A Inverary
i giorni scorrono tutti uguali, l'uno l'esatta ripetizione dell'altro. Ma
qualcosa sta cambiando e rischia di trasformare per sempre l'immobile realtà
della “Zona”. E quando Dylan arriva laggiù per la terza volta fa un'inquietante
scoperta: Inverary è diventata una città fantasma. Dove sono finiti tutti i
suoi abitanti? La risposta è nel mistero stesso dell'esistenza, in quel labile
confine che divide la vita dalla morte…
Terzo
capitolo della saga di Inverary, dopo i nn. 7 e 57. All’epoca, visti titolo e intrigante
copertina in anteprima, avevo aspettative altissime destinate però ad essere
deluse. Intendiamoci, l’albo non è brutto, ma di fatto è superfluo non
apportando nulla di realmente nuovo rispetto ai due episodi precedenti che
avevano già detto (meglio) tutto quello che c’era da dire sulla “zona del crepuscolo”.
Anzi, Hicks che decide di andare a morire con tutti i compaesani rovina il
potente finale del n. 7 che si concludeva con il severo giudizio espresso da
Dylan nei confronti del mad doctor animato da buone intenzioni. Ai testi non
ritroviamo più Sclavi ma Masiero che si assume onore ed onere di concludere la
trilogia, affidandosi alla formula collaudata dei primi due capitoli: sempre il
medesimo incipit, la ripetizione di dialoghi e situazioni a simboleggiare un’esistenza
sempre uguale a sé stessa, l’indagine di Dylan, cadaveri che si decompongono, l’ennesima
variazione sul “caso di Mister Valdemar” di E.A. Poe. Sono ovviamente tanti i riferimenti
alle due storie precedenti, anche grafici (es: la vignetta grande a pag. 34 è
un omaggio alla copertina del n. 57), che però finiscono con l’accentuare la
sensazione di non leggere nulla di nuove. A chine e matite ritroviamo invece l’inossidabile
coppia M&G che si mostrano in buona forma, così come pure sul contemporaneo
Maxi n. 9; certo il paragone con i
Montanari & Grassani di quindici e quasi venti anni prima è improponibile, basti
guardare quanto è cambiata la loro interpretazione del volto di Dylan e in generale
quanto meno dettagliati sono gli sfondi rispetto alle loro prime esperienze
dylaniate. Non mancano però anche qui tavole suggestive come quelle in cui
compare la Morte e quelle dedicate al “Valdemar”.
Curiosità: (1) Questo
terzo capitolo della trilogia non esaurisce definitivamente tutta la questione.
Ci ritornerà infatti molti anni dopo Alessandro Bilotta sullo Speciale con un
prequel dedicato a, anzi agli, Hicks. (2) All'epoca Montanari & Grassani erano tornai a disegnare sulla serie regolare dopo ben 6 anni (il loro precedente lavoro risaliva al n. 164 La donna urlante). Ci sarebbero voluti oltre dieci anni per ritrovarli ancora sulla serie ammiraglia dylaniata, precisamente nel n. 369 Graphic Horror Novel).
BODYCOUNT: 3
TIMBRATURA:
No
CITAZIONE: “La
zona del crepuscolo esiste eccome… ed è dentro di me!”
VOTO: 6
Soggetto: Masiero
(6)
Sceneggiatura:
Masiero (6)
Disegni: Montanari
& Grassani (56)
Uscita:
luglio 2006

Nel mio archivio ho scritto: Masiero pensa di essere filosofo, ma filosofo non è; pensa di essere Sclavi, ma Sclavi non è.
RispondiEliminaPerò alla fine le sue storie finiscono quasi sempre con l'essere di gradevole lettura e questa non fa eccezione!