Un idealista, una poetessa, un ribelle e un pittore. Quattro giovani sognatori in pericolo che l'Indagatore dell'Incubo deve trovare prima che a farlo siano i tre infernali segugi lanciati sulle loro tracce. A complicare ulteriormente le cose, ricordi malinconici legati al passato e a una persona che è ancora una ferita aperta nel cuore di Dylan, di ritorno a Moonlight.
Perché? La domanda che ancora dopo tanti anni mi affligge ad ogni rilettura è: perché? Nell’Horror Club (inedito) la redazione, memore delle polemiche suscitate all’epoca dell’uscita de Il cuore di Johnny, mette subito le mani avanti, chiarendo che questo n. 261 non deve essere considerato un seguito de Il lungo addio. Se questo teoricamente è vero, è altrettanto vero che il ricordo nostalgico della storia d’amore tra Dylan e Marina ha un peso importantissimo, anzi decisivo, nell’economia della storia, nonostante ci venga assicurato che Di Gregorio “è stato tenuto sotto strettissimo controllo da Sclavi affinché non andasse a mettere il dito in certe ferite ancora aperte del nostro indagatore”. Probabilmente il Tiz si sarà distratto mentre leggeva il soggetto di Gdg, perché in quelle ferite ci si sguazza alla grande, con tanto di rievocazione “rielaborata” di flashback del mitico n. 74. Ed è un peccato, perché l’idea dei sogni “personificati” non avrebbe avuto alcun bisogno, per funzionare, di affondare le radici nel passato dylaniato. L’espediente di tirare in ballo Marina Kimball appare una paraculata totalmente gratuita, così come l’apparizione di “Doppia Faccia” verso il finale. Al netto di qualche banalità e di qualche citazione colta buttata qua e là (sempre per bocca di Butterfly), la vicenda dei “giovani doppi” e il confronto con le loro controparti adulte e rassegnate è comunque costruita in modo abbastanza convincente. Vorrei poter dire che i disegni di Freghieri non fanno rimpiangere quelli di Ambrosini, ma non è così. Tuttavia l’artista piacentino riesce a creare la giusta atmosfera malinconica che si confà alla vicenda, regalandoci alcune vignette suggestive e qualche superbo primo piano (su tutti quello di Butterfly nell’ultima vignetta di pag. 65, ma mi piace tantissimo anche il gatto di pag. 13); peccato per alcune cadute di stile, come la terza vignetta di pag. 10 che sembra quasi disegnata dalla mano di un altro autore. Dopo essermi messo il cuore in pace (anche se continuo a chiedermi “perché”), riesco finalmente ad apprezzare in tutta la sua beltà la copertina di Stano, sia a livello cromatico che di esecuzione, che riesce a far trasparire il sentimento che ancora lega Dylan a Marina e all’emozionante estate vissuta tanti anni prima.
Nell’insieme la sufficienza la strappa.
Curiosità: Cinquantesima storia dylaniata disegnata da Giovanni Freghieri.
BODYCOUNT: 4
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Meglio morire per i propri sogni che lasciarli uccidere dalla realtà”.
VOTO: 6
Soggetto: Di Gregorio (4)
Sceneggiatura: Di Gregorio (4)
Disegni: Freghieri (50)
Uscita: giugno 2008








