venerdì 2 ottobre 2026

Dylan Dog #251 - Il guardiano del faro

 

Sinistre presenze infestano la cima della scogliera di Godmouth, un piccolo villaggio di pescatori funestato, in un passato recente, da un terribile fatto di sangue. A commettere il delitto è stato il vecchio guardiano del faro, spinto alla follia omicida da macabre visioni e terrificanti sogni che, ancor oggi, permeano le mura della lanterna. Quanto c'è di vero nelle storie di spettri che si raccontano? Può essere tutto frutto della suggestione di un lavoro solitario e ripetitivo? Solo Dylan Dog, il nuovo farista, può scoprirlo, forse a costo di perdere la propria identità sprofondando nelle sue peggiori paure!

Ho sempre trovato molto suggestiva, al cinema come in letteratura, la location del faro su un promontorio, o ancora meglio su un’isola disabitata, come ad esempio quella dello stupendo film The Lighthouse (2019) di Robert Eggers. E quest’albo mi conferma che anche nel fumetto questo tipo di location mi affascina non poco. La sceneggiatura di Enna punta principalmente sulle sensazioni, il mistero almeno nella prima parte è messo da parte, mettendo Dylan al centro di una malinconica ghost story che lascia un forte segno anche sulla sua pelle. La lenta discesa della follia dell’indagatore dell’incubo ricorda da vicino quella vista in Lospecchio dell’anima, con Dylan che progressivamente rischia di identificarsi nell’assassino che abitava nel luogo in cui è costretto a dimorare. Anche qui, tra l’altro, compare un metronomo come nella scena d’omicidio con il diapason da parte di Joe Montero. Ci ho visto pure qualche lontano eco da Lacasa degli uomini perduti, anche se qui si va a parare da tutt'altra parte. Questa discesa nell’abisso è ben rappresentata dalla sequenza in cui la tromba delle scale sembra diventare infinita (pagg. 30-32). Concentrandosi su questi aspetti l’indagine sullo sfondo finisce per risultare quasi marginale, tant’è che il finale è privo di un vero e proprio climax con la conclusione affidata alle didascalie (simpatica comunque l’ultima vignetta). In questo sta il limite di un albo che altrimenti avrebbe potuto puntare all'eccellenza grazie anche a un Freghieri in gran spolvero che riesce a creare una malinconica atmosfera spettrale anche quando i fantasmi non sono direttamente presenti. La donna impiccata è senza dubbio la figura che rimane più impressa. Le sequenze squisitamente orrorifiche sono poche ma lasciano il segno. Da ricordare quella di Dylan che immagina di strangolare Jay e quella del cruento suicidio di Lorre. Bloch compare in una sola vignetta ma ha il tempo di pronunciare una battuta leggendaria: “Ma dico, per chi mi hai preso? Per una specie di cameo comico all’interno della tua triste esistenza?”. Anche questa copertina di Stano, come le altre di quel periodo, non mi esalta.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Guardava le mani sporche di sangue e si chiedeva quando avrebbero smesso di tremare”.

VOTO: 7,5

Soggetto: Enna (5)

Sceneggiatura: Enna (5)

Disegni: Freghieri (47)

Uscita: agosto 2026


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