Julia è una giornalista della sezione “Cronaca nera” del Night Post. È specializzata in delitti seriali, tormentata da un avvenimento che in passato sconvolse la sua famiglia: i suoi nonni, parecchi anni prima, furono uccisi da un assassino che non fu mai identificato e che, si è convinta… non fosse neppure umano. Oggi, l’unico a poter fermare questa scia di sangue che si trascina da decenni è l’Indagatore dell’Incubo. E mentre gli omicidi si susseguono implacabili, Dylan dovrà capire che non è del serial killer che bisogna avere paura… ma delle sue vere motivazioni!
Dopo l’interessante esordio con il n. 458-bis L’oscuro messaggero, in cui era stato affiancato dal veterano Pasquale Ruju nella stesura della sceneggiatura, Mauro Aragoni torna su Dylan Dog con un altro albo potentemente orrorifico, stavolta realizzato in solitaria.
DA QUI IN AVANTI SEGUONO SPOILER
Malgrado il titolo sia un affettuoso omaggio all’omonimo film del 1975, la storia non ha alcun debito con il “rape&revenge movie” di Aldo Lado. La vera fonte di ispirazione è invece da ricercare in The Night Flyer-Il volatore notturno, racconto di Stephen King presente nell’antologia “Incubi&Deliri” e trasposto su grande schermo dal regista Mark Pavia nel 1997. Nella versione “King-Paviana”, il killer (in realtà un vampiro) seminava morte in piccoli aeroporti deserti, dissanguando le vittime, mentre qui l’assassino seriale si sposta, via treno, in piccole stazioni ferroviarie di paesini rurali per fare sostanzialmente lo stesso, ma nutrire non sé stesso, ma l’amata. In entrambi casi un giornalista che non brilla per simpatia ne segue le tracce, alla ricerca del grande scoop. Aragoni lascia un piccolo indizio con il personaggio di Dwight Dees, il vampiro con le fattezze del Conte Orlok del Nosferatu di Murnau: in The Night Flyer Dwight Renfield (nome che a sua volta omaggiava Dracula) è infatti il misterioso “volatore notturno”, mentre Richard Dees è il giornalista che gli sta alle calcagna. Questo n. 482 si distacca comunque parecchio dal modello di riferimento, a partire già dalla particolare arma utilizzato dal killer per compiere i suoi splatterosissimi ed efferati omicidi. La sceneggiatura non è esente da difetti, ci sono diversi aspetti che non tornano. Tanto per cominciare, nell’ultimo terzo di storia, Julia viene totalmente dimenticata; considerata l’importanza che aveva avuto fino ad allora nell’economia della vicenda, forse le si poteva ritagliare ancora dello spazio, sottraendo due o tre pagine al finale totalmente consacrato al personaggio di Diana. Lasciando perdere gli interrogativi sulla presunta età del killer, una volta che il mistero viene svelato non è dato capire cosa abbia fatto nei 40 anni successivi alla prima catena di delitti: Diana doveva pur mangiare, visto che aveva la “fame rossa”. Né come sia possibile che una serie così lunga di omicidi, sia quella degli anni ’80 che quella sui cui indaga Dylan, non abbia attirato prima l’interesse dei media o della polizia (ok, ogni contea ha la sua giurisdizione, ma…). Nonostante questi macroscopici interrogativi rimasti aperti, l’albo funziona e anche molto bene se ci lascia completamente trascinare in questa spirale d’orrore senza porsi troppe domande, un po’ come succede di fronte a certi film di paura (penso soprattutto a Dario Argento) in cui si rimane affascinati da quello che accade sullo schermo, più che dal perché o come accade. Aragoni ci infila poi un classico espediente dylaniato, il flashback con la “cornicetta” che in passato è toccato spesso proprio a Roi disegnare.
FINE SPOILER
E a proposito di Roi… la sua prova è a dir poco eccezionale. Sono innumerevoli le tavole o le vignette che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta. Suggestivo il prologo immerso nella nebbia, così come le sequenze nella neve e l’ultima tavola la vorrei in formato poster (magari firmata dal grande Corrado) da appendere al muro. Le grandguignolesche atrocità perpetrate dal killer sono rese in maniera superba, con disegni che ne enfatizzano, dettagliatamente, la crudeltà. In alcune scene l’orrore esplode in tutta la sua potenza, come nell’incubo di Dylan alle pagg. 47-49, o in quelle in cui abbondano arti e teste mozzate. Poi, vabbè, le pagg. da 70 a 73 sono da mozzare il fiato. La copertina dei fratelli Cestaro è intrigante, pur non rivelando nulla di ciò che accade nella storia; molto ben riuscito l’effetto nebbioso dello sfondo.
Questo è un albo, a gusto mio, da sfogliare e risfogliare anche senza bisogno di rileggere la storia. A livello di disegni siamo dalle parti del capolavoro.
Curiosità: (1) Cameo di Pink Rabbit a pag. 29. (2) A pag. 38 Dylan cita il “killer del camion frigo”, il villain della prima stagione della serie TV Dexter. (3) Nell’editoriale ospitato sull’Horror Club, Corrado Roi svela un aneddoto curioso, che non conoscevo, che spiega perché, dopo i suoi primissimi lavori dylaniati, per un certo periodo di tempo lavorò poco con Sclavi, disegnando invece storie di altri sceneggiatori. Vi lascio il piacere di scoprirlo.
BODYCOUNT: 18 (oltre a una serie non quantificabile di vittime a Goathland e Dinwitck)
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Niente dura per sempre… nemmeno l’amore…”
VOTO: 8
Soggetto: Aragoni
Sceneggiatura: Aragoni
Disegni: Roi
Copertina: Gianluca e Raul Cestaro
Uscita: novembre 2026


