Julian Kidd è giovane, bello,
ricco e molto, molto vendicativo! Non provate ad essere scortesi, con lui… la
paghereste cara, facendo una fine poco piacevole, probabilmente bagnata dal
vostro stesso sangue! Marty Kevorkian è un pensionato, grassoccio e dall'aria
un po' triste. Di carattere mansueto, vive in un'abitazione modesta e sulla sua
agendina ha scritto il nome di un solo amico: Dylan Dog. Può esserci un legame
tra due vite così distanti come quelle di Julian e di Marty? E perché Dylan, in
questi giorni, è colto da una profonda malinconia?...
Premessa: tutto il post, scheda
compresa, è piena di spoiler. Valutate se proseguire.
Se Ucronìa si poteva
considerare come l'addio al personaggio, Marty potrebbe idealmente
rappresentare il commiato di Sclavi dinanzi ai lettori e come tale lo valuto,
anche se questo non è l’ultimo albo che ha scritto. Qui il Tiz, con l’apporto al
soggetto della moglie Cristina Neri, si fa apparentemente uno e trino: è Dylan,
è Marty, è (e allo steso tempo non è) il killer con le fattezze di Jude Law. Aderendo
al suo stesso dogma del "non è successo niente" la triade diviene
bipolarismo (uno dei tre non esiste nemmeno nella finzione): uno (Sclavi-> Dylan,
Marty->Julian Kidd) è un po' quello che l'altro avrebbe voluto essere, ma in
fondo si può notare come Dylan e Marty (e quindi Dylan e Sclavi) si somiglino
tantissimo. Persino Dylan conduce una vita da pensionato! Sclavi ricerca la
commozione in modo più spontaneo rispetto alla lacrima facile di altri albi
come Johnny Freak, ma forse troppo esplicitamente e in maniera troppo
insistita per emozionarmi davvero, anche se ce la mette proprio tutta e un po'
ci riesce nel convincermi che il male brutto, quello vero, è la solitudine. Un
gran classico di Dylan Dog. Però mi commuove di più pensare che se ne è andato
lui come autore dylaniato e qui torniamo al commiato di cui sopra. Saluto reso
ancor più evidente dal ricorso a tematiche ed espedienti narrativi appartenenti
più all’epoca dei “primi 100” che del decennio successivo e che lo stesso Dylan
sembra voler stancamente ricordare sulle pagine del suo diario. La solitudine,
l’emarginazione, il binomio amore-morte, i “mostri siamo noi” (tutti sono potenziali
assassini), lo splatter esagerato e catartico (spettacolare pag. 82), lo
spettro sumero nel frigorifero, il male incurabile, l’assassino che ripara i
torti piccoli e grandi subiti nel passato (e qui si apre un ulteriore spettro
di ulteriori “auto-citazioni” relative alle vittime, vedasi l’impiegata
maleducata, ecc..), tutto già visto/letto, persino alcuni omicidi (tutti ben “coreografati”)
e alcune battute di Groucho (es. pag. 15 “si è poi sposata tua mamma”?)
sono rivisitati o riciclati. Non tutto torna nella costruzione della vicenda: come
può Marty essersi vendicato, tramite Julian Kidd, dei propri genitori visto che
erano già morti? In più le date sulla lapide della madre sono inconciliabili
con l’età di Marty. Prime due pagine e ultima (con citazione di Guccini) invece
lasciano il segno. Molto bene Casertano, che, sulla carta, non sembrava adatto
al tipo di storia, ma che come al solito riesce ad esprimere molto bene le
emozioni dei personaggi e nelle sequenze degli omicidi (ottima anche quella di
pagg. 74-75) riesce sempre a dare quel quid in più, versando ettolitri di
china. La copertina di Stano descrive al meglio la mestizia e la malinconia che
si respirano nel corso dell’albo.
Albo di difficile valutazione.
Curiosità: (1) Titolo e co-protagonista
dell’albo, come ci viene rivelato nell’Horror Post, sono un omaggio al film Marty,
vita di un timido (Marty, 1955) vincitore di 4 premi Oscar e della
Palma d’Oro al Festival di Cannes, diretto da Delbert Mann e con Ernest Borgnine
protagonista. (2) Si rivede Botolo che sulla serie regolare non appariva, se
non vado errato, dal n. 127. (3)Trentesima storia disegnata dal veterano Casertano,
qui giunto alla sua 14° (e non ultima) collaborazione con Sclavi. Un sodalizio
fortunatissimo. (4)A pag. 15 viene citato il la raccolta di massime Pessimismi
di Eric Marcus.
BODYCOUNT:
9 (di cui 8 solo immaginati)
TIMBRATURA:
No
CITAZIONE:
“Non sono un pessimista, sono un ottimista che ha fatto molte esperienze”.
VOTO: 6,5
Soggetto:
Sclavi (124), Neri C. (2)
Sceneggiatura:
Sclavi (132)
Disegni:
Casertano (30)
Uscita: gennaio 2007

Bella analisi, ma io ho un sentimento diverso: adoro questa storia 😀.
RispondiEliminaAnche secondo il mio archivio Botolo non appariva dal n. 127, ma tornerà quasi subito, nel n. 250.