Certi oggetti hanno la capacità di riemergere dalle nebbie della memoria. È così per un misterioso diario che Dylan ritrova nella sua libreria: non ricorda di averlo mai scritto, eppure gli è familiare… Forse è solo uno scherzo del destino. Ma a volte il destino ha il volto spaventoso della Morte… che solo una nuova alba può dissolvere
Dylan Dog festeggia quarant’anni con il n. 481 della serie regolare, intitolato Prima che sia l’alba. In uscita pressoché contemporanea con le edicole, la storia è stata pubblicata anche in grande formato, cartonato da libreria, spinta dall’evento Dylan Dog Horror Night che incredibilmente ha raggiunto anche la mia piccola cittadina di Borgosesia, con la partecipazione di Gabriele Ornigotti alla libreria Ubik.
In questo articolo farò un sunto di entrambe le versioni. Per quella da edicola ho scelto una busta a caso, senza particolari aspettative. Non voglio entrare nel merito della polemica sul “blind pack” che è rimbalzata nelle ultime settimane (mesi?) in rete. La Bonelli ha adottato una strategia di marketing che indubbiamente, dal suo punto di vista, contribuirà ad aumentare la tiratura di questo quarantennale. Di contro, per il collezionista completista questo acquisto al buio è una pugnalata in termini economici, anche per le inevitabili speculazioni che qualcuno farà sulle piattaforme di e-commerce (e non solo). Forse non sarebbe una cattiva idea se la casa editrice, tra qualche tempo, concedesse la possibilità, come per il n. 400, di poter scegliersi la copertina preferita ordinando l’albo con il servizio arretrati. Personalmente mi sarei accontentato di qualsiasi cover avessi estratto, fatto sta che mi è capitata quella dei fratelli Cestaro e sono soddisfattissimo così, perché la reputo la migliore delle quattro. La trovo azzeccata sia per il concept, con la presenza di Morgana e i tre soli che già ci anticipano molto (se non spoilerano) di quello che andremo a leggere all’interno, sia a livello cromatico, con quelle sfumature rosse e gialle che ci immergono nel prorompente arrivo dell’alba.Per soli motivi affettivi, se ne avessi avuto l’opportunità avrei probabilmente scelto la copertina di Stano, che è anche la più rara da trovare (0,25% di possibilità, una copia su 400), con il classico sfondo bianco e il nostro eroe in primo piano a fianco di Morgana.
In un ideale ordine di gradimento avrei poi piazzato la cover di Villa, anche questa oggetto di polemiche (la versione andata in stampa non è quella definitiva), dal sapore molto vintage, ma anche poco dylaniata. Probabilità di trovarla nel blind pack abbasta buona, 25%.
Per ultima quella di Roi, piuttosto impersonale, totalmente inadatta per un numero celebrativo di grande importanza come un quarantennale. E lo scrivo con dispiacere, da grandissimo fan del disegnatore di Laveno. Avete appena il 2,5% di probabilità di trovarla, quindi se, come me, vi sentite di poterne fare a meno, potete stare relativamente tranquilli.
Passando ai disegni, devo ammettere che l’esperienza è stata molto diversa tra cartonato e albo da edicola. Il primo infatti ci offre la storia in bianco e nero, un b/n che esalta il lavoro di Davide Furnò, permettendo di cogliere al meglio, anche grazie al grande formato, tutti i particolari del suo superbo lavoro e conferendo alla vicenda un’atmosfera più lugubre. D’altro canto ho sempre trovato un po’ “freddo” lo stile di Furnò ed ecco che la colorazione (ad opera di Giulia Brusco), sopperisce a questo che non definirei un difetto, quanto a una mia sensazione personale. Inoltre il colore contribuisce a mettere in evidenza alcuni dettagli come gli smeraldi sul petto del gigante o le alghe luminescenti. Ecco, per motivi diversi ho apprezzato entrambe le versioni, ma se proprio dovessi scegliere, a mio gusto preferirei quella a colori.
Da qui in avanti parlerò della sceneggiatura e quindi alzo fin da subito la linea dello SPOILER.
Prima che sia l’alba è una storia peculiare perché non è davvero una storia di Dylan Dog, anche se lo riguarda da vicinissimo. Dylan ci entra solo grazie all’escamotage del diario e la sua presenza trova senso solo nel malinconico finale che collega la vicenda, che è una sorta di prequel del n. 100, a uno degli albi più amati della serie, Il lungo addio. La trama ci impiega un po’ a prendere ritmo, forse perché all’inizio Baraldi non vuole scoprire troppo le carte, nicchiando sulla vera identità del Dylan protagonista del diario che al principio farebbe pensare a un ennesimo what if. E’ dal tuffo di Julian e “Dylan” dal “grande salto” (che già dovrebbe suggerirci l’affinità con il n. 74) che le cose cominciano a farsi interessanti, anche se bisogna attendere che la storia superi i due terzi della sua durata perché l’orrore esploda in tutta la sua violenza, con alcune punte di splatter. Dal punto di vista squisitamente horror la mia sequenza preferita è quella dell’inquietante incubo “condiviso” di Morgana e “Dylan”. Scopriamo finalmente il vero motivo dell’ossessione di Xabaras per la ricerca dell’immortalità. Da segnalare alcune ingenuità: ad esempio, possibile che Dylan non si accorga di quanto sia vecchio il diario che tiene tra le mani? Capisco non riuscire a datarlo con esattezza, ma un tomo di 400 anni avrà perlomeno le pagine ingiallite e non sarà esattamente scritto in inglese moderno. Si parla anche di smog a Londra... nel 1.600? Ho trovato forzata anche la sequenza in cui Julian confessa che a salvare “Dylan” dall’annegamento non è stato lui, ma Morgana. Il fatto che Dylan si ricordi del suo passato, alla fine, va invece in contrasto con quello che accadeva in La storia di Dylan Dog; forse in futuro leggeremo un altro albo in cui il nostro si è dimenticato tutto.
FINE SPOILER
La versione da libreria offre, come annunciato, otto pagine in più. Anche su questo ho letto in rete di tutto e di più. Confermo che le pagine in più ci sono: due nel prologo, due alla fine e altre quattro (sempre a coppie di due) in mezzo che contengono alcune scene aggiuntive horror/splatter. Si tratta di vignette che nulla di rilevante aggiungono alla storia e al suo epilogo, per cui se fosse questo il motivo che vi spingerebbe eventualmente ad acquistare il cartonato, valutate con attenzione cosa fare.
In conclusione, un discreto celebrativo che aggiunge un ulteriore tassello al passato dell’indagatore dell’incubo, collegandosi a doppio filo al n. 100.
BODYCOUNT: Non quantificabile
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Io sconfiggerò la morte”
VOTO: 7
Soggetto: Barbara Baraldi
Sceneggiatura: Barbara Baraldi
Disegni: Davide Furnò
Uscita: ottobre 2026











