lunedì 15 dicembre 2025

Dylan Dog #234 - L'ultimo arcano

 

Da millenni, i Tarocchi sono considerati gli strumenti ideali per infrangere le barriere del tempo. Ogni carta è una chiave in grado di aprire la porta che ci separa dal futuro e di annunciarci se i nostri sogni, d'amore, di ricchezza, di felicità, hanno possibilità di avverarsi un domani. Dylan scoprirà che, a volte, i Tarocchi possono giocare strani scherzi: possono far sì che la porta si spalanchi sul peggiore degli Inferni e che le nostre speranze siano trasformate in orribili incubi!

Leggi il titolo, guardi la copertina e ti immagineresti un albo di De Nardo. Invece, sorpresa! Ti ritrovi la Barbato con una storia prepotentemente drammatica, una comprimaria/antagonista forte, cinica e antipaticissima e la trinità dylaniata (Dylan, Bloch e soprattutto Groucho) in gran spolvero, nonostante il nostro non possa opporsi all'inevitabile destino di coloro che hanno pescato le carte dal mazzo dei tarocchi. Incipit durissimo, non da meno la vicenda della famiglia devastata dal cancro “contagioso”, ma anche quelle degli altri clienti di Mavì, che vedono i loro desideri realizzati in modo crudele, beffardo e disturbante, non scherzano. Barbato mette ancora una volta al centro del suo soggetto il tema della scelta, del libero arbitrio e se pur non direttamente come nello Speciale n. 18, anche Dylan finisce con l’essere coinvolto. Mari ancora una volta strepitoso ai disegni. Bastano le prime due vignette a farci capire che anche in quest’albo è particolarmente ispirato nei contrasti bianco/nero e poi via di lavoro certosino sugli occhi dei personaggi; non solo sguardi spiritati, marchio di fabbrica dell’artista ferrarese, ma anche carichi d’odio, rassegnati, sconfitti. La copertina di Stano è magnetica e intrigante e lo sfondo che ripropone il disegno sul retro dei tarocchi tenute in mano da Dylan ci sta benissimo. Insomma, quest’albo avrebbe tutte le carte in regola (se mi passate il gioco di parole) per essere un capolavoro della serie. C’è un ma… Barbato tratta malissimo Dylan, non nel senso che ancora una volta lo mette di fronte alle conseguenze delle sue scelte (quello ci sta tutto), ma per come viene gestito in alcuni momenti, ad esempio quando definisce “larva umana” Floyd Barnett (avrei capito se fosse stato lui ad uccidere la compagna e non viceversa). Mi fa ridere poi quando si ostina a pronunciare il nome completo di Mavì nel corso dell’indagine. Ma è nel finale che proprio non mi ritrovo. Premesso che io adoro i finali aperti in cui il lettore ci deve anche mettere del suo, ma mi è rimasto sempre il dubbio che il nuovo desiderio di Dylan fosse di vendetta. Me lo suggerisce la frase "Ma sai cosa penso? che se anche ho risolto il caso, il colpevole non ha pagato per i suoi crimini.." e poi  quando Mavì dice "Non capisco Dyan" lui risponde "Capirai presto". Questo tarlo mi rende la conclusione invisa. Anche se mi sbagliassi, comunque, metto sulla bilancia il pugno in faccia rifilato da Groucho alla cartomante. Mi ha fatto piacere vedere un Groucho serio e umano dopo il dramma di Doreen, ma credo che la sua reazione sia andata oltre. Al di là delle idiosincrasie personali, rimane un’ottima storia.

Curiosità: (1)Per il secondo mese consecutivo Dylan rifiuta un esplicito approccio sessuale. (2) Ancora una visita di Dylan all’Hastings Criminal Asylum dopo i nn. 191 e 221. Questa volta nessun incontro con il “simpatico” Dott. Peter Giltslack, citato solo indirettamente.

BODYCOUNT: 29

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Io le ho risposto che l’unica certezza che abbiamo è la scelta. Anche la scelta del dubbio”.

VOTO: 8,5

Soggetto: Barbato (25)

Sceneggiatura: Barbato (24)

Disegni: Mari (15)

Uscita: marzo 2006


1 commento:

  1. Concordo con tutto ciò che scrivi, tranne per lo sfondo della copertina: tutto quel celeste toglie all'immagine la giusta atmosfera.

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