mercoledì 28 ottobre 2026

Dylan Dog #258 - La furia dell'Upyr

 

Ingaggiato dal professor Emil Lysenko, Dylan parte alla volta dell'Ucraina per ritrovare Sonja, la moglie dello scienziato, misteriosamente scomparsa. La donna era a capo di una spedizione che pare essere stata attaccata e decimata da una misteriosa creatura che Emil ritiene essere il leggendario Upyr. Un crudele mostro, metà stregone e metà vampiro, che da secoli flagella quelle terre macchiando di sangue la neve dell'inverno. A Dylan Dog il compito di scoprire ciò che si nasconde dietro il suo oscuro mito...

In tema di vampiri Pasquale Ruju ha saputo tirare fuori alcune storie dylaniate davvero interessanti come Polvere di stelle o la doppia Notti di caccia/Il marchio del vampiro. E anche quest’albo presenta elementi potenzialmente molto affascinanti: il flashback collocato ai tempi di Chernobyl, l'ambientazione ucraina, la minaccia nucleare e il legame tra la “bella e la bestia”.  Spunti che però si diluiscono un po’ nella sceneggiatura non proprio ispiratissima che infastidisce per la ricerca del lieto fine a tutti i costi. E’ però la gestione di Dylan a presentare i maggiori problemi: troppo serio (in questo non aiuta avere un Groucho praticamente inutilizzato) e parecchio votato all’azione, come spesso accade negli albi di Ruju nei quali a volte è capitato avesse un ruolo marginale nell’economia della vicenda, cosa che in parte avviene anche qua. D’altronde questa è la sua visione del personaggio, che però non ha mai incontrato pienamente i miei gusti.  Anche la stessa figura dell'Upyr, nonostante la desueta provenienza e l'aspetto ferale, non si discosta dal modello classico e tragico già tratteggiato per altri vampiri, come ad esempio Vera Vallemberg del già citato n. 147, con migliori esiti. L’albo si fa ricordare soprattutto per i disegni del maestro Stano, sempre straordinario nel rendere la pioggia protagonista delle sue vignette (tanto da sentirsene l’umidità addosso) e qui anche la neve, come non accadeva forse dai tempi di Storia dinessuno. Folgorante la prima apparizione dei soldati-non morti per le vie di Mykoniv. Non male la copertina che vede Dylan in un’insolita posizione di spalle.

Curiosità: (1)Per coincidenza, come ci viene palesato nell’Horror Club (inedito), anche Dampyr si è trovato a fronteggiare un Upyr nell’albo n. 95 I vampiri di Nadvora, uscito lo stesso mese del n. 258 di Dylan Dog. (2) Per la prima volta, se non mi sbaglio, viene rivelato il nome completo di Lord H.G. Wells: Herbert George (pag. 14), proprio come lo scrittore britannico a cui deve la paternità del nome. (3) La trasferta dylaniata in macchina da Londra alla Bielorussia, per quanto lunghissima e improbabile, comunque non batte per distanza quella fino a Golconda, in India.(4)Sulla figura dell'Upyr è stato girato anche un film russo del 1997, diretto da Sergey Vinokurov, inedito in Italia e intitolato appunto Upyr.

BODYCOUNT: 18 (oltre a una serie di altre vittime non quantificabili, tra cui non-morti)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Esaudirai il mio ultimo desiderio, piccola Sonja?”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (69)

Sceneggiatura: Ruju (69)

Disegni: Stano (15)

Uscita: marzo 2008


lunedì 26 ottobre 2026

Dylan Dog #257 - Il custode

 

Nella piccola comunità montana di Maggwann, il ritrovamento di un sarcofago di pietra, che contiene il cadavere di un gigantesco uomo vestito in abiti settecenteschi, dà il via a una serie di orribili omicidi. Chiamato a investigare, Dylan Dog scopre presto a sue spese di trovarsi di fronte a un avversario immortale e spietato, lo stesso che aveva già mietuto vittime in quella zona in epoche passate. Il solo modo di sconfiggerlo pare quello di scoprire il segreto che cela un antico pugnale ritrovato nella tomba. Ma per l'Indagatore dell'Incubo si tratta di una corsa contro il tempo, perché il mostro ha già individuato le sue due prossime vittime: Justine Lumley, dottoressa del paese, e Hugh Beacham, il capostazione.

Dopo un rodaggio di sei storie pubblicate su Maxi, Almanacco e Gigante, arriva per Giancarlo Marzano il momento di debuttare sulla serie regolare a quattro anni dal suo esordio dylaniato. E lo fa con una storia genuinamente horror, illustrata in maniera dignitosa da Piccatto che alterna buone tavole (ben riuscite in particolare le vignette che ospitano primi piani) ad altre decisamente più “tirate via”. Della sceneggiatura pollice alto per il prologo, dichiaratamente ispirato al film La stazione (1990) di e con Sergio Rubini, da cui viene mutuato, ma anche rielaborato il personaggio del capostazione. L’incipit è in medias res  e la narrazione è inframezzata da flashback, il primo dei quali un po’ furbetto.  Marzano insiste un po’ troppo nel reiterare la formula, al punto che abbiamo anche altri flashback all’interno dei flashback, finendo con l’appesantire un filo troppo la narrazione. Il principale difetto è però la scrittura del personaggio di Dylan che appare spento e monodimensionale (come diverrà d'abitudine durante la gestione Gualdoni), sebbene gestisca e risolva l'indagine. Sono sempre dell'idea che albi come questo avrebbero tratto notevole giovamento da un uso massiccio dello splatter, ma ormai erano altri tempi da un pezzo. Copertina di Stano un po’ anonima.

Nel complesso si lascia leggere, anche se l’assenza totale di Groucho pesa.

Curiosità: (1)Il custode è anche il titolo italiano di Mortuary, film di Tobe Hooper del 2005. (2)L’alfabeto ogamico di cui si fa cenno nella storia è effettivamente un tipo di scrittura che fu in uso soprattutto per trascrivere antiche lingue celtiche.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io non credo alle coincidenze, sergente.”

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (7)

Sceneggiatura: Marzano (7)

Disegni: Piccatto (46)

Uscita: febbraio 2008


sabato 24 ottobre 2026

Dylan Dog #256 - Il feroce Takurr

 

Lea Dunson, la bella cliente di turno, ingaggia Dylan Dog per indagare sulla morte dell'ex marito, Bertram Watkins. L'uomo, ucciso in circostanze misteriose, faceva parte di una fetta di umanità conosciuta come "i collezionisti". Persone fanatiche di tutti gli oggetti: dai fumetti ai giocattoli, dalle locandine cinematografiche sino alle sorprese delle merendine. All'apparenza solo un innocuo passatempo, un gioco per adulti ancora un po' bambini, ma al tempo stesso anche una gara mortale tra chi, pur di entrare in possesso di un raro oggetto del suo desiderio, sarebbe disposto persino a uccidere.

L'annata 2008 inizia con quest'albo di Medda che si potrebbe frettolosamente inserire nel filone "Pink Rabbit e suoi derivati". In realtà, malgrado la presenza di personaggi dalle fattezze cartoonesche, all'autore interessa prendere (bonariamente) in giro i collezionisti compulsivi, nella cui categoria rientrano persone di diversa estrazione sociale, età e carattere. Non si tratta di una vera critica o almeno non generalizzata (ad es. mi sembra quasi indulgente nei confronti del padre di famiglia che acquista il modellino sognato in gioventù). Il punto di vista di Medda è esposto principalmente per bocca di Groucho, in maniera secca e, per qualcuno che si riconoscerà in uno dei profili del collezionista, quasi brutale.

Si respira aria da “primi 100” fin dall’incipit della storia, anche se Dylan, alla domanda se avesse dei vizi (pag. 7) una volta avrebbe risposto: “solo uno, quando capita”. Medda punta proprio a ricreare quell’atmosfera dei “bei tempi”, sia attraverso i dialoghi e le situazioni surreali, sia attraverso altri espedienti (vedasi la furba apparizione dell’”Uomo invisibile” a pag. 16 o la digressione sul futuro di una comparsa a pagg. 59-60) e l’operazione funziona. Grande punto a favore è inoltre l'aver evitato il solito "gialletto", per proporre una soluzione se non originale, quanto meno inedita. Buono il lavoro sui personaggi, ma Dylan che viene edotto da Bloch sul cosplay e i Coldplay è una forzatura che non mi è piaciuta: ha ragione Bloch nel chiedere chi è il più vecchio dei due. Mia personalissima opinione è che l'insistere sul Dylan fuori dal tempo, in quegli anni, abbia fatto più male che bene. Ben aggirato il cliché della cliente di turno, con il nostro preso a sberloni, una dei tanti momenti divertenti della sceneggiatura.

Saudelli adatto al tono leggero e alle figur(in)e animate della storia che si sposano alla perfezione con il suo tratto cartoonesco e caricaturale. Non sarebbe male la copertina di Stano, ma il suo Takurr non appare né feroce, né tantomeno minaccioso.

Curiosità: (1) Come apprendiamo dalle pagine dell’Horror Club (inedito), il Feroce Takurr è ispirato alla figura del “Feroce Saladino”, la più rara tra le 100 della collezione inserita nei prodotti Buitoni-Perugina negli anni 30. (2)Non mi risulta esista nessun mangaka Seichi Watanabe, creatore di The Ukidomi Saga. (3)A pag. 60 omaggiata la locandina di L’Argent (1983), ultimo film del regista francese Robert Bresson. (4) Tra le tante citazioni “mascherate” di collezioni e personaggi, non si può fare a meno di citare quella di Tex (pagg. 82-83).

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Strappa i denti a mani nude dalla bocca dei propri nemici, e ne fa.. sonagli per maracas”

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (17)

Sceneggiatura: Medda (17)

Disegni: Saudelli (7)

Uscita: gennaio 2008