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mercoledì 15 ottobre 2025

Dylan Dog ospite in Napoleone n. 42 - Le spoglie del guerriero

 

Towtown, Quindicesimo secolo. Le armi declamarono la loro sanguinosa canzone di gesta in una battaglia senza quartiere! Forse, sarebbe stato meglio non turbare la pace dei soldati che morirono in quel giorno, servendo sotto le insegne del Visconte di Dempsey, riportandone le ossa alla luce del sole, durante una campagna di scavi archeologici. Quegli antichi guerrieri, infatti, sono risorti a nuova vita seminando morte e terrore nella Contea di Bassey, in Inghilterra, e persino Napoleone sta per soccombere nel tentativo di fermare la loro offensiva. Meno male che in suo aiuto accorre un certo Indagatore di Craven Road, il celebre Dylan Dog!

Abbiamo già avuto modo di ricordare come Carlo Ambrosini avesse lasciato lo staff di Dylan Dog dopo il suo ultimo lavoro "completo" (testi e disegni), il n. 108 Il guardiano della memoria, uscito nel settembre del 1995, per dedicarsi anima e corpo a un nuovo personaggio bonelliano ideato da lui. Napoleone nasce come miniserie, ma dopo i primi 8 numeri, visto il buon riscontro (se pur di nicchia) da parte dei lettori, diventa una serie "regolare" a tutti gli effetti, sempre a cadenza bimestrale. Una scommessa per Bonelli, che puntava così a portare il fumetto d'autore in un format da edicola, allontanandosi parecchio dalla connotazione popolare che caratterizzava (chi più, chi meno) lo standard delle sue serie. Le storie di Napoleone si prestano infatti a più piani di lettura, sono ambientate sia sul piano reale che in un contesto fantastico, sono spesso ermetiche e infarcite di citazioni colte non sempre decifrabili, e lasciano sovente una sensazione di malinconia quando si chiude l'ultima pagina. Lo stesso Napoleone non è un personaggio facile, ha un bel caratteraccio. Eppure io questa serie l'ho amata tantissimo, è la mia bonelliana preferita dopo Dylan Dog. Già Dylan. Era inevitabile che, visto il background di Ambrosini, i due personaggi dovessero incontrarsi prima o poi. Il grande evento si verifica nell'estate del 2004. Qualcuno insinua che sia un tentativo disperato di salvare Napoleone dalla chiusura dei battenti perchè le vendite sono sempre più in calo, anche se in realtà la serie (in cui Sergio Bonelli credeva tantissimo) resisterà per altri due anni. In realtà il Conte non ha mai nascosto, nelle interviste, il desiderio di volersi cimentare di nuovo con Dylan Dog e collaborare con Sclavi. L'omaggio all'indagatore dell'incubo è d'altronde evidente già dalla copertina, che è una plateale citazione di quella del mitico n. 1 dylaniato. Ma l'incontro tra i due lascia un po' l'amaro in bocca perchè non si tratta di un "team-up"; nell'albo Napoleone è un personaggio "reale", mentre Dylan è un personaggio di fantasia benchè si comporti come lo conosciamo. Per questo ritengo di non doverlo conteggiare a livello statistico tra le storie dylaniate. Avremo comunque modo di ritrovare i due sulle pagine del Color Fest n. 12. Questa invece rimane a tutti gli effetti una storia di Napoleone, neanche tra le più riuscite in verità, che vi consiglio di recuperare per avere un'idea di quello che è il mood della serie. Se avete apprezzato gli albi dylaniati scritti da Ambrosini (oltre al già citato Il guardiano della memoria, l'altrettanto notevole Dietro il sipario), vi sentirete "a casa" e vi verrà voglia di recuperare il resto. 

Curiosità: Terminato Napoleone saranno diversi gli autori che successivamente si cimenteranno anche con Dylan Dog. Oltre al ritorno di Ambrosini, anche Gabriele Ornigotti, il disegnatore di questo n. 42 napoleonico, debutterà prima su Color Fest (nel 2011) e poi sulla serie regolare dylaniata nel n. 336 Brucia, strega.. brucia!. Pure Paolo Bacilieri (mio idolo), Marco Nizzoli, Giulio Camagni e Diego Cajelli (per quanto riguarda i testi) daranno un buon contributo alla causa dylaniata.

mercoledì 7 febbraio 2024

In edicola: Dylan Dog #449 - La misura del mondo

 

Quando il piccolo Donald scompare dall’orfanotrofio, tutto fa pensare a un caso di allontanamento volontario. Qualcuno sostiene che sia scappato, altri lo hanno visto camminare per strada insieme a un altro bambino. Ma la giovane Lu, impiegata dei servizi sociali, è convinta di essere in contatto telepatico con lui e di temere per la sua incolumità. L’unico disposto a crederle è Dylan Dog, sebbene le visioni della ragazza conducano a un luogo impossibile: l’isola volante descritta da Jonathan Swift in “Gulliver”.

Difficile, tremendamente difficile commentare con qualsiasi parvenza di obiettività o di distacco l’ultimo albo realizzato dal “Conte” Ambrosini per la serie regolare dylaniata. Non sarà, fortunatamente, l’ultima storia in assoluto a portare la sua firma; ne seguirà ancora una “completa” per l’Old Boy e un’altra solo scritta, disegnata da Ornigotti, per il Color Fest. Però è questo n. 449 a rappresentare il vero commiato a questo grandissimo artista scomparso solo da pochi mesi, lasciando un vuoto incolmabile non solo nei cuori e nei pensieri dei lettori bonelliani, ma in tutto l’ambiente del fumetto italiano. Lo capiamo fin dalla copertina, splendida, dei fratelli Cestaro, in assoluto la migliore di quelle che finora ci hanno regalato. Una cover che è un gigantesco omaggio ad Ambrosini e ai “suoi” personaggi: Napoleone, Nico Macchia, Dylan Dog...  Eh sì, anche Dylan è un po’ suo avendo disegnato numeri fondamentali come Il lungo addio (vedi la ruota panoramica), I vampiri o Margherite che hanno fatto e ancora fanno parte delle nostre vite di fan dylaniati. Senza dimenticare quell’Arlecchino che dai tempi di Una nuova vita fa spesso capolino nelle sue storie, ricordandoci, insieme ad altri particolari, che la copertina parla anche di questa storia. Mi piace tutto del lavoro dei Cestaro, dalla colorazione, alla profondità, dal concept alla cura dei particolari. Soprattutto adoro l’espressione malinconica ma allo stesso tempo serena dei personaggi che sembrano ricambiare, silenti, il saluto del Conte (è lui, vero?) a bordo dell’automobile volante. Proviamo allora a parlare di quest’albo postumo, il cui titolo di lavorazione era Gulliver, nome non casuale perché, oltre a ricorrere spesso nella sceneggiatura, testimonia la forte influenza del romanzo di Jonathan Swift (e il suo messaggio misantropico) sul soggetto. La componente “napoleonica” è sempre stata presente nei testi dell’autore fin dai tempi di Dietro il sipario, ovvero fin da prima ancora che lo stesso Napoleone debuttasse in edicola, anticipandone temi e atmosfere. Qui però questo marchio di fabbrica è ancor più evidente, tanto da generare il legittimo dubbio che questa storia nasca come costola dylaniata di un soggetto scritto per la serie dell’albergatore ginevrino. Lo si intuisce dalla struttura del racconto, dal mood, da un Bloch in versione ispettore Dumas e dalla presenza dell’agente Garret che sembra il gemello inglese di Boulet, tanto fisicamente quanto nei modi. Dylan si inserisce marginalmente nella vicenda, risultando però alla fine risolutivo, proprio come accadeva a Napoleone nelle sue avventure. Sembra anche molto più misurato nel solito nel rapportarsi con la quasi-cliente di turno, la risoluta e allo stesso tempo fragile Lu, che Ambrosini ha dipinto ad immagine e somiglianza della moglie. C’è da dire che, rispetto agli standard ambrosiniani, la sceneggiatura di questo n. 449 appare decisamente più lineare e meno ermetica del solito, pur mantenendo intatto l’inconfondibile fascino narrativo tipico delle opere del Conte, lasciando per strada anche qualche apparente incongruenza. Piccole note dolenti arrivano anche dai disegni. Ormai da diversi anni Ambrosini ha abbandonato, per scelta e tempistiche, il suo stile morbido e raffinato degli esordi, asciugando ed estremizzando il suo tratto per mettere i disegni sempre più a servizio della storia. In questo caso si va oltre… e di parecchio. Le sue tavole lasciano un senso di incompiutezza, in alcuni casi sembrano addirittura bozze e le fisionomie dei personaggi mutano spesso da una vignetta all’altra. Sullo squilibrio delle proporzioni anatomiche non mi sbilancio (vedi ad es. le manone di Dylan a pag. 45) perché potrebbe rappresentare una precisa scelta dell’autore volta ad accentuare la differenza fisica con i personaggi affetti dalla sindrome di Lilliput. Devo ammettere di essere rimasto spiazzato dal risultato, ma questo effetto straniante, a conti fatti, si rivela un plus per la storia, anche se non tutti potrebbero apprezzare. Anzi, in molti potrebbero addirittura rimanerne delusi.

Non sarebbe un albo imperdibile, di per sé. Ma è l’addio ambrosiniano alla serie regolare. E io vorrei potermi idealmente sedere accanto a Dylan in quella meravigliosa copertina per rivolgere un ultimo saluto al Conte.

Curiosità: Sull’Horror Club anche Tiziano Sclavi ha voluto ricordare affettuosamente l’amico recentemente scomparso.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quelli come noi sono caduti da un altro pianeta… O forse da un’isola volante… Siamo estranei su questa terra...”

VOTO: 7

Soggetto: Carlo Ambrosini

Sceneggiatura: Carlo Ambrosini

Disegni: Carlo Ambrosini

Uscita: Febbraio 2024

sabato 8 ottobre 2022

Dylan Dog #108 - Il guardiano della memoria

 

In nessun tempo, in nessun luogo Soltanto lì potrete trovare la memoria perduta, negli archivi di un Inferno, ben custodita da efficienti funzionari. Chi è realmente Gordon Skindler, un comune assassino o un angelo caduto? Sì, forse non è di questa Terra, forse ha tradito la sua missione e nascosto una verità terribile dietro il velo dell'amnesia, forse ha fatto tutto questo per amore, per fermare gli ingranaggi del fato e sfuggire a se stesso… Al guardiano della memoria!

Dopo il n. 97 Ambrosini ci prende gusto e realizza un’altra combo testi+disegni. Insomma, a parte la copertina, sempre affidate alle capaci mani di Stano, fa di nuovo tutto lui. Purtroppo dopo quest’albo il Conte si congederà per parecchio tempo da Dylan Dog per dedicarsi ai suoi progetti personali. Occorreranno più di 15 anni per rivederlo all’opera sulla testata e quasi 20 per rileggerlo sulla serie regolare, ma ne varrà la pena. E a proposito di progetti personali… Appare evidente che questa storia sarebbe stata perfetta per il suo Napoleone, che avrebbe visto la luce di lì a poco sempre sotto l’ala protettrice della Bonelli. Già l’incipit ambientato “in nessun tempo, in nessun luogo” richiama il classico prologo napoleonico “al di sopra degli stagni, delle valli, delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari” ecc. Lo stesso vale per la costruzione della sceneggiatura, suddivisa tra tre piani intercomunicanti: “realtà”, sogno del protagonista e altra dimensione (per Dylan l’inferno burocratico, per l’albergatore ginevrino il luogo dove abitano i prodotti della mente degli uomini). Eppure non mancano elementi classici dylaniati come gli “Inferni” che Ambrosini ha fatto spesso suoi dopo averli disegnati per Sclavi nel n. 46, integrandoli perfettamente nelle sue sceneggiature. Dylan che si risveglia non riuscendo più a riconoscere la realtà dal sogno richiama poi il n. 77 L’ultimo uomo sulla terra, in cui l’indagatore dell’incubo aveva vissuto una simile angosciante esperienza. E non mancano l’ironia, grazie all’idea semplice, ma geniale, dei due Groucho e frammenti di gioventù dylaniata e di futuro dei personaggi secondari, che fanno respirare ancora aria di “primi 100”. A far da ideale ponte tra le due serie la scrittura di Ambrosini: densa, stratificata, a tratti verbosa a tratti ermetica, ricca di citazioni colte, non facilmente interpretabile, forse ostica per qualcuno. Ma per me è un piacere leggere le storie del Conte e ammirare come qui i singoli pezzi dell'incasinatissimo puzzle vengano via via ricomposti sino alla sorprendente risoluzione. Non tutte le domande, alla fine, trovano risposta, lasciando all’immaginazione del lettore il compito di riempire i buchi. Trovo nettamente più appaganti albi come questi di quelli con il mega spiegone finale. Strepitosi anche i disegni, nettamente più curati che in Dietro il sipario, dove forse Ambrosini si era più focalizzato sui testi.

Curiosità: (1)L’incubo con il plotone di esecuzione strizza l’occhio a una celebre réclame degli anni 90 con Massimo Lopez come protagonista (“una telefonata allunga la vita”). (2) Non credo di aver mai visto Bloch sovrappeso come in questa storia (vedi prima vignetta di pag. 15).

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA:  No

CITAZIONE: “Sai, Dylan, penso che se tu avessi i soldi per pagarti la parcella saresti il miglior cliente di te stesso…”

VOTO: 9

Soggetto: Ambrosini (3)

Sceneggiatura: Ambrosini (2)

Disegni: Ambrosini (10)

mercoledì 14 settembre 2022

Dylan Dog Fuoriserie - Immagini

Sembrava impossibile che Dylan Dog e Ken Parker potessero incontrarsi; e invece, grazie a un quadro maledetto, un moderno sciamano e un ospite ricorrente di una clinica psichiatrica londinese lo stupefacente incontro tra l'Indagatore dell'Incubo e Lungo Fucile si è verificato davvero!

Ken Parker è considerato un personaggio di culto nella storia del fumetto italiano. Le sue origini risalgono al 1974, ma è solo 3 anni dopo che la sua lunga e frammentata vita editoriale ha inizio, con quella che viene considerata la sua “prima serie” edita da Cepim (precedente denominazione di quella che poi sarebbe diventata Sergio Bonelli Editore) e protrattasi sino al 1984. Alla testata collaborano autori in futuro “dylaniati” come Ambrosini, Casertano e Tiziano Sclavi (!). Successivamente, tra il 1984 e il 1988, le avventure di “Lungo Fucile” (il celebre soprannome di Ken), non più pubblicate a cadenza mensile, si trasferiscono sulle pagine di riviste a fumetti quali Orient Express e Comic Art. Nel 1989 i creatori del personaggio, Giancarlo Berardi (testi) e Ivo Milazzo (disegni) fondano una propria casa editrice, la “Parker Editore”, che dopo aver ristampato in formato bonellide la prima storica serie, lancia nel 1992 la rivista Ken Parker Magazine con storie inedite. Nell’ottobre di due anni dopo il Ken Parker Magazine approda alla Sergio Bonelli Editore che annuncia in pompa magna il “ritorno a casa” di Lungo Fucile. Per lanciarlo, la casa editrice di Via Buonarroti pensa, tra le altre cose, di realizzare un team-up con l’eroe bonelliano più popolare all’epoca tra i giovani, ovvero (ovviamente) il nostro Dylan Dog. La storia, di 32 pagine in grande formato e intitolata Immagini, viene pubblicata sul n. 23 del Magazine, in uscita nel dicembre del 1994, e viene scritta da Berardi e disegnata da Carlo Ambrosini, scelto per le esperienze di lungo corso maturate con entrambi i personaggi coinvolti nell’operazione. Si è sempre saputo che gli eroi bonelliani convivono all’interno dello stesso universo narrativo e in molte occasioni abbiamo assistito a loro incontri. Ovviamente non sussistono problemi quando i diversi personaggi sono separati, nella finzione, solo da distanze geografiche (come accaduto, ad esempio, per Dylan Dog e Martin Mystere). Assai più difficoltoso è invece metterli insieme quando le loro avventure si svolgono anche in epoche differenti come in questo caso. Come conciliare il Far West americano di fine Ottocento con la Londra degli anni 90? Berardi risolve la questione ricorrendo all’idea di un campo medianico che funziona in entrambi i sensi, richiamando prima Ken nell’Inghilterra “contemporanea” e poi spedendo Dylan nell’America del passato. Le pagine a disposizione si rivelano però troppo poche per sviluppare a dovere le premesse da cui scaturisce l’indagine dell’indagatore dell’incubo, che finiscono per apparire pretestuose e restare in secondo (ma anche terzo) piano rispetto all’incontro tra i due personaggi. Di grande impatto resta però la sequenza quasi muta dell’incubo in cui l’indiano amputa le mani del nostro per poi divorarne il cuore. Berardi poi dimostra poco feeling nella gestione di Dylan, di cui non scriverà in seguito altre storie, e mette in bocca a Groucho le battute più brutte di tutti i tempi. Però è molto simpatico lo scambio di battute (che riporto in citazione) che Ken e Dylan si scambiano la prima volta. Invece disegni di Ambrosini, autore anche della bella copertina interna, mettono tutti d’accordo. Forse un evento del genere, che mette assieme due anti-eroi con alcune caratteristiche comuni che in qualche modo li rende “fratelli di sangue” come suggerisce proprio Berardi nell’editoriale, avrebbe meritato un maggiore risalto. Malgrado il risultato finale lasci l’amaro in bocca, è una storia che non va dimenticata.

Curiosità: (1)Nonostante le ottime premesse e nonostante lo stesso Sergione credesse moltissimo nel progetto, il Ken Parker Magazine non avrà fortuna duratura in Bonelli, chiudendo i battenti dopo sole 16 uscite. (2)A pag. 106 (8° tavola) Tex e il signore degli abissi (1985, di Duccio Tessari, con Giuliano Gemma) viene definito “un orrore di film”. (3)Metafumetto a pag. 105 (7° tavola) quando Dylan afferma che il termine novicilio è “Un errore di battitura di quello che mi scrive i testi. E’ uno in prova”. (4)La storia verrà ristampata, in formato bonellide, su Superbook n. 18 e successivamente sul n. 4 della collana “Il nero della paura”.

BODYCOUNT: 4 (almeno)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “- Tu chi sei, con quella camicia rossa da macellaio e la giacca da becchino?- -“Lasciamo perdere. Avrei anch’io un paio di cose da obiettare sulla tua camicia da notte e sull’uso parco del sapone-

VOTO: 6

Soggetto: Berardi (1)                    

Sceneggiatura: Berardi (1)

Disegni: Ambrosini (10)