martedì 13 gennaio 2026

Dylan Dog Gigante n. 15 - La lunga notte

 

Davvero una bella nottata per Dylan Dog: piantato in asso dalla sua ragazza e persino dal motore del suo fido Maggiolino! A piedi e lontano da Craven Road, l'Indagatore dell'Incubo incontra uno strano gruppo di ragazzi e decide di seguirli, ignaro che così facendo si sta cacciando nel bel mezzo di una guerra "fratricida": bande di vampiri, zombi, fantasmi, licantropi e streghe lottano senza esclusione di colpi. Riuscirà Dylan a sopravvivere fino al sorgere del sole?

L’ultimo Gigante a storia unica è affidato alle cure di Paola Barbato che un paio d’anni prima aveva sfornato per la stessa pubblicazione quel gioiellino che è Il senza nome. Stavolta il colpo invece non riesce, anzi, considero questo uno dei lavori meno interessanti di Paola per Dylan. Il soggetto è piuttosto semplice, consistendo in pratica in una ri-adattamento in chiave orrorifica della trama de I guerrieri della notte (The Warriors), film cult del 1979 diretto da Walter Hill, omaggiato anche dalla locandina di Stano che ne re-interpreta la locandina italiana. Nell’albo le gang sono sostituite da delegazioni delle diverse creature del “lato oscuro” (vampiri, licantropi, zombi, fantasmi, demoni, streghe, ecc..), ma il plot è più o meno lo stesso, con l’ovvia aggiunta di alcuni elementi dylandoghiani e altri ispirati dal film Underworld (2003) di Len Wiseman. La sceneggiatura si lascia leggere e lo dimostra il fatto che si arriva alla fine senza avvertire troppo il peso delle tante pagine, ma è una storia totalmente inadatta a Dylan Dog: combattimenti a go-go e intermezzi sentimentali “alla Twilight”, anche se all’epoca il primo romanzo della saga di Stephenie Meyer era invero appena arrivato in Italia e il vero modello di riferimento in questo senso è più verosimilmente da ricercare nelle Cronache dei Vampiri di Ann Rice; d’altronde il personaggio di Rutger ricorda molto il vampiro Armand apparso in Intervista con il vampiro ed altri libri della saga. In generale nel corso della storia si respira un’atmosfera fantasy, più adatta ad un pubblico adolescenziale, che come saprete non incontra proprio i miei gusti. Dylan è protagonista sì, ma già entra in gioco in modo poco credibile e in ogni caso la vicenda avrebbe potuto svolgersi tranquillamente senza di lui, essendo ininfluente nell’effettivo svolgersi degli avvenimenti. Tra l’altro non è neanche la prima volta che il nostro rischia di subire il processo di vampirizzazione. Ci sono però anche sequenze che funzionano e bene, su tutte la scena finale con il sogno di Dylan, in cui compaiono oltre a Groucho e Bloch, anche la Trelkovski, Lord Wells e Anna Never. Da ricordare anche la visione/allucinazione del primo giorno di lavoro di Dylan a Scotland Yard e l’arrivo alla Congregazione dei Vampiri di Londra (da pag. 161) con alcune vignette velate di sottile erotismo. Scelta di Piccatto come disegnatore giusta, anche se la sua prova è altalenante: vi sono tavole davvero curate e suggestive mentre altre, soprattutto quelle dedicate alle scene d’azione, risultano confusissime. Nel complesso, comunque, valuto positivamente il suo lavoro che ha previsto anche la realizzazione di una quantità fuori scala di seni femminili.

Curiosità: Nell’albo viene citato Manila quale esempio di uno dei tanti casi in cui Dylan si è trovato ad affrontare vampiri (almeno quelli classici, non sclaviani). Invero il nostro in precedenza si è trovato ad affrontare praticamente tutte le categorie di mostri coinvolte nella “lunga notte”.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ti rivelerò un segreto. L’incubo è il mio lavoro… ma i sogni sono la mia passione!”.

VOTO: 5,5

Soggetto: Barbato (28)

Sceneggiatura: Barbato (27)

Disegni: Piccatto (44)

Uscita: novembre 2006


1 commento:

  1. Un gigante che rivaluto di lettura in lettura: una storia abbastanza avvincente e con delle belle atmosfere notturne. Ho trovato anche una frase molto arguta e veritiera: "Tutti aggiustano i ricordi per renderli migliori, peggiori o più cinematografici".

    Inoltre, come scrivi anche tu, non ho mai avuto quela sensazione di brodo allungato, come in alcuni altri giganti a storia unica. Per me è un 7 😀 .

    P.s. Però non ho visto il film.

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