venerdì 16 ottobre 2026

Dylan Dog Gigante n. 16 - Il dogma

 

Qualcosa di inspiegabile e spaventoso sta accadendo all'Indagatore dell'Incubo. Vuoti di memoria, stanchezza, svenimenti improvvisi e un comportamento anomalo lo hanno reso irriconoscibile persino per i suoi migliori amici. Come se non bastasse, la signora Trelkovski è convinta di essere entrata in comunicazione con l'anima di Dylan… ma questo sarebbe possibile solo a una condizione: che lui sia morto!

La seconda storia lunga di questo Gigante (quelle brevi le tratterà assieme nel prossimo post) porta la firma di Paola Barbato ed è, possiamo dirlo in apertura, la migliore delle quattro. Non è tanto il soggetto che in parte è quasi derivativo (echi della stessa Barbato, persino dichiarati come Qualcuno nell'ombra, ma anche Il senza nome direi), ma la sceneggiatura a renderne estremamente piacevole la lettura. Qui ritroviamo quel Dylan vivo, antitetico a quello che criticavo nell'Assedio di Sand Manor. Dialoghi brillanti e situazioni divertenti, una delle occasioni in cui Paola è meglio riuscita nell'uso dell'ironia; mi capotto sempre dal ridere quando Bloch inorridito teme che Dylan abbia posseduto Madame Trelkovski in senso fisico. Nella prima parte ho rivisto la creatura di Sclavi, ai tempi in cui era uno spasso vedere Dylan cazzeggiare per Londra come nel mitico Dopo Mezzanotte, con Groucho a sparare battute a nastro (anche metafumettisticamente quando dice “è sempre più difficile trovarne di nuove, gli sceneggiatori che le scrivono per me sono disperati”). Anche il “montaggio” delle vignette ricorda il Tiz dei tempi d’oro. Complice di quest’effetto nostalgia è Giampiero Casertano che con i suoi disegni ci riporta indietro all’epoca dei capolavori del primo decennio dylaniato. Quando si tratta di rappresentare un Dylan pesto e confuso, il Giampo non è secondo a nessuno. La parte meno convincente è invece quella finale, con la spiegazione che affonda le sue radici Linea Mortale (Flatliners, 1990) di Joel Shumacher, che forse arriva troppo tardi, senza riuscire a creare empatia con il morente. Peccato, con un epilogo diverso avremmo sfiorato il capolavoro, ma va benissimo anche così. Piccola chicca la fidanzata del mese, Petunia, che non appare mai in scena ma è una presenza costante nella storia!

Lo so che detta così sembra il lamento di un vecchio o una frase fatta tipo “non esistono più le mezze stagioni”, ma è incontestabile che storie di Dylan Dog così non se ne leggono più.

Curiosità: Oltre agli albi “barbatiani” già ricordati sopra, viene citato anche Sciarada.

BODYCOUNT: 1

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Il dogma ha mentito”.

VOTO:  8

Soggetto: Barbato (30)

Sceneggiatura: Barbato (29)

Disegni: Casertano (34)

Uscita: novembre 2007


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