La leggenda narra che, nel
1713, Giuseppe Tartini compose "Il trillo del diavolo" ispirato da
uno strano sogno: il demonio in persona eseguiva per lui quella che sarebbe
diventata la sua sonata più celebre. Oggi, quasi trecento anni più tardi, la
stessa musica sembra poter scatenare la follia, toccare quelle corde dell'animo
umano che spingono a commettere omicidi e atti violenti.
Fin dal
mitico n. 1 sappiamo che Dylan è solito
suonare (male a detta sua e di Groucho) il “Trillo del Diavolo” con il suo
clarinetto, sebbene la sonata fosse stata concepita per violino e basso. Non ci
era finora mai stata raccontata la genesi dell’opera composta nel 1.713 da
Giuseppe Tartini che è invece fonte di ispirazione per l’albo scritto da Ruju. La
sceneggiatura elaborata da quest’ultimo è semplice e derivativa, ma tutto
sommato formalmente corretta ed efficace. Alcuni passaggi meno riusciti sono
compensati da alcune sequenze lodevoli: il diavolo che appare a Tartini come nell’aneddoto
del sogno realmente raccontato dallo stesso compositore (così come riportato dall’astronomo
Jerome Lalande nel libro Voyage d'un Français en Italie, fait dans les
années 1765 et 1766), l’incipit con il massacro a teatro, l’incubo di
Natasha e l’idea delle fotografie dei morti utilizzate come note da inserire
nello spartito. Sequenze che guadagnerebbero se accompagnate dalle
giuste musiche, penso ad es. a quella pag. 66. Altre sequenze risultano invece
superflue (quasi tutte quelle in cui appaiono gli scagnozzi di Strauss, quella
al manicomio criminale su tutte) e pure dannose perché finiscono con il levare
spazio al finale che appare così un po’ troppo frettoloso. Mi ci sarei
aspettato di trovarci i diavoli che compaiono nella sulfurea copertina di
stano, invece nisba. I dialoghi non sono brillantissimi, così come le battute
di Groucho che almeno sono frequenti e finalmente, dopo parecchio tempo,
ritrovano anche Dylan come “spalla” (pag. 52). Disegni di
Rinaldi davvero buoni in quest' albo, soprattutto sui primi piani dei
personaggi. La sequenza muta che va dall'ultima vignetta di pag. 18 alla prima
di pag. 20 è tanta roba. Splendida la vignetta conclusiva. In tema di violini
aveva tra l’altro già fatto coppia con Ruju nel deludente Il violinista.
Curiosità:
(1)Il delitto a pag. 57, con la testa della vittima conficcata
nell’appendiabiti, è una citazione a Opera di Dario Argento. (2)Mi
sfugge come Dylan sia riuscito a fare un cappio al collo dello scagnozzo che
finisce impiccato (pagg. 60-61). (3)Chissà se per rappresentare il sogno di
Tartini, Rinaldi si è ispirato all’ illustrazione di Louis-Léopold Boilly che
riporto in calce al post.
BODYCOUNT: 28
(oltre a una serie di vittime non quantificate nel finale)
TIMBRATURA:
No
CITAZIONE: “Eseguiremo
una sonata che non si è mai sentita in nessun luogo, in nessuna epoca! Il brano
perfetto, assoluto, che Tartini ha potuto solo sognare! Il trillo del diavolo!”
VOTO: 7
Soggetto: Ruju
(64)
Sceneggiatura:
Ruju (64)
Disegni: Rinaldi
(7)
Uscita:
aprile 2006


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