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sabato 31 gennaio 2026

Dylan Dog #249 - I ricordi sepolti

 

Ti ho mai raccontato di quella volta che sono morto?!È così che cominciavano alcune delle strane storie che Barton Darke, padre di Merian, raccontava alla figlia ancora bambina. Avventure meravigliose popolate di nani, alberi parlanti, tesori sepolti e morti viventi! Favole nere divenute terribilmente reali quando l'uomo, anni prima, è scomparso, letteralmente inghiottito dalla terra del campo dei morti! Un incubo che Merian, trasferitasi a Londra, era riuscita a lasciarsi alle spalle, ma che ora deve riaffrontare con l'aiuto di Dylan Dog!

Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto” cantavano gli “Elio e le storie tese”. Qui il cacciapalle millantatore, che si scoprirà essere poi morto davvero, è il padre della fidanziata dylaniata di turno, la complessatissima (e vorrei vedere non lo fosse) Merian, co-protagonista della storia confezionata da Mignacco che torna a sceneggiare una storia di Dylan Dog a cinque anni di distanza dal deludente L’uomo nero. Le fonti di ispirazioni dichiarate per il soggetto sono praticamente agli antipodi per qualità e intenti: Big Fish (2003) di Tim Burton e Boogeyman  (2005) di Stephen Kay. Ne esce fuori uno strano ibrido, una ghost story in cui i fantasmi del passato appaiono quanto mai tangibili e che si lascia apprezzare per le atmosfere oniriche, soffrendo però di un’aritmia narrativa che spezza di continuo la tensione e buttandoci in faccia una soluzione del caso, durissima sì, ma anche troppo realistica e quindi in definitiva deludente. Sono però i dialoghi il vero tallone d’Achille della sceneggiatura, soprattutto quelli che intercorrono tra Dylan e Merian: banali, melensi, a tratti pure irritanti (vedasi finale). Un ricordo che avrei preferito tenere sepolto se non fosse per i disegni di un Roi in ritrovata forma dopo due anni di assenza dalla serie. Il buon Corrado riesce a creare un clima angosciante in cui l’orrore è sempre dietro l’angolo. Mignacco poi gli serve sul piatto d’argento un flashback in “cornicetta”, un grande classico dylaniato che per Roi è praticamente un marchio di fabbrica dai tempi di Dal profondo. Particolarmente inquietanti le improvvise apparizioni della madre di Merian e davvero efficace il lavoro fatto sugli occhi di quest’ultima. Stupenda la vignetta grande di pag. 14 che Stano ripropone sulla copertina con Dylan nelle vesti dell’appeso. Cover che stavolta non mi dispiace affatto, malgrado ancora una volta lo sfondo non mi convinca.

Curiosità: A pag. 57 Dylan ha la camicia completamente aperta, mentre fino alla pagina precedente appariva abbottonata fin quasi al collo.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Merian)

CITAZIONE: “Le cose che ho visto questa sera sono miei ricordi… mi appartengono!”

VOTO: 5,5

Soggetto: Mignacco (15)

Sceneggiatura: Mignacco (17)

Disegni: Roi (45)

Uscita: giugno 2007


giovedì 29 gennaio 2026

Dylan Dog #248 - Anima d'acciaio

 

Un vecchio armaiolo, amico di Dylan, è convinto che le pistole abbiano un'anima e, a chi le sa ascoltare, possano persino suggerire il nome delle loro prossime vittime. L'Indagatore dell'Incubo è scettico ma dovrà ricredersi quando il vecchio artigiano verrà trovato morto, ucciso proprio dalla fedele pistola di Dylan e, forse, dai sensi di colpa riapparsi all'improvviso come spettri dal passato. Questo è però solo il primo di una lunga catena di delitti che impegneranno l'investigatore di Craven Road e Jessie James, la sua nuova cliente, in una frenetica corsa contro il tempo per svelare il sanguinario piano concepito da un assassino freddo, come l'acciaio.

Quarta storia dylaniata per Bruno Enna che finalmente debutta anche sulla serie regolare a tre anni di distanza dal suo esordio su Maxi con L’uomo di plastica con un albo che è il perfetto esempio a sostegno di una mia teoria applicabile a fumetti, libri e film: raccontami pure la stessa storia, basta che me le racconti bene. E di oggetti che causano morte o inducono al suicidio se ne sono visti tanti nella serie, anche con risultati eccellenti a partire dal prototipo de Gli Uccisori e passando per Il signore del silenzio e Abyss, per poi essere riproposti successivamente con minor fortuna. E’ indubbio comunque che da un soggetto non originale si possa ricamare una valida sceneggiatura come quella orchestrata da Enna, composta da dialoghi veloci, repentini cambi di scena e una struttura quasi circolare, impreziosita da un breve ma riuscitissimo prologo di stampo dylaniato classico. Non mi convincono appieno solo l'atteggiamento scettico e inspiegabilmente rinunciatario di Dylan e il contrapposto interesse, quasi eccessivo, di Jessie James; mi aspettavo un suo coinvolgimento personale per giustificare la sua maniacale ricerca della famigerata Colt che invece manca (e si sente). Probabilmente la storia si sarebbe meglio prestata al tratto di altri disegnatori, tuttavia il lavoro di Celoni conferisce alla vicenda il giusto tocco inquietante e malsano, regalandoci una spettacolare esecuzione dei suicidi e alcuni ottimi primi piani, finendo paradossalmente con il risultare un surplus e non un difetto. Questa è un’altra copertina di Stano do quel periodo che non mi piace a causa dello sfondo che ha una resa quasi posticcia.

Curiosità: (1) A pag. 9 citato La porta dell’inferno. Chissà come avrà fatto il vecchio armaiolo a riparare miracolosamente la Bodeo di Dylan che era stata gettata in una stufa accesa nel n. 101. (2) Nell’Horror Club ci vengono rivelate le fonti di ispirazione di Enna per quest’albo: il film Winchester 73 (1950) di Anthony Mann e il documentario Bowling a Colombine (2002) di Michael Moore. (3)Sempre nell’Horror Club (inedito) veniva annunciata l’uscita ad agosto di una nuova pubblicazione dylaniata, composta da 4 storie di 32 pagine tutte a colori. Ancora non ce ne veniva però rilevato il nome, ovvero il Color Fest!

BODYCOUNT: 5 (più altri 7 morti in un incendio non mostrato)

TIMBRATURA: No (sarebbe sì, ma avviene fuoricampo e quindi non conta)

CITAZIONE: “Ebbene, cosa direste si vi rivelassi che le armi, tutte le armi, hanno un’anima?”

VOTO: 7

Soggetto: Enna (4)

Sceneggiatura: Enna (4)

Disegni: Celoni (4)

Uscita: maggio 2007


martedì 27 gennaio 2026

Dylan Dog #247 - Tutti gli amori di Sally

 

Sally è convinta che un solo uomo non possa dare a una ragazza tutto ciò che il suo cuore, il suo cervello e il suo corpo desiderano. Ce ne vogliono almeno tre: un marito, un amante e un vero amico. Una situazione apparentemente ideale che si frantuma quando compare Mort Haggarth, un violento assassino che cancella i volti delle sue vittime a martellate e che reclama Sally solo per sé. E quando Dylan accetta di aiutare l'amica a sfuggire al suo persecutore, anche l'Indagatore dell'Incubo diviene per Mort un pericoloso rivale da togliere di mezzo...

Storia dal sapore chiaverottiano questa di Ruju, tant'è che se non fosse per il nome sul tamburino e i dialoghi (non freschi e brillanti come quelli dell’autore torinese) avrei faticato a disconoscerne la paternità. Complice ovviamente anche la presenza ai disegni del grande Dall'Agnol (a cui nell’Horror Club sono riservati grandi complimenti) che con il buon Claudio è sempre stato in sintonia, creando un fortunato sodalizio nel primo decennio di vita dell’indagatore dell’incubo. Il doppio (improbabilissimo) finale e l'altrettanto assurda (ma a suo modo geniale) trovata dell’osteomorfosi restituiscono un'identità genuinamente horror a un fumetto che da tempo l'aveva persa, elementi che, insieme a quello del killer "pittoresco" (Mort Haggart, un uomo che non esiste) erano tutti marchi di fabbrica della ditta Chiaverotti. Certo non è tutto oro quella che luccica: la sceneggiatura ha evidenti falle e il personaggio di Sally non è caratterizzato a dovere, con l’inevitabile conseguenza che risulta davvero difficile appassionarsi alle sue sorti, la vendetta dell’assassino appare forse un po’ tardiva; dei dialoghi abbiamo già detto. Difetti su cui, avendo un debole per gli albi dalle atmosfere “old school” riesco in parte a soprassedere. Dall'Agnol meraviglioso, in particolare nel prologo e nella prima inquietantissima apparizione di Mort a Sally (pagg. 34-35). Stupendi gli occhi nel buio della vittima a pag. 17 e colpiscono, in tutti i sensi, le vignette in cui Haggart si manifesta con la sua strana fisicità. La copertina di Stano, invece, non riesce a rendergli giustizia.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quello che è vero è che un uomo solo non riesce mai a dare a una ragazza quello che vorrebbe. Ne occorrono almeno tre. Un marito, un amante e un vero amico”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (66)

Sceneggiatura: Ruju (66)

Disegni: Dall’Agnol (13)

Uscita: aprile 2007


venerdì 23 gennaio 2026

Dylan Dog #246 - La locanda alla fine del mondo

 

L'"Indagatore dell'Incubo" si perde in una tormenta di neve proprio mentre si sta dirigendo a Thetford, un minuscolo paese della campagna inglese. Dylan è stato chiamato in quel posto dimenticato da un vecchio collega di quando vestiva ancora la divisa da poliziotto: c'è bisogno del suo quinto senso e mezzo per risolvere il caso di due ragazzi misteriosamente svaniti senza lasciare traccia. E anche Dylan rischia di sparire per sempre, nel momento in cui mette piede nella locanda alla fine del mondo!

Albo che a una lettura superficiale potrebbe apparire molto meglio di quanto sia in realtà, anche se l’ho leggermente rivalutato. Si parte con il sogno del prologo che non avrà nessuna vera utilità nell’economia della storia e si passa poi al cliente di turno, un ex collega di Dylan accompagnato e raccomandato da Bloch, che appare già un campanello dall'allarme con la sua apertura così disinvolta anche alle ipotesi soprannaturali (e Bloch che pensa addirittura a un coinvolgimento dell’Interpol!!). Comunque abbiamo un’indagine, abbiamo una trasferta con tanto di tempesta di neve (e Dylan che crede di poter trovare delle tracce su un prato sotto un abbondante nevicata!!!), abbiamo l'aggressione di una belva sconosciuta e l'arrivo del nostro in una misteriosa locanda che intuiamo subito stare oltre la soglia della realtà. La struttura della trama ricorda molto quella dell’albo che considero più riuscito di Masiero, ovvero L’inquilino misterioso: partenza con indagine “tradizionale” e poi passaggio di Dylan in un’altra dimensione. E nel n. 230 era proprio la seconda parte a funzionare, con l’immersione del racconto nel misterioso appartamento prima e nella Londra vittoriana alternativa dopo. E anche in questo n. 246 è l’atmosfera che si respira all’interno della locanda e nei suoi immediati esterni il miglior pregio dell’albo e il merito è da attribuirsi principalmente a un Freghieri in rinnovata ispirazione creativa. Tante le tavole da incorniciare, potentemente evocative (pag. 73), suggestive (pag. 67), destabilizzanti (pagg. 70-71) e capaci di fornirci squarci infernali come l’artista piacentino non ci mostrava dai tempi di Ultima fermata: l’incubo!. Peccato i racconti dei suicidi siano però pochi e poco sviluppati per risultare davvero incisivi e probabilmente avrebbero avuto necessità di un formato con più pagine come quello dello Speciale per riuscire a lasciare un segno tangibile. Il modello del racconto dei morti di Totentanz è inarrivabile, ma ciò non toglie che si sarebbe potuto fare di meglio. Poi la sceneggiatura finisce con l’arrivare a un punto morto e allora prima vengono tirati in ballo i soliti Inferni (con cameo dell'immancabile direttore) poi salta fuori dal nulla sta ex compagna di college di Dylan che riesce a fare tutto, ma proprio tutto, con i suoi presunti poteri (???), persino farla in barba al diavolo e resuscitare i morti. Un deus ex machina assoluto, privo di qualunque giustificazione e fondamento. E non ci vengono risparmiati neppure la tirata moralista e il lieto fine. La copertina, con un Dylan mai così minuscolo, mi ha sempre richiamato alla mente, come concept, La casa sull’abisso di William Hope Hodgson, anche se non ho trovato in internet copertine del romanzo che avrebbero potuto fungere da modello diretto per Stano.

In un afflato di generosità mi spingo a darle la sufficienza, facendo pesare maggiormente sul piatto della bilancia i disegni di Freghieri.

Curiosità: L’albo è dichiaratamente ispirato, a partire dal titolo, a La locanda alla fine dei mondi (The Sandman: World's End) un ciclo di storie pubblicate originariamente nella serie a fumetti Sandman, scritta da Neil Gaiman, e poi raccolte in un volume antologico pubblicato nel 1994.

BODYCOUNT: 0 (sono già tutti morti o quasi)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lasciate ogni speranza, voi che entrate”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (7)

Sceneggiatura: Masiero (7)

Disegni: Freghieri (46)

Uscita: marzo 2007


mercoledì 21 gennaio 2026

Dylan Dog #245 - Il cimitero dei freaks

 

Al cimitero dei freaks, negli ultimi tempi non è insolito trovare una tomba profanata. Magari scoperchiata da chi non riesce a trattenere la sua curiosità morbosa e vuole ammirare questi scherzi della natura anche una volta defunti. Oppure da qualcuno in vena di divertirsi compiendo atti vandalici, disturbando il sonno eterno di chi, in genere, a causa della sua deformità, ha già dovuto sopportare fin troppe angherie nel corso della vita? Uno di questi indesiderati visitatori notturni, però, ci rimette la pelle, orrendamente ucciso a morsi. I segni sul corpo della vittima sono inconfondibili e riconducono all'impronta dei denti di Clive Mouthy Geller, il cui cadavere, stranamente, manca all'appello degli ospiti del cimitero!

Premessa: non mi è mai tanto andata a genio la trovata del cimitero dei freaks, luogo di sepoltura di Johnny Freak. Si è tanto parlato dei diversi, mostri fuori e belli dentro, uguali (se non migliori) delle altre persone e poi li si ghettizza in un cimitero ad hoc con tanto di guardiano (Quasimodo di cui abbiamo fatto la conoscenza nel n. 127 e apparso anche in Qualcuno nell’ombra), anch’egli freak? Personalmente la trovo una contraddizione… dovremmo essere tutti uguali proprio dal momento in cui siamo orizzontali (parafrasando "Carlo e Licia" dei Gem Boy). Insomma almeno da morti non dovrebbero esserci differenze e invece. Ah, come sempre seguono spoiler.

Passando all’albo, devo confessare che genera in me sentimenti contrastanti: ci sono cose che mi sono piaciute, altre meno, una mi ha spiazzato negativamente. Alle prime possiamo ascrivere situazioni brillanti e dialoghi divertenti (bellissimo il siparietto con Dylan e Bloch a letto dopo il rinvenimento dei cadaveri in quel di Craven Road n. 7), un Groucho in forma smagliante e la beffarda presa in giro di alcuni luoghi comuni in fatto di donne (vittima il povero Dylan a cui non viene risparmiato l'ennesimo coito interrotto). Barbato si diverte a far emergere l’ipocrisia sentimentale di Dylan che si professa innamorato dell’imperscrutabile (per lui) Amelia per poi finire a letto con la conturbante Sherilee senza troppi complimenti. I due personaggi femminili sono, tra l’altro, i meglio caratterizzati dell’albo. Tra i difetti ci metto invece alcune zoppie nella sceneggiatura: la "sparizione" improvvisa dalla scena della tanto amata Amelia (ma non escluderei che Paola l'abbia fatto volontariamente), l'improbabilità degli assassini commessi dalla pettoruta femmina fatale (passi con un po’ di fantasia quello delle “mani”, ma come può aver ucciso a colpi di bilanciere due uomini terrorizzandoli pure?) e lo spiegone finale, debolezza tipica delle prime produzioni barbatiane e che torna qui a palesarsi. Tutti difetti su cui si potrebbe comunque soprassedere. Quello che proprio non mi è piaciuto è ovviamente la conclusione, per me anti-dylaniana a cui paradossalmente si arriva esasperando all'eccesso estremo una delle caratteristiche peculiari dell'indagatore dell'incubo: il rispetto per il diverso. Un eccesso che recherà purtroppo conseguenze anche per altri albi a venire. Per me rimane inaccettabile, qualsiasi siano le motivazioni, l'atteggiamento di Dylan di fronte a un'assassina che ha ucciso (anche persone che non avevano chissà quali colpe) e organizzato tutto a sangue freddo con buona pace del suo amato “Elephant Man”, che, essendo a conoscenza di tutto, ne è di fatto complice. Fidandosi peraltro di una persona la cui sincerità e fedeltà vengono più volte sbugiardate nel corso della storia. Avrei preferito un finale “tragico”, con Dylan dylaniato sì dai dubbi, ma con la morte di uno tra Sherilee e Fundbuster (o di entrambi) a risolvere i suoi dilemmi interiori. Su Mari nulla da dire, ottima prova, con un lavoro sempre fondamentale sugli sguardi dei personaggi che comunicano con violenza le emozioni più forti dei personaggi. La copertina monocromatica di Stano appare invece sciatta e anche la postura di Dylan ha qualcosa che non mi convince.

Resta una buona storia con un finale che mi va di traverso e che non riuscirò mai a digerire.

Curiosità: (1) Da questo numero scompaiono i titoli dei capitoletti interni. (2) Il seno di Sherilee è bersaglio di alcune battute di Groucho e pure una di Quasimodo ed è talmente “importante” che anche Dylan non riesce a far finta di nulla (vedasi sbirciatina alla prima vignetta di pag. 25)

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Sherilee)

CITAZIONE: “..Ma l’amore non ha paura della morte. Dovrebbe essere la morte ad avere paura dell’amore..”

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (29)

Sceneggiatura: Barbato (28)

Disegni: Mari (16)

Uscita: febbraio 2007


lunedì 19 gennaio 2026

Dylan Dog #244 - Marty

 

Julian Kidd è giovane, bello, ricco e molto, molto vendicativo! Non provate ad essere scortesi, con lui… la paghereste cara, facendo una fine poco piacevole, probabilmente bagnata dal vostro stesso sangue! Marty Kevorkian è un pensionato, grassoccio e dall'aria un po' triste. Di carattere mansueto, vive in un'abitazione modesta e sulla sua agendina ha scritto il nome di un solo amico: Dylan Dog. Può esserci un legame tra due vite così distanti come quelle di Julian e di Marty? E perché Dylan, in questi giorni, è colto da una profonda malinconia?...

Premessa: tutto il post, scheda compresa, è piena di spoiler. Valutate se proseguire.

Se Ucronìa si poteva considerare come l'addio al personaggio, Marty potrebbe idealmente rappresentare il commiato di Sclavi dinanzi ai lettori e come tale lo valuto, anche se questo non è l’ultimo albo che ha scritto. Qui il Tiz, con l’apporto al soggetto della moglie Cristina Neri, si fa apparentemente uno e trino: è Dylan, è Marty, è (e allo steso tempo non è) il killer con le fattezze di Jude Law. Aderendo al suo stesso dogma del "non è successo niente" la triade diviene bipolarismo (uno dei tre non esiste nemmeno nella finzione): uno (Sclavi-> Dylan, Marty->Julian Kidd) è un po' quello che l'altro avrebbe voluto essere, ma in fondo si può notare come Dylan e Marty (e quindi Dylan e Sclavi) si somiglino tantissimo. Persino Dylan conduce una vita da pensionato! Sclavi ricerca la commozione in modo più spontaneo rispetto alla lacrima facile di altri albi come Johnny Freak, ma forse troppo esplicitamente e in maniera troppo insistita per emozionarmi davvero, anche se ce la mette proprio tutta e un po' ci riesce nel convincermi che il male brutto, quello vero, è la solitudine. Un gran classico di Dylan Dog. Però mi commuove di più pensare che se ne è andato lui come autore dylaniato e qui torniamo al commiato di cui sopra. Saluto reso ancor più evidente dal ricorso a tematiche ed espedienti narrativi appartenenti più all’epoca dei “primi 100” che del decennio successivo e che lo stesso Dylan sembra voler stancamente ricordare sulle pagine del suo diario. La solitudine, l’emarginazione, il binomio amore-morte, i “mostri siamo noi” (tutti sono potenziali assassini), lo splatter esagerato e catartico (spettacolare pag. 82), lo spettro sumero nel frigorifero, il male incurabile, l’assassino che ripara i torti piccoli e grandi subiti nel passato (e qui si apre un ulteriore spettro di ulteriori “auto-citazioni” relative alle vittime, vedasi l’impiegata maleducata, ecc..), tutto già visto/letto, persino alcuni omicidi (tutti ben “coreografati”) e alcune battute di Groucho (es. pag. 15 “si è poi sposata tua mamma”?) sono rivisitati o riciclati. Non tutto torna nella costruzione della vicenda: come può Marty essersi vendicato, tramite Julian Kidd, dei propri genitori visto che erano già morti? In più le date sulla lapide della madre sono inconciliabili con l’età di Marty. Prime due pagine e ultima (con citazione di Guccini) invece lasciano il segno. Molto bene Casertano, che, sulla carta, non sembrava adatto al tipo di storia, ma che come al solito riesce ad esprimere molto bene le emozioni dei personaggi e nelle sequenze degli omicidi (ottima anche quella di pagg. 74-75) riesce sempre a dare quel quid in più, versando ettolitri di china. La copertina di Stano descrive al meglio la mestizia e la malinconia che si respirano nel corso dell’albo.

Albo di difficile valutazione.

Curiosità: (1) Titolo e co-protagonista dell’albo, come ci viene rivelato nell’Horror Post, sono un omaggio al film Marty, vita di un timido (Marty, 1955) vincitore di 4 premi Oscar e della Palma d’Oro al Festival di Cannes, diretto da Delbert Mann e con Ernest Borgnine protagonista. (2) Si rivede Botolo che sulla serie regolare non appariva, se non vado errato, dal n. 127. (3)Trentesima storia disegnata dal veterano Casertano, qui giunto alla sua 14° (e non ultima) collaborazione con Sclavi. Un sodalizio fortunatissimo. (4)A pag. 15 viene citato il la raccolta di massime Pessimismi di Eric Marcus.

BODYCOUNT: 9 (di cui 8 solo immaginati)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non sono un pessimista, sono un ottimista che ha fatto molte esperienze”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Sclavi (124), Neri C. (2)

Sceneggiatura: Sclavi (132)

Disegni: Casertano (30)

Uscita: gennaio 2007


giovedì 15 gennaio 2026

Dylan Dog #243 - L'assassino è tra noi

 

In una notte di tempesta il Maggiolino di Dylan decide di guastarsi e di lasciarlo a piedi nel bel mezzo di un'isolata strada provinciale. All'Indagatore dell'Incubo non resta che trovare rifugio nello sperduto Bates Motel. Dylan non rimane l'unico occupante delle stanze dello scalcinato albergo e, nel giro di poche ore, le camere si riempiono di altri clienti, giunti in quel luogo per scampare alla furia della pioggia o spinti dalla semplice sfortuna. Ma la luce dei fulmini che rischiarano la notte proietta un'ombra terribile su tutti loro… quella di uno spietato assassino!

Brillante con uno dei finali più sorprendenti di sempre. A me è sempre piaciuto… parlo di Identità (Identity, 2003) ovviamente, il film di Mangold che Sclavi ha cop… ehm... citato in quest'albo, fonte di ispirazione che verrà rivelata solo nell’Horror Club dell’albo successivo per mantenere l’effetto sorpresa. Nel soggetto andava forse messo il nome di Michael Cooney (l'autore dello script della pellicola) per come pochissimo (nulla?) ci si distacchi a livello di sinossi; solitamente questo per me non rappresenta un problema e non lo riterrei un difetto neppure in quest’occasione se non fosse che, per chi come me aveva già visto il film ai tempi, il possibile effetto sorpresa si tramuta in un boomerang di delusione. Sclavi ci mette tanto mestiere nella sceneggiatura, con scarsi e minimali dialoghi che portano a leggere l'albo velocemente. Ci sono delle buone sequenze splatter, citazioni a go go anche per Psycho (a partire dalla copertina che rievoca la leggendaria sequenza della doccia rielaborata anche all’interno dell’albo), e qualche zampata del buon vecchio Tiz che fu, come i pupazzi che parlano a "Norman Bates". Sono i disegni di Stano, sublimi, a innalzare la mia valutazione della storia che altrimenti considererei appena sufficiente: la pioggia incessante, il misterioso killer senza volto, la coreografia degli omicidi creano un'atmosfera stranissima, fredda, inquietante e surreale al tempo stesso.

Curiosità: (1) Record assoluto, evidenziato anche nell’Horror Club: per la prima volta (e finora unica, mi pare)  Dylan Dog non compare (davvero) in una storia che lo vede protagonista. (2) Sclavi e Stano tornano a fare coppia dopo il n. 100. (3) Il personaggio di Paddy ha il volto dell’attore Ernest Borgnine. Nel numero successivo, Marty, anche il personaggio cui è intitolato l’albo ha le stesse fattezze!

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Un incubo... è un incubo... ma non il mio incubo!”

VOTO: 7

Soggetto: Sclavi (123)

Sceneggiatura: Sclavi (131)

Disegni: Stano (14)

Uscita: dicembre 2006


domenica 11 gennaio 2026

Dylan Dog #241-242 - Xabaras! / In nome del padre

 

È il ventennale di Dylan Dog e, per celebrare lo storico anniversario, tornano in scena, nella prima parte di una storia doppia (tutta a colori!), l'ammaliante strega Kim, l'imprevedibile gatto dai poteri magici Cagliostro e la più grande minaccia che l'Indagatore dell'Incubo abbia mai dovuto affrontare: Xabaras, che prosegue i suoi folli esperimenti per la creazione di un siero che sconfigga la morte… un dono davvero speciale che vuole riservare a Dylan Dog!

Dylan Dog festeggia i suoi vent’anni di vita editoriale con una storia doppia, tutta a colori come in occasione dei precedenti numeri celebrativi. A presentare l’evento in pompa magna, dalle pagine dell’Horror Club del n. 241 il redivivo Tiziano Sclavi che ha parole al miele per il forum di cravenroad7.it e annuncia una nuova storia scritta da lui, oltre alle 3 già precedentemente annunciate. Gli autori del doppio albo sono gli stessi del n. 200, Barbato e Brindisi. Cosa potrebbe andare male? Beh il ritorno di Sclavi si rivelerà un fuoco di paglia e perderemo le sue tracce per secoli dopo il n. 250, mentre questa storia doppia costituì per me la mazzata finale che decretò il mio temporaneo disamore per la testata. La mia passione per Dylan entrava in coma, e da lì in avanti compravo gli albi per puro collezionismo ma nel disinteresse più totale, salvo risvegliarmi di colpo 38 numeri dopo e poi tornare a sonnecchiare fino al #300. Barbato scrive una bella storia, non v'è dubbio, ma riprendere i fili dell'inviso (a me) #100 e umanizzare il rapporto Xabaras-Dylan come veri padre-figlio proprio non mi è andato e mai mi andrà giù, così come il Dylan bambino settecentesco che come d’incanto si ritrova ai giorni nostri. Una doppia in cui succede pochissimo e il cui unico vero colpo di scena e motivo d'interesse è quello a pag. 98 del #241. Per il resto del tempo solo Cagliostro e la strega Kim dai poteri ritrovati (ma di fatto inutilizzati) reggono in qualche modo la scena, mentre gli altri comprimari (incluso Bloch) sfrecciano via come comparse qualunque senza lasciare traccia di sé. E pensare che per l’occasione,oltre alla Trelkovki, erano stati richiamati in causa Lord Wells e il professor Adam. Dylan è maltrattato oltre misura, in certi momenti è irriconoscibile anche se stranamente Paola gli concede di fare sesso (costerà carissimo alla povera Kim che non si vedeva dai tempi di Maelstrom!, ovvero da 15 anni). In compenso dopo aver conquistato, senza fare nulla, una dermatologa (che scomparirà dalla vicenda nel giro di poche vignette) penserà di dedicarsi all’ascetismo (!!), trovandosi a disagio nell’approccio diretto (vedasi pag. 32). Intravediamo anche il famigerato padre adottivo e i suoi nonni acquisiti in un flashback in cui viene citato anche Il lago nel cielo, puro fan service che non ha rilevanza nell’economia della storia. Il finale poi avrebbe dovuto lanciare una blanda continuity con la presenza di Cagliostro accanto a Dylan, idea che di fatto non verrà mai davvero posta in essere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi conferma che il suo tratto è quello che, tra tutti i disegnatori veterani della serie, meglio si adattava alla colorazione (qui opera di Nardo Conforti). Sul comparto grafico quindi nulla da eccepire salvo… Xabaras. Quello lì è Xabaras? Io ci vedo un signore di mezza età con il pizzetto che vaneggia di essere il padre di Dylan. Ecco, se questo fosse stato un “what if”, magari pubblicato su Color Fest, sarei riuscito forse a digerirlo. Anche Bilotta ha umanizzato la figura di Xabaras, pure più di quanto abbia fatto Barbato, ma ciò avviene nella saga del “Pianeta dei Morti”, in quello che è un universo alternativo (o presunto tale) a quello classico dylaniato. Ottima l’idea della composizione in primo piano Dylan/Xabaras con l’unione delle due copertine, ma trovo mal fatti gli zombi e pure Kim; con uno sfondo diverso avrebbe potuto essere una delle migliori copertine di Stano in assoluto.

Curiosità: (1) Cameo di Paola Barbato nei panni di un medico a pag. 59 del n. 241. (2)Xabaras guida ancora una Lamborghini come nel mitico n. 1.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Kim, ritimbrata)

CITAZIONE: “Te lo proverò. Ti darò un’altra prova di dove possa arrivare l’amore di un padre. E l’amore di un figlio.”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (26-27)

Sceneggiatura: Barbato (25-26)

Disegni: Brindisi (30-31)

Uscita: ottobre-novembre 2006


lunedì 5 gennaio 2026

Dylan Dog #240 - Ucronìa

 

Brett è ricco, elegante, alla moda e firmatissimo dalla testa ai piedi. Qualcosa, nel suo modo di essere, non convince Vera: l'affascinante modella che lo accompagna ultimamente è sicura che l'uomo sia uno “swasser”, qualcuno che esiste e non esiste allo stesso tempo!... Mentre scimmie in divisa militare volano su Londra a bordo del dirigibile Hindenburg, Andreas Schmitt sembra essere l'unico ad accorgersi di un gigantesco complotto per dominare il mondo. Forse solo la geniale mente del bizzarro professor Knock, immersa nelle sue elucubrazioni sulla teoria dei quanti, potrà aiutare Dylan a districare l'imprevedibile e surreale matassa.

Dopo averlo annunciato quasi un anno prima e averlo ricordato svariate volte nell’Horror Club degli albi precedenti, dopo interviste e anticipazioni apparsi su quotidiani e riviste, il ritorno di Sclavi dopo cinque anni di oblio rappresentò all’epoca per i lettori un evento (anzi l’Evento) ben più atteso della celebrazione dei vent’anni di vita editoriale dell’indagatore dell’incubo. Chiaro che il rientro del Tiz fu strategicamente inserito appena prima degli albi celebrativi per far da traino al ventennale e proiettare poi il personaggio verso il suo terzo decennio di pubblicazioni. Un ritorno che si rivelerà di brevissima durata e che non riuscirà a riaccendere davvero l’entusiasmo sopito dei fan. Con me invece sfondò una porta aperta e salutai questa storia come una boccata d’aria fresca, gridando al capolavoro. Dopo quest’ennesima rilettura devo ammettere, invece, che non mi è più facile dare un giudizio così netto. Ci sono indubbiamente alcuni passaggi che sono lì giusto a dimostrare che se Sclavi ha voglia non ce n'è per nessuno. E ci sono cose per lui semplicissime, come pag. 13, una sequenza apparentemente banale che per me certi autori non riuscirebbero a riprodurre con così tanta disinvoltura. Puro mestiere indubbiamente, altri però se lo sognano questo mestiere. Come da tradizione il Tiz abbonda con le citazioni, alcune delle quali apertamente dichiarate fin dall’Horror Club; quella del Patrick Bateman di American Psycho di Bret Easton Ellis è però talmente spudorata da risultare fastidiosa. Il papà di Dylan decide di giocare sul sicuro sia con i temi (gli universi paralleli che qui diventano un unicum dove tutto esiste e non esiste allo stesso tempo, i “comunazi”, il razzismo), che con i personaggi (l’immancabile serial killer, l’impiegato vessato e complottista, il ritorno del professor Knock dopo il n. 125) e le atmosfere (surreale e grottesco sono onnipresenti) ma le sue carte le gioca ancora benissimo: ritmo incalzante, splatter a go-go, tanta ironia e un finale da interpretare come ai vecchi tempi, in cui qualcuno intravede anche una sorta di addio al personaggio. Di contro troviamo un Dylan Dog che ha scarsissimo peso specifico nell’economia della vicenda e un Groucho insolitamente (per Sclavi) poco ispirato a livello di battute. Ai disegni ritroviamo un Saudelli anche lui, come Sclavi, assente da cinque anni dalla serie. Il disegnatore romano ritorna in grandissimo spolvero quasi ai livelli dell'eccelso esordio con L'occhio del gatto e trova nella conturbante Viva terreno fertile per esprimere al meglio la sensualità che le sue matite da sempre sanno sprigionare. Forse gli avrei preferito Brindisi considerato i temi affrontati nell’albo, ma va bene così. La copertina di Stano è ingannatrice.

Curiosità: (1) Secondo la Treccani, il termine “ucronìa” [ che deriva dal francese uchronie (voce coniata dal filosofo Charles Renouvier nel 1876), come fusione con u- di utopie «utopia», dal gr. χρόνος «tempo, periodo di tempo»] indica la sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili. Tra le opere letterarie che ne hanno fatto uso, sull’Horror Club (inedito) viene citato il romanzo Fatherland di Robert Harris basato sulla premessa ipotetica di una Germania nazista vincitrice della Seconda Guerra Mondiale. Nell’albo Sclavi va oltre ipotizzando addirittura un’alleanza Hitler-Stalin e l’avvento del “comunazismo”. (2) A pag. 37 omaggio alla saga cinematografica de Il pianeta delle scimmie. (3)Da pag. 38 a pag. 40 il professor Knock cerca di spiegare a suo modo a Dylan la teoria dei quanti, fornendogli un esempio pratico del famoso “paradosso del gatto di Schrödinger”.

BODYCOUNT: 8 (oltre a una serie di altre vittime non quantificabili)

TIMBRATURA: Sì (1, Viva)

CITAZIONE: “Tutto esiste e non esiste contemporaneamente.”

VOTO: 7,5

Soggetto: Sclavi (122)

Sceneggiatura: Sclavi (130)

Disegni: Saudelli (6)

Uscita: settembre 2006


sabato 3 gennaio 2026

Dylan Dog #239 - Il gran bastardo

 

Moreen ama la mondanità e porta il suo nuovo ragazzo, Dylan, a feste e ricevimenti! Un vero incubo, per l'Indagatore del medesimo! In una di queste occasioni, i due conoscono Chic, un uomo ricco, elegante, brillante, istrionico e che ostenta con piacere il suo modo di prendere la vita con un sorriso sempre dipinto sul viso. Un carattere invadente e una presenza ingombrante, d'accordo, ma come mai basta così poco perché il quinto senso e mezzo di Dylan gli dia la sensazione di trovarsi di fronte a un gran bastardo?

Torna l’affiatata coppia De Nardo-Bigliardo, alla terza collaborazione consecutiva (quarta in assoluto) sulla serie regolare, per un albo che ancora una volta non ha nulla di orrorifico, ma è scritto molto bene. La storia infatti si distingue dalla media per l'inconsueto metodo narrativo “fuori campo” scelto da De Nardo che stavolta abbandona le consuete didascalie (salvo riprenderle nel finale) per affidarsi al personaggio di Moreen che fin dal prologo rompe la quarta parete, rivolgendosi direttamente al lettore.  Rispetto a precedenti lavori dell’autore, la sceneggiatura presenta qui elementi dylaniati più caratteristici e il protagonista si comporta come d’abitudine, ricoprendo un ruolo centrale negli eventi.  Malgrado la conclusione della vicenda sia prevedibile fin dall’incipit e il suo sviluppo sia pressoché scontato (ma non è la prima volta che a De Nardo piace giocare a carte scoperte), la narrazione rimane convincente e il finale riesce comunque a risultare cattivo nella sua inevitabilità. Bigliardo sempre un bel vedere soprattutto quando le ombre si allungano sui volti dei personaggi; i primi piani di Moreen nell’ultima parte dell’albo (da pag. 87 in poi) sono uno più bello dell’altro e ci restituiscono prepotentemente tutte le emozioni della malcapitata fidanzata di Dylan. Copertina di Stano, invece, poco significativa.

Curiosità: A pag. 2 (inedito) è pubblicato un commosso saluto a Nando Tacconi, disegnatore di quattro albi dylaniati, scomparso l’11 maggio 2006. Ci viene anche rivelato che l’artista, passato giocoforza alla scrittura a causa di una malattia degenerativa agli occhi, aveva in mente anche una storia per Dylan Dog di cui però non fece in tempo a scrivere nulla.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No (è suggerita ma non mostrata)

CITAZIONE: “Ma Dylan non deve morire. Non lo merita! Concedetegli una possibilità! Non datela vinta a quel bastardo. Quel gran bastardo!”.

VOTO: 7

Soggetto: De Nardo (12)

Sceneggiatura: De Nardo (12)

Disegni: Bigliardo (8)

Uscita: agosto 2006


giovedì 1 gennaio 2026

Dylan Dog #238 - Gli eredi del crepuscolo

 

A Inverary i giorni scorrono tutti uguali, l'uno l'esatta ripetizione dell'altro. Ma qualcosa sta cambiando e rischia di trasformare per sempre l'immobile realtà della “Zona”. E quando Dylan arriva laggiù per la terza volta fa un'inquietante scoperta: Inverary è diventata una città fantasma. Dove sono finiti tutti i suoi abitanti? La risposta è nel mistero stesso dell'esistenza, in quel labile confine che divide la vita dalla morte…

Terzo capitolo della saga di Inverary, dopo i nn. 7 e 57. All’epoca, visti titolo e intrigante copertina in anteprima, avevo aspettative altissime destinate però ad essere deluse. Intendiamoci, l’albo non è brutto, ma di fatto è superfluo non apportando nulla di realmente nuovo rispetto ai due episodi precedenti che avevano già detto (meglio) tutto quello che c’era da dire sulla “zona del crepuscolo”. Anzi, Hicks che decide di andare a morire con tutti i compaesani rovina il potente finale del n. 7 che si concludeva con il severo giudizio espresso da Dylan nei confronti del mad doctor animato da buone intenzioni. Ai testi non ritroviamo più Sclavi ma Masiero che si assume onore ed onere di concludere la trilogia, affidandosi alla formula collaudata dei primi due capitoli: sempre il medesimo incipit, la ripetizione di dialoghi e situazioni a simboleggiare un’esistenza sempre uguale a sé stessa, l’indagine di Dylan, cadaveri che si decompongono, l’ennesima variazione sul “caso di Mister Valdemar” di E.A. Poe. Sono ovviamente tanti i riferimenti alle due storie precedenti, anche grafici (es: la vignetta grande a pag. 34 è un omaggio alla copertina del n. 57), che però finiscono con l’accentuare la sensazione di non leggere nulla di nuove. A chine e matite ritroviamo invece l’inossidabile coppia M&G che si mostrano in buona forma, così come pure sul contemporaneo Maxi n. 9; certo il paragone con  i Montanari & Grassani di quindici e quasi venti anni prima è improponibile, basti guardare quanto è cambiata la loro interpretazione del volto di Dylan e in generale quanto meno dettagliati sono gli sfondi rispetto alle loro prime esperienze dylaniate. Non mancano però anche qui tavole suggestive come quelle in cui compare la Morte e quelle dedicate al “Valdemar”.

Curiosità: (1) Questo terzo capitolo della trilogia non esaurisce definitivamente tutta la questione. Ci ritornerà infatti molti anni dopo Alessandro Bilotta sullo Speciale con un prequel dedicato a, anzi agli, Hicks. (2) All'epoca Montanari & Grassani erano tornai a disegnare sulla serie regolare dopo ben 6 anni (il loro precedente lavoro risaliva al n. 164 La donna urlante). Ci sarebbero voluti oltre dieci anni per ritrovarli ancora sulla serie ammiraglia dylaniata, precisamente nel n. 369 Graphic Horror Novel).

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La zona del crepuscolo esiste eccome… ed è dentro di me!”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (6)

Sceneggiatura: Masiero (6)

Disegni: Montanari & Grassani (56)

Uscita: luglio 2006


martedì 23 dicembre 2025

Dylan Dog #237 - All'ombra del vulcano

 

Dylan e Groucho sbarcano in Islanda! Hanno deciso di seguire Kristin fino a Draganfiördur per risolvere un enigma. Anni prima, infatti, i genitori della ragazza, durante una spedizione paleo-archeologica, avevano trovato testimonianze di vita in Islanda precedente alla colonizzazione vichinga. Dai loro scavi nella parete del vulcano Wallhafell avevano riportato una cassa dal contenuto misterioso. Forse la cassa rinchiudeva l'ultimo rappresentante dell'huldfòlk, "il popolo nascosto" delle leggende, e forse, anni dopo, quest'essere si è risvegliato con la voglia di saziare il suo appetito omicida!

Ancora antiche leggende Scandinave per Ruju, ma questa volta il discreto colpo riuscito con il n. 196 Chi ha ucciso Babbo Natale? (un onestissimo slasher), va a vuoto. Il soggetto non sarebbe certo male, anzi. Il problema principale è che il flashback iniziale si mangia letteralmente una fetta importante di sceneggiatura e lascia veramente poco spazio all’intreccio dell’indagine dylaniata che si risolve in: Dylan arriva in Islanda già informato di tutto dalla cliente di turno, viene a sapere che ci sono dei biologi morti male, sente parlare della leggenda dell’huldfolk, l’amico morente della cliente gli spiega tutto, scappa a gambe levate insieme a Groucho e Kristin. Aleggia sempre una certa sensazione di prevedibilità e dejà vù, i dialoghi sono anonimi; l’unica idea carina è quella del rapporto tra Olav e la bambina. Totalmente sprecata l'ambientazione islandese, che in altre mani avrebbe potuto fare la differenza, mentre Cossu si perde nella nebbia. Gli riesce però bene la sequenza dell’incubo di Kristin (pag. 37) con i genitori carbonizzati. La copertina di Stano, al tramonto, con barche a vela nel porto e il vulcano inattivo, farebbe più pensare a un’avventura dylaniata ambientata nel Mediterraneo piuttosto che nell’estremo Nord dell’Europa.

Curiosità: Draganfiordur è un paesino di fantasia. Comunque difficile credere che sia così facile trovarvi un taxi!

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Pensavo che per quanto possa sembrare impossibile… per qualcuno questa storia è finita bene”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (65)

Sceneggiatura: Ruju (65)

Disegni: Cossu (19)

Uscita: giugno 2006


domenica 21 dicembre 2025

Dylan Dog #236 - Vittime designate

 

Ian Benson è una modesta persona come tante. Non fa una vita particolarmente eccitante, lavora per la ditta del suocero, ha una moglie che lo sopporta e un giovane figlio che per lui è quasi un alieno. Il signor Benson, però, non è affatto tranquillo e sereno. È convinto che il fantasma di una donna lo stia perseguitando e per persuadere Dylan ad aiutarlo a liberarsene riesce addirittura a mostrargli una fotografia dello spettro.  Perché l'affascinante ectoplasma ha preso di mira proprio quest'uomo qualunque?

Storia nata da una costola della doppia dei nn. 198-199 “La legge della giungla/Homo homini lupus", con cui condivide la battaglia di Dylan contro la "legge del più forte", introducendo anche di riflesso il tema del bullismo. A questo proposito bellissimo il dialogo al college con il bidello (?), che espone la sua poco condivisibile teoria sulle vittime, colpevoli (di mancanza di coraggio) quasi come i loro carnefici. La sceneggiatura è solida e asciutta, senza picchi né cali, concentrata sul messaggio di fondo che Medda vuole comunicare e con un apprezzabile finale “cattivo”. In fondo Dylan risolve sì il caso, ma senza prevederne e arrestarne le conseguenze. Mi rimane solo il dubbio di Ian che non avrebbe dovuto vedere il fantasma, ma forse il significato è che, riprendendo il dialogo di cui sopra, il confine tra vittima e carnefice è talmente labile che può addirittura invertirsi (ce lo insegnano anche alcuni film horror). Freghieri  mi era piaciuto nell’allora contemporaneo Il vivaio, mentre qui lo ritrovo con il pilota automatico a pieno regime, con scarsa attenzione anche ai volti stavolta. I tre antagonisti risultano assolutamente anonimi nelle loro fattezze. La copertina di Stano presenta invece un cielo notturno con pennellate “vangogghiane” e un bell’effetto luce a illuminare Dylan e il cadavere.

Curiosità: (1)Per la prima volta Dylan si trova a dover usare, suo malgrado, un telefono cellulare. (2)A proposito dei nn. 198-199, Dylan torna a trovare Stan, l'esperto informatico apparso anche nel n. 209 La bestia. (3) A pag. 43 Dylan finge di lavorare per il programma televisivo "Night Blue", un evidente citazione del programma "Blu Notte" in onda sulle reti Rai dal 1998 al 2010, con la conduzione di Carlo Lucarelli. (4)Nell'Horror Club (inedito) vengono presentati: il primo romanzo di Paola Barbato ("Bilico"), la nuova miniserie Bonelli "Demian" ideata da Pasquale Ruju e il nuovo romanzo di Tiziano Sclavi, Il tornado di valle Scuropasso.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ molto più difficile ammettere a se stessi che non hanno coraggio… Che in una certa misura, per quanto piccola, sono complici dei loro aguzzini

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (15)

Sceneggiatura: Medda (15)

Disegni: Freghieri (45)

Uscita: maggio 2006


venerdì 19 dicembre 2025

Dylan Dog #235 - Sonata macabra

 

La leggenda narra che, nel 1713, Giuseppe Tartini compose "Il trillo del diavolo" ispirato da uno strano sogno: il demonio in persona eseguiva per lui quella che sarebbe diventata la sua sonata più celebre. Oggi, quasi trecento anni più tardi, la stessa musica sembra poter scatenare la follia, toccare quelle corde dell'animo umano che spingono a commettere omicidi e atti violenti.

Fin dal mitico n. 1 sappiamo che Dylan  è solito suonare (male a detta sua e di Groucho) il “Trillo del Diavolo” con il suo clarinetto, sebbene la sonata fosse stata concepita per violino e basso. Non ci era finora mai stata raccontata la genesi dell’opera composta nel 1.713 da Giuseppe Tartini che è invece fonte di ispirazione per l’albo scritto da Ruju. La sceneggiatura elaborata da quest’ultimo è semplice e derivativa, ma tutto sommato formalmente corretta ed efficace. Alcuni passaggi meno riusciti sono compensati da alcune sequenze lodevoli: il diavolo che appare a Tartini come nell’aneddoto del sogno realmente raccontato dallo stesso compositore (così come riportato dall’astronomo Jerome Lalande nel libro Voyage d'un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766), l’incipit con il massacro a teatro, l’incubo di Natasha e l’idea delle fotografie dei morti utilizzate come note da inserire nello spartito. Sequenze che guadagnerebbero se accompagnate dalle giuste musiche, penso ad es. a quella pag. 66. Altre sequenze risultano invece superflue (quasi tutte quelle in cui appaiono gli scagnozzi di Strauss, quella al manicomio criminale su tutte) e pure dannose perché finiscono con il levare spazio al finale che appare così un po’ troppo frettoloso. Mi ci sarei aspettato di trovarci i diavoli che compaiono nella sulfurea copertina di stano, invece nisba. I dialoghi non sono brillantissimi, così come le battute di Groucho che almeno sono frequenti e finalmente, dopo parecchio tempo, ritrovano anche Dylan come “spalla” (pag. 52). Disegni di Rinaldi davvero buoni in quest' albo, soprattutto sui primi piani dei personaggi. La sequenza muta che va dall'ultima vignetta di pag. 18 alla prima di pag. 20 è tanta roba. Splendida la vignetta conclusiva. In tema di violini aveva tra l’altro già fatto coppia con Ruju nel deludente Il violinista.

Curiosità: (1)Il delitto a pag. 57, con la testa della vittima conficcata nell’appendiabiti, è una citazione a Opera di Dario Argento. (2)Mi sfugge come Dylan sia riuscito a fare un cappio al collo dello scagnozzo che finisce impiccato (pagg. 60-61). (3)Chissà se per rappresentare il sogno di Tartini, Rinaldi si è ispirato all’ illustrazione di Louis-Léopold Boilly che riporto in calce al post.

BODYCOUNT: 28 (oltre a una serie di vittime non quantificate nel finale)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Eseguiremo una sonata che non si è mai sentita in nessun luogo, in nessuna epoca! Il brano perfetto, assoluto, che Tartini ha potuto solo sognare! Il trillo del diavolo!

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (64)

Sceneggiatura: Ruju (64)

Disegni: Rinaldi (7)

Uscita: aprile 2006



lunedì 15 dicembre 2025

Dylan Dog #234 - L'ultimo arcano

 

Da millenni, i Tarocchi sono considerati gli strumenti ideali per infrangere le barriere del tempo. Ogni carta è una chiave in grado di aprire la porta che ci separa dal futuro e di annunciarci se i nostri sogni, d'amore, di ricchezza, di felicità, hanno possibilità di avverarsi un domani. Dylan scoprirà che, a volte, i Tarocchi possono giocare strani scherzi: possono far sì che la porta si spalanchi sul peggiore degli Inferni e che le nostre speranze siano trasformate in orribili incubi!

Leggi il titolo, guardi la copertina e ti immagineresti un albo di De Nardo. Invece, sorpresa! Ti ritrovi la Barbato con una storia prepotentemente drammatica, una comprimaria/antagonista forte, cinica e antipaticissima e la trinità dylaniata (Dylan, Bloch e soprattutto Groucho) in gran spolvero, nonostante il nostro non possa opporsi all'inevitabile destino di coloro che hanno pescato le carte dal mazzo dei tarocchi. Incipit durissimo, non da meno la vicenda della famiglia devastata dal cancro “contagioso”, ma anche quelle degli altri clienti di Mavì, che vedono i loro desideri realizzati in modo crudele, beffardo e disturbante, non scherzano. Barbato mette ancora una volta al centro del suo soggetto il tema della scelta, del libero arbitrio e se pur non direttamente come nello Speciale n. 18, anche Dylan finisce con l’essere coinvolto. Mari ancora una volta strepitoso ai disegni. Bastano le prime due vignette a farci capire che anche in quest’albo è particolarmente ispirato nei contrasti bianco/nero e poi via di lavoro certosino sugli occhi dei personaggi; non solo sguardi spiritati, marchio di fabbrica dell’artista ferrarese, ma anche carichi d’odio, rassegnati, sconfitti. La copertina di Stano è magnetica e intrigante e lo sfondo che ripropone il disegno sul retro dei tarocchi tenute in mano da Dylan ci sta benissimo. Insomma, quest’albo avrebbe tutte le carte in regola (se mi passate il gioco di parole) per essere un capolavoro della serie. C’è un ma… Barbato tratta malissimo Dylan, non nel senso che ancora una volta lo mette di fronte alle conseguenze delle sue scelte (quello ci sta tutto), ma per come viene gestito in alcuni momenti, ad esempio quando definisce “larva umana” Floyd Barnett (avrei capito se fosse stato lui ad uccidere la compagna e non viceversa). Mi fa ridere poi quando si ostina a pronunciare il nome completo di Mavì nel corso dell’indagine. Ma è nel finale che proprio non mi ritrovo. Premesso che io adoro i finali aperti in cui il lettore ci deve anche mettere del suo, ma mi è rimasto sempre il dubbio che il nuovo desiderio di Dylan fosse di vendetta. Me lo suggerisce la frase "Ma sai cosa penso? che se anche ho risolto il caso, il colpevole non ha pagato per i suoi crimini.." e poi  quando Mavì dice "Non capisco Dyan" lui risponde "Capirai presto". Questo tarlo mi rende la conclusione invisa. Anche se mi sbagliassi, comunque, metto sulla bilancia il pugno in faccia rifilato da Groucho alla cartomante. Mi ha fatto piacere vedere un Groucho serio e umano dopo il dramma di Doreen, ma credo che la sua reazione sia andata oltre. Al di là delle idiosincrasie personali, rimane un’ottima storia.

Curiosità: (1)Per il secondo mese consecutivo Dylan rifiuta un esplicito approccio sessuale. (2) Ancora una visita di Dylan all’Hastings Criminal Asylum dopo i nn. 191 e 221. Questa volta nessun incontro con il “simpatico” Dott. Peter Giltslack, citato solo indirettamente.

BODYCOUNT: 29

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io le ho risposto che l’unica certezza che abbiamo è la scelta. Anche la scelta del dubbio”.

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (25)

Sceneggiatura: Barbato (24)

Disegni: Mari (15)

Uscita: marzo 2006


sabato 13 dicembre 2025

Dylan Dog #233 - L'ospite sgradito

 

Samantha Morris, una cliente di Dylan Dog, convinta che la fine del mondo sia vicina, si uccide, gettandosi da una terrazza. Quale relazione c'è tra il suicidio di Samantha, un'esplosione di follia collettiva e la creatura invisibile che sembra essersi impadronita dell'abitazione dell'Indagatore dell'Incubo?

Storia notevolissima di Medda, la sua migliore “da solista” per Dylan Dog in my honest opinion. Rispetto alla sua precedente sceneggiatura dylaniata (il n. 222 La saggezza dei morti) in cui il messaggio di fondo era veicolato in modo didascalico e fin troppo palese, qui, almeno fino alle ultimissime pagine, abbiamo il ricorso a un uso sapiente del surreale come non si vedeva da tempo. Per la metaforica discesa agli inferi di Dylan, Medda non attinge all’autoreferenzialità allora imperante nella serie, ma esteriorizza il malessere interiore che progressivamente sconvolge il protagonista proiettandolo su un (altro) mondo che sembra impazzito e destinato all’estinzione. La vicenda parte apparentemente da una situazione classica, ma della cliente di turno non sapremo mai nulla in definitiva, né la sua morte avrà particolare rilevanza. La narrazione che si sviluppa dall’incipit pare (volutamente) girare a vuoto, ma sottotraccia mantiene un ritmo incalzante che trova il suo culmine nella soffertissima sfida finale tra Dylan e l’”intruso”. Peccato per un Groucho prematuramente fuori dai giochi, solo in parte compensato dallo spassoso siparietto di Jenkins a pag. 54. Stano ai disegni  si rivela fondamentale per illustrare quest'albo che parla più per immagini (e didascalie) che per dialoghi, contribuendo a creare un'atmosfera straniante per il lettore, quasi apocalittica considerato il contesto. Sebbene il suo tratto si sia evoluto rispetto a quello “spigoloso” ed espressionista degli esordi, le sue tavole riescono ad immergerci in una dimensione solo apparentemente familiare, ma invece fuori dallo spazio-tempo. La sua copertina ci riporta indietro a una situazione classica da “primi 100”, con Dylan attorniato da non-morti su una metropolitana che riporta la mente indietro  alla cover di Ultima fermata: l’incubo!

Curiosità: (1)Sull’Horror Club (inedito) apprendiamo che la storia è stata ispirata a Michele Medda da un monologo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, “Il Grigio”, pubblicato in forma di racconto anche nella raccolta Questi assurdi spostamenti del cuore. (2)A pag. 12 Dylan guarda in TV Il fantasma dell'opera diretto da Rupert Julian nel 1925, con Lon Chaney nel ruolo indimenticabile di Erik "il fantasma".

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Perché le nostre scelte sono limitate dal fatto di essere obbligati a scegliere, e non vediamo che la nostra vita è governata dal caso…”

VOTO: 9

Soggetto: Medda (14)

Sceneggiatura: Medda (14)

Disegni: Stano (13)

Uscita: febbraio 2006


giovedì 11 dicembre 2025

Dylan Dog #232 - Un fantasma a Scotland Yard

 

Una strana presenza ultraterrena aleggia nei corridoi di Scotland Yard, un essere che pare tornato dall'aldilà assetato di morte. Uno spacciatore, trattenuto in una cella di sicurezza, incontra una fine orribile, seguito da un anonimo archivista, che finisce annegato in un oceano di carta... E questi sono solo i primi esempi di una lista di vittime che minaccia di continuare all'infinito... Il colpevole sembra essere una figura femminile che appare alle sue vittime avvolta in un'aura di luce, condannandole a una specie di pena del contrappasso; un fantasma vero e proprio, insomma... Toccherà a Dylan Dog risolvere l'arcano e liberare Scotland Yard dall'inquietante presenza di uno scomodo fantasma omicida...

Non si apre nel migliore dei modi l’annata 2006, né per l’indagatore dell’incubo che si avvicinava a festeggiare i vent’anni di pubblicazione, né per Tito Faraci, all’epoca fresco vincitore del premio “Fumo di China” di miglior sceneggiatore italiano.  L’autore lombardo sarà stato sicuramente animato dalle migliori intenzioni, ma il soggetto da lui partorito già in partenza aveva ben poco di dylaniato, se non l’indagine attorno al presunto fantasma. E’ però la sceneggiatura a mettere la definitiva pietra tombale sulla riuscita dell’albo, a partire dai dialoghi, davvero poco ispirati per usare un eufemismo. Dylan sulla sedia a rotelle è quanto di più patetico si sia visto, con tanto di scontati siparietti tra marciapiedi e barriere architettoniche, il tutto all’insegna di un imperante ed esasperato buonismo. La tiritera sulla giustizia è di una banalità disarmante, finale compreso. Insuperata vetta trash quella del sergente di Scotland Yard corrotto che abbatte la camionetta con un colpo di bazooka. Peccato Faraci non abbia insistito su quel tasto che forse avrebbe potuto portare a una rivalutazione dell’albo, anche se per i motivi sbagliati. Salvo giusto un paio di omicidi creativi ad opera del “fantasma”. Tante colpe a Cossu non ne posso fare stavolta, neanche Brindisi sarebbe riuscito nell'impresa di risollevare questo prodotto. Però sarà un caso che le peggiori storie dell'indagatore dell'incubo si fregino quasi sempre della sua firma ai disegni?? Della copertina di Stano non mi torna qualcosa della statua, che è comunque differente da quella che compare nell’albo.

Curiosità: Bloch dice a Dylan che era il migliore quando lavorava a Scotland Yard. Se pensiamo a storie che hanno raccontato il passato del nostro (nn. 121 e 200) non mi pare che fosse esattamente così. 

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La giustizia offesa, umiliata, dimenticata… la giustizia morta. E ora diventata lo spettro di se stessa”

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (15)

Sceneggiatura: Faraci (15)

Disegni: Cossu (18)

Uscita: gennaio 2006