Al cimitero dei freaks, negli
ultimi tempi non è insolito trovare una tomba profanata. Magari scoperchiata da chi non riesce a trattenere la sua
curiosità morbosa e vuole ammirare questi “scherzi della natura”
anche una volta defunti. Oppure da qualcuno in vena di divertirsi compiendo
atti vandalici, disturbando il sonno eterno di chi, in genere, a causa della
sua deformità, ha già dovuto sopportare fin troppe angherie nel corso della
vita? Uno di questi indesiderati
visitatori notturni, però, ci rimette la pelle, orrendamente ucciso a morsi. I
segni sul corpo della vittima sono inconfondibili e riconducono all'impronta
dei denti di Clive “Mouthy” Geller, il cui cadavere, stranamente, manca all'appello degli
ospiti del cimitero!
Premessa:
non mi è mai tanto andata a genio la trovata del cimitero dei freaks, luogo di
sepoltura di Johnny Freak. Si è tanto parlato dei diversi, mostri fuori
e belli dentro, uguali (se non migliori) delle altre persone e poi li si
ghettizza in un cimitero ad hoc con tanto di guardiano (Quasimodo di cui
abbiamo fatto la conoscenza nel n. 127 e apparso anche in Qualcuno nell’ombra),
anch’egli freak? Personalmente la trovo una contraddizione… dovremmo essere
tutti uguali proprio dal momento in cui siamo orizzontali (parafrasando "Carlo
e Licia" dei Gem Boy). Insomma almeno da morti non dovrebbero esserci
differenze e invece. Ah, come sempre seguono spoiler.
Passando
all’albo, devo confessare che genera in me sentimenti contrastanti: ci sono
cose che mi sono piaciute, altre meno, una mi ha spiazzato negativamente. Alle
prime possiamo ascrivere situazioni brillanti e dialoghi divertenti (bellissimo
il siparietto con Dylan e Bloch a letto dopo il rinvenimento dei cadaveri in
quel di Craven Road n. 7), un Groucho in forma smagliante e la beffarda presa
in giro di alcuni luoghi comuni in fatto di donne (vittima il povero Dylan a
cui non viene risparmiato l'ennesimo coito interrotto). Barbato si diverte a
far emergere l’ipocrisia sentimentale di Dylan che si professa innamorato dell’imperscrutabile
(per lui) Amelia per poi finire a letto con la conturbante Sherilee senza troppi
complimenti. I due personaggi femminili sono, tra l’altro, i meglio caratterizzati
dell’albo. Tra i difetti ci metto invece alcune zoppie nella sceneggiatura: la
"sparizione" improvvisa dalla scena della tanto amata Amelia (ma non
escluderei che Paola l'abbia fatto volontariamente), l'improbabilità degli
assassini commessi dalla pettoruta femmina fatale (passi con un po’ di fantasia
quello delle “mani”, ma come può aver ucciso a colpi di bilanciere due uomini
terrorizzandoli pure?) e lo spiegone finale, debolezza tipica delle prime
produzioni barbatiane e che torna qui a palesarsi. Tutti difetti su cui si potrebbe
comunque soprassedere. Quello che proprio non mi è piaciuto è ovviamente la
conclusione, per me anti-dylaniana a cui paradossalmente si arriva esasperando
all'eccesso estremo una delle caratteristiche peculiari dell'indagatore
dell'incubo: il rispetto per il diverso. Un eccesso che recherà purtroppo
conseguenze anche per altri albi a venire. Per me rimane inaccettabile,
qualsiasi siano le motivazioni, l'atteggiamento di Dylan di fronte a
un'assassina che ha ucciso (anche persone che non avevano chissà quali colpe) e
organizzato tutto a sangue freddo con buona pace del suo amato “Elephant
Man”, che, essendo a conoscenza di tutto, ne è di fatto complice. Fidandosi
peraltro di una persona la cui sincerità e fedeltà vengono più volte
sbugiardate nel corso della storia. Avrei preferito un finale “tragico”, con
Dylan dylaniato sì dai dubbi, ma con la morte di uno tra Sherilee e Fundbuster (o
di entrambi) a risolvere i suoi dilemmi interiori. Su Mari nulla da dire,
ottima prova, con un lavoro sempre fondamentale sugli sguardi dei personaggi
che comunicano con violenza le emozioni più forti dei personaggi. La copertina
monocromatica di Stano appare invece sciatta e anche la postura di Dylan ha qualcosa
che non mi convince.
Resta una
buona storia con un finale che mi va di traverso e che non riuscirò mai a
digerire.
Curiosità: (1)
Da questo numero scompaiono i titoli dei capitoletti interni. (2) Il seno di
Sherilee è bersaglio di alcune battute di Groucho e pure una di Quasimodo ed è
talmente “importante” che anche Dylan non riesce a far finta di nulla (vedasi
sbirciatina alla prima vignetta di pag. 25)
BODYCOUNT: 5
TIMBRATURA:
Sì (1, Sherilee)
CITAZIONE: “..Ma
l’amore non ha paura della morte. Dovrebbe essere la morte ad avere paura dell’amore..”
VOTO: 7
Soggetto: Barbato
(29)
Sceneggiatura:
Barbato (28)
Disegni:
Mari (16)
Uscita:
febbraio 2007

Mi sento di concordare su tutto. Però, tra le tante canzoni dei Gem Boy di cui mio fratello mi ha imposto l'ascolto, questa non la ricordo 😃.
RispondiEliminaPeccato per i capitoletti interni: erano simpatici.
P.s. Hai visto che casino in Bonelli? Pare che non commissionino più nuove storie e si limitino a smaltire quelle già prodotte...
Sì ho letto qualcosa ma non ho sufficienti elementi per esprimere un'opinione. Vedremo come andrà avanti la cosa.
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