
Il 2007 vede l’avvento di una
nuova collana dylaniata: il Color Fest. La paternità del titolo è da attribuire
a Tiziano Sclavi, come ci rivela Sergio Bonelli in persona nell’editoriale. Il
Color Fest nasce dichiaratamente non solo come pubblicazione a colori (qui
supportata da carta di qualità) ma come collana sperimentale, dal punto di
vista dei disegni e/o delle sceneggiature, coinvolgendo sia autori della
scuderia dylaniata che guest star. Se nei primi tre anni di vita la periodicità
del CF si manterrà annuale, successivamente la frequenza di pubblicazione
aumenterà fino a divenire trimestrale come ai giorni nostri, nella chiara
ottica di tamponare la lenta ma progressiva perdita di lettori aumentando
l’offerta di uscite dylaniata. E anche la natura antologica non sarà sempre rispettata:
in anni più recenti sono infatti stati pubblicati Color Fest a storia unica. Questo
primo CF può vantare un’affascinate copertina realizzata da Gabriele Dell’Otto,
all’epoca già “sbarcato” da qualche anno in America per lavorare per Marvel e
DC Comics, con un Dylan in versione bel tenebroso davanti a uno sfondo di teschi.
Peccato che logo arcobaleno in alto risulti un pugno nell’occhio stonando con
la cupezza della cover. Curiosità: in questo Color debuttano contemporaneamente
due futuri curatori di Dylan Dog. Passiamo ora in rassegna le quattro storie.
DYLAN IN WONDERLAND
Esordio per Giovanni Gualdoni che
di lì a non molto avrebbe preso in mano le redini della serie. Anche in questo “paese
delle meraviglie” troviamo un’Alice, anche se la vicenda è ambientata a
Crossgate, la cittadina che abbiamo conosciuto nel n. 125, Il lago nel cielo.
Mossa furbetta perché permette a
Gualdoni di giocare sull’identità di Dylan sino alla fine (a proposito, evitate la sinossi che si trova sul sito Bonelli perché scandalosamente spoilerosa).
A dire la verità c’è ben poco di meraviglioso in quel mondo immaginario e personalmente,
tra scenari fantasy brulli e un finale strappalacrime, mi ha lasciato freddino.
Brindisi meno incisivo rispetto al mirabolante lavoro regalatoci appena 1 mese
prima in Ascensore per l’inferno, anche se la colorazione anche qui è
sempre ad opera dello studio Tenderini che già aveva curato quella del #250.
BODYCOUNT: 1
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Nel paese delle meraviglie il tempo è fermo… non dovremo
mai crescere, né invecchiare e neppure… morire!”
VOTO: 6
Soggetto: Gualdoni (1)
Sceneggiatura: Gualdoni (1)
Disegni: Brindisi (33)
FUORI TEMPO MASSIMO
Folgorante esordio di
Recchioni&Carnevale che qualche tempo dopo ci avrebbero regalato, sempre in
coppia, uno degli albi più apprezzati della serie. I due erano già ben noti a
una buona fetta di lettori dylaniati grazie a John Doe, di cui Recchioni era
co-ideatore (insieme a Lorenzo Bartoli) e il pluripremiato Massimo Carnevale copertinista. Il duo sforna una storia
horror-ironica e critica anche nei confronti del protagonista con una generosa
dose di metafumetto che poi avrebbe finito con il divenire quasi cifra
stilistica per Recchioni. L’unica cosa che mi lascia perplesso è sapere, se Neil
è rimasto in coma per vent’anni, quanti anni avrebbe Dylan nel flashback. E
quanti dopo?? Peccato per la mancanza di splatter (a quel tempo quasi
totalmente bandito dalla serie) che sarebbe stato il coronamento della mattanza
perpetrata da quella specie di Slash demoniaco che è Axel Neil. I disegni di
Carnevale, che per l’occasione si autocolora, sono assolutamente formidabili. Forse
solo sul volto di Dylan non aveva ancora trovato una via personale, in alcune
vignette mi pare di intravedere un’ispirazione ambrosiniana. Citazione per Damien
de Il ritorno del mostro a pag. 48 (o 14° tavola), accanto a celebri boogeyman
come Jason Voorhees, Michael Myers e Leatherface (anche se sono nominati
diversamente) e per la mitica battuta sulla ghigliottina recitata da Groucho nel
n. 3.
Curiosità: (1) A pagg. 51 (17°
tavola) citata la celebre battuta di Stallone in Cobra: “tu sei il
male, io sono la cura”. (2) Nell’ultima vignetta sono citati, non in modo
lusinghiero, i Duran Duran.
BODYCOUNT: 5 (oltre a un numero imprecisato di vittime al centro
commerciale)
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Mentre tu eri in coma il mondo è cambiato Axel… e tu sei
rimasto indietro, sei fuori tempo massimo…”
VOTO: 8
Soggetto: Recchioni (1)
Sceneggiatura: Recchioni (1)
Disegni: Carnevale (1)
L’ACCALAPPIASOGNI
Faraci sforna una storia non
proprio disneyana, ma comunque fanciullesca a cui do la sufficienza per la
natura sperimentale del Color e per il piccolo colpo di scena finale su quello
che abbiamo appena letto e su chi ne sia il vero autore. Carina l’idea degli
amici immaginari e, nonostante il contesto favolistico, la figura dell’Accalappiasogni
riesce ad essere inquietante. Anche Davide Gianfelice faceva parte dello staff di
John Doe prima di approdare in Bonelli con questa che, al momento, è anche
la sua unica prova per Dylan Dog. In passato, tra l’altro, aveva collaborato anche
con Gualdoni disegnando Armadel (pubblicato sul sito del Corriere della
Sera). I suoi disegni qui si sposano bene con il tono simpatico della storia,
soprattutto nella realizzazione cartoonesca degli amici immaginari, e con la colorazione dello studio Tenderini qui
decisamente più vivace che nelle altre due realizzate in questo CF.
Curiosità: Cameo per Lord Wells a
pag. 68 (2° tavola).
BODYCOUNT: 1
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Fu un breve viaggio… che il cavaliere e il bambino si
sarebbero ricordati a lungo.”
VOTO: 6
Soggetto: Faraci (16)
Sceneggiatura: Faraci (16)
Disegni: Gianfelice (1)
IL VAMPIRO DEI COLORI
Seconda prova dylaniata per Di
Gregorio dopo l’interessante esordio su Maxi con Il passo del gambero. GdG
è l’unico dei quattro autori di questo primo numero ad aver confezionato una
storia ad hoc per il Color, mettendo appunto il colore al centro della
vicenda, rendendolo tema della stessa e contrapponendolo al bianco e nero di
alcuni personaggi. L’idea è di puntare sulla passione da cinefilo di Dylan, anche
se il nostro ci mette un po’ a capire come stanno le cose, omaggiando con un
pizzico di malinconia il monumentale classico del cinema horror, Nosferatu (1922)
di Murnau. Nel finale vengono anche utilizzate le didascalie come nei film muti
degli anni venti. Casertano si difende, ma il suo tratto si rivela quello più
penalizzato dalla colorazione. Peccato.
BODYCOUNT: 2
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Sai, mi viene da ridere al pensiero che molti di voi
sognano di evadere nei mondi di fantasia del cinema…”.
VOTO: 6,5
Soggetto: Di Gregorio (2)
Sceneggiatura: Di Gregorio (2)
Disegni: Casertano (32)