lunedì 12 ottobre 2026

Dylan Dog #254 - Vite in gioco

 

Ike Toole, un poliziotto ex collega di Dylan Dog, è sempre stato il migliore. Miglior agente, miglior amico, marito e padre modello… fino a quando una missione sotto copertura all'interno di una spietata organizzazione criminale lo ha cambiato al punto da spingerlo ad abbandonare la sua vita perfetta per votarsi anima e corpo al dolore e al sacrificio. Seguendo le tracce dell'amico, l'Indagatore dell'Incubo discende in quello stesso inferno dei vivi che ha già inghiottito l'infallibile Ike, scoprendo inquietanti verità sulla natura dell'uomo, perennemente in bilico tra il buio e la luce, tra la vita e la morte!

Più che dell'indagatore dell'incubo, Dylan in questa storia indossa i panni dell'ex agente Dog. Ma l'orrore non manca e soprattutto è quello interiore, mentale di Ike a urlare tutta la sua disperazione, nascosto dalla violenza fisica nel tentativo di colmare il vuoto di un'esistenza ormai priva di significato. Tutto è giocato sulla contrapposizione luce-buio, due facce della stessa medaglia, con due personaggi (Ike e Hilary) passati dall'una all'altra parte in direzioni opposte. Bloch giganteggia come non si vedeva da tempo, il suo discorso sulla "luce della domenica" sarebbe stata un'anticipazione perfetta al suo pensionamento, avvenuto (e poi azzerato) diversi anni dopo. Fa male vederlo pestato a sangue all’inizio, eppure sempre dignitosamente vivo e protagonista. Il modello rimane Fight Club (1999) di David Fincher certo, ma Enna scende molto più nel marcio, nell’oscurità letterale e metaforica, con il notevole supporto dei disegni di Mari che, al diavolo le proporzioni (ci sono bestioni enormi che neanche in Ken il guerriero), ci regala un'altra prova sublime e intensa. Forse la storia paga un po' di scontatezza ma si fa apprezzare per gli interessanti monologhi. Questa volta non solo Dylan, anche Bloch ha il particolare che non riesce a mettere a fuoco: il sussurro che diventa grido di Ike, con la vignetta delle labbra in primo piano reiterata più volte nel corso dell’albo. La copertina di Stano omaggia Il cacciatore (1978) di Michael Cimino, riprendendo la sequenza di pag. 34.

Curiosità: (1)A pag. 14 Dylan cita liberamente Nietzsche (“se scruti nell'oscuro l'oscuro scruta in di te”) da Al di là del bene e del male. (2)Vite in gioco è anche il titolo italiano di un film del 2005 diretto da George Erschbamer che nulla ha a che vedere con l’albo.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “La prima è unica regola in questa umile succursale dell’inferno… è che non ci sono regole”

VOTO: 7,5

Soggetto: Enna (6)

Sceneggiatura: Enna (6)

Disegni: Mari (17)

Uscita: novembre


sabato 10 ottobre 2026

Dylan Dog #253 - I mostri di Sullivan

 

Per tutta la sua vita Gilles Sullivan ha sempre avuto troppa paura per guardare in faccia la verità riguardo al mondo che lo circonda. Così facendo è divenuto un uomo debole, sfruttato dal proprio datore di lavoro, incompreso dai colleghi, abbandonato dalla moglie e, infine, persino snobbato da Dylan Dog. Un'esistenza grigia e triste che giunge a una svolta quando Sullivan entra nella congrega del reverendo Sunbeauty, che mostra al suo discepolo la via per la “celeste visione”. Un cammino doloroso che è l'unico mezzo per essere realmente liberi di vedere dentro se stessi dove però, nascosti nei meandri della propria coscienza o forse nel buio del proprio passato, si possono celare terrificanti demoni!

Come già fatto in altre occasioni, Ruju riprende idee, situazioni e tipologie di personaggi utilizzati in storie precedenti, mette tutto nel frullatore e shakera. Non sempre il cocktail è riuscito, in questo caso sì. C'è qualche apparente fenomeno di poltergeist (appena visti il mese prima), il solito impiegatucolo (sì è un architetto, ma la differenza non si nota) timido e ossessionato, ci sono i mostri che soltanto lui può vedere, i suicidi indotti e c'è una psicologa, un classico come partner dylaniata. C’è anche un timido ritorno allo splatter, non paragonabile a quello dei “bei tempi” come decantato nell’Horror Club (inedito), ma per quel che passava il convento Bonelli in quel periodo è comunque tanta roba. Da ricordare in particolare la mattanza in metropolitana. Pur avendo un gusto poco originale, il cocktail va dunque giù bene. La sceneggiatura funziona, soprattutto nel finale, dall'incursione di Gilles all'ospedale in poi, con taglio quasi "cinematografico" per la cura della mise en scène (cui bisogna dare merito anche a un Casertano "ibrido", diviso tra vecchio e nuovo tratto). Rimane un po' sprecata l'idea del terzo occhio anche se graficamente, quando spunta dalla fronte di Gilles in tutto il suo orrore, fa un certo effetto. Alcuni dei mostri disegnati dal Giampo risultano buffi, ma nettamente superiori a quei cosi verdi che infestano la copertina di Stano.

Curiosità: (1)A pag. 12 compare di sfuggita Cagliostro, ancora sull'onda del ventennale. (2)Nell’Horror Club (inedito)viene riprodotta la bella locandina realizzata da Angelo Stano per la mostra antologica “Dylan Dog tra favola e incubo” tenutasi a Città di Castello tra il 29/09 e il 21/10/2007. (3) Casertano dedica particolare attenzione alla cameriera del pub che compare a pag. 26 e pag. 30, attirando gli sguardi degli avventori del locale, eccetto quelli di Dylan e Bloch.

BODYCOUNT: Non quantificabile

TIMBRATURA: Sì (1, Olga)

CITAZIONE: “Io voglio vedere. Stavolta sì… voglio vedere!”

VOTO: 6,5

Soggetto: Ruju (68)

Sceneggiatura: Ruju (68)

Disegni: Casertano (33)

Uscita: ottobre 2007


giovedì 8 ottobre 2026

Dylan Dog Special n. 21 - Reality Show

 

Di ritorno dalla Scozia, l'auto di Dylan Dog si guasta improvvisamente in mezzo a una foresta e il nostro si ritrova a lottare per sopravvivere nel pieno di una misteriosa tormenta di neve fuori stagione. Costretto a rifugiarsi in quella che sembra la classica casa stregata, l'Indagatore dell'Incubo si ritroverà invece ad affrontare un orrore per lui ben più spaventoso! Una surreale diretta televisiva da cui l'Old Boy avrà un solo modo per fuggire: attendere con gli altri l'inevitabile… eliminazione finale!

Speciale soporifero, la noia è sempre lì dietro l'angolo ad aspettarti. Medda saggiamente cerca un'alternativa al classico schema dei Dieci piccoli indiani (o Sette Anime Dannate se vogliamo rimanere in tema), mettendo quindi da parte gli omicidi. Senza un giallo da risolvere e rinunciando all'uscita cruenta dei concorrenti dalla casa c'è poco altro per tenere desto l'interesse del lettore. Non vi riescono certo i comprimari la cui caratterizzazione da carne da macello da reality show è tanto corretta, quanto scontata. Anche il vecchio ospedale psichiatrico è sì una buona idea sulla carta, ma appare quasi giustapposta e avulsa dal contesto, se non per giustificare in qualche modo le apparizioni della casa stregata. O forse per far crescere il numero di pagine fino ad arrivare a quello richiesto per lo Speciale, così come la sequenza del medico che si confida con il prete, del tutto pleonastica. Il finale con la Morte è invece coerente e il discorso sulla meritocrazia perfettamente meddiano; di fatto sono le cose che più mi hanno convinto dell'albo. Il comportamento di Dylan è strano, piuttosto passivo con le ragazze (anche se poi alla fine con una ci va), ma non male i suoi dialoghi coi buzzurri (vedi quello con Alphonse mentre tagliano la legna). Ai disegni, ad inchiostrare le matite di Piccatto, troviamo Giorgio Sommacal, al suo esordio su Dylan Dog. I due avevano già collaborato insieme disegnando il primo albo di Demian, mini-serie creata da Pasquale Ruju e pubblicata da Bonelli a partire dal maggio del 2006. Piemontese come il compianto Luigi, Sommacal aveva già a curriculum collaborazioni con la ACME (per la quale aveva disegnato storie di Cattivik e Lupo Alberto) dal 1989, con Il Giornalino e con la Mondadori – Libri per ragazzi. Il duo fornisce una prova altalenante. Le ragazze sembrano cambiare fisionomia, volto, pettinatura da una vignetta all’altra… punto più basso l’ultima vignetta di pag. 58. Apprezzabili invece l’incipit nella nebbia, i flashback, gli interni e gli esterni della casa. Alcuni primi piani sono curati, altri tirati via. La copertina di Stano cita il confessionale del “Grande Fratello”, peccato nella storia non ci sia nessun killer mascherato armato di ascia in giro a mietere vittime.

Curiosità: (1) A pag. 20 scopriamo che Martin Mystere è più famoso di Dylan Dog. (2) A pag. 31 il poeta italiano a cui si riferisce Merryl è il cantautore Francesco Guccini. (3)A pag. 121 è Sean a citare un’altra canzone italiana, decisamente meno impegnata: Hully Gully in dieci di Edoardo Vianello. (4)A mescolare horror e reality show al cinema ci aveva pensato già il regista Marc Evans nel 2002 con My little eye.

BODYCOUNT: 7

TIMBRATURA: Sì (1, Dharma)

CITAZIONE: “E’ solo spettacolo, Dylan… non è una questione di meriti.”

VOTO: 5,5

Soggetto: Medda (16)

Sceneggiatura: Medda (16)

Disegni: Piccatto (45) e Sommacal (1)

Uscita: settembre 2007