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mercoledì 21 gennaio 2026

Dylan Dog #245 - Il cimitero dei freaks

 

Al cimitero dei freaks, negli ultimi tempi non è insolito trovare una tomba profanata. Magari scoperchiata da chi non riesce a trattenere la sua curiosità morbosa e vuole ammirare questi scherzi della natura anche una volta defunti. Oppure da qualcuno in vena di divertirsi compiendo atti vandalici, disturbando il sonno eterno di chi, in genere, a causa della sua deformità, ha già dovuto sopportare fin troppe angherie nel corso della vita? Uno di questi indesiderati visitatori notturni, però, ci rimette la pelle, orrendamente ucciso a morsi. I segni sul corpo della vittima sono inconfondibili e riconducono all'impronta dei denti di Clive Mouthy Geller, il cui cadavere, stranamente, manca all'appello degli ospiti del cimitero!

Premessa: non mi è mai tanto andata a genio la trovata del cimitero dei freaks, luogo di sepoltura di Johnny Freak. Si è tanto parlato dei diversi, mostri fuori e belli dentro, uguali (se non migliori) delle altre persone e poi li si ghettizza in un cimitero ad hoc con tanto di guardiano (Quasimodo di cui abbiamo fatto la conoscenza nel n. 127 e apparso anche in Qualcuno nell’ombra), anch’egli freak? Personalmente la trovo una contraddizione… dovremmo essere tutti uguali proprio dal momento in cui siamo orizzontali (parafrasando "Carlo e Licia" dei Gem Boy). Insomma almeno da morti non dovrebbero esserci differenze e invece. Ah, come sempre seguono spoiler.

Passando all’albo, devo confessare che genera in me sentimenti contrastanti: ci sono cose che mi sono piaciute, altre meno, una mi ha spiazzato negativamente. Alle prime possiamo ascrivere situazioni brillanti e dialoghi divertenti (bellissimo il siparietto con Dylan e Bloch a letto dopo il rinvenimento dei cadaveri in quel di Craven Road n. 7), un Groucho in forma smagliante e la beffarda presa in giro di alcuni luoghi comuni in fatto di donne (vittima il povero Dylan a cui non viene risparmiato l'ennesimo coito interrotto). Barbato si diverte a far emergere l’ipocrisia sentimentale di Dylan che si professa innamorato dell’imperscrutabile (per lui) Amelia per poi finire a letto con la conturbante Sherilee senza troppi complimenti. I due personaggi femminili sono, tra l’altro, i meglio caratterizzati dell’albo. Tra i difetti ci metto invece alcune zoppie nella sceneggiatura: la "sparizione" improvvisa dalla scena della tanto amata Amelia (ma non escluderei che Paola l'abbia fatto volontariamente), l'improbabilità degli assassini commessi dalla pettoruta femmina fatale (passi con un po’ di fantasia quello delle “mani”, ma come può aver ucciso a colpi di bilanciere due uomini terrorizzandoli pure?) e lo spiegone finale, debolezza tipica delle prime produzioni barbatiane e che torna qui a palesarsi. Tutti difetti su cui si potrebbe comunque soprassedere. Quello che proprio non mi è piaciuto è ovviamente la conclusione, per me anti-dylaniana a cui paradossalmente si arriva esasperando all'eccesso estremo una delle caratteristiche peculiari dell'indagatore dell'incubo: il rispetto per il diverso. Un eccesso che recherà purtroppo conseguenze anche per altri albi a venire. Per me rimane inaccettabile, qualsiasi siano le motivazioni, l'atteggiamento di Dylan di fronte a un'assassina che ha ucciso (anche persone che non avevano chissà quali colpe) e organizzato tutto a sangue freddo con buona pace del suo amato “Elephant Man”, che, essendo a conoscenza di tutto, ne è di fatto complice. Fidandosi peraltro di una persona la cui sincerità e fedeltà vengono più volte sbugiardate nel corso della storia. Avrei preferito un finale “tragico”, con Dylan dylaniato sì dai dubbi, ma con la morte di uno tra Sherilee e Fundbuster (o di entrambi) a risolvere i suoi dilemmi interiori. Su Mari nulla da dire, ottima prova, con un lavoro sempre fondamentale sugli sguardi dei personaggi che comunicano con violenza le emozioni più forti dei personaggi. La copertina monocromatica di Stano appare invece sciatta e anche la postura di Dylan ha qualcosa che non mi convince.

Resta una buona storia con un finale che mi va di traverso e che non riuscirò mai a digerire.

Curiosità: (1) Da questo numero scompaiono i titoli dei capitoletti interni. (2) Il seno di Sherilee è bersaglio di alcune battute di Groucho e pure una di Quasimodo ed è talmente “importante” che anche Dylan non riesce a far finta di nulla (vedasi sbirciatina alla prima vignetta di pag. 25)

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Sherilee)

CITAZIONE: “..Ma l’amore non ha paura della morte. Dovrebbe essere la morte ad avere paura dell’amore..”

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (29)

Sceneggiatura: Barbato (28)

Disegni: Mari (16)

Uscita: febbraio 2007


martedì 13 gennaio 2026

Dylan Dog Gigante n. 15 - La lunga notte

 

Davvero una bella nottata per Dylan Dog: piantato in asso dalla sua ragazza e persino dal motore del suo fido Maggiolino! A piedi e lontano da Craven Road, l'Indagatore dell'Incubo incontra uno strano gruppo di ragazzi e decide di seguirli, ignaro che così facendo si sta cacciando nel bel mezzo di una guerra "fratricida": bande di vampiri, zombi, fantasmi, licantropi e streghe lottano senza esclusione di colpi. Riuscirà Dylan a sopravvivere fino al sorgere del sole?

L’ultimo Gigante a storia unica è affidato alle cure di Paola Barbato che un paio d’anni prima aveva sfornato per la stessa pubblicazione quel gioiellino che è Il senza nome. Stavolta il colpo invece non riesce, anzi, considero questo uno dei lavori meno interessanti di Paola per Dylan. Il soggetto è piuttosto semplice, consistendo in pratica in una ri-adattamento in chiave orrorifica della trama de I guerrieri della notte (The Warriors), film cult del 1979 diretto da Walter Hill, omaggiato anche dalla locandina di Stano che ne re-interpreta la locandina italiana. Nell’albo le gang sono sostituite da delegazioni delle diverse creature del “lato oscuro” (vampiri, licantropi, zombi, fantasmi, demoni, streghe, ecc..), ma il plot è più o meno lo stesso, con l’ovvia aggiunta di alcuni elementi dylandoghiani e altri ispirati dal film Underworld (2003) di Len Wiseman. La sceneggiatura si lascia leggere e lo dimostra il fatto che si arriva alla fine senza avvertire troppo il peso delle tante pagine, ma è una storia totalmente inadatta a Dylan Dog: combattimenti a go-go e intermezzi sentimentali “alla Twilight”, anche se all’epoca il primo romanzo della saga di Stephenie Meyer era invero appena arrivato in Italia e il vero modello di riferimento in questo senso è più verosimilmente da ricercare nelle Cronache dei Vampiri di Ann Rice; d’altronde il personaggio di Rutger ricorda molto il vampiro Armand apparso in Intervista con il vampiro ed altri libri della saga. In generale nel corso della storia si respira un’atmosfera fantasy, più adatta ad un pubblico adolescenziale, che come saprete non incontra proprio i miei gusti. Dylan è protagonista sì, ma già entra in gioco in modo poco credibile e in ogni caso la vicenda avrebbe potuto svolgersi tranquillamente senza di lui, essendo ininfluente nell’effettivo svolgersi degli avvenimenti. Tra l’altro non è neanche la prima volta che il nostro rischia di subire il processo di vampirizzazione. Ci sono però anche sequenze che funzionano e bene, su tutte la scena finale con il sogno di Dylan, in cui compaiono oltre a Groucho e Bloch, anche la Trelkovski, Lord Wells e Anna Never. Da ricordare anche la visione/allucinazione del primo giorno di lavoro di Dylan a Scotland Yard e l’arrivo alla Congregazione dei Vampiri di Londra (da pag. 161) con alcune vignette velate di sottile erotismo. Scelta di Piccatto come disegnatore giusta, anche se la sua prova è altalenante: vi sono tavole davvero curate e suggestive mentre altre, soprattutto quelle dedicate alle scene d’azione, risultano confusissime. Nel complesso, comunque, valuto positivamente il suo lavoro che ha previsto anche la realizzazione di una quantità fuori scala di seni femminili.

Curiosità: Nell’albo viene citato Manila quale esempio di uno dei tanti casi in cui Dylan si è trovato ad affrontare vampiri (almeno quelli classici, non sclaviani). Invero il nostro in precedenza si è trovato ad affrontare praticamente tutte le categorie di mostri coinvolte nella “lunga notte”.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ti rivelerò un segreto. L’incubo è il mio lavoro… ma i sogni sono la mia passione!”.

VOTO: 5,5

Soggetto: Barbato (28)

Sceneggiatura: Barbato (27)

Disegni: Piccatto (44)

Uscita: novembre 2006


domenica 11 gennaio 2026

Dylan Dog #241-242 - Xabaras! / In nome del padre

 

È il ventennale di Dylan Dog e, per celebrare lo storico anniversario, tornano in scena, nella prima parte di una storia doppia (tutta a colori!), l'ammaliante strega Kim, l'imprevedibile gatto dai poteri magici Cagliostro e la più grande minaccia che l'Indagatore dell'Incubo abbia mai dovuto affrontare: Xabaras, che prosegue i suoi folli esperimenti per la creazione di un siero che sconfigga la morte… un dono davvero speciale che vuole riservare a Dylan Dog!

Dylan Dog festeggia i suoi vent’anni di vita editoriale con una storia doppia, tutta a colori come in occasione dei precedenti numeri celebrativi. A presentare l’evento in pompa magna, dalle pagine dell’Horror Club del n. 241 il redivivo Tiziano Sclavi che ha parole al miele per il forum di cravenroad7.it e annuncia una nuova storia scritta da lui, oltre alle 3 già precedentemente annunciate. Gli autori del doppio albo sono gli stessi del n. 200, Barbato e Brindisi. Cosa potrebbe andare male? Beh il ritorno di Sclavi si rivelerà un fuoco di paglia e perderemo le sue tracce per secoli dopo il n. 250, mentre questa storia doppia costituì per me la mazzata finale che decretò il mio temporaneo disamore per la testata. La mia passione per Dylan entrava in coma, e da lì in avanti compravo gli albi per puro collezionismo ma nel disinteresse più totale, salvo risvegliarmi di colpo 38 numeri dopo e poi tornare a sonnecchiare fino al #300. Barbato scrive una bella storia, non v'è dubbio, ma riprendere i fili dell'inviso (a me) #100 e umanizzare il rapporto Xabaras-Dylan come veri padre-figlio proprio non mi è andato e mai mi andrà giù, così come il Dylan bambino settecentesco che come d’incanto si ritrova ai giorni nostri. Una doppia in cui succede pochissimo e il cui unico vero colpo di scena e motivo d'interesse è quello a pag. 98 del #241. Per il resto del tempo solo Cagliostro e la strega Kim dai poteri ritrovati (ma di fatto inutilizzati) reggono in qualche modo la scena, mentre gli altri comprimari (incluso Bloch) sfrecciano via come comparse qualunque senza lasciare traccia di sé. E pensare che per l’occasione,oltre alla Trelkovki, erano stati richiamati in causa Lord Wells e il professor Adam. Dylan è maltrattato oltre misura, in certi momenti è irriconoscibile anche se stranamente Paola gli concede di fare sesso (costerà carissimo alla povera Kim che non si vedeva dai tempi di Maelstrom!, ovvero da 15 anni). In compenso dopo aver conquistato, senza fare nulla, una dermatologa (che scomparirà dalla vicenda nel giro di poche vignette) penserà di dedicarsi all’ascetismo (!!), trovandosi a disagio nell’approccio diretto (vedasi pag. 32). Intravediamo anche il famigerato padre adottivo e i suoi nonni acquisiti in un flashback in cui viene citato anche Il lago nel cielo, puro fan service che non ha rilevanza nell’economia della storia. Il finale poi avrebbe dovuto lanciare una blanda continuity con la presenza di Cagliostro accanto a Dylan, idea che di fatto non verrà mai davvero posta in essere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi conferma che il suo tratto è quello che, tra tutti i disegnatori veterani della serie, meglio si adattava alla colorazione (qui opera di Nardo Conforti). Sul comparto grafico quindi nulla da eccepire salvo… Xabaras. Quello lì è Xabaras? Io ci vedo un signore di mezza età con il pizzetto che vaneggia di essere il padre di Dylan. Ecco, se questo fosse stato un “what if”, magari pubblicato su Color Fest, sarei riuscito forse a digerirlo. Anche Bilotta ha umanizzato la figura di Xabaras, pure più di quanto abbia fatto Barbato, ma ciò avviene nella saga del “Pianeta dei Morti”, in quello che è un universo alternativo (o presunto tale) a quello classico dylaniato. Ottima l’idea della composizione in primo piano Dylan/Xabaras con l’unione delle due copertine, ma trovo mal fatti gli zombi e pure Kim; con uno sfondo diverso avrebbe potuto essere una delle migliori copertine di Stano in assoluto.

Curiosità: (1) Cameo di Paola Barbato nei panni di un medico a pag. 59 del n. 241. (2)Xabaras guida ancora una Lamborghini come nel mitico n. 1.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Kim, ritimbrata)

CITAZIONE: “Te lo proverò. Ti darò un’altra prova di dove possa arrivare l’amore di un padre. E l’amore di un figlio.”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (26-27)

Sceneggiatura: Barbato (25-26)

Disegni: Brindisi (30-31)

Uscita: ottobre-novembre 2006


lunedì 15 dicembre 2025

Dylan Dog #234 - L'ultimo arcano

 

Da millenni, i Tarocchi sono considerati gli strumenti ideali per infrangere le barriere del tempo. Ogni carta è una chiave in grado di aprire la porta che ci separa dal futuro e di annunciarci se i nostri sogni, d'amore, di ricchezza, di felicità, hanno possibilità di avverarsi un domani. Dylan scoprirà che, a volte, i Tarocchi possono giocare strani scherzi: possono far sì che la porta si spalanchi sul peggiore degli Inferni e che le nostre speranze siano trasformate in orribili incubi!

Leggi il titolo, guardi la copertina e ti immagineresti un albo di De Nardo. Invece, sorpresa! Ti ritrovi la Barbato con una storia prepotentemente drammatica, una comprimaria/antagonista forte, cinica e antipaticissima e la trinità dylaniata (Dylan, Bloch e soprattutto Groucho) in gran spolvero, nonostante il nostro non possa opporsi all'inevitabile destino di coloro che hanno pescato le carte dal mazzo dei tarocchi. Incipit durissimo, non da meno la vicenda della famiglia devastata dal cancro “contagioso”, ma anche quelle degli altri clienti di Mavì, che vedono i loro desideri realizzati in modo crudele, beffardo e disturbante, non scherzano. Barbato mette ancora una volta al centro del suo soggetto il tema della scelta, del libero arbitrio e se pur non direttamente come nello Speciale n. 18, anche Dylan finisce con l’essere coinvolto. Mari ancora una volta strepitoso ai disegni. Bastano le prime due vignette a farci capire che anche in quest’albo è particolarmente ispirato nei contrasti bianco/nero e poi via di lavoro certosino sugli occhi dei personaggi; non solo sguardi spiritati, marchio di fabbrica dell’artista ferrarese, ma anche carichi d’odio, rassegnati, sconfitti. La copertina di Stano è magnetica e intrigante e lo sfondo che ripropone il disegno sul retro dei tarocchi tenute in mano da Dylan ci sta benissimo. Insomma, quest’albo avrebbe tutte le carte in regola (se mi passate il gioco di parole) per essere un capolavoro della serie. C’è un ma… Barbato tratta malissimo Dylan, non nel senso che ancora una volta lo mette di fronte alle conseguenze delle sue scelte (quello ci sta tutto), ma per come viene gestito in alcuni momenti, ad esempio quando definisce “larva umana” Floyd Barnett (avrei capito se fosse stato lui ad uccidere la compagna e non viceversa). Mi fa ridere poi quando si ostina a pronunciare il nome completo di Mavì nel corso dell’indagine. Ma è nel finale che proprio non mi ritrovo. Premesso che io adoro i finali aperti in cui il lettore ci deve anche mettere del suo, ma mi è rimasto sempre il dubbio che il nuovo desiderio di Dylan fosse di vendetta. Me lo suggerisce la frase "Ma sai cosa penso? che se anche ho risolto il caso, il colpevole non ha pagato per i suoi crimini.." e poi  quando Mavì dice "Non capisco Dyan" lui risponde "Capirai presto". Questo tarlo mi rende la conclusione invisa. Anche se mi sbagliassi, comunque, metto sulla bilancia il pugno in faccia rifilato da Groucho alla cartomante. Mi ha fatto piacere vedere un Groucho serio e umano dopo il dramma di Doreen, ma credo che la sua reazione sia andata oltre. Al di là delle idiosincrasie personali, rimane un’ottima storia.

Curiosità: (1)Per il secondo mese consecutivo Dylan rifiuta un esplicito approccio sessuale. (2) Ancora una visita di Dylan all’Hastings Criminal Asylum dopo i nn. 191 e 221. Questa volta nessun incontro con il “simpatico” Dott. Peter Giltslack, citato solo indirettamente.

BODYCOUNT: 29

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io le ho risposto che l’unica certezza che abbiamo è la scelta. Anche la scelta del dubbio”.

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (25)

Sceneggiatura: Barbato (24)

Disegni: Mari (15)

Uscita: marzo 2006


venerdì 28 novembre 2025

Dylan Dog Special #19 - La Peste

 

Londra è impazzita! Un misterioso virus che provoca orribili trasformazioni fisiche sta mietendo numerose vittime. Corpi che si gonfiano come mongolfiere, che si liquefano come ghiaccio al sole, che rimpiccioliscono alla grandezza di un insetto. Il panico regna sovrano, la peste del terzo millennio è cominciata!

Speciale infinito, lunghissimo, a tratti insormontabile. Partendo dai disegni, qui Roi conferma il trend negativo imboccato negli albi immediatamente precedenti, anche se qualche zampatina di classe qua e là ancora la piazza, vedasi le vignette grandi di pag. 144 e pag. 156. Troppo poco per non rimanere delusi, considerato che con la peste, quella “vera” ci aveva saputo fare alla grande con La morte rossa, che aveva delle immagini evocative potentissime. Qui dato che la peste c'è praticamente solo nel titolo (il contagio è di tutt’altro genere), sarebbe stato forse più adeguato il tratto di Piccatto. Passando ai testi, carina l'idea (di Marcheselli e non di Barbato come invece detto nell’editoriale dello Speciale) di adattare “I promessi Sposi” al formato Dylan o viceversa e, pur con qualche forzatura, anche la chiosa finale della "Verità". Ma in verità vi dico che per un tema simile, mutazioni connesse, la storia avrebbe dovuto sbilanciarsi verso un tono più ironico e grottesco, forse anche più fantasioso a livello iconico (e grafico). Paola invece è più interessata a una sceneggiatura dylan-referenziale, anche quando il nostro non è in scena, recuperando all'uopo una coppia di personaggi (Murray e Amber) che francamente non avrebbero più dovuto avere nulla da dire dopo Il seme della follia per non rovinarne la resa drammatica, cosa che qui puntualmente avviene. Ciò non mi ha impedito comunque di apprezzare il giochino della riproposizione della reiterata e fondamentale scena dello Speciale precedente. Cameo di Xabaras inutile, se non per il discorso dell'applicazione della "Verità" anche a Dylan, in un finale che pare già un presagio di quello che ci saremmo dovuti sorbire nel ventennale. Anna Never, che torna nella serie dopo quasi sette anni (l’ultima apparizione, se non sbaglio, era in Polveredi Stelle), trattata malissimo per gran parte dell'albo, si riscatta solo parzialmente nel finale. In compenso alcuni personaggi di contorno si perdono completamente nella narrazione. Alla sufficienza la storia arriva, ma nulla più. Discreta la copertina di Stano a tema epidemiologico "classico".

Rileggendola oggi, tra contagio, strade deserte, balloon che parlano di mascherine, guanti e disinfettanti, è una storia che appare quasi tristemente profetica.

Curiosità: La filastrocca iniziale parafrasa in parte quella mitica di Attraverso lo specchio (vedasi citazione sotto).

BODYCOUNT: inquantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La Peste che insidia, la Peste che agguanta, la Peste rivela e d’orrore t’ammanta. La Peste schifosa, la Peste lasciva, la Peste, la Peste che arriva!”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (24)

Sceneggiatura: Barbato (23)

Disegni: Roi (43)

Uscita: settembre 2005


mercoledì 26 novembre 2025

Dylan Dog #228 - Oltre quella porta

 

Nella sala d'aspetto di un ospedale Dylan Dog sta affrontando la sua prova più dura. Questa volta non si tratta di liberare una casa infestata, né di neutralizzare una legione di zombi e nemmeno di esorcizzare un demone infuriato. Questa volta l'indagatore dell'incubo non puo' fare altro che aspettare... Aspettare che la persona che giace sul lettino della sala operatoria, martoriata dai ferri di un chirurgo, vinca o perda la sua lotta per la sopravvivenza.

Storia divisiva se ce n’è una. C’è chi la ama, c’è chi la odia, chi non la capisce, chi rimane indifferente, chi la ritiene superflua o priva di senso. Io appartengo alla prima categoria. Quando la lessi all'epoca dell’uscita fu come un cazzotto dritto e inaspettato nello stomaco. Non solo emoziona, coinvolge, sorprende e colpisce come poche altre storie dylaniate, ma alla fine lascia un senso di tristezza e di vuoto che è merce rara. Come fosse leggere l'ultimo albo di Dylan, una sorta di grande arrivederci. Autoreferenziale e metafumettistico all’ennesima potenza, certo, ma per me è e resta un capolavoro. Non c'è un dialogo, una battuta, una didascalia che non sia pregna di significato, non una tavola che sia fuori posto. Obbliga il lettore a sforzarsi di usare le celluline grigie, divide i pareri, può piacere o non piacere o anche farti indignare per aver buttato via i soldi, ma lo ricordi. Lo ricordi. Non ti lascia indifferente, come altri albi anonimi venuti prima e (soprattutto) dopo che si dimenticano subito dopo averli richiusi. Sul significato si è speculato tantissimo sulle pagine di internet, ma ho sempre ritenuto non necessario sapere chi davvero ci sia… oltre quella porta. Se poi vogliamo entrare nel campo delle ipotesi, io nel misterioso morente ci ho sempre visto un po' di Sclavi, molto di Barbato e un po' di un generico Autore-Creatore omnisciente del personaggio. Con la fantasia si può ipotizzare di tutto: Sclavi potrebbe essere tanto il morente in procinto di mollare quanto Xabaras che avrebbe il siero/la capacità per salvare la serie ma si tira indietro. Marcheselli potrebbe essere il chirurgo che cerca di tamponare il personaggio/la serie morente. E chi più ne ha più ne metta. L'importante è tutto quello che viene prima, le riflessioni sul protagonista, i comprimari, il loro modo di interagire, le meccaniche della serie ormai così consolidate dal "vivere" indipendentemente dalla volontà del proprio creatore e dagli sceneggiatori che vi mettono mano. Ma anche il modo incalzante in cui la sceneggiatura è scritta, che ti fa credere prima che sotto i ferri ci sia Groucho, poi Bloch… fino a quando entra in scena lei, il grande amore perfetto e definitivo di Dylan, ma anche la sua occasione persa… ovvero la ragazza vista nello Speciale n. 11 Il treno dei dannati (che non viene però espressamente richiamato). E’ qui che Barbato entra più esplicitamente nel personale, palesando la sua insofferenza verso la “donna di turno”, dopo aver già prima espresso la sua difficoltà nel comprendere e gestire Groucho (una difficoltà che hanno avuto un po’ tutti gli autori, Sclavi escluso) e il suo “debole” per Bloch. Passando ai disegni, per me Piccatto offre qui una delle sue prove più riuscite in assoluto, sicuramente la migliore tra quelle realizzate post primi 100. L’artista piemontese si dimostra capace di “cambiare pelle” ed adattare il suo stile alle esigenze dei diversi tipi di flashback che compongono l’albo come un mosaico, prendendosi alcune licenze nei confronti della “gabbia bonelliana” (stupenda pag. 95, con la composizione “fotografica” delle vignette in stile vecchie cartoline). Perfetto il lavoro sulle espressioni dei personaggi, fondamentale in una storia come questa che gioca molte delle sue carte sul piano emozionale. Solo la copertina non rende pieno omaggio a questo capolavoro che però non mi sento di consigliare a tutti, soprattutto a chi cerca avventure più "tradizionali" dell'indagatore dell'incubo.

Curiosità: (1)Sulla ristampa uscita nel 2008 è stato pubblicato un finale alternativo della storia, più ermetico, quello originariamente concepito da Paola Barbato (cambiano solo le didascalie dell’ultima pagina). La ristampa è ormai esaurita sul sito della Bonelli, il n. 228 è disponibile per la vendita solo in versione “Collezione Book”, ma ignoro quale dei due finali vi sia stato pubblicato.  (2) Le didascalie delle prime due tavole, fino a “ …questi suoni: nonostante la nebbia” sono una citazione-omaggio all’incipit del romanzo Misery di Stephen King. Una citazione che potrebbe costituire un’ulteriore chiave di lettura dell'albo, una delle tante: l"autore" (Sclavi?) che vuole abbandonare la creazione che l'ha reso celebre? (3)A proposito di Sclavi, nell’Horror Club (inedito) veniva annunciato che il Tiz era al lavoro su una nuova sceneggiatura di Dylan Dog.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Di fronte a uno spettacolo meraviglioso pensiamo che questo lascerà un segno indelebile nella nostra anima… ma già al secondo sguardo riusciamo a cogliere solo metà della sua bellezza”.

VOTO: 10

Soggetto: Barbato (23)

Sceneggiatura: Barbato (22)

Disegni: Piccatto (43)

Uscita: settembre 2005


giovedì 6 novembre 2025

Dylan Dog #221 - Il tocco del diavolo

 

Un sinistro personaggio si aggira per Londra plagiando persone infelici e spingendole a commettere i più atroci delitti. Scotland Yard dà la caccia a quest'uomo che si comporta come un diavolo incarnato. Ma i poliziotti ignorano che si tratta realmente di un demone scacciato dall'Inferno. Si chiama Ash e il compito di Dylan Dog è esiliarlo in un luogo in cui non possa fare del male a nessuno!

Storia che non ho mai particolarmente amato questa. Passi per le accuse di ipocrisia sentimentale (Recchioni ci farà addirittura un albo sopra, Il cuore degli uomini) sbattutegli in faccia nel vicolo della discoteca, ma le durissime parole di Dust rivolte a Dylan bloccato nel pentacolo le ho sempre percepite come indigeribili per un dylaniato della prima ora come me. In questo processo di umanizzazione portato avanti da Paola Barbato, che pare quasi divertirsi a sbattere in faccia al personaggio i suoi difetti, da lettore non mi ci sono mai ritrovato, se non quando è stato condotto in modo meno esplicito o traslato su un piano ipotetico (La scelta) o metafumettistico (Oltre quella porta). Indubbiamente è però una storia scritta benissimo, trascinante nel suo ritmo, oggettivamente tra le migliori del centinaio 201-300. Lo spunto non è neanche originalissimo per la serie, di angeli caduti e demoni rigettati ne avevamo già visti, anzi era un periodo, quello, in cui la demonologia con tutti i suoi rituali e formule esoteriche in Dylan Dog, tra Ruju e De Nardo, andava fortissimo. E’ proprio la sceneggiatura ad avere una o due marce in più, pur mettendo Dylan in mezzo a due dei personaggi più antipatici apparsi nella serie: il tamarro Dust (che Bloch descrive impropriamente vestito come un “debosciato”) e lo sfuggente Ash. Fondamentale si rileva l’apporto grafico di Fabio Celoni che riesce a far precipitare le tavole in una sorta di dimensione sulfurea, compiendo al contempo un lavoro enorme sull’espressività dei personaggi e facendo risaltare sofferenza e drammaticità. Unico neo, la fisionomia dei personaggi è a tratti altalenante: ad esempio Leslie in alcune vignette sembra una cozza, in altre bellissima. Tra l’altro la prima volta che appare, Dust accenna a lei come una morettina seminuda che balla da sola in discoteca ma in realtà la vediamo indossare giacca e gonna che arriva sotto il ginocchio. Stano, invece, non riesce a ricreare la stessa intensità dei disegni di Celoni nella sequenza del pentacolo riproposta in copertina.

Parecchi anni dopo l’albo avrà un seguito, sempre a firma Barbato-Celoni: il n. 421 La variabile, che vede il ritorno degli stessi personaggi.

Curiosità: (1) A pag. 57 i giornali celebrano Dust(in Pierce) per aver risolto il caso?? Ma esattamente cosa avrebbe raccontato.. di aver intrappolato un demone all’interno di un pentacolo?? Questo rimane un mistero non svelato e un piccolo punto debole della sceneggiatura. (2) Cameo del “simpaticissimo” Peter Giltslack di Sciarada. (3)Nell’Horror Club (inedito)Dylan ancora una volta testimonial di una campagna, stavolta culturale, rivolta a sensibilizzare il pubblico europeo (ed italiano in particolare) alla lettura.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “So di cosa hai bisogno…”

VOTO: 8

Soggetto: Barbato (22)

Sceneggiatura: Barbato (21)

Disegni: Celoni (3)

Uscita: febbraio 2005


mercoledì 29 ottobre 2025

Dylan Dog Gigante n. 13 - Il "senza nome"

 

Questa volta l'indagatore dell'incubo se la deve vedere con una singolare specie di fantasma: Ungenannt, ovvero il "Senza Nome". Si tratta di uno spirito da troppi anni dimenticato, alla perenne ricerca della sua identità, ormai folle di rabbia per non essere ricordato da nessuno. Con il tempo ha imparato come impadronirsi di organismi viventi, portando devastazione e pazzia nei corpi che invade. Nessuno è mai sopravvissuto alla possessione di un Ungenannt. Anche un "esperto del mestiere" come Dylan Dog rischia di sperimentare a sue spese che la morte non è sempre la fine di tutto. anzi, per qualcuno, è solo l'inizio di un'infinita odissea nella solitudine!

Il Senza nome è una storia indubbiamente eccellente, tra le migliori della seconda decade dylaniata, che però non gode presso i fan della stessa popolarità di altre più celebrate, vuoi per la sua collocazione (il Gigante era la testata che vendeva meno all’epoca), vuoi per la sua natura di “celebrativo” non collegato ad un anniversario dell’indagatore dell’incubo.  In un certo senso potrebbe essere definita come la vera "storia di Dylan Dog", ponendosi come una sorta di sequel alternativo al n. 100 per il percorso del protagonista e la presa di coscienza finale e, se fosse stato possibile sforbiciarne una cinquantina di pagine, non avrebbe sfigurato come albo doppio del ventennale al posto del deludente duo #241-#242. Barbato richiama qui la formula dei primi speciali con le mini-storie, tutte con Dylan assoluto protagonista, all’interno di una cornice un po’ fumosa che serve a condurre il nostro nel viaggio autoreferenziale che lo porterà a ritrovare sé stesso. La sceneggiatura è tecnicamente perfetta, meno compiacente nei confronti del lettore e più coerente rispetto al temporalmente prossimo La scelta.  Certo, anche qui non manca una lunghissima carrellata di volti noti (Morgana, Bree, Lillie, Lord Wells, la Trelkovski, Botolo, Phoenix, la Kowalsky di Ghost Hotel, Johnny Freak e l’immancabile Xabaras, oltre a diversi altri) e ci sono rimandi ad albi o luoghi (l’indimenticabile Grand Guignol) del passato dylaniato. La natura di special/celebrativo particolare è accentuata dalla scelta del disegnatore, la guest star Giancarlo Alessandrini, colonna portante di Martin Mystère. Il suo tratto inconfondibile, ben noto a chi conosce anche solo marginalmente il BVZM avendone realizzato tutte le copertine, si sposa bene con le atmosfere ricreate da Paola Barbato, regalandoci tavole stratosferiche e di grande intensità anche emotiva. La copertina di Stano, dedicata all’episodio delle sarte, inganna le aspettative ma è ben realizzata.

Curiosità: (1)La storia doveva essere pubblicata sull’albo gigante n. 12, ma Alessandrini non fece in tempo a completarla, facendone slittare l’uscita di un anno. (2)“Spirito Allegro” (Blithe Spirit) la commedia di Noel Coward che Dylan si trova ad interpretare sul palco del Grand Guignol, è stata portata in scena la prima volta nel 1941 e godette di ben 1997 repliche. Nel 2009 ne venne proposta a Broadway una nuova versione che vedeva tra i protagonisti… Rupert Everett! (3)Alessandrini in seguito disegnerà un albo gigante anche per un altro celebre personaggio bonelliano: Tex! Sua la firma del 20° Texone, intitolato Canyon Dorado.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Bene, in tanti anni di disonorata carriera cosa ho ottenuto? Niente! Gli incubi sono rimasti incubi, i dubbi sono rimasti dubbi…”

VOTO: 9

Soggetto: Barbato (21)

Sceneggiatura: Barbato (20)

Disegni: Alessandrini (1)

Uscita: novembre 2004

martedì 21 ottobre 2025

Dylan Dog Special #18 - La scelta

 

Che la Morte possa essere maestra di vita non sono in molti a crederlo. Eppure, per Dylan Dog, costretto a una scelta difficile per salvare la vita di Groucho, è proprio così. L'instancabile Mietitrice gli mostra il senso dello scegliere, le mille, imprevedibili svolte che una vita, e tutte quelle che le si intrecciano, possono assumere dal momento che si decide di agire in un modo o in un altro. Inizia così un lacerante viaggio nella memoria, un bilancio implacabile che condurrà Dylan a guardare dentro sè stesso e nel flusso del tempo. A scoprire cosa sarebbe successo se…

Sfruttando l’idea alla base di un classico assoluto del cinema come La vita è meravigliosa (It's a Wonderful Life, 1946) di Frank Capra, Paola Barbato sforna nell’autunno del 2004 il miglior Speciale dai tempi di Sclavi e Chiaverotti. Ad accompagnare Dylan nel suo viaggio tra i suoi possibili futuri alternativi non è, come nel film di Capra, un angelo di seconda classe come Clarence Odbody (nome peraltro già sfruttato da Sclavi nel n. 6 La bellezza del demonio) bensì la Morte, con cui il nostro ha avuto a che fare moltissime volte sin dai tempi del mitico n. 10 Attraversolo specchio. La triste mietitrice ha un debito con l’indagatore dell’incubo contratto nel n. 190 Il segreto di Mordecai e decide qui di sdebitarsi cercando di aiutare Dylan a risolvere lo “stallo alla messicana” in cui si è ficcato (e che sarà riproposto nel successivo speciale La Peste). Sono tanti gli albi citati in questo lungo viaggio tra storie di vite non vissute dal nostro e ancor di più i personaggi del suo passato che ritroviamo: dai grandi amori Lillie (con cui sarebbe bastato pochissimo per avere una vita felice) e Bree (con cui sarebbe in ogni caso finita male), passando per l’indimenticabile Johnny Freak, allo sfortunato Virgil, il figlio di Bloch per arrivare all’immancabile Xabaras, senza nominarli tutti. Il Dylan-zombi, che ci guarda in un’inquietante primissimo piano dalla copertina di Stano, fa un certo effetto ma mai come il Groucho triste, con i baffi posticci, in uno dei momenti più malinconici dell'intera serie. Barbato, quasi sadicamente, fa soffrire Dylan tanto per i rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere quanto per l’orrore di ciò che per fortuna non è stato. Un po’ troppo fanservice (l’ho avvertito molto in quest’ultima rilettura) ma albo che sa anche emozionare, appagando molte delle curiosità del lettore affezionato, prestando al contempo, con questa formula del "what if", anche il fianco a critiche accese che io non mi sento in dovere di fargli. Piccatto taglia il traguardo delle 40 storie dylaniate per Dylan con quella che forse è la sua miglior prova post primi 100. Qui ci offre una Morte con una rappresentazione grafica diversa dal modello “bergmaniano” inaugurato da Casertano nel già menzionato n. 10 o dal più popolare scheletro incappucciato visto in tante altre occasioni. Il disegnatore piemontese ne realizza una versione spettrale, quasi senza volto, da fantasma dyckensiano di Canto di Natale. Si dimostra anche duttile nel richiamare lo stile di alcuni colleghi disegnatori legati agli albi che di volta in volta vengono citati e bravissimo nel far trasparire dalle pagine le emozioni dei personaggi.

BODYCOUNT: 0 (nei futuri alternativi ce ne sarebbero, ma..)

TIMBRATURA: 0 (sarebbero 3 ma essendo storie di vite non vissute, non contano)

CITAZIONE: “Ti aiuterebbe sapere dove saresti se tu avessi fatto la scelta opposta? Vuoi vedere le vite che non hai vissuto?”

VOTO: 9

Soggetto: Barbato (20)

Sceneggiatura: Barbato (19)

Disegni: Piccatto (40)


sabato 27 settembre 2025

Dylan Dog #210 - Il pifferaio magico

 

Torna in scena Safarà. La bottega che vende l'impossibile può contare su clienti speciali, ma speciali davvero, di quelli che è meglio non deludere mai... Ebbene sì, esiste un tipo di cliente in grado di terrorizzare persino Hamlin, lo spettrale gestore di Safarà!, costretto per questo ad assumere Dylan Dog chiedendogli di ritrovare, costi quel che costi, un oggetto molto, molto prezioso: il leggendario Piffero reso famoso dalla fiaba dei fratelli Grimm.

Come ci viene ricordato nell’Horror Club, che cita come esempi Il battito del tempo, C’era una volta…, L’antrodella belva, Marionette e Attraverso lo specchio, non è la prima volta che una storia di Dylan Dog prende spunto dalle fiabe. In questo albo Paola Barbato vi attinge a piene mani non limitandosi al pifferaio magico del titolo, ma inserendo tanti piccoli omaggi espliciti e non. E sforna una storia strepitosa almeno fino a metà lettura, con la coppia Dylan-Groucho in gran spolvero come non si vedeva da anni. Una Barbato quasi sorprendente per come riesce a creare gag divertenti al ritmo giusto, non proprio il suo pane su Dylan Dog ai tempi nonostante il suo esordio fosse avvenuto con un “Grouchino” (il non troppo riuscito Il cavaliere di sventura). Torna Hamlin (notare l’assonanza del nome con Hamelin) addirittura in veste di cliente di Dylan e il nostro finalmente si ricorda di lui e del suo negozio Safarà. All’epoca dell’uscita inorridii scioccamente per la battuta di pag. 22 in cui Dylan dice a Groucho di aver chiuso con le donne, accecato dall’idea che Barbato potesse cambiare troppo il personaggio, quando invece è evidente che la battuta viene pronunciata in modo ironico. Per non sbagliarsi comunque Paola lo tiene “a stecchetto” anche in quest’occasione. La seconda metà della storia è invece più canonica e decisamente meno divertente della prima, con l’ormai trito tema dei sognatori, le paturnie adolescenziali di Polly e la presenza di Hamlin che si fa fin troppo invasiva. L’ultima pagina ci regala però una sorpresissima, con l’apparizione di un noto personaggio che sapevamo essere cliente di Safarà già da Il numero duecento. Ai disegni ritroviamo un Piccatto sempre più spigoloso e stilizzato, uno stile che comunque ben si adatta all’atmosfera della storia. Stano torna a sfornare una pregevole copertina che vede Dylan incantare un esercito di non-morti.

Curiosità: (1)Cameo per i Bug-Busters apparsi eoni prima in Ai confini del tempo. (2)L’Horror Club (inedito)ospita un disegno di Giorgio Cavazzano che ritrae Dylan e Groucho con il suo inconfondibile stile. Le strade dell’indagatore dell’incubo e del grande artista veneziano si sarebbero davvero incontrate qualche anno dopo.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “C’erano una volta in un paese lontano lontano.. due fratellini molto poveri.. che vivevano al freddo.. non avevano nulla da mangiare.. e sognavano di trovare in mezzo a un bosco.. una casetta di marzapane

VOTO: 7,5

Soggetto: Barbato (18)

Sceneggiatura: Barbato (17)

Disegni: Piccatto (38)


lunedì 15 settembre 2025

Dylan Dog #206 - Nebbia

 

Un tipico parco londinese, un'oasi di pace e tranquillità nella confusione della metropoli. O, per lo meno, è così che dovrebbe essere. In realtà, in quel parco accadono cose inspiegabili, da quando un bambino vi è stato ucciso. Alcune persone vengono letteralmente inghiottite dalla nebbia, una cortina spessa e densa che sembra trarre alimento dai segreti più inconfessabili dell'anima, per poi riemergerne ottenebrati per sempre, oppure morti. Anche Dylan vi si smarrisce e proprio in quell'istante scorge il cuore della Verità.

Se qualcuno all’epoca avesse ancora avuto bisogno di una conferma della piena maturità di Paola Barbato come fumettista, l’avrebbe trovata in questa storia, scritta in modo quasi perfetto fin dall’incipit e con notevoli progressi anche nell’utilizzo di un personaggio “ostico” come Groucho. Non vedo alcun difetto poi nel puntare i fari sul colpevole già a metà albo, l’albo fortunatamente non è un banale gialletto: il mistero che avvolge la vicenda non è legato all'identità del presunto serial killer, ma alla nebbia che avvolge l’inquietante parco. Lodevole che Barbato non si abbandoni né agli eccessi “spiegazionisti” del passato né a facili moralismi, tenendo delicatamente in ombra l'argomento pedofilia. Quello che però non sono mai riuscito a digerire è il comportamento di Dylan nel finale. Quando leggo l'ultima battuta sulla "giustizia che è stata fatta" (che riporto anche in citazione) mi chiedo sempre chi sia il personaggio che la pronuncia, perché davvero non può essere Dylan Dog. Un'uscita del genere me l'aspetterei dal Dylan ancora in divenire degli Uccisori, non da quello che ho conosciuto nei 200 albi che stanno in mezzo. Non critico la scelta in senso assoluto, anzi, per come si sviluppa l'albo la soluzione ci sta, ma a me non piace, è un Dylan in cui non mi ritrovo. E’ vero che il nostro subisce una sorta di costrizione, ma la scelta alla fine è tutta sua e credo che in altre circostanze non si sarebbe arreso così facilmente a una soluzione tanto drastica pur potendo contare su pochissime prove per incastrare il colpevole. In ogni caso, al di là dei gusti personali, resta poco credibile che sei persone rimangano omertose davanti a un crimine di quel genere, se veramente se n'erano accorte. Passando al comparto disegni, siamo forse di fronte se non al capolavoro dylaniato di Brindisi, sicuramente ad una delle sue prove di eccellenza assoluta. Alcune delle sue tavole, in particolare quelle avvolte dalla nebbia che sembra quasi fuoriuscire dalla pagina, sono da slogamento di mascella. Nebbia ben resa anche da Stano in copertina, anche se non con la stessa vitalità del collega.

In sintesi una storia ottima sotto quasi tutti i punti di vista, a mani basse la migliore dell'annata 2003, che però non sono mai riuscito ad amare.

Curiosità: Comparsata di Madame Trelkovsky e Lord Wells.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “A volte mi chiedo ancora se ho fatto la scelta giusta, e non so darmi una risposta… ma sono sicuro che giustizia è stata fatta…

VOTO: 8

Soggetto: Barbato (17)

Sceneggiatura: Barbato (16)

Disegni: Brindisi (28)


mercoledì 3 settembre 2025

Dylan Dog #202 - Il settimo girone

 

Molti di noi, almeno una volta nella vita, hanno sperimentato l'orrenda sensazione di non esistere agli occhi degli altri, come se fossimo diventati improvvisamente invisibili e intangibili. Ebbene, Dylan Dog e altri quattro casuali compagni di avventura si trovano a condividere l'orrenda esperienza di essere vivi in un mondo che muore lentamente, imprigionati in una zona della città dove la gente ripete ossessivamente le stesse azioni senza fermarsi mai. Forse Dylan, senza volerlo, ha attraversato un varco dimensionale? O forse sta soltanto scortando quattro anime dannate verso il girone più terribile dell'Inferno, il settimo, quello riservato agli assassini?

Paola Barbato aveva già realizzato un soggetto su Dylan imprigionato in realtà alternative e circolari per il n. 163 della serie regolare, Il mondo perfetto, albo che però la sceneggiatura minimalista ad opera di Sclavi rendeva molto diverso e più accessibile di questo n. 202. Qui al contrario abbiamo un accumulo di informazioni, alcuni delle quali tentano di depistare il lettore: dal serpente Samael (rinvenuto sul libro di un chiromante!!), all’uroboro, al settimo cerchio infernale dantesco degli assassini (che regala impropriamente il titolo all'albo) fino ad arrivare alla mitologia greca con le Tre Parche.  C’è anche l’immancabile Stephen King tra le fonti di ispirazione della storia, come ci viene rivelato nell’Horror Club (inedito), da individuarsi nel racconto I langolieri, contenuto nell’antologia Quattro Dopo Mezzanotte (Four past midnight, 1990). Il mood serio-tragico dell’albo viene rimesso in discussione dal finale che rivela la sua natura di divertissement e propone qualcosa di nuovo rispetto al solito inferno burocratico governato dal direttore “duefacce” che altri autori hanno tirato fuori come deus ex machina quando non sapevano più dove arrampicarsi. Il difetto arriva invece dove non te lo aspetteresti da Barbato, ovvero nella caratterizzazione dei personaggi, che rimangono bidimensionali, quasi più a rappresentare una categoria che a reclamare la propria individualità di comprimari. Se non altro il ragazzino razzista rappresenta una sorta di inedito nella serie. Roi ai disegni era ancora un bel vedere, ma il suo tratto qui risulta standardizzato, privo dei picchi del passato: basti vedere l'evocativa immagine grande a pag. 68 o la doppia tavola onirica alle pagg. 44-45. Fossero state ai tempi di Mefistofele o anche, senza tornare troppo indietro, de La morte rossa sono sicuro che sarebbero stare realizzate in maniera diversa, molto più curata, con potenzialità da capolavoro su carta. Però le Parche sono rappresentate in modo davvero inquietante (vedasi in particolare ultima vignetta di pag. 97). Copertina pittorica di Stano fuorviante come il titolo, ma molto bella, ispirato a I dannati, uno degli affreschi realizzati da Luca Signorelli nella cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto.

Malgrado un certo fastidioso moralismo di fondo la ritengo una storia pienamente riuscita, ma su temi affini preferisco di gran lunga la libertà chiaverottiana di albi come Laclessidra di pietra o Il Confine.

Curiosità: Riporto da Wikipedia, quindi con tutte le attenuanti del caso, che Samael o Samaele (in ebraico סמאל‎; veleno di Dio) secondo la religione cristiana è un arcangelo; nella tradizione Talmudica e post-Talmudica, ha il ruolo di accusatore, seduttore e distruttore, spesso associato all'angelo della morte (Azrael). Per quanto riguarda la sua forma di serpente, su diversi siti si legge che secondo alcuni studiosi fu proprio Samael a tentare Eva.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quattro angeli della morte come compagni di viaggio… per il barcaiolo che li ha traghettati in questo inferno”

VOTO: 7,5

Soggetto: Barbato (16)

Sceneggiatura: Barbato (15)

Disegni: Roi (39)

mercoledì 27 agosto 2025

Maxi Dylan Dog n. 6 - Il capobranco

 

Una serie di atroci delitti insanguina il mondo clandestino legato alle tremende lotte tra cani; le vittime riportano ferite e mutilazioni talmente profonde da far pensare a un lupo mannaro e, come spesso gli accade, l'Indagatore dell'Incubo proverà maggior pietà per il cosiddetto mostro che per le sue vittime, tutt'altro che innocenti…

Storia scritta con la mano sinistra da Paola Barbato quella che apre questo sesto Maxi balneare. L’autrice imbastisce in parte uno pseudo-sequel del n. 72 della serie regolare L’ultimoPlenilunio (l’albo più debole realizzato dalla coppia Marcheselli-Sclavi, a sua volta sequel del n. 3 Le notti della luna piena), non solo andando a ripescare il personaggio di Dea, ma anche legando quest’ultima a Caspar Price, con tanto di flashback estratti dal prequel. La presenza di un licantropo è d’altronde già sbandierata nell’accattivante copertina di Stano, che vede Dylan in primo piano aggredito proprio da un lupo mannaro. Ma come Caspar, il licantropo di questa storia si trasforma in un lupo a tutti gli effetti e non in un ibrido uomo-animale. Sicuramente la nuova Dea è caratterizzata decisamente meglio rispetto alla sua prima apparizione, in cui veniva presentata come un'adolescente attivista, stupidina e un po' incosciente e che il nostro non si faceva troppi problemi a cornificare con Mary-Ann Price, la trombata più animalesca della sua carriera. In prima linea tornano i temi animalisti qui però fin troppo esasperati e ritroviamo un Dylan innamorato, anche se la relazione con Dea, in classico stile barbatiano, rimane solo su un piano platonico. Non manca l’ennesimo spiegone finale e in generale la sceneggiatura soffre ancora di una certa verbosità. Alla fin fine la storia funziona meglio nella sua parte gialla, con Dylan alla ricerca del colpevole. I disegni del dinamico duo M&G scivolano verso i minimi storici, deludendo in particolare proprio in quelle vignette splatter che un tempo erano il loro punto di forza. Tutto sommato accettabile. Comparsata di Botolo.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quale cane vorrebbe avere un padrone scriteriato, squattrinato, senza lavoro e inaffidabile come te!?

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (15)

Sceneggiatura: Barbato (14)

Disegni: Montanari & Grassani (44)

venerdì 14 marzo 2025

Dylan Dog #200 - Il numero duecento

 

Rivelazioni inedite sul passato dell'Indagatore dell'Incubo si succedono, pagina dopo pagina, nel duecentesimo numero di Dylan Dog. Per esempio: dove ha comprato il fatidico (e interminabile) galeone e, soprattutto, da chi? Qual è stato il suo primo incarico da Indagatore? In che occasione ha assunto quell'inarrestabile spara-battute di nome Groucho?

Terzo celebrativo dylaniato dopo n. 100 e decennale, come da tradizione tutto a colori. Per la prima volta Groucho e Bloch compaiono sulla copertina di un albo della serie regolare. Onore tutto meritato perché i due amici di Dylan sono entrambi protagonisti, accanto al nostro, di questa storia che rappresenta a tutti gli effetti un sequel del n. 120 Finché morte non vi separi. Ritroviamo un Dylan sprofondato nell’alcolismo, ancora disperato per la perdita della sua Lillie Connolly e saranno proprio un Groucho irresistibile (che qui si auto-assume come assistente) e un Bloch più secondo padre che mai ad aiutarlo a uscire dal tunnel.  Si tratta però di un albo diviso: alcuni lettori lo amano, altri lo odiano. Io, come spesso capita in queste occasioni, mi pongo nel mezzo. Da una parte mi è sempre stata invisa la faccenda del figlio di Bloch, anche perché il nostro ispettore me l’ero sempre immaginato come il classico scapolone (impressione suggerita da alcuni albi come Memorie dall'invisibile ad esempio), quindi a tener famiglia proprio non ce lo vedevo, a parte il “figlioccio” Dylan. Però nel finale mi si spezza il cuore a vederlo così distrutto, segnale che la sceneggiatura è scritta in modo impeccabile, pur volendo far leva sulla lacrima facile. D’altronde, senza questa sottotrama, l’albo sarebbe puro fanservice. L'immane mole di particolari del passato di Dylan potrebbe fare la felicità dei lettori più feticisti (e anche di quelli meno), però forse si è voluto esagerare nello svelare praticamente tutto. Non mi metterò a elencare tutto quello che si scopre, i personaggi che vengono citati o quelli che compaiono a sorpresa (ok sì, almeno Xabaras ve lo devo), ma lascerò il piacere di scoprirlo a chi ancora non l’avesse letto. Da elogiare comunque il lavoro di Paola Barbato che pur lavorando “su commissione” è riuscita a incastrare tutti i particolari alla perfezione. L’unica nota stonata sono gli imbrogli di Dylan e Groucho ai danni dei loro primi clienti, davvero non credibili conoscendo i principi morali del nostro che in questo caso si meriterebbe davvero l’appellativo di ciarlatano. Brindisi a colori ancora una volta non sfigura, anzi il suo tratto pulito ben si adatta ad ospitare colori, anche tenui, come quelli di quest’albo. Peccato per il titolo; anche se si è voluto cercare un appiglio per agganciarlo alla storia (200 è il numero civico dell’ex casa di Bloch) resta il più banale e anonimo della serie.

Curiosità: (1) Virgil, il figlio di Bloch, ha le fattezze di Zanardi, personaggio creato dal grande fumettista Andrea Pazienza. I complici con cui farà la rapina che compaiono a pag. 68 hanno inoltre le fattezze di Colasanti e Petrilli (amici di Zanardi nell’omonimo fumetto) e dello stesso Pazienza. (2) Neanche in questo albo scopriamo il vero nome di Groucho. E’ Dylan a battezzarlo così e lui si adeguerà. (3) A pag. 22 il libro sul comodino di Dylan è Il ragazzo rapito (Kidnapped, 1886) di Robert Louis Stevenson. (4) Il  ghoulver che infesta il frigorifero è una citazione/omaggio a Ghostbusters. Da notare che nel n. 1 Dylan afferma di non aver mai visto uno spettro sumero nel frigorifero; forse perché il ghoulver non era sumero o stava nel tappetino?

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ogni volta che va male mi ripeto la stessa cosa… a ogni nuova fine… corrisponde un nuovo inizio…”

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (14)

Sceneggiatura: Barbato (13)

Disegni: Brindisi (27)


sabato 22 febbraio 2025

Dylan Dog #191 - Sciarada

 

Un assassino enigmista, una tragedia sepolta dal peso degli anni, una ragazza condannata a trascorrere la vita in un manicomio criminale, che viene consultata da Scotland Yard in relazione ai casi più oscuri e morbosi. Ma quali demoni abitano la mente di Angelique? Che cosa può averla spinta a massacrare tutta la sua famiglia? Per Dylan Dog e l'ispettore Bloch, la conclusione delle indagini sarà ancora più amara di quanto si sarebbero aspettati…

Storia che testimonia la definitiva maturità di Paola Barbato come scrittrice di fumetti. La sceneggiatura è infatti inappuntabile e misurata con la dovuta maestria e lo spiegone finale è finalmente ridotto nei giusti ranghi. L’albo ha riscosso un buon successo da parte dei lettori, tanto che ne verrà realizzato un seguito, Frammenti pubblicato sul n. 442 della serie regolare oltre vent’anni dopo l’uscita di Sciarada. Gran parte di questo positivo riscontro è da attribuire innegabilmente al personaggio di Angelique che così viene descritta sulle pagine dell’Horror Club: “ti strappa il cuore e ti riduce in poltiglia il cervello… Impossibile non innamorarsi di una come lei e la colpa è di Luigi Piccatto che l’ha disegnata pensando ad Angelina Jolie (o almeno alle sue labbra) e di Paola Barbato che l’ha dotata dell’ intelligenza ambigua di Hannibal Lecter, della dolcezza straziante di Elephant Man e della dolorosa rassegnazione di Nikita”. Le sciarade del titolo sono invece un elemento curioso che funziona a livello visivo nella ricomposizione dei cadaveri delle vittime all’interno delle scene del delitto, ma si viene a perdere nella soluzione nel passaggio dall’inglese (la lingua che dovrebbe essere parlata da Dylan e soci) all’italiano (quella che poi effettivamente è usata). Funzionano i comprimari, dal “simpatico bastardo” Peter Giltslack (che nelle fattezze mi ricorda Ray Liotta) all’insospettabile polizioto in pensione Rascal Herbst. Gustoso il finale che rimescola le carte come nella migliore tradizione. In combo con Barbato, Luigi Piccatto dimostra ancora una volta di trovarsi a proprio agio. Certo la cura maggiore è posta sui primi piani di Angelique, ma in generale i disegni del compianto Luigi riescono ad enfatizzare la tensione veicolata dalla sceneggiatura, in particolare nella sequenza ambientata nella tetra e soffocante casa abbandonata in cui Dylan subisce l’aggressione. Scena ripresa anche nella copertina di Stano, che si riscatta con un buonissimo lavoro dopo la scialba cover del n. 190. La cover contiene inoltre una sciarada la cui soluzione è facilmente intuibile.

L'unica obiezione che posso muovere non è rivolta all'albo (che comunque da avido consumatore di thriller mi ha sempre lasciato un po’ freddino), ma alla redazione che nel giro di pochissimo tempo fece pubblicare tre storie con una soluzione finale molto simile, ovvero “il poliziotto sconvolto dal suo lavoro che..:” La terza faccia della medaglia (a pag. 59 di questo n. 191 c'è quasi una citazione quando Dylan pensa alle due facce della medaglia e lui in mezzo),  La voce del Diavolo e appunto Sciarada.

Curiosità: (1) Il galeone viene finalmente finito, ma da Giltslack, che poi lo fracassa poco dopo “per conto” di Dylan. (2) All’interno dell’Horror Club (inedito) un bel disegno di Bruno Brindisi ci mostra un Dylan ancora una volta schierato in prima linea contro l’abbandono degli animali, un appuntamento ricorrente nel periodo estivo. Come l’anno precedente Dylan aderisce alla campagna promossa dagli amici della ”Lega Nazionale per la difesa del cane”.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: NO

CITAZIONE: “Anagrammando le tre parole chiave se ne otterranno altrettante, di tre, cinque e ancora tre lettere… la soluzione della sciarada.”

VOTO: 8

Soggetto: Barbato (13)

Sceneggiatura: Barbato (12)

Disegni: Piccatto (36)


lunedì 17 febbraio 2025

Dylan Dog #189 - Il prezzo della morte

 

Sei donne scomparse. Sei vite recise da un assassino che sembra conoscere le più riposte sofferenze delle sue vittime, guadagnandosene la fiducia. Sei morti ma nessun cadavere. Se non fosse per i mignoli di mano destra inviati come un macabro messaggio a Scotland Yard, si potrebbe persino credere che nulla sia avvenuto. Il caso è un tipico affare di cronaca nera e Dylan Dog dovrebbe entrarci poco... Ma non è forse nella vita di tutti i giorni che attecchiscono gli incubi più spaventosi?

Ah Freghieri… stavo quasi in pensiero dopo 6 mesi passati senza una storia disegnata da lui! Questa peraltro non si può neppure annoverare tra le sue prove migliori, forse perché una volta tanto non gli viene offerto su un piatto d’argento il solito manipolo di modelle. Non mancano però sprazzi di assoluto pregio, almeno per quelli che sono i miei gusti personali, in lieve crescendo nella parte finale. Stupenda è la vignetta grande a pag. 96, così come alcuni primi piani di Dylan o quello intensissimo di Pamela Flack a pag. 80 (ultima vignetta). Simpatico il titolo interno con i teschi nei buchi delle “O”. Di contro sono molte le tavole “tirate” via e inoltre il personaggio di Bartlett sembra essere disegnato in maniera diversa ogni volta che lo incontriamo. Eppure non riuscirei ad immaginare questa storia se non con il suo tratto, è giusta per lui. Sui testi invece ben poco da eccepire. Barbato riesce a confezionare un thriller con meccanismi perfetti, con un assassino seriale, sei vittime e... nessun omicidio. Eppure tutto risulta credibile, anche l'intuizione di Dylan sulla risoluzione dell'enigma, da molti lettori ritenuta il tallone d'Achille della sceneggiatura, affidata al sogno del “teatro delle marionette”. C’è forse un ampio e troppo disinvolto ricorso al quinto senso e mezzo virgola 3/4, ma anche altri autori, come Claudio Chiaverotti ad esempio, ne hanno spesso abusato. Rimane ancora il solito difetto del maxi spiegone da fumettista ancora non navigata, anche con qualche passaggio poco chiaro (i bluff di Dylan al guardiano del cimitero), ma è uno degli ultimissimi casi in cui Paola paleserà di soffrire di questa sindrome. Quando si chiude l’albo resta addosso quel senso di impotenza e di sconfitta che lo stesso Dylan non riesce a scrollarsi più via e trovo questo sia un grandissimo pregio. Mi fa scompisciare invece la definizione di Bloch data dalla Sig.ra Hewitt: “un ciccione con l’aria da funerale”. La copertina di Stano ci offre, oltre che una pregevole gestione di luce e ombra, una classica scena da thriller con Dylan che scopre i ritagli di giornali delle vittime e i trofei del presunto serial killer.

Questa sì che è una storia che riesce a stare dalla parte delle donne (forse perché è stata scritta proprio da una donna), senza risultare stucchevole o banale.

Curiosità: (1) Alle pagg. 19 e 20 e anche più avanti nell’albo, viene citato Henri Landru. Trattasi di un serial killer francese realmente esistito, conosciuto anche come il “Barbablu di Gambais”, che si spacciava per agiato vedovo al fine di sedurre e poi uccidere donne ricche e sole, non prima di essersi fatto intestare i loro beni. (2) A pag. 76 Dylan cita i giochi di ruolo, un tema appena affrontato nel precedente albo Il labirinto di Bangor. (3) Breve apparizione per Elke, la bella e dura comandante norvegese che Dylan aveva conosciuto in Goliath. La rivedremo ancora. (4) I cognomi dei protagonisti della storia sono presi dal romanzo Camera con vista (A room with a view, 1908) di E.M. Forster. (5) Nell’Horror Club (inedito) viene pubblicato un disegno che Freghieri aveva realizzato quell’anno per la mostra “Torino Comics”.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ho guardato nel buio di un orrore così mostruosamente ben costruito da non poterlo più dimenticare”.

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (12)

Sceneggiatura: Barbato (11)

Disegni: Freghieri (33)


mercoledì 12 febbraio 2025

Dylan Dog #185 - Phobia

 

Morire di paura non è soltanto un modo di dire. Non per i pazienti del dottor Aschenbach, almeno! Succede, quando si tratta di soggetti predisposti alle più condizionanti forme di fobia patologica, soprattutto se qualcuno usa la loro debolezza per eliminarli. L'unica speranza per la sparuta pattuglia di fobici assortiti è un certo appartamento al n. 7 di Craven Road. Lì abita Dylan Dog, uno che di paura, invece, ci vive...

Avventura di routine per il nostro Dylan. Superato lo scoglio Cossu, che con il suo tratto chiaro e pulito azzera completamente ogni tipo di tensione possibile (che invece sarebbe servita come il pane in quest’albo), s'intravede qualcosa: la trama fila liscia e il finale regala una sorpresa, anche se "telefonata". Già a pag. 31, OCCHIO ALLO SPOILER Stanley rivela infatti dei particolari che potevano essere noti solo a chi conoscesse nel dettaglio le cartelle di tutti i pazienti di Aschenbach. Sconcertante che nessuno se ne sia accorto, soprattutto Dylan, ma altrettanto poco convincente è che nessuno sia riuscito mai a vedere il volto di Stanley, neanche in penombra, pur sapendo quando fosse presente FINE SPOILER. Gli altri fobici, a parte Marlene, non risultano granché caratterizzati, ma solo individuati grazie alle loro singole patologie, mentre Dylan avrebbe potuto essere più coinvolto personalmente, considerato che anche lui è un fobico, pur non a livello patologico: claustrofobia, paura di volare, vertigini (immortalate invece nella fin troppo buia copertina di Stano che vede Dylan in bilico sul Tower Bridge). Si ha la sensazione che per Paola quest'albo sia stato un semplice esercizio di sceneggiatura (il suo famigerato “spiegone” è qui ristretto a sole 7 pagine), non una storia "sentita" a livello emozionale come altre che fanno parte della sua miglior produzione. Senza infamia e senza lode.

Curiosità: (1)Dylan utilizza con naturalezza un computer per fare delle ricerche in Internet su Aschenbach! (2) A pag. 54 viene citata la canzone “Charlie Big Potato” degli Skunk Anansie. (3) Viene più volte citato il film Via col vento (Gone with the wind, 1939) di Victor Fleming, per il sistema che Dylan usa per riportare a casa Marlene, lo stesso che Rhett Butler (interpretato da Clark Gable) nel film usa con il suo cavallo durante l’incendio di Atlanta.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E forse è nella nostra natura mutare ciò che è bene in male..”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (11)

Sceneggiatura: Barbato (10)

Disegni: Cossu (13)