lunedì 20 settembre 2021

Dylan Dog #68 - Lo spettro nel buio

 

Mana Cerace è vivo! Il viscido abitatore de Il buio consuma ancora le sue scorrerie di sangue nella notte. Ma perché proprio a Brentford? Il mostro è tornato alle origini, dove la sua esistenza spettrale si è liberata dalle spoglie mortali, ma non basta. Forse sta lanciando una sfida a Dylan Dog, forse un avvertimento, una minaccia… o soltanto una trappola? Nelle notti di Brentford, si nasconde la risposta!

A grande richiesta dei fan dylaniati ecco tornare uno dei villain più amati della serie: Mana Cerace. Rispetto a Il Buio Chiaverotti sceglie di cambiare completamente registro. Indicativa in questo senso appare anche la scelta, apparentemente azzardata, di sostituire ai disegni Dall’Agnol, autore di un’ottima prova  nel prequel, con Piccatto, molto più a suo agio nell’illustrare una storia che non vuole prendersi davvero sul serio. Si respira quell'atmosfera leggera, di divertito cazzeggio, che Chiaverotti ai tempi sapeva padroneggiare senza pari, rendendo piacevole la lettura e facendo dimenticare, anche se a fatica alcuni macroscopici difetti (ad esempio mi sfugge come il maestro terrorista avrebbe potuto mettersi in fuga da un’esplosione nucleare in meno di tre minuti). L'idea stessa di Mana Cerace che vuole salvare l’Inghilterra dalla bomba atomica, se pur per il tornaconto personale di continuare a coltivare il suo orticello di morti ammazzati, appare risibile. Per fortuna il divertimento non manca, nonostante Groucho rimanga fermo ai box dopo poche pagine, senza accompagnare Dylan in trasferta. Chiaverotti qui lega ancor più a doppio filo il background di Philip Crane/Mana Cerace a quello di Freddie Kruger: presi di peso da Nightmare 3 sono il modo con cui si crede di uccidere il boogeyman, la figura del parente fantasma (in DD la sorella di Crane, nel film di Russell la madre di Krueger) che aiuta i protagonisti, le "solite" filastrocche, l'atteggiamento "gigioneggiante" del killer. Non a caso Dylan si immerge volontariamente nel buio così come i teenager che vogliono sfidare Freddy si abbandonano al sonno. Anche il millepiedi che esce dalla bocca di una delle vittime dovrebbe ricordarmi qualcosa che al momento non mi sovviene. Piccatto in forma smagliante, anche se confesso di preferire nettamente la versione più esile di Mana Cerace realizzata da Dall’Agnol, a cui si rifà Stano per la bella copertina a sfondo nero, in tema con il buio. Peccato essersi bruciati subito l’ispettrice Merrill, che aveva ottime potenzialità per ritornare occasionalmente nella serie. Chiaverotti si ricorderà comunque di lei in occasione della trilogia dedicata al mostro del buio pubblicata sulla serie regolare nel 2020 (albi da 409 a 411). Da elogiare ancora una volta l’ottimo lavoro di lettering del sempre bravo Piero Ravaioli.

Il primo episodio rimane spanne sopra questo seguito.

Curiosità: (1) A pag. 61 la piccola Rochelle festeggia i suoi otto anni, mentre l’amico Tobey Hooper (un nome  che mi ricorda “qualcuno”) dice di averne già 10. Ma non andavano a scuola nella stessa classe? L’insopportabile moccioso era anche un ripetente? (2) Nuovamente ripresa la tagline di Alien, qui riadattata in “nel buio nessuno può sentirti urlare”. (3)In terza di copertina viene ufficialmente presentata la terza edizione del “Dylan Dog Horror Fest”, al Palatrussardi di Milano dal 23 al 30 maggio 1992. Ospiti annunciati: Robert Englund, Bruce Campbell, Dario Argento e Wes Craven! (4) Sulla “Vetrina” (inedito) viene annunciata la campagna informativa sulle tossicodipendenze e l’AIDS 1992, promossa dall’assessorato alla Sanità e Sicurezza Sociale del Comune di Firenze, di cui Dylan Dog sarà testimonial.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: No (Dylan viene beffato un attimo prima)

CITAZIONE: “Tutta a vita è un sogno.. un sogno sbagliato.. noioso.. inutile.. ma non aver paura.. stai per svegliarti nel buio!”.

VOTO:7

Soggetto: Chiaverotti (12)

Sceneggiatura: Chiaverotti (13)

Disegni: Piccatto (10)

domenica 19 settembre 2021

Dylan Dog #67 - L'uomo che visse due volte

 

Abbiamo tutti il nostro Doppio, una Metà Oscura, un Gemello Cattivo... È un luogo comune, una cosa che si dice così per dire. Ma se le ombre del nostro carattere cominciano a camminare in carne e ossa, questa cosa può diventare spiacevole... Il mite Matthew Pascal scompare nel nulla per sette anni e, al suo posto, compare Adrian Mehis, criminale incallito, vero e proprio demonio. Ma quando le due parti si ritrovano insieme, si scatena l'Inferno!

Albo eccellente impreziosito dagli strepitosi disegni di Venturi, al debutto nella serie. Venturi, come Brindisi prima di lui, arrivava in Bonelli dopo una breve esperienza con l’editrice Acme. Purtroppo, e lo scrivo con sincero rammarico, il suo sodalizio con Dylan Dog durerà per sole quattro storie. Successivamente passerà a Tex a tempo pieno, salvo una breve ma importante parentesi come copertinista di Magico Vento (fino al n. 31 della serie creata da Gianfranco Manfredi). Sclavi quando ha trattato il tema del doppio ha sempre sfornato ottime sceneggiature e questa non fa eccezione. I modelli di riferimento per il soggetto, stavolta, sono addirittura quattro: Vertigo di Hitchcock, omaggiato anche dal titolo che declina al maschile quello della versione italiana del film, Conan Doyle con il racconto L’uomo dal labbro spaccato, e soprattutto Stephen King con la sua Metà Oscura e ovviamente Pirandello, il cui Mattia Pascal e relativo alter ego, sono gli assoluti protagonisti anche di quest’albo. Non ci sono tempi morti. Il ritmo è notevole, il livello di splatter elevato e la mattanza messa in atto da Mehis ha ben pochi eguali nella serie. Indimenticabile Groucho che risveglia Bloch dal coma a suon di battute a raffica e la tristezza e poi la gioia di Dylan per la sorte dell'amico ispettore. L'espressione del viso dice tutto sull’affetto che l’old boy nutre per il “vecio”, grande merito di Venturi, bravissimo a imprimere le emozioni sui volti dei personaggi. In questo saprà addirittura superarsi in Johnny Freak. Senza il suo fondamentale apporto, inoltre,la decomposizione di Mehis o l'omicidio del prete non avrebbero avuto lo stesso impatto. C’è spazio anche per ribadire alcune riflessioni sulla maschera “ del perbenismo, dell’onesta, della religione” che tutti gli uomini indossano, già espresse, per tramite di Chiaverotti, nel contemporaneo La maschera del demonio. E c’è anche una piccola citazione del n. 34, Il buio, di cui Dylan ricorda i guanti di gomma con la replica delle impronte digitali; in un certo senso un assist al numero successivo che vedrà proprio il ritorno di Mana Cerace, il “mostro del buio”. A pag. 18 e ss. Sclavi auto-cita sè stesso con la cruentissima scena del labbro strappato e il successivo divoramento di consorte già sperimentato con successo in Storia di Nessuno. Cameo per il Dott. Bronski (a pag. 40) che però non viene espressamente nominato; curiosamente lo psichiatra-ipnotista divenuto amico di Dylan dopo i trascorsi degli albi nn. 4 e 61, ritornerà ne La metà oscura, una storia che ha più di un’affinità con questa. Copertina di Stano senza infamia e senza lode; suggerisce però l’importanza dei fulmini nell’economia della vicenda.

L’uomo che visse due volte è uno degli albi più genuinamente horror della serie, peccato non goda, tra i fan, della considerazione che meriterebbe. Forse la concorrenza a quei tempi era davvero tanta.

SPOILER: Dal momento che in passato si è dibattuto molto, soprattutto sul forum di cravenroad.it, sul rapporto tra Pascal e Mehis, come già fatto in occasione del finale di Delirium, vi ammorbo con la mia interpretazione. Pascal scappa di casa e si rifà una nuova vita assumendo l'identità di Adrian Mehis, dando libero sfogo a pulsioni violente, prima represse, e a tutte le azioni più inique che il morigerato e religioso Pascal non avrebbe mai avuto il coraggio di compiere. Successivamente inscena il finto funerale di Mehis, ritornando come Pascal, così come nell'originale Pirandelliano Mattia inscena la morte di Adriano e ritorna al suo paese. In seguito la finta identità di Mehis prende vita autonoma, così come il George Stark di Stephen King, ma ha bisogno di Pascal per continuare a sopravvivere perché i due sono le opposte personalità della medesima persona. Per questo alla fine Dylan non capisce più chi dei due è chi, perché Pascal è anche Mehis e viceversa. FINE SPOILER.

Curiosità: (1)Non so se sia un errore ma lo segnalo comunque. Nel trafiletto di giornale ritrovato da Dylan c’è scritto che Pascal, il giorno in cui è scomparso, aveva detto ai familiari che sarebbe uscito a comprare le sigarette. A pag. 9 il diretto interessato afferma, invece, di essere uscito a comprare il giornale. (2)A pag. 5 nella libreria di Dylan, oltre alla Metà Oscura di King, scorgiamo un altro romanzo  che sarà di ispirazione per un’altra avventura del nostro, The Tenant di Topor (o  meglio, lo sarà la sua trasposizione cinematografica L’inquilino del terzo piano di Polanski). E’ presente anche Wise Children, da noi tradotto come Figlie Sagge, l’ultimo libro di Angela Carter, morta circa un mese e mezzo prima dell’uscita dell’albo. (3)Nel Club dell’Orrore dell’inedito si fa intendere l’imminente annuncio del Dylan Dog Horror Fest n. 3, peraltro già sbandierato nel secondo Almanacco della Paura, in edicola negli stessi giorni. (4)Sulla Vetrina ospite della Post (sempre inedito) vengono annunciati, tra le altre cose, l’orologio di Dylan Dog e l’uscita del libro di Sclavi Sogni di sangue.

BODYCOUNT: 13 oltre a un numero imprecisato di poliziotti arrostiti dai fulmini di Mehis

TIMBRATURA: Sì (1, Holly)

CITAZIONE: “Io ti battezzo, Padre Alden.. e ti do l’estrema unzione.. nel nome di niente e di nessuno”.

VOTO: 9

Soggetto: Sclavi (61)

Sceneggiatura: Sclavi (56)

Disegni: Venturi (1)

venerdì 17 settembre 2021

Dylan Dog presenta: Il secondo Almanacco della paura - La maschera del demonio

Il secondo Almanacco della Paura uscito a marzo del 1992, riprendendo la fortunata formula del primo, fornisce un bel panorama, impreziosito da immagini a colori, delle uscite cinematografiche, in home video, editoriali e musicali dell’annata precedente nella rubrica “Un anno di orrori” di Maurizio Colombo e Stefano Marzorati. Ma il tema principale, ripreso anche dalla suggestiva copertina di Stano (sempre, ahimè, sacrificata dall’ingombrante presenza del titolo), sono gli spetti, protagonisti del corposo e dettagliato dossier contenente il “Manuale del cacciatore di fantasmi” a cura di Mauro Boselli. Stavolta manca una storia di Dylan Dog ad hoc, come invece fatto con La Cantina, ispirata a H.P. Lovecraft, nel primo almanacco, e successivamente con il Ritorno del vampiro, nel terzo, anche perché non c’è spazio qui per le brevi. Di storia ce n’è una sola, quella di cui parlerò di seguito, nel tradizionale formato bonelliano di 94 pagine in b/n. Molto simpatico il test “Siete horrorofili o horrorofobi?” a pag. 156. Viene infine annunciata, in anteprima, la terza edizione del Dylan Dog Horror Fest! Tanta nostalgia per quei tempi.

La maschera del demonio

Tutti portano una maschera, non è vero? Una maschera di abitudini, piccole finzioni quotidiane e ipocrisie. Ma quella che è stata rubata nella casa dell'antiquario Hutton non è una semplice metafora; è fatta di carne e sangue, infestata da un demonio omicida. Dylan la cerca per distruggerla, perché chi la indossa ne diventa schiavo, chi la porta scopre la frenesia del sangue e vede le cose… Con gli occhi dell'Inferno!

Chiaverotti sceneggia un soggetto di Sclavi e ne viene fuori una buonissima storia. Forse il Claudio nazionale calca un po' troppo la mano con le situazioni surreali, ma è bravo a creare un'atmosfera sulfurea, con una svolta narrativa che riesce a ribaltare una soluzione che pareva scontata, mantenendo un buon ritmo per tutta la vicenda. L’idea della maschera assassina che prende possesso del suo “ospite” umano, più che da Mario Bava (il cui omonimo film è omaggiato non solo dal titolo ma anche nella tavola in cui Dylan incontra Nat al cinema), arriva indirettamente, con tutta probabilità, da Cabal di Clive Barker. È una storia adulta, dal linguaggio più esplicito del solito, scritta in modo divertente, che prende bonariamente in giro alcuni cliché della serie (quando Dylan sfotte Bloch sul lamento continuo della pensione) senza caderne vittima. Oggi appare quasi inusuale il cinismo di alcune battute (Bloch: "E dulcis in fondo ha ammazzato la passeggera. Dylan: "Forse non aveva i soldi per il biglietto"). Il classico contro-finale chiaverottiano stavolta è particolarmente azzeccato. Tutta sclaviana è, invece, la riflessione sulla maschera che tutti quotidianamente indossiamo e che verrà ribadita anche nel coevo albo n. 67 della serie regolare, di cui parleremo a breve. Il tratto di Pennacchioli, nuovamente all’opera sull’Almanacco, ha un effetto straniante nella sua staticità. I suoi scorci d’inferno hanno un aspetto quasi lunare, mentre il sangue e le gole squarciate hanno un non so che di artificiale, utile a stemperare i toni, in particolare quando demoni e maschera si eccitano alla vista del sangue. I suoi disegni si rivelano particolarmente efficaci per accompagnare una trama che rimescola, di continuo, giallo e soprannaturale. Le storie apparse sugli almanacchi sono sempre state un po’ sottovalutate o poco conosciute, quando alcune, soprattutto le prime pubblicate, tra cui questa, meritano assolutamente. Da riscoprire.

Curiosità: (1)35°, 36° e 47° tavola: la maschera prende vagamente le sembianze di un “facehugger” e si attacca al volto di Myers proprio come il temibile parassita. (2)Scopriamo che Dylan, ai tempi di Scotland Yard, aveva un informatore. (3)Bloch dimostra di non sapere chi sia Freddy Krueger. In Horror Paradise sembrava più ferrato in argomento horror. (4)Dylan rinuncia a una “timbratura” sicura, rifiutando Priscilla Hutton, cosa ai tempi non così scontata. (5)Bisognerà attendere addirittura 25 anni prima che un’altra storia disegnata da Pennacchioli, ai tempi della sua collaborazione con la Bonelli: Il gioco del dolore, apparsa sul Maxi Dylan Dog n. 29, sempre su testi di Chiaverotti.

BODYCOUNT: 9

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Nessun uomo può vivere a faccia nuda, perché l’unico vero volto..è la maschera!”

VOTO: 8

Soggetto: Sclavi (60)

Sceneggiatura: Chiaverotti (12)

Disegni: Pennacchioli (2)

mercoledì 15 settembre 2021

Dylan Dog # 66 - Partita con la Morte

 

Harvey Burton è morto... Oppure no? Fa il funambolo sopra la bocca dell'Inferno e, per salvarsi l'anima, gioca a scacchi con la Morte. Ogni suo errore sulla scacchiera uccide qualcuno nel mondo reale, ma la partita continua. Dylan Dog segue le mosse, ma non sa come fermarle. Il suo quinto senso e mezzo gli dice qualcosa, ma cosa? Forse la partita di Burton è truccata. Forse sta ingannando... la Morte in persona?

Avvertenza: il commento contiene inevitabili spoiler

Per introdurre l’albo ricorro anche questa volta (ma non diventerà un’abitudine, giurin giuretta) alla presentazione fatta sul Club dell’Orrore dell’inedito: “un numero che vede il ritorno della coppia Chiaverotti-Roi, e i nomi sono già una garanzia. Se poi ci aggiungete una scorza di Bergman, una dose generosa di incubi, una spruzzatina di giallo e l’immancabile finale a sorpresa, il cocktail è servito”. Vincente si rivela l’idea di Chiaverotti di recuperare da Il Settimo Sigillo (1957) di Ingmar Bergman la partita a scacchi con la Morte. Un’intuizione così semplice, quanto potente, tanto da costruirci una storia intera sopra, compresa l’azzeccatissima copertina di Stano in cui Dylan e la mietitrice con la falce si fronteggiano come pedine su una scacchiera. Qui l’intento di rimandare la dipartita dal mondo terreno nasconde, in realtà, una crudele sete di vendetta; una sorta di rivalsa dal “quasi” aldilà, un po’ come accadeva in film quali Patrick di Frankin o Aenigma di Fulci, per citare i primi che mi vengono in mente. Ma proprio questa idea così brillante nasconde anche il vero tallone d’Achille dell’albo: la Morte si mostra onnisciente per tutto il tempo e poi si fa gabbare nel finale? Com’è possibile non sapesse in anticipo le reali intenzioni di Burton e che quest’ultimo stesse barando? La sceneggiatura traballa anche in altre occasioni, ad esempio Dylan che "stacca la spina" a un uomo in coma, solo per quello che gli ha raccontato Hamlin, nel ruolo di deus ex-machina per caso?? O ancora Il "custode" dell'ospedale che si tramuta fondendosi con l’alfiere e se ne va così senza un perché?? Su queste licenze poetiche, nei confronti delle quali ero stato molto critico in occasione della penultima rilettura di quest’albo (più o meno dieci anni fa), mi sento stavolta di dover soprassedere. Come in alcuni film di Argento, in fondo, la coerenza della trama non è poi così importante, quando al ruolo di protagonista assurgono le sequenze degli omicidi, in questo caso particolarmente fantasiosi e ben “coreografati”, e tutta l’opera è immersa in un’atmosfera onirico-surreale. Chiaverotti dimostra di aver appreso la lezione sclaviana, attingendo a piene mani, tranne per l’aspetto della Signora in nero, da Attraverso lo specchio: tornano le filastrocche sulla morte ad accompagnare le dipartite delle vittime e le superfici riflettenti hanno una certa rilevanza anche in questo # 69. C’è spazio anche per affrontare en passant un classico tema chiaverottiano: la critica all’indifferenza e all’egoismo della società moderna. Finalmente riuscito il finale, che chiude perfettamente la vicenda senza ulteriori twist. Roi si difende molto bene, in particolare nello splendido incipit, nel disegnare moltissime vignette in cui è costretto a non poter dare libero sfogo ai suoi amati fiumi di china, così come gli era già capitato in precedenza per La clessidra di pietra.

Una delle storie più amate dai fan dylaniati della prima ora.

Curiosità: (1)Come già anticipato, si rivedono Hamlin e il suo negozio Safarà dopo il #59. (2)A pag. 49 viene citata la canzone di Vasco Rossi Vivere una favola. Chi avrebbe mai pensato che trent’anni dopo altre canzoni del “Blasco” avrebbero addirittura ispirato tre albi di Dylan Dog? (3)Whitney Frost (con un H in più rispetto alla Witney Frost di questa storia) è il vero nome di Madame Masque, personaggio dei fumetti Marvel creato da Stan Lee nel 1968. (4) A pag. 16, quando Dylan afferma di essersi già imbattuto in passato in dinosauri in carne ed ossa, sono richiamati in proposito i nn. 9 e 50. Varrebbe la pena di aggiungere anche il “Nessie” animato dello Speciale n. 1. (5) Pagg. 34-35: Dylan rimasto sgomento davanti alla sala di rianimazione collettiva in cui è ricoverato Harvey Burton, afferma di non aver mai visto nulla del genere se non in un film di fantascienza. Ignoro però quale sia. (6)Dylan si riconferma un potente “catalizzatore”, come osserva la Morte, dichiarando di averlo già incontrato molte altre volte in precedenza. (7)Il 66, le prime due cifre del “numero della Bestia”, rendono in qualche modo “storico” quest’albo. Tra l’altro ho sempre pensato che sarebbe perfetto se Dylan Dog terminasse (se mai ci arriverà) con il n. 666 della serie regolare.

BODYCOUNT: 6

TIMBRATURA: Sì (1, Denise)

CITAZIONE: “Ma, in fondo,tutta la vita è una partita a scacchi con la morte..”

VOTO: 9

Soggetto: Chiaverotti (11)

Sceneggiatura: Chiaverotti (11)

Disegni: Roi (15)

lunedì 13 settembre 2021

Dylan Dog #64-65 - I segreti di Ramblyn / La belva delle caverne

 

Lettere da una giovane ammiratrice… Dylan è lusingato, ma anche incuriosito. Da Ramblyn, nel cuore del Galles, la giovane Katinka Jones gli spedisce le sue malinconie d'adolescente e verso Ramblyn lo attrae sempre più una forza irresistibile. Ma quello non è un villaggio qualunque, perché lì, tra mille piccoli segreti e follie, si muove l'ombra di un mostro. Da dove viene l'incubo tentacolare che divora i ragazzi del paese? Che fine ha fatto Katinka? Il mistero è fitto, caro Dylan, e, per venirne a capo, dovrai affrontare La belva delle caverne!

L’annata 1992 si apre con un’ altra mitica storia doppia, sempre in trasferta e ancora a firma Sclavi e Montanari & Grassani, la seconda dopo l'eccezionale accoppiata #16-#17. Nella mia scala di valori prediligo quest’ultima per la classica atmosfera gotica, una migliore caratterizzazione dei personaggi e una più attenta distribuzione della sceneggiatura tra i due albi. Il difettuccio principale dei #64-#65 sta proprio nell'aver concentrato i botti nei Segreti di Ramblyn, impoverendo un po' La belva delle caverne, che peraltro non ci degna neppure di un riassunto di quanto accaduto nel numero precedente. Un'inezia, se vogliamo, soprattutto se letto ai tempi in cui l'attesa spasmodica di leggere la seconda parte mi consumò per un mese intero. Punto di forza non sono né il soggetto, né la soluzione finale, che se vogliamo è l'ennesima variazione sul tema di Dal Profondo, ma la sceneggiatura scoppiettante a suon di gag, battute, citazioni, situazioni surreali, incubi, personaggi improbabili, splatter. C’è davvero tanto, tantissimo mestiere. Albi dylaniati così divertenti nessuno, nemmeno Sclavi nelle sue sporadiche uscite post 200, li scrive più da un pezzo. Del Dylan attuale è proprio questo che mi manca di più: un indagatore ironico e guascone anche nei momenti più tesi e il sapermi strappare un sorriso o una risata al momento giusto. Nei Segreti di Ramblyn il momento giusto è.. sempre! (o quasi). Riassume bene la trama il Club dell’Orrore del #64: “Twin Peaks, ovviamente, parafrasato anche nel titolo, una dose giusta di splatter, un bel po’ di poliziesco, una manciata di avventura tradizionale, un pizzico di surreale e soprattutto qualche chilo di umorismo, con una delle più alte concentrazioni di grouchate che gli annali ricorderanno”. All'epoca era recentissimo il primo passaggio televisivo in Italia del geniale serial di David Lynch. Inevitabile che Sclavi lo omaggiasse, a modo suo ovviamente, prendendo in prestito anche alcuni personaggi (Kati è fisicamente la sosia di Laura Palmer) ed affiancandoli ad alcuni creati per l’occasione. Groucho mattatore, anche nei siparietti con Jenkins, ma lo humour si potrebbe davvero definire corale in questo caso. L’inossidabile duo M&G è ancora autore di una buona prova, nonostante si cominci a notare una minor cura per i dettagli rispetto agli albi precedenti. Le copertine di Stano tradiscono un concept stile Villa, soprattutto quella del n. 64 con Dylan che torna ad impugnare la pistola. Colori un filo troppo scuri.

Curiosità: (1)Scopriamo che Jenkins è celibe, se mai ci fossero dubbi. Tuttavia nella saga del “Pianeta dei morti” avremo una sorpresa. (2) La “Vetrina di Dylan Dog” sull’inedito annunciava, in ritardo, il debutto in cartoleria della linea “Auguri Mondadori” dedicata all’indagatore dell’incubo, associata ad articoli per la scuola e gadget di ogni genere. Inoltre, anzi soprattutto, venivano presentati i “Tarocchi” (non ancora definiti “dell’incubo”), dipinti da Angelo Stano con filastrocche di Tiziano Sclavi. (3)In apertura del #64 Groucho rimpiange le battute sulla Thatcher (negli albi precedenti non se ne era risparmiate). La “Lady di ferro” si era infatti dimessa dal ruolo di primo ministro britannico nel novembre del 1990. (4)Sempre dal #64 apprendiamo che il famoso tesserino di Scotland Yard, mai restituito da Dylan dopo aver abbandonato il corpo di polizia, è scaduto otto anni prima dei fatti narrati in questa storia (pag. 44) e che, prima di diventare vegetariano, il nostro era ghiotto di salumi (pag. 64). (5) A pag. 71 (ancora #64) il sergente Jones cita il film Tom Sawyer. Non viene però chiarito a quale adattamento del romanzo di Mark Twain si riferisca. (6)Errore (segnalato dal sempre attento Leprecano): nel n. 64 il padre di Katinka viene chiamato Victor, nel n. 65 Bert.

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Non so se dirti benvenuto o malvenuto a Ramblyn.. Dylan Dog!”

VOTO: 8

Soggetto: Sclavi (59)

Sceneggiatura: Sclavi (55)

Disegni: Montanari & Grassani (18)