lunedì 5 ottobre 2026

Se n'è andato Alessandro Baggi

 

Con grande dispiacere apprendo che un altro amico dell'indagatore dell'incubo e di noi lettori, un grande del fumetto, è scomparso oggi. Alessandro Baggi era da poco tornato a disegnare e per la prima volta anche a scrivere Dylan Dog sulle pagine della rivista "La fine del Mondo" con l'inedita storia Nightmare Circus.

 Altra grandissima perdita...

domenica 4 ottobre 2026

Dylan Dog Color Fest n. 1: Dylan in Wonderland - Fuori tempo massimo - L'accalappiasogni - Il vampiro dei colori

 

Il 2007 vede l’avvento di una nuova collana dylaniata: il Color Fest. La paternità del titolo è da attribuire a Tiziano Sclavi, come ci rivela Sergio Bonelli in persona nell’editoriale. Il Color Fest nasce dichiaratamente non solo come pubblicazione a colori (qui supportata da carta di qualità) ma come collana sperimentale, dal punto di vista dei disegni e/o delle sceneggiature, coinvolgendo sia autori della scuderia dylaniata che guest star. Se nei primi tre anni di vita la periodicità del CF si manterrà annuale, successivamente la frequenza di pubblicazione aumenterà fino a divenire trimestrale come ai giorni nostri, nella chiara ottica di tamponare la lenta ma progressiva perdita di lettori aumentando l’offerta di uscite dylaniata. E anche la natura antologica non sarà sempre rispettata: in anni più recenti sono infatti stati pubblicati Color Fest a storia unica. Questo primo CF può vantare un’affascinate copertina realizzata da Gabriele Dell’Otto, all’epoca già “sbarcato” da qualche anno in America per lavorare per Marvel e DC Comics, con un Dylan in versione bel tenebroso davanti a uno sfondo di teschi. Peccato che logo arcobaleno in alto risulti un pugno nell’occhio stonando con la cupezza della cover. Curiosità: in questo Color debuttano contemporaneamente due futuri curatori di Dylan Dog. Passiamo ora in rassegna le quattro storie.

DYLAN IN WONDERLAND

Esordio per Giovanni Gualdoni che di lì a non molto avrebbe preso in mano le redini della serie. Anche in questo “paese delle meraviglie” troviamo un’Alice, anche se la vicenda è ambientata a Crossgate, la cittadina che abbiamo conosciuto nel n. 125, Il lago nel cielo.  Mossa furbetta perché permette a Gualdoni di giocare sull’identità di Dylan sino alla fine (a proposito, evitate la sinossi che si trova sul sito Bonelli perché scandalosamente spoilerosa). A dire la verità c’è ben poco di meraviglioso in quel mondo immaginario e personalmente, tra scenari fantasy brulli e un finale strappalacrime, mi ha lasciato freddino. Brindisi meno incisivo rispetto al mirabolante lavoro regalatoci appena 1 mese prima in Ascensore per l’inferno, anche se la colorazione anche qui è sempre ad opera dello studio Tenderini che già aveva curato quella del #250.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Nel paese delle meraviglie il tempo è fermo… non dovremo mai crescere, né invecchiare e neppure… morire!”

VOTO: 6

Soggetto: Gualdoni (1)

Sceneggiatura: Gualdoni (1)

Disegni: Brindisi (33)

 

FUORI TEMPO MASSIMO

Folgorante esordio di Recchioni&Carnevale che qualche tempo dopo ci avrebbero regalato, sempre in coppia, uno degli albi più apprezzati della serie. I due erano già ben noti a una buona fetta di lettori dylaniati  grazie a John Doe, di cui Recchioni era co-ideatore (insieme a Lorenzo Bartoli) e il pluripremiato Massimo Carnevale  copertinista. Il duo sforna una storia horror-ironica e critica anche nei confronti del protagonista con una generosa dose di metafumetto che poi avrebbe finito con il divenire quasi cifra stilistica per Recchioni. L’unica cosa che mi lascia perplesso è sapere, se Neil è rimasto in coma per vent’anni, quanti anni avrebbe Dylan nel flashback. E quanti dopo?? Peccato per la mancanza di splatter (a quel tempo quasi totalmente bandito dalla serie) che sarebbe stato il coronamento della mattanza perpetrata da quella specie di Slash demoniaco che è Axel Neil. I disegni di Carnevale, che per l’occasione si autocolora, sono assolutamente formidabili. Forse solo sul volto di Dylan non aveva ancora trovato una via personale, in alcune vignette mi pare di intravedere un’ispirazione ambrosiniana. Citazione per Damien de Il ritorno del mostro a pag. 48 (o 14° tavola), accanto a celebri boogeyman come Jason Voorhees, Michael Myers e Leatherface (anche se sono nominati diversamente) e per la mitica battuta sulla ghigliottina recitata da Groucho nel n. 3.

Curiosità: (1) A pagg. 51 (17° tavola) citata la celebre battuta di Stallone in Cobra: “tu sei il male, io sono la cura”. (2) Nell’ultima vignetta sono citati, non in modo lusinghiero, i Duran Duran.

BODYCOUNT: 5 (oltre a un numero imprecisato di vittime al centro commerciale)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Mentre tu eri in coma il mondo è cambiato Axel… e tu sei rimasto indietro, sei fuori tempo massimo…”

VOTO: 8

Soggetto: Recchioni (1)

Sceneggiatura: Recchioni (1)

Disegni: Carnevale (1)

 

L’ACCALAPPIASOGNI

Faraci sforna una storia non proprio disneyana, ma comunque fanciullesca a cui do la sufficienza per la natura sperimentale del Color e per il piccolo colpo di scena finale su quello che abbiamo appena letto e su chi ne sia il vero autore. Carina l’idea degli amici immaginari e, nonostante il contesto favolistico, la figura dell’Accalappiasogni riesce ad essere inquietante. Anche Davide Gianfelice faceva parte dello staff di John Doe prima di approdare in Bonelli con questa che, al momento, è anche la sua unica prova per Dylan Dog. In passato, tra l’altro, aveva collaborato anche con Gualdoni disegnando Armadel (pubblicato sul sito del Corriere della Sera). I suoi disegni qui si sposano bene con il tono simpatico della storia, soprattutto nella realizzazione cartoonesca degli amici immaginari,  e con la colorazione dello studio Tenderini qui decisamente più vivace che nelle altre due realizzate in questo CF.

Curiosità: Cameo per Lord Wells a pag. 68 (2° tavola).

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Fu un breve viaggio… che il cavaliere e il bambino si sarebbero ricordati a lungo.”

VOTO: 6

Soggetto: Faraci (16)

Sceneggiatura: Faraci (16)

Disegni: Gianfelice (1)

 

IL VAMPIRO DEI COLORI

Seconda prova dylaniata per Di Gregorio dopo l’interessante esordio su Maxi con Il passo del gambero. GdG è l’unico dei quattro autori di questo primo numero ad aver confezionato una storia ad hoc per il Color, mettendo appunto il colore al centro della vicenda, rendendolo tema della stessa e contrapponendolo al bianco e nero di alcuni personaggi. L’idea è di puntare sulla passione da cinefilo di Dylan, anche se il nostro ci mette un po’ a capire come stanno le cose, omaggiando con un pizzico di malinconia il monumentale classico del cinema horror, Nosferatu (1922) di Murnau. Nel finale vengono anche utilizzate le didascalie come nei film muti degli anni venti. Casertano si difende, ma il suo tratto si rivela quello più penalizzato dalla colorazione. Peccato.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sai, mi viene da ridere al pensiero che molti di voi sognano di evadere nei mondi di fantasia del cinema…”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Di Gregorio (2)

Sceneggiatura: Di Gregorio (2)

Disegni: Casertano (32)


venerdì 2 ottobre 2026

Dylan Dog #251 - Il guardiano del faro

 

Sinistre presenze infestano la cima della scogliera di Godmouth, un piccolo villaggio di pescatori funestato, in un passato recente, da un terribile fatto di sangue. A commettere il delitto è stato il vecchio guardiano del faro, spinto alla follia omicida da macabre visioni e terrificanti sogni che, ancor oggi, permeano le mura della lanterna. Quanto c'è di vero nelle storie di spettri che si raccontano? Può essere tutto frutto della suggestione di un lavoro solitario e ripetitivo? Solo Dylan Dog, il nuovo farista, può scoprirlo, forse a costo di perdere la propria identità sprofondando nelle sue peggiori paure!

Ho sempre trovato molto suggestiva, al cinema come in letteratura, la location del faro su un promontorio, o ancora meglio su un’isola disabitata, come ad esempio quella dello stupendo film The Lighthouse (2019) di Robert Eggers. E quest’albo mi conferma che anche nel fumetto questo tipo di location mi affascina non poco. La sceneggiatura di Enna punta principalmente sulle sensazioni, il mistero almeno nella prima parte è messo da parte, mettendo Dylan al centro di una malinconica ghost story che lascia un forte segno anche sulla sua pelle. La lenta discesa della follia dell’indagatore dell’incubo ricorda da vicino quella vista in Lospecchio dell’anima, con Dylan che progressivamente rischia di identificarsi nell’assassino che abitava nel luogo in cui è costretto a dimorare. Anche qui, tra l’altro, compare un metronomo come nella scena d’omicidio con il diapason da parte di Joe Montero. Ci ho visto pure qualche lontano eco da Lacasa degli uomini perduti, anche se qui si va a parare da tutt'altra parte. Questa discesa nell’abisso è ben rappresentata dalla sequenza in cui la tromba delle scale sembra diventare infinita (pagg. 30-32). Concentrandosi su questi aspetti l’indagine sullo sfondo finisce per risultare quasi marginale, tant’è che il finale è privo di un vero e proprio climax con la conclusione affidata alle didascalie (simpatica comunque l’ultima vignetta). In questo sta il limite di un albo che altrimenti avrebbe potuto puntare all'eccellenza grazie anche a un Freghieri in gran spolvero che riesce a creare una malinconica atmosfera spettrale anche quando i fantasmi non sono direttamente presenti. La donna impiccata è senza dubbio la figura che rimane più impressa. Le sequenze squisitamente orrorifiche sono poche ma lasciano il segno. Da ricordare quella di Dylan che immagina di strangolare Jay e quella del cruento suicidio di Lorre. Bloch compare in una sola vignetta ma ha il tempo di pronunciare una battuta leggendaria: “Ma dico, per chi mi hai preso? Per una specie di cameo comico all’interno della tua triste esistenza?”. Anche questa copertina di Stano, come le altre di quel periodo, non mi esalta.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Guardava le mani sporche di sangue e si chiedeva quando avrebbero smesso di tremare”.

VOTO: 7,5

Soggetto: Enna (5)

Sceneggiatura: Enna (5)

Disegni: Freghieri (47)

Uscita: agosto 2026


mercoledì 30 settembre 2026

Dylan Dog #250 - Ascensore per l'inferno

 

Un'isola deserta, una ragazza che è la sintesi di tutte le donne che Dylan ha amato, un esercito di uomini con la bombetta, il cimitero dei potenti e, sopra ogni altra cosa, "Il Tribunale". Elementi all'apparenza scollegati tra loro e uniti solo dalla corsa disperata dell'Indagatore dell'Incubo verso un appuntamento a cui non può mancare e che sembra essere stato fissato dal diavolo in persona: il 6 giugno, alle ore 6, 6° piano, ascensore numero 6. Arrivare in orario non dovrebbe essere difficile, purchè la fame, la sete e la paura non lo uccidano prima!

Dopo la parentesi del quarantennale, riprendiamo il nostro viaggio nella storia dylaniata con un altro celebrativo che, però, celebra senza tirare in ballo padri, figli e spiriti santi e senza affrontare direttamente passato, presente e futuro dell’indagatore dell’incubo. Non rinuncia comunque a richiamare in scena a comprimari più o meno importanti, fin dalla copertina “ruffiana”, non tra le più memorabili di Stano. C’è la ragazza sintesi di tutte le ragazze che Dylan ha amato: un po’ Morgana, un po’ Lillie, un po’ Bree (vedasi orecchini). C’è il dottore che ha le fattezze dello Xabaras apparso nel ventennale. Compaiono l’immancabile galeone, il direttore degli Inferni, la Morte, Botolo e il professor Knock, che alla sua terza apparizione, dopo i nn. 125 e 240, cominciavo a trovare insopportabile. Intorno a questi camei, Sclavi imbastisce una trama molto classica, di dichiarata ispirazione kafkiana, con un incipit che ricorda Il mistero dell'isola d'Yd e l’ennesima critica alla classe dirigente che appare qui un filo stantia. Dylan rinchiuso sei giorni nell’ascensore in preda alla claustrofobia mi ha fatto pensare a Fantozzi murato vivo nei gabinetti della megaditta nel primo mitico film di Luciano Salce. Da citare una battuta di Groucho sull'IA in anticipo sui tempi. La sceneggiatura essenziale di Sclavi è compensata (e sublimata) dalla magnificenza dei disegni di Brindisi. Stratosferica tutta la sequenza di Dylan alle prese con i “poteri forti” zombi, così come la vignetta finale. E un galeone così bello come quello di pag. 56 non credo di averlo mai più visto. Neppure la colorazione, realizzata per l’occasione dallo Studio Tenderini, limita la magnificenza del lavoro dell’artista salernitano. Avrei la curiosità di ammirarlo in bianco e nero, ma mi pare che anche la ristampa in versione Book sia uscita a colori.

Sclavi si congeda nuovamente dalla serie, senza che nulla lo lasciasse presagire e senza annunci di alcun tipo. E stavolta il suo allontanamento volontario si rivelerà infinitamente più lungo delle precedenti. Ci vorranno oltre nove anni per rivederlo all’opera con Dopo un lungo silenzio. Ci salutava qui con quest’albo concepito unicamente per esaltare i disegni di Brindisi.

Curiosità: (1) Scopriamo qui l’altezza di Dylan: 1,85 metri. (2)Dylan conosce il Jime?? Anche questo non si era mai saputo prima, né successivamente nel prosieguo della serie (a meno che ricordi male) il nostro vi farà più ricorso o accennerà alla cosa. (3) A pag. 14 la Giustizia ha il volto Medusa. (4)Ascensore per l’inferno è anche il sottotitolo italiano di Angel Heart, l’inquietante film di Alan Parker del 1987 con protagonista Mickey Rourke.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: Sì (1, la donna che è la sintesi di tutte le ragazze amate da Dylan)

CITAZIONE: “Aula 66. Caso 666. Dog, Dylan”.

VOTO: 7

Soggetto: Sclavi (125)

Sceneggiatura: Sclavi (133)

Disegni: Brindisi (32)

Uscita: luglio 2007