lunedì 28 settembre 2026

Dylan Dog Special n. 41 - Anatomia di un incubo

 

Sono un gruppo di intellettuali che si riunisce all’ombra dell’enigmatico Club dell’Orrore. Il loro scopo non è solo raccontarsi storie spaventose, ma svelare cosa si celi dietro la scomparsa del celebre Dylan Dog... Dell’Indagatore dell’Incubo, infatti, si sono perse le tracce da tempo, durante le indagini su un ambiguo professore — tale Frankenstein —, che, come il suo antico omonimo, ha dedicato la propria vita a vincere la morte. Ognuno di loro dispone di un tassello della narrazione… e ognuno di loro ha qualcosa da nascondere.

In occasione del quarantennale dylaniato, lo Speciale autunnale si prende una pausa dalla saga dei fratelli Hicks per andare ad omaggiare il primo leggendario speciale, Il Club dell’Orrore che, come ci dice Bilotta nell’editoriale, è “uno degli episodi più amati dai lettori esperti di Dylan Dog”. Personalmente ho sempre sperato che prima o poi quell’albo, che adoro, avesse un sequel in cui i membri del Club si ritrovassero per sfidarsi a colpi di storie su un nuovo tema. Anatomia di un incubo non è però un vero seguito, siamo in presenza di un altro club i cui membri si raccontano, sì, delle storie ma finiscono anche per viverle o forse sognare/credere di viverle in una spirale in cui diventa via via più difficile distinguere la realtà dalla fantasia, o meglio dall’incubo. Ancora una volta però il tema è unico, dal mostro di Loch Ness si passa qui alla creatura di Frankenstein da cui Bilotta, sempre dalla pagina dell’editoriale, ci rivela essere da sempre affascinato. E a pensarci bene, questo nuovo club rimanda alle origini letterarie proprio di Frankenstein, quando Mary (non ancora Shelley), il marito Percy Bysshe Shelly, John William Polidori, Claire Clairmont e Lord Byron si ritrovavano nella villa di quest’ultimo a Ginevra, a leggere storie di fantasmi fino a tarda notte; finchè Lord Byron invitò ciascun membro del gruppo a scriverla una storia di fantasmi e l’idea, che in seguito sarebbe divenuta romanzo, a Mary Shelley venne proprio da un incubo notturno. Una cosa simile avviene anche in questo speciale, con i protagonisti (Dylan compreso) che nel corso della storia si risvegliano improvvisamente, dopo una scena abbastanza cruenta, facendo fatica a separare il sogno dalla realtà. Se nel primo Speciale avevamo una cornice circolare (il principio era forse anche la fine), qui il prologo (che comunque omaggia di Sclavi) serve da introduzione per immergerci nel mood della storia e a gettare qualche semino per il finale. Le ministorie invece sono più o meno tutte collegate come fossero un’unica indagine di Dylan che fa da trait d’union tra tutte anche quando non è presente, ma non riescono ad assumere una loro singola identità precisa come accadeva nel Club dell’Orrore. Questo è probabilmente il limite più grosso dell’albo, laddove Bilotta è più interessato a veicolare il suo messaggio, piuttosto che a cercare una coerenza narrativa “classica”, puntando a turbare il lettore. Ben presenti temi sclaviani come “i fantasmi siamo noi” e il ribaltamento tra ruoli (chi sono i veri mostri?); particolarmente efficace la (s)composizione delle vignette, originale e dinamica. Comparto disegni strepitoso con un Luca Casalanguida (già mio preferito nello staff del defunto Lukas) in forma smagliante, con bellissimi contrasti bianco/nero e qualche licenza dalla gabbia bonelliana. Da slogamento di mascella tutta la sequenza centrale ambientata nel vecchio mulino. In alcune vignette la “creatura” mi ha rievocato il Damien de Il ritorno del mostro. Sullo stesso livello piazza l’asticella anche Emiliano Tanzillo con una stupenda copertina che rimanda al Frankenstein più classico.

Dopo le ultime due uscite speciali che mi avevano lasciato perplesso, Bilotta torna qui a convincermi anche se la storia lascia comunque addosso un senso di incompiutezza che mi frena dal concederle un voto più elevato. D’altronde alle grandi domande è difficile dare risposte.

Curiosità: Anatomia di un incubo è anche il titolo italiano di un romanzo di John Carol pubblicato nel 2014. Protagonista è il profiler Jefferson Winter impegnato a dare la caccia a un brutale e inafferabile serial killer. Nella storia abbiamo invece un Wynter.. che fa il serial killer!

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: Sì (1, Elisabeth)

CITAZIONE: “Dylan… Che cos’è la realtà?”

VOTO: 7,5

Soggetto: Alessandro Bilotta

Sceneggiatura: Alessandro Bilotta

Disegni: Luca Casalanguida

Copertina: Emiliano Tanzillo

Uscita: ottobre 2026


sabato 26 settembre 2026

Dylan Dog #481 - Prima che sia l'alba

 

Certi oggetti hanno la capacità di riemergere dalle nebbie della memoria. È così per un misterioso diario che Dylan ritrova nella sua libreria: non ricorda di averlo mai scritto, eppure gli è familiare… Forse è solo uno scherzo del destino. Ma a volte il destino ha il volto spaventoso della Morte… che solo una nuova alba può dissolvere

Dylan Dog festeggia quarant’anni con il n. 481 della serie regolare, intitolato Prima che sia l’alba. In uscita pressoché contemporanea con le edicole, la storia è stata pubblicata anche in grande formato, cartonato da libreria, spinta dall’evento Dylan Dog Horror Night che incredibilmente ha raggiunto anche la mia piccola cittadina di Borgosesia, con la partecipazione di Gabriele Ornigotti alla libreria Ubik. 

In questo articolo farò un sunto di entrambe le versioni. Per quella da edicola ho scelto una busta a caso, senza particolari aspettative. Non voglio entrare nel merito della polemica sul “blind pack” che è rimbalzata nelle ultime settimane (mesi?) in rete. La Bonelli ha adottato una strategia di marketing che indubbiamente, dal suo punto di vista, contribuirà ad aumentare la tiratura di questo quarantennale. Di contro, per il collezionista completista questo acquisto al buio è una pugnalata in termini economici, anche per le inevitabili speculazioni che qualcuno farà sulle piattaforme di e-commerce (e non solo). Forse non sarebbe una cattiva idea se la casa editrice, tra qualche tempo, concedesse la possibilità, come per il n. 400, di poter scegliersi la copertina preferita ordinando l’albo con il servizio arretrati. Personalmente mi sarei accontentato di qualsiasi cover avessi estratto, fatto sta che mi è capitata quella dei fratelli Cestaro e sono soddisfattissimo così, perché la reputo la migliore delle quattro. La trovo azzeccata sia per il concept, con la presenza di Morgana e i tre soli che già ci anticipano molto (se non spoilerano) di quello che andremo a leggere all’interno, sia a livello cromatico, con quelle sfumature rosse e gialle che ci immergono nel prorompente arrivo dell’alba.


 Per soli motivi affettivi, se ne avessi avuto l’opportunità avrei probabilmente scelto la copertina di Stano, che è anche la più rara da trovare (0,25% di possibilità, una copia su 400), con il classico sfondo bianco e il nostro eroe in primo piano a fianco di Morgana.


In un ideale ordine di gradimento avrei poi piazzato la cover di Villa, anche questa oggetto di polemiche (la versione andata in stampa non è quella definitiva), dal sapore molto vintage, ma anche poco dylaniata. Probabilità di trovarla nel blind pack abbasta buona, 25%.

 

Per ultima quella di Roi, piuttosto impersonale, totalmente inadatta per un numero celebrativo di grande importanza come un quarantennale. E lo scrivo con dispiacere, da grandissimo fan del disegnatore di Laveno. Avete appena il 2,5% di probabilità di trovarla, quindi se, come me, vi sentite di poterne fare a meno, potete stare relativamente tranquilli.

Passando ai disegni, devo ammettere che l’esperienza è stata molto diversa tra cartonato e albo da edicola. Il primo infatti ci offre la storia in bianco e nero, un b/n che esalta il lavoro di Davide Furnò, permettendo di cogliere al meglio, anche grazie al grande formato, tutti i particolari del suo superbo lavoro e conferendo alla vicenda un’atmosfera più lugubre. D’altro canto ho sempre trovato un po’ “freddo” lo stile di Furnò ed ecco che la colorazione (ad opera di Giulia Brusco), sopperisce a questo che non definirei un difetto, quanto a una mia sensazione personale. Inoltre il colore contribuisce a mettere in evidenza alcuni dettagli come gli smeraldi sul petto del gigante o le alghe luminescenti. Ecco, per motivi diversi ho apprezzato entrambe le versioni, ma se proprio dovessi scegliere, a mio gusto preferirei quella a colori.

Da qui in avanti parlerò della sceneggiatura e quindi alzo fin da subito la linea dello SPOILER.

Prima che sia l’alba è una storia peculiare perché non è davvero una storia di Dylan Dog, anche se lo riguarda da vicinissimo. Dylan ci entra solo grazie all’escamotage del diario e la sua presenza trova senso solo nel malinconico finale che collega la vicenda, che è una sorta di prequel del n. 100, a uno degli albi più amati della serie, Il lungo addio. La trama ci impiega un po’ a prendere ritmo, forse perché all’inizio Baraldi non vuole scoprire troppo le carte, nicchiando sulla vera identità del Dylan protagonista del diario che al principio farebbe pensare a un ennesimo what if. E’ dal tuffo di Julian e “Dylan” dal “grande salto” (che già dovrebbe suggerirci l’affinità con il n. 74) che le cose cominciano a farsi interessanti, anche se bisogna attendere che la storia superi i due terzi della sua durata perché l’orrore esploda in tutta la sua violenza, con alcune punte di splatter. Dal punto di vista squisitamente horror la mia sequenza preferita è quella dell’inquietante incubo “condiviso” di Morgana e “Dylan”. Scopriamo finalmente il vero motivo dell’ossessione di Xabaras per la ricerca dell’immortalità. Da segnalare alcune ingenuità: ad esempio, possibile che Dylan non si accorga di quanto sia vecchio il diario che tiene tra le mani? Capisco non riuscire a datarlo con esattezza, ma un tomo di 400 anni avrà perlomeno le pagine ingiallite e non sarà esattamente scritto in inglese moderno. Si parla anche di smog a Londra... nel 1.600? Ho trovato forzata anche la sequenza in cui Julian confessa che a salvare “Dylan” dall’annegamento non è stato lui, ma Morgana. Il fatto che Dylan si ricordi del suo passato, alla fine, va invece in contrasto con quello che accadeva in La storia di Dylan Dog; forse in futuro leggeremo un altro albo in cui il nostro si è dimenticato tutto.

FINE SPOILER

La versione da libreria offre, come annunciato, otto pagine in più. Anche su questo ho letto in rete di tutto e di più. Confermo che le pagine in più ci sono: due nel prologo, due alla fine e altre quattro (sempre a coppie di due) in mezzo che contengono alcune scene aggiuntive horror/splatter. Si tratta di vignette che nulla di rilevante aggiungono alla storia e al suo epilogo, per cui se fosse questo il motivo che vi spingerebbe eventualmente ad acquistare il cartonato, valutate con attenzione cosa fare.

In conclusione, un discreto celebrativo che aggiunge un ulteriore tassello al passato dell’indagatore dell’incubo, collegandosi a doppio filo al n. 100.

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io sconfiggerò la morte”

VOTO: 7

Soggetto: Barbara Baraldi

Sceneggiatura: Barbara Baraldi

Disegni: Davide Furnò

Uscita: ottobre 2026

 



mercoledì 11 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Gli abitatori dell'abisso

 

Mentre gli scioperi e le lotte sociali infiammano la tranquilla cittadina di Northenley, dove la compagnia mineraria minaccia licenziamenti, nel sottosuolo, un'antica e primordiale forza, da troppo tempo assopita, si è ridestata…

Storia routinaria e senza pretese di Ruju che attinge a piene mani dall' horror di serie B tipo, per rimanere in tema di grossi roditori, La creatura del cimitero (Graveyard Shift, 1990) di Ralph Singleton, trasposizione cinematografica del racconto di King Turno di notte (anche se lì i topi non erano antropomorfi). Qualsivoglia tema sociale, tipo lo sciopero dei minatori, non è approfondito e si lascia ampio spazio all’azione e ai deliri dell’insopportabile Stalker. Pesa come un macigno la mancanza di splatter di cui la storia avrebbe necessitato in quantità anche piuttosto generose. Groucho, pur portato in trasferta da Dylan, è utilizzato poco e male. La sceneggiatura ha comunque un discreto ritmo, ma M&G affossano il tutto disegnando in modo ridicolo gli abitatori dell'abisso del (bel) titolo dal sapore lovecraftiano e fornendo una prova approssimativa, a parte qualche minaccioso paio di incisivi in primo piano. Anche in questo caso ho cambiato idea dopo l'ultima rilettura, ma in peggio e ora considero questa la peggiore delle tre avventure dylaniate del decimo Maxi. Da salvare la sequenza di Dylan costretto a strisciare nello stretto cunicolo, sfidando la sua nota claustrofobia.

BODYCOUNT: inquantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L’apocalisse! L’apocalisse è lassù che ci aspetta!”

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (67)

Sceneggiatura: Ruju (67)

Disegni: Montanari & Grassani (59)

Uscita: giugno 2007


lunedì 9 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Il dono degli Hurlington

 

Assistere alla morte di un marito è un evento terribile, che Candice Beckford è, suo malgrado, costretta a rivedere sul proprio videoregistratore. Solo un macabro scherzo, oppure il comune elettrodomestico ha davvero acquistato il potere di predire eventi futuri e luttuosi?

Storia che ho rivalutato con quest’ultima rilettura. Marzano sembra fondere assieme due sceneggiature diverse, una più classica imperniata intorno al caso di rapitore di giovani fanciulle (un porco a tutti gli effetti) e una dai risvolti soprannaturali, dedicata al videoregistratore in grado di predire future morti (compresa quella di Groucho). Idea invero piuttosto trash, che però Marzano riesce a far digerire grazie alla furbata di far credere che i due casi che coinvolgono Dylan siano connessi. Un legame che c’è, ma è casuale e finalizzato a ingannare il lettore sull'identità dell'assassino, grazie a una riuscita alternanza delle tavole, giochino poi affinato dall’autore torinese nel più riuscito La cara mamma. Ma il dinamico duo M&G come caspita ha disegnato la Madame in questa storia?? Nella prima vignetta in cui appare nella storia ho pensato: "chi è sta vecchia"? e mi ero fatto un film mentale completamente diverso sulla sua funzione. Sono rimasto a bocca aperta quando, qualche pagina dopo, si presenta a casa di Dylan come Signora Trelkovski. Non riesco a ricordare se il dinamico duo l'avesse mai disegnata prima, ma mi parrebbe di no. Qualche bella tavola c’è (vignetta grande di pag. 179), ma la loro prova qui è da bollare come deludente.

Curiosità: (1)A pag. 119 viene citato il negozio di Hamlin, Safarà, protagonista di parecchi albi dylaniati. (2)Il film iraniano Il vecchio e l’ulivo a quanto ne so, non esiste. Di iraniano con oleacee ho trovato solo un Sotto gli ulivi (Zire darakhatan zeyton, 1994) diretto dal pluripremiato Abbas Kiarostami.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono Ariel, la tua sirenetta, pronta a soddisfare ogni tuo desiderio. Se vuoi prendermi all’amo, chiama il numero in sovrimpressione e…”

VOTO: 6,5

Soggetto: Marzano (5)

Sceneggiatura: Marzano (5)

Disegni: Montanari & Grassani (58)

Uscita: giugno 2007


sabato 7 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Meteoropatia

 

Un' inondazione senza precedenti investe Londra e a farne le spese è, tra gli altri, l'Indagatore dell'Incubo che si ritrova trascinato dalla corrente degli eventi in un'avventura che metterà in mostra il meglio ed il peggio di un gruppo di superstiti.

Il Maxi taglia il traguardo dei dieci anni di vita editoriale senza regalarci, per festeggiare la ricorrenza, alcuna storia memorabile. Si parte con Meteoropatia, nuovo lavoro di Mignacco (ai tempi tornato nella rotazione degli sceneggiatori dylaniati), che si guadagna anche l’onore dell’apocalittica copertina di Stano. Si parte anche bene, con un incipit che vede Dylan in giro per Londra a collezionare sfighe, richiamando alla mente analoghe sequenze dei bei vecchi tempi, al netto dei ripetuti “mumble mumble” del nostro. Anche il tema degli effetti che i fenomeni meteorologici possono avere sull’animo umano (in questo caso sarebbe doveroso aggiungere: e viceversa) si presenta come interessante, però poi la storia imbocca decisa una sequenza troppo action per piacermi, con tanto di cattivone mascherato animato da improbabili motivazioni e Dylan impegnato a dare indicazioni di salvataggio, con la collaborazione di teppisti convertiti alle buone maniere. Non è sceneggiata neanche malissimo, ma argomento e implicazioni sono trattati con sufficienza e risolti in maniera semplicistica. Per quanto riguarda i disegni, Montanari & Grassani palesano un grande impegno nella realizzazione delle vignette “acquatiche”, sacrificando i volti di alcuni personaggi: la tipa con il cane di cui si innamora Archie Leap sembra un ragazzino, mentre “Dirty Dog” la prima volta che compare sembra una ragazza.

Curiosità: A pag. 44 Groucho guarda in TV La sposa del mostro (Bride of the monster, 1955) di Ed Wood!

BODYCOUNT: 1 (oltre a un numero imprecisato di altre vittime)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ come se tutte le paure e gli orrori del nostro inconscio avessero deciso di manifestarsi, ribellandosi contro di noi”.

VOTO: 5

Soggetto: Mignacco (16)

Sceneggiatura: Mignacco (18)

Disegni: Montanari & Grassani (57)

Uscita: giugno 2007