Lea Dunson, la bella cliente di turno, ingaggia Dylan Dog per indagare sulla morte dell'ex marito, Bertram Watkins. L'uomo, ucciso in circostanze misteriose, faceva parte di una fetta di umanità conosciuta come "i collezionisti". Persone fanatiche di tutti gli oggetti: dai fumetti ai giocattoli, dalle locandine cinematografiche sino alle sorprese delle merendine. All'apparenza solo un innocuo passatempo, un gioco per adulti ancora un po' bambini, ma al tempo stesso anche una gara mortale tra chi, pur di entrare in possesso di un raro oggetto del suo desiderio, sarebbe disposto persino a uccidere.
L'annata 2008 inizia con quest'albo di Medda che si potrebbe frettolosamente inserire nel filone "Pink Rabbit e suoi derivati". In realtà, malgrado la presenza di personaggi dalle fattezze cartoonesche, all'autore interessa prendere (bonariamente) in giro i collezionisti compulsivi, nella cui categoria rientrano persone di diversa estrazione sociale, età e carattere. Non si tratta di una vera critica o almeno non generalizzata (ad es. mi sembra quasi indulgente nei confronti del padre di famiglia che acquista il modellino sognato in gioventù). Il punto di vista di Medda è esposto principalmente per bocca di Groucho, in maniera secca e, per qualcuno che si riconoscerà in uno dei profili del collezionista, quasi brutale.
Si respira aria da “primi 100” fin dall’incipit della storia, anche se Dylan, alla domanda se avesse dei vizi (pag. 7) una volta avrebbe risposto: “solo uno, quando capita”. Medda punta proprio a ricreare quell’atmosfera dei “bei tempi”, sia attraverso i dialoghi e le situazioni surreali, sia attraverso altri espedienti (vedasi la furba apparizione dell’”Uomo invisibile” a pag. 16 o la digressione sul futuro di una comparsa a pagg. 59-60) e l’operazione funziona. Grande punto a favore è inoltre l'aver evitato il solito "gialletto", per proporre una soluzione se non originale, quanto meno inedita. Buono il lavoro sui personaggi, ma Dylan che viene edotto da Bloch sul cosplay e i Coldplay è una forzatura che non mi è piaciuta: ha ragione Bloch nel chiedere chi è il più vecchio dei due. Mia personalissima opinione è che l'insistere sul Dylan fuori dal tempo, in quegli anni, abbia fatto più male che bene. Ben aggirato il cliché della cliente di turno, con il nostro preso a sberloni, una dei tanti momenti divertenti della sceneggiatura.
Saudelli adatto al tono leggero e alle figur(in)e animate della storia che si sposano alla perfezione con il suo tratto cartoonesco e caricaturale. Non sarebbe male la copertina di Stano, ma il suo Takurr non appare né feroce, né tantomeno minaccioso.
Curiosità: (1) Come apprendiamo dalle pagine dell’Horror Club (inedito), il Feroce Takurr è ispirato alla figura del “Feroce Saladino”, la più rara tra le 100 della collezione inserita nei prodotti Buitoni-Perugina negli anni 30. (2)Non mi risulta esista nessun mangaka Seichi Watanabe, creatore di The Ukidomi Saga. (3)A pag. 60 omaggiata la locandina di L’Argent (1983), ultimo film del regista francese Robert Bresson. (4) Tra le tante citazioni “mascherate” di collezioni e personaggi, non si può fare a meno di citare quella di Tex (pagg. 82-83).
BODYCOUNT: 4
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Strappa i denti a mani nude dalla bocca dei propri nemici, e ne fa.. sonagli per maracas”
VOTO: 7,5
Soggetto: Medda (17)
Sceneggiatura: Medda (17)
Disegni: Saudelli (7)
Uscita: gennaio 2008

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