venerdì 20 novembre 2020

Dyd Awards 1989 - Il meglio dell'annata dylaniata

 

Cari grandguignoleschi soci,

eccoci arrivati al consueto appuntamento con il meglio dell'annata. Si conclude il 1989, nuovamente ricco di capolavori dylaniati, così come lo sarà anche l'anno successivo. Fioccano i 10 nelle mie pagelline, voti che, vorrei precisare, vanno contestualizzati nell'insieme finito della serie Dylan Dog e non sono intesi in senso assoluto. Non so se mi sono spiegato. Io ad esempio non ci ho capito niente!

Vabbè, meglio passare ai premi. Squillino le trombe, rullino i tamburi..

MIGLIOR STORIA Nomination: Grand Guignol, Jekyll!, Il signore del silenzio

and the winner is.. DD n. 39 - Il Signore del silenzio (Ferrandino, Casertano)

Per il terzo anno consecutivo il premio va un albo disegnato da Casertano, mentre Sclavi, a sorpresa, vede interrotta la sua striscia vincente.


MIGLIORI DISEGNI Nomination: Nando Tacconi (Lama di rasoio), Claudio Castellini (La casa infestata), Luigi Piccatto (Grand Guignol), Corrado Roi (Jekyll!), Giampiero Casertano (Il signore del silenzio)

and the winner is.. Corrado Roi per Jekyll!

Roi con una prova magistrale batte il miglior Piccatto di sempre, il sadomaso di Tacconi, il sempre strepitoso Casertano e la guest star Castellini penalizzata (ai miei occhi) dal suo stile poco dylaniato, aggiudicandosi il suo secondo "Oscar"                                                                                                 

MIGLIOR COPERTINA Nessuna nomination visto che la scelta sarebbe comunque tra Villa e.. Villa

e il premio va a: DD n.37 - Il sogno della tigre


Sceneggiatore più prolifico: Tiziano Sclavi (7 albi di cui 1 in collaborazione)

Disegnatore più prolifico: Montanari&Grassani (376 tavole)

Timbrature: 9

Bodycount complessivo:  113 
 
CLASSIFICA FINALE STORIE 1989
 
1) Il signore del silenzio

2) Grand Guignol

3) Jekyll!

4) La scogliera degli spettri

5) Lama di rasoio

6) La casa infestata

7) Il buio

8) Il sogno della tigre

9) Orrore nero

10) Ossessione

11) L'orrore

12) Una voce dal nulla

13) Quando la città dorme

14) Incubo di una notte di mezza estate


giovedì 19 novembre 2020

Dylan Dog #39 - Il signore del silenzio

 

Ci son più cose fra il Cielo e la Terra... Ci sono cose che sarebbe meglio non sapere, verità spiacevoli e pericolose. Ma Justine Singer non resiste alla forza della curiosità, deve indagare e sapere a qualsiasi costo. Qual è il mistero che l'antico saggio Uskebasi incontrò, cercando il significato della vita? Perché lo nascose nel suo ostinato silenzio? Dylan Dog deve scoprirlo in fretta, perché chi cerca la risposta trova soltanto... la morte!

Gli anni ottanta volgono al termine anche per Dylan Dog e il 1989 si conclude con un albo straordinario, il migliore dei tre scritti da Ferrandino, ma anche l’ultimo, prima di dedicarsi ad altro. Considerati i risultati ottenuti c'è da rimpiangere che il sodalizio con la serie dell’indagatore dell’incubo sia stato di così breve durata. Il soggetto da lui concepito trae ispirazione dal romanzo Il maestro del giudizio universale dello scrittore austriaco Leo Perutz, cui viene agganciata la leggenda di Uskebasi, un saggio interpellato dal Re Salomone d’Israele sul significato della vita. L'idea ricorda anche Il Re  giallo di Robert Chambers, il famoso libro le cui verità ivi contenute portano rapidamente alla follia chi le legge, mentre la soluzione finale non può non richiamare alla mente Il nome della rosa di Eco (anche se il debito fu negato nella Post di qualche albo dopo). Ottimo il prologo, beffardo l’epilogo, stupendi i dialoghi, con alcune frasi particolarmente profonde. Larry Shelter è un antagonista tra i meglio caratterizzati della serie, a partire dall’aspetto repellente con quel suo sorriso da Joker che Casertano, autore di un’altra prova eccellente ai disegni, riesce a rendere davvero antipatico. Il suo "dylanbello" avrebbe fatto perdere le staffe anche a un santo. Diversi sono i momenti e i particolari rimasti impressi nella memoria dei lettori: la lunga e silente allucinazione di Larry che culmina con il cuore strappato a mani nude, il coniglio allo spiedo con quel ghigno quasi di morte, il terrificante sacrario della Sig.ra Ellington, l’inquietante figura di Uskebasi, il “signore del silenzio”, a cavallo della lepre gigante. Dolorose le riflessioni sugli anni che passano (il vero mostro.. la battuta sulla vecchia fiamma del liceo che non ci sta più, ecc..) che affliggono un Dylan particolarmente malinconico. Alla fine l’unico vero scudo contro le grandi domande sul senso della vita è un po’ di cinismo, almeno a parole. Lo sa Bloch, che di dolori ne ha avuti nel suo passato (anche se all’epoca si potevano solo supporre) e lo sa anche Dylan. Meglio concentrarsi su problemi più materiali come il mutuo della casa, citato più volte e da personaggi diversi nel corso della storia. A contrastare l’amarezza con un po’ di ironia ci pensano un Groucho, in vena di grandi battute,  Jenkins con i suoi irresistibili siparietti con Bloch e Wells che torna, dopo qualche mese di assenza, in grande spolvero. Copertina semi-spoiler di Villa, bravo a ricreare l’atmosfera autunnale (che già mette tristezza di suo) grazie a quel volo di foglie secche che a una prima occhiata potrebbe apparire casuale.

Per me la miglior storia di Dylan Dog non scritta da Sclavi.

Curiosità: (1)Questo è uno dei rari casi in cui si tira in ballo il passato di Dylan precedente al periodo di servizio a Scotland Yard. (2)Groucho prende in giro Bloch per i capelli tinti. In effetti, benché presentato come uomo alle soglie della pensione, i suoi capelli sono sempre stati disegnati neri tranne che da Trigo e Dell'Uomo nei primi albi. (3) Per la prima volta si scopre che Wells ha un “vizietto” simile a quello di Dylan. Scopriamo anche la sua “magione segreta” piena di audioanimatroni, più pittoreschi e simpatici di quelli già visti nella serie alla sede del “Club dell’Orrore” nel primo speciale.  

BODYCOUNT: 4

TIMBRATURA: NO

CITAZIONE: “Sono gli anni, i mostri.. gli anni che passano”

VOTO: 10

Soggetto: Ferrandino (2)

Sceneggiatura: Ferrandino (3)

Disegni: Casertano (5)

mercoledì 18 novembre 2020

Dylan Dog #38 - Una voce dal nulla

 

Chi ha ucciso James Matheson? Il suo corpo sfigurato dorme sulle foglie fradice del bosco, nella nebbia eterna che circonda Darkhole; un incidente di caccia o un omicidio premeditato? Tutti sembrano aver qualcosa da nascondere e Dylan Dog deve vincere un silenzio impenetrabile per venire a capo del caso. Soltanto una voce risuona lontana nella foresta. È la voce di un fantasma che ha una verità da svelare. È la voce di James Matheson!

Secondo albo consecutivo firmato da Mignacco; occorreranno però ben quattro anni esatti prima che il suo nome torni a far capolino sul tamburino degli autori. Il difetto principale di questa storia si palesa fin dalle prime pagine, successive al bellissimo prologo:  l'eccessiva prolissità, la verbosità portata a livelli mai visti prima (e neanche dopo) con balloon ingombranti e stracolmi di parole che devono aver reso parecchio difficile il lavoro di Montanari&Grassani. Il dinamico duo nella nebbiosa atmosfera della brughiera inglese si destreggia invero molto bene, per il resto è costretto giocoforza a realizzare tanti primi piani. Alcune vignette mi danno la sensazione di essere state ridisegnate o modificate, magari prima della stampa finale (ad es. il Groucho in basso a sinistra nella tavola n. 91 o pag. 95 se preferite).  Dylan qui indaga come vero investigatore da giallo all'inglese (non a caso si presenta come Sherlock Holmes e Mignacco ci infila pure il “mastino dei Baskerville”) rovesciando il suo classico metodo di scartare tutte le ipotesi possibili; si mostra anzi scettico e pragmatico come non mai, quasi irriconoscibile sotto questo aspetto. Gli fa da contraltare il logorroico poliziotto di paese, che non azzecca un nome d’autore o un titolo di romanzo o film di fantascienza, ma in compenso è disposto a credere all’impossibile. A rallentare ulteriormente l’azione, nella seconda parte dell'albo si succedono ben 3 spiegoni finali differenti, che però hanno senso dal momento che la soluzione del caso è affidata alla faziosità delle testimonianze di alcuni personaggi. Perdonabile, dunque, anche la furbata della fucilata in faccia inserita nell’introduzione, necessaria a mettere il lettore sulla falsa pista del soprannaturale, proprio come Conan Doyle in The Hound of Baskervilles, con il richiamo alla teoria degli universi paralleli cara a Sclavi. Non a caso si cita Matheson, anche se l’omonimo James dell’albo ha il volto di Michael Douglas (e suo padre quello di Kirk!). La storia funziona a dispetto della farraginosità di molti passaggi, avendo alle spalle un soggetto interessante, grazie anche ad alcune sequenze ben concepite come quella del “fantasma” che ammonisce il prete dal pulpito e il già citato prologo, nonché al tocco surreale dell’ultima pagina. Copertina di Villa in stile Tex Willer, giusto per cominciare a prendere confidenza con il fumetto a cui prestissimo avrebbe prestato le sue chine.

Curiosità:  (1)L’uomo che vide il suo cadavere, titolo dell’ultimo capitoletto della storia, è un film del 1956 in cui si parla, guarda caso, di uno scambio di persona (2) E’ il primo albo della serie regolare sceneggiato da Mignacco a non essere disegnato da Piccatto. (3)In un’intervista rilasciata al sito cravenroad.it (che linko in coda al post) Mignacco giudica questa storia un passo falso nella sua carriera da sceneggiatore per Dylan Dog: La sceneggiai in poco tempo, meno di un mese, perché mi ero messo in testa che un bravo professionista deve essere anche veloce. Un errore di gioventù! La storia non era granché, Tiziano riscrisse molti dialoghi e s’incazzò giustamente con me.” (4) I nomi dei personaggi Gilbert, Keith e Chester sono un omaggio allo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton*, noto per creato la serie di romanzi di Padre Brown. Non a caso, il reverendo Chester dell'albo di cognome fa proprio Brown.

BODYCOUNT:  4

TIMBRATURA: No

CITAZIONE: “Infiniti universi che non sono in comunicazione tra loro.. ma chi può dire cosa si nasconde nella nebbia della brughiera?”

VOTO: 6,5

Soggetto: Mignacco (3)

Sceneggiatura: Mignacco (5)

Disegni: Montanari & Grassani (11)

*Si ringrazia Phantom2 del forum di horrormovie.it per la segnalazione.

Link all’intervista a Mignacco pubblicata il 17/06/2020:

http://www.cravenroad7.it/news/2010/06/sorvegliato-speciale-intervista-a-luigi-mignacco/

martedì 17 novembre 2020

Dylan Dog #37 - Il sogno della trigre

 

Giustizia! Tutti la chiedono a gran voce, di fronte al dilagare della violenza e dei piccoli orrori quotidiani... E qualcuno ha risposto. C'è una belva feroce che dà la caccia a teppisti e criminali, un animale che ha la forza e la rapidità della tigre. Ma cosa si nasconde dietro questo vendicatore notturno? Un incantesimo, una follia o un pazzesco sogno di giustizia?

Albo molto buono a partire dalla splendida copertina di Villa, anche se la ragazza che Dylan tiene tra le braccia nella cover non assomiglia molto a Seline. Mignacco, al suo meglio, parte da un soggetto che prende spunto dal Bacio della Pantera, condendolo con un prologo in cui si omaggia apertamente Arancia Meccanica, ci aggiunge una generose dose di Guerrieri della notte e shakera il tutto con rimandi ideologici, al Giustiziere della notte. C’è spazio anche per un’affettuosa e divertente citazione di Tex a pag. 22. Riflessioni sociali e critica dei mass media denotano un tentativo di proporre una storia più matura delle sue precedenti con risultati un po’ leggeri e un filo troppo didascalici. Anche la sceneggiatura al solito balbetta verso il finale quando Dylan e Singh si mettono in macchina senza saper bene cosa fare e dove andare. Sarebbe stato più logico puntare sul legame tra Singh-Seline e tigre, che poi effettivamente scopriamo esserci. Dylan rimane più vittima degli eventi, anche se sempre protagonista, e difatti non risolve il caso venendo pure ironicamente sbeffeggiato nell’ultima pagina. Il Bloch di Sclavi non avrebbe mai dato della "sgualdrinella" in modo così gratuito alla giornalista televisiva, non senza qualche gioco di parole perlomeno. Questa è proprio una caduta di stile che non mi va giù. Nota di merito, invece, per la filastrocca iniziale (“E’ alta la luna su questa fogna di città”), che accompagna egregiamente le mute scorribande notturne dei “Werewolves”. La tedeschina tra le clienti dylaniate più avvenenti. Splendidi i suoi piani realizzata da Piccatto che continua il sodalizio con l'altro Luigi (3° albo insieme per la coppia); la qualità dei suoi disegni rimane molto alta anche se qui non siamo ai livelli eccelsi di Grand Guignol. Comunque il suo Groucho, come lo disegnava in quegli anni, continua ad essere il migliore di sempre per me. Interessante, per altri motivi, l'enigmatico Singh che avrebbe forse avuto le potenzialità per divenire un "ricorrente" anche se avremo modo di rivederlo ancora.

Curiosità: (1)Dylan ribadisce ancora una volta il suo odio per il ballo. Per il secondo albo di fila ospita a casa sua la cliente di turno. (2) Viene citato Assassinio al Galoppatoio (1963) film di George Pollock che annovera tra i protagonisti Robert Morley, alle cui fattezze è ispirato il personaggio di Bloch (Seline nella storia fa notare la somiglianza a un ispettore particolarmente suscettibile). Pare che nella redazione Bonelli all’epoca, secondo quanto affermato da Stano in un'intervista apparsa sul volume Dylan Dog Talks, fossero in diversi a ritenere che Bloch somigliasse anche al direttore generale Decio Canzio!

BODYCOUNT: 10

TIMBRATURA: Sì (1, Seline)

CITAZIONE: “Quando il seme della violenza germoglia nella città degli uomini.. quando le tenebre crescono nella coscienza e annebbiano i confini fra il bene e il male.. allora la luna illumina la mente dei puri di cuore e mostra loro la via che porta alla giustizia.”

VOTO: 8

Soggetto: Mignacco (2)

Sceneggiatura: Mignacco (4)

Disegni: Piccatto (6)