venerdì 5 novembre 2021

Dylan Dog Fuoriserie - I vicini di casa

 

Chi vive alla porta accanto, sul vostro pianerottolo o al piano di sopra? Chi sono i nostri vicini? Li conoscete veramente o li giudicate basandovi sulle apparenze? Attenti a non sbagliare, perché un errore di valutazione può costarvi caro!

Sulla copertina del numero 115 della rivista “Moda”, in edicola nel novembre del 1993, compariva un po’ a sorpresa (l’evento non fu annunciato sugli albi della serie regolare) Dylan Dog. All’interno era allegata una storia inedita in 10 tavole a colori, testi di Chiaverotti e disegni di Casertano, per la prima volta in coppia con lo sceneggiatore torinese. Un po’ come L’orrore, uscito qualche anno prima sulla rivista “Per lui”, anche I vicini di casa è una sorta di bigino dylaniato. Mai fidarsi delle apparenze, lo diceva Sclavi già ai tempi de Il Ritorno del mostro, vale altrettanto per Chiaverotti qui. Sotto l’aspetto di una famiglia apparentemente perfetta, da pubblicità, insopportabile, si cela il vero orrore, mentre un corpo deforme può invece rilevare i migliori sentimenti. I mostri siamo noi, niente di nuovo sotto il sole. Non mancano il lancio della pistola e una liberatoria zompata finale. Accennato il tema dell'estraneo verso cui non si può non nutrire (non vi riesce nemmeno Dylan) una naturale diffidenza. Da ricordare soprattutto per la trovata di un altro indagatore dell'incubo, alla faccia del nostro che va sempre in giro a vantarsi di essere l’unico sul mercato. Disegni di Casertano un po’ altalenanti, non posso giudicarne l’effetto a colori non essendo in possesso della pubblicazione originaria, ma solo delle ristampe.

Curiosità: (1) La storia è stata ristampata una prima volta nel 1996 in un albo di grande formato, a tiratura limitata, riservato ai soci del “Club amici del fumetto”, con copertina zombesca realizzata ad hoc da Giampiero Casertano (quella che apre questo post). Successivamente è stata ri-pubblicata in b/n dalla Bonelli sul n. 9 della collana Super Book e infine, nel 2017, sul n. 24 della collana “Dylan Dog – Il nero della paura” edita in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, sempre in bianco e nero. (2)Un paio d’anni più tardi, sul Gigante n.5, Dylan avrà ancora a che fare, peraltro senza saperlo, con un altro Vicino di casa.

BODYCOUNT: 5

TIMBRATURA: Sì (1, Susan)

CITAZIONE: “come tutti i vicini di casa in fondo.. persone che amano, soffrono e odiano a pochi passi da noi.. magari li vediamo tutti i giorni.. Eppure il più delle volte rimangono estranei per tutta la vit. Anzi, ci fanno persino paura”.

VOTO:6,5

Soggetto: Chiaverotti (20)

Sceneggiatura: Chiaverotti (21)

Disegni: Casertano (9)


 

giovedì 4 novembre 2021

Dylan Dog n. 86 - Storia di un povero diavolo

 

Un buffo ometto che sostiene di essere un "demone di seconda classe". Un prete pistolero che si aggira per Londra. Un'incredibile epidemia di follia omicida. Una clinica dove si indagano le origini del raffreddore... Cosa tiene insieme tutte queste cose? È un rebus complicato, ma non impossibile. E si può risolverlo seguendo i pensieri di una mente demoniaca... e un po' pasticciona!

Ancora ritardi, ancora cambi di programma. Ecco allora che la redazione dylaniata si trova costretta a riesumare una storia rimasta chiusa nei cassetti per anni (come rivelato in un numero di Dime Press, rivista un tempo dedicata alla produzione Bonelli), forse perché qualitativamente non ritenuta all’altezza. Fin dalla prima volta che la lessi ebbi la sensazione che fosse stata concepita molto tempo prima di quando fu pubblicata, forse all'epoca, più o meno, delle precedenti storie sceneggiate da Mignacco o subito dopo, visto il riferimento a Padre Morris del n. 53. In ogni caso, stante la latitanza di Sclavi, Mignacco verrà presto richiamato in servizio attivo sulla serie ed affiancato a Chiaverotti e ad altri autori che avrebbero esordito nei mesi successivi. Ma concentriamoci sull’albo. Incipit molto buono, con il personaggio del prete-Terminator che spacca, il ritmo adrenalico imposto dal propagarsi dell'epidemia. Poi arrivano un afflosciamento nella parte centrale e una leggera ripresa nel finale, forse troppo “classico”, coi coniugi Darkroft che scelgono un look da cattivoni quasi parodistico, in particolare la baronessa in versione femme fatale. Groucho parte attiva e particolarmente allupato, non solo a parole, è sempre un piacere. Mignacco infila nel calderone anche il caposezione degli Inferni e diversi omaggi a Mister No la cui pubblicità tappezza la metropolitana di Londra! Tuttavia la sceneggiatura è minata alla base dall’indecisione sul registro, serio o faceto, da imboccare e da dialoghi non all’altezza degli standard dylaniati, ad esclusione delle frasi fatte/citazioni di Padre Browning (il personaggio migliore dell’albo) che in bocca a lui, mezzo Schwarzy e mezzo Sly di Cobra, funzionano. Ci sono passaggi piuttosto inverosimili e qualche svista (in clinica Dylan si spaccia per un certo Dylan Doug ma a pag. 64 Briggs lo presenta agli amici come Dog). Tornano Montanari & Grassani dopo un anno e mezzo di assenza, ma al di sotto dei loro standard precedenti, in pratica già avviati alla media del Maxi, su cui questa storia avrebbe fatto un figurone. Il primo piano del ragazzino di pag. 31 (4° vignetta) mi sembra addirittura riciclato da qualche albo precedente, ma potrebbe essere solo una somiglianza. Dovrei controllare (volontari?). L’esterno della scuola a pag. 40 sembra, invece, il manicomio di Harlech. Una prova piuttosto svogliata. Discreta, invece, la copertina sulfurea di Stano.

Zoppica, ma sta in piedi. Sufficiente.

Curiosità: (1)Sulla Post (inedito) viene annunciata, dal 21 ottobre al 28 novembre 1993, la manifestazione “Dylan Dog e Zagor: due amici per i disabili”, organizzata dall’ANFFAS e Sergio Bonelli Editore in collaborazione con il Comune e la Provincia di Milano, con locandina disegnata per l’occasione da Claudio Villa. (2)Non esiste nessuna città in provincia di Como (né nel resto d’Italia) denominata Corvirate.  Tantomeno esiste in Gran Bretagna una Seeckly on the sea (forse un gioco di parole con sickly-malaticcio). (3)A pag. 25 il raffreddore viene definito da B.L.Phagor  “il male del secolo”; una sorta di profezia per il secolo che verrà. (4)A proposito di Phagor e piccoli diavoli, vengono citati i nn. 6 e 46 della serie regolare e gli speciali nn. 2 e 4 in cui Dylan ha già avuto a che fare con demoni e affini. (5)A pag. 14 Luca Zarri, metafumettisticamente parlando, afferma che Dylan Dog in Italia è praticamente diventato un mito. (6)Citando Alphonse Allais Dylan dichiara di non amare lo smog. (7)A pag. 78 viene ribadito che Groucho non ha la patente. (8) A pag. 96, quinta vignetta, cameo di Luigi Mignacco che legge il giornale fumando un sigaro. Autocitazione o omaggio/scherzo di M&G?(*)

BODYCOUNT: 9 oltre a un numero imprecisato di contagiati a Sweethon e alla fondazione Darkroft.

TIMBRATURA: Sì (1, Dorothy)

CITAZIONE: “Forse siamo tutti un po’ diavoli.. e questo mondo è un inferno.. non peggiore.. degli altri”

VOTO: 6

Soggetto: Mignacco (4)

Sceneggiatura: Mignacco (6)

Disegni: Montanari & Grassani (20)

(*)Si ringrazia il prode Leprecano per la segnalazione.

mercoledì 3 novembre 2021

Dylan Dog n. 85 - Fantasmi

 

Cinque ragazzi, una serata noiosa… Perché non fare una seduta spiritica? Un gioco innocente diventa un incubo senza scampo, perché, rimescolando le carte dell'aldilà, si può pescare l'asso di picche! Peggy e i suoi amici hanno risvegliato la rabbia degli spettri e ora devono fuggire alla loro vendetta. Dylan Dog cerca un senso in questa catena di morti misteriose. Dietro l'apparente furia dei morti, si nasconde forse la follia dei vivi?

Come già anticipato, siamo nel periodo del primo abbandono di Sclavi. Difficile collocarlo temporalmente con esattezza, fatto sta che in questo 1993 continuano i cambiamenti di programma riguardanti le uscite e la redazione sembra navigare a vista. Sul Club del n. 84, in luogo della consueta presentazione del numero successivo, veniamo avvisati che “ancora non abbiamo avuto il tempo di scegliere e preparare l’albo. Succede anche questo, scriviamo in anticipo e siamo in ritardo! Eh i misteri di Zed sono poca cosa in confronto a quelli di una redazione”.  Ma passiamo ad analizzare l’albo in questione che è Fantasmi. Siamo dalle parti dei “teen horror”, un filone che invero non ha avuto molta fortuna in Dylan Dog sebbene sia stato esplorato occasionalmente da più autori (Sclavi escluso). Lo stesso Chiaverotti aveva debuttato con un horror “adolescenziale” come Il buio,  forse il migliore esponente di questo sottogenere, che aveva dalla sua l’intuizione geniale del personaggio di Mana Cerace. Forte di quel successo, Chiaverotti gioca sul sicuro riproponendo uno schema simile: omicidi apparentemente soprannaturali che nascondono un intreccio giallo e un colpevole in carne e ossa, salvo poi svelare nel finale che il soprannaturale c’è davvero! Per l’occasione il buon Claudio va a recuperare uno dei cult della mia gioventù Piramide di paura (Young Sherlock Holmes, 1985) di Barry Levinson, utilizzato come modello primario per le allucinazioni che spingono al suicidio e platealmente omaggiato nella scena della vetrata. Altrettanto importante nell’ispirare soggetto e sceneggiatura è Spiritika (Witchboard, 1986) di Kevin S. Tenney, che forse è il film a cui si riferiscono Andrew a pag. 12 e Dylan a pag. 30 (definendolo b-movie), in cui viene appunto accidentalmente evocato uno spirito malvagio e vendicativo, desideroso di far fuori i partecipanti alla seduta, arrivando a impossessarsi fisicamente di uno di essi. Non mancano al solito altre citazioni o suggestioni, anche indirette: Herbert che appare a Andrew, insanguinato e avvolto nel “body bag” ricorda Tina in Nightmare, l’odore dolciastro e nauseante che avverte Dylan nel finale richiama invece Inferno di Argento. Ritornano la Trelkovski, con le inseparabili attempate amiche Glenda e Dora, ma soprattutto Diana, l’avvenente nipote di Madame, che però non ha modo di interagire direttamente con Dylan. Per la prima volta vediamo anche lo spirito guida della Trelky, Akhemon.

Devo ammettere di aver rivalutato l’albo con quest’ultima rilettura. In precedenza l’avevo sempre giudicato mediocre, complice anche una scarsa caratterizzazione dei personaggi ad esclusione del padre di Peggy). Però le sequenze oniriche (su tutte la visione del possibile futuro “matrimoniale” di Joss), i fantasiosi omicidi-suicidi e i dettagliati disegni di un ottimo Siniscalchi mi fanno propendere, al netto delle insopportabili dinamiche adolescenziali, per una sufficienza piena. Non tra i migliori di Chiaverotti comunque. La copertina di Stano vede Dylan circondato da minacciosi ectoplasmi, tra i quali spicca davvero solo quello di forma scheletrica.

Curiosità: (1)Nella Post (inedito) viene annunciata l’uscita di Nel Buio, l’antologia di canzoni e ballate, di morte e d’amore, di cui abbiamo già parlato in occasione del n. 74 e contenente, tra l’altro, la canzone “…” presente in quell’albo, in seguito ribattezzata proprio Il lungo addio. (2)Il titolo di uno dei capitoletti dell’albo, “La minaccia senza nome” sembra richiamare il romanzo di Agatha Christie, Il pericolo senza nome, nel quale viene tenuta una seduta spiritica, ma non vi sono altre affinità tra libro e albo. (3)A pag. 84, prima vignetta, compare quello che sembra un giovanissimo Nathan Never. Sulla parete a sfondo nero dell’edificio in alto a sinistra, aguzzando la vista si può scorgere, infatti, la scritta “Baby Nathan”(*). (4)Sulle tazze a pagg. 49-50 sono raffigurati i volti dei personaggi della famiglia Simpson.

BODYCOUNT: 8

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Ci sono anime corrotte dal dolore e dall’odio, che aspettano solo di essere evocate, per sentire qualche alito di vita.. e distruggerlo!”

VOTO: 6,5

Soggetto: Chiaverotti (19)

Sceneggiatura: Chiaverotti (20)

Disegni: Siniscalchi (2)

(*)Complimenti a Stavros del forum di cravenroad.it per il colpo d'occhio!

martedì 2 novembre 2021

Dylan Dog Fuoriserie - Stelle cadenti

 

La morte e la vita sono la stessa cosa? "Qualcuno" non è d'accordo e vuole dimostrarlo. Per farlo sceglie forse una maniera un po' brusca, ma non si può dire che per Dylan e il suo alter ego Della Morte la lezione non sia stata efficace!

Terzo appuntamento con le storie inedite pubblicate in coda alle ristampe degli Speciali su cartonato gigante Mondadori. A differenza delle due precedenti, questa si ricollega direttamente allo speciale cui si accompagna, Orrore Nero. Anzi, si può ben dire che Stelle Cadenti prosegua dove finiva quest’ultimo, con Dylan e Groucho che si trattengono in Italia ospiti di Francesco Dellamorte e Gnaghi. D’altronde gli autori sono gli stessi, Sclavi e Freghieri, e si riconfermano abili, a distanza di quattro anni, a ricreare l’atmosfera malinconica, “magica”, del cimitero di Boffalora. Fa uno strano effetto vedere Dylan brindare alla morte assieme al suo quasi alter-ego più cinico Dellamorte (a proposito, ennesimo “strappo” alcolico del nostro), anche se i due sono più simili di quanto non sembri. Al binomio Vita-Morte, “ che non sono la stessa cosa”,  deviando leggermente dalla classica contrapposizione dylaniata amore-morte, Sclavi dedicherà un intero albo, parecchio tempo dopo: il n. 161 della serie regolare.

Curiosità: (1)La storia è stata ristampata in b/n sul n. 14 della collana Super Book. (2)Impressionante il numero di soggetti e sceneggiature sfornati da Sclavi nei primi 7 anni di vita dylaniata, praticamente una media di una storia al mese a cui andrebbe sommata la supervisione dei testi realizzati dagli altri autori dello staff! Nel suo (allora) piccolo, Freghieri fa cifra tonda salendo a quota dieci storie disegnate. (3)A differenza della maggior parte degli inediti pubblicati sul cartonato Mondadori, Stelle cadenti ha 15 pagine anziché 16.

BODYCOUNT: 0

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Era anche il mio desiderio.. che non fossimo soltanto stelle cadenti..”

VOTO: 7

Soggetto: Sclavi (84)

Sceneggiatura: Sclavi (82)

Disegni: Freghieri (10)

sabato 30 ottobre 2021

Dylan Dog #84 - Zed

 

Fuggire dal mondo, dal dolore e dalla noia, per entrare in un Eden di bellezza e serenità. È questo ciò che i clienti di Scout cercano: un passaggio verso una realtà perfetta e dolcissima... La realtà di Zed. Il Paradiso è nascosto in un vicolo londinese, dietro la magia di una porta invisibile? Forse è così, ma fate attenzione: questo giardino fatato contiene molti frutti proibiti...

Molti considerano quest'albo un capolavoro, io non mi annovero tra questi. Lo spunto è geniale, così come il significato stesso di Zed. Meravigliosa l'idea del "muro", dei soldati che stanno a difesa di qualcosa che non sanno neppure che sia. Sclavi prende spunto da Stalker (1979), film di Andrej Tarkovskij, a sua volta liberamente tratto dal romanzo Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Strugackij; citazione non dichiarata, ma omaggiata indirettamente da Groucho con la sua gita a Golconda (quella fuori Londra, non in India!) che rivediamo dopo il mitico n. 40. Ci sono anche continui riferimenti alla Shangri-la di Orizzonte Perduto (1933), romanzo di James Hilton. Accattivante e assolutamente riuscito il personaggio di Scout, vero protagonista dell’albo, che prende in prestito il viso fascinoso e lo sguardo truce dall’attore Christopher Lambert (anche se a pag. 69 somiglia più a Dampyr!). Bravissimo Brindisi che continua a migliorarsi di albo in albo e a cui Sclavi lascia ampia libertà d’azione nel disegnare creature e strani oggetti che Dylan e soci incontrano lungo il sentiero che attraversa Zed. Tra le varie citazioni spicca quella de La macchina del tempo di H.G.Wells con annessa scenografia “rubata” a Cabiria (1914), il kolossal muto di Giovanni Pastrone. Senza dimenticare l’adrenalinica corsa contro il tempo per evitare l’attentato dell’IRA. Insomma.. gli ingredienti per un potenziale capolavoro ci sarebbero tutti o quasi ma.. la storia, già molto verbosa in precedenza, è letteralmente ammazzata nel finale dai due pistolotti moralistici, uno di Mac e l’altro addirittura di Hamlin (!!), che ci ammorba pure con la “spiegazione” di Zed, totalmente superflua e non richiesta. Persino Dylan ironizza sul monologo della compagna descrivendolo come “un bel tir di retorica”. Peccato davvero. Un altro paio di cose che non mi convincono sono l’espediente della bambola a rotelle e Dylan che secca i due cecchini (per legittima difesa, of course) senza farsi problemi. Sarà che il nostro continua a non avere un buon feeling con i militari, come già palesato nei nn. 22 e 62 e riconfermato qui. Malgrado Dylan stia con una simpatizzante (pacifica) dell’IRA non saltano ancora fuori suoi coinvolgimenti passati o accenni a Lillie ( poi inseriti nelle ristampe successive*). Molto bella la copertina di Stano che riprende alcuni degli elementi surreali realizzati da Brindisi.

Lodevole il messaggio pacifista e l’idea che non si può fuggire per sempre dalla realtà per quanto brutta e insoddisfacente sia, e che prima o poi i mostri, veri o immaginari, vanno affrontati. Comunque sia, una buona storia che inaugura il filone “fantasy” (da me peraltro non proprio amato) in Dylan Dog.

Curiosità: (1)A pag. 83, penultima vignetta, Brindisi inserisce un suo piccolo autoritratto quasi impossibile da vedere. Provate a ruotare l’albo in verticale. Io non me n’ero mai accorto prima di apprendere la chicca postata su facebook dallo stesso Brindisi. (2)Groucho piange sempre miseria, ma qui scopriamo che teneva un discreto gruzzoletto in banca. (3)A pag. 23 Dylan ascolta Civil War, brano dei Guns n’ Roses. (4)Anche in quest’occasione, con l’ennesimo ritorno di Hamlin si fa riferimento a un possibile seguito del n. 59, Gente che scompare. In realtà quella storia, almeno finora, non ha mai avuto un sequel diretto vero e proprio, ma Safarà tornerà ad essere protagonista di un albo cui presterà anche il titolo, il n. 182 della serie regolare.

BODYCOUNT: 3

TIMBRATURA: Sì (1, Mac) dandola per scontata come appena consumata a inizio storia

CITAZIONE: “Ma chi uccide, chi mette le bombe, se l’è dimenticato il suo perché.. anzi, non ha più diritto ad avere un perché: è un criminale e basta!”

VOTO: 8

Soggetto: Sclavi (83)

Sceneggiatura: Sclavi (81)

Disegni: Brindisi (6)

*Si ringrazia Leprecano per la puntualizzazione.