mercoledì 11 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Gli abitatori dell'abisso

 

Mentre gli scioperi e le lotte sociali infiammano la tranquilla cittadina di Northenley, dove la compagnia mineraria minaccia licenziamenti, nel sottosuolo, un'antica e primordiale forza, da troppo tempo assopita, si è ridestata…

Storia routinaria e senza pretese di Ruju che attinge a piene mani dall' horror di serie B tipo, per rimanere in tema di grossi roditori, La creatura del cimitero (Graveyard Shift, 1990) di Ralph Singleton, trasposizione cinematografica del racconto di King Turno di notte (anche se lì i topi non erano antropomorfi). Qualsivoglia tema sociale, tipo lo sciopero dei minatori, non è approfondito e si lascia ampio spazio all’azione e ai deliri dell’insopportabile Stalker. Pesa come un macigno la mancanza di splatter di cui la storia avrebbe necessitato in quantità anche piuttosto generose. Groucho, pur portato in trasferta da Dylan, è utilizzato poco e male. La sceneggiatura ha comunque un discreto ritmo, ma M&G affossano il tutto disegnando in modo ridicolo gli abitatori dell'abisso del (bel) titolo dal sapore lovecraftiano e fornendo una prova approssimativa, a parte qualche minaccioso paio di incisivi in primo piano. Anche in questo caso ho cambiato idea dopo l'ultima rilettura, ma in peggio e ora considero questa la peggiore delle tre avventure dylaniate del decimo Maxi. Da salvare la sequenza di Dylan costretto a strisciare nello stretto cunicolo, sfidando la sua nota claustrofobia.

BODYCOUNT: inquantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L’apocalisse! L’apocalisse è lassù che ci aspetta!”

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (67)

Sceneggiatura: Ruju (67)

Disegni: Montanari & Grassani (59)

Uscita: giugno 2007


lunedì 9 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Il dono degli Hurlington

 

Assistere alla morte di un marito è un evento terribile, che Candice Beckford è, suo malgrado, costretta a rivedere sul proprio videoregistratore. Solo un macabro scherzo, oppure il comune elettrodomestico ha davvero acquistato il potere di predire eventi futuri e luttuosi?

Storia che ho rivalutato con quest’ultima rilettura. Marzano sembra fondere assieme due sceneggiature diverse, una più classica imperniata intorno al caso di rapitore di giovani fanciulle (un porco a tutti gli effetti) e una dai risvolti soprannaturali, dedicata al videoregistratore in grado di predire future morti (compresa quella di Groucho). Idea invero piuttosto trash, che però Marzano riesce a far digerire grazie alla furbata di far credere che i due casi che coinvolgono Dylan siano connessi. Un legame che c’è, ma è casuale e finalizzato a ingannare il lettore sull'identità dell'assassino, grazie a una riuscita alternanza delle tavole, giochino poi affinato dall’autore torinese nel più riuscito La cara mamma. Ma il dinamico duo M&G come caspita ha disegnato la Madame in questa storia?? Nella prima vignetta in cui appare nella storia ho pensato: "chi è sta vecchia"? e mi ero fatto un film mentale completamente diverso sulla sua funzione. Sono rimasto a bocca aperta quando, qualche pagina dopo, si presenta a casa di Dylan come Signora Trelkovski. Non riesco a ricordare se il dinamico duo l'avesse mai disegnata prima, ma mi parrebbe di no. Qualche bella tavola c’è (vignetta grande di pag. 179), ma la loro prova qui è da bollare come deludente.

Curiosità: (1)A pag. 119 viene citato il negozio di Hamlin, Safarà, protagonista di parecchi albi dylaniati. (2)Il film iraniano Il vecchio e l’ulivo a quanto ne so, non esiste. Di iraniano con oleacee ho trovato solo un Sotto gli ulivi (Zire darakhatan zeyton, 1994) diretto dal pluripremiato Abbas Kiarostami.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono Ariel, la tua sirenetta, pronta a soddisfare ogni tuo desiderio. Se vuoi prendermi all’amo, chiama il numero in sovrimpressione e…”

VOTO: 6,5

Soggetto: Marzano (5)

Sceneggiatura: Marzano (5)

Disegni: Montanari & Grassani (58)

Uscita: giugno 2007


sabato 7 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Meteoropatia

 

Un' inondazione senza precedenti investe Londra e a farne le spese è, tra gli altri, l'Indagatore dell'Incubo che si ritrova trascinato dalla corrente degli eventi in un'avventura che metterà in mostra il meglio ed il peggio di un gruppo di superstiti.

Il Maxi taglia il traguardo dei dieci anni di vita editoriale senza regalarci, per festeggiare la ricorrenza, alcuna storia memorabile. Si parte con Meteoropatia, nuovo lavoro di Mignacco (ai tempi tornato nella rotazione degli sceneggiatori dylaniati), che si guadagna anche l’onore dell’apocalittica copertina di Stano. Si parte anche bene, con un incipit che vede Dylan in giro per Londra a collezionare sfighe, richiamando alla mente analoghe sequenze dei bei vecchi tempi, al netto dei ripetuti “mumble mumble” del nostro. Anche il tema degli effetti che i fenomeni meteorologici possono avere sull’animo umano (in questo caso sarebbe doveroso aggiungere: e viceversa) si presenta come interessante, però poi la storia imbocca decisa una sequenza troppo action per piacermi, con tanto di cattivone mascherato animato da improbabili motivazioni e Dylan impegnato a dare indicazioni di salvataggio, con la collaborazione di teppisti convertiti alle buone maniere. Non è sceneggiata neanche malissimo, ma argomento e implicazioni sono trattati con sufficienza e risolti in maniera semplicistica. Per quanto riguarda i disegni, Montanari & Grassani palesano un grande impegno nella realizzazione delle vignette “acquatiche”, sacrificando i volti di alcuni personaggi: la tipa con il cane di cui si innamora Archie Leap sembra un ragazzino, mentre “Dirty Dog” la prima volta che compare sembra una ragazza.

Curiosità: A pag. 44 Groucho guarda in TV La sposa del mostro (Bride of the monster, 1955) di Ed Wood!

BODYCOUNT: 1 (oltre a un numero imprecisato di altre vittime)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ come se tutte le paure e gli orrori del nostro inconscio avessero deciso di manifestarsi, ribellandosi contro di noi”.

VOTO: 5

Soggetto: Mignacco (16)

Sceneggiatura: Mignacco (18)

Disegni: Montanari & Grassani (57)

Uscita: giugno 2007


sabato 31 gennaio 2026

Dylan Dog #249 - I ricordi sepolti

 

Ti ho mai raccontato di quella volta che sono morto?!È così che cominciavano alcune delle strane storie che Barton Darke, padre di Merian, raccontava alla figlia ancora bambina. Avventure meravigliose popolate di nani, alberi parlanti, tesori sepolti e morti viventi! Favole nere divenute terribilmente reali quando l'uomo, anni prima, è scomparso, letteralmente inghiottito dalla terra del campo dei morti! Un incubo che Merian, trasferitasi a Londra, era riuscita a lasciarsi alle spalle, ma che ora deve riaffrontare con l'aiuto di Dylan Dog!

Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto” cantavano gli “Elio e le storie tese”. Qui il cacciapalle millantatore, che si scoprirà essere poi morto davvero, è il padre della fidanziata dylaniata di turno, la complessatissima (e vorrei vedere non lo fosse) Merian, co-protagonista della storia confezionata da Mignacco che torna a sceneggiare una storia di Dylan Dog a cinque anni di distanza dal deludente L’uomo nero. Le fonti di ispirazioni dichiarate per il soggetto sono praticamente agli antipodi per qualità e intenti: Big Fish (2003) di Tim Burton e Boogeyman  (2005) di Stephen Kay. Ne esce fuori uno strano ibrido, una ghost story in cui i fantasmi del passato appaiono quanto mai tangibili e che si lascia apprezzare per le atmosfere oniriche, soffrendo però di un’aritmia narrativa che spezza di continuo la tensione e buttandoci in faccia una soluzione del caso, durissima sì, ma anche troppo realistica e quindi in definitiva deludente. Sono però i dialoghi il vero tallone d’Achille della sceneggiatura, soprattutto quelli che intercorrono tra Dylan e Merian: banali, melensi, a tratti pure irritanti (vedasi finale). Un ricordo che avrei preferito tenere sepolto se non fosse per i disegni di un Roi in ritrovata forma dopo due anni di assenza dalla serie. Il buon Corrado riesce a creare un clima angosciante in cui l’orrore è sempre dietro l’angolo. Mignacco poi gli serve sul piatto d’argento un flashback in “cornicetta”, un grande classico dylaniato che per Roi è praticamente un marchio di fabbrica dai tempi di Dal profondo. Particolarmente inquietanti le improvvise apparizioni della madre di Merian e davvero efficace il lavoro fatto sugli occhi di quest’ultima. Stupenda la vignetta grande di pag. 14 che Stano ripropone sulla copertina con Dylan nelle vesti dell’appeso. Cover che stavolta non mi dispiace affatto, malgrado ancora una volta lo sfondo non mi convinca.

Curiosità: A pag. 57 Dylan ha la camicia completamente aperta, mentre fino alla pagina precedente appariva abbottonata fin quasi al collo.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Merian)

CITAZIONE: “Le cose che ho visto questa sera sono miei ricordi… mi appartengono!”

VOTO: 5,5

Soggetto: Mignacco (15)

Sceneggiatura: Mignacco (17)

Disegni: Roi (45)

Uscita: giugno 2007


giovedì 29 gennaio 2026

Dylan Dog #248 - Anima d'acciaio

 

Un vecchio armaiolo, amico di Dylan, è convinto che le pistole abbiano un'anima e, a chi le sa ascoltare, possano persino suggerire il nome delle loro prossime vittime. L'Indagatore dell'Incubo è scettico ma dovrà ricredersi quando il vecchio artigiano verrà trovato morto, ucciso proprio dalla fedele pistola di Dylan e, forse, dai sensi di colpa riapparsi all'improvviso come spettri dal passato. Questo è però solo il primo di una lunga catena di delitti che impegneranno l'investigatore di Craven Road e Jessie James, la sua nuova cliente, in una frenetica corsa contro il tempo per svelare il sanguinario piano concepito da un assassino freddo, come l'acciaio.

Quarta storia dylaniata per Bruno Enna che finalmente debutta anche sulla serie regolare a tre anni di distanza dal suo esordio su Maxi con L’uomo di plastica con un albo che è il perfetto esempio a sostegno di una mia teoria applicabile a fumetti, libri e film: raccontami pure la stessa storia, basta che me le racconti bene. E di oggetti che causano morte o inducono al suicidio se ne sono visti tanti nella serie, anche con risultati eccellenti a partire dal prototipo de Gli Uccisori e passando per Il signore del silenzio e Abyss, per poi essere riproposti successivamente con minor fortuna. E’ indubbio comunque che da un soggetto non originale si possa ricamare una valida sceneggiatura come quella orchestrata da Enna, composta da dialoghi veloci, repentini cambi di scena e una struttura quasi circolare, impreziosita da un breve ma riuscitissimo prologo di stampo dylaniato classico. Non mi convincono appieno solo l'atteggiamento scettico e inspiegabilmente rinunciatario di Dylan e il contrapposto interesse, quasi eccessivo, di Jessie James; mi aspettavo un suo coinvolgimento personale per giustificare la sua maniacale ricerca della famigerata Colt che invece manca (e si sente). Probabilmente la storia si sarebbe meglio prestata al tratto di altri disegnatori, tuttavia il lavoro di Celoni conferisce alla vicenda il giusto tocco inquietante e malsano, regalandoci una spettacolare esecuzione dei suicidi e alcuni ottimi primi piani, finendo paradossalmente con il risultare un surplus e non un difetto. Questa è un’altra copertina di Stano do quel periodo che non mi piace a causa dello sfondo che ha una resa quasi posticcia.

Curiosità: (1) A pag. 9 citato La porta dell’inferno. Chissà come avrà fatto il vecchio armaiolo a riparare miracolosamente la Bodeo di Dylan che era stata gettata in una stufa accesa nel n. 101. (2) Nell’Horror Club ci vengono rivelate le fonti di ispirazione di Enna per quest’albo: il film Winchester 73 (1950) di Anthony Mann e il documentario Bowling a Colombine (2002) di Michael Moore. (3)Sempre nell’Horror Club (inedito) veniva annunciata l’uscita ad agosto di una nuova pubblicazione dylaniata, composta da 4 storie di 32 pagine tutte a colori. Ancora non ce ne veniva però rilevato il nome, ovvero il Color Fest!

BODYCOUNT: 5 (più altri 7 morti in un incendio non mostrato)

TIMBRATURA: No (sarebbe sì, ma avviene fuoricampo e quindi non conta)

CITAZIONE: “Ebbene, cosa direste si vi rivelassi che le armi, tutte le armi, hanno un’anima?”

VOTO: 7

Soggetto: Enna (4)

Sceneggiatura: Enna (4)

Disegni: Celoni (4)

Uscita: maggio 2007


martedì 27 gennaio 2026

Dylan Dog #247 - Tutti gli amori di Sally

 

Sally è convinta che un solo uomo non possa dare a una ragazza tutto ciò che il suo cuore, il suo cervello e il suo corpo desiderano. Ce ne vogliono almeno tre: un marito, un amante e un vero amico. Una situazione apparentemente ideale che si frantuma quando compare Mort Haggarth, un violento assassino che cancella i volti delle sue vittime a martellate e che reclama Sally solo per sé. E quando Dylan accetta di aiutare l'amica a sfuggire al suo persecutore, anche l'Indagatore dell'Incubo diviene per Mort un pericoloso rivale da togliere di mezzo...

Storia dal sapore chiaverottiano questa di Ruju, tant'è che se non fosse per il nome sul tamburino e i dialoghi (non freschi e brillanti come quelli dell’autore torinese) avrei faticato a disconoscerne la paternità. Complice ovviamente anche la presenza ai disegni del grande Dall'Agnol (a cui nell’Horror Club sono riservati grandi complimenti) che con il buon Claudio è sempre stato in sintonia, creando un fortunato sodalizio nel primo decennio di vita dell’indagatore dell’incubo. Il doppio (improbabilissimo) finale e l'altrettanto assurda (ma a suo modo geniale) trovata dell’osteomorfosi restituiscono un'identità genuinamente horror a un fumetto che da tempo l'aveva persa, elementi che, insieme a quello del killer "pittoresco" (Mort Haggart, un uomo che non esiste) erano tutti marchi di fabbrica della ditta Chiaverotti. Certo non è tutto oro quella che luccica: la sceneggiatura ha evidenti falle e il personaggio di Sally non è caratterizzato a dovere, con l’inevitabile conseguenza che risulta davvero difficile appassionarsi alle sue sorti, la vendetta dell’assassino appare forse un po’ tardiva; dei dialoghi abbiamo già detto. Difetti su cui, avendo un debole per gli albi dalle atmosfere “old school” riesco in parte a soprassedere. Dall'Agnol meraviglioso, in particolare nel prologo e nella prima inquietantissima apparizione di Mort a Sally (pagg. 34-35). Stupendi gli occhi nel buio della vittima a pag. 17 e colpiscono, in tutti i sensi, le vignette in cui Haggart si manifesta con la sua strana fisicità. La copertina di Stano, invece, non riesce a rendergli giustizia.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quello che è vero è che un uomo solo non riesce mai a dare a una ragazza quello che vorrebbe. Ne occorrono almeno tre. Un marito, un amante e un vero amico”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (66)

Sceneggiatura: Ruju (66)

Disegni: Dall’Agnol (13)

Uscita: aprile 2007


domenica 25 gennaio 2026

Almanacco della Paura 2007 - Il capolinea

 

Un autobus corre nella notte lungo la Dark Line, una linea che nessuno ricorda esserci mai stata, raccogliendo, una fermata dopo l'altra, passeggeri apparentemente comuni, ognuno con la propria storia fatta di speranze deluse e sogni infranti. Uomini e donne in bilico sulla linea sottile che divide la luce che abbaglia dalle tenebre che celano fameliche creature pronte a sbranare gli sventurati che capitano loro a tiro. Una trappola mortale nella quale l'Indagatore dell'Incubo diviene per tutti… la sola speranza!

Quarta storia per Marzano, che ritorna sull’Almanacco sulle pagine del quale aveva esordito tre anni prima. Storia che ha qualche punto in comune, a livello ideologico, con Il treno dei dannati di Ruju (non a caso citato a pag. 73, o 39° tavola, tra le avventure dylaniate su mezzi di trasporto, insieme a Titanic) e che, non so perché, mi ha sempre richiamato alla mente qualcosa di indefinitamente kinghiano. Si parte benissimo, complice anche un Casertano quasi "vecchia" scuola (almeno per quanto riguarda i primi piani, mentre gli sfondi sono quasi sempre bianchi o spogli), si respira quasi l’aria dei vecchi tempi: l'idea dell'autobus che mostra sprazzi di possibili futuri dei passeggeri senza inutili spiegazioni e i "perduti" del piano superiore funzionano. A penalizzare il tutto arriva però la parte finale: non è tanto il ricorso alla speranza, sostanzialmente corretto, ma il modo stucchevole in cui il messaggio viene veicolato, in maniera anche troppo esplicita. Di fatto si "perdono" solo quelli che fin da subito apparivano designati (Marzano ce la mette davvero tutta per renderci antipatico Travis e ci riesce), mentre il sacrificio di uno (o più) dei comprimari "positivi", oltre ad essere un dazio doveroso per il genere horror, avrebbe dato maggior pathos e incertezza alla conclusione. Anche l’assenza di Groucho è pesante, perché le sue battute sarebbero servite come il pane per sdrammatizzare alcuni momenti. La copertina di Stano, Dylan a parte, è bruttina.

Curiosità: Le pagine dei dossier dell’Almanacco  tornano a colori nel 2007 dopo 14 anni dall’ultima volta.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non ha mai voluto dirci il suo nome… ma può essere uno solo… speranza.”

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (4)

Sceneggiatura: Marzano (4)

Disegni: Casertano (31)

Uscita: marzo 2007