni avessero, con le loro innocue messinscene, davvero scatenato la vendetta di una potenza che non è di questo mondo?

Seconda prova dylaniata per Bruno Enna che firma un Gigante a storia unica (il penultimo della testata) la cui piena riuscita è compromessa dall'eccessiva lunghezza. C'è un po' di tutto: dall'incipit in stile mockumentary, agli Ufo, ai demoni, alla magia della terra, ai flashback di horror rurale, al giallo. Testimonianza che la storia sia lievitata oltremodo rispetto a quelle che forse erano le intenzioni iniziali di Enna sono i tre epiloghi (di cui l’ultimo è quello che prediligo), preceduti da un lunghissimo spiegone finale. Insomma, quasi un'opera omnia sui “crop circles” che, a causa delle troppe pagine, si presenta sbilanciata e senza un vero climax, mostrando una pericolosa flessione nella rivelazione (occhio allo SPOILER) della geomante come killer di turno (FINE SPOILER). Eppure Enna dimostra di avere dimestichezza con le dinamiche del personaggio (come evidente già dal suo debutto dylaniato), anche se trovo delittuoso aver lasciato Groucho a Craven Road invece di portarlo in trasferta a dispensare ironia. Un Dylan ultrascettico si trova coinvolto in una rissa da bar e conteso tra una mora e una bionda, ma sceglie quest’ultima che aveva già in qualche modo conquistato nei suoi ricorrenti incubi. Stavolta tra l’altro è la cliente di turno, e non Dylan, ad essere tormentata dal “particolare che non riesce a mettere a fuoco” e che si rivelerà infine risolutivo. Malgrado il soggetto-minestrone che, visto il tema, sarebbe stato più adatto per Martin Mystère probabilmente, la sceneggiatura, pur appesantita, ha almeno il pregio di non annoiare. Se il focus fosse rimasto solo la "diavologia", tagliando la parte di esercito e ricerche pseudoscientifiche, avremmo probabilmente avuto storia di tutt'altra caratura, più compatta e onirica. Troviamo qui un Freghieri decisamente più in palla che nel contemporaneo L'inquilino misterioso, forse perché già rodato in materia di ambientazioni rurali e campi di grano con Il druido, pure quello un mix di horror e giallo (e c’era anche lì un tizio sulla sedie a rotelle!). ma anche qui mostra la corda a causa, credo, dell'elevato numero di tavole richiesto in un periodo per lui di sovrapproduzione. Se Dylan preferisce la bionda Alicia non vi è dubbio che Freghieri prediliga la mora Padma visto che ce la mette davvero tutta, riuscendovi, per esaltarne la sensualità. Il suo tratto, cui il grande formato giova, sa rendere molto affascinanti alcune tavole (es: pag. 78) e location (la chiesetta diroccata di San Michele) e sequenze (i fantasmi del passato). Gustosamente minaccioso il demone oversize che incombe su Dylan in copertina, peccato per i cerchi nel grano che risultano un po’ sacrificati.

Sufficiente.

BODYCOUNT: 12

TIMBRATURA: Sì (1, Alicia)

CITAZIONE: “Si è consumato lì, sotto i miei occhi. A volte mi sembra ancora di sentire il tanfo di carne bruciata. L’odore insopportabile della morte”.

VOTO: 6

Soggetto: Enna (2)

Sceneggiatura: Enna (2)

Disegni: Freghieri (43)

Uscita: novembre 2005


giovedì 4 dicembre 2025

Dylan Dog #230 - L'inquilino misterioso

 

Rhonda Mitchell è una bella ragazza con un grosso problema: è convinta che il Diavolo abiti nel suo condominio. In effetti, sotto l'apparente tranquillità di quell'anonimo palazzo di periferia, si nasconde qualcosa di tenebroso. Rhonda stessa è stata testimone oculare di inspiegabili avvenimenti: bambole che si animano, elettrodomestici che impazziscono... Ora, dopo il fallito intervento dell'esorcista di quartiere, Rhonda, a nome di tutti gli altri condomini, va a chiedere aiuto all'unica persona in grado di chiarire il mistero: Dylan Dog!

A un solo mese di distanza dalla sua peggior storia in assoluto, Masiero sorprende con quella che da molti, me compreso, è considerato il suo miglior lavoro dylaniato. E’ comunque un albo… strano, indefinibile, in cui la somma delle singole parti farebbe fatica a raggiungere la sufficienza. L'incipit, dopo la prima promettente pagina, sembra un'indagine come tante almeno fino a che Dylan non riesce a varcare la porta dell'appartamento del misterioso inquilino.  Da qui è come se il nostro entrasse in un’altra dimensione (più o meno è davvero così), con le maschere a rendere perturbante l'atmosfera settando il mood giusto per quel che succederà dopo. Tra l’altro quando Dylan ne indossa una è impossibile non pensare a La maschera del demonio. E’ però il lunghissimo flashback ambientato in una Londra vittoriana la vera carta vincente di Masiero, con rimandi indiretti alla leggenda di “Jack lo squartatore” e soprattutto a Lo strano caso del Dr. Jekyll & Mr. Hyde di Stevenson. Il culmine si raggiunge con l'arrivo del Dylan-Merrid a Gravy Lane e l'incontro-scontro con il Merrid-Dylan fino alla distruzione della maschera, tanto da rendere il finale banale e qui anticlimatico per quanto funzionale. Lo stesso Freghieri sembra credere di più nel flahback, dove riesce a tirare fuori alcune tavole notevoli come lo scorcio d’inferno a pag. 66 (guarda caso!). Nel resto invece l’artista piacentino pigia forte sull’acceleratore, quasi svogliatamente. Quella lì a pag. 26 sarebbe Madame Trelkovski??? Confrontandola con quella disegnata dallo stesso Freghieri in, che so, Frankenstein! non sembrano neanche parenti. Tra le sue prove peggiori. Invece Stano tira finalmente fuori una gran bella copertina, con l’inquietante Dylan senza volto e le maschere a riprodurre volti che lo osservano tra cui proprio il suo!

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Se non stessi per morire sarebbe buffo il fatto che non mi viene in mente nessun ultimo pensiero importante… Anzi non mi viene proprio da pensare… a niente…”

VOTO: 7

Soggetto: Masiero (5)

Sceneggiatura: Masiero (5)

Disegni: Freghieri (42)

Uscita: novembre 2005


venerdì 14 novembre 2025

Dylan Dog #224 - Sul filo dei ricordi

 

In uno straordinario albo tutto a colori, Dylan intraprende un'indagine che lo porta lungo il sentiero nebbioso della memoria. Eva Collins ha vissuto la sua morte. La ragazza rammenta perfettamente ogni particolare del momento in cui la mano di un killer senza volto si è accanita con violenza su di lei. Il fatto è reso ancora più strano dalla malattia di cui è affetta la ragazza: nella sua mente, infatti, non rimane traccia dei ricordi recenti, che vengono rimossi inspiegabilmente dopo poche ore. Eva affida a Dylan Dog un incarico paradossale: trovare chi l'ha uccisa. Per riuscirci, l'Indagatore dell'Incubo deve illuminare le numerose zone d'ombra del passato della sua nuova, inquietante cliente...

Storia da ricordare solo per il colore "fuori stagione", che non riesce a valorizzare i disegni di Freghieri (o viceversa). Come mi è capitato di osservare più volte, Ruju ha per le mani un soggetto dalle interessanti potenzialità che finiscono con il disperdersi in fase di sceneggiatura. Peccato perché lo spunto iniziale è ispirato a quel capolavoro cinematografico che è Memento, ma si va presto purtroppo a parare da tutt'altra parte; una storia costruita "a ritroso", come il film di Christopher Nolan, sarebbe stata molto più affascinante. Tra l'altro la perdita della memoria breve è espediente utilizzato poco e male nell'albo: Eva quando si risveglia si ricorda quasi sempre di Dylan (!) e si ricorda di tutti gli omicidi (!!) pur non consultando i suoi block notes. Il finale poi è addirittura contraddittorio… I pazienti del Dottor Manson, Eva compresa come lei stessa dichiara a inizio albo, hanno tutti problemi di amnesia “recente” ma ricordano perfettamente il loro passato. Invece all’assassino (e non solo a lui) avrebbero cancellato anche la memoria passata. Mah… In compenso Dylan riesce a riconoscere un vicolo (tra le migliaia che ci saranno a Londra) solo sulla base di una descrizione a voce della cliente del mese. Intrighi politico-militari, personaggi stereotipati, un tocco del tutto inutile di paranormale e uno sviluppo prevedibile appongono il bollo di "mediocre" su questa storia che si rivela un gialletto come tanti, malgrado le positive premesse iniziali. Sergio Bonelli, dalle pagine dell’Horror Club (inedito), informava i lettori che la scelta della colorazione non legata ad un albo “celebrativo” era un suo capriccio, già deciso prima dell’aumento di prezzo delle pubblicazioni bonelliane (che proprio in quel mese aumentavano di 10 centesimi). Comunque sia, uno spreco averla utilizzata considerata la qualità della storia e la resa del colore che nulla aggiunge (se mai toglie) ai disegni di Freghieri che almeno riesce ad arricchire la sua galleria di modelle con la bellissima Eva, tra le ragazze dylaniate più affascinanti che siano uscite dalle sue matite. Intenso il primo piano di Dylan nella copertina di Stano che, con l’effetto delle gocce sul vetro e il killer in ombra sullo sfondo, rimane la cosa migliore di quest’albo. Con quel logo colorato e il titolo mi sarei aspettato una storia sul passato dell’indagatore dell’incubo. Invece…

Curiosità: Nell’Horror Club (inedito) veniva annunciata l’uscita della miniserie bonelliana Brad Barron che vedeva coinvolti autori dylandoghiani come Tito Faraci (autore di tutti i testi), Fabio Celoni (copertinista) e Bruno Brindisi (disegnatore del primo numero).

BODYCOUNT: (11)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Fra poco forse non ricorderò di essere stata qui, né di averti conosciuto”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (60)

Sceneggiatura: Ruju (60)

Disegni: Freghieri (41)

Uscita: Maggio 2005


sabato 8 novembre 2025

Dylan Dog #222 - La saggezza dei morti

 

Dylan deve trovare il modo di fermare una orribile epidemia di ritorni dall'Aldilà che ha il suo epicentro a Lowhill, una tranquilla cittadina di provincia, dove i morti escono dalle tombe e vagano per le strade che percorrevano da vivi!

I morti, come recitava un celebre spot di un altrettanto famoso amaro italiano, conoscono la ricetta contro il logorio della vita moderna. I vivi invece sembrano ignorarla; questa è la morale di questo n. 222 in cui Medda si diverte a ribaltare i classici clichè della serie: basta con il classico paesino della brughiera inglese mezzo abbandonato e con i pochi residenti che sbirciano dalle finestre, i morti non sono zombi se mai ritorna(n)ti con qualcosa da dire (anche se diversi da quelli di Sclavi), un'indagine che va a parare da tutt’altra parte rispetto a ciò che sembrava all'inizio, una finta/vera casa infestata. Se da una parte la storia offre spunti originali, dall’altra soffre però di disequilibrio narrativo: troppo lungo lo spiegone finale che arriva davvero troppo presto (praticamente da pag. 82). Si ha poi una sensazione di inconcludenza nel seguire l’indagine di Dylan ed ho trovato pretestuosa, se pur funzionale, l'improvvisa morte di Brian. Medda mi pare abbia sacrificato un po' di pathos per non perdere di vista il messaggio che voleva mandare, seguendo un’impostazione didascalica più razionale che emozionale, lasciandosi veramente andare solo nella bellissima e quasi poetica ultima pagina. Chi non ha smesso di andare di fretta è Freghieri che non riesce ad essere incisivo come in altre occasioni, stavolta neanche con i primi piani. Gli zombi poi hanno fisionomie poco definite, funzionano meglio quando non li vediamo in viso. La copertina di Stano ricrea un’atmosfera bella orrorifica, con un effetto luce che pare però avere qualcosa di posticcio.

Curiosità: A pag. 16 Groucho cita Xabaras che però non ha nulla a che fare con ciò che succede a Lowhill malgrado la presenza di morti viventi.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ho tutto il tempo del mondo, io”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Medda (13)

Sceneggiatura: Medda (13)

Disegni: Freghieri (40)

Uscita: Marzo 2005


mercoledì 17 settembre 2025

Dylan Dog Gigante n. 12 - Piovuto dal cielo

 

Quella che Dylan Dog vede sfrecciare nel cielo non è una comune stella cadente, bensì una capsula spaziale. E dentro c'è un piccolo ET bisognoso di affetto e protezione, che Dylan ribattezza Roger. Se non fosse per la sua enorme testa, Roger sembrerebbe proprio un bambino come gli altri… Ma se invece non fosse neppure un alieno come tutti gli altri?

Sull’Horror Club del n. 206 (inedito), la redazione informava i lettori che il 12° Gigante avrebbe dovuto originariamente ospitare una storia disegnata da una guest star: il martinmysteriano Giancarlo Alessandrini. Tuttavia l’artista non era riuscito a completare il lavoro in tempo per la pubblicazione e così la storia (che sarà poi intitolata Il senza nome) veniva rimandata al Gigante in uscita nel 2004. A metterci una pezza nel 2003 sono quindi chiamati Tito Faraci, già reduce dalle lunghe fatiche dello Speciale n. 17, e Giovanni Freghieri che in quanto a velocità di esecuzione non era secondo a nessuno in quel periodo. Se Piovuto dal cielo fosse un rincalzo allungato per l’occasione o fosse già in caldo per altra pubblicazione in altro periodo probabilmente non lo sapremo mai. Quello che è certo è che ho sempre avuto serie difficoltà a terminarlo, perché sembra non finire mai. Il che non è esattamente un pregio. L’inizio non è neanche da buttare, anche se si tratta di roba vista e stravista su Dylan Dog, vedasi in particolare il ragazzino "diverso" a cui il nostro si affeziona fin dai tempi di Johnny Freak passando per la Pearl di Scanner (il modello più vicino a quello del piccolo Roger), l’”incontro ravvicinato” nella campagna inglese e le solite schermaglie con l'esercito britannico. Faraci tenta qualcosa di nuovo omaggiando i comics americani: le origini di “Steel Man” sono un evidente richiamo a Superman (“Man of steel”), la trappola in cui finisce Dylan ricorda quelle complicatissime in cui è spesso costretto Batman, ecc… Una spruzzata di E.T.  e un tocco di Unbreakable condiscono il tutto. Nella parte finale però la storia scivola spedita in zona trash con il robottone cui viene impiantato il cervello del serial killer (!!! Quale scienziato lautamente pagato da un governo non lo farebbe??) e Dylan e Lord Wells che entrano agilmente nella base militare come novelli James Bond, con il nostro addirittura in volo (!!!) a bordo di un tandem-dirigibile! Discreto il lavoro di Freghieri, tenuto conto che probabilmente ha avuto meno tempo del solito per illustrare le 236 pagine di questo Dylandogone. Si fanno apprezzare soprattutto le tavole di “Steel Man” e le grazie di Karen, con seno in bella mostra come non si vedeva da tempo nella serie; diverse altre vignette, invece, sono proprio “tirate via”. La copertina di Stano è terribile, tra le sue peggiori in assoluto.

Curiosità: (1) Nella seconda decade dylaniata Lord Wells è comparso ben poco, ma nell’annata 2003 sono ben 3 le sue apparizioni, due addirittura nello stesso mese: oltre che qui aveva infatti fatto un cameo anche in Nebbia, mentre qualche mese prima ne Il dittatore aveva avuto anche un ruolo discretamente rilevante. (2)A pag. 39 (35° tavola) vediamo una Craven Road che non ricordo essere mai stata così trafficata. (3) A pag. 13 (9° tavola), 3° vignetta in alto, una nuvoletta scura sembra uscire dalla bocca di Dylan. Difetto della mia copia? O inserto errato rimasto lì?

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: Sì (1, Karen)

CITAZIONE: “Sì, sono maledetto… il male è entrato in me! L’ho accolto come si fa con un vecchio amico…”

VOTO: 5

Soggetto: Faraci (8)

Sceneggiatura: Faraci (8)

Disegni: Freghieri (38)


mercoledì 12 marzo 2025

Dylan Dog #198-199 - La legge della giunga / Homo Homini Lupus

 


Non avete personalità? Vi sentite degli zero al cubo? In tram vi pestano i piedi senza chiedervi scusa? È il momento di dire basta, di ribellarsi, di afferrare le redini della propria esistenza! Il professor Emerick Boyle ha scoperto un rimedio in grado di trasformare un Signor Nessuno in un Mister Qualcuno: con la Disempatia, chiunque può liberare la propria aggressività e Emerick Boyle sa trovare la chiave giusta. Ma c'è un piccolo problema: alcuni seguaci della Disempatia hanno forse tirato fuori troppa grinta, perciò, all'Indagatore dell'Incubo non rimane che frequentare il corso di Boyle per scoprire che cosa può accadere quando un uomo decide di seguire la Legge della Giungla....

All'uscita incomprensibilmente la snobbai, un po' perché ero già in febbrile attesa del #200, un po' perché in maniera del tutto frettolosa e superficiale bollai la storia esotica di Mazua come troppo simile a quella di Ananga: anche in quel caso c'era in ballo un'antica divinità amazzonica (ma qui nessuna menzione a Jerry Drake detto “Mister No”) e anche lì c'era una ragazza sospettata di essere responsabile di omicidio. Ma le storie prendono strade diverse: a Medda (forse vagamente ispirato da Fight Club di Fincher) interessa più concentrarsi sui progressivi cambiamenti comportamentali di Dylan che rappresentano il vero punto di forza di questa doppia. Le improvvise esplosioni di violenza del nostro e il suo mutato atteggiamento nei confronti di Groucho funzionano talmente bene da rendere quasi un corollario il resto (comunque ottimamente sceneggiato). Dylan si ferma ad un soffio da un tentato stupro e rischia di investire volontariamente una donna con il maggiolone in due sequenze consecutive emotivamente molto forti e angoscianti. Il nostro riuscirà a venirne fuori grazie alla sua forza di volontà e all’empatia che l’ha sempre contraddistinto durante uno scontro a mani nude la cui drammaticità è smorzata dalla citazione di un celebre sketch di Totò (è lui il comico italiano che parla di “Pasquale” cui si riferisce Groucho). La distribuzione della storia in due albi è forse un po’ disarmonica: il n. 199 ospita un lungo flashback ma anche tutti i colpi di scena e i momenti più tesi mentre il n. 198 ha più una funzione preparatoria. Se la si legge tutta d’un fiato non vi sono però particolari problemi. Un tocco sclaviano è dato dalla presenza dell’ennesimo impiegato vessato (notevole la sequenza di “rimpicciolimento” di pag. 11) che reagirà a colpi di coltello. Unica nota stonata è il finale che appare un po' forzato e quasi ironico nel suo scopo punitivo nei confronti dell’antipatico guru, tanto da risultare quasi avulso dall'atmosfera tesa delle precedenti centinaia di pagine. Freghieri è sempre di fretta ma Medda lo mette in condizione di performare comunque, ricorrendo spesso alla tecnica della scansione della scena in tre vignette consecutive e chiamandolo a disegnare primi piani. Non memorabile la sua prova, ma nemmeno scadente. Delle due copertine di Stano preferisco come concept quello del n. 198 e come esecuzione quella del n. 199.

Curiosità: (1) A pag. 28 del n. 198 Dylan legge Io Uccido di Giorgio Faletti, anche se la versione inglese (intitolata appunto I kill come sul libro letto dal nostro) uscirà solo nel 2008. (2)Il titolo del 2° capitoletto interno del n. 198, Il ruggito del coniglio, è lo stesso di una celebre trasmissione radiofonica condotta da Antonello Dose e Marco Presta in onda su Radio Due dal 1995 ad oggi. Omaggio di Medda o semplice coincidenza? (3)A pag. 79 del n. 198, la canzone accennata dal malcapitato artista di strada a cui Dylan rompe la chitarra è “Mrs. Robinson” di Simon & Garfunkel. (4) A pag. 84 del n. 198 ritorna la giornalista Eleanor Riggs “timbrata” da Dylan nel n. 154 Il battito del tempo. Anche in quest’occasione la sua sarà poco più che una comparsata. (5) A pag. 36 del n. 199 compare una locandina in lingua spagnola di Il Presagio (The Omen, 1976) di Richard Donner. Anche in questo caso il titolo “El presagio” è una libera traduzione di Medda dal momento che in Brasile (ove il flashback dovrebbe essere ambientato) il film fu distribuito con il titolo “A Profecia”. (6) L’espressione latina “Homo Homini Lupus” (letteralmente “l’uomo è un lupo per l’uomo”) utilizzata come titolo del n. 199 è da attribuirsi al commediografo Plauto.

BODYCOUNT: 15

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Come esiste l’odio, esiste anche l’amore… come esiste la violenza, esiste la pietà…”

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (9-10)

Sceneggiatura: Medda (9-10)

Disegni: Freghieri (36-37)



giovedì 27 febbraio 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Il cavallo fantasma

 

Tipperary, lo splendido purosangue di sir Baldwin, è sparito nel nulla. Forse lo ha rubato Dylan Dog, o forse è rimasto intrappolato in un'altra dimensione…

Dodicesimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. Come capitato in quasi tutti gli ultimi anni precedenti, questa breve storia rappresenta un seguito dello Speciale cui si accompagna, in questo caso La preda umana e vede il ritorno degli stessi autori, Manfredi e Freghieri. Un Manfredi ormai impegnato esclusivamente con il suo “Magico Vento” che mancava da tre anni dalla serie e che non si sarebbe più rivisto, anche se prossimamente dovrebbero essere pubblicate, purtroppo postume, tre sue ultime storia scritte nell'ultimo anno. Non mi posso certo professare un fan dello Speciale n. 12 e questo sequel non mi fornisce ragioni di ripensamento, anche se il finale stavolta è meno anti-climatico e più in linea con l’amaro pensiero dei sogni che “prima o poi svaniscono” con cui Ishar dava l’addio a Dylan nel prequel.  Si gira abbastanza a vuoto con la storia del cavallo che è di fatto solo un pretesto per scoprire la sorte toccata a Sir Guy. Unico momento gradevole è quando gliele suonano all’antipaticissimo Sir Baldwin. E’ un lavoro su commissione che gli autori sono stati obbligati a confezionare. Lo dimostrano anche i disegni ultra sbrigativi di Freghieri: irriconoscibile Bloch nella 2° vignetta di tavola 2, Ishar lontanissima dalla sensualità che l’aveva caratterizzata nello Speciale.

Considerandolo un tutt’uno con La preda Umana, confermo lo stesso voto, altrimenti darei anche meno.

Curiosità: Oltre che su Super Book n. 36, la storia è stata ristampata nel dicembre del 2016 nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La libertà è l’unico sogno che non può tramontare”.

VOTO:  5

Soggetto: Manfredi (15)

Sceneggiatura: Manfredi (15)

Disegni: Freghieri (35)


lunedì 24 febbraio 2025

Dylan Dog Special #16 - Dov'è finito Dylan Dog?

 

Un giorno come gli altri, per Groucho… la spesa al mercato, un salto dal giornalaio e poi a casa. Beh, sarebbe un giorno come gli altri se al numero 7 di Craven Road ci fosse ancora la casa di Dylan Dog, con annesso Indagatore dell'Incubo, e non invece un bar di bassa categoria gestito da un tipo che afferma di essere lì da almeno sedici anni. Per Groucho e l'ispettore Bloch sembrano non esservi spiragli per sciogliere il mistero, fintanto che Lord H. G. Wells, con uno dei suoi improbabili marchingegni, non riesce a rilevare un'emanazione di onde di negatività, la cui origine, pur essendo invisibile, è proprio sotto gli occhi di tutti …

Dov’è finito Dylan Dog? Una domanda che sorge spontanea subito dopo aver concluso la rilettura di questo 16° speciale che ritorna alla formula delle mini-storie multiple. Una formula in precedenza sempre fortunata e che a me personalmente è sempre piaciuta molto.  Non questa volta. Ma andiamo con ordine. La cornice è “metafumettistica”, palesando la difficoltà degli autori, anche fisiologica dopo sedici anni di vita editoriale, nell'inventare nuove avventure per l'indagatore dell'incubo. Quest’idea è veramente interessante, ma per il resto  le scene di raccordo tra un episodio e l’altro sono piuttosto mosce. Groucho nel prologo è fin troppo seri; fa piacere rivedere Lord Wells più avanti in una delle sue ultime apparizioni, ma ormai è ridotto a una macchietta. Con tutte le vecchie fiamme di Dylan, poi Ruju va a recuperarne una di serie C, Drew Thorpe, conosciuta ai tempi de L’idolo della folla e sostanzialmente sconosciuta o dimenticata dalla maggior parte dei lettori. L’unico a mostrarsi attivo, in un contesto per lo più statico, è Bloch, preoccupato più di ogni altro dalla scomparsa dell’amico. Passando nel dettaglio alle tre mini storie:

IL BRANCO: L’episodio soffre di un’eccessiva lentezza e occupa troppe pagine per arrivare alla conclusione, quando ne sarebbero bastate poco più della metà visto che è piuttosto scontato e oltretutto Dylan non risolve neppure il caso! Lo Speciale avrebbe giovato di almeno un altro paio di mini-storie per risultare più dinamico, ma questa si è mangiata subito un sacco di spazio utile. C’è l’ennesima citazione dei drughi di Arancia Meccanica, stavolta con la variante dei rollerblade, e un rimando alla letteratura norrena (gli “ulfhednar”). Simpatico il finale sul pulmann ma un po’ fuori contesto.

LA MANO DEL MORTO: Indubbiamente la migliore del lotto, (mezzo punto in più nel mio giudizio globale all’albo), anche se in fin dei conti è una variante di Partita con la morte: da una parte la partita a scacchi con la Grande Consolatrice, dall’altra il poker con il Diavolo. C’è anche una connessione tematica con la prima storia, il desiderio di restare sempre giovani e in forma, ma non saprei dire quanto voluta. Bello vedere Dylan invecchiare, ma il suo bluff risulta davvero molto forzato, soprattutto per come ci abbocca Stanton.

LAVORI IN CORSO: Quest’ultima si pone come una sorta di sequel della precedente, con protagonista però Groucho al posto di Dylan. L’inizio sembra promettere altro, poi lo strambo assistente entra in campo a suon di battute, ma assai distanti dalle migliori del suo repertorio. Ancora metafumetto alle pagg. 131-132

 Ai disegni troviamo un Freghieri ai minimi storici, svogliato, frettoloso e con il pilota automatico innestato. Carina l’ultima vignetta, ma non può certo bastare a salvare la sua prova. Nemmeno la copertina di Stano appare ispirata, con Dylan che sembra quasi essere stato aggiunto e appiccicato in una fase successiva a quella della realizzazione dello sfondo.

Curiosità: (1) Nella prima mini-storia vi sono riferimenti a Horror Cult Movie, scritta sempre da Ruju ma all’epoca non ancora pubblicata; uscirà infatti due mesi dopo su Gigante n. 11. (2) Il Bruto’s Snack Bar che compare nel prologo è un omaggio al “Bruno’s Snack Bar”, locale che si trovava realmente in una delle Craven Road di Londra.

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: Sì (1, Drew, “ritimbrata”)

CITAZIONE: “Dylan Dog? Ma cos’è? Vi siete messi tutti d’accordo? Questo è un locale pubblico e qui non c’è nessun dannato Dylan Dog, chiaro?”

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (45)

Sceneggiatura: Ruju (45)

Disegni: Freghieri (34)


lunedì 17 febbraio 2025

Dylan Dog #189 - Il prezzo della morte

 

Sei donne scomparse. Sei vite recise da un assassino che sembra conoscere le più riposte sofferenze delle sue vittime, guadagnandosene la fiducia. Sei morti ma nessun cadavere. Se non fosse per i mignoli di mano destra inviati come un macabro messaggio a Scotland Yard, si potrebbe persino credere che nulla sia avvenuto. Il caso è un tipico affare di cronaca nera e Dylan Dog dovrebbe entrarci poco... Ma non è forse nella vita di tutti i giorni che attecchiscono gli incubi più spaventosi?

Ah Freghieri… stavo quasi in pensiero dopo 6 mesi passati senza una storia disegnata da lui! Questa peraltro non si può neppure annoverare tra le sue prove migliori, forse perché una volta tanto non gli viene offerto su un piatto d’argento il solito manipolo di modelle. Non mancano però sprazzi di assoluto pregio, almeno per quelli che sono i miei gusti personali, in lieve crescendo nella parte finale. Stupenda è la vignetta grande a pag. 96, così come alcuni primi piani di Dylan o quello intensissimo di Pamela Flack a pag. 80 (ultima vignetta). Simpatico il titolo interno con i teschi nei buchi delle “O”. Di contro sono molte le tavole “tirate” via e inoltre il personaggio di Bartlett sembra essere disegnato in maniera diversa ogni volta che lo incontriamo. Eppure non riuscirei ad immaginare questa storia se non con il suo tratto, è giusta per lui. Sui testi invece ben poco da eccepire. Barbato riesce a confezionare un thriller con meccanismi perfetti, con un assassino seriale, sei vittime e... nessun omicidio. Eppure tutto risulta credibile, anche l'intuizione di Dylan sulla risoluzione dell'enigma, da molti lettori ritenuta il tallone d'Achille della sceneggiatura, affidata al sogno del “teatro delle marionette”. C’è forse un ampio e troppo disinvolto ricorso al quinto senso e mezzo virgola 3/4, ma anche altri autori, come Claudio Chiaverotti ad esempio, ne hanno spesso abusato. Rimane ancora il solito difetto del maxi spiegone da fumettista ancora non navigata, anche con qualche passaggio poco chiaro (i bluff di Dylan al guardiano del cimitero), ma è uno degli ultimissimi casi in cui Paola paleserà di soffrire di questa sindrome. Quando si chiude l’albo resta addosso quel senso di impotenza e di sconfitta che lo stesso Dylan non riesce a scrollarsi più via e trovo questo sia un grandissimo pregio. Mi fa scompisciare invece la definizione di Bloch data dalla Sig.ra Hewitt: “un ciccione con l’aria da funerale”. La copertina di Stano ci offre, oltre che una pregevole gestione di luce e ombra, una classica scena da thriller con Dylan che scopre i ritagli di giornali delle vittime e i trofei del presunto serial killer.

Questa sì che è una storia che riesce a stare dalla parte delle donne (forse perché è stata scritta proprio da una donna), senza risultare stucchevole o banale.

Curiosità: (1) Alle pagg. 19 e 20 e anche più avanti nell’albo, viene citato Henri Landru. Trattasi di un serial killer francese realmente esistito, conosciuto anche come il “Barbablu di Gambais”, che si spacciava per agiato vedovo al fine di sedurre e poi uccidere donne ricche e sole, non prima di essersi fatto intestare i loro beni. (2) A pag. 76 Dylan cita i giochi di ruolo, un tema appena affrontato nel precedente albo Il labirinto di Bangor. (3) Breve apparizione per Elke, la bella e dura comandante norvegese che Dylan aveva conosciuto in Goliath. La rivedremo ancora. (4) I cognomi dei protagonisti della storia sono presi dal romanzo Camera con vista (A room with a view, 1908) di E.M. Forster. (5) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicato un disegno che Freghieri aveva realizzato quell’anno per la mostra “Torino Comics”.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ho guardato nel buio di un orrore così mostruosamente ben costruito da non poterlo più dimenticare”.

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (12)

Sceneggiatura: Barbato (11)

Disegni: Freghieri (33)


venerdì 7 febbraio 2025

Dylan Dog #182 - Safarà

 

Neil Levine è uno di quei fotografi che si faticherebbe a definire arrivati. Ha dovuto perfino vendere la sua macchina fotografica, ed è soltanto per la gentilezza del negoziante che, oltre a un po' di sterline, ha rimediato anche un vecchio apparecchio con cui continuare a lavorare. Tutto considerato, non è stato un cattivo affare, almeno non per lui! Anzi, si può dire che il successo sia arrivato proprio a partire dal momento in cui il fotografo ha messo piede in quel negozietto dallo strano nome... Safarà. Ma cosa succede alle povere ragazze fotografate da Levine? Sta a Dylan, naturalmente, scoprirlo, anche se la partita resta aperta, poiché il diabolico Hamlin, il padrone del Safarà, ha un asso nascosto...

Clamoroso caso di albo il cui titolo e copertina sono dei giganteschi spoiler! E non solo, anche all’interno dell’Horror Club (inedito) viene sbandierato ai quattro venti il ritorno “a grande richiesta” di Hamlin! Una scelta che finisce per scontentare un po’ tutti. Chi si approccia alla storia credendo di trovarci il rigattiere dell’incubo come mattatore assoluto resterà deluso, perché compare solo verso la fine. Io, ad esempio, mi sarei aspettato di leggere un albo in cui si intrecciavano le vicende di diversi acquirenti di oggetti venduti al Safarà. Chi non nutriva questa aspettativa, invece, capisce comunque fin da subito dove Neil Levine ha comprato la sua macchina fotografica e da chi si dovrà recare Dylan per venire a capo dell’indagine. E’ chiaro che la scelta della redazione era di rendere più appetibile al pubblico quella che in fin dei conti non è che una storia di mera routine. Che poi inizia anche molto bene. Tutta la prima parte, quella con protagonista Tippy Windham, è davvero accattivante, grazie anche a dei bei momenti onirici che hanno un sapore “chiaverottiano”. Poi la sceneggiatura procede su binari più standard, ricordando sprazzi di albi precedenti pur senza citarli, tipo Il bacio della vipera, Delirium e  Ananga (che vantano tutti Freghieri ai disegni) e si conclude appunto con un finale deludente in quanto, come detto, ampiamente prevedibile. A proposito di disegni, Freghieri (ma quanto lavorava in quel periodo??) con storie ambientate nel mondo della moda, come questa, con il suo tratto morbido, sensuale ed elegante ci va a nozze. Stupenda tutta pag. 17 (13° tavola) con Tippy nuda che cammina tra manichini e fotografie per trovarsi di fronte a una bambola rotta con le sue fattezze sul fondo di quella che sembra una gabbia. In generale è un peccato che ci sia del nudismo, ma sempre in ombra o nascosto, perché il sottile erotismo che scaturisce dalle matite di Freghieri avrebbe aggiunto quel quid in più, senza risultare volgare.

Complessivamente sufficiente.

Curiosità: (1) Viene citato il n. 59 Genteche scompare, il primo albo in cui appare Hamlin. (2) Freghieri non perde occasione neanche stavolta per tirare fuori il mitico lenzuolo coi teschi di Dylan (un suo marchio di fabbrica). (3) Ruju, con questa, taglia il traguardo delle 40 storie scritte per la serie (in un lasso di tempo assai breve!).

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: Sì (1, Emily)

CITAZIONE: “Non sono molti gli uomini che sanno rendere felice una ragazza… è un dono sai?”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (40)

Sceneggiatura: Ruju (40)

Disegni: Freghieri (32)


lunedì 3 febbraio 2025

Dylan Dog # 179 - La terza faccia della medaglia

 

La terza faccia della medaglia è la specialità di Peter Drabble, quell'elemento della verità che costituisce l'alternativa a cui nessuno penserebbe mai. E, bisogna riconoscerlo, per un detective questa è una gran bella risorsa! Il problema è che Peter, sulle tracce di un assassino che sembra replicare le discutibili imprese di alcuni suoi predecessori, sta impazzendo, e di fronte allo spettro della follia non gli resta che ricorrere a Dylan Dog. Ma stavolta sono gli incubi ad avere la meglio e né Peter né Dylan scorgeranno in tempo la fatidica terza faccia.

Impossibile parlare di questa storia senza fare spoiler. So che ne faccio spesso, dando per scontato (forse a torto) che siano albi che tutti hanno già letto. In ogni caso stavolta ho avvertito. Questo n. 179 racconta di un triangolo amoroso che non può non ricordare, anche nella soluzione finale, Un colpo di sfortuna, pubblicato appena 5 mesi prima, sempre sulla serie regolare e con il medesimo disegnatore. Lo stile narrativo di Medda è senza dubbio diverso da quello di Ruju, tuttavia ritengo che l’uscita di questa storia avrebbe dovuto essere spostata un po' più là nel tempo, tant'è che la prima volta che la lessi avvertii una spiacevole sensazione di dejà vù. Un problema che fortunatamente non si è più riproposto in sede di rilettura, permettendomi di godere a pieno di questo albo intenso. Medda, sin dal prologo, crea una sovrastruttura thriller di stampo classico a forti tinte noir: il super investigatore ossessionato dal suo lavoro che si imbatte in un copycat che sembra voler giocare direttamente con lui, inserendo nei suoi delitti d’imitazione alcune differenze rispetto agli originali. La sostanza vera però è il racconto cupissimo e (melo)drammatico di una coppia ormai disgregata in cui da una parte regna solo indifferenza e dall’altra odio puro. In questo contesto esplosivo arriva Dylan, forse in definitiva è lui la terza faccia della medaglia che riuscirà a risolvere il caso ma non ad impedire che gli eventi, percepiti da subito come ineluttabili, precipitino comunque. Ottima la caratterizzazione dei personaggi, tipicamente riconoscibili senza però scivolare nello stereotipo. Rimangono avulse dal contesto le allucinazioni di Peter che si risolvono alla fine in un semplice pretesto per introdurre Dylan nella trama e per depistare il lettore. Per quanto riguarda il finale, in molti apprezzano la chiosa di Groucho, a stemperare i fatti con (solo apparente) ironia. Personalmente avrei preferito che l’albo terminasse nel momento esatto della conclusione della tragedia, per non disperderne il pathos, chiudendo magari con un Dylan “svuotato” come lo vediamo nella bella copertina di Stano, con la pioggia (assente invece nella storia) ad accrescere lo sconforto del momento. Passando ai disegni, Freghieri non tradisce le attese, favorito anche dal massiccio numero di primi piani che gli viene richiesto. Il suo contributo si rivela fondamentale per la riuscita della storia, riuscendo a trasmettere le emozioni e i pensieri dei personaggi attraverso i loro sguardi e soprattutto i loro silenzi: tutti in questa Terza Faccia della medaglia (titolo molto accattivante tra l’altro) sembrano voler stare da soli. Ma proprio il “non detto” si rivelerà causa di tutti i mali.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: Sì (1, Frances)

CITAZIONE: “Quando hai a che fare con questi fanatici non devi mai scegliere tra due possibilità, Jack.. ti devi chiedere qual è la terza. E la terza faccia della medaglia è la mia specialità.”

VOTO: 8

Soggetto: Medda (8)

Sceneggiatura: Medda (8)

Disegni: Freghieri (31)


domenica 26 gennaio 2025

Almanacco della Paura 2001 - Qualcuno nell'ombra

 

Alcune letture conciliano il sonno, altre non fanno dormire… Di sicuro, l'Almanacco della Paura appartiene alla seconda categoria. Nella storia a fumetti presentata sulle sue pagine, Dylan viene accusato di essere un pluriomicida. E, purtroppo per lui, le prove sembrano essere schiaccianti.

Dopo qualche anno di storie non proprio memorabili, per usare un eufemismo, l’Almanacco della Paura torna ad ospitare una buona storia, che porta la firma di Paola Barbato per la prima e unica volta su questa testata. Prima volta (stranamente vista la sua prolificità) ai disegni dell’Almanacco anche per Giovanni Freghieri che in quel periodo era inarrestabile. Il soggetto prende le mosse da qualcosa di già visto nella serie (Dylan accusato di omicidio), ma Barbato sceglie volutamente di interessarsi poco alla costruzione della trama gialla dando invece spazio ai sentimenti e ai dubbi. Dylan torna a farsi domande, ma il suo comportamento risulta anomalo, poco reattivo per buona parte della sceneggiatura, quasi ai limiti del vittimismo. Giganteggia invece Bloch, da sempre il personaggio più amato da Paola, soprattutto nel finale dove arriva ad esporsi testimoniando a favore dell’amico semplicemente solo sulla fiducia che nutre per lui. Un rapporto, quello tra l’ispettore di Scotland Yard e Dylan, che rivediamo sovrapporsi al rapporto padre-figlio, senza necessità di consanguineità e di “papà” di matrice recchioniana. Però la testimonianza di Bloch continua a risultarmi come l’espediente più forzato dell'albo perché l’ispettore non era più ritenuto attendibile da Scotland Yard (che lo faceva pure pedinare) essendo amico di Dylan. C’è da dire che anche il piano orchestrato dal colpevole non era esattamente a prova di bomba: pianifica tutto nei minimi dettagli per mesi e poi dimentica in casa le prove che lo incastrano? Tra alti e bassi, pregi e difetti, la trovo una storia molto interessante soprattutto per quel dubbio amletico che attanaglia Dylan nell'ultima pagina, quasi a sottolineare con l'evidenziatore le differenze caratteriali tra lui e Bloch. Peccato per il titolo piuttosto anonimo; ci sono continui riferimenti alla tela del ragno (compresa una canzone cantata dallo stesso assassino) disseminati lungo le tavole e mi sarei aspettato qualcosa di più a tema, tipo “Nella stretta morsa del ragno” che avrebbe rappresentato anche una citazione all’omonimo film di Antonio Margheriti. Dal punto di vista storico/statistico è da segnalare come per la prima volta Barbato conceda una scena di sesso al buon Dylan. L’ispettore Marcus Walker invece sembra il prototipo del poliziotto che vuole rendere dura la vita al nostro che verrà successivamente incarnato prima (occasionalmente) da Gorman e poi da Carpenter. Freghieri se la cava ancora una volta a colpi di primi piani (quelli di Estella lasciano senza fiato), ma trovo suggestive anche gli incubi a pag. 44 (12° tavola) e 60 (28° tavola) e la lavagna dell’assassino a pag. 67 (35° tavola, con tanto di citazione a Dopo Mezzanotte); ordinaria amministrazione per il resto. Della copertina di Stano mi piace più il retro, con l’assassino in penombra che si confonde bene con lo sfondo, a parte i minacciosi occhi ben illuminati.

 Dei dossier dell’Almanacco consiglio quello dedicato a William Hope Hodgson a firma del compianto Giuseppe Lippi.  Quello sui “Quattro cavalieri dell’apocalisse” ad opera di Maurizio Colombo avrebbe meritato più pagine e oggi dovrebbe essere aggiornato visto che le filmografie dei 4 sono proseguite negli anni successivi, soprattutto quella di Halloween. Quello sul Golem è troppo corto, mentre quello intitolato “Contagio!” è il più corposo, ma dopo la pandemia è quello che ho meno voglia di rileggere.

Curiosità: (1) Si rivede Quasimodo, il custode del cimitero dei Freak già incontrato nel n. 127 Il cuore di Johnny. Lo rivedremo ancora. (2) Bloch dimostra di avere ancor meno dimestichezza di Dylan con la tecnologia, visto che deve leggere i suoi appunti anche solo per accendere il PC! (3) Freghieri taglia il traguardo delle 30 storie disegnate per Dylan Dog!

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì, 1 (Estella)

CITAZIONE: “Il ragno sa aspettare il momento giusto. Il ragno aspetta anche tutta una vita”.

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (7)

Sceneggiatura: Barbato (6)

Disegni: Freghieri (30)



sabato 25 gennaio 2025

Dylan Dog #174 - Un colpo di sfortuna

 

Tenta la sorte e si aggiudica il primo premio: cinque milioni di sterline! Eh sì, è davvero un uomo fortunato, Clarence Clough. Se non fosse che un cancro gli sta consumando lo stomaco, naturalmente. Cosa farsene di una fortuna così? Non c'è più tempo per niente, né per riconquistare Brittany, né per scoprire chi è che uccide con un coltellaccio tutti i suoi amici. Anche se Brittany ha un sospetto, e per chiarirlo suona alla porta di Dylan Dog.

Storia ben scritta ma non pienamente riuscita. Ruju è bravo nel raccontarci la vita di Clarence e Brittany, a creare quel piccolo microcosmo di quartiere in cui un gruppo di amici si incontra quotidianamente al bar per combattere la solitudine e i cattivi pensieri. Un microcosmo i cui equilibri sono destinati a spezzarsi per colpa dei soldi e dell’invidia per la felicità altrui, una visione tanto orribile quanto realistica. Il presagio di quel che avverrà è ben suggerito nella scena in cui la Morte che si aggira tra gli avventori del bar senza essere vista e poi costruisce il castello di carte nella suggestiva sequenza onirica alle pagg. 43-44. Mi piace anche come Dylan entri in punta di piedi in questa storia, una comparsa seduta a un tavolo insieme a Bloch in uno dei tanti loro incontri al pub, nell’ultima vignetta di pag. 14. Il problema è che Dylan resterà poco più di una comparsa per tutto il resto della storia. La sua presenza è del tutto marginale nella vicenda, nonché del tutto ininfluente visto che nel finale non solo non risolve il caso (glielo raccontano come sono andate davvero le cose) ma decide di lavarsene completamente le mani, lasciando che i panni sporchi si lavino in famiglia (come dice il proverbio, “tra moglie e marito...”). Nonostante il destino ineluttabile che attende l'assassino, proprio non mi va giù l’atteggiamento rinunciatario di Dylan, considerando poi che c'era stata anche un'infatuazione di mezzo. Ruju caratterizza bene i protagonisti e i drammi che li vedono protagonisti, ma si prende fin troppo tempo. Il primo omicidio arriva solo a pag. 64, i successivi avvengono troppo in fretta, Dylan inizia l’indagine a pag. 80 (!!!) e le visioni dei fantasmi delle vittime si rivelano pure un depistaggio un po’ troppo furbo visto che le ha anche chi non dovrebbe averle. Apprezzabile invece l’idea del libro che conferisce alla sceneggiatura una spolverata “argentiana” (vedasi anche il guanto dell’acquirente del tomo a pag. 9). Freghieri inizia un nuovo anno caratterizzato dall’iperproduttività con una prova discreta, aggrappandosi ai primi piani. Scelta giusta perché gli sguardi dei personaggi sembrano sempre suggerire qualcosa di non detto anche quando tacciono. Il suo tratto elegante rende sempre efficaci le scene oniriche (vedasi il già citato castello di carte), per il resto il buon Giovanni va un po’ troppo di fretta. Bella la copertina di Stano con la dea bandata e Dylan legato alla ruota in posizione da “uomo vitruviano”.

Curiosità: (1) Nell’Horror Club (inedito) troviamo un commosso saluto al mitico Gian Luigi Bonelli, scomparso il 12 gennaio 2001, omaggiato da un bel disegno di Villa. (2) A pag. 23 Clarence afferma che un suo cliente, vicino di casa di Dylan, non lo sopporta. Chissà se il riferimento è a quel Vicino di casa, scritta sempre da Ruju. A me piace pensare di sì. (3)Una piccola incongruenza: a pag. 23 Clarence sembra accorgersi di Dylan al bar per la prima volta, affermando di conoscerlo solo “di fama”. A pag. 42 però Dylan parla di lui come si conoscessero.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La Morte… La morte non è la fine di tutto. Non bisogna mai pensare che lo sia. Ci sono cose che succedono, dopo.”

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (34)

Sceneggiatura: Ruju (34)

Disegni: Freghieri (29)


martedì 21 gennaio 2025

Dylan Dog # 171 - Possessione diabolica

 

Viveva nell'oscurità dello spazio profondo, e quando Kay Harrison l'astronauta ha violato il suo mondo ha deciso di seguirla. Anzi, di più: ha deciso di prendere la sua anima. Ora la “cosa” è giunta fino a noi e qualcuno la dovrà fermare. Qualcuno dovrà uccidere quella donna vittima di una "possessione diabolica" e il folle giustiziere Valus Grant vorrebbe che a farlo fosse proprio Dylan!

Chiaverotti torna dopo oltre due anni di assenza sulla serie regolare ma non lo fa in pompa magna, bensì con una storia piuttosto derivativa. Il soggetto, che ha qualche somiglianza con il ben più riuscito La porta dell'Inferno di Manfredi (stesso disegnatore tra l'altro), è davvero poca cosa: in pratica una rilettura al contrario di The Astronaut's wife-La moglie dell’Astronuta, film di Rand Ravich (chi??) con protagonisti Johnny Depp e Charlize Theron uscito appena l’anno prima. Il Chiave ricicla anche qualche idea sua (come la strage a casa del procuratore che rimanda a Il bosco degli assassini) ma a deludere davvero è il finale dove la storia si rivela essere ATTENZIONE SPOILER DA QUI IN AVANTI nient'altro che uno scialbo giallo. L’autore avrebbe dovuto instillare maggiormente nel lettore il dubbio che il diavolo ci avesse messo sul serio lo zampino, invece rimane solo una piccola sfumatura demoniaca che purtroppo si perde negli occhi di Kay nell’ultima vignetta. Non mancano alcune ingenuità, come quando Dylan scopre in maniera assolutamente fortuita l'identità del maniaco leggendo una rivista in sala d'aspetto. Però rileggendo quest'albo ho avvertito una sensazione di freschezza nei dialoghi, una padronanza nella gestione del personaggio di Dylan e delle sue interazioni con Bloch e Groucho e quell’atmosfera horror che tanto mancavano alle storie di quel periodo. La copertina di Stano è poi assolutamente sublime (mezzo punto in più solo per quella). Nonostante il superlavoro a cui Freghieri è stato chiamato in quel periodo (quasi 450 tavole realizzate in un anno), i suoi disegni soffrono meno l'impressione del "tirato via" rispetto alle altre storie e, favoriti anche dai tanti primi piani, riescono a farsi apprezzare. Bella la sequenza splatter delle pagg. 82-83 e suggestive le vignette in penombra, ma a piacermi più di tutto è quando il diavolo mette il suo zampino nei dettagli (vedasi ad es. pagg. 27, 39 e 85).

In sintesi, un’avventura di routine per il nostro indagatore dell’incubo, impreziosita dalla superba cover del maestro Stano.

Curiosità: Da questo numero scompare l'editoriale "Il Club dell'Orrore" in seconda di copertina, rimpiazzato dall'elenco arretrati. L'Horror Post diventa così "Dylan Dog Horror Club", fondendo le due rubriche.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lui si annida nel tuo corpo, Kay, lo so… E sono venuto a liberarti!”

VOTO: 6,5

Soggetto: Chiaverotti (51)

Sceneggiatura: Chiaverotti (52)

Disegni: Freghieri (28)


lunedì 20 gennaio 2025

Dylan Dog Gigante n. 9 - L'esercito del male

 

Fluttuano nell'aria, sono globi leggeri e luminosi… ma attenzione, perché sono venuti per prendervi il corpo e l'anima. Tre morti inspiegabili a Londra, e, altrettanto inspiegabili, tre resurrezioni. Ma quelli che sembravano essere il nemico non sono, in realtà, il pericolo maggiore. Anzi, sono l'unico baluardo che potrà arrestare il dilagare sulla Terra delle legioni infernali di Alhambra, e Dylan si troverà a combattere al fianco di un angelo caduto e di questi inquietanti alleati per la salvezza di tutti!

Il nono gigante inaugura la non fortunatissima formula dei “dylandogoni” a storia unica che si protrarrà per sette anni, fino al 2006. Per l’occasione, ai testi troviamo una “guest star”, un gigante (giusto per restare in tema) del fumetto: Robin Wood, purtroppo scomparso nell’ottobre 2021. Paraguayano di nascita e argentino di adozione (nonché in seguito cittadino danese) Wood nell’Horror Post del n. 170 (inedito) venne presentato ai lettori dylaniati come “uno dei più grandi sceneggiatori al mondo”. E in effetti nel 2000 la sua produzione era già praticamente sterminata e il suo nome era molto noto anche in Italia grazie ai periodici dell’editoriale Eura (Skorpyo e Lanciostori) su cui erano state pubblicate le storie di diversi dei suoi personaggi più famosi come Dago, Savarese, Amanda e Martin Hel, tanto per citarne alcuni. Nonostante le premesse, devo ammettere che questo primo gigante a storia unica mi lasciò con l'amaro in bocca. Con le successive riletture l’ho parzialmente rivalutato: ci sono indubbiamente delle parti piuttosto ben riuscite, come il prologo,  qualche pregevole scena splatter (su tutte il cuore estirpato a mani nude al poliziotto) e le suggestive sequenze oniriche con protagonista Alhambra. Il problema è che le atmosfere pendono troppo verso il fantasy e in generale sono poco dylandoghiane. Anche il nostro Dylan è stato parzialmente reinterpretato da Wood che ne ha evidenziato a dismisura la figura di bel tenebroso. Non a caso l'addio finale è quasi in stile Casablanca. Mai visto poi un Dylan così depresso (altra caratteristica latente, qui amplificata al massimo). in confronto quello del prologo di Ti ho visto morire è un buontempone. Forse Wood non conosceva appieno il personaggio e la serie oppure li ha voluti rimodellare secondo la sua sensibilità di autore, ipotesi che troverebbe conferma anche nelle successive due sceneggiature scritte per l’indagatore dell’incubo. I disegni di Freghieri non riescono a tenere lo stesso livello per tutte le tavole, ma ci sono vignette davvero molto suggestive che il grande formato del Gigante (quanto mi manca!) contribuisce ad esaltare. I suoi personaggi femminili poi hanno una sensualità che pochissimi altri disegnatori dylaniati riescono ad emulare. La copertina ad acquerello di Stano rispetta il titolo ma promette di più di quello che poi la storia mantiene. Non brutta, ma troppo distante dallo spirito della serie per piacermi davvero.

Curiosità: (1) Ai tempi della sua prima uscita, L’esercito del male con le sue 236 tavole di lunghezza segnò il record di storia dylaniata più lunga fino ad allora pubblicata. (2) Wood scrisse altre due storie per Dylan Dog: Il grande Marinelli (pubblicato su Almanacco della Paura 2002) e La donna venuta dal nulla (uscito sul Maxi n. 6 del 2003).

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Vanessa)

CITAZIONE: “Neanche nei film di Bruce Willis l’eroe è costretto a sbattersi come me. E quelli sono personaggi di fantasia”

VOTO: 6

Soggetto: Wood (1)

Sceneggiatura: Wood (1)

Disegni: Freghieri (27)