sabato 31 ottobre 2026

In edicola: Dylan Dog n. 482 - L'ultimo treno della notte

 

Julia è una giornalista della sezione “Cronaca nera” del Night Post. È specializzata in delitti seriali, tormentata da un avvenimento che in passato sconvolse la sua famiglia: i suoi nonni, parecchi anni prima, furono uccisi da un assassino che non fu mai identificato e che, si è convinta… non fosse neppure umano. Oggi, l’unico a poter fermare questa scia di sangue che si trascina da decenni è l’Indagatore dell’Incubo. E mentre gli omicidi si susseguono implacabili, Dylan dovrà capire che non è del serial killer che bisogna avere paura… ma delle sue vere motivazioni!

Dopo l’interessante esordio con il n. 458-bis L’oscuro messaggero, in cui era stato affiancato dal veterano Pasquale Ruju nella stesura della sceneggiatura, Mauro Aragoni torna su Dylan Dog con un altro albo potentemente orrorifico, stavolta realizzato in solitaria.

DA QUI IN AVANTI SEGUONO SPOILER

Malgrado il titolo sia un affettuoso omaggio all’omonimo film del 1975, la storia non ha alcun debito con il “rape&revenge movie” di Aldo Lado. La vera fonte di ispirazione è invece da ricercare in The Night Flyer-Il volatore notturno, racconto di Stephen King presente nell’antologia “Incubi&Deliri” e trasposto su grande schermo dal regista Mark Pavia nel 1997. Nella versione “King-Paviana”, il killer (in realtà un vampiro) seminava morte in piccoli aeroporti deserti, dissanguando le vittime, mentre qui l’assassino seriale si sposta, via treno, in piccole stazioni ferroviarie di paesini rurali per fare sostanzialmente lo stesso, ma nutrire non sé stesso, ma l’amata. In entrambi casi un giornalista che non brilla per simpatia ne segue le tracce, alla ricerca del grande scoop. Aragoni lascia un piccolo indizio con il personaggio di Dwight Dees, il vampiro con le fattezze del Conte Orlok del Nosferatu di Murnau: in The Night Flyer Dwight Renfield (nome che a sua volta omaggiava Dracula) è infatti il misterioso “volatore notturno”, mentre Richard Dees è il giornalista che gli sta alle calcagna. Questo n. 482 si distacca comunque parecchio dal modello di riferimento, a partire già dalla particolare arma utilizzato dal killer per compiere i suoi splatterosissimi ed efferati omicidi. La sceneggiatura non è esente da difetti, ci sono diversi aspetti che non tornano. Tanto per cominciare, nell’ultimo terzo di storia, Julia viene totalmente dimenticata; considerata l’importanza che aveva avuto fino ad allora nell’economia della vicenda, forse le si poteva ritagliare ancora dello spazio, sottraendo due o tre pagine al finale totalmente consacrato al personaggio di Diana. Lasciando perdere gli interrogativi sulla presunta età del killer, una volta che il mistero viene svelato non è dato capire cosa abbia fatto nei 40 anni successivi alla prima catena di delitti: Diana doveva pur mangiare, visto che aveva la “fame rossa”. Né come sia possibile che una serie così lunga di omicidi, sia quella degli anni ’80 che quella sui cui indaga Dylan, non abbia attirato prima l’interesse dei media o della polizia (ok, ogni contea ha la sua giurisdizione, ma…). Nonostante questi macroscopici interrogativi rimasti aperti, l’albo funziona e anche molto bene se ci lascia completamente trascinare in questa spirale d’orrore senza porsi troppe domande, un po’ come succede di fronte a certi film di paura (penso soprattutto a Dario Argento) in cui si rimane affascinati da quello che accade sullo schermo, più che dal perché o come accade. Aragoni ci infila poi un classico espediente dylaniato, il flashback con la “cornicetta” che in passato è toccato spesso proprio a Roi disegnare.

FINE SPOILER

E a proposito di Roi… la sua prova è a dir poco eccezionale. Sono innumerevoli le tavole o le vignette che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta. Suggestivo il prologo immerso nella nebbia, così come le sequenze nella neve e l’ultima tavola la vorrei in formato poster (magari firmata dal grande Corrado) da appendere al muro. Le grandguignolesche atrocità perpetrate dal killer sono rese in maniera superba, con disegni che ne enfatizzano, dettagliatamente, la crudeltà. In alcune scene l’orrore esplode in tutta la sua potenza, come nell’incubo di Dylan alle pagg. 47-49, o in quelle in cui abbondano arti e teste mozzate. Poi, vabbè, le pagg. da 70 a 73 sono da mozzare il fiato. La copertina dei fratelli Cestaro è intrigante, pur non rivelando nulla di ciò che accade nella storia; molto ben riuscito l’effetto nebbioso dello sfondo.

Questo è un albo, a gusto mio, da sfogliare e risfogliare anche senza bisogno di rileggere la storia. A livello di disegni siamo dalle parti del capolavoro.

Curiosità: (1) Cameo di Pink Rabbit a pag. 29. (2) A pag. 38 Dylan cita il “killer del camion frigo”, il villain della prima stagione della serie TV Dexter. (3) Nell’editoriale ospitato sull’Horror Club, Corrado Roi svela un aneddoto curioso, che non conoscevo, che spiega perché, dopo i suoi primissimi lavori dylaniati, per un certo periodo di tempo lavorò poco con Sclavi, disegnando invece storie di altri sceneggiatori. Vi lascio il piacere di scoprirlo.

BODYCOUNT: 18 (oltre a una serie non quantificabile di vittime a Goathland e Dinwitck)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Niente dura per sempre… nemmeno l’amore…”

VOTO: 8

Soggetto: Aragoni

Sceneggiatura: Aragoni

Disegni: Roi

Copertina: Gianluca e Raul Cestaro

Uscita: novembre 2026


venerdì 30 ottobre 2026

Almanacco della Paura 2008 - Appuntamento con il destino

 

Scampata per miracolo a un terribile incidente automobilistico, di cui vede in anticipo l'esito fatale, Johanna, una ragazza apparentemente comune, scopre di possedere il dono di prevedere la morte delle altre persone. Non solo le morti naturali ma, soprattutto, omicidi e stragi legate all'opera di un pericoloso criminale che uccide utilizzando spaventosi ordigni esplosivi, ogni volta più potenti e letali. Quando Johanna si rivolge a Dylan Dog per chiedere il suo aiuto, l'Indagatore dell'Incubo non può immaginare che presto una delle visioni della sua bella cliente avrà proprio lui come protagonista…

Storia discreta questa di Mignacco di cui, devo ammettere, avevo un ricordo anche migliore. Di difettucci ce ne sono: alcuni dialoghi, la facilità con cui Dylan crede tutto ma non pensa ad avvertire subito le forze dell’ordine, la freddezza di Bloch di fronte alla morte dell'amico, ma Mignacco è bravo a nasconderli, un po' come la proverbiale polvere sotto il tappeto, grazie a una sceneggiatura veloce e incalzante. Si ritorna poi ad usare l’espediente delle vite future dei personaggi, uno dei marchi di fabbrica del periodo d’oro della serie e lodevole la scena della lacrima di un Groucho più triste che mai. L'utilizzo della Morte nel finale una volta tanto non è pretestuoso, ma anzi funzionale per far quadrare il cerchio con il prologo e compensare la mancanza di carisma dell'Unabomber di turno, tenuto però giustamente in secondo piano perché i conti tornino. Johanna si salva, invece, dall'anonimato per merito (o per colpa) di un sacrificio di cui sarebbero stati capaci solo i “Grandi Amori” dell’indagatore dell’incubo, anche perché viene descritta come “forse tu sei la donna che più lo ha amato… e Dylan Dog non lo saprà ma!”. Il nostro poi torna finalmente a timbrare e ci scappa pure un capezzolo, visione che sembrava diventata un tabù a quei tempi. Freghieri ai disegni viaggia abbastanza con il pilota automatico, ma ha un'impennata qualitativa quando raffigura la Morte nel finale e il suo “uomo dal vestito bianco” riesce a risultare sufficientemente inquietante. La copertina di Stano è funzionale nel lasciar presagire quello che potrebbe essere l’appuntamento con il destino di Dylan.

Per quanto riguarda l’Almanacco, è almeno da menzionare il dossier dedicato al maestro Dario Argento in cui Maurizio Colombo riesce a inserire qualche chicca, malgrado le poche pagine a disposizione lo costringano a riassumere sinteticamente la carriera del grande cineasta romano.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: Sì (1, Johanna)

CITAZIONE: “Che strano… Sentiamo il bisogno di solitudine, proprio quando ci sentiamo più soli”.

VOTO: 7

Soggetto: Mignacco (17)

Sceneggiatura: Mignacco (19)

Disegni: Freghieri (49)

Uscita: marzo 2008


mercoledì 28 ottobre 2026

Dylan Dog #258 - La furia dell'Upyr

 

Ingaggiato dal professor Emil Lysenko, Dylan parte alla volta dell'Ucraina per ritrovare Sonja, la moglie dello scienziato, misteriosamente scomparsa. La donna era a capo di una spedizione che pare essere stata attaccata e decimata da una misteriosa creatura che Emil ritiene essere il leggendario Upyr. Un crudele mostro, metà stregone e metà vampiro, che da secoli flagella quelle terre macchiando di sangue la neve dell'inverno. A Dylan Dog il compito di scoprire ciò che si nasconde dietro il suo oscuro mito...

In tema di vampiri Pasquale Ruju ha saputo tirare fuori alcune storie dylaniate davvero interessanti come Polvere di stelle o la doppia Notti di caccia/Il marchio del vampiro. E anche quest’albo presenta elementi potenzialmente molto affascinanti: il flashback collocato ai tempi di Chernobyl, l'ambientazione ucraina, la minaccia nucleare e il legame tra la “bella e la bestia”.  Spunti che però si diluiscono un po’ nella sceneggiatura non proprio ispiratissima che infastidisce per la ricerca del lieto fine a tutti i costi. E’ però la gestione di Dylan a presentare i maggiori problemi: troppo serio (in questo non aiuta avere un Groucho praticamente inutilizzato) e parecchio votato all’azione, come spesso accade negli albi di Ruju nei quali a volte è capitato avesse un ruolo marginale nell’economia della vicenda, cosa che in parte avviene anche qua. D’altronde questa è la sua visione del personaggio, che però non ha mai incontrato pienamente i miei gusti.  Anche la stessa figura dell'Upyr, nonostante la desueta provenienza e l'aspetto ferale, non si discosta dal modello classico e tragico già tratteggiato per altri vampiri, come ad esempio Vera Vallemberg del già citato n. 147, con migliori esiti. L’albo si fa ricordare soprattutto per i disegni del maestro Stano, sempre straordinario nel rendere la pioggia protagonista delle sue vignette (tanto da sentirsene l’umidità addosso) e qui anche la neve, come non accadeva forse dai tempi di Storia dinessuno. Folgorante la prima apparizione dei soldati-non morti per le vie di Mykoniv. Non male la copertina che vede Dylan in un’insolita posizione di spalle.

Curiosità: (1)Per coincidenza, come ci viene palesato nell’Horror Club (inedito), anche Dampyr si è trovato a fronteggiare un Upyr nell’albo n. 95 I vampiri di Nadvora, uscito lo stesso mese del n. 258 di Dylan Dog. (2) Per la prima volta, se non mi sbaglio, viene rivelato il nome completo di Lord H.G. Wells: Herbert George (pag. 14), proprio come lo scrittore britannico a cui deve la paternità del nome. (3) La trasferta dylaniata in macchina da Londra alla Bielorussia, per quanto lunghissima e improbabile, comunque non batte per distanza quella fino a Golconda, in India.(4)Sulla figura dell'Upyr è stato girato anche un film russo del 1997, diretto da Sergey Vinokurov, inedito in Italia e intitolato appunto Upyr.

BODYCOUNT: 18 (oltre a una serie di altre vittime non quantificabili, tra cui non-morti)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Esaudirai il mio ultimo desiderio, piccola Sonja?”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (69)

Sceneggiatura: Ruju (69)

Disegni: Stano (15)

Uscita: marzo 2008