sabato 31 gennaio 2026

Dylan Dog #249 - I ricordi sepolti

 

Ti ho mai raccontato di quella volta che sono morto?!È così che cominciavano alcune delle strane storie che Barton Darke, padre di Merian, raccontava alla figlia ancora bambina. Avventure meravigliose popolate di nani, alberi parlanti, tesori sepolti e morti viventi! Favole nere divenute terribilmente reali quando l'uomo, anni prima, è scomparso, letteralmente inghiottito dalla terra del campo dei morti! Un incubo che Merian, trasferitasi a Londra, era riuscita a lasciarsi alle spalle, ma che ora deve riaffrontare con l'aiuto di Dylan Dog!

Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto” cantavano gli “Elio e le storie tese”. Qui il cacciapalle millantatore, che si scoprirà essere poi morto davvero, è il padre della fidanziata dylaniata di turno, la complessatissima (e vorrei vedere non lo fosse) Merian, co-protagonista della storia confezionata da Mignacco che torna a sceneggiare una storia di Dylan Dog a cinque anni di distanza dal deludente L’uomo nero. Le fonti di ispirazioni dichiarate per il soggetto sono praticamente agli antipodi per qualità e intenti: Big Fish (2003) di Tim Burton e Boogeyman  (2005) di Stephen Kay. Ne esce fuori uno strano ibrido, una ghost story in cui i fantasmi del passato appaiono quanto mai tangibili e che si lascia apprezzare per le atmosfere oniriche, soffrendo però di un’aritmia narrativa che spezza di continuo la tensione e buttandoci in faccia una soluzione del caso, durissima sì, ma anche troppo realistica e quindi in definitiva deludente. Sono però i dialoghi il vero tallone d’Achille della sceneggiatura, soprattutto quelli che intercorrono tra Dylan e Merian: banali, melensi, a tratti pure irritanti (vedasi finale). Un ricordo che avrei preferito tenere sepolto se non fosse per i disegni di un Roi in ritrovata forma dopo due anni di assenza dalla serie. Il buon Corrado riesce a creare un clima angosciante in cui l’orrore è sempre dietro l’angolo. Mignacco poi gli serve sul piatto d’argento un flashback in “cornicetta”, un grande classico dylaniato che per Roi è praticamente un marchio di fabbrica dai tempi di Dal profondo. Particolarmente inquietanti le improvvise apparizioni della madre di Merian e davvero efficace il lavoro fatto sugli occhi di quest’ultima. Stupenda la vignetta grande di pag. 14 che Stano ripropone sulla copertina con Dylan nelle vesti dell’appeso. Cover che stavolta non mi dispiace affatto, malgrado ancora una volta lo sfondo non mi convinca.

Curiosità: A pag. 57 Dylan ha la camicia completamente aperta, mentre fino alla pagina precedente appariva abbottonata fin quasi al collo.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Merian)

CITAZIONE: “Le cose che ho visto questa sera sono miei ricordi… mi appartengono!”

VOTO: 5,5

Soggetto: Mignacco (15)

Sceneggiatura: Mignacco (17)

Disegni: Roi (45)

Uscita: giugno 2007


giovedì 29 gennaio 2026

Dylan Dog #248 - Anima d'acciaio

 

Un vecchio armaiolo, amico di Dylan, è convinto che le pistole abbiano un'anima e, a chi le sa ascoltare, possano persino suggerire il nome delle loro prossime vittime. L'Indagatore dell'Incubo è scettico ma dovrà ricredersi quando il vecchio artigiano verrà trovato morto, ucciso proprio dalla fedele pistola di Dylan e, forse, dai sensi di colpa riapparsi all'improvviso come spettri dal passato. Questo è però solo il primo di una lunga catena di delitti che impegneranno l'investigatore di Craven Road e Jessie James, la sua nuova cliente, in una frenetica corsa contro il tempo per svelare il sanguinario piano concepito da un assassino freddo, come l'acciaio.

Quarta storia dylaniata per Bruno Enna che finalmente debutta anche sulla serie regolare a tre anni di distanza dal suo esordio su Maxi con L’uomo di plastica con un albo che è il perfetto esempio a sostegno di una mia teoria applicabile a fumetti, libri e film: raccontami pure la stessa storia, basta che me le racconti bene. E di oggetti che causano morte o inducono al suicidio se ne sono visti tanti nella serie, anche con risultati eccellenti a partire dal prototipo de Gli Uccisori e passando per Il signore del silenzio e Abyss, per poi essere riproposti successivamente con minor fortuna. E’ indubbio comunque che da un soggetto non originale si possa ricamare una valida sceneggiatura come quella orchestrata da Enna, composta da dialoghi veloci, repentini cambi di scena e una struttura quasi circolare, impreziosita da un breve ma riuscitissimo prologo di stampo dylaniato classico. Non mi convincono appieno solo l'atteggiamento scettico e inspiegabilmente rinunciatario di Dylan e il contrapposto interesse, quasi eccessivo, di Jessie James; mi aspettavo un suo coinvolgimento personale per giustificare la sua maniacale ricerca della famigerata Colt che invece manca (e si sente). Probabilmente la storia si sarebbe meglio prestata al tratto di altri disegnatori, tuttavia il lavoro di Celoni conferisce alla vicenda il giusto tocco inquietante e malsano, regalandoci una spettacolare esecuzione dei suicidi e alcuni ottimi primi piani, finendo paradossalmente con il risultare un surplus e non un difetto. Questa è un’altra copertina di Stano do quel periodo che non mi piace a causa dello sfondo che ha una resa quasi posticcia.

Curiosità: (1) A pag. 9 citato La porta dell’inferno. Chissà come avrà fatto il vecchio armaiolo a riparare miracolosamente la Bodeo di Dylan che era stata gettata in una stufa accesa nel n. 101. (2) Nell’Horror Club ci vengono rivelate le fonti di ispirazione di Enna per quest’albo: il film Winchester 73 (1950) di Anthony Mann e il documentario Bowling a Colombine (2002) di Michael Moore. (3)Sempre nell’Horror Club (inedito) veniva annunciata l’uscita ad agosto di una nuova pubblicazione dylaniata, composta da 4 storie di 32 pagine tutte a colori. Ancora non ce ne veniva però rilevato il nome, ovvero il Color Fest!

BODYCOUNT: 5 (più altri 7 morti in un incendio non mostrato)

TIMBRATURA: No (sarebbe sì, ma avviene fuoricampo e quindi non conta)

CITAZIONE: “Ebbene, cosa direste si vi rivelassi che le armi, tutte le armi, hanno un’anima?”

VOTO: 7

Soggetto: Enna (4)

Sceneggiatura: Enna (4)

Disegni: Celoni (4)

Uscita: maggio 2007


martedì 27 gennaio 2026

Dylan Dog #247 - Tutti gli amori di Sally

 

Sally è convinta che un solo uomo non possa dare a una ragazza tutto ciò che il suo cuore, il suo cervello e il suo corpo desiderano. Ce ne vogliono almeno tre: un marito, un amante e un vero amico. Una situazione apparentemente ideale che si frantuma quando compare Mort Haggarth, un violento assassino che cancella i volti delle sue vittime a martellate e che reclama Sally solo per sé. E quando Dylan accetta di aiutare l'amica a sfuggire al suo persecutore, anche l'Indagatore dell'Incubo diviene per Mort un pericoloso rivale da togliere di mezzo...

Storia dal sapore chiaverottiano questa di Ruju, tant'è che se non fosse per il nome sul tamburino e i dialoghi (non freschi e brillanti come quelli dell’autore torinese) avrei faticato a disconoscerne la paternità. Complice ovviamente anche la presenza ai disegni del grande Dall'Agnol (a cui nell’Horror Club sono riservati grandi complimenti) che con il buon Claudio è sempre stato in sintonia, creando un fortunato sodalizio nel primo decennio di vita dell’indagatore dell’incubo. Il doppio (improbabilissimo) finale e l'altrettanto assurda (ma a suo modo geniale) trovata dell’osteomorfosi restituiscono un'identità genuinamente horror a un fumetto che da tempo l'aveva persa, elementi che, insieme a quello del killer "pittoresco" (Mort Haggart, un uomo che non esiste) erano tutti marchi di fabbrica della ditta Chiaverotti. Certo non è tutto oro quella che luccica: la sceneggiatura ha evidenti falle e il personaggio di Sally non è caratterizzato a dovere, con l’inevitabile conseguenza che risulta davvero difficile appassionarsi alle sue sorti, la vendetta dell’assassino appare forse un po’ tardiva; dei dialoghi abbiamo già detto. Difetti su cui, avendo un debole per gli albi dalle atmosfere “old school” riesco in parte a soprassedere. Dall'Agnol meraviglioso, in particolare nel prologo e nella prima inquietantissima apparizione di Mort a Sally (pagg. 34-35). Stupendi gli occhi nel buio della vittima a pag. 17 e colpiscono, in tutti i sensi, le vignette in cui Haggart si manifesta con la sua strana fisicità. La copertina di Stano, invece, non riesce a rendergli giustizia.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Quello che è vero è che un uomo solo non riesce mai a dare a una ragazza quello che vorrebbe. Ne occorrono almeno tre. Un marito, un amante e un vero amico”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (66)

Sceneggiatura: Ruju (66)

Disegni: Dall’Agnol (13)

Uscita: aprile 2007


domenica 25 gennaio 2026

Almanacco della Paura 2007 - Il capolinea

 

Un autobus corre nella notte lungo la Dark Line, una linea che nessuno ricorda esserci mai stata, raccogliendo, una fermata dopo l'altra, passeggeri apparentemente comuni, ognuno con la propria storia fatta di speranze deluse e sogni infranti. Uomini e donne in bilico sulla linea sottile che divide la luce che abbaglia dalle tenebre che celano fameliche creature pronte a sbranare gli sventurati che capitano loro a tiro. Una trappola mortale nella quale l'Indagatore dell'Incubo diviene per tutti… la sola speranza!

Quarta storia per Marzano, che ritorna sull’Almanacco sulle pagine del quale aveva esordito tre anni prima. Storia che ha qualche punto in comune, a livello ideologico, con Il treno dei dannati di Ruju (non a caso citato a pag. 73, o 39° tavola, tra le avventure dylaniate su mezzi di trasporto, insieme a Titanic) e che, non so perché, mi ha sempre richiamato alla mente qualcosa di indefinitamente kinghiano. Si parte benissimo, complice anche un Casertano quasi "vecchia" scuola (almeno per quanto riguarda i primi piani, mentre gli sfondi sono quasi sempre bianchi o spogli), si respira quasi l’aria dei vecchi tempi: l'idea dell'autobus che mostra sprazzi di possibili futuri dei passeggeri senza inutili spiegazioni e i "perduti" del piano superiore funzionano. A penalizzare il tutto arriva però la parte finale: non è tanto il ricorso alla speranza, sostanzialmente corretto, ma il modo stucchevole in cui il messaggio viene veicolato, in maniera anche troppo esplicita. Di fatto si "perdono" solo quelli che fin da subito apparivano designati (Marzano ce la mette davvero tutta per renderci antipatico Travis e ci riesce), mentre il sacrificio di uno (o più) dei comprimari "positivi", oltre ad essere un dazio doveroso per il genere horror, avrebbe dato maggior pathos e incertezza alla conclusione. Anche l’assenza di Groucho è pesante, perché le sue battute sarebbero servite come il pane per sdrammatizzare alcuni momenti. La copertina di Stano, Dylan a parte, è bruttina.

Curiosità: Le pagine dei dossier dell’Almanacco  tornano a colori nel 2007 dopo 14 anni dall’ultima volta.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non ha mai voluto dirci il suo nome… ma può essere uno solo… speranza.”

VOTO: 6

Soggetto: Marzano (4)

Sceneggiatura: Marzano (4)

Disegni: Casertano (31)

Uscita: marzo 2007


venerdì 23 gennaio 2026

Dylan Dog #246 - La locanda alla fine del mondo

 

L'"Indagatore dell'Incubo" si perde in una tormenta di neve proprio mentre si sta dirigendo a Thetford, un minuscolo paese della campagna inglese. Dylan è stato chiamato in quel posto dimenticato da un vecchio collega di quando vestiva ancora la divisa da poliziotto: c'è bisogno del suo quinto senso e mezzo per risolvere il caso di due ragazzi misteriosamente svaniti senza lasciare traccia. E anche Dylan rischia di sparire per sempre, nel momento in cui mette piede nella locanda alla fine del mondo!

Albo che a una lettura superficiale potrebbe apparire molto meglio di quanto sia in realtà, anche se l’ho leggermente rivalutato. Si parte con il sogno del prologo che non avrà nessuna vera utilità nell’economia della storia e si passa poi al cliente di turno, un ex collega di Dylan accompagnato e raccomandato da Bloch, che appare già un campanello dall'allarme con la sua apertura così disinvolta anche alle ipotesi soprannaturali (e Bloch che pensa addirittura a un coinvolgimento dell’Interpol!!). Comunque abbiamo un’indagine, abbiamo una trasferta con tanto di tempesta di neve (e Dylan che crede di poter trovare delle tracce su un prato sotto un abbondante nevicata!!!), abbiamo l'aggressione di una belva sconosciuta e l'arrivo del nostro in una misteriosa locanda che intuiamo subito stare oltre la soglia della realtà. La struttura della trama ricorda molto quella dell’albo che considero più riuscito di Masiero, ovvero L’inquilino misterioso: partenza con indagine “tradizionale” e poi passaggio di Dylan in un’altra dimensione. E nel n. 230 era proprio la seconda parte a funzionare, con l’immersione del racconto nel misterioso appartamento prima e nella Londra vittoriana alternativa dopo. E anche in questo n. 246 è l’atmosfera che si respira all’interno della locanda e nei suoi immediati esterni il miglior pregio dell’albo e il merito è da attribuirsi principalmente a un Freghieri in rinnovata ispirazione creativa. Tante le tavole da incorniciare, potentemente evocative (pag. 73), suggestive (pag. 67), destabilizzanti (pagg. 70-71) e capaci di fornirci squarci infernali come l’artista piacentino non ci mostrava dai tempi di Ultima fermata: l’incubo!. Peccato i racconti dei suicidi siano però pochi e poco sviluppati per risultare davvero incisivi e probabilmente avrebbero avuto necessità di un formato con più pagine come quello dello Speciale per riuscire a lasciare un segno tangibile. Il modello del racconto dei morti di Totentanz è inarrivabile, ma ciò non toglie che si sarebbe potuto fare di meglio. Poi la sceneggiatura finisce con l’arrivare a un punto morto e allora prima vengono tirati in ballo i soliti Inferni (con cameo dell'immancabile direttore) poi salta fuori dal nulla sta ex compagna di college di Dylan che riesce a fare tutto, ma proprio tutto, con i suoi presunti poteri (???), persino farla in barba al diavolo e resuscitare i morti. Un deus ex machina assoluto, privo di qualunque giustificazione e fondamento. E non ci vengono risparmiati neppure la tirata moralista e il lieto fine. La copertina, con un Dylan mai così minuscolo, mi ha sempre richiamato alla mente, come concept, La casa sull’abisso di William Hope Hodgson, anche se non ho trovato in internet copertine del romanzo che avrebbero potuto fungere da modello diretto per Stano.

In un afflato di generosità mi spingo a darle la sufficienza, facendo pesare maggiormente sul piatto della bilancia i disegni di Freghieri.

Curiosità: L’albo è dichiaratamente ispirato, a partire dal titolo, a La locanda alla fine dei mondi (The Sandman: World's End) un ciclo di storie pubblicate originariamente nella serie a fumetti Sandman, scritta da Neil Gaiman, e poi raccolte in un volume antologico pubblicato nel 1994.

BODYCOUNT: 0 (sono già tutti morti o quasi)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Lasciate ogni speranza, voi che entrate”

VOTO: 6

Soggetto: Masiero (7)

Sceneggiatura: Masiero (7)

Disegni: Freghieri (46)

Uscita: marzo 2007


mercoledì 21 gennaio 2026

Dylan Dog #245 - Il cimitero dei freaks

 

Al cimitero dei freaks, negli ultimi tempi non è insolito trovare una tomba profanata. Magari scoperchiata da chi non riesce a trattenere la sua curiosità morbosa e vuole ammirare questi scherzi della natura anche una volta defunti. Oppure da qualcuno in vena di divertirsi compiendo atti vandalici, disturbando il sonno eterno di chi, in genere, a causa della sua deformità, ha già dovuto sopportare fin troppe angherie nel corso della vita? Uno di questi indesiderati visitatori notturni, però, ci rimette la pelle, orrendamente ucciso a morsi. I segni sul corpo della vittima sono inconfondibili e riconducono all'impronta dei denti di Clive Mouthy Geller, il cui cadavere, stranamente, manca all'appello degli ospiti del cimitero!

Premessa: non mi è mai tanto andata a genio la trovata del cimitero dei freaks, luogo di sepoltura di Johnny Freak. Si è tanto parlato dei diversi, mostri fuori e belli dentro, uguali (se non migliori) delle altre persone e poi li si ghettizza in un cimitero ad hoc con tanto di guardiano (Quasimodo di cui abbiamo fatto la conoscenza nel n. 127 e apparso anche in Qualcuno nell’ombra), anch’egli freak? Personalmente la trovo una contraddizione… dovremmo essere tutti uguali proprio dal momento in cui siamo orizzontali (parafrasando "Carlo e Licia" dei Gem Boy). Insomma almeno da morti non dovrebbero esserci differenze e invece. Ah, come sempre seguono spoiler.

Passando all’albo, devo confessare che genera in me sentimenti contrastanti: ci sono cose che mi sono piaciute, altre meno, una mi ha spiazzato negativamente. Alle prime possiamo ascrivere situazioni brillanti e dialoghi divertenti (bellissimo il siparietto con Dylan e Bloch a letto dopo il rinvenimento dei cadaveri in quel di Craven Road n. 7), un Groucho in forma smagliante e la beffarda presa in giro di alcuni luoghi comuni in fatto di donne (vittima il povero Dylan a cui non viene risparmiato l'ennesimo coito interrotto). Barbato si diverte a far emergere l’ipocrisia sentimentale di Dylan che si professa innamorato dell’imperscrutabile (per lui) Amelia per poi finire a letto con la conturbante Sherilee senza troppi complimenti. I due personaggi femminili sono, tra l’altro, i meglio caratterizzati dell’albo. Tra i difetti ci metto invece alcune zoppie nella sceneggiatura: la "sparizione" improvvisa dalla scena della tanto amata Amelia (ma non escluderei che Paola l'abbia fatto volontariamente), l'improbabilità degli assassini commessi dalla pettoruta femmina fatale (passi con un po’ di fantasia quello delle “mani”, ma come può aver ucciso a colpi di bilanciere due uomini terrorizzandoli pure?) e lo spiegone finale, debolezza tipica delle prime produzioni barbatiane e che torna qui a palesarsi. Tutti difetti su cui si potrebbe comunque soprassedere. Quello che proprio non mi è piaciuto è ovviamente la conclusione, per me anti-dylaniana a cui paradossalmente si arriva esasperando all'eccesso estremo una delle caratteristiche peculiari dell'indagatore dell'incubo: il rispetto per il diverso. Un eccesso che recherà purtroppo conseguenze anche per altri albi a venire. Per me rimane inaccettabile, qualsiasi siano le motivazioni, l'atteggiamento di Dylan di fronte a un'assassina che ha ucciso (anche persone che non avevano chissà quali colpe) e organizzato tutto a sangue freddo con buona pace del suo amato “Elephant Man”, che, essendo a conoscenza di tutto, ne è di fatto complice. Fidandosi peraltro di una persona la cui sincerità e fedeltà vengono più volte sbugiardate nel corso della storia. Avrei preferito un finale “tragico”, con Dylan dylaniato sì dai dubbi, ma con la morte di uno tra Sherilee e Fundbuster (o di entrambi) a risolvere i suoi dilemmi interiori. Su Mari nulla da dire, ottima prova, con un lavoro sempre fondamentale sugli sguardi dei personaggi che comunicano con violenza le emozioni più forti dei personaggi. La copertina monocromatica di Stano appare invece sciatta e anche la postura di Dylan ha qualcosa che non mi convince.

Resta una buona storia con un finale che mi va di traverso e che non riuscirò mai a digerire.

Curiosità: (1) Da questo numero scompaiono i titoli dei capitoletti interni. (2) Il seno di Sherilee è bersaglio di alcune battute di Groucho e pure una di Quasimodo ed è talmente “importante” che anche Dylan non riesce a far finta di nulla (vedasi sbirciatina alla prima vignetta di pag. 25)

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Sherilee)

CITAZIONE: “..Ma l’amore non ha paura della morte. Dovrebbe essere la morte ad avere paura dell’amore..”

VOTO: 7

Soggetto: Barbato (29)

Sceneggiatura: Barbato (28)

Disegni: Mari (16)

Uscita: febbraio 2007


lunedì 19 gennaio 2026

Dylan Dog #244 - Marty

 

Julian Kidd è giovane, bello, ricco e molto, molto vendicativo! Non provate ad essere scortesi, con lui… la paghereste cara, facendo una fine poco piacevole, probabilmente bagnata dal vostro stesso sangue! Marty Kevorkian è un pensionato, grassoccio e dall'aria un po' triste. Di carattere mansueto, vive in un'abitazione modesta e sulla sua agendina ha scritto il nome di un solo amico: Dylan Dog. Può esserci un legame tra due vite così distanti come quelle di Julian e di Marty? E perché Dylan, in questi giorni, è colto da una profonda malinconia?...

Premessa: tutto il post, scheda compresa, è piena di spoiler. Valutate se proseguire.

Se Ucronìa si poteva considerare come l'addio al personaggio, Marty potrebbe idealmente rappresentare il commiato di Sclavi dinanzi ai lettori e come tale lo valuto, anche se questo non è l’ultimo albo che ha scritto. Qui il Tiz, con l’apporto al soggetto della moglie Cristina Neri, si fa apparentemente uno e trino: è Dylan, è Marty, è (e allo steso tempo non è) il killer con le fattezze di Jude Law. Aderendo al suo stesso dogma del "non è successo niente" la triade diviene bipolarismo (uno dei tre non esiste nemmeno nella finzione): uno (Sclavi-> Dylan, Marty->Julian Kidd) è un po' quello che l'altro avrebbe voluto essere, ma in fondo si può notare come Dylan e Marty (e quindi Dylan e Sclavi) si somiglino tantissimo. Persino Dylan conduce una vita da pensionato! Sclavi ricerca la commozione in modo più spontaneo rispetto alla lacrima facile di altri albi come Johnny Freak, ma forse troppo esplicitamente e in maniera troppo insistita per emozionarmi davvero, anche se ce la mette proprio tutta e un po' ci riesce nel convincermi che il male brutto, quello vero, è la solitudine. Un gran classico di Dylan Dog. Però mi commuove di più pensare che se ne è andato lui come autore dylaniato e qui torniamo al commiato di cui sopra. Saluto reso ancor più evidente dal ricorso a tematiche ed espedienti narrativi appartenenti più all’epoca dei “primi 100” che del decennio successivo e che lo stesso Dylan sembra voler stancamente ricordare sulle pagine del suo diario. La solitudine, l’emarginazione, il binomio amore-morte, i “mostri siamo noi” (tutti sono potenziali assassini), lo splatter esagerato e catartico (spettacolare pag. 82), lo spettro sumero nel frigorifero, il male incurabile, l’assassino che ripara i torti piccoli e grandi subiti nel passato (e qui si apre un ulteriore spettro di ulteriori “auto-citazioni” relative alle vittime, vedasi l’impiegata maleducata, ecc..), tutto già visto/letto, persino alcuni omicidi (tutti ben “coreografati”) e alcune battute di Groucho (es. pag. 15 “si è poi sposata tua mamma”?) sono rivisitati o riciclati. Non tutto torna nella costruzione della vicenda: come può Marty essersi vendicato, tramite Julian Kidd, dei propri genitori visto che erano già morti? In più le date sulla lapide della madre sono inconciliabili con l’età di Marty. Prime due pagine e ultima (con citazione di Guccini) invece lasciano il segno. Molto bene Casertano, che, sulla carta, non sembrava adatto al tipo di storia, ma che come al solito riesce ad esprimere molto bene le emozioni dei personaggi e nelle sequenze degli omicidi (ottima anche quella di pagg. 74-75) riesce sempre a dare quel quid in più, versando ettolitri di china. La copertina di Stano descrive al meglio la mestizia e la malinconia che si respirano nel corso dell’albo.

Albo di difficile valutazione.

Curiosità: (1) Titolo e co-protagonista dell’albo, come ci viene rivelato nell’Horror Post, sono un omaggio al film Marty, vita di un timido (Marty, 1955) vincitore di 4 premi Oscar e della Palma d’Oro al Festival di Cannes, diretto da Delbert Mann e con Ernest Borgnine protagonista. (2) Si rivede Botolo che sulla serie regolare non appariva, se non vado errato, dal n. 127. (3)Trentesima storia disegnata dal veterano Casertano, qui giunto alla sua 14° (e non ultima) collaborazione con Sclavi. Un sodalizio fortunatissimo. (4)A pag. 15 viene citato il la raccolta di massime Pessimismi di Eric Marcus.

BODYCOUNT: 9 (di cui 8 solo immaginati)

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non sono un pessimista, sono un ottimista che ha fatto molte esperienze”.

VOTO: 6,5

Soggetto: Sclavi (124), Neri C. (2)

Sceneggiatura: Sclavi (132)

Disegni: Casertano (30)

Uscita: gennaio 2007


sabato 17 gennaio 2026

Dyd Awards 2006 - Il meglio dell'annata dylaniata

 

Cari graditissimi ospiti di questo blog,

abbiamo mandato agli archivi un'altra annata dylaniata, il 2006, in cui Dylan ha festeggiato due eventi molto importanti: il suo ventesimo anno di vita editoriale e il ritorno di Sclavi dopo un lustro di latitanza. Purtroppo il rientro del Tiz sarebbe stato di breve durata e già dopo il 2007 se ne sarebbero perse le tracce per un tempo ancora più lungo. E il doppio albo con cui è stato celebrato il ventennale non è passato certo alla storia come una delle avventure più indimenticabili del nostro indagatore. Ma di storie belle, per fortuna, ne abbiamo comunque avute, infatti due di queste sono entrate nella mia top 30 del secondo decennio dylaniato.

Ma passiamo alle statistiche dell'annata.

Sceneggiatore più prolifico: complice l'impegno per la sua miniserie Demian, il pluri-premiato Pasquale Ruju lascia il titolo a Paola Barbato, anche se per una sola lunghezza: 3 albi il primo, 4 la seconda. Il redivivo Sclavi e Michele Medda si dividono il podio con 2 albi a testa.

Disegnatore più prolifico: Tornano a primeggiare gli irriducibili Montanari & Grassani che alle consuete tre storie del Maxi aggiungono il loro ritorno sulla serie regolare (dopo 6 anni) con il n. 238, per un totale di 376 tavole. Al secondo posto, a sorpresa, Ugolino Cossu con 348 tavole per tre storie in totale (una delle quali, lo Speciale, gli ha fruttato 160 pagine). Basta una sola storia (il Gigante da 236 tavole) a Luigi Piccatto per conquistare il gradino più basso del podio. Freghieri (quarto) fuori dai primi tre è una notiziona!

Timbrature: appena 4, tempi sempre più magri per il nostro.

Bodycount complessivo: si torna a superare quota 100, grazie a 114 decessioltre alla solita serie di vittime non quantificabili.

***

Passiamo ora al momento clou del post. I premi!

MIGLIOR COPERTINA Nomination (tutte di Stano): L'ospite sgradito, L'ultimo arcano, Xabaras!/In nome del padre

..and the winner is: Angelo Stano per L'ultimo arcano

L'idea della doppia copertina componibile del ventennale è davvero bella, ma i disegni alle spalle di Dylan/Xabaras e lo sfondo non mi hanno mai convinto. Preferisco il concept e la realizzazione della cover del n. 234, nonostante lo sfondo azzurro possa non riscontrare il consenso di tutti.


MIGLIORI DISEGNI Nomination: Nicola Mari (L'ultimo arcano), Bruno Brindisi (Xabaras!/In nome del padre), Luigi Piccatto (Oltre quella porta), Angelo Stano (L'ospite sgradito e L'assassino è tra noi)

..and the winner is: Angelo Stano per L'ospite sgradito

Uno Stano in formissima torna ad aggiudicarsi anche il premio per i disegni. Ero indeciso se dare il premio a Stano oppure a.. Stano! La pioggia torrenziale e continua dell'Assassino tra noi sembra quasi lasciarti l'umidità e la disperazione nelle ossa e il ritorno dello splatter vecchia maniera è una gioia per gli occhi, ma nell'Ospite Sgradito il Maestro riesce a trascinarci letteralmente in un'altra dimensione. 

MIGLIOR STORIA Nomination: L'ospite sgradito, L'ultimo arcano, Ucronìa

..and the winner is: L'ospite sgradito (Medda-Stano)

Medda ci trascina con forza assieme a Dylan in un'avventura surreale fuori dal tempo e dallo spazio, facendoci percepire tutta la sofferenza del nostro fino all'epico confronto finale con l'intruso. Gli splendidi disegni di Stano sono il perfetto coronamento alla riuscita della storia. L'albo di ritorno di Sclavi, pur non memorabile, si aggiudica il podio.

***

E questa è la mia personale classifica finale dell'annata 2006:

1.       L'ospite sgradito

2.       L'ultimo arcano

3.       Ucronìa

4.       Vittime designate

5.       L'assassino è tra noi

6.       Il gran bastardo

7.       Sonata macabra

8.       Il passo del gambero

9.       Gli eredi del crepuscolo

10.   Xabaras!/In nome del padre

11.   Lo "Scavatombe"

12.   Il vivaio

13.   La lunga notte

14.   Jenny Dentiverdi

15.   Licantropia

16.   All'ombra del vulcano

17.   Un fantasma a Scotland Yard

giovedì 15 gennaio 2026

Dylan Dog #243 - L'assassino è tra noi

 

In una notte di tempesta il Maggiolino di Dylan decide di guastarsi e di lasciarlo a piedi nel bel mezzo di un'isolata strada provinciale. All'Indagatore dell'Incubo non resta che trovare rifugio nello sperduto Bates Motel. Dylan non rimane l'unico occupante delle stanze dello scalcinato albergo e, nel giro di poche ore, le camere si riempiono di altri clienti, giunti in quel luogo per scampare alla furia della pioggia o spinti dalla semplice sfortuna. Ma la luce dei fulmini che rischiarano la notte proietta un'ombra terribile su tutti loro… quella di uno spietato assassino!

Brillante con uno dei finali più sorprendenti di sempre. A me è sempre piaciuto… parlo di Identità (Identity, 2003) ovviamente, il film di Mangold che Sclavi ha cop… ehm... citato in quest'albo, fonte di ispirazione che verrà rivelata solo nell’Horror Club dell’albo successivo per mantenere l’effetto sorpresa. Nel soggetto andava forse messo il nome di Michael Cooney (l'autore dello script della pellicola) per come pochissimo (nulla?) ci si distacchi a livello di sinossi; solitamente questo per me non rappresenta un problema e non lo riterrei un difetto neppure in quest’occasione se non fosse che, per chi come me aveva già visto il film ai tempi, il possibile effetto sorpresa si tramuta in un boomerang di delusione. Sclavi ci mette tanto mestiere nella sceneggiatura, con scarsi e minimali dialoghi che portano a leggere l'albo velocemente. Ci sono delle buone sequenze splatter, citazioni a go go anche per Psycho (a partire dalla copertina che rievoca la leggendaria sequenza della doccia rielaborata anche all’interno dell’albo), e qualche zampata del buon vecchio Tiz che fu, come i pupazzi che parlano a "Norman Bates". Sono i disegni di Stano, sublimi, a innalzare la mia valutazione della storia che altrimenti considererei appena sufficiente: la pioggia incessante, il misterioso killer senza volto, la coreografia degli omicidi creano un'atmosfera stranissima, fredda, inquietante e surreale al tempo stesso.

Curiosità: (1) Record assoluto, evidenziato anche nell’Horror Club: per la prima volta (e finora unica, mi pare)  Dylan Dog non compare (davvero) in una storia che lo vede protagonista. (2) Sclavi e Stano tornano a fare coppia dopo il n. 100. (3) Il personaggio di Paddy ha il volto dell’attore Ernest Borgnine. Nel numero successivo, Marty, anche il personaggio cui è intitolato l’albo ha le stesse fattezze!

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Un incubo... è un incubo... ma non il mio incubo!”

VOTO: 7

Soggetto: Sclavi (123)

Sceneggiatura: Sclavi (131)

Disegni: Stano (14)

Uscita: dicembre 2006


martedì 13 gennaio 2026

Dylan Dog Gigante n. 15 - La lunga notte

 

Davvero una bella nottata per Dylan Dog: piantato in asso dalla sua ragazza e persino dal motore del suo fido Maggiolino! A piedi e lontano da Craven Road, l'Indagatore dell'Incubo incontra uno strano gruppo di ragazzi e decide di seguirli, ignaro che così facendo si sta cacciando nel bel mezzo di una guerra "fratricida": bande di vampiri, zombi, fantasmi, licantropi e streghe lottano senza esclusione di colpi. Riuscirà Dylan a sopravvivere fino al sorgere del sole?

L’ultimo Gigante a storia unica è affidato alle cure di Paola Barbato che un paio d’anni prima aveva sfornato per la stessa pubblicazione quel gioiellino che è Il senza nome. Stavolta il colpo invece non riesce, anzi, considero questo uno dei lavori meno interessanti di Paola per Dylan. Il soggetto è piuttosto semplice, consistendo in pratica in una ri-adattamento in chiave orrorifica della trama de I guerrieri della notte (The Warriors), film cult del 1979 diretto da Walter Hill, omaggiato anche dalla locandina di Stano che ne re-interpreta la locandina italiana. Nell’albo le gang sono sostituite da delegazioni delle diverse creature del “lato oscuro” (vampiri, licantropi, zombi, fantasmi, demoni, streghe, ecc..), ma il plot è più o meno lo stesso, con l’ovvia aggiunta di alcuni elementi dylandoghiani e altri ispirati dal film Underworld (2003) di Len Wiseman. La sceneggiatura si lascia leggere e lo dimostra il fatto che si arriva alla fine senza avvertire troppo il peso delle tante pagine, ma è una storia totalmente inadatta a Dylan Dog: combattimenti a go-go e intermezzi sentimentali “alla Twilight”, anche se all’epoca il primo romanzo della saga di Stephenie Meyer era invero appena arrivato in Italia e il vero modello di riferimento in questo senso è più verosimilmente da ricercare nelle Cronache dei Vampiri di Ann Rice; d’altronde il personaggio di Rutger ricorda molto il vampiro Armand apparso in Intervista con il vampiro ed altri libri della saga. In generale nel corso della storia si respira un’atmosfera fantasy, più adatta ad un pubblico adolescenziale, che come saprete non incontra proprio i miei gusti. Dylan è protagonista sì, ma già entra in gioco in modo poco credibile e in ogni caso la vicenda avrebbe potuto svolgersi tranquillamente senza di lui, essendo ininfluente nell’effettivo svolgersi degli avvenimenti. Tra l’altro non è neanche la prima volta che il nostro rischia di subire il processo di vampirizzazione. Ci sono però anche sequenze che funzionano e bene, su tutte la scena finale con il sogno di Dylan, in cui compaiono oltre a Groucho e Bloch, anche la Trelkovski, Lord Wells e Anna Never. Da ricordare anche la visione/allucinazione del primo giorno di lavoro di Dylan a Scotland Yard e l’arrivo alla Congregazione dei Vampiri di Londra (da pag. 161) con alcune vignette velate di sottile erotismo. Scelta di Piccatto come disegnatore giusta, anche se la sua prova è altalenante: vi sono tavole davvero curate e suggestive mentre altre, soprattutto quelle dedicate alle scene d’azione, risultano confusissime. Nel complesso, comunque, valuto positivamente il suo lavoro che ha previsto anche la realizzazione di una quantità fuori scala di seni femminili.

Curiosità: Nell’albo viene citato Manila quale esempio di uno dei tanti casi in cui Dylan si è trovato ad affrontare vampiri (almeno quelli classici, non sclaviani). Invero il nostro in precedenza si è trovato ad affrontare praticamente tutte le categorie di mostri coinvolte nella “lunga notte”.

BODYCOUNT: non quantificabile

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ti rivelerò un segreto. L’incubo è il mio lavoro… ma i sogni sono la mia passione!”.

VOTO: 5,5

Soggetto: Barbato (28)

Sceneggiatura: Barbato (27)

Disegni: Piccatto (44)

Uscita: novembre 2006


domenica 11 gennaio 2026

Dylan Dog #241-242 - Xabaras! / In nome del padre

 

È il ventennale di Dylan Dog e, per celebrare lo storico anniversario, tornano in scena, nella prima parte di una storia doppia (tutta a colori!), l'ammaliante strega Kim, l'imprevedibile gatto dai poteri magici Cagliostro e la più grande minaccia che l'Indagatore dell'Incubo abbia mai dovuto affrontare: Xabaras, che prosegue i suoi folli esperimenti per la creazione di un siero che sconfigga la morte… un dono davvero speciale che vuole riservare a Dylan Dog!

Dylan Dog festeggia i suoi vent’anni di vita editoriale con una storia doppia, tutta a colori come in occasione dei precedenti numeri celebrativi. A presentare l’evento in pompa magna, dalle pagine dell’Horror Club del n. 241 il redivivo Tiziano Sclavi che ha parole al miele per il forum di cravenroad7.it e annuncia una nuova storia scritta da lui, oltre alle 3 già precedentemente annunciate. Gli autori del doppio albo sono gli stessi del n. 200, Barbato e Brindisi. Cosa potrebbe andare male? Beh il ritorno di Sclavi si rivelerà un fuoco di paglia e perderemo le sue tracce per secoli dopo il n. 250, mentre questa storia doppia costituì per me la mazzata finale che decretò il mio temporaneo disamore per la testata. La mia passione per Dylan entrava in coma, e da lì in avanti compravo gli albi per puro collezionismo ma nel disinteresse più totale, salvo risvegliarmi di colpo 38 numeri dopo e poi tornare a sonnecchiare fino al #300. Barbato scrive una bella storia, non v'è dubbio, ma riprendere i fili dell'inviso (a me) #100 e umanizzare il rapporto Xabaras-Dylan come veri padre-figlio proprio non mi è andato e mai mi andrà giù, così come il Dylan bambino settecentesco che come d’incanto si ritrova ai giorni nostri. Una doppia in cui succede pochissimo e il cui unico vero colpo di scena e motivo d'interesse è quello a pag. 98 del #241. Per il resto del tempo solo Cagliostro e la strega Kim dai poteri ritrovati (ma di fatto inutilizzati) reggono in qualche modo la scena, mentre gli altri comprimari (incluso Bloch) sfrecciano via come comparse qualunque senza lasciare traccia di sé. E pensare che per l’occasione,oltre alla Trelkovki, erano stati richiamati in causa Lord Wells e il professor Adam. Dylan è maltrattato oltre misura, in certi momenti è irriconoscibile anche se stranamente Paola gli concede di fare sesso (costerà carissimo alla povera Kim che non si vedeva dai tempi di Maelstrom!, ovvero da 15 anni). In compenso dopo aver conquistato, senza fare nulla, una dermatologa (che scomparirà dalla vicenda nel giro di poche vignette) penserà di dedicarsi all’ascetismo (!!), trovandosi a disagio nell’approccio diretto (vedasi pag. 32). Intravediamo anche il famigerato padre adottivo e i suoi nonni acquisiti in un flashback in cui viene citato anche Il lago nel cielo, puro fan service che non ha rilevanza nell’economia della storia. Il finale poi avrebbe dovuto lanciare una blanda continuity con la presenza di Cagliostro accanto a Dylan, idea che di fatto non verrà mai davvero posta in essere. Per quanto riguarda i disegni, Brindisi conferma che il suo tratto è quello che, tra tutti i disegnatori veterani della serie, meglio si adattava alla colorazione (qui opera di Nardo Conforti). Sul comparto grafico quindi nulla da eccepire salvo… Xabaras. Quello lì è Xabaras? Io ci vedo un signore di mezza età con il pizzetto che vaneggia di essere il padre di Dylan. Ecco, se questo fosse stato un “what if”, magari pubblicato su Color Fest, sarei riuscito forse a digerirlo. Anche Bilotta ha umanizzato la figura di Xabaras, pure più di quanto abbia fatto Barbato, ma ciò avviene nella saga del “Pianeta dei Morti”, in quello che è un universo alternativo (o presunto tale) a quello classico dylaniato. Ottima l’idea della composizione in primo piano Dylan/Xabaras con l’unione delle due copertine, ma trovo mal fatti gli zombi e pure Kim; con uno sfondo diverso avrebbe potuto essere una delle migliori copertine di Stano in assoluto.

Curiosità: (1) Cameo di Paola Barbato nei panni di un medico a pag. 59 del n. 241. (2)Xabaras guida ancora una Lamborghini come nel mitico n. 1.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Kim, ritimbrata)

CITAZIONE: “Te lo proverò. Ti darò un’altra prova di dove possa arrivare l’amore di un padre. E l’amore di un figlio.”

VOTO: 6

Soggetto: Barbato (26-27)

Sceneggiatura: Barbato (25-26)

Disegni: Brindisi (30-31)

Uscita: ottobre-novembre 2006


venerdì 9 gennaio 2026

I Dyd Awards della seconda decade dylaniata

 

E così ci siamo! Ci sono voluti altri tre anni da quando ho festeggiato il traguardo del primo decennio dylaniato (correva il mese di novembre 2022), schedato e commentato qui sul blog. Allora mi ero posto come obiettivo quello di recensire anche gli inediti che sarebbero arrivati in edicola da gennaio 2023 in avanti; un proposito, durato un battito di ciglia e poco più, che mi guardo bene dal riproporre ora, onde evitare altre figuracce! Quale traguardo porsi quindi? Siamo arrivati più o meno a metà della "storia di Dylan Dog" (il nostro Old Boy compirà 40 anni il prossimo ottobre), ma a partire dal suo terzo decennio di vita editoriale l'indagatore dell'incubo ha visto una crescita esponenziale delle pubblicazioni a lui dedicate, per cui le storie ancora da commentare per arrivare "alla pari" sono davvero tanto. Per cui, prossimo obiettivo il n. 300 e poi si vedrà. 
Come per i dyd awards annuali,  è arrivato però come sempre il momento di dare di numeri. Dopo le statistiche della seconda decade dylaniata incoroneremo miglior storia, copertina e disegni del decennio. E in conclusione proporrò la mia top30 del decennio!

SCENEGGIATORE PIÙ PROLIFICO


Complice uno Sclavi totalmente inattivo per ben cinque anni (salvo tornare in extremis a chiudere idealmente la decade con Ucronìa dopo averla aperta con Finchè morte non ci separi) è Pasquale Ruju lo stacanovista della seconda decade dylaniata con 64 storie, di cui 38 apparse sulla serie regolare. Le restanti 26 sono state pubblicate su Maxi (8), Gigante (6), Speciale (4) e Almanacco (4). Completano il lotto 1 "grouchino" e 3 "fuoriserie" apparse sui Cartonati Mondadori.

Tiziano Sclavi è comunque secondo con 34 storie, tutte concentrate nel primo quinquennio tranne una, e il suo apporto qualitativo alla causa dylaniata è rimasto alto, basti vedere la mia top30 più sotto: 1/3 delle storie che la compongono (11) sono sceneggiate da lui e il podio è tutto suo! Completa il podio Paola Barbato con 24 storie (più un soggetto condiviso con Sclavi per Il mondo perfetto) che a livello di qualità di scrittura ha reso meno pesante l'assenza prolungata del papà di Dylan (un altro terzo della mia top30 è firmata da lei) anche se la sua personale visione del personaggio non ha sempre incontrato il favore dei lettori. Rispetto alla prima decade, gli autori che hanno scritto testi per Dylan sono decisamente di più: oltre ai tre già citati, altri 16 hanno scritto sceneggiature (tra questi da segnalare Fabrizio Accatino con due sole storie che però sono autentiche perle) e altri 4 soggetti: oltre al "solito" Marcheselli, abbiamo avuto i fratelli Neri (moglie e cognato di Sclavi), il misterioso Puccioni e la guest star Carlo Lucarelli! Lo "zio" di Dylan, Claudio Chiaverotti, ormai ai tempi impegnato con la sua creatura "Brendon", firma comunque 12 sceneggiature, riuscendo a lasciare il segno con Il confine, una delle mie storie preferite della seconda decade.

DISEGNATORE PIÙ PROLIFICO

E qui invece abbiamo il sorpresone! Il disegnatore più prolifico della seconda decade dylaniata è Giovanni Freghieri autore di ben 3.112 tavole spalmate su 30 storie; 19 di queste sono state pubblicate su serie regolare, contribuendo a rendere il suo tratto elegante, morbido e sensuale il più familiare e immediatamente riconoscibile tra i lettori dalla seconda metà degli anni 90 in poi. I leader indiscussi della prima decade, i mitici Montanari & Grassani si possono consolare con il maggior numero di storie dylaniate disegnate, ben 32 (complice il Maxi annuale che garantiva loro almeno 3 storie l'anno) per un numero inferiore di tavole: 2.922. Solo 4, però, gli albi della serie regolare disegnati dal magico duo. Rispetto al primo decennio, scivolano indietro di un posto Corrado Roi (che chiude il podio con 1.842 tavole e 19 storie di cui 13 su serie regolare) e Luigi Piccatto, quarto con 1.720 tavole (ma un maggior numero di storie rispetto a Roi, 21, di cui 10 su regolare). Abbondantemente sopra quota mille tavole (1.288 per 15 storie, le stesse di Giampiero Casertano che però ha disegnato 30 tavole in più) anche Nicola Mari che ha prestato chine e matite ad alcuni tra gli albi più belli di questa seconda decade e Bruno Brindisi che supera quota 1.500 disegnando 17 storie.

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BODYCOUNT complessivo decennio: 1095 vittime più altre non quantificabili, con una media di circa 5 morti a storia.

TIMBRATURE complessive decennio: 85 su 209 storie uscite, con una media "realizzativa" pari quasi al 41%, ancora buona, ma piuttosto in calo rispetto al 61% della prima decade.

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MIGLIOR COPERTINA:

Non c'è proprio gara per me. La copertina del n. 161 Il sorriso dell'oscura signora è la più bella della seconda decade dylaniata, nonchè la migliore realizzata dal maestro Angelo Stano

MIGLIORI DISEGNI e MIGLIOR STORIA


Un solo albo si porta via entrambi i premi. Proprio in apertura di decade Tiziano Sclavi ci regala questo capolavoro, il n. 123 della serie regolare Phoenix,  che porta ancora con sé tematiche (l'esistenzialismo su tutte) ed elementi dei primi 100 numeri e gli strepitosi disegni di Nicola Mari, che proprio con quell'albo debuttava alla grandissima sulle pagine dell'indagatore dell'incubo. Mi rendo conto che si tratta di una scelta non popolare, i lettori celebrano di più altre storie del secondo decennio, ma io non ho avuto il minimo dubbio.

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E concludiamo con la mia essential selection.

LA TOP 30 DEL SECONDO DECENNIO DYLANDOGHIANO:



That's all folks!

mercoledì 7 gennaio 2026

Dylan Dog Special n. 20 - Licantropia

 

Glendoun è un ameno villaggio scozzese, noto per l'allevamento delle pecore, ma anche per l'annuale festival dedicato all'affascinante e inquietante figura del lupo mannaro. Dylan è stato invitato dagli organizzatori per tenervi una conferenza, ma, persosi nella nebbia che regna sulla brughiera, si ritrova nei pressi di Cameron House, a poche miglia dalla sua meta. Ospite nell'elegante dimora di Alec e Emma Cameron, l'"Indagatore dell'incubo" imparerà non solo che la vita dell'uomo civilizzato e quella del lupo selvaggio hanno molte cose in comune, ma anche che è decisamente bene aver paura del lupo cattivo…

Dylan Dog si avvicinava ormai a festeggiare il suo ventesimo compleanno e in occasione di una simile ricorrenza tutto mi sarei aspettato fuorché un ventesimo Speciale noioso e interminabile da finire come questo. Gonano, giunto alla quarta e ultima collaborazione con l’indagatore dell’incubo, firma (per la prima volta con il suo vero nome e non con lo pseudonimo “G.Anon”) quella che è sicuramente la sua peggior prova dylaniata. A parte il forzatissimo incipit (Dylan che tiene una conferenza??? Credibilissimo…), la trama si dipana in maniera scontata, senza ritmo e l'impressione di lentezza è accentuata dalla staticità dei disegni, pur attenti (lupi a parte), di Cossu. Il soggetto non sarebbe neanche male, ma la sceneggiatura davvero non riesce a suscitare alcun tipo di emozione e non ingrana mai, sebbene la storia si presterebbe al coinvolgimento. Testimonianza ne è anche il finale che si risolve senza un vero colpo di scena (a meno di non voler considerare quello dei gemelli che mi fa tanto telenovela brasiliana), senza pathos e con dialoghi banali. Anche il flashback difetta di incisività, pur mettendo in conto che la sensazione potrebbe essere indotta dalla mia avversione per il Conte Ugolino. Cossu avrebbe potuto essere sfruttato meglio se la storia avesse puntato su un’atmosfera da fiaba nera, come quella che si respira nel bellissimo film d Neil Jordan In compagnia dei lupi (The Company of Wolves, 1984) omaggiato sia nella storia (pag. 30), sia in copertina.

Soporifero.

BODYCOUNT: 7 (oltre a un numero imprecisato di vittime dei Cameron nel corso dei secoli)

TIMBRATURA: No (sarebbe sì, ma quella di Sylvie avviene “fuori campo”)

CITAZIONE: “Quando la luna nasconderà il suo volto, il primo dei Cameron ricorderà che è stato una belva. Il lupo si risveglierà in lui… e avrà sete di sangue!”

VOTO: 5

Soggetto: Gonano (3)

Sceneggiatura: Gonano (4)

Disegni: Cossu (20)

Uscita: settembre 2006