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mercoledì 11 febbraio 2026

Maxi Dylan Dog n. 10 - Gli abitatori dell'abisso

 

Mentre gli scioperi e le lotte sociali infiammano la tranquilla cittadina di Northenley, dove la compagnia mineraria minaccia licenziamenti, nel sottosuolo, un'antica e primordiale forza, da troppo tempo assopita, si è ridestata…

Storia routinaria e senza pretese di Ruju che attinge a piene mani dall' horror di serie B tipo, per rimanere in tema di grossi roditori, La creatura del cimitero (Graveyard Shift, 1990) di Ralph Singleton, trasposizione cinematografica del racconto di King Turno di notte (anche se lì i topi non erano antropomorfi). Qualsivoglia tema sociale, tipo lo sciopero dei minatori, non è approfondito e si lascia ampio spazio all’azione e ai deliri dell’insopportabile Stalker. Pesa come un macigno la mancanza di splatter di cui la storia avrebbe necessitato in quantità anche piuttosto generose. Groucho, pur portato in trasferta da Dylan, è utilizzato poco e male. La sceneggiatura ha comunque un discreto ritmo, ma M&G affossano il tutto disegnando in modo ridicolo gli abitatori dell'abisso del (bel) titolo dal sapore lovecraftiano e fornendo una prova approssimativa, a parte qualche minaccioso paio di incisivi in primo piano. Anche in questo caso ho cambiato idea dopo l'ultima rilettura, ma in peggio e ora considero questa la peggiore delle tre avventure dylaniate del decimo Maxi. Da salvare la sequenza di Dylan costretto a strisciare nello stretto cunicolo, sfidando la sua nota claustrofobia.

BODYCOUNT: inquantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “L’apocalisse! L’apocalisse è lassù che ci aspetta!”

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (67)

Sceneggiatura: Ruju (67)

Disegni: Montanari & Grassani (59)

Uscita: giugno 2007


martedì 23 dicembre 2025

Dylan Dog #237 - All'ombra del vulcano

 

Dylan e Groucho sbarcano in Islanda! Hanno deciso di seguire Kristin fino a Draganfiördur per risolvere un enigma. Anni prima, infatti, i genitori della ragazza, durante una spedizione paleo-archeologica, avevano trovato testimonianze di vita in Islanda precedente alla colonizzazione vichinga. Dai loro scavi nella parete del vulcano Wallhafell avevano riportato una cassa dal contenuto misterioso. Forse la cassa rinchiudeva l'ultimo rappresentante dell'huldfòlk, "il popolo nascosto" delle leggende, e forse, anni dopo, quest'essere si è risvegliato con la voglia di saziare il suo appetito omicida!

Ancora antiche leggende Scandinave per Ruju, ma questa volta il discreto colpo riuscito con il n. 196 Chi ha ucciso Babbo Natale? (un onestissimo slasher), va a vuoto. Il soggetto non sarebbe certo male, anzi. Il problema principale è che il flashback iniziale si mangia letteralmente una fetta importante di sceneggiatura e lascia veramente poco spazio all’intreccio dell’indagine dylaniata che si risolve in: Dylan arriva in Islanda già informato di tutto dalla cliente di turno, viene a sapere che ci sono dei biologi morti male, sente parlare della leggenda dell’huldfolk, l’amico morente della cliente gli spiega tutto, scappa a gambe levate insieme a Groucho e Kristin. Aleggia sempre una certa sensazione di prevedibilità e dejà vù, i dialoghi sono anonimi; l’unica idea carina è quella del rapporto tra Olav e la bambina. Totalmente sprecata l'ambientazione islandese, che in altre mani avrebbe potuto fare la differenza, mentre Cossu si perde nella nebbia. Gli riesce però bene la sequenza dell’incubo di Kristin (pag. 37) con i genitori carbonizzati. La copertina di Stano, al tramonto, con barche a vela nel porto e il vulcano inattivo, farebbe più pensare a un’avventura dylaniata ambientata nel Mediterraneo piuttosto che nell’estremo Nord dell’Europa.

Curiosità: Draganfiordur è un paesino di fantasia. Comunque difficile credere che sia così facile trovarvi un taxi!

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Pensavo che per quanto possa sembrare impossibile… per qualcuno questa storia è finita bene”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (65)

Sceneggiatura: Ruju (65)

Disegni: Cossu (19)

Uscita: giugno 2006


venerdì 19 dicembre 2025

Dylan Dog #235 - Sonata macabra

 

La leggenda narra che, nel 1713, Giuseppe Tartini compose "Il trillo del diavolo" ispirato da uno strano sogno: il demonio in persona eseguiva per lui quella che sarebbe diventata la sua sonata più celebre. Oggi, quasi trecento anni più tardi, la stessa musica sembra poter scatenare la follia, toccare quelle corde dell'animo umano che spingono a commettere omicidi e atti violenti.

Fin dal mitico n. 1 sappiamo che Dylan  è solito suonare (male a detta sua e di Groucho) il “Trillo del Diavolo” con il suo clarinetto, sebbene la sonata fosse stata concepita per violino e basso. Non ci era finora mai stata raccontata la genesi dell’opera composta nel 1.713 da Giuseppe Tartini che è invece fonte di ispirazione per l’albo scritto da Ruju. La sceneggiatura elaborata da quest’ultimo è semplice e derivativa, ma tutto sommato formalmente corretta ed efficace. Alcuni passaggi meno riusciti sono compensati da alcune sequenze lodevoli: il diavolo che appare a Tartini come nell’aneddoto del sogno realmente raccontato dallo stesso compositore (così come riportato dall’astronomo Jerome Lalande nel libro Voyage d'un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766), l’incipit con il massacro a teatro, l’incubo di Natasha e l’idea delle fotografie dei morti utilizzate come note da inserire nello spartito. Sequenze che guadagnerebbero se accompagnate dalle giuste musiche, penso ad es. a quella pag. 66. Altre sequenze risultano invece superflue (quasi tutte quelle in cui appaiono gli scagnozzi di Strauss, quella al manicomio criminale su tutte) e pure dannose perché finiscono con il levare spazio al finale che appare così un po’ troppo frettoloso. Mi ci sarei aspettato di trovarci i diavoli che compaiono nella sulfurea copertina di stano, invece nisba. I dialoghi non sono brillantissimi, così come le battute di Groucho che almeno sono frequenti e finalmente, dopo parecchio tempo, ritrovano anche Dylan come “spalla” (pag. 52). Disegni di Rinaldi davvero buoni in quest' albo, soprattutto sui primi piani dei personaggi. La sequenza muta che va dall'ultima vignetta di pag. 18 alla prima di pag. 20 è tanta roba. Splendida la vignetta conclusiva. In tema di violini aveva tra l’altro già fatto coppia con Ruju nel deludente Il violinista.

Curiosità: (1)Il delitto a pag. 57, con la testa della vittima conficcata nell’appendiabiti, è una citazione a Opera di Dario Argento. (2)Mi sfugge come Dylan sia riuscito a fare un cappio al collo dello scagnozzo che finisce impiccato (pagg. 60-61). (3)Chissà se per rappresentare il sogno di Tartini, Rinaldi si è ispirato all’ illustrazione di Louis-Léopold Boilly che riporto in calce al post.

BODYCOUNT: 28 (oltre a una serie di vittime non quantificate nel finale)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Eseguiremo una sonata che non si è mai sentita in nessun luogo, in nessuna epoca! Il brano perfetto, assoluto, che Tartini ha potuto solo sognare! Il trillo del diavolo!

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (64)

Sceneggiatura: Ruju (64)

Disegni: Rinaldi (7)

Uscita: aprile 2006



mercoledì 17 dicembre 2025

Almanacco della Paura 2006 - Il vivaio

 

Nel cuore di una notte piovosa, un incidente coinvolge due ragazzi che cercano di attraversare a piedi l'autostrada. Uno, gravemente ferito, viene sottoposto a un intervento per salvargli la vita. Nel corso dell'operazione, però, il paziente si risveglia e, trasformato in una belva sanguinaria, aggredisce i dottori azzannandoli selvaggiamente. Prima che giunga sul posto la polizia, il ragazzo viene ucciso e il suo corpo bruciato da un misterioso individuo che fa immediatamente perdere traccia di sé. Perché qualcuno ha voluto eliminare il ragazzo così brutalmente? Cosa voleva nascondere? Le risposte, forse, le conosce la sopravvissuta all'incidente: una ragazza chiusa in sé stessa con cui Dylan cerca di fare amicizia e che risponde al nome di "Io"…

Storia di massimo riciclo per Ruju cui basta il minimo del minimo sindacale per riuscire comunque a portare a casa la pagnotta. Facciamo una checklist, mettendo qualche esempio accanto ad ogni elemento del soggetto (ma potrebbero essercene altri):

  • La ragazza venuta dal nulla e Dylan che si prende cura di lei a ogni costo -> Il sonno della ragione
  • Uno dei tanti inferni -> beh.. Inferni, anche se qui la teoria sclaviana viene un po’ forzata
  • Il prete/reverendo serial killer che combatte una cospirazione -> Storia di un povero diavolo
  • Esseri superiori che dominavano il mondo nell’antichità: La stirpe degli immortali
  • L’istituto in cui si fanno segretissimi esperimenti genetici con il dottore-capo legato alla sua creatura più importante-> Scanner
  • Demoni e affini che vogliono comandare il mondo -> c’è l’imbarazzo della scelta.

Niente di nuovo sotto il sole insomma, quasi tutto già visto e previsto, eppure la storia, pur trascurabile, funziona comunque sull’onda dell’empatia di Dylan, che contagia anche Groucho, e un sorprendente (almeno questo, sì) finale amaro. Merito anche di Freghieri che, come da specialità della casa, esegue un efficace lavoro sui primi piani dei personaggi, facendo risaltare la fragilità (apparente) di “Io” e la preoccupazione di Dylan. Belle le tavole sotto la pioggia e la vaga sensazione di malinconia che aleggia in certi momenti. Finalmente ci viene regalato anche un po’ di nudo (ed in questo Freghieri è maestro assoluto) che non si vedeva da tempo. Sempre gradevole l’effetto pennellata sulla cover di Stano, ma la sua “Io”, che fa pensare più a un vampiro, proprio non mi piace.

Comunque non capirò mai perché, a parte alcune eccezioni, sull'Almanacco non sono mai state presentate storie in tema con uno dei dossier pubblicati.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono demoni! Demoni dell’inferno!”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (63)

Sceneggiatura: Ruju (63)

Disegni: Freghieri (44)

Uscita: marzo 2006


lunedì 8 dicembre 2025

Dylan Dog #231 - Nightmare Tour

 

Dylan diventa, suo malgrado, un'attrazione turistica. Un tour operator ha avuto, infatti, l'idea di organizzare un itinerario a tappe sui luoghi dove sono avvenuti i più efferati delitti dei quali si è dovuto occupare l'Indagatore dell'Incubo... Se ne pentirà amaramente.

Un divertissement che però diverte poco, se mi concedete il pessimo gioco di parole. Ci aveva già provato Paola Barbato nel settimo “grouchino”, Il cavaliere di sventura, a riportare in auge alcuni dei villain che Dylan Dog si era trovato ad affrontare nel corso della serie e il risultato non era stato certo memorabile, nonostante fossero stati scomodati grossi nomi come Killex, Mana Cerace, Hamlin e il Dr. Hicks. Chiaverotti in precedenza aveva tentato un’operazione similare con le ex di Dylan nel deludente n. 94 La donna che uccide il passato. Con questi precedenti non ci si poteva aspettare nulla di diverso e infatti Ruju non fa eccezione. Il buon Pasquale decide di riesumare  per l’occasione tutti serial killer farina del suo sacco, visto che provengono da sue precedenti sceneggiature: l’“Ago” di L’angelo sterminatore,  Cameron Garko alias Hook l’implacabile, Timothy Penderwhile di Morte a domicilio, Philip Lark alias La donna urlante e Terence di Polvere di stelle. Tutti antagonisti ben caratterizzati ma, salvo Penderwhile,  non centrali nella vicenda che li vedeva coinvolti (Ago, Terence) o apparsi in albi non certo indimenticabili (Lark e Hook). Il soggetto sarebbe stato ben più adatto a una storia breve, con il tasto pigiato al massimo sull'ironia, qui colpevolmente assente; anche Groucho è ai minimi termini in fatto di battute. La sensazione è invece quella di uno stanco riciclo e anche l’idea risolutiva del “mutaforma” sembra un po’ buttata lì e non mi pare poi così originale. Si salva al solito bene il malcapitato Di Vincenzo che tornava a disegnare Dylan Dog dopo tre anni  di assenza e ben 5 dalla serie regolare. Bravo soprattutto a realizzare i villain rispettando lo stile dei colleghi che li avevano disegnati in precedenza, a parte Terence che invece appare molto diverso da quelli di Roi, il cui tratto è d’altronde difficilmente replicabile. Non altrettanto si può dire di Stano che in copertina non rende piena giustizia ai cattivoni in questione: Hook sembra fluttuare, Terence assomiglia più a Michael Myers, la “donna urlante” non c’entra nulla con l’originale né con quella che lo stesso Stano aveva ritratto sulla copertina del n. 164.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Sadie)

CITAZIONE: “Ero quasi riuscito a dimenticarli… ma certi orrori non spariscono mai del tutto. Ritornano sempre!

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (62)

Sceneggiatura: Ruju (62)

Disegni: Di Vincenzo (6)

Uscita: dicembre 2005


mercoledì 19 novembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 8 - Autocombustione

 

Dalle nebbie del tempo, torna un'antica maledizione: quella della Lamia, una creatura millenaria, affamata di amore e di morte, che ricomincia a colpire nella Londra di Dylan Dog!

Mmm.. sinossi: Dylan si innamora di una ragazza che in realtà è una creatura mitologica greca e che uccide (anche) suo malgrado e sulle cui tracce c'è una sua simile… è Medusa! L’indagine che verte su una donna che uccide gli uomini con cui si accoppia potrebbe invece ricordare I delitti della mantide, con l’aggiunta di implicazioni soprannaturali. Al di là della scarsa originalità (viene riciclata pure una battuta sulla clessidra dei romani, pag. 148, già usata pochi mesi prima), questa è l’unica storia salvabile dell’ottavo Maxi. A Ruju non interessano le implicazioni monstrum-psicologiche barbatiane del n. 167, né il discorso sulla solitudine chiaverottiano del n. 71, e sforna una sceneggiatura tutto sommato passabile in grado di reggersi sulle proprie gambe, in cui le due donnine-lamie si danno da fare nell'adescare playboy in perenne calore in cerca non solo di vendetta personale (e qui ci sarebbe stata una similitudine anche con La donna venuta dal nulla) ma anche di semplice nutrimento. Peccato non aver osato un po’ di più, sfruttando l’inclinazione naturale “provolona” di Dylan (su cui Bloch ironizza a pag. 113) che avrebbe messo l’indagatore dell’incubo in pericolo sin da subito. Il titolo rimane un po' fuorviante: la combustione c'è, certo, ma non è auto e nemmeno è l'elemento caratterizzante. Ai disegni Montanari & Grassani tirano finalmente fuori una buona prova, forse ipnotizzati anche loro da una Niobe rappresentata bellissima e in grado di catalizzare costantemente l’attenzione su di sé. Le vignette del dinamico duo abbondano di particolari, offrono alcuni sensuali primi piani e qualche bello scorcio turistico dell’isola di Creta.

Curiosità: A pag. 131 (31° tavola) Dylan legge il poema Lamia di John Keats che un’ovvia importanza nell’economia della storia.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Angela)

CITAZIONE: “L’amore brucia”.

VOTO: 6-

Soggetto: Ruju (61)

Sceneggiatura: Ruju (61)

Disegni: Montanari & Grassani (51)

Uscita: giugno 2005


venerdì 14 novembre 2025

Dylan Dog #224 - Sul filo dei ricordi

 

In uno straordinario albo tutto a colori, Dylan intraprende un'indagine che lo porta lungo il sentiero nebbioso della memoria. Eva Collins ha vissuto la sua morte. La ragazza rammenta perfettamente ogni particolare del momento in cui la mano di un killer senza volto si è accanita con violenza su di lei. Il fatto è reso ancora più strano dalla malattia di cui è affetta la ragazza: nella sua mente, infatti, non rimane traccia dei ricordi recenti, che vengono rimossi inspiegabilmente dopo poche ore. Eva affida a Dylan Dog un incarico paradossale: trovare chi l'ha uccisa. Per riuscirci, l'Indagatore dell'Incubo deve illuminare le numerose zone d'ombra del passato della sua nuova, inquietante cliente...

Storia da ricordare solo per il colore "fuori stagione", che non riesce a valorizzare i disegni di Freghieri (o viceversa). Come mi è capitato di osservare più volte, Ruju ha per le mani un soggetto dalle interessanti potenzialità che finiscono con il disperdersi in fase di sceneggiatura. Peccato perché lo spunto iniziale è ispirato a quel capolavoro cinematografico che è Memento, ma si va presto purtroppo a parare da tutt'altra parte; una storia costruita "a ritroso", come il film di Christopher Nolan, sarebbe stata molto più affascinante. Tra l'altro la perdita della memoria breve è espediente utilizzato poco e male nell'albo: Eva quando si risveglia si ricorda quasi sempre di Dylan (!) e si ricorda di tutti gli omicidi (!!) pur non consultando i suoi block notes. Il finale poi è addirittura contraddittorio… I pazienti del Dottor Manson, Eva compresa come lei stessa dichiara a inizio albo, hanno tutti problemi di amnesia “recente” ma ricordano perfettamente il loro passato. Invece all’assassino (e non solo a lui) avrebbero cancellato anche la memoria passata. Mah… In compenso Dylan riesce a riconoscere un vicolo (tra le migliaia che ci saranno a Londra) solo sulla base di una descrizione a voce della cliente del mese. Intrighi politico-militari, personaggi stereotipati, un tocco del tutto inutile di paranormale e uno sviluppo prevedibile appongono il bollo di "mediocre" su questa storia che si rivela un gialletto come tanti, malgrado le positive premesse iniziali. Sergio Bonelli, dalle pagine dell’Horror Club (inedito), informava i lettori che la scelta della colorazione non legata ad un albo “celebrativo” era un suo capriccio, già deciso prima dell’aumento di prezzo delle pubblicazioni bonelliane (che proprio in quel mese aumentavano di 10 centesimi). Comunque sia, uno spreco averla utilizzata considerata la qualità della storia e la resa del colore che nulla aggiunge (se mai toglie) ai disegni di Freghieri che almeno riesce ad arricchire la sua galleria di modelle con la bellissima Eva, tra le ragazze dylaniate più affascinanti che siano uscite dalle sue matite. Intenso il primo piano di Dylan nella copertina di Stano che, con l’effetto delle gocce sul vetro e il killer in ombra sullo sfondo, rimane la cosa migliore di quest’albo. Con quel logo colorato e il titolo mi sarei aspettato una storia sul passato dell’indagatore dell’incubo. Invece…

Curiosità: Nell’Horror Club (inedito) veniva annunciata l’uscita della miniserie bonelliana Brad Barron che vedeva coinvolti autori dylandoghiani come Tito Faraci (autore di tutti i testi), Fabio Celoni (copertinista) e Bruno Brindisi (disegnatore del primo numero).

BODYCOUNT: (11)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Fra poco forse non ricorderò di essere stata qui, né di averti conosciuto”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (60)

Sceneggiatura: Ruju (60)

Disegni: Freghieri (41)

Uscita: Maggio 2005


mercoledì 12 novembre 2025

Dylan Dog #223 - Le due vite di Dream

 

"Dream", "sogno", un nome poetico per una giovane ragazza, la cui esistenza scorre felice fino a quando, un terribile incidente, fa sì che rimanga in bilico fra la vita e la morte. È qui che ha inizio l'incubo di Dream, continuamente di passaggio tra l'esistenza e la non esistenza, un incubo che la fa vivere sospesa tra la dimensione reale e l'aldilà. Tocca a Dylan Dog aiutare Dream ad affrontare e risolvere questa delirante situazione.

Nell’Horror Club (inedito) quest’albo di Ruju ci viene venduto dalla redazione come un “piccolo capolavoro”. In realtà ci troviamo di fronte a una storia discreta, dalle due facce, così come due sono le vite di Dream del titolo. La prima parte, molto “old school” nell'impostazione, cattura subito il lettore alternando momenti quasi poetici, esaltati dalla mezzatinta utilizzata da Piccatto (davvero suggestivi i fasci di luce e la Londra spopolata), a brutali omicidi ben “coreografati”. La seconda, invece, scivola progressivamente in un banale gialletto, che si appoggia all’usato sicuro di Inferni che peraltro la copertina di Stano ci spoilerizza colpevolmente subito. Apprezzabile ritrovare un Bloch parte attiva nell'indagine: è lui a trovare l'elemento comune tra le vittime e non Dylan, una volta tanto, oltre ad essere sulla lista degli obiettivi del serial killer. L’assassino di turno, invece, non ha nessun tipo di appeal a parte quello di essere tremendamente antipatico. E poi come caspita era riuscito a farla franca, in vita, con degli omicidi così plateali tanto da commetterne undici prima di essere arrestato?? Senza contare che rimane sostanzialmente inspiegato il modo in cui si sostituisca a Dream. Finale molto serrato e amaro. Piccatto in quel periodo si divideva tra alti e bassi a seconda dell'ispirazione; qui fa un buon lavoro, a tratti ottimo (della mezzatinta abbiamo già detto), regalandoci una Dream stupenda, sia in versione “dolce” che in versione “assassina”. Peccato per qualche piccolo scivolone qua e là (ultima vignetta di pag. 30, brrrr).

BODYCOUNT: (11)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lo vedi? E’ tornato il sole.”

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (59)

Sceneggiatura: Ruju (59)

Disegni: Piccatto (42)

Uscita: aprile 2005


martedì 4 novembre 2025

Dylan Dog #220 - Concorrenza sleale

 

Debbie Doyle, bella, ricca, intelligente ha deciso di rubare i clienti all'Indagatore dell'Incubo, a colpi di concorrenza sleale. Oltre ad avere aperto il suo ufficio proprio in Craven Road e ad avere come tariffa novanta sterline al giorno più le spese (dieci sterline in meno del salario richiesto da Dylan!), Debbie si avvale per le sue indagini degli ultimi ritrovati tecnologici. Per la prima volta, il nostro eroe si trova a fare i conti con un nemico molto più pericoloso di zombi, vampiri, lupi mannari e mostruosità assortite. Una rivale agguerrita e senza pietà, decisa a espropriarlo del suo territorio di caccia: l'Incubo!

Il 2005 dylaniato si apre con un soggetto che meglio sarebbe stato adatto a un “grouchino”. Il folle assistente dell’indagatore dell’incubo è infatti autentico mattatore e vero assoluto protagonista dell'albo. Il numero di battute sparate a raffica per tutta la sceneggiatura penso sia un record per la serie, ma ritroviamo qui anche un Groucho “serio” che partecipa attivamente all’indagine, spronando un Dylan particolarmente rinunciatario e a tratti irriconoscibile (all’inizio dichiara pure di essere stufo dell’horror!!!) e supportandolo da vero amico. E il baffo riesce pure a fare breccia nello scontroso cuore dell’antipatica Lizzie! Del resto l’idea di base nasce come una sorta di parodia al femminile di Dylan Dog, com’è evidente fin dalla copertina di Stano, visto che Ruju insiste, pure fin troppo, a ricalcare Debbie Doyle sul nostro: stesse iniziali, stesso abbigliamento (almeno dalla cintola in su), assistente al seguito (che però è l’antitesi di Groucho), studio a due numeri civici di distanza in Craven Road con tanto di corridoio pieno di mostri e identica poltrona su cui Debbie siede con le mani in posizione dylandoghiana. Un’imitazione in piena regola che però mostra la corda già dopo le prime 30-40 pagine. Da qui la storia comincia a trascinarsi faticosamente in trasferta, crollando in un finale colmo di incongruenze: perché Debbie fa di tutto per inimicarsi Dylan se ha bisogno di lui?  Perché partecipa all’indagine se fino a poco tempo prima aveva fatto di tutto per restarne fuori, arrivando addirittura ad usare un nome d’arte?? Come fanno i fantasmi a sapere il cognome della gente sbagliando però clamorosamente persona? Tutti difetti che confermano quanto Concorrenza sleale sarebbe stata perfetta per un formato breve in stile “grouchino”. Per fortuna ci sono i disegni di Casertano a rendermi magnanimo. Il Giampo, che si regala anche un cameo nell’ultima vignetta dell’albo, riesce a far emergere con forza il suo tratto malgrado le vignette siano quasi 5-6 per tavola e fitte di dialoghi e battute, supplendo alla carenza di spazi con qualche piccolissimo sforamento dalla “gabbia bonelliana”.

Curiosità: (1)Lizzie rimarca una non-somiglianza di Dylan.. a Hugh Grant!! (2)A pag. 28 viene citato (criticato?) indirettamente il libro Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. (3)A pag. 53 Groucho cita liberamente il panglossismo deriso da Voltaire nel suo romanzo Candido. (4)Nell’Horror Club (inedito) troviamo Dylan, in un bel disegno di Stano, a far da testimonial a una nuova campagna sociale, questa volta contro la dipendenza dall’alcool (e chi meglio di lui..)

BODYCOUNT: 1 (+ una serie di morti non quantificabili nel flashback)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Beh, non potevi pretendere di essere sempre il miglior indagatore in un campo dove non ne esistono altri”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (58)

Sceneggiatura: Ruju (58)

Disegni: Casertano (28)

Uscita: Gennaio 2005


sabato 25 ottobre 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Top Secret

 

Sembrava tutto finito, e invece… Le creature di luce proiettano lunghe ombre sull'Indagatore dell'Incubo, e non intendono dargli tregua!

Penultimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. A differenza degli appuntamenti immediatamente precedenti questa breve storia ha un legame più labile con lo Speciale cui si accompagna, in questo caso Il padrone della luce. Sì, ritornano gli stessi autori, Ruju e Piccatto, e sì, la trama è ancora imperniata sullo spionaggio, ma le creature di luce chiamate in causa dalla sinossi riportata sul sito della Bonelli (quella che trovate qui in alto) stavolta non ci sono, perché a tormentare Dylan sono fantasmi un po’ particolari. La storiella è tutto sommato simpatica: caruccia l’idea dell’ombrello al curaro o Bloch viene implicitamente sfottuto per le sue lagne sulla pensione. Piccatto fa un buon lavoro, sia sui primi piani, sia nelle tavole “in esterna” quasi tutte ambientate sotto la neve cadente. Niente di che, ma nettamente meglio del tremendo Special n. 14!

Curiosità: La storia è stata ristampata su Super Book n. 44 e nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, nel mese settembre 2016.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: Sì (1, fidanzata senza nome)

CITAZIONE: “Sorvegliare, spiare, pedinare. All’infinito.”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (57)

Sceneggiatura: Ruju (57)

Disegni: Piccatto (41)

Uscita: ottobre 2004

venerdì 17 ottobre 2025

Dylan Dog #215 - Il pozzo degli inganni

 

Ruthwen Manor è una fatiscente, antica casa che ha conosciuto in passato tempi decisamente migliori. O forse no. Forse, quella casa un po' isolata ha sempre ospitato un mostruoso segreto. Come quello che causa la sparizione di alcuni poveri immigrati clandestini che si nascondono tra le sue pareti. Persone che nessuno vede, con sogni e ambizioni stritolati da un'esistenza penosa, costretti a subire i ricatti di un delinquente spietato come Stefan Lako. Nazir, Guli, Violeta sono tutte vittime che rischiano di soccombere al sinistro potere della casa di Lord Ruthwen, e sarà Dylan Dog a far sì che per alcuni di loro ci sia una seconda mano di tarocchi da giocare.

Il n. 215 vede ancora una volta ai testi Pasquale Ruju: delle ultime 5 storie uscite sulla serie regolare a partire dal n. 211, ben quattro portano la sua firma. Si rischiava l’indigestione! Anche perché questo albo non è proprio memorabile, anzi. A livello di mero intrattenimento senza pretese risulta anche leggibile, ma sulle pagine di Dylan Dog è lecito attendersi altro che personaggi stereotipati, un tema sociale trattato in modo banale e semplicistico e un mostro anonimo. Già il nome, Cax, non è proprio il massimo, e interagisce pure poco (una persona alla volta, mi raccomando) mentre la storia avrebbe guadagnato se il suo coinvolgimento nell'economia della vicenda fosse stato più ampio. Invece risulta quasi sacrificato nell'intreccio tra papponi, clandestini e prostitute dal cuore d'oro che collaborano come se nulla fosse con Dylan, all'insegna del “volemose bene". Campanello d'allarme grosso come una casa la reazione di Dylan al furto del portafogli: manco s'incazza più, anzi gli dispiace pure per il ladro!!! E si introduce come nulla fosse nella tana del lupo e viene accolto come un buon samaritano nonostante fosse un illustre sconosciuto, pure derubato da uno degli oespiti, che avrebbe potuto/dovuto essere insultato o malmenato dagli abusivi occupanti della casa. Ai bei tempi si sarebbe incazzato come una bestia, poi scoperta la situazione avrebbe cambiato idea (magari facendosi venire pure qualche senso di colpa), fatto sta che questa reazione così remissiva e quest'atteggiamento ultrabuonista da “oldboy-scout” verranno esasperati sempre più negli anni immediatamente successivi. In compenso Bloch risulta ormai totalmente ridimensionato al rango di mero passacarte. Ruju è ancora fresco di ricerche in demonologia visto che, come nel coevo L’alchimista, viene citato ancora Johann Weyer (pag. 75). Funzionano comunque la location della cantina e i vari inganni, compresi il facile tuffo al cuore all'apparire delle partner storiche del nostro e il finto colpo di scena alle pagg. 93-94. La sceneggiatura però prende troppe facili scorciatoie (di fatto Dylan risolve il caso leggendo un libro) e si conclude con un finale stucchevole all’insegna del politically correct. Piccatto torna a “tirare via” che è un piacere, ma ci offre anche alcuni ottimi primi piani, un duo Violeta-Mirjana estremamente sexy e in generale una buona atmosfera nelle sequenze ambientate in cantina con un buon utilizzo del contrasto bianco/nero. Rivedibile invece la rappresentazione di Cax, anonima e frettolosa, stessi aggettivi che affibbierei alla copertina di Stano che continua così il suo momento non particolarmente ispirato.

Curiosità: (1)Con questa storia Ruju superava Chiaverotti per numero di sceneggiature dylaniate, issandosi al secondo posto assoluto dietro all’inarrivabile Sclavi. (2)L’Horror Club (inedito) oltre a far da gancio per Le spoglie del guerriero, l’albo di Napoleone (all’epoca appena uscito in edicola) che ha Dylan come guest star, ricorda ancora una volta l’impegno dylaniato contro l’abbandono degli animali ospitando un disegno a tema di Fabio Celoni.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “C’è molta sofferenza nel tuo passato. Molti dolori. Molti rimpianti. Io posso far cessare quella sofferenza Dylan”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (56)

Sceneggiatura: Ruju (56)

Disegni: Piccatto (39)

Uscita: agosto 2004

lunedì 13 ottobre 2025

Dylan Dog #214 - Manila

 

Jargo il vampiro è morto. Ma non si può dire altrettanto per l'ultima delle creature del suo branco, Alec, che semina morte alla continua ricerca di prede. Manila, la bella vampira che Dylan Dog ha salvato donandole il suo sangue stringe un'inedita alleanza con l'Indagatore dell'Incubo, proprio per eliminare il servo superstite di Jargo. Ma, forse, questa non è l'unica ragione che l'ha spinta a camminare, ancora una volta, al fianco del nostro Dylan...

Accettabile spin-off, più che un vero seguito, della doppia “vampirica” degli albi nn. 180-181 (Notti di caccia/Il marchio del vampiro) che avrebbe dovuto segnare idealmente la fine degli accoliti di Jargo sopravvissuti (e invece…). Tutto si svolge come ci si potrebbe aspettare, senza guizzi di originalità che forse non si poteva nemmeno pretendere essendo una storia nata dalla costola di un'altra. Però Ruju ce lo racconta in maniera solida, con mestiere, azzeccando l'atmosfera romantico-decadente che tanto si addice ai vampiri ma lasciando scivolare via tutto un po’ troppo in fretta. Dylan un po' patetico nel piangere Shannon (da cui si era fatto convincere a partecipare a un rave party!!), dimenticata in quattro e quattr’otto, riguadagna punti nell’impossibile relazione con Manila. Stupenda la scena disegnata da Roi tra i vapori della vasca (pagg. 51-52), così come il primo piano dell’affascinante succhiasangue del titolo a pag. 13 (5° vignetta). Purtroppo Manila non è altrettanto avvenente nella copertina di Stano. Per il resto, a parte qualche notevole sfoderata di canini, ordinaria amministrazione per il buon Corrado che comunque tiene testa ai disegni di Mari nel prequel. Apprezzabile il finale con un Dylan disperato, che è un miracolo non sia stato vampirizzato con tutto il sangue che più volte gli viene succhiato nell’albo.

Curiosità: Bloch fuma (sigari) solo nelle storie disegnate da Corrado Roi, circostanza che si verifica anche in questo n. 214.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA:  No (quasi)

CITAZIONE: “Voi avete avuto quello che volevate. Adesso potete andarvene. Non c’è più niente da vedere qui! Solo polvere”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (55)

Sceneggiatura: Ruju (55)

Disegni: Roi (42)


sabato 11 ottobre 2025

Maxi Dylan Dog n. 7 - L'alchimista

 

Le preziose creazioni dell'alchimista-orafo Dagobert Chain sembrano spingere al suicidio chiunque ne entri in possesso. L'unico che può sciogliere questo letale mistero, a giudizio di Dylan, è lo stesso Chain. Ma c'è un problema… Il sinistro artigiano è da anni ospite della clinica psichiatrica di Harlech!

Dopo il tonfo di FantasmaCercasi, questo settimo Maxi non riesce a riprendersi neppure con l’ultima storia. Titolo spoiler e rappresentazioni ridicole dei Cobol by Montanari&Grassani affossano completamente una sceneggiatura che non brilla per originalità; gli oggetti "maledetti", in precedenza, erano già stati declinati in molte salse nella serie. Ruju cerca di sopperire con mestiere e ritmo sostenuto, senza riuscirci, perché succedono troppe cose e troppo in fretta per far presa sul lettore. Il personaggio della ladra è poco credibile, in compenso Dylan è del tutto irriconoscibile, a tratti irritante e tuttologo: a pag. 250 (o 54° tavola) scopriamo che sa pure fare il patologo dilettante. Il comportamento di Dagobert Chain è insensato fin da quando compare, contraddicendosi più volte, e la rivelazione finale poco aggiunge se non dare la sponda a M&G per la decomposizione accelerata, questa sì ben realizzata.

Curiosità: (1)Dylan torna ad Harlech dopo tempo immemore e riceve il consueto caloroso benvenuto da parte di Lord Chester. (2) Cameo di H.G. Wells (relegato a una sola vignetta) che così compare in due storie consecutive di questo Maxi. (3)A pag. 208 (12° tavola) Dylan ascolta un vinile del clarinettista Benny Goodman. (4) Il De Praestigiis daemonium, che il nostro legge a pag. 268 (o 72° tavola), è un’opera realmente esistente, scritta dal medico olandese Johann Weyer, un best seller per l’epoca pubblicato la prima volta nel 1563. Ignoro però se davvero vi fossero o meno citati i Cobol o Coboli. (4) Dylan “va a segno” in tutte e tre le storie del Maxi, era già successo nel secondo uscito nel giugno 1999.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Courtney)

CITAZIONE: “A volte cercano un ospite umano, si mostrano a lui, solo a lui, e poi si impadroniscono del suo corpo… e aspettano. Aspettano.”

VOTO: 4

Soggetto: Ruju (54)

Sceneggiatura: Ruju (54)

Disegni: Montanari & Grassani (49)


domenica 5 ottobre 2025

Dylan Dog #213 - L'uccisore di streghe

 

Véronique Mercier è una strega! No, non ci riferiamo a una donna dal carattere particolarmente insopportabile; vogliamo proprio dire che è una seguace delle arti magiche, anche se soltanto a fin di bene. Malauguratamente, questo dettaglio non la mette al riparo dalle attenzioni di un folle che, nella cittadina di Beauport, in Francia, sta catturando tutte le "sorelle". Per fortuna, Véronique può ricorrere all'aiuto di Dylan Dog...

Prima (e finora unica) trasferta in Francia per l’indagatore dell’incubo. Attenzione però a non farsi ingannare dalla copertina! Dylan non mette piede a Parigi ma nell’immaginaria cittadina di Beauport situata sulla costa bretone. E anche le streghe con cui si trova ad interagire nulla hanno a che spartire con la vecchia megera a caval di scopa rappresentata da Stano, essendo tutte fanciulle di bell’aspetto. Dall'Agnol e le streghe vanno d'accordo fin dai tempi del n. 69 e di Witches! e, nonostante avesse ormai da tempo abbandonato lo stile “manariano” degli esordi, anche qui il buon Pietro non delude, regalandoci una Veronique decisamente affascinante, a tratti eterea. I suoi suggestivi disegni sono indubbiamente la cosa meglio riuscita di quest’albo, vedasi in particolare la splendida sequenza onirica da pag. 27 a pag. 31. La storia non è poi così terribile come in genere la si dipinge, ma la sceneggiatura soffre di:

1)      Incongruenze: ad esempio scopriamo che Dylan sa il francese. L’ispettore Roquefort gli fa i complimenti, mentre Sandrine lo canzona dicendogli che credeva parlasse in polacco.

2)      Forzature: Dylan che guida con nonchalance in Francia, come conoscesse quelle strade sconosciute da sempre (e senza lamentarsi della guida a destra!). Il suo stesso coinvolgimento nell'indagine.

3)      Errori: il più clamoroso è nel passaggio in cui Madame Trelkovski afferma che Kim (la strega apparsa nei nn. 18 e 63) fosse sua nipote!! Io di nipote ricordo solo Diana, quella apparsa nel n. 60, sicuramente Kim non ha mai avuto nessun tipo di parentela con la Trelky. Incredibile che una svista del genere sia passata indenne dalla supervisione che evidentemente in quel periodo era un po’ disattenta.

Le battute di Groucho sono in gran parte riciclate, Ruju ci scherza sopra proponendo la gag delle ripetizioni, che dopo un po’ viene a noia. L’ambientazione francese risulta sprecata e il finale non è convincente. Da salvare ci sono le visioni indotte da Veronique, la location delle torture e il look evocativo del killer, ma anche qui gran parte del merito va attribuito ai disegni di Dall’Agnol.  Le sevizie alle streghe invece scontano pesantemente l'assenza di vera violenza e splatter su cui, in altri tempi, si sarebbe pigiato l'acceleratore.

Curiosità: Come il precedente Necropolis, anche L’uccisore di streghe è stato adattato come sceneggiato radiofonico trasmesso, in 6 puntate, su Rai Radio2, nello stesso periodo della sua uscita in edicola. Potete recuperarlo su Rai Playsound, cliccando qui e registrandosi (gratuitamente).

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io ho voluto conoscere il futuro. Sapevo già tutto fin dall’inizio… e non si può cambiare il destino...

VOTO: 5,5

Soggetto: Ruju (53)

Sceneggiatura: Ruju (53)

Disegni: Dall’Agnol (12)


mercoledì 1 ottobre 2025

Dylan Dog #211 - La casa dei fantasmi

 

Un'esistenza dorata, quella del signorino Walt, efficientemente accudito, nella sua sontuosa dimora, dall'irreprensibile maggiordomo Edgar e da uno stuolo di solerti servitori. Beh, perlomeno sarebbe dorata se la casa non pullulasse letteralmente di fantasmi! Secondo il padre del giovane rampollo, la situazione potrebbe mettere a dura prova la serenità di Walt, così l'augusto personaggio non esita a coinvolgere nella faccenda direttamente Dylan Dog. Che, in assenza del padrone di casa, non tarda a fare alcune scoperte piuttosto interessanti.

Ruju torna sulla serie regolare dopo oltre un anno e ci regala una storia ben confezionata che rifugge i classici cliché delle case infestata e trova nel maggiordomo Edgar l’autentico mattatore. Edgar Branson, più ligio al dovere del James Stevens di Quel che resta del giorno (The Remains of the day di James Ivory, 1993) per buona parte dell'albo ruba la scena a tutti, Dylan compreso con i suoi monologhi affidati alle didascalie e i suoi rimedi naturali (utilizzati anche contro le manifestazioni ectoplasmatiche!!). Per merito di un’azzeccata location, Ruju riesce a creare un’atmosfera angosciante,  vedasi le inquietanti statue collocate sia negli interni che negli esterni della villa di Brentwood e alle apparizioni degli spettri. Grosso del merito va ascritto ai mirabolanti disegni di Bigliardo che realizza delle indimenticabili “fantasmesse” tanto orrorifiche quanto sensuali nelle loro pose sexy-cadaveriche. Gustosamente spaventosa, in questo senso, la scena in cui Dylan sogna di venire massacrato (pagg. 77-78). Ruju gioca a carte scoperte, non facendo nulla per nascondere la provenienza dei fantasmi. Scelta che ci può stare, anche se pare strano che il mai nominato cliente di Dylan non sapesse nulla delle particolari abitudini del figlio. Al di là del soggetto piuttosto semplice, il vero punto debole è rappresentato dalla risoluzione finale, davvero poco convincente, ultima pagina a parte. Efficace e horror al punto giusto la copertina di Stano, con l’effetto dell'ectoplasma che fuoriesce dal muro.

Curiosità: (1) La firma di Stano in copertina porta ancora come anno il 2003. (2) Il massacro immaginato da Dylan mi ricorda quello subìto da Ray Lovelock in Il delitto del diavolo (1970, di Tonino Cervi). (3) A pag. 49, seconda vignetta, Dylan beve un boccale di birra!!

BODYCOUNT: 2 (oltre alle “già morte”)

TIMBRATURA: Sì (1, Angie)

CITAZIONE: “Organizzazione, efficienza e puntualità sono il segreto per un lavoro ben fatto”.

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (52)

Sceneggiatura: Ruju (52)

Disegni: Bigliardo (5)


sabato 13 settembre 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Elke

 

Una creatura assetata di vite umane sembrava sconfitta. Invece il mostro vive ancora, sepolto nelle profondità marine, ed è pronto a tornare per riscuotere il suo tributo di sangue!

Tredicesimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. Come negli appuntamenti immediatamente precedenti questa breve storia rappresenta un seguito dello Speciale cui si accompagna, in questo caso Goliath e vede il ritorno degli stessi autori, Ruju e Mari. Anzi, più che un seguito, in questo caso una vera e propria appendice che avrebbe potuto fungere da finale vero e proprio. Già in coda dello Special n. 16 infatti era già stata avanzata da Dylan l’idea, suggerita da Jenna (qui richiamata per l’occasione a ripetere la sua teoria), che Urizen potesse avere delle “metastasi”, previsione che trovava conferma nell’ultima pagina. Ruju concede spazio ai demoni interiori di Elke, che diventeranno subito minacciosamente concreti. Dylan dal canto suo afferma di riuscire a dimenticare in fretta tutti gli orrori cui ha assistito, bollandoli come un incubo, caratteristica che sappiamo essere presente fin dalle origini e che da sempre alimenta il suo scetticismo. Per quanto riguarda i disegni, Mari offre una prova in linea con quella di Goliath e in generale non posso che assegnare a questa breve storia lo stesso voto della sua “progenitrice”: un 6, che ripensandoci un attimo, gli sta pure un po’ stretto.

Curiosità: (1) Oltre che in Goliath, il personaggio di Elke era già precedentemente apparso anche in Il prezzodella morte, albo le cui vicende vanno però temporalmente collocate dopo questa storia. (2) La storia è stata ristampata su Super Book n. 36 e nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, nel mese settembre 2016.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ un ipotesi naturalmente.. ma quella che noi abbiamo distrutto potrebbe essere parte di una creatura molto più grande!”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (51)

Sceneggiatura: Ruju (51)

Disegni: Mari (12)


martedì 2 settembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 6 - Futuro imperfetto

 

Uno strano personaggio detiene il potere di influenzare l'avvenire in modo irreversibile. Un dono del genere può rendere chi lo possiede simile a Dio... o al Diavolo!

La storia con le maggiori potenzialità di questo sesto Maxi, anche se le accattivanti premesse non vengono poi confermate. Abbiamo già avuto d’altronde modo di notare come spesso Ruju abbia avuto per le mani un buon soggetto, senza poi riuscire a valorizzarlo in sede di sceneggiatura. Certo che andare a ripescare uno Speciale tremendo come Il padrone della luce non è il miglior biglietto da visita, ma fortunatamente il risultato stavolta è migliore. D'altronde il riferimento a quella storia è per lo più limitato al personaggio di Frances Scott. Gli altri comprimari sono praticamente delle comparse monodimensionali utili a far salire il bodycount, a parte "i riparatori" che mi riportano alla mente i "dottorini calvi" del romanzo Insomnia di King. Funzionano particolarmente bene alcune sequenze in stile Final Destination e soprattutto il finale. Montanari & Grassani si confermano al risparmio, perché anche qui mi sembrano attingere da loro lavori precedenti, ma quando la trama abbandona i flashback a favore di un ritmo narrativo più sostenuto, anche i loro disegni sembrano giovarne. Accettabile, ma visto l’argomento c'era davvero margine per fare molto di più. In ogni caso la ritengo la storia più interessante di questo sesto “balenottero”.

Curiosità: (1) Con questa storia Ruju taglia il traguardo delle 50 sceneggiature dylaniate! (2) A pag. 269 citazione della celebre scena di Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch, film di Billy Wilder del 1955) con tanto di sosia di Marilyn Monroe.

BODYCOUNT: 10 (oltre a un numero imprecisato di altre vittime a bordo dell’autobus)

TIMBRATURA: Sì (1, Frances, ritimbrata)

CITAZIONE: “Pagine e pagine piene di roba… è il resoconto di una storia. Una storia che io non ho mai scritto!”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (50)

Sceneggiatura: Ruju (50)

Disegni: Montanari & Grassani (46)


giovedì 13 marzo 2025

Almanacco della Paura 2003 - Il dittatore

 

Nessuno insidia il potere del dittatore Galvez, il padrone assoluto di Estrella Verde, tranne un gruppuscolo di "revolucionarios" male armati; e saranno proprio loro a colpire con un razzo l'auto presidenziale. Pilar la "bruja", la strega amante del Presidente, può quello che i più rinomati chirurghi del St. Martin, la prestigiosa clinica londinese dov'è ricoverato Galvez, non hanno saputo fare e lo riconduce indietro dal nero sentiero della morte. Ma tutto ha un prezzo, in questo come nell'altro mondo, e il redivivo Presidente è costretto, per rimettersi pienamente in forze, a sottoporsi a un rigoroso regime alimentare. Così, quando sparisce una bella infermiera della clinica, tanto cara a lord H. G. Wells, anch'egli ospite del St. Martin, per essere ritrovata poi sulle sponde del Tamigi orribilmente sbranata, Dylan Dog comincia a indagare…

Storia da ricordare soprattutto per i disegni della “guest star” Domingo Mandrafina. Presentato in pompa magna sia nell’Horror Club del n. 199, sia sulle pagg. 31-32 dell’Almanacco, “Cacho”, argentino nativo di Buenos Aires vantava già una carriera ultratrentennale godendo di fama internazionale, prima di approdare alla corte dell’indagatore dell’incubo per cui disegnerà successivamente un’altra storia (Uno sconosciuto sulla strada, il n. 276 della serie regolare). In Italia molti suoi lavori erano già ben noti per essere state pubblicati sui settimanali “Lanciostory” e “Skorpio” di Eura Editoriale collaborando con grandi sceneggiatori tra cui il “quasi” connazionale Robin Wood, anch’egli all’opera su Dylan Dog in quegli anni. Il tratto peculiare di Mandrafina, così distante da quelli cui i lettori dylaniati erano abituati, si adatta perfettamente alla sceneggiatura concepita da Ruju che orchestra un doppio attentato, uno in patria e uno a Londra, al dittatore di un fantasioso stato caraibico. Si tratta di una trama aliena dai classici schemi dylaniati, il che potrebbe essere anche un bene da una parte, ma Dylan, come successo in altre storie di Ruju, risulta avere un ruolo assolutamente marginale negli intrighi politici in cui suo malgrado resta coinvolto. Eliminando le sequenze in cui appare, la trama starebbe in piedi lo stesso. Peccato, perché i personaggi sono ben caratterizzati, in particolare la “Bruja”, bella, terrorizzante e magnetica (con e senza veli) e il dittatore-zombie (che mi ricorda qualcuno o qualcosa che non riesco a mettere a fuoco) i cui appetiti conferiscono quel tocco di horror che altrimenti sarebbe stato del tutto assente. Ritorna Lord Wells, che sfoggia pure il suo bad detector, in un ruolo un po’ più corposo rispetto alle comparsate immediatamente precedenti. Non convince per niente il confronto finale alla conferenza stampa con Amanda che si fida fin troppo facilmente di uno sconosciuto (Dylan) e poi dimentica pure l’esplosivo come io inevitabilmente scordo le chiavi dell’auto a casa. L’interpretazione del volto di Dylan data da Mandrafina è davvero particolare, ma ci si fa presto l’abitudine. Bloch è fin troppo magro, Groucho quasi assente, Wells invece è sempre lui, perfetto. Stupendi alcuni particolari, come il riflesso degli occhi di Roman sulla lama del bisturi nell’ultima vignetta di pag. 112 (o 80° tavola). Bruttina la copertina di Stano; il maestro ha realizzato in passato degli zombi decisamente migliori di quelli ectoplasmatici che qui attorniano Dylan.

Nel complesso accettabile, ma il soggetto sarebbe stato più appropriato per qualche altro fumetto.

Dei dossier dell’Almanacco ormai sempre più striminziti e poco utili quelli dedicati a film e libri usciti nell’anno. Argomenti interessanti per gli altri, invece: “Lo zoo del terrore” dedicato alle bestie di celluloide, “Texas e morte!” dedicato al mio amatissimo Lansdale (che nel frattempo ha scritto altri millemila romanzi), “Casa, folle casa!” sulla cinematografia di Sam Raimi e “Nella tana del diavolo”, incentrato sulle illustrazioni dell’Inferno.

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ci siamo ammalati anche se rifiutiamo di ammetterlo. Siamo malati di indifferenza!”.

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (49)

Sceneggiatura: Ruju (49)

Disegni: Mandrafina (1)


lunedì 10 marzo 2025

Dylan Dog #196 - Chi ha ucciso Babbo Natale?

 

Ai tempi delle spade e delle furiose battaglie corpo a corpo erano considerati quasi degli eroi guerrieri indomiti e feroci che nulla e nessuno avrebbe potuto fermare. Ma ora, nella Norvegia dei nostri tempi, gli individui segnati dalla maledizione dell'orso sono soltanto una vergogna da nascondere. Roald Thornsen è uno di questi sventurati, ospitati in una sorta di ospedale-prigione, nella regione di Helgeland, ma qualcuno decide di mandargli una lettera per Natale. Una lettera dall'Inghilterra, che condurrà il povero guerriero-orsoa incrociare la sua strada con quella di Dylan Dog!

Al cinema non sono mancati gli horror a tema natalizio, con tanto di killer che indossano il vestito del buon Santa Claus come di recente ha fatto il “simpatico” Art in Terrifier 3 di Damien Leone. Lo stesso accade anche in quest’albo, con il gigantesco Roald che se ne va in giro sotto la neve a mietere vittime vestendo i panni di Babbo Natale apparentemente per puro caso, ma le coincidenze in Dylan Dog non sono mai tali. Ruju confezione una storia solida, senza tanti fronzoli, tesa, veloce e asciutta come l’imponente omicida di pochissime parole venuto dalla Norvegia. Si respira a pieni polmoni atmosfera da slasher anni '80, con tanto di trauma familiare dell'assassino legato a un tragico evento del passato e personaggi caratterizzati a livello di poco più di carne da macello, come da tradizione del genere. Ruju rispolvera una filastrocca in stile “primi 100” e attinge ancora dalla mitologia norrena come aveva appena fatto nell’episodio “Il branco” contenuto nello Speciale n. 16. In quell’occasione aveva fatto ricorso alla leggenda degli Ulfhednar, i guerrieri-lupo, mentre stavolta si serve di una figura affine, ma ben più nota, il Berserker che si va così ad aggiungere alla lista dei mostri più o meno classici affrontati in tanti anni dal nostro. Dylan, in trasferta per altri motivi, entra in maniera casuale nella vicenda, ma si mostra subito sul pezzo, ben più della malcapitata polizia locale, modello “Signora in giallo”! Al suo fianco troviamo un Groucho in gran forma. Peccato che gli omicidi rimangano quasi tutti fuori campo, con splatter non pervenuto, che è un po’ come vedere un capitolo di Venerdì 13 tutto tagliato. Il finale ha qualche scricchiolio (Serena innamorata di Vincent???), ma per il resto è apprezzabile e il comportamento di Dylan davanti al “mostro” assolutamente coerente. Nell’Horror Club (inedito) ci viene rivelato che un nostalgico Casertano ha voluto fare un tuffo nel passato riavvicinandosi, come segno, allo stile dei suoi primi albi dylaniati. Il che è in parte vero perché è evidente la marcia indietro rispetto al tratto grottesco adottato in albi di poco precedenti come Il "progetto" o Requiem per un mostro. Ne viene però fuori uno strano ibrido che non mi ha convinto del tutto e anzi ho trovato alcune vignette che non dico “tirate via”, ma indubbiamente meno incisive rispetto al consueto standard di eccellenza del “Giampo”. Bella la copertina a tema di Stano, anche se Dylan sembra avere le orecchie “a sventola”. Stuzzicante il titolo anche se un tantino fuorviante.

BODYCOUNT: 16

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Notte di ghiaccio, notte di neve, viene Natale con passo lieve”.

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (48)

Sceneggiatura: Ruju (48)

Disegni: Casertano (26)


sabato 1 marzo 2025

Dylan Dog Gigante n. 11 - Horror Cult Movie

 

Che cosa c'è di meglio che godersi un bel film dell'orrore, comodamente seduti nel buio di una sala cinematografica, assaporando il piacere di sapere che basta poco per liberarsi degli incubi che prendono vita sullo schermo? In fondo, non c'è altro da fare che lasciare la sala… O, perlomeno, così sarebbe se il film in questione non fosse l'ultima opera di John Munro, un regista tanto fedele al suo stile da suicidarsi con una motosega. Come ultimo regalo al pubblico in lacrime, tra cui anche Dylan Dog, Munro ha però lasciato una misteriosa eredità: il capitolo definitivo della sua truculenta saga, "Bloody Evil VIII". Un film di cui si può dire tutto, ma non che sia come tutti gli altri…

Annata fortunata il 2002 per Pasquale Ruju. Horror Cult Movie, terzo Dylandogone a storia unica, non sarà certo un capolavoro, ma è senz’altro un buon prodotto. Il soggetto è interessante anche se non originalissimo: qualcosa di vagamente simile si era già vista in Losguardo di Satana e ancor più alla lontana si potrebbe rintracciare qualche affinità con Horror Paradise. Il modello di riferimento, almeno parziale è però da rintracciarsi in Demoni (1985) di Lamberto Bava, uno dei migliori horror made in Italy degli anni ’80. Ma è la sceneggiatura a portare avanti la baracca, riuscendo a non annoiare nonostante la lunghezza elefantiaca della storia. Ruju tiene viva l’attenzione grazie a un buon ritmo, a rimandi e strizzatine d'occhio a Romero, Carpenter, Evil Dead (oltre che al già citato Demoni) e naturalmente al sano action-horror di serie B (beast movie compresi) e a una spruzzata di metacinema, o meglio sarebbe dire metafumetto (le didascalie con gli inserti di sceneggiatura). Non ci sono veri momenti di stanca grazie ai vari intermezzi dei "Bloody Evil", se mai c'è da recriminare per la scarsa presenza di Groucho che poteva essere integrato anche nel resto della storia e risultare più simpatico nell’anticipare i colpi di scena del film rispetto all’insopportabile Hassel. Di Vincenzo in gran spolvero, ottimi i suoi disegni su cui riversa fiumi di china proprio come piace a me. I suoi vari mostri, zombi e indemoniati se pur spesso tenuti in penombra sanno essere terrorizzanti, mascherando la carenza di splatter presente più a parole che nei fatti; d’altronde lo stesso Dylan a pag. 22 ammette indirettamente che lo splatter in quel momento non andava di moda. Note negative: i ragazzini, fin troppo presenti e alla lunga poco sopportabili. Mi perplime anche il cinema in cui si svolge la vicenda: nella maggior parte delle vignette sembra totalmente deserto a parte Dylan e gli altri co-protagonisti, ma in un paio di occasioni sbuca qualcuno che non si capiva dove stesse seduto. Per la copertina Stano abbandona il consueto stile pittorico adottato per i Giganti, ma il concept funziona comunque alla grande; occhio a Ghostface in ultima fila!

Curiosità: (1) Dylan aveva già capito quasi tutto a pag. 92 (o 88° tavola)! (2) A pag. 64 (o 60° tavola che dir si voglia), nella 2° vignetta compare la locandina di L’ultimo Boy Scout (The Last Boy Scout, 1991) diretto da Tony Scott con protagonista Bruce Willis. (3) A pag. 225 Dylan cita i fumetti di Little Nemo, realizzati dal disegnatore statunitense Winsor McCay nei primi del ‘900, in cui il bambino protagonista ogni notte vive delle fantastiche avventure nel mondo dei sogni che puntualmente nell'ultima vignetta svaniscono al suo risveglio.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: Sì (1, Minnie)

CITAZIONE: “L’obiettivo scava dentro di lui fino a rivelarne tutta l’angoscia… il tormento

VOTO: 7,5

Soggetto: Ruju (47)

Sceneggiatura: Ruju (47)

Disegni: Di Vincenzo (5)