martedì 30 dicembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 9 - Jenny Dentiverdi

 

Maxi n. 9 – Jenny Dentiverdi

Dylan alle prese con un'antica creatura leggendaria, un demone delle acque dolci, colpevole, sedici anni fa, di essersi portato via una bambina, trascinandola con sé negli abissi profondi di un fiume…

In questa storia Enna utilizza un elemento classico dylandoghiano come la filastrocca, per confezionare una storia piuttosto derivativa che sa molto di già letto. Nel frullatore ci finiscono Il buio (la leggenda di Jenny Dentiverdi ricorda quello di Mana Cerace), Il mistero del Tamigi (vedasi sequenza pagg. 215-216 o 19°-20° tavola), Il ritorno del mostro (il dottore che si innamora della sua paziente/assassina) e in generale si respira per tutto il tempo un’atmosfera quasi "chiaverottiana” (non spiacevole), controfinale compreso, con qualche tocco di trash. Tuttavia ne viene fuori un minestrone poco amalgamato e poco convincente, illuminato occasionalmente solo dalle sequenze degli omicidi in cui affiora qualche timido accenno di splatter dei bei tempi. Mi fa pure strano che Dylan non prenda a cuore da vicino la sorte di Peg, impegnandosi invece nella stucchevole storia d’amore con Jade. La peggior prova dylaniata di Enna. Peccato perché anche in quest’occasione il dinamico duo M&G si mostra parecchio ispirato, con un’inusuale (per loro) ricorso alla mezza tinta.

Dalla lettura di questo Maxi, che nel complesso considero sufficiente, si capisce che non c'è sfiga più tremenda di essere la fidanzata di Dylan (tre su tre ci lasciano le penne).

Curiosità: A pag. 226 (30° tavola) Dylan afferma che Bloch gli diede dei favori (!!!). A me pare sia proprio il contrario!

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Jenny la fata, Jenny la strega, prima ti afferra e dopo ti annega.”

VOTO: 5

Soggetto: Enna (3)

Sceneggiatura: Enna (3)

Disegni: Montanari & Grassani (55)

Uscita: giugno 2006


domenica 28 dicembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 9 - Il passo del gambero

 

Un "normalissimo" caso da cronaca nera, che sembra vedere protagonista il solito serial killer di belle donne, nasconda in realtà, tenebrosi risvolti soprannaturali…

Storia d’esordio per Giovanni Di Gregorio, autore che in seguito sarà uno dei più prolifici della “gestione” Gualdoni. Il curriculum del palermitano, classe 1973, è senz’alto particolare: laureato in chimica, tra le tante cose collabora con la Treccani, lavora come storico della scienza presso il London Science Museum, presta volontariato in Kosovo, Nicaragua, Albania e Chiapas. A trent’anni prevale su tutto il suo amore per la scrittura e per il fumetto in particolare ed entra in Bonelli iniziando a scrivere storie per Dampyr e Dylan Dog. Fin dal suo debutto dylaniato Di Gregorio dimostra di voler attingere al passato dell’indagatore dell’incubo, rispolverando (OCCHIO ALLO SPOILER da qui in avanti) quell'Incubus apparso nel #77 che Sclavi a sua volta aveva preso di peso dal terzo episodio del film I delitti del gatto nero e che avremo modo di vedere all'opera ancora anche sulla serie regolare. La sceneggiatura di GdG è a tratti anche avvincente, ma stecca nel finale trovando il suo limite paradossalmente proprio con l'intervento di “Incubus” che se da un lato potrebbe solleticare la nostalgia dei vecchi lettori, dall’altro si rivela una soluzione di comodo, quando invece il mistero del tempo che torna indietro (che poi non è neanche effettivamente così) avrebbe giovato di altra natura soprannaturale e soprattutto altra soluzione. Anche perché non tutto torna perfettamente, se si presta attenzione nel corso della lettura, nell’incedere della ricostruzione a ritroso (sorvoliamo poi su Lisa che si dimentica di morire??!). Inutile e irritante il cameo di Wells. I disegni di Montanari&Grassani sono discreti e tutto sommato la storia è interessante e, pur con i limiti e i difetti sopra citati, anche ben raccontata. Per me la migliore del lotto di questo Maxi.

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: Sì (1, Lisa)

CITAZIONE: “La mia è solo una sensazione di malessere, niente di più… Nulla di particolare né di misterioso, e comunque nulla per cui tu possa fare qualcosa…”

VOTO: 6,5

Curiosità: (1) La favola del pescatore che ringiovanisce, raccontata a Dylan nel corso della storia, ricorda Il curioso caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button) racconto scritto da Francis Scott Fitzgerald nel 1922 e in seguito trasposto con buon successo per il grande schermo da David Fincher nel 2008. (2) Nell’incipit della storia la ragazza inseguita dall’assassino nelle prime vignette è identica in tutto e per tutto a Lisa, ma poi la vediamo indossare gli occhiali e ha un viso differente. Non si tratta di errore, ma di effetto voluto. L’assassino, prima di ucciderla, afferma infatti “sei stata veloce a cambiare faccia… cambiate tutte faccia quando vi conviene”.

Soggetto: Di Gregorio (1)

Sceneggiatura: Di Gregorio (1)

Disegni: Montanari & Grassani (54)

Uscita: giugno 2006


venerdì 26 dicembre 2025

Maxi Dylan Dog n. 9 - Lo "Scavatombe"

 

Un misterioso maniaco si è guadagnato il soprannome di "lo Scavatombe". Il suo hobby? Seppellire le sue vittime quando queste sono ancora in vita!

Il nono Maxi è affidato a tre penne dylaniate “fresche”, di cui una addirittura esordiente. La prima storia, che si guadagna anche l’onore della funerea copertina di Stano (di cui peraltro non apprezzo né il terreno né la fossa), è a firma Giancarlo Marzano. L’autore torinese confeziona per tre quarti di sceneggiatura una discreta indagine di routine con un killer dal look particolare (indossa una maschera da medico della peste, anche se Dylan la definisce maschera “da becchino”) e un leggero alone di soprannaturale suggerito dall’inquietante presenza del corvo. Purtroppo nell’ultima parte giunge implacabile come una condanna, l'(in)evitabile spiegone finale che lascia anche un po' l'amaro in bocca, non tanto per l’identità dell’assassino (ci si arriva piuttosto agevolmente) quanto per quelle che sono le sue motivazioni. Il suo folle discorso sulla concatenazione delle morti avrebbe anche un bel sapore orrorifico alla Final Destination (l’idea, pur rielaborata, arriva da lì) ma di fatto viene sbugiardato da quella che, stringi stringi, è una questione personale. Il controfinale “chiaverottiano” rimette però la vicenda sui giusti binari. Delle tre storie di questo Maxi, questa è quella che vanta i migliori disegni da parte degli insostituibili Montanari&Grassani. Da lodare le inquadrature e la scansione delle vignette nelle tavole 26-27. Qualche dubbio invece sulle anatomie e la presa del killer su Dylan nell’ultima vignetta di pag. 59.

Non so perché mi ha sempre ricordato Giorno Maledetto. Sostenuto il ritmo della narrazione, ben venga! Strappa la sufficienza, pur risicata (aggiungerei un ideale "meno meno" alla valutazione), considerato il contesto “Maxi”.

Curiosità: (1) La ricerca disperata di Evelyn, sepolta viva, sembra essere ispirata all’episodio Sepolto Vivo (Grave Danger)  di CSI – Scena del crimine, doppio episodio della quinta stagione famoso per essere stato diretto da Quentin Tarantino. (2) A pag. 55 Dylan va al cinema a vedere King of the zombies, ma non è dato sapere se sia una pellicola di fantasia o il film del 1941 diretto da Jean Yarbrough. (3)Rimane qualche dubbio sull’età dell’assassino (la data sulla tomba complica un po’ la questione) e sulla sua altezza (viene descritto come molto alto, ma poi è come Dylan, anche se sappiamo che il nostro basso non è).

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Evelyn)

CITAZIONE: “Ma almeno in questo caso si scoprirà subito l’identità dell’assassino: il soprintendente!”

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (3)

Sceneggiatura: Marzano (3)

Disegni: Montanari & Grassani (53)

Uscita: giugno 2006


martedì 23 dicembre 2025

Dylan Dog #237 - All'ombra del vulcano

 

Dylan e Groucho sbarcano in Islanda! Hanno deciso di seguire Kristin fino a Draganfiördur per risolvere un enigma. Anni prima, infatti, i genitori della ragazza, durante una spedizione paleo-archeologica, avevano trovato testimonianze di vita in Islanda precedente alla colonizzazione vichinga. Dai loro scavi nella parete del vulcano Wallhafell avevano riportato una cassa dal contenuto misterioso. Forse la cassa rinchiudeva l'ultimo rappresentante dell'huldfòlk, "il popolo nascosto" delle leggende, e forse, anni dopo, quest'essere si è risvegliato con la voglia di saziare il suo appetito omicida!

Ancora antiche leggende Scandinave per Ruju, ma questa volta il discreto colpo riuscito con il n. 196 Chi ha ucciso Babbo Natale? (un onestissimo slasher), va a vuoto. Il soggetto non sarebbe certo male, anzi. Il problema principale è che il flashback iniziale si mangia letteralmente una fetta importante di sceneggiatura e lascia veramente poco spazio all’intreccio dell’indagine dylaniata che si risolve in: Dylan arriva in Islanda già informato di tutto dalla cliente di turno, viene a sapere che ci sono dei biologi morti male, sente parlare della leggenda dell’huldfolk, l’amico morente della cliente gli spiega tutto, scappa a gambe levate insieme a Groucho e Kristin. Aleggia sempre una certa sensazione di prevedibilità e dejà vù, i dialoghi sono anonimi; l’unica idea carina è quella del rapporto tra Olav e la bambina. Totalmente sprecata l'ambientazione islandese, che in altre mani avrebbe potuto fare la differenza, mentre Cossu si perde nella nebbia. Gli riesce però bene la sequenza dell’incubo di Kristin (pag. 37) con i genitori carbonizzati. La copertina di Stano, al tramonto, con barche a vela nel porto e il vulcano inattivo, farebbe più pensare a un’avventura dylaniata ambientata nel Mediterraneo piuttosto che nell’estremo Nord dell’Europa.

Curiosità: Draganfiordur è un paesino di fantasia. Comunque difficile credere che sia così facile trovarvi un taxi!

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Pensavo che per quanto possa sembrare impossibile… per qualcuno questa storia è finita bene”.

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (65)

Sceneggiatura: Ruju (65)

Disegni: Cossu (19)

Uscita: giugno 2006


domenica 21 dicembre 2025

Dylan Dog #236 - Vittime designate

 

Ian Benson è una modesta persona come tante. Non fa una vita particolarmente eccitante, lavora per la ditta del suocero, ha una moglie che lo sopporta e un giovane figlio che per lui è quasi un alieno. Il signor Benson, però, non è affatto tranquillo e sereno. È convinto che il fantasma di una donna lo stia perseguitando e per persuadere Dylan ad aiutarlo a liberarsene riesce addirittura a mostrargli una fotografia dello spettro.  Perché l'affascinante ectoplasma ha preso di mira proprio quest'uomo qualunque?

Storia nata da una costola della doppia dei nn. 198-199 “La legge della giungla/Homo homini lupus", con cui condivide la battaglia di Dylan contro la "legge del più forte", introducendo anche di riflesso il tema del bullismo. A questo proposito bellissimo il dialogo al college con il bidello (?), che espone la sua poco condivisibile teoria sulle vittime, colpevoli (di mancanza di coraggio) quasi come i loro carnefici. La sceneggiatura è solida e asciutta, senza picchi né cali, concentrata sul messaggio di fondo che Medda vuole comunicare e con un apprezzabile finale “cattivo”. In fondo Dylan risolve sì il caso, ma senza prevederne e arrestarne le conseguenze. Mi rimane solo il dubbio di Ian che non avrebbe dovuto vedere il fantasma, ma forse il significato è che, riprendendo il dialogo di cui sopra, il confine tra vittima e carnefice è talmente labile che può addirittura invertirsi (ce lo insegnano anche alcuni film horror). Freghieri  mi era piaciuto nell’allora contemporaneo Il vivaio, mentre qui lo ritrovo con il pilota automatico a pieno regime, con scarsa attenzione anche ai volti stavolta. I tre antagonisti risultano assolutamente anonimi nelle loro fattezze. La copertina di Stano presenta invece un cielo notturno con pennellate “vangogghiane” e un bell’effetto luce a illuminare Dylan e il cadavere.

Curiosità: (1)Per la prima volta Dylan si trova a dover usare, suo malgrado, un telefono cellulare. (2)A proposito dei nn. 198-199, Dylan torna a trovare Stan, l'esperto informatico apparso anche nel n. 209 La bestia. (3) A pag. 43 Dylan finge di lavorare per il programma televisivo "Night Blue", un evidente citazione del programma "Blu Notte" in onda sulle reti Rai dal 1998 al 2010, con la conduzione di Carlo Lucarelli. (4)Nell'Horror Club (inedito) vengono presentati: il primo romanzo di Paola Barbato ("Bilico"), la nuova miniserie Bonelli "Demian" ideata da Pasquale Ruju e il nuovo romanzo di Tiziano Sclavi, Il tornado di valle Scuropasso.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “E’ molto più difficile ammettere a se stessi che non hanno coraggio… Che in una certa misura, per quanto piccola, sono complici dei loro aguzzini

VOTO: 7,5

Soggetto: Medda (15)

Sceneggiatura: Medda (15)

Disegni: Freghieri (45)

Uscita: maggio 2006


venerdì 19 dicembre 2025

Dylan Dog #235 - Sonata macabra

 

La leggenda narra che, nel 1713, Giuseppe Tartini compose "Il trillo del diavolo" ispirato da uno strano sogno: il demonio in persona eseguiva per lui quella che sarebbe diventata la sua sonata più celebre. Oggi, quasi trecento anni più tardi, la stessa musica sembra poter scatenare la follia, toccare quelle corde dell'animo umano che spingono a commettere omicidi e atti violenti.

Fin dal mitico n. 1 sappiamo che Dylan  è solito suonare (male a detta sua e di Groucho) il “Trillo del Diavolo” con il suo clarinetto, sebbene la sonata fosse stata concepita per violino e basso. Non ci era finora mai stata raccontata la genesi dell’opera composta nel 1.713 da Giuseppe Tartini che è invece fonte di ispirazione per l’albo scritto da Ruju. La sceneggiatura elaborata da quest’ultimo è semplice e derivativa, ma tutto sommato formalmente corretta ed efficace. Alcuni passaggi meno riusciti sono compensati da alcune sequenze lodevoli: il diavolo che appare a Tartini come nell’aneddoto del sogno realmente raccontato dallo stesso compositore (così come riportato dall’astronomo Jerome Lalande nel libro Voyage d'un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766), l’incipit con il massacro a teatro, l’incubo di Natasha e l’idea delle fotografie dei morti utilizzate come note da inserire nello spartito. Sequenze che guadagnerebbero se accompagnate dalle giuste musiche, penso ad es. a quella pag. 66. Altre sequenze risultano invece superflue (quasi tutte quelle in cui appaiono gli scagnozzi di Strauss, quella al manicomio criminale su tutte) e pure dannose perché finiscono con il levare spazio al finale che appare così un po’ troppo frettoloso. Mi ci sarei aspettato di trovarci i diavoli che compaiono nella sulfurea copertina di stano, invece nisba. I dialoghi non sono brillantissimi, così come le battute di Groucho che almeno sono frequenti e finalmente, dopo parecchio tempo, ritrovano anche Dylan come “spalla” (pag. 52). Disegni di Rinaldi davvero buoni in quest' albo, soprattutto sui primi piani dei personaggi. La sequenza muta che va dall'ultima vignetta di pag. 18 alla prima di pag. 20 è tanta roba. Splendida la vignetta conclusiva. In tema di violini aveva tra l’altro già fatto coppia con Ruju nel deludente Il violinista.

Curiosità: (1)Il delitto a pag. 57, con la testa della vittima conficcata nell’appendiabiti, è una citazione a Opera di Dario Argento. (2)Mi sfugge come Dylan sia riuscito a fare un cappio al collo dello scagnozzo che finisce impiccato (pagg. 60-61). (3)Chissà se per rappresentare il sogno di Tartini, Rinaldi si è ispirato all’ illustrazione di Louis-Léopold Boilly che riporto in calce al post.

BODYCOUNT: 28 (oltre a una serie di vittime non quantificate nel finale)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Eseguiremo una sonata che non si è mai sentita in nessun luogo, in nessuna epoca! Il brano perfetto, assoluto, che Tartini ha potuto solo sognare! Il trillo del diavolo!

VOTO: 7

Soggetto: Ruju (64)

Sceneggiatura: Ruju (64)

Disegni: Rinaldi (7)

Uscita: aprile 2006



mercoledì 17 dicembre 2025

Almanacco della Paura 2006 - Il vivaio

 

Nel cuore di una notte piovosa, un incidente coinvolge due ragazzi che cercano di attraversare a piedi l'autostrada. Uno, gravemente ferito, viene sottoposto a un intervento per salvargli la vita. Nel corso dell'operazione, però, il paziente si risveglia e, trasformato in una belva sanguinaria, aggredisce i dottori azzannandoli selvaggiamente. Prima che giunga sul posto la polizia, il ragazzo viene ucciso e il suo corpo bruciato da un misterioso individuo che fa immediatamente perdere traccia di sé. Perché qualcuno ha voluto eliminare il ragazzo così brutalmente? Cosa voleva nascondere? Le risposte, forse, le conosce la sopravvissuta all'incidente: una ragazza chiusa in sé stessa con cui Dylan cerca di fare amicizia e che risponde al nome di "Io"…

Storia di massimo riciclo per Ruju cui basta il minimo del minimo sindacale per riuscire comunque a portare a casa la pagnotta. Facciamo una checklist, mettendo qualche esempio accanto ad ogni elemento del soggetto (ma potrebbero essercene altri):

  • La ragazza venuta dal nulla e Dylan che si prende cura di lei a ogni costo -> Il sonno della ragione
  • Uno dei tanti inferni -> beh.. Inferni, anche se qui la teoria sclaviana viene un po’ forzata
  • Il prete/reverendo serial killer che combatte una cospirazione -> Storia di un povero diavolo
  • Esseri superiori che dominavano il mondo nell’antichità: La stirpe degli immortali
  • L’istituto in cui si fanno segretissimi esperimenti genetici con il dottore-capo legato alla sua creatura più importante-> Scanner
  • Demoni e affini che vogliono comandare il mondo -> c’è l’imbarazzo della scelta.

Niente di nuovo sotto il sole insomma, quasi tutto già visto e previsto, eppure la storia, pur trascurabile, funziona comunque sull’onda dell’empatia di Dylan, che contagia anche Groucho, e un sorprendente (almeno questo, sì) finale amaro. Merito anche di Freghieri che, come da specialità della casa, esegue un efficace lavoro sui primi piani dei personaggi, facendo risaltare la fragilità (apparente) di “Io” e la preoccupazione di Dylan. Belle le tavole sotto la pioggia e la vaga sensazione di malinconia che aleggia in certi momenti. Finalmente ci viene regalato anche un po’ di nudo (ed in questo Freghieri è maestro assoluto) che non si vedeva da tempo. Sempre gradevole l’effetto pennellata sulla cover di Stano, ma la sua “Io”, che fa pensare più a un vampiro, proprio non mi piace.

Comunque non capirò mai perché, a parte alcune eccezioni, sull'Almanacco non sono mai state presentate storie in tema con uno dei dossier pubblicati.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Sono demoni! Demoni dell’inferno!”

VOTO: 6

Soggetto: Ruju (63)

Sceneggiatura: Ruju (63)

Disegni: Freghieri (44)

Uscita: marzo 2006


lunedì 15 dicembre 2025

Dylan Dog #234 - L'ultimo arcano

 

Da millenni, i Tarocchi sono considerati gli strumenti ideali per infrangere le barriere del tempo. Ogni carta è una chiave in grado di aprire la porta che ci separa dal futuro e di annunciarci se i nostri sogni, d'amore, di ricchezza, di felicità, hanno possibilità di avverarsi un domani. Dylan scoprirà che, a volte, i Tarocchi possono giocare strani scherzi: possono far sì che la porta si spalanchi sul peggiore degli Inferni e che le nostre speranze siano trasformate in orribili incubi!

Leggi il titolo, guardi la copertina e ti immagineresti un albo di De Nardo. Invece, sorpresa! Ti ritrovi la Barbato con una storia prepotentemente drammatica, una comprimaria/antagonista forte, cinica e antipaticissima e la trinità dylaniata (Dylan, Bloch e soprattutto Groucho) in gran spolvero, nonostante il nostro non possa opporsi all'inevitabile destino di coloro che hanno pescato le carte dal mazzo dei tarocchi. Incipit durissimo, non da meno la vicenda della famiglia devastata dal cancro “contagioso”, ma anche quelle degli altri clienti di Mavì, che vedono i loro desideri realizzati in modo crudele, beffardo e disturbante, non scherzano. Barbato mette ancora una volta al centro del suo soggetto il tema della scelta, del libero arbitrio e se pur non direttamente come nello Speciale n. 18, anche Dylan finisce con l’essere coinvolto. Mari ancora una volta strepitoso ai disegni. Bastano le prime due vignette a farci capire che anche in quest’albo è particolarmente ispirato nei contrasti bianco/nero e poi via di lavoro certosino sugli occhi dei personaggi; non solo sguardi spiritati, marchio di fabbrica dell’artista ferrarese, ma anche carichi d’odio, rassegnati, sconfitti. La copertina di Stano è magnetica e intrigante e lo sfondo che ripropone il disegno sul retro dei tarocchi tenute in mano da Dylan ci sta benissimo. Insomma, quest’albo avrebbe tutte le carte in regola (se mi passate il gioco di parole) per essere un capolavoro della serie. C’è un ma… Barbato tratta malissimo Dylan, non nel senso che ancora una volta lo mette di fronte alle conseguenze delle sue scelte (quello ci sta tutto), ma per come viene gestito in alcuni momenti, ad esempio quando definisce “larva umana” Floyd Barnett (avrei capito se fosse stato lui ad uccidere la compagna e non viceversa). Mi fa ridere poi quando si ostina a pronunciare il nome completo di Mavì nel corso dell’indagine. Ma è nel finale che proprio non mi ritrovo. Premesso che io adoro i finali aperti in cui il lettore ci deve anche mettere del suo, ma mi è rimasto sempre il dubbio che il nuovo desiderio di Dylan fosse di vendetta. Me lo suggerisce la frase "Ma sai cosa penso? che se anche ho risolto il caso, il colpevole non ha pagato per i suoi crimini.." e poi  quando Mavì dice "Non capisco Dyan" lui risponde "Capirai presto". Questo tarlo mi rende la conclusione invisa. Anche se mi sbagliassi, comunque, metto sulla bilancia il pugno in faccia rifilato da Groucho alla cartomante. Mi ha fatto piacere vedere un Groucho serio e umano dopo il dramma di Doreen, ma credo che la sua reazione sia andata oltre. Al di là delle idiosincrasie personali, rimane un’ottima storia.

Curiosità: (1)Per il secondo mese consecutivo Dylan rifiuta un esplicito approccio sessuale. (2) Ancora una visita di Dylan all’Hastings Criminal Asylum dopo i nn. 191 e 221. Questa volta nessun incontro con il “simpatico” Dott. Peter Giltslack, citato solo indirettamente.

BODYCOUNT: 29

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io le ho risposto che l’unica certezza che abbiamo è la scelta. Anche la scelta del dubbio”.

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (25)

Sceneggiatura: Barbato (24)

Disegni: Mari (15)

Uscita: marzo 2006


sabato 13 dicembre 2025

Dylan Dog #233 - L'ospite sgradito

 

Samantha Morris, una cliente di Dylan Dog, convinta che la fine del mondo sia vicina, si uccide, gettandosi da una terrazza. Quale relazione c'è tra il suicidio di Samantha, un'esplosione di follia collettiva e la creatura invisibile che sembra essersi impadronita dell'abitazione dell'Indagatore dell'Incubo?

Storia notevolissima di Medda, la sua migliore “da solista” per Dylan Dog in my honest opinion. Rispetto alla sua precedente sceneggiatura dylaniata (il n. 222 La saggezza dei morti) in cui il messaggio di fondo era veicolato in modo didascalico e fin troppo palese, qui, almeno fino alle ultimissime pagine, abbiamo il ricorso a un uso sapiente del surreale come non si vedeva da tempo. Per la metaforica discesa agli inferi di Dylan, Medda non attinge all’autoreferenzialità allora imperante nella serie, ma esteriorizza il malessere interiore che progressivamente sconvolge il protagonista proiettandolo su un (altro) mondo che sembra impazzito e destinato all’estinzione. La vicenda parte apparentemente da una situazione classica, ma della cliente di turno non sapremo mai nulla in definitiva, né la sua morte avrà particolare rilevanza. La narrazione che si sviluppa dall’incipit pare (volutamente) girare a vuoto, ma sottotraccia mantiene un ritmo incalzante che trova il suo culmine nella soffertissima sfida finale tra Dylan e l’”intruso”. Peccato per un Groucho prematuramente fuori dai giochi, solo in parte compensato dallo spassoso siparietto di Jenkins a pag. 54. Stano ai disegni  si rivela fondamentale per illustrare quest'albo che parla più per immagini (e didascalie) che per dialoghi, contribuendo a creare un'atmosfera straniante per il lettore, quasi apocalittica considerato il contesto. Sebbene il suo tratto si sia evoluto rispetto a quello “spigoloso” ed espressionista degli esordi, le sue tavole riescono ad immergerci in una dimensione solo apparentemente familiare, ma invece fuori dallo spazio-tempo. La sua copertina ci riporta indietro a una situazione classica da “primi 100”, con Dylan attorniato da non-morti su una metropolitana che riporta la mente indietro  alla cover di Ultima fermata: l’incubo!

Curiosità: (1)Sull’Horror Club (inedito) apprendiamo che la storia è stata ispirata a Michele Medda da un monologo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, “Il Grigio”, pubblicato in forma di racconto anche nella raccolta Questi assurdi spostamenti del cuore. (2)A pag. 12 Dylan guarda in TV Il fantasma dell'opera diretto da Rupert Julian nel 1925, con Lon Chaney nel ruolo indimenticabile di Erik "il fantasma".

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Perché le nostre scelte sono limitate dal fatto di essere obbligati a scegliere, e non vediamo che la nostra vita è governata dal caso…”

VOTO: 9

Soggetto: Medda (14)

Sceneggiatura: Medda (14)

Disegni: Stano (13)

Uscita: febbraio 2006


giovedì 11 dicembre 2025

Dylan Dog #232 - Un fantasma a Scotland Yard

 

Una strana presenza ultraterrena aleggia nei corridoi di Scotland Yard, un essere che pare tornato dall'aldilà assetato di morte. Uno spacciatore, trattenuto in una cella di sicurezza, incontra una fine orribile, seguito da un anonimo archivista, che finisce annegato in un oceano di carta... E questi sono solo i primi esempi di una lista di vittime che minaccia di continuare all'infinito... Il colpevole sembra essere una figura femminile che appare alle sue vittime avvolta in un'aura di luce, condannandole a una specie di pena del contrappasso; un fantasma vero e proprio, insomma... Toccherà a Dylan Dog risolvere l'arcano e liberare Scotland Yard dall'inquietante presenza di uno scomodo fantasma omicida...

Non si apre nel migliore dei modi l’annata 2006, né per l’indagatore dell’incubo che si avvicinava a festeggiare i vent’anni di pubblicazione, né per Tito Faraci, all’epoca fresco vincitore del premio “Fumo di China” di miglior sceneggiatore italiano.  L’autore lombardo sarà stato sicuramente animato dalle migliori intenzioni, ma il soggetto da lui partorito già in partenza aveva ben poco di dylaniato, se non l’indagine attorno al presunto fantasma. E’ però la sceneggiatura a mettere la definitiva pietra tombale sulla riuscita dell’albo, a partire dai dialoghi, davvero poco ispirati per usare un eufemismo. Dylan sulla sedia a rotelle è quanto di più patetico si sia visto, con tanto di scontati siparietti tra marciapiedi e barriere architettoniche, il tutto all’insegna di un imperante ed esasperato buonismo. La tiritera sulla giustizia è di una banalità disarmante, finale compreso. Insuperata vetta trash quella del sergente di Scotland Yard corrotto che abbatte la camionetta con un colpo di bazooka. Peccato Faraci non abbia insistito su quel tasto che forse avrebbe potuto portare a una rivalutazione dell’albo, anche se per i motivi sbagliati. Salvo giusto un paio di omicidi creativi ad opera del “fantasma”. Tante colpe a Cossu non ne posso fare stavolta, neanche Brindisi sarebbe riuscito nell'impresa di risollevare questo prodotto. Però sarà un caso che le peggiori storie dell'indagatore dell'incubo si fregino quasi sempre della sua firma ai disegni?? Della copertina di Stano non mi torna qualcosa della statua, che è comunque differente da quella che compare nell’albo.

Curiosità: Bloch dice a Dylan che era il migliore quando lavorava a Scotland Yard. Se pensiamo a storie che hanno raccontato il passato del nostro (nn. 121 e 200) non mi pare che fosse esattamente così. 

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La giustizia offesa, umiliata, dimenticata… la giustizia morta. E ora diventata lo spettro di se stessa”

VOTO: 4

Soggetto: Faraci (15)

Sceneggiatura: Faraci (15)

Disegni: Cossu (18)

Uscita: gennaio 2006


martedì 9 dicembre 2025

Dyd Awards 2005 - Il meglio dell'annata dylaniata

 

Carissimi inquilini misteriosi di questo blog,

anche la rilettura del 2005 dylaniato è stata completata. Un'annata ancora nel segno di Paola Barbato, autrice di due storie destinate a lasciare il segno per motivi diversi, con una zampata di classe di Fabrizio Accatino che con La strada per Babenco confermava di essere un autore assai interessante ad anni di distanza dal suo debutto con La vita rubata. Dietro di loro per lo più il nulla, con un gruppone di storie sufficienti sì ma tutt'altro che indimenticabili e una manciata di albi mediocri con due tonfi belli grossi (Demon Blob e Il cielo può attendere). Si iniziava a parlare dell'imminente ritorno di Sclavi, atteso come il salvatore della patria!

Passiamo ora ai freddi numeri e alle statistiche.

Sceneggiatore più prolifico: sempre lui, l'instancabile Pasquale Ruju che si conferma lo stacanovista dello staff dylaniato con 5 storie. Alle sue spalle, con 4 storie all'attivo, la sorpresa Michele Masiero (un exploit che non verrà più ripetuto); chiude il podio Paolo Barbato con 3 storie. 

Disegnatore più prolifico: Giovanni Freghieri straccia la concorrenza con 4 storie, mettendo a referto ben 518 tavole disegnate (quasi metà delle quali merito del "dylandogone"). Al secondo posto si confermano gli immarcescibili Montanari & Grassani con le canoniche 3 storie del Maxi. Terzo posto per Corrado Roi che a parità di storie (2) con Piccatto e Casertano, conquista il podio con 254 tavole (di cui 160 dello Speciale) contro le 188 dei colleghi.

Timbrature: 6, un risultato decorso anche se in leggera discesa rispetto all'anno precedente.

Bodycount complessivo: si conferma il trend sotto quota 100, con 86 decessianche se ci sarebbe da aggiungere il solito numero non quantificabile di altre vittime.

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Un passaggio dal camerino, il cambio d'abito.. et voilà! è il momento di svelare le nomination e i vincitori dei premi dell'annata, decisi come sempre unicamente dal sottoscritto.

MIGLIOR COPERTINA Nomination (tutte di Stano): Sul filo dei ricordi, La peste, L'inquilino misterioso

..and the winner is: Angelo Stano per L'inquilino misterioso

Il primo piano dell'indagatore dell'incubo sulla cover del n. 224 è davvero molto bello, ma preferisco l'inquietante Dylan senza volto del n. 230.


MIGLIORI DISEGNI Nomination: Fabio Celoni (Il tocco del diavolo), Nicola Mari (La strada per Babenco), Luigi Piccatto (Oltre quella porta)

..and the winner is: Luigi Piccatto per Oltre quella porta

Come spesso ultimamente accade, questa è la categoria che mi ha messo maggiormente in difficoltà. Credo, però, che Piccatto ci abbia messo quel quid in più nella riuscita della storia da lui disegnata, un impegno evidente frutto anche della sintonia che sempre l'ha legato a Paola Barbato. A mio giudizio, a mani basse la sua miglior prova post primi 100.

MIGLIOR STORIA Nomination: Il tocco del diavolo, La strada per Babenco, Oltre quella porta

..and the winner is: Oltre quella porta (Barbato-Piccatto)

I motivi li ho già abbondantemente esposti nella recensione dell'albo. Un albo che non mi sentirei di consigliare a tutti, anzi. Ma che non può lasciare indifferenti, nel bene e nel male.

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E questa è la mia personale classifica finale dell'annata 2005:

1.       Oltre quella porta

2.       La strada per Babenco

3.       Il tocco del diavolo

4.       L'inquilino misterioso

5.       La saggezza dei morti

6.       Le due vite di Dream

7.       Istinto omicida

8.       24 ore per non morire

9.       Insonnia

10.   La peste

11.   I cerchi nel grano

12.   Concorrenza sleale

13.   Autocombustione

14.   Dagli abissi del tempo

15.   Sul filo dei ricordi

16.   Nightmare Tour

17.   Terrore sul mare

18.   Demon Blob

19.   Il cielo può attendere

lunedì 8 dicembre 2025

Dylan Dog #231 - Nightmare Tour

 

Dylan diventa, suo malgrado, un'attrazione turistica. Un tour operator ha avuto, infatti, l'idea di organizzare un itinerario a tappe sui luoghi dove sono avvenuti i più efferati delitti dei quali si è dovuto occupare l'Indagatore dell'Incubo... Se ne pentirà amaramente.

Un divertissement che però diverte poco, se mi concedete il pessimo gioco di parole. Ci aveva già provato Paola Barbato nel settimo “grouchino”, Il cavaliere di sventura, a riportare in auge alcuni dei villain che Dylan Dog si era trovato ad affrontare nel corso della serie e il risultato non era stato certo memorabile, nonostante fossero stati scomodati grossi nomi come Killex, Mana Cerace, Hamlin e il Dr. Hicks. Chiaverotti in precedenza aveva tentato un’operazione similare con le ex di Dylan nel deludente n. 94 La donna che uccide il passato. Con questi precedenti non ci si poteva aspettare nulla di diverso e infatti Ruju non fa eccezione. Il buon Pasquale decide di riesumare  per l’occasione tutti serial killer farina del suo sacco, visto che provengono da sue precedenti sceneggiature: l’“Ago” di L’angelo sterminatore,  Cameron Garko alias Hook l’implacabile, Timothy Penderwhile di Morte a domicilio, Philip Lark alias La donna urlante e Terence di Polvere di stelle. Tutti antagonisti ben caratterizzati ma, salvo Penderwhile,  non centrali nella vicenda che li vedeva coinvolti (Ago, Terence) o apparsi in albi non certo indimenticabili (Lark e Hook). Il soggetto sarebbe stato ben più adatto a una storia breve, con il tasto pigiato al massimo sull'ironia, qui colpevolmente assente; anche Groucho è ai minimi termini in fatto di battute. La sensazione è invece quella di uno stanco riciclo e anche l’idea risolutiva del “mutaforma” sembra un po’ buttata lì e non mi pare poi così originale. Si salva al solito bene il malcapitato Di Vincenzo che tornava a disegnare Dylan Dog dopo tre anni  di assenza e ben 5 dalla serie regolare. Bravo soprattutto a realizzare i villain rispettando lo stile dei colleghi che li avevano disegnati in precedenza, a parte Terence che invece appare molto diverso da quelli di Roi, il cui tratto è d’altronde difficilmente replicabile. Non altrettanto si può dire di Stano che in copertina non rende piena giustizia ai cattivoni in questione: Hook sembra fluttuare, Terence assomiglia più a Michael Myers, la “donna urlante” non c’entra nulla con l’originale né con quella che lo stesso Stano aveva ritratto sulla copertina del n. 164.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: Sì (1, Sadie)

CITAZIONE: “Ero quasi riuscito a dimenticarli… ma certi orrori non spariscono mai del tutto. Ritornano sempre!

VOTO: 5

Soggetto: Ruju (62)

Sceneggiatura: Ruju (62)

Disegni: Di Vincenzo (6)

Uscita: dicembre 2005


sabato 6 dicembre 2025

Dylan Dog Gigante n. 14 - I cerchi nel grano

 

I "circlemakers" sono un gruppo di giovani artisti inglesi con il gusto dello scherzo. Sono loro a tracciare i famosi "cerchi nel grano", che le menti semplici attribuiscono, di solito, a presenze extraterrestri. Ma se i giovani burloni avessero, con le loro innocue messinscene, davvero scatenato la vendetta di una potenza che non è di questo mondo?

Seconda prova dylaniata per Bruno Enna che firma un Gigante a storia unica (il penultimo della testata) la cui piena riuscita è compromessa dall'eccessiva lunghezza. C'è un po' di tutto: dall'incipit in stile mockumentary, agli Ufo, ai demoni, alla magia della terra, ai flashback di horror rurale, al giallo. Testimonianza che la storia sia lievitata oltremodo rispetto a quelle che forse erano le intenzioni iniziali di Enna sono i tre epiloghi (di cui l’ultimo è quello che prediligo), preceduti da un lunghissimo spiegone finale. Insomma, quasi un'opera omnia sui “crop circles” che, a causa delle troppe pagine, si presenta sbilanciata e senza un vero climax, mostrando una pericolosa flessione nella rivelazione (occhio allo SPOILER) della geomante come killer di turno (FINE SPOILER). Eppure Enna dimostra di avere dimestichezza con le dinamiche del personaggio (come evidente già dal suo debutto dylaniato), anche se trovo delittuoso aver lasciato Groucho a Craven Road invece di portarlo in trasferta a dispensare ironia. Un Dylan ultrascettico si trova coinvolto in una rissa da bar e conteso tra una mora e una bionda, ma sceglie quest’ultima che aveva già in qualche modo conquistato nei suoi ricorrenti incubi. Stavolta tra l’altro è la cliente di turno, e non Dylan, ad essere tormentata dal “particolare che non riesce a mettere a fuoco” e che si rivelerà infine risolutivo. Malgrado il soggetto-minestrone che, visto il tema, sarebbe stato più adatto per Martin Mystère probabilmente, la sceneggiatura, pur appesantita, ha almeno il pregio di non annoiare. Se il focus fosse rimasto solo la "diavologia", tagliando la parte di esercito e ricerche pseudoscientifiche, avremmo probabilmente avuto storia di tutt'altra caratura, più compatta e onirica. Troviamo qui un Freghieri decisamente più in palla che nel contemporaneo L'inquilino misterioso, forse perché già rodato in materia di ambientazioni rurali e campi di grano con Il druido, pure quello un mix di horror e giallo (e c’era anche lì un tizio sulla sedie a rotelle!). ma anche qui mostra la corda a causa, credo, dell'elevato numero di tavole richiesto in un periodo per lui di sovrapproduzione. Se Dylan preferisce la bionda Alicia non vi è dubbio che Freghieri prediliga la mora Padma visto che ce la mette davvero tutta, riuscendovi, per esaltarne la sensualità. Il suo tratto, cui il grande formato giova, sa rendere molto affascinanti alcune tavole (es: pag. 78) e location (la chiesetta diroccata di San Michele) e sequenze (i fantasmi del passato). Gustosamente minaccioso il demone oversize che incombe su Dylan in copertina, peccato per i cerchi nel grano che risultano un po’ sacrificati.

Sufficiente.

BODYCOUNT: 12

TIMBRATURA: Sì (1, Alicia)

CITAZIONE: “Si è consumato lì, sotto i miei occhi. A volte mi sembra ancora di sentire il tanfo di carne bruciata. L’odore insopportabile della morte”.

VOTO: 6

Soggetto: Enna (2)

Sceneggiatura: Enna (2)

Disegni: Freghieri (43)

Uscita: novembre 2005


giovedì 4 dicembre 2025

Dylan Dog #230 - L'inquilino misterioso

 

Rhonda Mitchell è una bella ragazza con un grosso problema: è convinta che il Diavolo abiti nel suo condominio. In effetti, sotto l'apparente tranquillità di quell'anonimo palazzo di periferia, si nasconde qualcosa di tenebroso. Rhonda stessa è stata testimone oculare di inspiegabili avvenimenti: bambole che si animano, elettrodomestici che impazziscono... Ora, dopo il fallito intervento dell'esorcista di quartiere, Rhonda, a nome di tutti gli altri condomini, va a chiedere aiuto all'unica persona in grado di chiarire il mistero: Dylan Dog!

A un solo mese di distanza dalla sua peggior storia in assoluto, Masiero sorprende con quella che da molti, me compreso, è considerato il suo miglior lavoro dylaniato. E’ comunque un albo… strano, indefinibile, in cui la somma delle singole parti farebbe fatica a raggiungere la sufficienza. L'incipit, dopo la prima promettente pagina, sembra un'indagine come tante almeno fino a che Dylan non riesce a varcare la porta dell'appartamento del misterioso inquilino.  Da qui è come se il nostro entrasse in un’altra dimensione (più o meno è davvero così), con le maschere a rendere perturbante l'atmosfera settando il mood giusto per quel che succederà dopo. Tra l’altro quando Dylan ne indossa una è impossibile non pensare a La maschera del demonio. E’ però il lunghissimo flashback ambientato in una Londra vittoriana la vera carta vincente di Masiero, con rimandi indiretti alla leggenda di “Jack lo squartatore” e soprattutto a Lo strano caso del Dr. Jekyll & Mr. Hyde di Stevenson. Il culmine si raggiunge con l'arrivo del Dylan-Merrid a Gravy Lane e l'incontro-scontro con il Merrid-Dylan fino alla distruzione della maschera, tanto da rendere il finale banale e qui anticlimatico per quanto funzionale. Lo stesso Freghieri sembra credere di più nel flahback, dove riesce a tirare fuori alcune tavole notevoli come lo scorcio d’inferno a pag. 66 (guarda caso!). Nel resto invece l’artista piacentino pigia forte sull’acceleratore, quasi svogliatamente. Quella lì a pag. 26 sarebbe Madame Trelkovski??? Confrontandola con quella disegnata dallo stesso Freghieri in, che so, Frankenstein! non sembrano neanche parenti. Tra le sue prove peggiori. Invece Stano tira finalmente fuori una gran bella copertina, con l’inquietante Dylan senza volto e le maschere a riprodurre volti che lo osservano tra cui proprio il suo!

BODYCOUNT: 2

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Se non stessi per morire sarebbe buffo il fatto che non mi viene in mente nessun ultimo pensiero importante… Anzi non mi viene proprio da pensare… a niente…”

VOTO: 7

Soggetto: Masiero (5)

Sceneggiatura: Masiero (5)

Disegni: Freghieri (42)

Uscita: novembre 2005


martedì 2 dicembre 2025

Dylan Dog Fuoriserie - Dagli abissi del tempo

 

Quando la caccia si conclude, la minaccia pare scongiurata… tutto ritorna alla normalità e gli eventi riprendono il loro corso fino a quando, dalle profondità del tempo, riemerge l'orrore!

Ultimo appuntamento con gli inediti a colori pubblicati in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori che, presumo per scarse vendite, non verranno più riproposte negli anni successivi. Come nella maggior parte degli appuntamenti immediatamente precedenti, questa breve storia rappresenta un seguito diretto, anzi direttissimo in questo caso, dello Speciale cui si accompagna, Sulla rotta di Moby Dick e vede il ritorno degli stessi autori, Faraci e Brindisi. Ritroviamo Dylan a bordo di una danneggiata “Pequod II”, insieme ai compagni di viaggio sopravvissuti, ma non è più la celebre balena bianca il pericolo che incombe, bensì un calamaro gigante. Sostanzialmente si tratta di una storia assolutamente pleonastica che però si lascia leggere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi sono meno incisivi rispetto a quelli dello Speciale n. 15, ma riescono comunque a riportarci alle stesse atmosfere.

Curiosità: La storia è stata ristampata su Super Book n. 47 e nella collana “Il nero della paura”, pubblicata in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, nel mese di gennaio 2017.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No (quasi)

CITAZIONE: “Ho ritrovato qualcosa che appartiene a me… al mio tempo. Qualcosa che mi fa sembrare giusto trovarmi qui, adesso… E placa la mia rabbia… Il mio nemico”.

VOTO: 6

Soggetto: Faraci (14)

Sceneggiatura: Faraci (14)

Disegni: Brindisi (29)

Uscita: ottobre 2005