Brett è
ricco, elegante, alla moda e firmatissimo dalla testa ai piedi. Qualcosa, nel
suo modo di essere, non convince Vera: l'affascinante modella che lo accompagna
ultimamente è sicura che l'uomo sia uno “swasser”, qualcuno che esiste e non
esiste allo stesso tempo!... Mentre scimmie in divisa militare volano su Londra
a bordo del dirigibile Hindenburg, Andreas Schmitt sembra essere l'unico ad
accorgersi di un gigantesco complotto per dominare il mondo. Forse solo la
geniale mente del bizzarro professor Knock, immersa nelle sue elucubrazioni
sulla teoria dei quanti, potrà aiutare Dylan a districare l'imprevedibile e
surreale matassa.
Dopo averlo
annunciato quasi un anno prima e averlo ricordato svariate volte nell’Horror
Club degli albi precedenti, dopo interviste e anticipazioni apparsi su
quotidiani e riviste, il ritorno di Sclavi dopo cinque anni di oblio rappresentò
all’epoca per i lettori un evento (anzi l’Evento) ben più atteso della
celebrazione dei vent’anni di vita editoriale dell’indagatore dell’incubo. Chiaro
che il rientro del Tiz fu strategicamente inserito appena prima degli albi
celebrativi per far da traino al ventennale e proiettare poi il personaggio verso
il suo terzo decennio di pubblicazioni. Un ritorno che si rivelerà di brevissima
durata e che non riuscirà a riaccendere davvero l’entusiasmo sopito dei fan. Con
me invece sfondò una porta aperta e salutai questa storia come una boccata d’aria
fresca, gridando al capolavoro. Dopo quest’ennesima rilettura devo ammettere,
invece, che non mi è più facile dare un giudizio così netto. Ci sono indubbiamente
alcuni passaggi che sono lì giusto a dimostrare che se Sclavi ha voglia non ce
n'è per nessuno. E ci sono cose per lui semplicissime, come pag. 13, una
sequenza apparentemente banale che per me certi autori non riuscirebbero a
riprodurre con così tanta disinvoltura. Puro mestiere indubbiamente, altri però
se lo sognano questo mestiere. Come da tradizione il Tiz abbonda con le
citazioni, alcune delle quali apertamente dichiarate fin dall’Horror Club;
quella del Patrick Bateman di American Psycho di Bret Easton Ellis è però
talmente spudorata da risultare fastidiosa. Il papà di Dylan decide di giocare
sul sicuro sia con i temi (gli universi paralleli che qui diventano un unicum
dove tutto esiste e non esiste allo stesso tempo, i “comunazi”, il razzismo), che
con i personaggi (l’immancabile serial killer, l’impiegato vessato e complottista,
il ritorno del professor Knock dopo il n. 125) e le atmosfere (surreale e
grottesco sono onnipresenti) ma le sue carte le gioca ancora benissimo: ritmo
incalzante, splatter a go-go, tanta ironia e un finale da interpretare come ai
vecchi tempi, in cui qualcuno intravede anche una sorta di addio al personaggio.
Di contro troviamo un Dylan Dog che ha scarsissimo peso specifico nell’economia
della vicenda e un Groucho insolitamente (per Sclavi) poco ispirato a livello
di battute. Ai disegni ritroviamo un Saudelli anche lui, come Sclavi, assente
da cinque anni dalla serie. Il disegnatore romano ritorna in grandissimo
spolvero quasi ai livelli dell'eccelso esordio con L'occhio del gatto e
trova nella conturbante Viva terreno fertile per esprimere al meglio la
sensualità che le sue matite da sempre sanno sprigionare. Forse gli avrei
preferito Brindisi considerato i temi affrontati nell’albo, ma va bene così. La
copertina di Stano è ingannatrice.
Curiosità: (1)
Secondo la Treccani, il termine “ucronìa” [ che
deriva dal francese uchronie (voce coniata dal filosofo Charles Renouvier nel
1876), come fusione con u- di utopie «utopia», dal gr. χρόνος «tempo, periodo
di tempo»] indica la sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un
determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili. Tra le
opere letterarie che ne hanno fatto uso, sull’Horror Club (inedito) viene
citato il romanzo Fatherland di Robert Harris basato sulla premessa ipotetica
di una Germania nazista vincitrice della Seconda Guerra Mondiale. Nell’albo
Sclavi va oltre ipotizzando addirittura un’alleanza Hitler-Stalin e l’avvento
del “comunazismo”. (2) A pag. 37 omaggio alla saga cinematografica de Il
pianeta delle scimmie. (3)Da pag. 38 a pag. 40 il professor Knock cerca di spiegare
a suo modo a Dylan la teoria dei quanti, fornendogli un esempio pratico del
famoso “paradosso del gatto di Schrödinger”.
BODYCOUNT: 8
(oltre a una serie di altre vittime non quantificabili)
TIMBRATURA:
Sì (1, Viva)
CITAZIONE: “Tutto
esiste e non esiste contemporaneamente.”
VOTO: 7,5
Soggetto: Sclavi
(122)
Sceneggiatura:
Sclavi (130)
Disegni: Saudelli
(6)
Uscita:
settembre 2006

Ho mollato “Dylan Dog” al n. 149 e ho cominciato a ricomprarlo col n. 241, quindi mi sono perso tutta l’attesa per il ritorno di Sclavi. Ho comprato l’albo un paio di anni dopo la sua uscita, quando ho recuperato gli albi mancanti a prezzo pieno sul sito della Bonelli (non conoscevo ancora Ebay, purtroppo): l’ho trovato molto gradevole, anche se difetta un po’ d’immediatezza (bisogna rileggerlo più volte per assorbirlo bene). Saudelli è sempre un bel vedere, ma ritrae Groucho troppo basso (come Roi).
RispondiEliminaP. s. Sul n. 239, concordo con te!