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martedì 27 gennaio 2026

Dylan Dog #247 - Tutti gli amori di Sally

 

Sally è convinta che un solo uomo non possa dare a una ragazza tutto ciò che il suo cuore, il suo cervello e il suo corpo desiderano. Ce ne vogliono almeno tre: un marito, un amante e un vero amico. Una situazione apparentemente ideale che si frantuma quando compare Mort Haggarth, un violento assassino che cancella i volti delle sue vittime a martellate e che reclama Sally solo per sé. E quando Dylan accetta di aiutare l'amica a sfuggire al suo persecutore, anche l'Indagatore dell'Incubo diviene per Mort un pericoloso rivale da togliere di mezzo...

Storia dal sapore chiaverottiano questa di Ruju, tant'è che se non fosse per il nome sul tamburino e i dialoghi (non freschi e brillanti come quelli dell’autore torinese) avrei faticato a disconoscerne la paternità. Complice ovviamente anche la presenza ai disegni del grande Dall'Agnol (a cui nell’Horror Club sono riservati grandi complimenti) che con il buon Claudio è sempre stato in sintonia, creando un fortunato sodalizio nel primo decennio di vita dell’indagatore dell’incubo. Il doppio (improbabilissimo) finale e l'altrettanto assurda (ma a suo modo geniale) trovata dell’osteomorfosi restituiscono un'identità genuinamente horror a un fumetto che da tempo l'aveva persa, elementi che, insieme a quello del killer "pittoresco" (Mort Haggart, un uomo che non esiste) erano tutti marchi di fabbrica della ditta Chiaverotti. Certo non è tutto oro quella che luccica: la sceneggiatura ha evidenti falle e il personaggio di Sally non è caratterizzato a dovere, con l’inevitabile conseguenza che risulta davvero difficile appassionarsi alle sue sorti, la vendetta dell’assassino appare forse un po’ tardiva; dei dialoghi abbiamo già detto. Difetti su cui, avendo un debole per gli albi dalle atmosfere “old school” riesco in parte a soprassedere. Dall'Agnol meraviglioso, in particolare nel prologo e nella prima inquietantissima apparizione di Mort a Sally (pagg. 34-35). Stupendi gli occhi nel buio della vittima a pag. 17 e colpiscono, in tutti i sensi, le vignette in cui Haggart si manifesta con la sua strana fisicità. La copertina di Stano, invece, non riesce a rendergli giustizia.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quello che è vero è che un uomo solo non riesce mai a dare a una ragazza quello che vorrebbe. Ne occorrono almeno tre. Un marito, un amante e un vero amico”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (66)

Sceneggiatura: Ruju (66)

Disegni: Dall’Agnol (13)

Uscita: aprile 2007


domenica 5 ottobre 2025

Dylan Dog #213 - L'uccisore di streghe

 

Véronique Mercier è una strega! No, non ci riferiamo a una donna dal carattere particolarmente insopportabile; vogliamo proprio dire che è una seguace delle arti magiche, anche se soltanto a fin di bene. Malauguratamente, questo dettaglio non la mette al riparo dalle attenzioni di un folle che, nella cittadina di Beauport, in Francia, sta catturando tutte le "sorelle". Per fortuna, Véronique può ricorrere all'aiuto di Dylan Dog...

Prima (e finora unica) trasferta in Francia per l’indagatore dell’incubo. Attenzione però a non farsi ingannare dalla copertina! Dylan non mette piede a Parigi ma nell’immaginaria cittadina di Beauport situata sulla costa bretone. E anche le streghe con cui si trova ad interagire nulla hanno a che spartire con la vecchia megera a caval di scopa rappresentata da Stano, essendo tutte fanciulle di bell’aspetto. Dall'Agnol e le streghe vanno d'accordo fin dai tempi del n. 69 e di Witches! e, nonostante avesse ormai da tempo abbandonato lo stile “manariano” degli esordi, anche qui il buon Pietro non delude, regalandoci una Veronique decisamente affascinante, a tratti eterea. I suoi suggestivi disegni sono indubbiamente la cosa meglio riuscita di quest’albo, vedasi in particolare la splendida sequenza onirica da pag. 27 a pag. 31. La storia non è poi così terribile come in genere la si dipinge, ma la sceneggiatura soffre di:

1)      Incongruenze: ad esempio scopriamo che Dylan sa il francese. L’ispettore Roquefort gli fa i complimenti, mentre Sandrine lo canzona dicendogli che credeva parlasse in polacco.

2)      Forzature: Dylan che guida con nonchalance in Francia, come conoscesse quelle strade sconosciute da sempre (e senza lamentarsi della guida a destra!). Il suo stesso coinvolgimento nell'indagine.

3)      Errori: il più clamoroso è nel passaggio in cui Madame Trelkovski afferma che Kim (la strega apparsa nei nn. 18 e 63) fosse sua nipote!! Io di nipote ricordo solo Diana, quella apparsa nel n. 60, sicuramente Kim non ha mai avuto nessun tipo di parentela con la Trelky. Incredibile che una svista del genere sia passata indenne dalla supervisione che evidentemente in quel periodo era un po’ disattenta.

Le battute di Groucho sono in gran parte riciclate, Ruju ci scherza sopra proponendo la gag delle ripetizioni, che dopo un po’ viene a noia. L’ambientazione francese risulta sprecata e il finale non è convincente. Da salvare ci sono le visioni indotte da Veronique, la location delle torture e il look evocativo del killer, ma anche qui gran parte del merito va attribuito ai disegni di Dall’Agnol.  Le sevizie alle streghe invece scontano pesantemente l'assenza di vera violenza e splatter su cui, in altri tempi, si sarebbe pigiato l'acceleratore.

Curiosità: Come il precedente Necropolis, anche L’uccisore di streghe è stato adattato come sceneggiato radiofonico trasmesso, in 6 puntate, su Rai Radio2, nello stesso periodo della sua uscita in edicola. Potete recuperarlo su Rai Playsound, cliccando qui e registrandosi (gratuitamente).

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io ho voluto conoscere il futuro. Sapevo già tutto fin dall’inizio… e non si può cambiare il destino...

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (53)

Sceneggiatura: Ruju (53)

Disegni: Dall’Agnol (12)


giovedì 13 febbraio 2025

Dylan Dog #186 - L'uomo nero

 

Chi ha paura dell'Uomo Nero? Che domande! Non c'è bambino al mondo che non ne sia stato terrorizzato a morte, almeno una volta. Poi si cresce e si scopre che gli orrori della vita possono essere ben altri... Questo è ciò che accade a Timothy Madison, circondato dall'indifferenza e da un gelido benessere, che, grazie a Dylan Dog e alla sua unica amica, la baby-sitter Sheila, ha imparato a parlare alle proprie paure, traendone la forza necessaria al duro mestiere di vivere!

Leggi il titolo “L’uomo nero” su Dylan Dog e la mente vola subito a Mana Cerace e a Il buio. Forse anche in redazione è maturata questa associazione di idee dal momento che hanno deciso di richiamare colui che aveva disegnato il n. 34 ovvero Piero Dall’Agnol, dopo sei anni di assenza trascorsi tra Julia, Nick Raider e altri progetti. Sgombriamo il campo da equivoci: qui Mana Cerace non c’è e non c’entra nulla; purtroppo anche la qualità della storia è ben diversa da quella firmata da Chiaverotti tanti anni prima. L’uomo nero dell’albo scritto da Mignacco è, o meglio sarebbe, il classico babau, quello che terrorizza i bambini nascondendosi sotto il letto. Seguendo la tradizione dylaniata, il mostro non però è cattivo come sembra: se provi a parlarci, come Dylan suggerisce al piccolo Timothy, potrebbe persino diventare tuo amico. Ma le affinità con le atmosfere della serie terminano qui: soggetto e sceneggiatura sono antidylaniani, virati entrambi sul genere poliziesco, lo stesso indagatore dell’incubo si comporta e parla in maniera diversa dal solito. In fondo altro non è che la storia del rapimento di un bambino, narrata anche in maniera piuttosto puerile, all'insegna del "volemose bene". Aggiungiamoci testi banali e scontati, scene d’azione ingessate e gestite in modo poco comprensibile ed ecco servita quella che ritengo essere la peggior storia di sempre di Mignacco. La cosa più orrorifica è la copertina di Stano che promette ciò che poi l’albo non mantiene. Una bella cantonata e uno spreco totale per Dall'Agnol e il suo apprezzato cambio di stile, che manteneva comunque intatta la sua efficacia nel rendere i contrasti tra bianco-nero, luce-ombra che anche in passato avevano rappresentato uno dei punti di forza dell’artista veneto.

Curiosità: (1) A pag. 25 e a pag. 47 Mignacco omaggia Pink Rabbit, il suo personaggio più fortunato tra quelli da lui creati per Dylan Dog, apparso per la prima volta nel n. 24 I coniglirosa uccidono. (2) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicizzato il primo romanzo di Claudio Chiaverotti, Delitti al museo egizio. L’avevo dimenticato e non l’ho mai comprato. Lo voglio!

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “I grandi amici non muoiono... anche se non li vedi più... ti sono vicini… sempre…”

VOTO: 4

Soggetto: Mignacco (14)

Sceneggiatura: Mignacco (16)

Disegni: Dall’Agnol (11)


martedì 22 novembre 2022

Dylan Dog #122 - Il confine

 

Fate un passo attraverso la porta della vita. Oltre la soglia, troverete Magus, il custode del confine, sospeso a un passo dalla morte. La sua dannazione è la curiosità: vuole sapere di che materia son fatte le due facce dell'esistenza e per questo trattiene le anime dei viaggiatori nel suo limbo personale. Ma chi è Magus? Dylan Dog deve strappare la sua maschera e scoprire forse… il volto dell'eternità!

Torna l’inossidabile coppia Chiaverotti-Dall'Agnol, qui giunta al suo 7° atto; dopo questa storia occorrerà però quasi un quarto di secolo per rivederli assieme. Partiamo una volta tanto dai disegni del buon Piero che riescono a valorizzare appieno l'atmosfera onirica del soggetto. Il suo stile, ancora in fase transitoria, ben si adatta a illustrare quella sorta di limbo fuori dal tempo e dallo spazio che è poi il confine tra la vita e la morte in cui è ambientata la vicenda. Dall’Agnol ci delizia con intensi primi piani (stupenda la fusione Dylan/Trelkovski di pag. 69), una stupenda vignetta iniziale, le pose sexy di Lovelyne a pag. 6 e visioni da incubo che richiamano quelle, altrettanto pregevoli ed efficaci, da lui magistralmente realizzate nel n. 98 Lo sguardo di Satana. Dal canto suo Claudio, partendo da una fonte di riferimento non dichiarata, l’opera teatrale A porte chiuse (Huis Clos, 1944) di Jean-Paul Sartre, contestualizza bene le varie ministorie, compresa quella che a prima vista potrebbe sembrare una citazione azzardata del n. 28 Lama di Rasoio. La migliore, a mio giudizio, è quella di George, terribile nella sua apparente semplicità e capace di esprimere al meglio la delusione di un bambino e la rabbia di un’adolescente. La caratterizzazione psicologica dei personaggi è però del tutto irrilevante ai fini del fulcro della vicenda rappresentato dall’oggetto della ricerca di Magus, ovvero cosa sia "il confine" e come si possa oltrepassarlo. Non mancano forzature anche evidenti, come l’ingresso di Dylan nella dimensione sospesa che tradisce clamorosamente l’incipit o come il modo disinvolto in cui il nostro aiuta gli altri comprimari ad uscirne (“sono riuscito ad aiutarli, neanch’io so bene come”).  Come già ho suggerito per Il Monastero, meglio non porsi troppe domande e lasciarsi trasportare dalle singole sequenze, alcune delle quali molto disturbanti come quella da pag. 60 a pag. 64 o la scena che vede Groucho e Lovelyine “uccidere” Dylan. Chiaverotti evita sapientemente di scivolare nella banalità o nella retorica, visto che si va a sfiorare l’argomento dell’aborto (benché spontaneo in questo caso), e sforna un altro villain da antologia come il suddetto Magus. Torna a farsi vedere la “medium più famosa di Inghilterra” in un ruolo decisivo; mi suona male, però, quel "signora Trelkovski" pronunciato più volte da Dylan, ero (e sono) abituato a “Madame”. Bello e non scontato il finale, con sorpresa nell’ultima vignetta. Indubbiamente una delle migliori storie di Chiaverotti, con gran merito da riconoscere anche al maestro Dall’Agnol, forse al suo top. Stano torna a usare lo sfondo bianco per la copertina, ma stavolta di iconico non c’è nulla; inoltre non mi piacciono le pose in cui sono ritratti i personaggi e la tunica della Morte che così proprio non risalta.

Curiosità: (1)Delle sette storie fino a quel momento disegnate da Dall’Agnol per la serie regolare, ben 6 lo hanno visto collaborare con Chiaverotti. Fa eccezione il mitico Caccia alle streghe. (2)Gli “elementali” che aiutano Magus ricordano i servitori del “Tall Man” della saga cinematografica di Phantasm creata da Don Coscarelli.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: Sì (1, Lovelyne)

CITAZIONE: “Quel giorno capii che gli eroi sono fatti per deluderti… Ti prendono a schiaffi quando sei disperato… e ti fanno capire che sarai sempre solo…”

VOTO: 9

Soggetto: Chiaverotti (43)

Sceneggiatura: Chiaverotti (44)

Disegni: Dall’Agnol (10)

venerdì 16 settembre 2022

Dylan Dog Gigante n. 3 - Falce di luna

 

Una mano che uccide a sangue freddo, una fata assassina che stermina i bambini. Cosa può celarsi dietro crimini così orrendi? Per rispondere bisogna andare molto oltre l'apparenza, ascoltare una leggenda lontana. È il mito di una stirpe maledetta, nascosta sotto il manto di un'ingannevole innocenza…

Chiaverotti-Dall'Agnol per la sesta volta assieme. L’affiatatissimo duo torna a deliziarci con questa buona storia che è una variazione, con ribaltamento di prospettiva, del film L'albero del Male di William Friedkin (omaggiato con il cognome di una delle famiglie coinvolte dall'infanticidio). Claudio naturalmente aggiunge farina dal suo sacco, classico controfinale compreso, per mettere a punto una favola nera, anzi nerissima, in cui bambini solo apparentemente sono vittime. Ovviamente la trama, piuttosto lineare, non può non ricordare, la strage degli innocenti perpetrata in Ombre. Chiaverotti lo sa bene, cita apertamente l’albo di Sclavi e anzi lo lega a questo con il desiderio di rivalsa di Dylan che in qualche modo si sente ancora colpevole per la morte del figlio della sua partner nel n. 56. Un filo conduttore si può trovare anche con Marionette, la prima storia di questo terzo Gigante: le fiabe di Pinocchio e Peter Pan e in generale il tema della fantasia come rifugio dalla triste realtà. Alcune scelte mi rimangono poco comprensibili: il padre di Janet che si uccide, la stessa Janet che tiene Dennis per ultimo SPOILER(visto che era il più potente non sarebbe stato meglio eliminarlo per primo, dato che ne avrebbe avuto subito l'occasione?)FINE SPOILER. Gli elementi favolistici e mitologici (es: Morrigan, divinità celtica vista anche in Zagor) presenti nella sceneggiatura sembrano in qualche modo anticipare Brendon, la serie creata qualche anno dopo dallo stesso Chiaverotti. Da evidenziare il cameo del Dottor Bronski, giunto alla sua penultima apparizione nella serie. Dall'Agnol chiude qui un ciclo, disegnando per l’ultima volta con il suo stile classico di matrice manariana. Il suo lavoro è sempre encomiabile, riuscendo ad immergerci perfettamente in questa atmosfera fiabesca e crudele, ma è nella parte finale che riesce a dare davvero il meglio: la brughiera nebbiosa, gli spiriti, i contrasti di bianchi e neri. In compensa ci regala un Bloch, mai così magro; l’ispettore gliene sarà grato.

Curiosità: (1)Questa è l’unica occasione in cui un albo Gigante di Dylan Dog ospita 2 storie. (2)A pag. 155 (19° tavola) compare, in ben due vignette, un poster raffigurante Asterix e Obelix forse per affinità con i riti druidici. (3) E a proposito di riti druidici, Dylan se ne era già occupato nel n. 36 Incubo di una notte di mezza estate, sempre firmato da Chiaverotti. (4)Il termine “foinmen”, riferito ai megaliti o ai circoli megalitici, ricorre anche nel romanzo Il mistero della brughiera (Master of the moor, 1982) di Ruth Rendell, che non mi pare avere però altri punti di contatto con la storia.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Janet)

CITAZIONE: “Medicina, medicina/quattro piume di gallina/nella notta buia e scura/si dilegua la paura”.

VOTO:  8

Soggetto: Chiaverotti (33)                          

Sceneggiatura: Chiaverotti (34)

Disegni: Dall’Agnol (9)