Da millenni, i Tarocchi sono
considerati gli strumenti ideali per infrangere le barriere del tempo. Ogni
carta è una chiave in grado di aprire la porta che ci separa dal futuro e di
annunciarci se i nostri sogni, d'amore, di ricchezza, di felicità, hanno
possibilità di avverarsi un domani. Dylan scoprirà che, a volte, i Tarocchi
possono giocare strani scherzi: possono far sì che la porta si spalanchi sul
peggiore degli Inferni e che le nostre speranze siano trasformate in orribili
incubi!
Leggi il titolo, guardi la
copertina e ti immagineresti un albo di De Nardo. Invece, sorpresa! Ti ritrovi
la Barbato con una storia prepotentemente drammatica, una
comprimaria/antagonista forte, cinica e antipaticissima e la trinità dylaniata
(Dylan, Bloch e soprattutto Groucho) in gran spolvero, nonostante il nostro non
possa opporsi all'inevitabile destino di coloro che hanno pescato le carte dal
mazzo dei tarocchi. Incipit durissimo, non da meno la vicenda della famiglia
devastata dal cancro “contagioso”, ma anche quelle degli altri clienti di Mavì,
che vedono i loro desideri realizzati in modo crudele, beffardo e disturbante,
non scherzano. Barbato mette ancora una volta al centro del suo soggetto il
tema della scelta, del libero arbitrio e se pur non direttamente come nello
Speciale n. 18, anche Dylan finisce con l’essere coinvolto. Mari ancora una
volta strepitoso ai disegni. Bastano le prime due vignette a farci capire che
anche in quest’albo è particolarmente ispirato nei contrasti bianco/nero e poi via
di lavoro certosino sugli occhi dei personaggi; non solo sguardi spiritati, marchio
di fabbrica dell’artista ferrarese, ma anche carichi d’odio, rassegnati,
sconfitti. La copertina di Stano è magnetica e intrigante e lo sfondo che
ripropone il disegno sul retro dei tarocchi tenute in mano da Dylan ci sta
benissimo. Insomma, quest’albo avrebbe tutte le carte in regola (se mi passate
il gioco di parole) per essere un capolavoro della serie. C’è un ma… Barbato
tratta malissimo Dylan, non nel senso che ancora una volta lo mette di fronte
alle conseguenze delle sue scelte (quello ci sta tutto), ma per come viene gestito
in alcuni momenti, ad esempio quando definisce “larva umana” Floyd Barnett
(avrei capito se fosse stato lui ad uccidere la compagna e non viceversa). Mi
fa ridere poi quando si ostina a pronunciare il nome completo di Mavì nel corso
dell’indagine. Ma è nel finale che proprio non mi ritrovo. Premesso che io
adoro i finali aperti in cui il lettore ci deve anche mettere del suo, ma mi è
rimasto sempre il dubbio che il nuovo desiderio di Dylan fosse di vendetta. Me
lo suggerisce la frase "Ma sai cosa penso? che se anche ho risolto il
caso, il colpevole non ha pagato per i suoi crimini.." e poi quando Mavì dice "Non capisco
Dyan" lui risponde "Capirai presto". Questo tarlo mi
rende la conclusione invisa. Anche se mi sbagliassi, comunque, metto sulla
bilancia il pugno in faccia rifilato da Groucho alla cartomante. Mi ha fatto
piacere vedere un Groucho serio e umano dopo il dramma di Doreen, ma credo che
la sua reazione sia andata oltre. Al di là delle idiosincrasie personali, rimane
un’ottima storia.
Curiosità: (1)Per il secondo mese
consecutivo Dylan rifiuta un esplicito approccio sessuale. (2) Ancora una visita
di Dylan all’Hastings Criminal Asylum dopo i nn. 191 e 221. Questa volta nessun
incontro con il “simpatico” Dott. Peter Giltslack, citato solo indirettamente.
BODYCOUNT: 29
TIMBRATURA: No
CITAZIONE: “Io le ho risposto che l’unica certezza che
abbiamo è la scelta. Anche la scelta del dubbio”.
VOTO: 8,5
Soggetto: Barbato (25)
Sceneggiatura: Barbato (24)
Disegni: Mari (15)
Uscita: marzo 2006

Concordo con tutto ciò che scrivi, tranne per lo sfondo della copertina: tutto quel celeste toglie all'immagine la giusta atmosfera.
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