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domenica 11 gennaio 2026

Dylan Dog #241-242 - Xabaras! / In nome del padre

 

È il ventennale di Dylan Dog e, per celebrare lo storico anniversario, tornano in scena, nella prima parte di una storia doppia (tutta a colori!), l'ammaliante strega Kim, l'imprevedibile gatto dai poteri magici Cagliostro e la più grande minaccia che l'Indagatore dell'Incubo abbia mai dovuto affrontare: Xabaras, che prosegue i suoi folli esperimenti per la creazione di un siero che sconfigga la morte… un dono davvero speciale che vuole riservare a Dylan Dog!

Dylan Dog festeggia i suoi vent’anni di vita editoriale con una storia doppia, tutta a colori come in occasione dei precedenti numeri celebrativi. A presentare l’evento in pompa magna, dalle pagine dell’Horror Club del n. 241 il redivivo Tiziano Sclavi che ha parole al miele per il forum di cravenroad7.it e annuncia una nuova storia scritta da lui, oltre alle 3 già precedentemente annunciate. Gli autori del doppio albo sono gli stessi del n. 200, Barbato e Brindisi. Cosa potrebbe andare male? Beh il ritorno di Sclavi si rivelerà un fuoco di paglia e perderemo le sue tracce per secoli dopo il n. 250, mentre questa storia doppia costituì per me la mazzata finale che decretò il mio temporaneo disamore per la testata. La mia passione per Dylan entrava in coma, e da lì in avanti compravo gli albi per puro collezionismo ma nel disinteresse più totale, salvo risvegliarmi di colpo 38 numeri dopo e poi tornare a sonnecchiare fino al #300. Barbato scrive una bella storia, non v'è dubbio, ma riprendere i fili dell'inviso (a me) #100 e umanizzare il rapporto Xabaras-Dylan come veri padre-figlio proprio non mi è andato e mai mi andrà giù, così come il Dylan bambino settecentesco che come d’incanto si ritrova ai giorni nostri. Una doppia in cui succede pochissimo e il cui unico vero colpo di scena e motivo d'interesse è quello a pag. 98 del #241. Per il resto del tempo solo Cagliostro e la strega Kim dai poteri ritrovati (ma di fatto inutilizzati) reggono in qualche modo la scena, mentre gli altri comprimari (incluso Bloch) sfrecciano via come comparse qualunque senza lasciare traccia di sé. E pensare che per l’occasione,oltre alla Trelkovki, erano stati richiamati in causa Lord Wells e il professor Adam. Dylan è maltrattato oltre misura, in certi momenti è irriconoscibile anche se stranamente Paola gli concede di fare sesso (costerà carissimo alla povera Kim che non si vedeva dai tempi di Maelstrom!, ovvero da 15 anni). In compenso dopo aver conquistato, senza fare nulla, una dermatologa (che scomparirà dalla vicenda nel giro di poche vignette) penserà di dedicarsi all’ascetismo (!!), trovandosi a disagio nell’approccio diretto (vedasi pag. 32). Intravediamo anche il famigerato padre adottivo e i suoi nonni acquisiti in un flashback in cui viene citato anche Il lago nel cielo, puro fan service che non ha rilevanza nell’economia della storia. Il finale poi avrebbe dovuto lanciare una blanda continuity con la presenza di Cagliostro accanto a Dylan, idea che di fatto non verrà mai davvero posta in essere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi conferma che il suo tratto è quello che, tra tutti i disegnatori veterani della serie, meglio si adattava alla colorazione (qui opera di Nardo Conforti). Sul comparto grafico quindi nulla da eccepire salvo… Xabaras. Quello lì è Xabaras? Io ci vedo un signore di mezza età con il pizzetto che vaneggia di essere il padre di Dylan. Ecco, se questo fosse stato un “what if”, magari pubblicato su Color Fest, sarei riuscito forse a digerirlo. Anche Bilotta ha umanizzato la figura di Xabaras, pure più di quanto abbia fatto Barbato, ma ciò avviene nella saga del “Pianeta dei Morti”, in quello che è un universo alternativo (o presunto tale) a quello classico dylaniato. Ottima l’idea della composizione in primo piano Dylan/Xabaras con l’unione delle due copertine, ma trovo mal fatti gli zombi e pure Kim; con uno sfondo diverso avrebbe potuto essere una delle migliori copertine di Stano in assoluto.

Curiosità: (1) Cameo di Paola Barbato nei panni di un medico a pag. 59 del n. 241. (2)Xabaras guida ancora una Lamborghini come nel mitico n. 1.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Kim, ritimbrata)

CITAZIONE: “Te lo proverò. Ti darò un’altra prova di dove possa arrivare l’amore di un padre. E l’amore di un figlio.”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (26-27)

Sceneggiatura: Barbato (25-26)

Disegni: Brindisi (30-31)

Uscita: ottobre-novembre 2006


venerdì 28 novembre 2025

Dylan Dog Special #19 - La Peste

 

Londra è impazzita! Un misterioso virus che provoca orribili trasformazioni fisiche sta mietendo numerose vittime. Corpi che si gonfiano come mongolfiere, che si liquefano come ghiaccio al sole, che rimpiccioliscono alla grandezza di un insetto. Il panico regna sovrano, la peste del terzo millennio è cominciata!

Speciale infinito, lunghissimo, a tratti insormontabile. Partendo dai disegni, qui Roi conferma il trend negativo imboccato negli albi immediatamente precedenti, anche se qualche zampatina di classe qua e là ancora la piazza, vedasi le vignette grandi di pag. 144 e pag. 156. Troppo poco per non rimanere delusi, considerato che con la peste, quella “vera” ci aveva saputo fare alla grande con La morte rossa, che aveva delle immagini evocative potentissime. Qui dato che la peste c'è praticamente solo nel titolo (il contagio è di tutt’altro genere), sarebbe stato forse più adeguato il tratto di Piccatto. Passando ai testi, carina l'idea (di Marcheselli e non di Barbato come invece detto nell’editoriale dello Speciale) di adattare “I promessi Sposi” al formato Dylan o viceversa e, pur con qualche forzatura, anche la chiosa finale della "Verità". Ma in verità vi dico che per un tema simile, mutazioni connesse, la storia avrebbe dovuto sbilanciarsi verso un tono più ironico e grottesco, forse anche più fantasioso a livello iconico (e grafico). Paola invece è più interessata a una sceneggiatura dylan-referenziale, anche quando il nostro non è in scena, recuperando all'uopo una coppia di personaggi (Murray e Amber) che francamente non avrebbero più dovuto avere nulla da dire dopo Il seme della follia per non rovinarne la resa drammatica, cosa che qui puntualmente avviene. Ciò non mi ha impedito comunque di apprezzare il giochino della riproposizione della reiterata e fondamentale scena dello Speciale precedente. Cameo di Xabaras inutile, se non per il discorso dell'applicazione della "Verità" anche a Dylan, in un finale che pare già un presagio di quello che ci saremmo dovuti sorbire nel ventennale. Anna Never, che torna nella serie dopo quasi sette anni (l’ultima apparizione, se non sbaglio, era in Polveredi Stelle), trattata malissimo per gran parte dell'albo, si riscatta solo parzialmente nel finale. In compenso alcuni personaggi di contorno si perdono completamente nella narrazione. Alla sufficienza la storia arriva, ma nulla più. Discreta la copertina di Stano a tema epidemiologico "classico".

Rileggendola oggi, tra contagio, strade deserte, balloon che parlano di mascherine, guanti e disinfettanti, è una storia che appare quasi tristemente profetica.

Curiosità: La filastrocca iniziale parafrasa in parte quella mitica di Attraverso lo specchio (vedasi citazione sotto).

BODYCOUNT: inquantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La Peste che insidia, la Peste che agguanta, la Peste rivela e d’orrore t’ammanta. La Peste schifosa, la Peste lasciva, la Peste, la Peste che arriva!”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (24)

Sceneggiatura: Barbato (23)

Disegni: Roi (43)

Uscita: settembre 2005


mercoledì 26 novembre 2025

Dylan Dog #228 - Oltre quella porta

 

Nella sala d'aspetto di un ospedale Dylan Dog sta affrontando la sua prova più dura. Questa volta non si tratta di liberare una casa infestata, né di neutralizzare una legione di zombi e nemmeno di esorcizzare un demone infuriato. Questa volta l'indagatore dell'incubo non puo' fare altro che aspettare... Aspettare che la persona che giace sul lettino della sala operatoria, martoriata dai ferri di un chirurgo, vinca o perda la sua lotta per la sopravvivenza.

Storia divisiva se ce n’è una. C’è chi la ama, c’è chi la odia, chi non la capisce, chi rimane indifferente, chi la ritiene superflua o priva di senso. Io appartengo alla prima categoria. Quando la lessi all'epoca dell’uscita fu come un cazzotto dritto e inaspettato nello stomaco. Non solo emoziona, coinvolge, sorprende e colpisce come poche altre storie dylaniate, ma alla fine lascia un senso di tristezza e di vuoto che è merce rara. Come fosse leggere l'ultimo albo di Dylan, una sorta di grande arrivederci. Autoreferenziale e metafumettistico all’ennesima potenza, certo, ma per me è e resta un capolavoro. Non c'è un dialogo, una battuta, una didascalia che non sia pregna di significato, non una tavola che sia fuori posto. Obbliga il lettore a sforzarsi di usare le celluline grigie, divide i pareri, può piacere o non piacere o anche farti indignare per aver buttato via i soldi, ma lo ricordi. Lo ricordi. Non ti lascia indifferente, come altri albi anonimi venuti prima e (soprattutto) dopo che si dimenticano subito dopo averli richiusi. Sul significato si è speculato tantissimo sulle pagine di internet, ma ho sempre ritenuto non necessario sapere chi davvero ci sia… oltre quella porta. Se poi vogliamo entrare nel campo delle ipotesi, io nel misterioso morente ci ho sempre visto un po' di Sclavi, molto di Barbato e un po' di un generico Autore-Creatore omnisciente del personaggio. Con la fantasia si può ipotizzare di tutto: Sclavi potrebbe essere tanto il morente in procinto di mollare quanto Xabaras che avrebbe il siero/la capacità per salvare la serie ma si tira indietro. Marcheselli potrebbe essere il chirurgo che cerca di tamponare il personaggio/la serie morente. E chi più ne ha più ne metta. L'importante è tutto quello che viene prima, le riflessioni sul protagonista, i comprimari, il loro modo di interagire, le meccaniche della serie ormai così consolidate dal "vivere" indipendentemente dalla volontà del proprio creatore e dagli sceneggiatori che vi mettono mano. Ma anche il modo incalzante in cui la sceneggiatura è scritta, che ti fa credere prima che sotto i ferri ci sia Groucho, poi Bloch… fino a quando entra in scena lei, il grande amore perfetto e definitivo di Dylan, ma anche la sua occasione persa… ovvero la ragazza vista nello Speciale n. 11 Il treno dei dannati (che non viene però espressamente richiamato). E’ qui che Barbato entra più esplicitamente nel personale, palesando la sua insofferenza verso la “donna di turno”, dopo aver già prima espresso la sua difficoltà nel comprendere e gestire Groucho (una difficoltà che hanno avuto un po’ tutti gli autori, Sclavi escluso) e il suo “debole” per Bloch. Passando ai disegni, per me Piccatto offre qui una delle sue prove più riuscite in assoluto, sicuramente la migliore tra quelle realizzate post primi 100. L’artista piemontese si dimostra capace di “cambiare pelle” ed adattare il suo stile alle esigenze dei diversi tipi di flashback che compongono l’albo come un mosaico, prendendosi alcune licenze nei confronti della “gabbia bonelliana” (stupenda pag. 95, con la composizione “fotografica” delle vignette in stile vecchie cartoline). Perfetto il lavoro sulle espressioni dei personaggi, fondamentale in una storia come questa che gioca molte delle sue carte sul piano emozionale. Solo la copertina non rende pieno omaggio a questo capolavoro che però non mi sento di consigliare a tutti, soprattutto a chi cerca avventure più "tradizionali" dell'indagatore dell'incubo.

Curiosità: (1)Sulla ristampa uscita nel 2008 è stato pubblicato un finale alternativo della storia, più ermetico, quello originariamente concepito da Paola Barbato (cambiano solo le didascalie dell’ultima pagina). La ristampa è ormai esaurita sul sito della Bonelli, il n. 228 è disponibile per la vendita solo in versione “Collezione Book”, ma ignoro quale dei due finali vi sia stato pubblicato.  (2) Le didascalie delle prime due tavole, fino a “ …questi suoni: nonostante la nebbia” sono una citazione-omaggio all’incipit del romanzo Misery di Stephen King. Una citazione che potrebbe costituire un’ulteriore chiave di lettura dell'albo, una delle tante: l"autore" (Sclavi?) che vuole abbandonare la creazione che l'ha reso celebre? (3)A proposito di Sclavi, nell’Horror Club (inedito) veniva annunciato che il Tiz era al lavoro su una nuova sceneggiatura di Dylan Dog.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Di fronte a uno spettacolo meraviglioso pensiamo che questo lascerà un segno indelebile nella nostra anima… ma già al secondo sguardo riusciamo a cogliere solo metà della sua bellezza”.

VOTO: 10

Soggetto: Barbato (23)

Sceneggiatura: Barbato (22)

Disegni: Piccatto (43)

Uscita: settembre 2005


sabato 8 novembre 2025

Dylan Dog #222 - La saggezza dei morti

 

Dylan deve trovare il modo di fermare una orribile epidemia di ritorni dall'Aldilà che ha il suo epicentro a Lowhill, una tranquilla cittadina di provincia, dove i morti escono dalle tombe e vagano per le strade che percorrevano da vivi!

I morti, come recitava un celebre spot di un altrettanto famoso amaro italiano, conoscono la ricetta contro il logorio della vita moderna. I vivi invece sembrano ignorarla; questa è la morale di questo n. 222 in cui Medda si diverte a ribaltare i classici clichè della serie: basta con il classico paesino della brughiera inglese mezzo abbandonato e con i pochi residenti che sbirciano dalle finestre, i morti non sono zombi se mai ritorna(n)ti con qualcosa da dire (anche se diversi da quelli di Sclavi), un'indagine che va a parare da tutt’altra parte rispetto a ciò che sembrava all'inizio, una finta/vera casa infestata. Se da una parte la storia offre spunti originali, dall’altra soffre però di disequilibrio narrativo: troppo lungo lo spiegone finale che arriva davvero troppo presto (praticamente da pag. 82). Si ha poi una sensazione di inconcludenza nel seguire l’indagine di Dylan ed ho trovato pretestuosa, se pur funzionale, l'improvvisa morte di Brian. Medda mi pare abbia sacrificato un po' di pathos per non perdere di vista il messaggio che voleva mandare, seguendo un’impostazione didascalica più razionale che emozionale, lasciandosi veramente andare solo nella bellissima e quasi poetica ultima pagina. Chi non ha smesso di andare di fretta è Freghieri che non riesce ad essere incisivo come in altre occasioni, stavolta neanche con i primi piani. Gli zombi poi hanno fisionomie poco definite, funzionano meglio quando non li vediamo in viso. La copertina di Stano ricrea un’atmosfera bella orrorifica, con un effetto luce che pare però avere qualcosa di posticcio.

Curiosità: A pag. 16 Groucho cita Xabaras che però non ha nulla a che fare con ciò che succede a Lowhill malgrado la presenza di morti viventi.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ho tutto il tempo del mondo, io”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Medda (13)

Sceneggiatura: Medda (13)

Disegni: Freghieri (40)

Uscita: Marzo 2005


mercoledì 29 ottobre 2025

Dylan Dog Gigante n. 13 - Il "senza nome"

 

Questa volta l'indagatore dell'incubo se la deve vedere con una singolare specie di fantasma: Ungenannt, ovvero il "Senza Nome". Si tratta di uno spirito da troppi anni dimenticato, alla perenne ricerca della sua identità, ormai folle di rabbia per non essere ricordato da nessuno. Con il tempo ha imparato come impadronirsi di organismi viventi, portando devastazione e pazzia nei corpi che invade. Nessuno è mai sopravvissuto alla possessione di un Ungenannt. Anche un "esperto del mestiere" come Dylan Dog rischia di sperimentare a sue spese che la morte non è sempre la fine di tutto. anzi, per qualcuno, è solo l'inizio di un'infinita odissea nella solitudine!

Il Senza nome è una storia indubbiamente eccellente, tra le migliori della seconda decade dylaniata, che però non gode presso i fan della stessa popolarità di altre più celebrate, vuoi per la sua collocazione (il Gigante era la testata che vendeva meno all’epoca), vuoi per la sua natura di “celebrativo” non collegato ad un anniversario dell’indagatore dell’incubo.  In un certo senso potrebbe essere definita come la vera "storia di Dylan Dog", ponendosi come una sorta di sequel alternativo al n. 100 per il percorso del protagonista e la presa di coscienza finale e, se fosse stato possibile sforbiciarne una cinquantina di pagine, non avrebbe sfigurato come albo doppio del ventennale al posto del deludente duo #241-#242. Barbato richiama qui la formula dei primi speciali con le mini-storie, tutte con Dylan assoluto protagonista, all’interno di una cornice un po’ fumosa che serve a condurre il nostro nel viaggio autoreferenziale che lo porterà a ritrovare sé stesso. La sceneggiatura è tecnicamente perfetta, meno compiacente nei confronti del lettore e più coerente rispetto al temporalmente prossimo La scelta.  Certo, anche qui non manca una lunghissima carrellata di volti noti (Morgana, Bree, Lillie, Lord Wells, la Trelkovski, Botolo, Phoenix, la Kowalsky di Ghost Hotel, Johnny Freak e l’immancabile Xabaras, oltre a diversi altri) e ci sono rimandi ad albi o luoghi (l’indimenticabile Grand Guignol) del passato dylaniato. La natura di special/celebrativo particolare è accentuata dalla scelta del disegnatore, la guest star Giancarlo Alessandrini, colonna portante di Martin Mystère. Il suo tratto inconfondibile, ben noto a chi conosce anche solo marginalmente il BVZM avendone realizzato tutte le copertine, si sposa bene con le atmosfere ricreate da Paola Barbato, regalandoci tavole stratosferiche e di grande intensità anche emotiva. La copertina di Stano, dedicata all’episodio delle sarte, inganna le aspettative ma è ben realizzata.

Curiosità: (1)La storia doveva essere pubblicata sull’albo gigante n. 12, ma Alessandrini non fece in tempo a completarla, facendone slittare l’uscita di un anno. (2)“Spirito Allegro” (Blithe Spirit) la commedia di Noel Coward che Dylan si trova ad interpretare sul palco del Grand Guignol, è stata portata in scena la prima volta nel 1941 e godette di ben 1997 repliche. Nel 2009 ne venne proposta a Broadway una nuova versione che vedeva tra i protagonisti… Rupert Everett! (3)Alessandrini in seguito disegnerà un albo gigante anche per un altro celebre personaggio bonelliano: Tex! Sua la firma del 20° Texone, intitolato Canyon Dorado.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Bene, in tanti anni di disonorata carriera cosa ho ottenuto? Niente! Gli incubi sono rimasti incubi, i dubbi sono rimasti dubbi…”

VOTO: 9

Soggetto: Barbato (21)

Sceneggiatura: Barbato (20)

Disegni: Alessandrini (1)

Uscita: novembre 2004

martedì 21 ottobre 2025

Dylan Dog Special #18 - La scelta

 

Che la Morte possa essere maestra di vita non sono in molti a crederlo. Eppure, per Dylan Dog, costretto a una scelta difficile per salvare la vita di Groucho, è proprio così. L'instancabile Mietitrice gli mostra il senso dello scegliere, le mille, imprevedibili svolte che una vita, e tutte quelle che le si intrecciano, possono assumere dal momento che si decide di agire in un modo o in un altro. Inizia così un lacerante viaggio nella memoria, un bilancio implacabile che condurrà Dylan a guardare dentro sè stesso e nel flusso del tempo. A scoprire cosa sarebbe successo se…

Sfruttando l’idea alla base di un classico assoluto del cinema come La vita è meravigliosa (It's a Wonderful Life, 1946) di Frank Capra, Paola Barbato sforna nell’autunno del 2004 il miglior Speciale dai tempi di Sclavi e Chiaverotti. Ad accompagnare Dylan nel suo viaggio tra i suoi possibili futuri alternativi non è, come nel film di Capra, un angelo di seconda classe come Clarence Odbody (nome peraltro già sfruttato da Sclavi nel n. 6 La bellezza del demonio) bensì la Morte, con cui il nostro ha avuto a che fare moltissime volte sin dai tempi del mitico n. 10 Attraversolo specchio. La triste mietitrice ha un debito con l’indagatore dell’incubo contratto nel n. 190 Il segreto di Mordecai e decide qui di sdebitarsi cercando di aiutare Dylan a risolvere lo “stallo alla messicana” in cui si è ficcato (e che sarà riproposto nel successivo speciale La Peste). Sono tanti gli albi citati in questo lungo viaggio tra storie di vite non vissute dal nostro e ancor di più i personaggi del suo passato che ritroviamo: dai grandi amori Lillie (con cui sarebbe bastato pochissimo per avere una vita felice) e Bree (con cui sarebbe in ogni caso finita male), passando per l’indimenticabile Johnny Freak, allo sfortunato Virgil, il figlio di Bloch per arrivare all’immancabile Xabaras, senza nominarli tutti. Il Dylan-zombi, che ci guarda in un’inquietante primissimo piano dalla copertina di Stano, fa un certo effetto ma mai come il Groucho triste, con i baffi posticci, in uno dei momenti più malinconici dell'intera serie. Barbato, quasi sadicamente, fa soffrire Dylan tanto per i rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere quanto per l’orrore di ciò che per fortuna non è stato. Un po’ troppo fanservice (l’ho avvertito molto in quest’ultima rilettura) ma albo che sa anche emozionare, appagando molte delle curiosità del lettore affezionato, prestando al contempo, con questa formula del "what if", anche il fianco a critiche accese che io non mi sento in dovere di fargli. Piccatto taglia il traguardo delle 40 storie dylaniate per Dylan con quella che forse è la sua miglior prova post primi 100. Qui ci offre una Morte con una rappresentazione grafica diversa dal modello “bergmaniano” inaugurato da Casertano nel già menzionato n. 10 o dal più popolare scheletro incappucciato visto in tante altre occasioni. Il disegnatore piemontese ne realizza una versione spettrale, quasi senza volto, da fantasma dyckensiano di Canto di Natale. Si dimostra anche duttile nel richiamare lo stile di alcuni colleghi disegnatori legati agli albi che di volta in volta vengono citati e bravissimo nel far trasparire dalle pagine le emozioni dei personaggi.

BODYCOUNT: 0 (nei futuri alternativi ce ne sarebbero, ma..)

TIMBRATURA: 0 (sarebbero 3 ma essendo storie di vite non vissute, non contano)

CITAZIONE: “Ti aiuterebbe sapere dove saresti se tu avessi fatto la scelta opposta? Vuoi vedere le vite che non hai vissuto?”

VOTO: 9

Soggetto: Barbato (20)

Sceneggiatura: Barbato (19)

Disegni: Piccatto (40)


sabato 27 settembre 2025

Dylan Dog #210 - Il pifferaio magico

 

Torna in scena Safarà. La bottega che vende l'impossibile può contare su clienti speciali, ma speciali davvero, di quelli che è meglio non deludere mai... Ebbene sì, esiste un tipo di cliente in grado di terrorizzare persino Hamlin, lo spettrale gestore di Safarà!, costretto per questo ad assumere Dylan Dog chiedendogli di ritrovare, costi quel che costi, un oggetto molto, molto prezioso: il leggendario Piffero reso famoso dalla fiaba dei fratelli Grimm.

Come ci viene ricordato nell’Horror Club, che cita come esempi Il battito del tempo, C’era una volta…, L’antrodella belva, Marionette e Attraverso lo specchio, non è la prima volta che una storia di Dylan Dog prende spunto dalle fiabe. In questo albo Paola Barbato vi attinge a piene mani non limitandosi al pifferaio magico del titolo, ma inserendo tanti piccoli omaggi espliciti e non. E sforna una storia strepitosa almeno fino a metà lettura, con la coppia Dylan-Groucho in gran spolvero come non si vedeva da anni. Una Barbato quasi sorprendente per come riesce a creare gag divertenti al ritmo giusto, non proprio il suo pane su Dylan Dog ai tempi nonostante il suo esordio fosse avvenuto con un “Grouchino” (il non troppo riuscito Il cavaliere di sventura). Torna Hamlin (notare l’assonanza del nome con Hamelin) addirittura in veste di cliente di Dylan e il nostro finalmente si ricorda di lui e del suo negozio Safarà. All’epoca dell’uscita inorridii scioccamente per la battuta di pag. 22 in cui Dylan dice a Groucho di aver chiuso con le donne, accecato dall’idea che Barbato potesse cambiare troppo il personaggio, quando invece è evidente che la battuta viene pronunciata in modo ironico. Per non sbagliarsi comunque Paola lo tiene “a stecchetto” anche in quest’occasione. La seconda metà della storia è invece più canonica e decisamente meno divertente della prima, con l’ormai trito tema dei sognatori, le paturnie adolescenziali di Polly e la presenza di Hamlin che si fa fin troppo invasiva. L’ultima pagina ci regala però una sorpresissima, con l’apparizione di un noto personaggio che sapevamo essere cliente di Safarà già da Il numero duecento. Ai disegni ritroviamo un Piccatto sempre più spigoloso e stilizzato, uno stile che comunque ben si adatta all’atmosfera della storia. Stano torna a sfornare una pregevole copertina che vede Dylan incantare un esercito di non-morti.

Curiosità: (1)Cameo per i Bug-Busters apparsi eoni prima in Ai confini del tempo. (2)L’Horror Club (inedito)ospita un disegno di Giorgio Cavazzano che ritrae Dylan e Groucho con il suo inconfondibile stile. Le strade dell’indagatore dell’incubo e del grande artista veneziano si sarebbero davvero incontrate qualche anno dopo.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “C’erano una volta in un paese lontano lontano.. due fratellini molto poveri.. che vivevano al freddo.. non avevano nulla da mangiare.. e sognavano di trovare in mezzo a un bosco.. una casetta di marzapane

VOTO: 7,5

Soggetto: Barbato (18)

Sceneggiatura: Barbato (17)

Disegni: Piccatto (38)


venerdì 14 marzo 2025

Dylan Dog #200 - Il numero duecento

 

Rivelazioni inedite sul passato dell'Indagatore dell'Incubo si succedono, pagina dopo pagina, nel duecentesimo numero di Dylan Dog. Per esempio: dove ha comprato il fatidico (e interminabile) galeone e, soprattutto, da chi? Qual è stato il suo primo incarico da Indagatore? In che occasione ha assunto quell'inarrestabile spara-battute di nome Groucho?

Terzo celebrativo dylaniato dopo n. 100 e decennale, come da tradizione tutto a colori. Per la prima volta Groucho e Bloch compaiono sulla copertina di un albo della serie regolare. Onore tutto meritato perché i due amici di Dylan sono entrambi protagonisti, accanto al nostro, di questa storia che rappresenta a tutti gli effetti un sequel del n. 120 Finché morte non vi separi. Ritroviamo un Dylan sprofondato nell’alcolismo, ancora disperato per la perdita della sua Lillie Connolly e saranno proprio un Groucho irresistibile (che qui si auto-assume come assistente) e un Bloch più secondo padre che mai ad aiutarlo a uscire dal tunnel.  Si tratta però di un albo diviso: alcuni lettori lo amano, altri lo odiano. Io, come spesso capita in queste occasioni, mi pongo nel mezzo. Da una parte mi è sempre stata invisa la faccenda del figlio di Bloch, anche perché il nostro ispettore me l’ero sempre immaginato come il classico scapolone (impressione suggerita da alcuni albi come Memorie dall'invisibile ad esempio), quindi a tener famiglia proprio non ce lo vedevo, a parte il “figlioccio” Dylan. Però nel finale mi si spezza il cuore a vederlo così distrutto, segnale che la sceneggiatura è scritta in modo impeccabile, pur volendo far leva sulla lacrima facile. D’altronde, senza questa sottotrama, l’albo sarebbe puro fanservice. L'immane mole di particolari del passato di Dylan potrebbe fare la felicità dei lettori più feticisti (e anche di quelli meno), però forse si è voluto esagerare nello svelare praticamente tutto. Non mi metterò a elencare tutto quello che si scopre, i personaggi che vengono citati o quelli che compaiono a sorpresa (ok sì, almeno Xabaras ve lo devo), ma lascerò il piacere di scoprirlo a chi ancora non l’avesse letto. Da elogiare comunque il lavoro di Paola Barbato che pur lavorando “su commissione” è riuscita a incastrare tutti i particolari alla perfezione. L’unica nota stonata sono gli imbrogli di Dylan e Groucho ai danni dei loro primi clienti, davvero non credibili conoscendo i principi morali del nostro che in questo caso si meriterebbe davvero l’appellativo di ciarlatano. Brindisi a colori ancora una volta non sfigura, anzi il suo tratto pulito ben si adatta ad ospitare colori, anche tenui, come quelli di quest’albo. Peccato per il titolo; anche se si è voluto cercare un appiglio per agganciarlo alla storia (200 è il numero civico dell’ex casa di Bloch) resta il più banale e anonimo della serie.

Curiosità: (1) Virgil, il figlio di Bloch, ha le fattezze di Zanardi, personaggio creato dal grande fumettista Andrea Pazienza. I complici con cui farà la rapina che compaiono a pag. 68 hanno inoltre le fattezze di Colasanti e Petrilli (amici di Zanardi nell’omonimo fumetto) e dello stesso Pazienza. (2) Neanche in questo albo scopriamo il vero nome di Groucho. E’ Dylan a battezzarlo così e lui si adeguerà. (3) A pag. 22 il libro sul comodino di Dylan è Il ragazzo rapito (Kidnapped, 1886) di Robert Louis Stevenson. (4) Il  ghoulver che infesta il frigorifero è una citazione/omaggio a Ghostbusters. Da notare che nel n. 1 Dylan afferma di non aver mai visto uno spettro sumero nel frigorifero; forse perché il ghoulver non era sumero o stava nel tappetino?

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ogni volta che va male mi ripeto la stessa cosa… a ogni nuova fine… corrisponde un nuovo inizio…”

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (14)

Sceneggiatura: Barbato (13)

Disegni: Brindisi (27)


lunedì 4 dicembre 2023

Maxi Dylan Dog n. 2 - Ho ucciso Jack lo squartatore

 

Un codice medievale pieno di formule magiche, una cospirazione strisciante e quegli strani sogni… Quali bizzarre forze trascinano Dylan nella Londra del secolo scorso? Qual è il segreto della signorina Rutherfork? Un groviglio di indizi inquietanti che porta nella tana di potenti satanisti. Il loro sogno sfida le leggi del tempo e della morte, la loro folle speranza è riportare in vita… Jack lo Squartatore!

Il secondo Maxi si apre con una celebrazione in pompa magna del primo che, come ci viene rivelato nell’editoriale, è stata la pubblicazione extra-regolare più venduta nel 1998. Per cavalcare l’onda di questo successo si punta su Sclavi, che si trova ad aprire questo Maxi con una storia che resterà anche la sola da lui scritta per questa collana. Il Tiz si trova dopo tanto tempo (quasi sette anni, dal n. 72) a collaborare con Montanari & Grassani e, purtroppo, sarà anche l’ultima volta.  Il dinamico duo per l’occasione sforna una prova più che discreta, a tratti buona, facendosi apprezzare soprattutto per il dettaglio con cui disegnano la Londra “dickensiana” di fine ‘800, fatta di edifici “spigolosi”, di gusto simil espressionista, che sembrano incombere sui personaggi. Anche quando Jack/leader della setta entra in azione con le sue allucinanti e allucinate apparizioni i loro disegni riescono ad essere particolarmente incisivi (v. ad es. pagg. 16-17 o 12°-13° tavola). Non convince appieno solo il Dylan-ragazzino, che ha una fisionomia quasi femminile. Neppure Stano riesce a rendere giustizia al giovincello nella sua copertina che per il resto è ben fatta, con il faccione di Dylan sullo sfondo e la figura dominante di “Jack” ripresa dal basso in alto. Passando ai testi, l’incipit sembra preso paro paro da Il lago del cielo, uscito appena un paio di mesi prima. Vi ritroviamo un Dylan a interrogarsi metafumettisticamente sulla sua esistenza e sul suo passato diviso tra i ricordi di Xabaras e Morgana da un lato e i suoi genitori “normali” dall’altro.  Una dicotomia che nella serie non verrà mai a ricomporsi. Prendendo il via da questo prologo Sclavi sviluppa la sceneggiatura non in una, non in due, ma in ben tre direzioni diverse. Si parte con il flashback nel passato alla Oliver Twist (citato espressamente) con il vero Jack lo squartatore in action a caccia del piccolo Dylan (che da adulto, tornando al Museo delle Cere, ricorda di averci già avuto a che fare nel n. 2). Un’ossessione che finisce con il legarsi al caso della setta satanica, ripresa dal n. 143 Apocalisse e che ricorda vagamente il film horror Vivere nel terrore (Bad Dreams, 1988, di Andrew Fleming), ingiustamente finito nel dimenticatoio, andando poi a parare da tutt’altra parte. A cercare di tenere insieme il tutto, infine, ci sono le teorie cospirazioniste della signorina Rutherfork che riesce a scoprire i collegamenti tra le vittime facendo più bella figura di Bloch e dell’intera Scotland Yard. Il finale dovrebbe chiudere il cerchio, certificando il complottismo come tema portante della storia, ma l’intento non riesce appieno. La trama manca di coesione, prosegue per eccesso, intrecciando le varie parti di cui è composta, senza davvero riuscire mai a fonderle. Vi sono alla base idee innegabilmente accattivanti, a cominciare dal titolo, ma forse sono troppe. il Tiz punta più sui risvolti onirici della vicenda che sulla coerenza della sceneggiatura, portando a casa la pagnotta e poco più. Da ricordare comunque perché è la prima storia (dopo 12 anni, dice lo stesso Dylan) in cui in teoria apparirebbe il soprintendente, anche se in realtà...

Curiosità: (1) La “vera” infanzia di Dylan sembra qui essere collocata negli anni ’60. Ne danno testimonianza la locandina di The Reptile (film della Hammer da noi conosciuto con il titolo La morte arriva strisciando) e il poster di Help! dei Beatles, album pubblicato nel 1965, in bella mostra nella seconda vignetta di pag. 8 (4° tavola). (2) Si conferma l’importanza del galeone nella vita di Dylan dato che compare nel mini-flashback dedicato alla sua “vera” infanzia (vedasi la già citata vignetta di pag. 8) in formato modellino, e a grandezza naturale nel maxi flashback dedicato a quella immaginata nella Londra di fine ‘800 (presumibilmente nello stesso luogo in cui lo avevamo già visto nei nn. 43 e 100).

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Marybel)

CITAZIONE: “Comunque a volte mi veniva quel pensiero, appunto… che fosse tutto immaginazione… un sogno…

VOTO: 6,5

Soggetto: Sclavi (114)

Sceneggiatura: Sclavi (121)

Disegni: Montanari & Grassani (31)

giovedì 23 novembre 2023

Dylan Dog #151 - Il lago nel cielo

 

Nelle acque di tutto il mondo, viaggiano sogni e ricordi… Spring Shorend è tornata sulle sponde del lago Whirl per sfidare la sua maledizione e ritrovare un pezzo di sè stessa. Insieme a Dylan, scoprirà la civiltà degli Acquatici, eterni custodi del mistero dell'acqua, e, grazie a loro, tornerà bambina. Nel suo passato, sotto la corazza che gli anni hanno costruito, c'è ancora la magia della speranza...

E fu così che ci si misero anche i “parenti”! Il soggetto di questa storia è infatti stato scritto da Cristina e Pippo Neri, rispettivamente moglie e cognato di Tiziano Sclavi. Se per Pippo questo resterà l’unico contributo alla causa dylaniata, Cristina co-firmerà poi anche il soggetto di Marty, oltre ad aver già messo lo “zampino”, come ci viene rivelato nell’editoriale (inedito), anche in quelli di Phoenix e La quinta stagione. Per quest’albo potrei però quasi copi-incollare il mio commento finale a Lassù qualcuno ci chiama. Storia scritta e disegnata benissimo, ma… è questo il Dylan Dog che vorrei (o avrei voluto) leggere? Ideologicamente parlando c'è un abisso con lo Sclavi pre-100, quello che avevo conosciuto e amato tanti anni prima. Al di là della totale assenza di horror, questo buonismo… questa positività… mi risultavano e mi risultano alieni da lettore dylaniato.  Ma forse è il messaggio di fondo, nella sua banalità, a lasciare il bicchiere mezzo pieno dal mio punto di vista. Troppo reiterato, insistito, didascalico. Vedasi la mesta tirata morale di Dylan a pag. 40. Sarebbero state sufficienti solo le immagini per veicolarlo. E' un albo che rileggo sempre molto volentieri, intendiamoci, la qualità resta alta, ma non lo ritengo affatto imprescindibile, se non dal punto di vista grafico. I disegni di Brindisi, infatti, sono addirittura fuori parametro. Forse questo è il suo vero capolavoro dylaniato. Stupendi i primi piani dei personaggi, le ambientazioni, la città capovolta sotto il lago (una sorta di Torre di Babele al contrario, giusto per richiamare ancora il n. 136). I suoi “acquatici” riescono incredibilmente ad essere “concreti”, mantenendo allo stesso tempo la loro forma “liquida”; dev’essere stato assai complesso per lui disegnarli, ma il risultato è straordinario. Le sue vignette, colme di dettagli, trasudano emozioni e meraviglia. Vale la pena di studiarsele e godersele attentamente, una per una, per non perdersi nessun particolare. Si torna a parlare del passato di Dylan, questa volta della sua infanzia e di quella della sua amica Spring, un personaggio che però non è riuscito a far breccia nel cuore dei fan dylaniati. All’inizio c’è tanta malinconia, con Dylan che si sente vecchio (forse la stanchezza avvertita dallo stesso Sclavi?) e si abbandona ai ricordi (appaiono Xabaras, Morgana, Marina, Johnny Freak e Lillie), al pensiero della sua infanzia che si confonde tra realtà e sogno, con chiaro riferimento al n. 100. Di ricordi in funzione psicoterapeutica si era già parlato anche in Terrore dall’infinito. Ecco, in questi aspetti sì la storia mantiene una sua coerenza dylandoghiana, riallacciandosi ad alcuni temi già affrontati nella serie. Sclavi ci butta dentro tanta ironia (divertentissimi i surreali dialoghi con gli abitanti di Crossgate), tanto mestiere e qualche tocco di poesia, mettendo un po’ il freno alla prolissità rilevata nelle sue ultime sceneggiature. Il Dylan acquatico nella copertina di Stano non riesce a rendere giustizia al lavoro fatto da Brindisi. Anche l’effetto della sua emersione dal cielo non è ai livelli di quanto disegnato da Bruno all’interno dell’albo. A livello cromatico mi piace invece lo sfondo.

Curiosità: (1) Asrai, Glastig e Ondine, nominati a pag. 46, sono effettivamente spiriti acquatici del folklore britannico. (2) A pag. 20 viene citato Lord Wells, chiamato da Groucho “professore”. (3) Sempre in tema acquatico viene citato a pag. 86 il n. 120 Abyss. (3) Dall'Horror Post del n. 154 (inedito) apprendiamo che i fratelli Neri, per il soggetto, potrebbero essersi ispirati al paese di Fabbriche di Careggi, sommerso dalle acque  del lago artificiale di Vagli ma che riemerge saltuariamente quando il bacino viene svuotato per lavori di manutenzione.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: Sì (1, Spring)

CITAZIONE: “Tutti i documenti dei casi a cui ho lavorato… i miei appunti… le incredibile storie che ho scritto con la mia penna d’oca, e che nessuno ha mai pubblicato o letto..”

VOTO: 7,5

Soggetto: Cristina Neri (1), Pippo Neri (1)

Sceneggiatura: Sclavi (119)

Disegni: Brindisi (19)