Quando il piccolo Donald
scompare dall’orfanotrofio, tutto fa pensare a un caso di allontanamento
volontario. Qualcuno sostiene che sia scappato, altri lo hanno visto camminare
per strada insieme a un altro bambino. Ma la giovane Lu, impiegata dei servizi sociali,
è convinta di essere in contatto telepatico con lui e di temere per la sua
incolumità. L’unico disposto a crederle è Dylan Dog, sebbene le visioni della
ragazza conducano a un luogo impossibile: l’isola volante descritta da Jonathan
Swift in “Gulliver”.
Difficile, tremendamente difficile
commentare con qualsiasi parvenza di obiettività o di distacco l’ultimo albo
realizzato dal “Conte” Ambrosini per la serie regolare dylaniata. Non sarà,
fortunatamente, l’ultima storia in assoluto a portare la sua firma; ne seguirà ancora
una “completa” per l’Old Boy e un’altra solo scritta, disegnata da Ornigotti,
per il Color Fest. Però è questo n. 449 a rappresentare il vero commiato a
questo grandissimo artista scomparso solo da pochi mesi, lasciando un vuoto
incolmabile non solo nei cuori e nei pensieri dei lettori bonelliani, ma in
tutto l’ambiente del fumetto italiano. Lo capiamo fin dalla copertina, splendida,
dei fratelli Cestaro, in assoluto la migliore di quelle che finora ci hanno regalato.
Una cover che è un gigantesco omaggio ad Ambrosini e ai “suoi” personaggi:
Napoleone, Nico Macchia, Dylan Dog... Eh
sì, anche Dylan è un po’ suo avendo disegnato numeri fondamentali come Il lungo
addio (vedi la ruota panoramica), I vampiri o Margherite che hanno
fatto e ancora fanno parte delle nostre vite di fan dylaniati. Senza
dimenticare quell’Arlecchino che dai tempi di Una nuova vita fa spesso
capolino nelle sue storie, ricordandoci, insieme ad altri particolari, che la
copertina parla anche di questa storia. Mi piace tutto del lavoro dei Cestaro,
dalla colorazione, alla profondità, dal concept alla cura dei particolari. Soprattutto
adoro l’espressione malinconica ma allo stesso tempo serena dei personaggi che
sembrano ricambiare, silenti, il saluto del Conte (è lui, vero?) a bordo dell’automobile
volante. Proviamo allora a parlare di quest’albo postumo, il cui titolo di
lavorazione era Gulliver, nome non casuale perché, oltre a ricorrere
spesso nella sceneggiatura, testimonia la forte influenza del romanzo di Jonathan
Swift (e il suo messaggio misantropico) sul soggetto. La componente “napoleonica”
è sempre stata presente nei testi dell’autore fin dai tempi di Dietro il
sipario, ovvero fin da prima ancora che lo stesso Napoleone debuttasse in edicola,
anticipandone temi e atmosfere. Qui però questo marchio di fabbrica è ancor più
evidente, tanto da generare il legittimo dubbio che questa storia nasca come
costola dylaniata di un soggetto scritto per la serie dell’albergatore ginevrino.
Lo si intuisce dalla struttura del racconto, dal mood, da un Bloch in versione
ispettore Dumas e dalla presenza dell’agente Garret che sembra il gemello
inglese di Boulet, tanto fisicamente quanto nei modi. Dylan si inserisce
marginalmente nella vicenda, risultando però alla fine risolutivo, proprio come
accadeva a Napoleone nelle sue avventure. Sembra anche molto più misurato nel
solito nel rapportarsi con la quasi-cliente di turno, la risoluta e allo stesso
tempo fragile Lu, che Ambrosini ha dipinto ad immagine e somiglianza della moglie.
C’è da dire che, rispetto agli standard ambrosiniani, la sceneggiatura di
questo n. 449 appare decisamente più lineare e meno ermetica del solito, pur
mantenendo intatto l’inconfondibile fascino narrativo tipico delle opere del
Conte, lasciando per strada anche qualche apparente incongruenza. Piccole note
dolenti arrivano anche dai disegni. Ormai da diversi anni Ambrosini ha abbandonato,
per scelta e tempistiche, il suo stile morbido e raffinato degli esordi, asciugando
ed estremizzando il suo tratto per mettere i disegni sempre più a servizio
della storia. In questo caso si va oltre… e di parecchio. Le sue tavole lasciano
un senso di incompiutezza, in alcuni casi sembrano addirittura bozze e le fisionomie
dei personaggi mutano spesso da una vignetta all’altra. Sullo squilibrio delle proporzioni
anatomiche non mi sbilancio (vedi ad es. le manone di Dylan a pag. 45) perché potrebbe
rappresentare una precisa scelta dell’autore volta ad accentuare la differenza
fisica con i personaggi affetti dalla sindrome di Lilliput. Devo ammettere di
essere rimasto spiazzato dal risultato, ma questo effetto straniante, a conti
fatti, si rivela un plus per la storia, anche se non tutti potrebbero
apprezzare. Anzi, in molti potrebbero addirittura rimanerne delusi.
Non sarebbe un albo imperdibile,
di per sé. Ma è l’addio ambrosiniano alla serie regolare. E io vorrei potermi
idealmente sedere accanto a Dylan in quella meravigliosa copertina per rivolgere
un ultimo saluto al Conte.
Curiosità: Sull’Horror Club anche
Tiziano Sclavi ha voluto ricordare affettuosamente l’amico recentemente
scomparso.
BODYCOUNT: 2
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Quelli come noi
sono caduti da un altro pianeta… O forse da un’isola volante… Siamo estranei su
questa terra...”
VOTO: 7
Soggetto: Carlo Ambrosini
Sceneggiatura: Carlo Ambrosini
Disegni: Carlo Ambrosini
Uscita: Febbraio 2024